Infermiere

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L'infermiere è il professionista sanitario che, in possesso della laurea in infermieristica è responsabile dell'assistenza infermieristica generale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Medioevo ed età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Tradizionalmente, ad effettuare oggi le funzioni di quelli che oggi possiano definire infermieri erano generalmente i religiosi, soprattutto nel medioevo fino all'età moderna. Tuttavia La figura religiosa non era inizialmente ben accettata nel praticare l'assistenza ai malati, in quanto il contatto con i corpi sembrava essere una prerogativa delle donne sposate o addirittura prostitute. Tra gli esempi più famosi possiamo ricordare Caterina da Siena, (facente parte del terz'ordine domenicano) che nel XVIII secolo in Italia, curava i malati di peste, mettendo a repentaglio la sua vita per assisterli.

XVIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Le rivoluzioni e le epidemie, negli Stati Uniti d'America, portarono ad un'ulteriore espansione del ruolo infermieristico nel XVIII secolo. I problemi correlati ai bisogni di assistenza erano legati, neanche a dirsi, alla scarsa igiene e ai bassi standard di vita. Alla fine del secolo l'assistenza infermieristica era erogata negli ospedali, ma le condizioni di lavoro erano misere e questo portò ad una perdita di status sociale di chi esercitava la professione.[1]

Intanto, il calo di mortalità iniziato nel XVIII secolo diventa più marcato nel XIX secolo. I motivi per i quali si muore meno sono riconducibili a due, il primo è un sostanziale aumento delle condizioni di vita, il secondo motivo riguarda i frutti della rivoluzione scientifica che si iniziano a vedere dal decennio 1870-80.[2]

XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Florence Nightingale.

Nel XIX secolo si inizia una sanificazione di tutte le istituzioni, carceri, ospizi, ospedali, ed avviene un'organizzazione globale di tutta l'assistenza sociale e sanitaria. In Inghilterra la rivoluzione industriale aveva portato, all'inizio del secolo, ad un progressivo abbandono del lavoro agricolo da parte della popolazione rurale ed in suo progressivo trasformarsi in "proletaria". Parallelamente vi è una soppressione dell'artigianato, e l'enorme massa dei lavoratori riuniti nella classe operaia, si ritrova in una situazione di sfruttamento lavorativo (solo nel 1802 venne implementata la legge che limita l'impiego di apprendisti per 12 ore al giorno), e le abitazioni avevano affitti molto elevati con delle condizioni igieniche terribilmente scadenti, prive di fogne o in comunicazione con i condotti dell'acqua. Questa situazione porta nel 1832 alla prima epidemia inglese di colera. La povertà, le lunghe giornate lavorative e la diffusione delle malattie aumentarono la richiesta di infermieri che operassero per la salute della comunità.[1]

In Italia, dopo la seconda metà dell'Ottocento, avviene l'Unità d'Italia ed il pensiero comune dei cittadini, che riguarda la salute come competenza statale, fa sì che si vengono a generare riforme e leggi che porteranno alla creazione dei primi sistemi di tutela sanitaria e sociale del Regno d'Italia. Alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1861, "l'azione sanitaria dello stato è limitata alla difesa della salute della popolazione da cause morbose esterne, prevedendo unicamente la profilassi delle malattie infettive affidata ai prefetti, con l'assistenza sanitaria lasciata alla forma umanitaria o religiosa. In molte regioni sono presenti i medici dei poveri con il compito di curare gratuitamente coloro che sono iscritti in apposite liste, dette di povertà." [2]

