Sissa

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Sissa
ex comune
Sissa – Stemma Sissa – Bandiera
Sissa – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Provincia Provincia di Parma-Stemma.png Parma
Amministrazione
Sindaco Marco Moreni
(ad interim)
dal 9/9/2013 (lista civica)
Data di soppressione 1º gennaio 2014
Territorio
Coordinate 44°58′00″N 10°16′00″E / 44.966667°N 10.266667°E44.966667; 10.266667 (Sissa)Coordinate: 44°58′00″N 10°16′00″E / 44.966667°N 10.266667°E44.966667; 10.266667 (Sissa)
Altitudine 32 m s.l.m.
Superficie 42 km²
Abitanti 4 311[1] (31-12-2010)
Densità 102,64 ab./km²
Frazioni Borgonovo, Casalfoschino, Coltaro, Gramignazzo, Palasone, Sala, San Nazzaro, Torricella
Comuni confinanti Colorno, Gussola (CR), Martignana di Po (CR), Roccabianca, San Secondo Parmense, Torricella del Pizzo (CR), Torrile, Trecasali
Altre informazioni
Cod. postale 43018
Prefisso 0521
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 034034
Cod. catastale I763
Targa PR
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti sissesi
Patrono san Giacomo
Giorno festivo 7 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Sissa
Posizione del comune di Sissa nella provincia di Parma
Posizione del comune di Sissa nella provincia di Parma
Sito istituzionale

Sissa (Sèsa in dialetto parmigiano[2]) è stato un comune italiano di 4.286 abitanti della provincia di Parma situato nella "bassa". Dal 1º gennaio 2014 è confluito nel nuovo comune di Sissa Trecasali.

Toponimo[modifica | modifica sorgente]

Il fiume Taro, soggetto a frequenti, devastanti straripamenti, provocò la separazione della città da Palasone e, in seguito a questo fatto, venne coniato il toponimo Sissa = scissa = divisa.

Nel 1195 l'imperatore Enrico VI concesse ai Canonici della Chiesa di Parma piena giurisdizione su Palasone, Sissa e Coltaro. Il casato omonimo Sissa viene citato nel libro "I Segreti dei Gonzaga" di Maria Bellonci. Il toponimo potrebbe derivare dalla proprietà fondiaria di un certo Siccius o Seccius.

Cenni Storici[modifica | modifica sorgente]

Quasi specchiato sul fiume Taro e poco distante dal fiume Po, sorge Sissa, di antichissime origini, è situato a 23 km. a Nord-Ovest di Parma e a circa 32 metri sul livello del mare.

Questo lembo di terra di origine alluvionale, incuneato tra i due corsi d’acqua dissimili e insidiosi, ha ospitato insediamenti terramaricoli (ritrovamenti lungo le rive del Po), è stato colonizzato in età romana e prima ancora etrusca, ma le prime notizie certe di Sissa risalgono ad una pergamena del 945.

Il territorio è delimitato nel versante ovest dal Fiume Taro che lo separa dai Comuni di Roccabianca e di San Secondo Parmense, nel versante nord il fiume Po lo separa dalla Regione Lombardia, mentre a sud si può trovare la Località Trecasali ed a est i Comuni di Colorno e di Torrile.

In base ai ritrovamenti nei pressi di Torricella, avvenuti verso la fine del 1800 e studiati dal Pigorini, possiamo affermare che già al tempo delle “terramare” (nel XIII secolo a.C.) nella zona vi erano insediamenti palafitticoli.

Non sono invece mai state reperite tracce delle occupazioni successive, sia degli Etruschi che dei Galli (Boj). Occupazioni avvenute a partire dal VI sec. a.C. sino all’arrivo dei Romani nel 200 a.C.. Attorno al 180 a.C. avviene la centuriazione (romana) che ha lasciato tracce sul terreno visibili ancora oggi.

