Prima Categoria

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Prima Categoria
Sport Football pictogram.svg Calcio
Tipo Club
Federazione FIGC-LND-Comitati Regionali
Paese Italia Italia
Apertura settembre
Formula 106 gironi A/R con playoff e playout
Promozione in Promozione
Retrocessione in Seconda Categoria
Storia
Fondazione 1959

La Prima Categoria è il quarto livello dilettantistico del campionato italiano di calcio ed è organizzato dalla Lega Nazionale Dilettanti tramite i Comitati Regionali, per i quali rappresenta il terzo torneo per importanza dopo l'Eccellenza e la Promozione. Solo in Trentino-Alto Adige i gironi trentini e quelli altoatesini sono organizzati direttamente dai rispettivi Comitati Autonomi Provinciali, mentre per le regioni Piemonte e Valle d'Aosta esiste un solo comitato regionale.

Elemento comune a tutti i 106 gironi è la promozione dei rispettivi vincitori e la retrocessione delle squadre ultime classificate, mentre variano localmente le società ammesse ai playoff e ai playout, le ulteriori retrocessioni dirette e il numero complessivo dei club partecipanti.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Albo d'oro
Stagione Campione federale Campione italiano
1904 Genoa Genoa
1905 Juventus Juventus
1906 Milan Milan
1907 Milan Milan
1908 Juventus Juventus[1] Pro Vercelli Pro Vercelli
1909 Pro Vercelli Pro Vercelli Juventus Juventus[1]
1909-10 Inter Inter Pro Vercelli Pro Vercelli[1]
1910-11 Pro Vercelli Pro Vercelli
1911-12 Pro Vercelli Pro Vercelli
1912-13 Pro Vercelli Pro Vercelli
1913-14 Casale Casale
1914-15 Genoa Genoa
1919-20 Inter Inter
1920-21 Pro Vercelli Pro Vercelli
1921-22 Novese Novese

Originariamente, la Prima Categoria era l'equivalente dell'attuale Serie A; dal 1904 (anno in cui fu istituito anche il campionato di Seconda Categoria) al 1922 fu questa, infatti, la denominazione ufficiale del massimo campionato italiano. Le edizioni precedenti del torneo (dal 1898 al 1903) erano definite Campionato Federale di Football.[2]

I primi anni[modifica | modifica sorgente]

Il Genoa fu indiscutibilmente la prima Grande del calcio italiano, essendosi aggiudicato i primi tre tornei disputati. Fu il Milan, capitanato da Herbert Kilpin, la prima avversaria a riuscire a fermare la corsa degli assi genovesi, vincendo il titolo del 1901. I genoani, che nel frattempo adottarono quella che diverrà la loro classica casacca rossoblù, si rifecero vendicandosi dei rossoneri nel 1902, per poi ripetersi l'anno successivo. Anche il torneo di Prima Categoria 1904, nel quale fu presentata la nuova denominazione del campionato, vide trionfare i liguri, che infilarono così una seconda tripletta tricolore.

I primi bianconeri Campioni d'Italia nel 1905

Lo svilupparsi del movimento calcistico convinse la FIF, da poco iscrittasi alla FIFA, ad una riforma del campionato a partire dal 1905, sostituendo alle gare secche una serie di gruppi preliminari, i cosiddetti Gironi Eliminatorii Regionali, propedeutici al Girone Finale Nazionale, ed introducendo le partite di andata e ritorno. La Juventus, squadra che aveva raggiunto le due precedenti finali, riuscì a cogliere la sua prima vittoria dopo un inaspettato scivolone casalingo del Grifone contro la Milanese all'ultima giornata.

Mentre le pionieristiche società avversarie pian piano chiudevano i battenti, rossoblu, rossoneri e bianconeri erano gli autentici pilastri di questo primordiale football italiano. Col passare degli anni, tuttavia, la primigenia matrice inglese cominciò ad attenuarsi, mentre larghissimo piede acquistò la nuova componente formata da giocatori svizzeri tedeschi: fu grazie ad essi che il Milan tornò alla vittoria nel 1906, dopo la rinuncia della Juventus a disputare l'ennesima ripetizione della gara di spareggio per la assegnazione del titolo, e nel 1907.