Nel XIX secolo nacquero numerose congregazioni religiose, che oltre all'insegnamento, fondarono ospedali e organizzazioni di assistenza ai malati a domicilio, nonostante la normativa ecclesiastica ancora imponesse alle religiose di non assistere nessuno a domicilio, oltre ad escludere le donne incinta e malati di sesso maschile. "Le suore infermiere, in nome della loro missione spesso disattendevano queste disposizioni non negando il loro aiuto ai sofferenti e aprendo continue discussioni con l'istituzione ecclesiastica, come testimonia l'inchiesta generale avviata dalla Sacra Congregazione dei Religiosi nel 1909 in tutto il mondo cattolico, in seguito alle molte proteste per la prassi consolidata delle religiose a prestare assistenza infermieristica, sia a domicilio che negli ospedali, anche agli uomini. Alla fine le suore la spuntarono e, consapevoli dell'esigenza di una preparazione professionale, ottennero anche da Pio X nel 1905 la possibilità di fondare la prima scuola professionale per infermiere." [3]

L'infermieristica era ancora legata ed influenzata dalla religione, ed il pensiero era che l'immagine umanitaria dell'infermiere fosse legata ad una chiamata spirituale alla professione. Le qualità dei potenziali candidati a diventare infermieri erano povertà, innocenza e sottomissione.[4] In Europa iniziano ad essere costruiti i primi ospedali con la nascita della figura del Direttore medico, mentre nel 1853 a Napoli viene fondata una scuola per infermieri. "Il compito di alleviare le sofferenze dei malati, considerato poco nobile nella gerarchia sociale, è delegato da sempre al sesso femminile, garante dello sviluppo e del mantenimento della specie." [3]

Florence Nightingale è conosciuta come la fondatrice dell'infermieristica moderna, appartiene ad una famiglia inglese ricchissima e grazie agli insegnamenti del padre ottiene un'istruzione completa con un elevato risultato culturale.[2] Nacque il 12 maggio del 1820 in Italia, a Firenze. Intraprese la professione infermieristica contro i desideri della famiglia.

Accampamento inglese a Balaklava - 1855

Nel 1854 l'Inghilterra entra in guerra con una spedizione nel Mar Nero, in Crimea, con i francesi, in aiuto alla Turchia contro la Russia. La campagna militare inglese fu positiva ma incombe un grosso problema: i feriti e i malati della guerra morivano per mancanza di assistenza. Il ministro della guerra inglese Herbert inviò la Florence Nightingale in Crimea con un gruppo di infermiere, viene nominata sovraintendente del corpo delle infermiere degli ospedale inglesi in Turchia con il compito di organizzare la sfera assistenziale. Le principali cause di morte erano dovute alle epidemie di colera e di tifo, alla gangrena e alla dissenteria, ma non strettamente correlate alle ferite di guerra. Florence Nightingale attuò una serie di provvedimenti quali:

  • Pulizia degli ambienti;
  • Camicie, lenzuola e biancheria;
  • Lavanderia con una caldaia per bollire tutta la biancheria;
  • Cucina per diete speciali;
  • Stanze per l'alloggio delle infermiere.

In sei mesi Florence Nightingale è riuscita a ridurre la mortalità dal 42% al 2%. L'opinione pubblica inglese, a posteriori dalla guerra di Crimea, cambia idea nei confronti del ruolo dell'infermiere, in quanto "diviene simbolo di forza, misericordia, padronanza di sé di fronte al dolore, altruismo e solidarietà." [2] Nel 1860 pubblicò il libro "Notes on Nursing" e fondò la "Nightingale Training School for Nurses". La scuola viene basata su due fondamentali principi quali:

  1. L'internato obbligatorio delle allieve nella "casa dell'infermiera" -> l'intento della Nightingale è di formare il carattere dell'infermiera secondo criteri morali estremamente rigidi.
  2. La formazione infermieristica basata sul sapere, l'istruzione e la conoscenza -> lezioni teoriche giornaliere vengono impartite da medici, infermieri e capo reparto e le allieve sono sottoposte ad esami e verifiche. L'istruzione secondo Nightingale non prevede alcuna interferenza nell'ambito medico, senza la sovrapposizione di attribuzioni, ma piuttosto le figure di infermiera e medico si sostengono a vicenda per il bene del malato.[2]

XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Negli Stati Uniti ed in Inghilterra il modello Nightingale influenza la formazione, l'organizzazione del lavoro e la identificazione professionale, permettendo un'evoluzione professionale infermieristica in rapida ascesa con mete sempre più ambiziose, come nel 1911 in America, dove nacque l'organizzazione professionale American Nurses Association (ANA). Successivamente nacquero le organizzazioni professionali come la Canadian Nurses Association (CNA), l'International Council of Nurses (ICN), la National League of Nursing (NLN). In Italia invece è attiva la Federazione italiana degli Infermieri e delle Infermiere degli Ospedali e dei Manicomi.