Dopo la calata dei Longobardi in Italia (568 d.C.) nel 574 inizia il comando dei Duchi Longobardi e si hanno buoni motivi per ritenere che in questo periodo si sia formata la “Grande Corte di Palasone”, divenuta in seguito (nel 584) “Corte Regia” (di pertinenza del Re Autari). Sulla storia del periodo longobardo documenti certi non ne esistono, ma ci riconducono a queste deduzioni l’etimologia dei toponimi:

  • palasone
  • sala = insediamento posto a capo del “sundrio” (terra coltivata dal padrone) e sede delle costruzioni adibite a ricovero di animali, e
   attrezzi della “corte” = un documento del 954 cita “Sala De’ Lambardi” ,
   “Lambardi” richiama gli insediamenti longobardi (come Lombardia).

A Palasone troviamo anche nei documenti dell’epoca una cappella edificata in onore di San Lorenzo ed anche questa dedicazione depone a favore della presenza di un insediamento longobardo.

Anche nel IX secolo è confermata l’esistenza della grande “corte regia di Palasone che, da un documento del 1.000, sappiamo si estende per 3.000 iugeri (2.400 ettari= a 8.000 biolche parmigiane) e che occupa l’area corrispondente all’incirca agli attuali comuni di Sissa e Trecasali.

Dagli stessi documenti rileviamo che “selve, boscaglie, gerbidi e corsi d’acqua” denotano il paesaggio attorno a Palasone.

Le prime notizie certe su Sissa si traggono quindi da documenti del IX secolo d.C. (“...quod totum in pertinentiis de Scisia habent…") nei quali si parla di un “manso” facente parte della “corte regia di Palasone”, prima longobarda poi carolingia, governata, al momento, dai “Supponidi” e dagli “Attonidi”, famiglie vicine alla corte francese e incaricate a governare altri ducati nell’Italia centro-settentrionale.

Nel 942 avviene la prima donazione di terreni della corte di Palasone, da parte di un Attone, al “Capitolo della Cattedrale di Parma”. Si ha infatti in questo secolo e nel successivo l’acquisizione da parte del Capitolo, del Vescovo e dei vari monasteri di tutto il territorio della “Bassa”.

Nel 945 un documento attesta che, dal capitolo, vengono concesse alcune terre a livello presso Sissa, manso della corte di Palasone («….in loco et fundo Sisia……. actum in castro Palasioni»).

La proprietà dei terreni della corte di Palasone viene confermata sia dall’imperatore Ottone II (982), che da  Ottone III (996 e 999), Enrico III (1046), Enrico IV, Federico II (1115), Enrico VI(1195).

Nel X secolo Palasone, come quasi tutte le “curtis”, viene fortificata. In essa si costruisce il castello, che verrà poi distrutto e ricostruito nella seconda metà del XII secolo. Nei documenti del XIII secolo non viene più menzionato alcun castello (castrum e/o castellum) a Palasone e tutt’ora non si conosce ancora dove fosse localizzato.

Nel XII secolo nei documenti si ricorda che a Palasone, oltre alla “Basilica di San Lorenzo”, esiste un “Ospedale di San Giovanni”.

Nel 1215 Federico II ordina di fortificare la foce del Taro con due torri provviste di catena di ferro che attraversa il fiume per impedire l’accesso a navi nemiche.

Federico II dopo la sconfitta subita a Parma, con la distruzione di Vittoria, percorre con intento vendicativo la nostra zona ed uno storico così scrive: “Il 15 giugno 1248 Federico II fuggito a spron battuto da Parma si porta a Borgo (Fidenza), vola a Cremona, rifatto d’animo e di gente, passato il Po, viene a Torricella, e, anelante alla vendetta, è di nuovo nei nostri dintorni, ove adopera barbaramente il ferro e il fuoco”.

Nel frattempo, il manso di Sissa, si era creato una certa indipendenza, si era pure esso fortificato costruendo una torre di difesa. Nel 1182 Sissa dispone già di un castello ed è difesa da un fossato. Un gruppo di famiglie, Da Cornazzano, Burdellione, Botteri e Rangoni, condomini del castello, aveva preso il sopravvento sulla comunità ed erano arrivate ad esigere di dare il loro benestare per la nomina del “podestà”, cioè di colui che doveva governare la “corte” per conto del Capitolo.

