Fascite necrotizzante

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Fascite necrotizzante
Necrotizing fasciitis left leg.JPEG
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 728.86
ICD-10 (EN) M72.6

Per fascite necrotizzante in campo medico, si intende una forma particolare e rara di infezione degli strati profondi della pelle e dei tessuti sottocutanei, che si espande rapidamente attraverso la componente molle del tessuto connettivo che permea il corpo umano (fascia). La malattia, di natura batterica, si sviluppa in modo rapido e aggressivo e, se non viene trattata al più presto, evolve in una lesione cutanea, accompagnata da effetti vistosi quali bolle, vescicole e trombosi capillare, seguiti da necrosi dei tessuti sottocutanei, shock settico e morte.

Sintomatologia[modifica | modifica sorgente]

La fascite inizia localmente, in una zona ove si sia verificato un trauma anche minore, sebbene in molti casi non sia stato possibile risalire all'evento traumatico all'origine dell'infezione. La zona interessata diventa presto estremamente dolente, in modo del tutto sproporzionato rispetto al danno esteriore. Nel giro di qualche ora solitamente il tessuto interessato si gonfia; sintomi frequenti a questo stadio sono diarrea e vomito. In caso di lesioni abbastanza superficiali, la pelle può mostrare segni di infiammazione e arrossamento, dopodiché il suo colore può diventare blu o viola. Si verifica generalmente la formazione di vesciche, con conseguente necrosi dei tessuti sottocutanei, i quali incominciano ad emanare odore di decomposizione. In questo stadio i pazienti hanno una febbre molto alta e le loro condizioni generali sono gravi. Se non si procede alla terapia chirurgica, si sviluppa in breve uno shock settico, la cui conseguenza è un collasso sistemico generalizzato e la morte.

Il tasso di mortalità della fascite necrotizzante si aggira intorno al 73%; le possibilità di sopravvivenza variano drasticamente a seconda della tempestività dell'intervento.

Eziologia[modifica | modifica sorgente]

I batteri interessati sono soprattutto: streptococchi del Gruppo A, Vibrio vulnificus, Clostridium perfringens, Bacteroides fragilis. Tra questi, gli streptococchi del Gruppo A (noti anche come Streptococcus pyogenes, responsabili del comune mal di gola) sono la causa più frequente. I batteri della fascite necrotizzante vengono spesso chiamati batteri mangia-carne. Questa è in realtà una definizione impropria, perché in realtà i batteri non si nutrono del tessuto, bensì ne causano la distruzione e la decomposizione mediante il rilascio di tossine. S. pyogenes produce un'esotossina che si comporta da superantigene, in grado quindi di attivare i linfociti T in modo non-specifico e sproporzionato. Questo causa la sovrapproduzione di citochine.

Diagnosi e terapia[modifica | modifica sorgente]

La diagnosi è confermata da colture di sangue e aspirazione di pus dal tessuto infetto, tuttavia è necessario procedere ad un trattamento medico tempestivo; si deve procedere quindi alla somministrazione di antibiotici a largo spettro non appena si sospetta la malattia. Nelle prime fasi si somministra spesso una combinazione intravenosa di penicillina, vancomicina, clindamicina e altri antibiotici. Se si sospetta la fascite necrotizzante, è necessario un intervento di chirurgia esplorativa, il quale risulta spesso in un aggressivo sbrigliamento, ossia nella rimozione di ampie porzioni di tessuto infetto e, nel caso di infezioni alle regioni periferiche, nell'amputazione dell'arto. Interventi chirurgici ripetuti possono rendersi necessari. Solitamente, questi interventi lasciano grandi ferite aperte, per coprire le quali si deve successivamente procedere a trapianti di pelle e di tessuto. La mobilità può risultarne gravemente compromessa. Per far fronte alla violenta risposta infiammatoria del corpo e all'abbassamento della pressione sanguigna conseguente allo shock settico, la maggior parte dei pazienti viene trasferita in terapia intensiva, dove vengono effettuate trasfusioni di liquidi e sangue. In caso di ripresa, le condizioni generali devono essere monitorate per settimane o mesi dopo l'intervento.

Come nel caso di altre patologie in cui il paziente subisce ferite estese e distruzione tessutale, la terapia in camera iperbarica può essere d'aiuto.

Agli onori della cronaca[modifica | modifica sorgente]

Nel maggio 1994, la malattia ebbe uno strano momento di notorietà e fu causa di assurdo panico. Alcuni casi (comunque un discreto numero e concentrati in una piccola area) si verificarono nel Gloucestershire in Inghilterra, lanciando il timore di una terribile pandemia. Il Batterio Killer, come erroneamente lo definirono i giornali, parve imperversare in tutto il mondo in pochi giorni. L'allarme, lanciato a fine maggio, cessò solo in giugno inoltrato, quando la stampa chiarì come realmente stavano le cose.

Il 1º aprile 2004, la fascite necrotizzante causò la morte del 52enne ex calciatore greco Ioannis Kyrastas, molto noto tra gli anni 70 e 80 per aver giocato nella Nazionale del suo Paese.

Il 18 novembre 2008 un paziente inglese di 54 anni, Richard Johnson, è deceduto in un ospedale del Devonshire per cause che, solo successivamente, sono state ascritte alla fascite necrotizzante; in questo caso la diagnosi non era stata tempestiva ed un intervento chirurgico di amputazione di una gamba non aveva permesso di salvare l'uomo.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Joseph C. Segen, Concise Dictionary of Modern Medicine, New York, McGraw-Hill, 2006, ISBN 978-88-386-3917-3.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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