Copertina del primo numero dell'American Journal of Nursing, pubblicato nell'ottobre 1900.

La prima rivista infermieristica risale al 1900, ovvero l'American Journal of Nursing (AJN), gestita e pubblicata unicamente da infermieri.[4] Nel 1909 apre la prima scuola universitaria di assistenza infermieristica in Minnesota.

Il "Goldmark report"

Nel 1919 la Rockfeller Foundation fonda la Committee for the Study of Nursing Education per analizzare la formazione infermieristica negli Stai Uniti. La sociologa Josephine Goldmark venne messa a capo della commissione composta inoltre da Annie W. Goodrich, M. Adelaide Nutting, and Lillian Wald. Nel 1922 si giunge alla pubblicazione di un rapporto noto come Goldmark Report, nel quale si evidenziò che la qualità dei programmi di formazione erano inadeguati, e si raccomandava inoltre di:

  • separare la dirigenza delle scuole infermieristiche dalla dirigenza ospedaliera
  • la settimana di studio/lavoro degli studenti non doveva superare le 48 ore
  • obiettivo dei programmi di tirocinio doveva essere la formazione e non la copertura del servizio
  • ridurre la frequenza a 28 mesi
  • puntare alla formazione universitaria dei futuri insegnanti

Inoltre, in funzione di quanto scaturito dal rapporto, la Fondazione Rockefeller finanziò un modello sperimentale di formazione infermieristica che divenne in seguito la Yale School of Nursing, ovvero la prima scuola autonoma di infermieristica con un proprio preside, docenti, bilancio, e lauree conformi alle norme universitarie. Considerato un punto fondamentale nella storia dell'educazione infermieristica, i risultati di questo rapporto facilitarono il passaggio dalle scuole infermieristiche ospedaliere all'università negli Stati Uniti.[1]

Nel 1965 il rapporto "Lysaught Report" della National Commission on Nursing and Nursing Education, analizzò numerosi problemi infermieristici fra cui: "il chiarimento dei ruoli e delle funzioni infermieristiche, l'educazione infermieristica e le opportunità di carriera per gli infermieri." [1]

Gli anni '60 e la teorizzazione di Wilensky[modifica | modifica wikitesto]

Secondo H. L. Wilensky, un sociologo funzionalista, il processo di professionalizzazione di un'occupazione deve seguire una serie di passaggi che hanno una precisa collocazione storica. L'autore si pose l'obiettivo di identificare se esistono delle tappe comuni nel processo di professionalizzazione ed eseguì uno studio negli Stati Uniti negli anni '60 del XX secolo e servì ad approfondire la storia di 18 professioni, tra cui la professione infermieristica.[5] L'esito della sua ricerca è positiva in quanto esiste una tipica successione di eventi comuni:

  • "Cominciare a svolgere a tempo pieno l'attività e non più occasionalmente;
  • Istituzione di una scuola di formazione;
  • Formazione di associazioni professionali;
  • Agitazione politica, nel senso di impegno, per guadagnarsi l'appoggio della legge alla protezione dell'area di lavoro, della formazione come prove di abilitazione, legge sull'esercizio;
  • Definizione di un proprio codice deontologico. " [2]

Se con Wilensky si analizza il processo di professionalizzazione, con l'opera di Meleis[5] si analizza il passaggio dal sapere culturale a quello disciplinare: "Secondo Meleis, da quando gli infermieri hanno cominciato a prendersi cura degli esseri umani in un modo metodico ed organizzato, essi sono stati coinvolti in qualche forma di teorizzazione", in un processo di elaborazione teorica infermieristica. I concetti di assistenza infermieristica, comfort, comunicazione, protezione, guarigione e salute, sono stati utilizzati per guidare la pratica prima di definire l'inizio dell'elaborazione teorica infermieristica.