Inizia così ad affermarsi l’influenza di una gerarchia locale che sfocerà nella creazione dei feudatari ai quali verranno poi riconosciuti diritti sulle terre dagli imperatori.

Nei documenti reperibili redatti dal IX secolo in poi sia per donazioni, per concessioni di terreni a livello od altro vengono spesso citate anche le odierne frazioni di Coltaro ("…quondam insulam sitam iuxta Padum…… set illas in Caput Tari quae sunt iuges triginta sex..."), (Coltaroviene denominato spesso come villaggio cioè un agglomerato di mansi più concentrato e più grosso di un casale), Casalfoschino, Sala (…super fluvio Padi in comitatu Parmense in loco et fundo Palaxiona com porcione castro et capella inibi fundatas….. quamquam in locas et fundas Sixa, Casale Fuskini, Sala de’ Lambardi”), Torricella (“…fuere confessi quod boschum dequo lis erat inter comune de Palasone et homines de Turricella …”), dopo il mille compaiono anche Borgonovo (“……et de anno sequenti fieri fecit navilium, quod incipit in capite pasculi et labitur ad Viarolum et deinde ad Borgum Novum..”) e in un documento di Cremona anche il “villaggio” di Gramignazzo.

Uno storico così descrive Torricella: “È attualmente (1839) un ragguardevole villaggio, con arcipretura pievana, con dogana di confine e con residenza di un sotto-ispettore di finanza, per la prossimità del Po, su cui è mantenuto un porto con due battelli. In altri tempi era un fortissimo castello posseduto dai Terzi, cui la furia dei nemici non poté espugnare, ma sì quella delle acque che lo gettò a terra verso la metà del sec.XVI. Poco avanti avea resistito ai colpi dell’artiglieria imperiale, respinta con valore dal presidio postovi da Ottavio Farnese. Dopo i primi feudatari della famiglia Terzi ne avevano goduto il dominio i Rossi, poi gli Sforza ed in ultimo i Simonetta per arbitrario dono ad essi fattone nel 1499 da Luigi XV Redi Francia.”.

Sissa nel XIV secolo fa parte della zona sotto l’influenza dei signori di Milano. A Sissa esiste l’Ospedale Santa Maria che fra il 1470 e il 1532 verrà inglobato nell’ospedale Rodolfo Tanzi di Parma.

Gherardo o Gherardino Terzi, condottiero al soldo di Bernabò Visconti, ottiene nel 1362 la proprietà di una torre a Sissa col vincolo impostogli dal Visconti di restaurarla, fortificarla e difenderla.

Nel 1386 Giangaleazzo Visconti concede il “privilegio” alla famiglia Terzi e ai suoi discendenti garantendo così immunità per le località di Sissa e Trecasali.

Nel 1396 inizia il dominio di Ottobono Terzi, di grande crudeltà, coraggioso condottiero al soldo dei signori di Milano ai quali si ribella conquistando non solo il governo di Parma, ma anche quello di tanti castelli posti sulla destra del Taro, di Borgo San Donnino (Fidenza), per breve periodo di Piacenza, di Reggio Emilia sino ad invadere le proprietà degli Este vicino a Modena.

(Di questo signore riportiamo una descrizione storica: “Quanto ad Ottobono aggiungeremo, che egli si acquistò fama, piuttosto che buona fama, che fu conte di Tizzano e di Castelnuovo Reggiano, che ebbe gran parte negli avvenimenti politici del suo tempo, che fu valoroso capitano, come quegli che era uscito dalla scuola di Alberico da Barbiano; che fu generale dei Visconti, uomo fazioso, ambizioso, crudele (“di crudeltà inaudita, anche se non raggiunse quella del padovano Ezzelino da Romano”), signore, o alquanto meglio tiranno di Parma”).

Ma la sua fame di potere gli fu fatale e il 27 maggio 1409, nei pressi di Rubiera i nemici gli tesero un agguato e venne ucciso.

