Fombio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Fombio
Panorama di Fombio
Fombio - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Lombardia
Provincia: stemma Lodi
Coordinate: 45°9′0″N 9°42′0″E / 45.15, 9.7Coordinate: 45°9′0″N 9°42′0″E / 45.15, 9.7
Altitudine: 56 m s.l.m.
Superficie: 7 km²
Abitanti:
2.081 01/06/2008
Densità: 297 ab./km²
Frazioni: Retegno 
Comuni contigui: Codogno, Guardamiglio, San Fiorano, San Rocco al Porto, Santo Stefano Lodigiano, Somaglia
CAP: 26861
Pref. telefonico: 0377
Codice ISTAT: 098026
Codice catasto: D660 
Nome abitanti: fombiesi 
Santo patrono: Beata Vergine Maria del Monte Carmelo 
Giorno festivo: 16 luglio 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia

Fombio (Fùmbi in lodigiano, Fombi in piacentino) è un comune italiano di 2.081 abitanti della provincia di Lodi, situato nel Basso Lodigiano lungo la vecchia Via Emilia. Con la confinante città di Codogno e con il comune di San Fiorano, forma un continuum edificato di più di 20.000 abitanti.

Indice

[modifica] Storia

Dal 723, dopo la donazione del re longobardo Liutprando, fu possedimento del monastero colombaniano pavese di San Pietro in Ciel d'Oro. Passò poi nel 1226 al podestà di Piacenza e nel 1299 divenne feudo di Alberto Scotti (o Scoto), che vi costruì un castello.

Il centro anticamente era chiamato Flumpo o Flumbo dalla contrazione di Ad Flumen Padum (Al Fiume Po). Il toponimo pare debba porsi in relazione con la vicinanza al fiume: lo sperone su cui sorge il castello era il punto d'inconto tra la Via Emilia ed il Po.

Pare che Fombio sia stato rifondato come Amfenengo[1], toponimo che ne ricondurrebbe l'origine ai Longobardi, mentre quando il paese ha fatto parte del dominio della città di Piacenza, è stato conosciuto come Fombio Piacentino[2].

Nel corso dei secoli, il castello di Fombio fu protagonista d'importanti azioni di guerra. Agli inizi del 1500 il paese fu dato alle fiamme dai Landi, nell'ampio scenario delle battaglie tra guelfi, schieramento al quale appartenevano gli Scotti feudatari di Fombio, ed i ghibellini. Successivamente il castello divenne oggetto di contesa con i Trivulzio di Ritegno.

Il territorio di Fombio verso il comune di Guardamiglio fu il campo di battaglia di uno dei primi combattimenti fra le forze repubblicane francesi contro gli austriaci in Lombardia, durante la campagna napoleonica del 1796. Il combattimento vide fronteggiarsi un'avanguardia di più di cinquemila granatieri francesi al comando del Generale Jean Lannes, ed un manipolo di austriaci.

Sciamati nel lodigiano dopo aver superato il Po a Piacenza, le truppe transalpine si trovarono ad affrontare un gruppo di austriaci al comando del Generale Lipthay che tentarono disperatamente d'arginare l'onda dell'esercito nemico. Penalizzati da una difesa male organizzata e da un esiguo numero di effettivi, gli austriaci furono messi in fuga riparando nel paese di Pizzighettone, mentre i francesi raggiunsero Codogno.

Le perdite da parte austriaca furono più di 500 uomini tra morti e prigionieri, oltre a 20 pezzi d'artiglieria. Tra i francesi morì sotto fuoco amico, per una pallottola vagante che lo colpi al petto, il Generale Amédée de la Harpe[3].

Nel 1797, proclamata la Repubblica Cisalpina, il Comune fu unito al Lodigiano.

Una parte del Comune è occupata dal territorio di Retegno, che ora è frazione di Fombio, ma che fu Imperial Baronia e feudo dell'antica famiglia dei Trivulzio.

L'Imperial Baronia di Retegno e Bettola fu istituita nel 1654 da Ferdinando III, che concesse il privilegio di zecca al Cardinale Gian Giacomo Teodoro Trivulzio, che pare non sfruttò tale opportunità. Esistono invece monete del Principe Ercole Teodoro Trivulzio, Conte di Mesocco e Barone di Retegno, che nella zecca del borgo, tra il 1656 ed 1664, fece coniare monete d'argento del valore di mezzo filippo[4]. Per la pregevole fattura, le monete d'oro e d'argento coniate nella zecca di Retegno sono paragonabili a quelle dei Visconti di Milano e dei Gonzaga di Mantova.

