Terapia intensiva

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esempio di stanza da terapia intensiva

La terapia intensiva è il reparto ospedaliero dove vengono garantite al paziente critico cure intensive che sono rese necessarie dal particolare stato di salute del paziente, quali ad esempio il supporto delle funzioni vitali (respiratore meccanico, farmaci inotropi, ecc.), dopo recente intervento chirurgico maggiore, necessità di monitoraggio continuo e intervento immediato.

Organizzazione[modifica | modifica sorgente]

La terapia intensiva dispone normalmente per ogni unità letto di un respiratore automatico, monitor multiparametrico, un defibrillatore manuale, pompe infusionali, impianto d'aspirazione; nel reparto è garantita assistenza infermieristica specializzata in numero non inferiore ad una unità ogni due letti e di un medico, normalmente anestesista-rianimatore.

È classicamente costituita da un unico spazio di degenza in modo da poter garantire in qualsiasi momento, da parte di tutto il personale presente, il controllo agevole di ciò che avviene nel reparto e la garanzia di immediati interventi in caso di necessità.

Esistono terapie intensive specializzate in cardiochirurgia, cardiologia, neurochirurgia, traumatologia, trapianti. In tutte le culture mediche europee e nordamericane il termine terapia intensiva equivale a quello di rianimazione.
In Italia esiste ancora un diffuso equivoco terminologico che considera il paziente di terapia intensiva "meno" critico di quello del reparto di rianimazione.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1854, l'infermiera Florence Nightingale partì per la guerra di Crimea, dove veniva utilizzato il triage per stabilire la priorità di trattamento dei soldati feriti in base alla loro gravità. Le esperienze di guerra aiutarono la Nightingale a comprendere l'importanza delle condizioni sanitarie negli ospedali, una componente fondamentale delle moderne terapie intensive.

Nel 1950, l'anestesista Peter Safar stabilì il concetto di "Supporto Avanzato della Vita" per mantenere i pazienti sedati e ventilati in un ambiente di terapia intensiva. Safar è considerato il primo operatore di terapia intensiva in medicina.

In risposta ad una epidemia di polio (dove molti si rendeva necessaria la sorveglianza e la ventilazione costante per molti pazienti), Bjørn Ibsen Aage istituì il primo reparto di terapia intensiva a Copenaghen nel 1953.[1] [2] La prima applicazione di questa idea negli Stati Uniti arrivò nel 1955 dal Dr. William Mosenthal, chirurgo presso il Dartmouth-Hitchcock Medical Center.[3] Nel 1960 venne riconosciuta l'importanza delle aritmie cardiache come fonte di morbilità e mortalità degli infarti del miocardio. Questo ha portato alla pratica di routine del monitoraggio cardiaco nell'unità di terapia intensiva, soprattutto in pazienti cardiopatici.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Intensive Care Unit, Internet Journal of Health. URL consultato il 25 agosto 2007.
  2. ^ The Danish anaesthesiologist Björn Ibsen a pioneer of long-term ventilation on the upper airways, Louise Reisner-Sénélar, 2009.
  3. ^ Remembering Dr. William Mosenthal: A simple idea from a special surgeon, Dartmouth Medicine. URL consultato il 10 aprile 2007.

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