Così uno storico descrive l’evento:” Colla sua ambizione, che non conosceva limiti, col suo ardire, col valore e con la crudeltà si aveva egli reso nemico di molti: primo il Marchese d’Este. Perciò erano già formate tre leghe, e un’insurrezione gli si era levata contro; ma né questa né quelle avevano approdato nulla; egli doveva essere vittima di un tradimento, e Niccolò d’Este Marchese di Ferrara l’ordì; e con tal mezzo si levò di dosso il suo emulo. Lo invitò sotto specie di un colloquio a Rubiera, dove ratificata avrebbero tra loro la pace. Vi si portò il Terzi con novanta compagni, i quali altre armi non avevano che la spada. Ottobono cavalcava un piccolo ronzino, e il capo aveva coperto solamente di un cappuccio, la coda di cui, secondo l’usanza del tempo, , scendeva sino a terra. Mentre egli e Niccolò s’intrattenevano favellando, Sforza Attendolo, capitano di questo, faceva caracollare pel campo vicino un focoso e feroce corsiere, (così tra di loro avevano composto) e dava vista di non poterlo più reggere, né frenare. Quand’ecco, veduto che ebbe il bello, lo drizza e disserta colla maggior foga ed impeto contro il Terzi, il quale di nulla sospettando, non si guardava, e di presente con uno stocco l’ebbe trafitto; l’infelice cade e muore di quella ferita. Il suo cadavere, tant’odio aveva egli concitato contro di sé, a furor di popolo fino a Modena venne orribilmente trascinato, ivi squartato e i quarti in sulle porte di essa confitti; la testa l’ebbero i Rossi, e la fecero portare al loro castello di Felino, ove, spettacolo miserando! Stette più tempo esposta a pubblica vista, Questa fine, ben da lui meritata, nondimeno di pietà e compassione degna, ebbe quel sozzo tiranno di Parma.”.

Dopo questo fatto i Rossi tentarono di impossessarsi di Sissa che fu però conquistata dalle milizie della Repubblica di Venezia, alleata dei Terzi, che già teneva il possesso del porto di Torricella. La Rocca che subisce danni ingenti viene fatta definitivamente demolire dai Veneziani che lasciano in piedi solo la torre principale (il maschio) che esiste tuttora e attorno al quale poi verrà costruito  un corpo di dimensioni ridotte rispetto al precedente e che perde le caratteristiche di fortilizio difensivo.

La ricostruzione avviene dopo il 22 ottobre 1440 data in cui il Duca di Milano investe ancora la famiglia Terzi: Giberto, Nicolò e Guido, del feudo di Sissa.

I Terzi rimangono signori di Sissa sino alla estinzione della famiglia.

Il 1741 segna la fine del casato Terzi. Infatti Donna Corona Terzi sposa Bonifacio Rangoni e si forma la famiglia Rangoni-Terzi. I coniugi moriranno senza aver dato alla luce figli e nel 1767 in assenza di eredi Terzi i Rangoni entreranno in possesso del patrimonio e del dominio.

Nel periodo di dominio dei Terzi dobbiamo segnalare alcuni fatti salienti:

Il 16 marzo 1427 Torricella, conosciuta come fortissimo castello che sorgeva fra il Po ed il Taro, già posseduto dai Terzi, in quest’anno era presidiato dai Veneziani in guerra col duca di Milano; perciò Filippo Maria Visconti lo fa stringere ed assalire da Niccolò Piccinino, rinforzato da mille uomini, condotti da Pietro Rossi, Giberto Sanvitale ed Orlando Pallavicino; Parma invia oggi agli assedianti la “briccola” (macchina militare, che si chiamava anche Mangano, per scagliare pietre od altro nelle piazze assediate) e dopo tre giorni 250 guastatori. Il 23 marzo Torricella si arrende a Niccolò Piccinino condottiero dei Visconti.

Il 26 ottobre 1440 Filippo Maria Visconti investe la famiglia Terzi anche del castello di Colorno, che terranno sino al giugno del 1448.