Due sono le ipotesi in merito alla nascita del nome Retegno. La prima fa riferimento alle reti che i pescatori del Po stendevano ad asciugare nelle sue terre.

La seconda si riferisce alla presenza della zecca ed alla presunta parsimoniosità dei suoi amministratori. A rafforzare la seconda ipotesi ci sono anche l'assonanza e la probabile radice comune con i termini lodigiani tegnìn e tegnón che significano taccagno e tirchio. Nel dialetto locale Retegno si dice Artégn, mentre l'abitante del borgo è un Artegnìn. In milanese, Retegno si dice Retégn ed Andà de retégn significa avareggiare[5].

[modifica] Territorio

[modifica] Brembiolo

Pur estendendosi su di un territorio pianeggiante, il comune di Fombio è leggermente sollevato rispetto alla pianura che lo separa da Piacenza.

Anche se storicamente il luogo è stato molto legato al Po, oggi il letto del Grande Fiume scorre ad alcuni chilometri di distanza dal centro del paese.

Fombio conserva però un suo corso d'acqua: il Brembiolo nasce ad Ossago Lodigiano, passa ad oriente di Brembio ed attraversa Casalpusterlengo, fino ad intersecare il terrazzo padano a Fombio, entrando successivamente nella Mortizza che terminerà il suo corso nel Po a Mezzana Casati.

[modifica] Via Emilia

Oltre ad aver perso contatto con il Po, Fombio non è più nemmeno attraversato dalla Via Emilia. L'antica via che oggi è classificata come strada statale con denominazione SS 9, dagli anni '90 ha deviato il suo tragitto con una tangenziale a doppia carreggiata su quattro corsie senza incroci a raso, che lambisce il paese a sud-ovest senza intersecarlo.

Il vecchio tratto della Via Emilia declassato è divenuto una strada provinciale.

[modifica] Luoghi d'interesse

Il Castello Douglas Scotti di Fombio durante una nevicata del 2005

[modifica] Castello Douglas Scotti

Il castello fu edificato da Alberto Scotti agli inizi del sec. XIV, in posizione dominante sulla bassura fluviale del Po per essere rimaneggiato nel corso dei secoli, sino alla cessione dei Douglas Scotti. Dal punto di vista architettonico, il castello presenta una massiccia mole con pianta ad U aperta verso la pianura, delimitata da possenti mura di mattoni. I fossati difensivi che lo circondavano col tempo si sono colmati. Numerosi, soprattutto del '700, sono i rimaneggiamenti ai quali fu sottoposto l'originario nucleo trecentesco. A questo periodo appartengono l'ampio porticato che dà sul cortile d'onore e la veranda che collega le due ali del castello. I locali d'ingresso al pianterreno, conservano nei sottarchi e sulle pareti tracce di affreschi risalenti al XVII secolo. L'edificio, di proprietà comunale, è stato recentemente restaurato nella sua parte aperta al pubblico.

[modifica] Chiesa dei Santi Pietro, Paolo e Colombano Abate

La chiesa parrocchiale di Fombio fu fondata in onore dei Santi Pietro, Paolo e Colombano Abate nel maggio del 1390 per volere di Alberto Scotti. Nei decenni successivi, un progressivo decadimento strutturale ed il fatto d'essere divenuto un edificio di culto ormai incapace d'accogliere la crescente popolazione del paese, imposero nel 1621, una radicale opera di ristrutturazione finalizzata ad offrirne una nuova veste estetica e strutturale, per renderla più funzionale alle mutate esigenze dei fedeli. Una seconda opera d'ampliamento, avvenuta nel 1900, contribuì a donare all'intera costruzione l'aspetto dei nostri giorni. Il 31 ottobre 1928, un devastante crollo che ne distrusse parzialmente la cupola, obbligò ad un'urgente ristrutturazione. L'opera svolta di concerto e la grande quantità di risorse impiegate, non impedirono che l'intera struttura, già funestata dal cedimento strutturale dei primi del '900, cadesse vittima di un secondo e più distruttivo crollo nel 1974. Fu in occasione degli ultimi lavori di messa in sicurezza e ricostruzione dell'edificio che avvenne l’incredibile scoperta. All'esterno di quello che, con molta probabilità, era il perimetro dell'originaria costruzione del 1390, fu rinvenuto un discreto quantitativo d'ossa, benché non fossero visibili tracce di tombe o luoghi di sepoltura in genere. A destare perplessità furono soprattutto la bassa statura dei corpi riportati alla luce e la strana conformazione delle ossa, di dimensioni grosse e anomale. All'interno della parte più antica della chiesa furono scoperte quattro stanzette costruite in cotto e dal soffitto a volta, al cui interno si celava un discreto quantitativo di resti umani frammisti a calce, tra i quali sorprendeva lo scheletro praticamente integro di una donna sul cui teschio resisteva una lunga treccia di capelli neri. All'interno dell'edificio crollato, furono trovate anche quattro tombe lunghe due metri e venti centimetri ed alte un metro. In due di queste, convertite ad ossario, erano conservati due corpi quasi integri. Una delle salme, rinvenuta rivolta verso l'ingresso principale della chiesa, era rivestita di paramenti sacri, fibbie ed una parrucca color rame probabilmente risalente al settecento. L'altra, collocata ai piedi della gradinata del presbiterio, era rivolta verso l'altare ed indossava alla moda spagnola, calze al polpaccio e pantaloni legati sotto il ginocchio[6]. Attualmente la chiesa si caratterizza per un'armoniosa facciata eclettica che fonde elementi barocchi a volumi neoclassici, divisa in due piani e coronata da un frontone cuspidato. L'interno, a croce latina, è sormontato dalla cupola nei cui pennacchi sono rappresentati in quattro affreschi gli Evangelisti. Nel catino absidale è affrescato Cristo che consegna le chiavi a San Pietro.