Meleis, nella sua teoria, individua cinque stadi di evoluzione del sapere professionale:

  1. Stadio della pratica
  2. Stadio dell'educazione e dell'amministrazione
  3. Stadio della ricerca
  4. Stadio della teoria
  5. Stadio della filosofia

Questi stadi hanno distinto e condotto ad una evoluzione accademica della disciplina infermieristica definendone il mandato e base teorica

  1. Stadio della pratica -> "il mandato dell'assistenza infermieristica è definito come il fornire aiuto per accrescere le possibilità di guarigione e di benessere, il creare un ambiente salutare che aiuti a diminuire la sofferenza e il deterioramento."
  2. Stadio dell'educazione e dell'amministrazione -> nello sviluppo teorico della disciplina infermieristica, dopo una iniziale pratica di apprendistato, ci si sposta verso problemi correlati alla costituzione dei programmi di studio infermieristici, nei quali gli interrogativi sulla natura dell'assistenza infermieristica portano ad ulteriori sviluppi della teorizzazione infermieristica.
  3. Stadio della ricerca -> "l'attenzione sulla formazione, i curriculum, l'insegnamento, le strategie di apprendimento, l'amministrazione, portano gli infermieri ad interessarsi della ricerca." Gli infermieri sono obbligati a sviluppare le proprie idee e comunicarle al mondo scientifico attraverso la pubblicazione nelle riviste e la presentazione in incontri accademici.
  4. Stadio della teoria -> In questo stadio gli interrogativi sull'essenza dell'assistenza infermieristica ed i suoi obiettivi emergono in modo più organizzato in quanto, i propri autori, cominciano a costruire realtà così come loro le vedono e le proprie teorie vengono influenzate dall'area socioculturale in cui si sviluppano e da cui derivano.
  5. Stadio della filosofia -> deriva dalle domande poste dopo l'elaborazione teorica. Gli infermieri, che cominciano a riflettere sugli aspetti concettuali della pratica professionale e sui metodi per lo sviluppo delle conoscenze infermieristiche, si pongono quesiti filosofici. In questo stadio la filosofia viene considerata un tentativo di comprendere le premesse filosofiche che stanno dietro le teorie e ricerche infermieristiche.[2]

Gli anni '70 e Rosetta Brignone[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni '70 vengono considerati anni di maggior sviluppo tecnologico, in cui il mondo sanitario vive l'invasione tecnologica più importante della propria storia recente. Con l'avvento delle nuove tecnologie, si sviluppano numerose specializzazioni mediche e numerose tecniche curative; tuttavia, la professione infermieristica che vive questo momento si specializza e focalizza la propria attenzione più sull'avvento tecnologico piuttosto che porre attenzione sulle conseguenti modificazioni dei bisogni di assistenza infermieristica delle persone.[2] In questi anni, che dal punto di vista storico-culturale sono visti come anni molto confusi e di crisi, "porta la classe infermieristica ad una sorta di crisi di identità della professione, la quale porta gli infermieri a cercare al di fuori del territorio italiano, delle soluzioni e dei nuovi paradigmi interpretativi della realtà." Dunque ci sono da un lato un aumento delle responsabilità e di "mansioni" affidate agli infermieri (in riferimento al D.P.R 14 marzo 1974, n. 225) e dall'altro lato la ricerca del significato di cosa è l'assistenza infermieristica.[2]

Rossetta Brignone introdusse il termine nursing nel 1972 in una sua relazione: il termine sta a significare "un taglio netto con il passato, identificare un nuovo modo di pensare l'assistenza e l'assistenza infermieristica, un nuovo modo di concepire la persona destinataria del servizio infermieristico." [2]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assistenza infermieristica.