La crisi del 1908 e l'italianizzazione del torneo[modifica | modifica sorgente]

Chiusosi il primo decennio, il calcio italiano andò incontro ad importanti cambiamenti, dovuti alla decisione della FIF di italianizzare a forza il campionato, escludendovi i giocatori stranieri che pure, abbiamo visto, avevano fondato il gioco in Italia. La scelta della Federazione colpì duramente i Football Club, e diede largo spazio alle Unioni Sportive e Ginniche che, più deboli in quanto non dirette dai maestri albionici, erano però usualmente formate completamente da atleti italiani, e fino ad allora si erano interessate maggiormente al parallelo campionato organizzato dalla Federazione Ginnica. All'assemblea del 20 ottobre 1907, comunque, il presidente della Doria, Oberti, presentò un ordine del giorno con cui proponeva di organizzare un campionato parallelo a quello italiano, che fosse aperto a tutti, compresi gli stranieri:[3]

« L'Assemblea delibera che il Regolamento organico sia modificato in modo da comprendere due gare di campionato: la prima chiamata Campionato Federale, libera a tutti i soci appartenenti alle società iscritte alla Federazione, anche se stranieri..., e la seconda chiamata Campionato italiano e riservata ai soli giuocatori italiani o nazionalizzati... Alla prima sarà assegnata la Coppa Spensley... Alla seconda sarà invece assegnata la Coppa Buni... »

All'approvazione di tale ordine del giorno, la reazione dei Club classici fu durissima, sfociando addirittura nel ritiro dal torneo. LA FIF emanò dunque un ulteriore ordine del giorno:

« I delegati presenti, addolorati per il ritiro dei delegati delle società Club Torino, Milan Club, Libertas, Genoa Club, Naples FBC, affermano solennemente il concetto che nel proporre un campionato italiano riservato ai soli giuocatori italiani... hanno inteso dare maggior incremento al giuoco, diffondendolo ovunque in Italia, senza per questo pregiudicare i diritti delle società composte da giuocatori stranieri, alle quali hanno riservato la maggior gara di campionato federale. »
(Ordine del giorno della FIF, citato in Chiesa, p. 19.)

Le squadre "spurie internazionali" (composte cioè anche da stranieri) non ritornarono però sui propri passi, sia per protesta contro le nuove limitazioni contro gli stranieri, esistenti persino nel campionato federale (al quale potevano partecipare solo gli stranieri con dimora fissa in Italia), sia per il timore che, se avessero accettato la politica autarchica della Federazione, essa sarebbe stata soltanto il primo passo verso la completa epurazione degli stranieri dal campionato. Di conseguenza il Milan campione in carica, il Genoa e il Torino rifiutarono di partecipare al Campionato italiano, e si ritirarono anche dal torneo federale dopo le prime gare eliminatorie. Così riassumeva le assemblee federali che portarono a scindere in due il campionato il quotidiano torinese La Stampa:

« Gli amanti di questo sport ricordano come sempre maggiore divenisse il numero degli stranieri partecipanti [...impedendo] a società giovani di affermarsi a giocatori italiani o a cimentarsi in esse gare... Occorreva dunque escludere il campione straniero dalle Gare di campionato nazionale... Si decise quindi: 1º di far giuocare i campionati italiani soltanto a giuocatori italiani. 2º di indire, oltre a quel campionato, una gara di campionato federale, aperta a qualunque giocatore socio delle Società federate. Ambedue queste gare saranno suddivise in I, II e III Categoria. Concludendo, la gara preesistente fu lasciata tale e quale, cioè libera a tutti, ma le fu mutato il nome in Gara federale, mentre si istituì con il nome di Campionato italiano una gara importantissima, aperta ai soli italiani, e che avrà come premio la stupenda Coppa... Romolo Buni. »
(La Stampa del 2 dicembre 1907, citato in Chiesa, p. 19.)

Nella stagione 1908 si disputarono ben due campionati separati:

  1. quello federale vinto dalla Juventus contro il Doria.
  2. quello italiano vinto dalla debuttante Pro Vercelli.