[modifica] Portale della Zecca della Famiglia Trivulzio

Nella frazione di Retegno è visibile il portale della zecca appartenuta alla famiglia Trivulzio. La struttura baroccheggiante cuspidata e sormontata da statue, attualmente costituisce l'accesso ad un fabbricato ad uso di residenza privata. Il portale fu concepito dall'ingegnere piacentino Giovanni Battista Barattieri[7], noto anche per aver realizzato le chiese di Santa Maria delle Grazie e San Teodoro a Codogno.

[modifica] Chiese e Cascine

Le altre chiese del Comune sono quelle di S. Isidoro e della Beata Vergine Maria Lauretana, entrambe a Retegno. Nelle immediate vicinanze del paese sorgono alcune cascine erette tra la fine dell'Ottocento e di primi del novecento, caratterizzate dalla tipica struttura squadrata e dall'utilizzo di mattoni faccia a vista. Fra queste spicca il cascinale Primi, una vecchia casera dove si faceva il formaggio grana.

[modifica] Economia

Campi di Fombio coltivati a frumento

L'agricoltura ha ancora un ruolo importante nell'economia di Fombio: il terreno è per la maggior parte adibito alla coltura del mais, anche se non mancano campi dedicati alla coltivazione del frumento, di altri cereali, di legumi, pomodori e foraggio.

L'allevamento di bovini da carne e da latte, un tempo assai sviluppato, è andato progressivamente a scomparire, mentre negli ultimi vent'anni si sono sviluppate piccole imprese commerciali e di sevizio. Alcune storiche cascine giacciono abbandonate nell'attesa di una futura destinazione residenziale o commerciale.

L'attività secondaria si sta espandendo soprattutto nel polo industriale che Fombio condivide con Codogno. Tra le imprese spiccano industrie chimiche, meccaniche, di materie plastiche ed uno dei più grandi produttori italiani di terriccio per coltivazione.

Nonostante la presenza di numerose aziende, è grande il flusso pendolaristico diretto verso Milano, Lodi e Piacenza.

[modifica] Cucina

Il piatto tipico della cucina fombiese è la panissa, che a differenza della versione vercellese non prevede l'utilizzo dei fagioli. Altri alimenti locali sono la raspadüra, la trippa consumata soprattutto nel periodo della Fiera di Codogno e i oss da mort, biscotti di pastafrolla serviti durante il giorno dei morti.

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Davide Passerini (lista civica) dal 14/06/2004
Centralino del comune: 0377 32362
Posta elettronica: comunefombio@interfree.it

[modifica] Note

  1. ^ Patrologiae cursus completus, compilato da Jacques Paul Migne e pubblicato nel 1853 [1]
  2. ^ Antonio Domenico Rossi, Ristretto di storia patria ad uso de' Piacentini[2]
  3. ^ Carlo Botta, Storia d'Italia dal 1789 al 1814 [3]
  4. ^ Aldo Cairola, Le zecche degli stati italiani[4]
  5. ^ Francesco Cherubini, Vocabolario milanese-italiano[5]
  6. ^ Stefano Tansini, Gli scheletri della Chiesa di Fombio, in Racconti e Leggende del Basso Lodigiano, Castiglione d'Adda, Tip. Il Graffito, 2006
  7. ^ Regione Lombardia - Università degli Studi di Pavia [6]

[modifica] Altri progetti

Strumenti personali