Nel 1466 Gentile Simonetta, nipote di Francesco (detto anche Cicco) potente ministro e segretario di Galeazzo Maria Visconti, viene nominato cofeudatario assieme ai più potenti Terzi col titolo di conte di Torricella con il dominio anche su Gramignazzo, Coltaro, Palasone, Trecasali, Rigosa e Fossa. Il feudo dei Simonetta viene anche riconosciuto nel 1499 da Luigi XV Re di Francia. I Simonetta di Torricella si imparenteranno con tutte le più nobili famiglie di Parma e del parmense. Da ricordare che, nel 1579, tre fratelli Simonetta militeranno nelle Fiandre sotto le bandiere di Alessandro Farnese e uno di loro piantò il vessillo spagnolo sulle mura di Maestrick cadendo vittima del suo valore.

Nel 1612 poi il conte Orazio Simonetta è salito al patibolo assieme alla moglie Barbara Sanseverino a seguito della condanna per aver partecipato alla cosiddetta “congiura dei feudatari” contro Ranuccio Farnese e così lo storico racconta “Parma ha posto questo giorno fra i suoi nefasti. Imperocché all’alba dello stesso e cittadini e quelli che dalle ville erano già entrati in città. (era sabato) venuti in sulla piazza maggiore furono colpiti da terrore e da meraviglia rimirando un immane palco addossato al palazzo del Criminale, sul lato che è contro l’attuale Portico del Grano. Era alto così, che il suo tavolato uguagliava l’altezza del primo piano. Spuntar si vedevano sopra di esso,  di neri panni tutto coperto, sette lunghi chiodi, si elevavano sette ceppi, e su ciascuno era posta una scure. Terribile apparato a più terribile spettacolo fatto venire nel silenzio della notte da Piacenza, e da Ranuccio I fatto apprestare. Al mezzodì si spalancò una delle finestre che uscivano sul fera (palco), e toltone il parapetto fu vista uscirne in neri panni la celebre Barbara Sanvitale (Sanseverina), marchesa di Colorno e contessa di Sala; poi Orazio Simonetta, suo secondo marito, conte di Torricella, …. Dopo che questi ebbero per mano di due carnefici, insozzato del proprio sangue l’orribile palco, questo già abbastanza, già troppo lurido, bevve subito dopo altresì quello…. Due ore dopo, il terribile Ranuccio aveva preso la più tremenda e memorabile vendetta di coloro che si disse avessero congiurato contro di lui”.

Il 6 luglio 1495 due figli di Ludovico Terzi, Francesco I e Luca, muoiono nella battaglia di Fornovo tra la lega italiana e Carlo VIII.

Nel 1516 Giovanni Pietro Terzi viene assassinato assieme ad altri sette compagni, causa una congiura ordita da un cugino.

Nel 1551 Durante la “guerra di Parma” i Terzi, di parte guelfa, favorevoli alla politica farnesiana, ricevono rinforzi dal duca Ottavio Farnese. Il 12 giugno, nonostante gli aiuti, la fortezza di Sissa, assediata dal conte Troilo Rossi, di parte imperiale, viene espugnata e saccheggiata. La fortezza ritorna in possesso dei Terzi l’anno successivo gravemente danneggiata. Anche Torricella, rocca dei conti Simonetta di parte Farnesiana "viene attaccata dagli Spagnoli, in guerra con i Farnese, alleati della Francia, volevano manomettere i mulini che galleggiavano sul fiume, ma i Torricellesi, accortisi, presero l'avvantaggio e si nascosero per modo che, non appena gli spagnoli furono giunti, balzarono fuori e uccisero quaranta nemici. Nondimeno, la notte appresso, altri Spagnoli accorsero e tutti i mulini furono mandati in rovina".