Alla Juventus non fu però assegnata la Coppa Spensley che le spettava di diritto in quanto Campione Federale, perché il Milan detentore in carica (in quanto campione d'Italia nelle stagioni 1906 e 1907) l'aveva polemicamente riconsegnata a Spensley, rappresentante del Genoa; all'inizio della stagione successiva, fu deliberato che la Coppa venisse assegnata permanentemente al Milan, la società che l'aveva vinta per due volte di fila (1906 e 1907).[4] Per quanto riguarda il Campionato italiano, snobbato dalle grandi, fu la debuttante Pro Vercelli ad aggiudicarselo, approfittando della situazione: i nuovi arrivati neutralizzarono i liguri dell'Andrea Doria e i lombardi dell'US Milanese conquistando il loro primo titolo, bissato l'anno successivo. Il nuovo calcio italiano usciva così dalle metropoli: cominciava il periodo d'oro delle provinciali.

Albo d'oro
Stagione Campione federale Campione italiano
1908 Juventus Juventus[1] Pro Vercelli Pro Vercelli
1909 Pro Vercelli Pro Vercelli Juventus Juventus[1]
1909-10 Inter Inter Pro Vercelli Pro Vercelli[1]

La formula dei due tornei, uno ammettente anche gli stranieri e l'altro riservato ai soli italiani, si ripeté anche l'anno successivo:

  1. il campionato federale, aperto a tutti, fu vinto dalla Pro Vercelli
  2. il campionato italiano fu invece appannaggio della Juventus, trionfante contro l'USM

La Pro Vercelli vinse così la Coppa Zaccaria Oberti abbinata alla vittoria del Campionato federale, mentre la Juventus poté aggiudicarsi la Coppa Romolo Buni in quanto vincente il Campionato italiano.[5] Tuttavia, solo i due trionfi della Pro Vercelli nelle stagioni 1908 e 1909 sono riconosciuti attualmente dalla Federazione come "ufficiali", mentre i due tornei paralleli vinti dalla Juventus nei medesimi anni non vengono ritenuti tali, non venendo inseriti nell'albo d'oro del Campionato italiano di calcio. E ciò nonostante entrambi i tornei fossero stati organizzati dalla FIGC, come si evince dal suo regolamento organico per le stagioni 1908 e 1909, e la stessa FIGC all'epoca dei fatti avesse definito il campionato federale vinto dalla Juventus nel 1908 come "maggior gara" (più importante) rispetto al campionato italiano vinto dalla Pro Vercelli nel medesimo anno.[6]

La rosa del primo scudetto nerazzurro nel 1910.

I cambiamenti non finirono però qui, poiché in questo periodo nacquero due nuovi club frutto di scissioni dalle società originarie. Già nel 1906 soci dissidenti della Juventus si erano riuniti a sportivi orfani delle altre defunte squadre del capoluogo piemontese, fondando il Torino. Anche a Milano nel 1908 il Milan subì un'analoga secessione che diede origine all'Inter.

Nel frattempo la Federazione, ora ridenominata FIGC, fece una parziale marcia indietro riaprendo a quote di stranieri, ma soprattutto decise una drastica riforma del campionato. Sul modello della First Division inglese, nella stagione 1909-10 il meccanismo del torneo venne semplificato iscrivendo tutte le nove partecipanti ad un Girone Unico che avrebbe determinato una classifica di cui la squadra che ne avesse guadagnato la testa a fine stagione avrebbe vinto il titolo. La scissione tra campionato federale e campionato italiano non venne completamente abolita, perché, pur unificando i tornei, si decise di assegnare a fine stagione due titoli: la squadra composta da soli italiani meglio piazzata al termine della stagione avrebbe vinto il Campionato italiano, mentre la squadra "mista" (composta anche da stranieri) meglio piazzata avrebbe vinto il Campionato federale.[7] Alla fine del Campionato, però, essendo Inter e Pro Vercelli prime a pari merito a quota 25 punti, si decise di far disputare uno spareggio tra le due società per assegnare il titolo di campione federale, mentre il titolo di "Campione italiano" fu assegnato alla Pro Vercelli, essendo la miglior classificata tra le squadre composte soltanto da giocatori italiani. Il successo arrise ai giovani nerazzurri dopo un polemicissimo spareggio contro i campioni uscenti vercellesi, che, per protesta contro la FIGC riguardo alla scelta della data della disputa dello spareggio, schierò la quarta squadra comprendente giocatori dagli 11 ai 15 anni, che persero 10-3 contro la prima squadra dell'Inter.[8] Per il forte comportamento antisportivo, la Pro Vercelli subì una pesante squalifica per decreto della Federazione, poi ridotta.

