Professioni sanitarie in Italia

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Le professioni sanitarie nell'ordinamento italiano sono tutte quelle professioni i cui operatori, in forza di un titolo abilitante rilasciato/riconosciuto dalla Repubblica italiana, lavorano in campo sanitario.

Caratteristiche generali[modifica | modifica wikitesto]

Esse sono esclusivamente di livello universitario,[1] sono poste sotto la vigilanza del Ministero della Salute, e per esercitare una di esse occorre aver conseguito una laurea ed aver superato un esame di Stato per l'abilitazione alla relativa professione.

Accanto ad esse, vi sono poi figure di livello inferiore, con funzioni serventi ed ausiliarie, la cui formazione non avviene in ambito universitario; ai sensi della legge n. 43 del 2006, alle Regioni è, infatti, consentita la possibilità di individuare e formare operatori di interesse sanitario non riconducibili alle professioni sanitarie già esistenti, la cui formazione professionale è di livello secondario e non terziario.

Disciplina normativa[modifica | modifica wikitesto]

La Corte costituzionale della Repubblica Italiana ha affermato che, ai sensi del riparto di competenze di cui all’art. 117 della Costituzione della Repubblica Italiana (parte II, Titolo V) e delle numerose pronunce della Consulta, la potestà legislativa regionale nella materia concorrente delle professioni sanitarie deve rispettare il principio secondo cui l’individuazione delle figure professionali, con i relativi profili e titoli abilitanti, è riservata, per il suo carattere necessariamente unitario, allo Stato, rientrando nella competenza delle Regioni la disciplina di quegli aspetti che presentano uno specifico collegamento con la realtà regionale.[2]

Norme principali in tema sono:

  • T.U. delle leggi sanitarie del 1934;
  • D.M. 28.11.2000, Determinazione delle classi delle lauree universitarie specialistiche, pubblicato nella G. U. 23.01.2001 n.18, S.O.
  • Direttiva comunitaria 2005/36 del 07.09.2005
  • D.L.vo 09.11.2007 n. 206;
  • D. Lgs. 02.05.1994, n. 319;
  • D. Lgs. 27.01.1992, n. 115;
  • Art. 6, comma 3, D. Lgs 30.12.1992, n. 502 e successive modifiche ed integrazioni;
  • L. 10.08.2000, n. 251;
  • L 26.02.1999, n. 42;
  • L. 08.01.2002, n.1;
  • D.M. 29.03.2001 Definizione delle figure professionali, ecc., pubblicato nella G. U. 23.05.2001, n. 118;
  • D.M. 02.04.2001 Determinazione delle classi delle lauree specialistiche universitarie delle professioni sanitarie, pubblicato sul S. O. n.136, G.U. 05.06.2001, n.128;
  • Direttiva comunitaria 89/48 CEE;
  • Direttiva comunitaria 92/51/CEE;
  • Direttiva comunitaria 2001/19/CE.

È stata approvata in via definitiva dal Parlamento il 19 dicembre 2012 la legge sulle professioni non regolamentate (Disegno di legge n° 3270) e pubblicata in G.U. il 4 gennaio 2013,[3] con la quale si dettano norme per il riconoscimento delle professioni non organizzate, dalle quali, però, restano fuori le attività riservate per legge alle professioni sanitarie.

L'art. 1 comma 2 di tale legge, infatti, precisa che:

« Ai fini della presente legge, per «professione non organizzata in ordini o collegi», di seguito denominata «professione», si intende l’attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’articolo 2229 del codice civile, delle professioni sanitarie, delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative »

Tale comma quindi esclude dal campo di attività di «queste professioni non regolamentate» le attività riservate per legge alle 28 professioni sanitarie di livello universitario e poste sotto la vigilanza del Ministero della Salute.[4]

Il 7 febbraio 2013 la conferenza Stato-Regioni ha approvato un provvedimento in cui viene ribadito che le attività di cura, diagnosi, prevenzione, assistenza e riabilitazione sono riservate alle professioni sanitarie poste sotto la vigilanza del Ministero della Salute;[5] tali attività sono pertanto precluse ai soggetti di cui alla legge 4 gennaio 2013.[6]

Elenco professioni sanitarie[modifica | modifica wikitesto]

Le professioni sanitarie, poste sotto la vigilanza del Ministero della Salute, svolgono attività di prevenzione, diagnosi, assistenza, cura e riabilitazione. Esse sono:[7]


Altre figure sanitarie[modifica | modifica wikitesto]

Accanto alle Professioni sanitarie, esistono anche altre figure sanitarie, di livello non universitario, che sono:[7]

Ordini e collegi delle professioni sanitarie[modifica | modifica wikitesto]

Esistono i seguenti ordini delle professioni sanitarie, ciascuno con il relativo albo degli iscritti:

Esistono i seguenti collegi delle professioni sanitarie:

Ciascun individuo può consultare, anche via telematica collegandosi al sito internet, l'albo provinciale di ciascuna professione sanitaria ordinata, così da poter prendere coscienza delle generalità dei professioni sanitari che operano in quella provincia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ art. 4 quater Legge 3 febbraio 2006 n. 27. URL consultato il 16 giugno 2013.
  2. ^ Corte Costituzionale n. 300 del 22 ottobre 2010
  3. ^ Parlamento Italiano - Disegno di legge S. 3270 - 16ª Legislatura
  4. ^ http://aifi.net/wp-content/uploads/2013/02/026-13-BALDUZZI-SU-PROFESSIONI-SANITARIE.pdf
  5. ^ http://aifi.net/wp-content/uploads/2013/02/Accordo_Stato_Regioni_attività_.pdf
  6. ^ La "legge 4/2013" e le illusioni sull'accreditamento "facile" delle professioni non organizzate - Quotidiano Sanità
  7. ^ a b Elenco professioni, Ministero della Salute.
  8. ^ D. Lgs. 17.08.1999, n. 368
  9. ^ L. 24.07.1985, n. 409
  10. ^ D. Lgs. 08.08.1991, n. 258
  11. ^ L. 08.11.1984, n. 750
  12. ^ L. 18.02.1989, n. 56
  13. ^ a b c D.M. 14.09.1994, n. 739
  14. ^ a b D.M. 17.01.1997, n. 56

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]