Fra il marzo e l’aprile del 1630 la peste (la famosa peste di Manzoniana memoria) varca il Po e invade la zona, verosimilmente entra da Torricella porto che assicura i collegamenti con la Lombardia e in particolare con Milano e Cremona. “I Consigli Cittadini dei Comuni limitrofi al Po ordinano sospensioni dei traffici con Cremona e….. - hanno poi ordinato che si mandi oggi gente al porto di Torricella........, a ore 21, et che vi stiano tutta la notte con star vigilanti acciò non passino di qua Cremonesi....... -”

Nel 1803 il ducato di Parma cade sotto il dominio napoleonico. Buona parte del patrimonio dei feudatari Rangoni viene confiscato. Sissa è presidiata da milizie francesi, viene insediato un podestà al quale, nel 1804, viene chiesto, per ordine dell’Amministratore Generale degli Stati Parmensi Moreau de Sant Mèry, di rispondere a un questionario sulle condizioni ambientali e socio-economiche del paese. Alcune risposte sono le seguenti:

  • Ha sei comuni alla sua sola giurisdizione soggetti: Sissa Casalfoschino, Borgonovo, Sott’argine, Sala e San Nazzaro
   (non vengono nominati: Coltaro, Torricella e Gramignazzo);
  • Sissa ha circa duecento abitanti;
  • Ha due parrocchie: Assunta e San Nazzaro;
  • Clima che concilia la torpidezza;
  • Malattie scorbutiche;
  • Avvi fecondità in generale;
  • Pochissimi sono i decrepiti;
  • Fabbriche e manifatture solite e triviali;
  • Buoi e suini ma in numero dispero;
  • Rari succedono i delitti;
  • Una scuola ai primi elementi;
  • I matrimoni si contraggono generalmente in fresca gioventù;
  • Popolo sufficientemente socievole;
  • si fanno accompagnare i morti da prefiche pagate per piangerli;
  • Dista da poco da San Secondo e dall’Eridano;
  • Vi si caccia una qualche lepre soltanto;
  • Non avvi acqua per pescare buoni pesci;
  • Molti poveri anzi miserabili;
  • Si contano circa biolche sei mille;
  • Vi è stato un certo Pietro Ferrari Pittore di nomina;
  • Eravi, da quanto si dice, un Ospedale ma non vi è più orma;
  • Vi è una rocca assai moderma e niente pregevole;
  • Strade maestre buone, le altre assai malagevoli nell’inverno;
  • Contrade cupe, strette e malamente selciate;
  • Si fa pranzo ed invito ai Parenti quando accade la morte di uno in rustica famiglia;
  • I cadaveri si seppelliscono fuori e dentro di Chiesa;
  • Vi è una torre, un torrione ed una gran porta all’ingresso del paese, ma da non interessare un viaggiatore;
  • Il freddo, il caldo, la pioggia e la neve vanno a seconda del clima, ma la tempesta si fa vedere di frequente.

Fra il 1805 ed il 1810 oltre alla consistente produzione dei bachi da seta (oltre 44 q.li all’anno), alla canapa (oltre 123 q.li all’anno) Sissa fu tra le prime zone ad essere interessata alla coltivazione di barbabietole denominate allora “bieterape da zucchero”. Nello stesso periodo Sissa fu scelta per sperimentare la coltivazione di seme di cotone detto “seme della Carolina”.

Nel 1890 diviene proprietaria della rocca la famiglia Raimondi che la vende al Comune di Sissa nel 1900 per lire 45.000.

Dal 1902 al 1912 da Torricella partono i mattoni, fabbricati a Gramignazzo nella fornace Pizzi, ancora aggi visibile, per la ricostruzione del campanile di San Marco. Già dalla metà del 1600, attraverso il porto di Torricella, avveniva con Venezia lo scambio di mattoni, fabbricati a Gramignazzo, contro carbone.

Il 23, 24 e 25 aprile 1945 Sissa assiste alla ritirata dei Tedeschi che vanno verso il Po e corre il rischio di essere incendiata per rappresaglia, solo il sopraggiungere degli Alleati evita il peggio.

Alla fine di questi tre giorni si contano una decina di vittime civili e di soldati tedeschi, feriti, alcune case incendiate ed alcune saccheggiate.