L'allargamento del torneo[modifica | modifica sorgente]

Albo d'oro del Campionato dell'Italia centro-meridionale
Stagione Vincitore 2º posto Risultato finalissima
1912-13 Lazio Lazio Naples Naples 0 - 6 (vs. Pro Vercelli)
1913-14 Lazio Lazio Internazionale Napoli Internazionale Napoli 1 - 9 (vs. Casale)
1914-15 Lazio Lazio (Centro)
Internazionale Napoli Internazionale Napoli (Sud)
Interrotto per cause belliche.[9]
1919-20 Livorno Livorno Fortitudo Pro Roma Fortitudo Pro Roma 2 - 3 (vs. Inter)
1920-21 Pisa Pisa Livorno Livorno 1 - 2 (vs. Pro Vercelli)

La Federazione era a questo punto intenzionata ad allargare gli angusti confini del torneo, onde dargli davvero una valenza nazionale, ma il problema era, come si è detto, la nettissima differenza di valore fra le squadre provenienti dalle diverse parti del Paese. Nel 1910, comunque, la FIGC decise di innalzare il campionato veneto, che già si disputava da alcune stagioni, facendolo diventare parte del torneo nazionale a seguito dell'istituzione del "Comitato Regionale Veneto-Emiliano", a cui partecipò anche il Bologna, unica squadra a cui fu riconosciuto il livello di Prima Categoria. Nel 1911 furono inserite in Prima Categoria il Vicenza e nel 1912 il Venezia a sfidare i campioni occidentali, ma in entrambi i casi dato il troppo elevato valore tecnico la Pro Vercelli, nella gara conclusiva, inflisse loro sonore lezioni con cinque gol al passivo per i biancorossi e addirittura tredici per i neroverdi lagunari.

Per garantire la definitiva patente di nazionalità al titolo, la FIGC aveva però bisogno che il campionato coinvolgesse anche tutto il Centro e il Sud, e non solo la Pianura Padana. A quei tempi le formazioni meridionali disputavano vari tornei regionali inquadrati nella Terza Categoria, livello differente dalla Promozione perché non tutte le società potevano permettersi il possesso di un campo sportivo di misure minime (90x45 per la Terza Categoria) e cintato per permettere l'accesso al pubblico a pagamento (90x50 e cintato per la Promozione), limiti su cui la FIGC non ha mai derogato per nessuna squadra affiliata.

Data la disparità del numero delle società affiliate, per raggiungere l'obiettivo prefissatosi la Federazione non poteva non attuare una sfasatura tra l'organizzazione calcistica delle due parti del Paese, elevando d'ufficio i tornei del Sud alla Prima Categoria (per le squadre in possesso di un campo cintato di dimensioni 90x50), pur non essendo tali raggruppamenti minimamente paragonabili al livello tecnico raggiunto da quelli del Nord, ed apparendo dunque tale ricatalogazione puramente fittizia. Dato che contemporaneamente al Nord erano stati ristabiliti i gironi eliminatori regionali propedeutici al girone finale, gli incontri conclusivi fra i campioni del Nord e quelli del Sud presero il nome di girone finalissimo o, semplicemente, di finalissima. Questo piano di riforma del campionato resosi necessario per l'introduzione di promozioni e retrocessioni fra le due categorie maggiori dell'epoca (Prima e Seconda Categoria), il cosiddetto progetto Valvassori-Faroppa, venne approvato all'assemblea federale del 31 agosto 1912 con 27 voti contro 21 e a grandi linee prevedeva:[10]