Storicamente l'infermiere ha sempre anteposto alla propria crescita professionale, la totale abnegazione verso la persona malata, povera, sola, morente: ovvero una rinuncia consapevole del proprio bene e interesse verso gli altri. Il concetto di professione infermieristica si basa sul possesso di competenza tecnica esclusiva e sull'esistenza di un ideale di servizio che favorisce gli interessi del proprio assistito piuttosto ai propri. L'ideale di servizio viene, in una fase di maturità professionale, racchiuso nel codice deontologico dell'infermiere, che rappresenta la fedeltà e la lealtà del professionista verso la società: probabilmente è il vero segno distintivo tra una occupazione ed una professione.[2]

Il comportamento collettivo e il concetto di professionalità individuale si basano sul concetto di norma. La norma è "un modello, una regola, secondo cui uniformare o regolare i nostri atti, la nostra condotta" [2] , è una regola o un criterio di giudizio.

Il comportamento collettivo ed individuale si circostanzia su tre sistemi normativi:

  • Il sistema normativo disciplinare;
  • Il sistema normativo giuridico;
  • Il sistema normativo etico.

Le regole disciplinari rappresentano il sistema regolativo dell'agire professionale, e si materializzano soprattutto negli aspetti metodologici e strumentali della disciplina infermieristica.
Il sistema normativo giuridico rappresenta la regola stabilita dallo stato verso il professionalismo in quanto rappresenta il riconoscimento sociale di alcuni passaggi ritenuti fondamentali nell'agire professionale e disciplinare[2]. La normativa comportamentale ed etica, oltre ad essere indicata dallo stato e dalla produzione giuridica, è il comportamento deontologico che viene prodotto dalla professione stessa. Quest'ultima normativa risulta essere molto importante per il professionista, che assieme al sistema normativo giuridico, rappresenta la sfera disciplinare e professionale.

Nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Francia[modifica | modifica wikitesto]

Germania[modifica | modifica wikitesto]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Infermiere (Italia).

L'infermiere deve obbligatoriamente essere formato presso un'università, e se opportunamente specializzato, può anche esercitare l'attività quale libero professionista.

Stati Uniti d'America[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Ruth Craven e Constance Hirnle, Principi fondamentali dell'assistenza infermieristica, vol. 1, Milano, Casa Editrice Ambrosiana, 2007.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m Edoardo Manzoni, Storia e filosofia dell'assistenza infermieristica, Milano, Masson, 2005.
  3. ^ a b E la suora inventò l'infermiera. URL consultato il 5 ottobre 2013.
  4. ^ a b Dolan et al, 1983.
  5. ^ a b Willem Tousjin, Sociologia delle professioni, Bologna, Il Mulino, 1979.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Decreto del Presidente della Repubblica n. 225, 14 marzo 1974.
  • Codice Deontologico dell'Infermiere, 1999.
  • Codice Deontologico dell'Infermiere, 2009.
  • Decreto Legislativo n. 502, 1992.
  • Decreto Ministeriale n. 739, 14 settembre 1994.
  • Legge n. 42, 26 febbraio 1999.
  • Decreto Ministeriale n. 509, 3 novembre 1999.
  • Legge n. 251, 10 agosto 2000.
  • Decreto Ministeriale, 2 aprile 2001.
  • Decreto Interministeriale, 2 aprile 2001.
  • Decreto Ministeriale n. 270, 22 ottobre 2004.
  • Legge n.43, 1º febbraio 2006.
  • Codice Civile Art. 2229 "Esercizio delle professioni intellettuali".
  • Edoardo Manzoni, Storia e filosofia dell'assistenza infermieristica, Milano, Masson, 2005.
  • Ruth Craven e Constance Hirnle, Principi fondamentali dell'assistenza infermieristica, vol. 1, Milano, Casa Editrice Ambrosiana, 2007.
  • Nicole Bizier, Dal pensiero al gesto, Milano, Srobona, 1993.
  • Lillian Sholtis Brunner, Doris Smith Suddarth e Suzanne C. OʼConnell Smeltzer, Infermieristica medico-chirurgica, vol. 1, Milano, Casa Editrice Ambrosiana, 2010.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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