Il 4 luglio 1965 un tornado di grande violenza sconvolge il centro abitato di Torricella portando morte, ferimenti e distruzione e danneggiamenti della maggior parte delle abitazioni.

Così i giornali il giorno dopo descrivono l’evento: “…. Centinaia di milioni di danni, tre morti,  un’ottantina di feriti: questo il tragico bilancio di pochi minuti di furia della natura scatenatasi con una tromba d’aria che nella zona non ha precedenti nella memoria di nessuno……. Sembrava una colonna bianca di fumo, poi dove passava, per cinque minuti, solo il fischio rabbioso del vento, gli schianti degli alberi sradicati, lo sfrigolio dei cavi della luce elettrica strappati dagli isolatori, i cupi boati dei crolli……”.

L’8 e 9 Novembre 1982, a seguito di eccezionali violentissime piogge interessanti l’0altra valle del Taro, il fiume entrava in piena tracimando e rompendo le arginature. L’evento colpisce in particolare la frazione di Palasone. (dal sito Pro Loco Sissa)

Porto fluviale[modifica | modifica sorgente]

Nel Comune di Sissa è presente il porto fluviale di Torricella, sul fiume Po.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[3]

Monumenti[modifica | modifica sorgente]

Persone legate a Sissa[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]

La principale squadra di calcio della città è l'A.S. Sissa che milita in Terza Categoria.

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Sissa è il paese che ha lanciato l'evento "November Pork". Si svolge tutti gli anni nel mese di novembre, ed è dedicato alla riscoperta dei sapori del maiale. È possibile degustare salumi tipici e altre specialità locali, in particolare la spalla cruda di Palasone. Ormai da diversi anni l'evento è stato esteso anche nei vicini comuni di Zibello, Polesine, Roccabianca.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Dal 2009 al 2013 la carica di Sindaco di Sissa è stata ricoperta da Grazia Cavanna, eletta a capo di una lista civica. Dal settembre 2013, in seguito alla sua scomparsa per malattia[4], l'incarico - ai sensi dell'art. 30, co. 1 dello Statuto comunale[5] - è ricoperto ad interim dal Vicesindaco Marco Moreni, in attesa dell'indizione di nuove elezioni amministrative.

Progetto di fusione con Trecasali[modifica | modifica sorgente]

Per iniziativa delle amministrazioni dei due Comuni della Bassa parmense è stato avviato un progetto di fusione tra i due enti, seguendo l'iter previsto dall'art. 133, co. 2 della Costituzione e disciplinato in dettaglio dalle leggi regionali in materia di circoscrizioni comunali. Il progetto ha finora ottenuto il pronunciamento favorevole di ambedue i consigli comunali nonché il parere positivo della Regione Emilia-Romagna. È stato quindi indetto per il 6 ottobre 2013 un referendum popolare, di natura consultiva, tra le popolazioni interessate le quali dovranno esprimersi sulla volontà o meno di procedere alla fusione e sulla denominazione dell'eventuale nuova realtà amministrativa, scegliendo tra una rosa di proposte: "Terre del basso Taro", "Sissa e Trecasali", "Trecasali e Sissa", "Sissa Trecasali", "Trecasali Sissa". La Regione, prendendo atto dell'esito positivo della consultazione, ha decretato l'istituzione del nuovo ente comunale di Sissa Trecasali[6]. Esso è attivo dal 1º gennaio 2014 ed è retto, in attesa di nuove elezioni "unificate", da un Commissario[7].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Guglielmo Capacchi, Dizionario Italiano-Parmigiano. Tomo II M-Z, Artegrafica Silva, pp. 895ss.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ Sissa: muore a 47 anni il sindaco Grazia Cavanna Fonte: Gazzetta di Parma
  5. ^ Statuto del Comune di Sissa. Fonte: sito istituzionale del Comune.
  6. ^ Sissa Trecasali, via libero definitivo della Regione alla fusione. Fonte: Gazzetta di Parma
  7. ^ Fusione Trecasali-Sissa: il 6 ottobre c'è il referendum Fonte: Gazzetta di Parma

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]