Il Casale dello storico scudetto 1913-1914.
  • la disputa di tre gironi regionali (Piemonte, Lombardia (con la Liguria momentaneamente aggregata perché la stagione successiva andò a far parte integrante del Comitato Regionale Piemontese-Ligure - CRPL), Veneto-Emilia) nell'Italia settentrionale di massimo sei squadre ciascuno; le migliori di ogni girone si sarebbero qualificate alle finali Nord Italia mentre l'ultima di ogni girone sarebbe retrocessa;
  • l'istituzione di un torneo dell'Italia meridionale, anch'esso suddiviso in una prima fase a livello regionale e in una fase finale subnazionale tra i campioni regionali; la vincente del torneo centro-meridionale avrebbe affrontato per il titolo in finalissima i campioni del Nord;

Il complicato meccanismo testé descritto rese però sempre più lungo ed affollato il campionato perché, grazie al neo costituito campionato di Promozione che metteva in palio la promozione al massimo torneo, le retrocessioni stabilite sul campo venivano sistematicamente revocate all'inizio della stagione successiva grazie al progressivo e continuo allargamento del numero delle squadre ammesse alla massima categoria.

Nella stagione sportiva 1913-1914 venne la volta del piccolo ma grande rivelazione del torneo Casale, sorprendente formazione del Monferrato mentre il successivo torneo fu bloccato ad un passo dalla conclusione a causa dell'intervento italiano nella prima guerra mondiale. Per quest'ultima stagione il titolo del Genoa fu riconosciuto solo dopo la fine del conflitto.

La crisi del 1921 e la Prima Divisione[modifica | modifica sorgente]

Il numero delle partecipanti
Nella tabella qui sotto, possiamo capire l'incremento esponenziale delle partecipanti al campionato nel corso degli anni dieci e nell'immediato primo dopoguerra. Il torneo era riservato alle squadre del Triangolo Industriale fino al 1912, ammettendo nelle ultime due edizioni una rappresentante del Nord-Est alla finalissima. In quell'anno le società occidentali e quelle orientali vennero integrate in un unico campionato del Nord, ammettendo quindi alla finalissima la miglior squadra dell'Italia del Centro-Sud.
Stagione Fase regionale Fase nazionale Finalissima
1904 5 3
1905 6 3
1906 5 3
1907 6 3
1908 4 3
1909 9 4
1909-10 -- 9
1910-11 -- 9 and / rit
1911-12 -- 10 and / rit
1912-13 18 6 A Genova
1913-14 29 6 and / rit
1914-15 36 16
1919-20 48 18 A Bologna
1920-21 64 16 A Torino

Con la ripresa postbellica del 1919 cominciarono intensi dibattiti in vista di una riduzione e razionalizzazione del campionato, discussioni che sfociarono però in un nulla di fatto a causa dell'ostruzionismo delle provinciali che temevano per il proprio futuro all'interno di un eventuale torneo più elitario. L'Inter nel 1920 e la Pro Vercelli nel 1921 si laurearono così campioni dopo una lunghissima serie di gironi e partite, molte delle quali inutili e scontate. Nella stagione 1920-21 si arrivò addirittura a ben 88 squadre di cui 64 iscritte al torneo del Nord, quello di gran lunga più importante, tant'è che la finalissima si dovette disputare addirittura il 24 luglio.

Vittorio Pozzo, ideatore del campionato di Prima Divisione.

Vittorio Pozzo, sostenuto dalle grandi società, presentò quindi un piano di riforma che prevedeva l'eliminazione delle eliminatorie regionali, sostituite con grandi gironi estesi all'intero Nord Italia; ciò postulava ovviamente una decisa decurtazione delle partecipanti al campionato riducendo le partecipanti a sole 24 divise in due gruppi, un livello leggermente superiore a quello delle 16 ammesse alle semifinali della stagione in via di conclusione, calcolato in modo da mantenere sostanzialmente invariato il numero di gare disputate dai futuri campioni d'Italia rispetto al recente passato. Il progetto Pozzo prevedeva così:[11]

  1. una Prima Divisione, o Divisione A a 24 squadre, così suddivise: 7 del Piemonte, 5 della Lombardia, 3 del Piemonte, 4 dell'Emilia, 3 del Veneto e 2 della Toscana.
  2. una Seconda Divisione, o Divisione B a 48 squadre, a cui avrebbero partecipato le partecipanti al Campionato di Prima Categoria 1920-21 ma non ammesse alla nuova Prima Divisione, più le vincenti delle Finali di Promozione Regionale.
  3. una Terza Divisione, o Divisione C a livello regionale, a cui avrebbero partecipato le squadre di Promozione non ammesse alla Seconda Divisione, più le vincenti dei campionati di Terza Categoria Regionale.
  4. una Quarta Divisione, o Divisione D a livello regionale, corrispondente alla vecchia Terza Categoria Regionale.

Fu così che le 24 maggiori società italiane, approvando la riforma di Pozzo, si riunirono a Milano firmando il cosiddetto patto di Milano, che stabiliva che le squadre ammesse alla nuova Prima Divisione ridotta a 24 squadre sarebbero state solo loro.[12] Tale atto arbitrario generò alcune polemiche riguardo alla scelta delle 24 elette, perché se da un lato si ammettevano squadre che la stagione precedente avevano disputato campionati deludenti (come ad esempio il Brescia il cui giocatore Albertoni fu processato per professionismo e squalificato per due anni, eliminato nelle eliminatorie, e con il campo squalificato per ripetuti atti d'indisciplina, oppure l'Hellas Verona, eliminato nel girone Veneto), dall'altra parte si escludevano squadre che per meriti sportivi avrebbero avuto pieno diritto a parteciparvi, come la Bentegodi semifinalista subnazionale e Saronno e Trevigliese finaliste lombarde.[12] Le piccole società ritenevano inoltre che il numero di promozioni dalla Seconda alla Prima Divisione fosse troppo ridotto: solo la vincente della Seconda Divisione avrebbe sostituito una retrocedenda dalla Prima Divisione, mentre le società minori pretendevano un numero maggiore di promozioni.[12] Fu così che le società minori proposero un piano di riforma alternativo di quello Pozzo, il progetto delle società minori, concordato a Novi e a Milano:[12]

  1. Prima Categoria a 72 squadre, suddivise in otto gironi eliminatori.
  2. Promozione, senza cambiamenti e con le sei vincenti promosse.
  3. Terza Categoria, con l'esclusione delle terze squadre.

Il progetto prevedeva inoltre la disputa di una Coppa Italia, riservata per le eliminate dalla Prima Categoria e dalla Promozione.

Fu così che Pozzo arrivò a presentare il suo progetto a Torino, sede della Federazione, in un clima di tensione la mattina di domenica 24 luglio, lo stesso giorno della finalissima fra Pro Vercelli e Pisa in programma nel pomeriggio nel capoluogo piemontese, e in occasione della quale il Consiglio Federale era stato convocato. Le piccole società, ritrovatesi a loro volta a Novi Ligure il giorno prima, erano decise a dar battaglia. E infatti il Consiglio Federale, con 113 voti contro 65, bocciò la riforma Pozzo. L'insofferenza delle società metropolitane era però giunta al culmine: fu così che 24 squadre, le più forti e rappresentative, abbandonarono la federazione fondando una Confederazione Calcistica Italiana col compito di organizzare un campionato sul sistema del Progetto Pozzo (ma con la sola differenza che le ultime classificate dei gironi di Lega Nord non sarebbero retrocesse direttamente, bensì avrebbero potuto disputare degli spareggi-salvezza contro le migliori compagini di Seconda Divisione).[13] Nella stagione 1921-1922 si ebbero così due campioni, la federata Novese e una confederale Pro Vercelli giunta al canto del cigno, mentre la Coppa Italia FIGC fu vinta dal sorprendente Vado Ligure, una squadra di Promozione; l'insostenibilità di una situazione senza sbocchi portò le due fazioni a riconciliarsi di fronte a un arbitro super partes e sulla base del Compromesso Colombo, si che stabilì che:

  • le due associazioni sarebbero state riunificate mediante lo scioglimento della Confederazione e il reintegro delle società secessioniste nei ranghi federali;
  • il campionato 1922-23, ora denominato Prima Divisione sulla falsariga di quello organizzato dalla C.C.I., sarebbe stato composto da 36 squadre suddivise in tre gironi;
  • il nuovo torneo sarebbe stato gestito operativamente dalla Lega Nord e dalla Lega Sud della disciolta Confederazione e ora integrate nell'organigramma della Federazione;
  • nel settore meridionale si manteneva la solita struttura dei campionati regionali, riservandosi di operare tutte le misure necessarie per elevarne il tasso tecnico;
  • le vecchie categorie venivano abolite e tutte le squadre affiliate alla Federazione sarebbero state redistribuite su quattro livelli, di cui la Seconda Divisione e la Prima, a carattere nazionale e gestite dalle Leghe Nord e Sud, mentre i Comitati Regionali federali avrebbero continuato a organizzare il campionati regionali dove le precedenti categorie "Promozione" e Terza Categoria" sarebbero state trasformate in Terza e Quarta Divisione;
  • a partire dalla successiva stagione 1923-24, il campionato sarebbe stato formato da sole 24 squadre mediante la retrocessione di dodici squadre e il blocco una tantum delle promozioni;
  • la Federazione doveva riconoscere la piena validità del titolo di Campione d'Italia guadagnato dalla Pro Vercelli nel concluso torneo confederale.

Il Compromesso Colombo consacrava così la nuova massima categoria, la Prima Divisione, composta da una Lega Nord a 36 società, da ridursi a 24 a partire dalla stagione successiva, più una Lega Sud che invece continuava coi vecchi gironi regionali. La nuova Seconda Divisione comprendeva invece 48 società, suddivise in sei gironi da otto partecipanti, così stabilite:[14]

  • 4 perdenti gli spareggi previsti dal Compromesso Colombo, più le 2 perdenti gli spareggi-salvezza del torneo CCI[13]
  • 28 provenienti dalla Prima Categoria FIGC
  • 4 provenienti dalla Seconda Divisione CCI (i 4 campioni regionali)
  • 6 provenienti dalla Promozione FIGC (i 6 campioni regionali)
  • 2 provenienti dalla Venezia Giulia
  • 1 indicata dalla CCI
  • 1 indicata dalla FIGC

In seguito allo scioglimento o la mancata iscrizione di ben dieci delle aventi diritto a parteciparvi, furono ammesse al loro posto le seconde classificate dei campionati regionali di Promozione FIGC e Seconda Divisione CCI.[15]

Di fatto, quindi, il campionato di Prima Categoria fu soppresso e al suo posto furono istituite due nuove categorie di livello subnazionale/interregionale gestite dalla Lega Nord:

  • I livello: Prima Divisione a 36 squadre, campionato subnazionale (con gironi estesi a tutto il settentrione)
  • II livello: Seconda Divisione a 48 squadre, campionato interregionale ma con fase finale subnazionale.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f Titolo oggi disconosciuto dalla FIGC.
  2. ^ Carlo Fontanelli, La Biblioteca del calcio "La legge del Genoa" - I campionati italiani della stagione 1904, Empoli, GEO Edizioni, 2001.
  3. ^ Chiesa, p. 18.
  4. ^ Chiesa, pp. 20-21.
  5. ^ Chiesa, p. 21.
  6. ^ Chiesa, p. 19.
  7. ^ Chiesa, p. 24.
  8. ^ Chiesa, pp. 25-32.
  9. ^ La FIGC interruppe il torneo quando giunse la notizia della mobilitazione contro l'Austria. Le classifiche furono dichiarate definitive, nonostante mancasse l'ultima giornata delle semifinali. Non si giocarono né la finale del centro-sud, né la finalissima nazionale.
  10. ^ L'assemblea generale della Federazione del Foot-Ball, La Stampa, 2 settembre 1912. URL consultato il 7-11-2010.
  11. ^ La Cronaca sportiva del lodigiano e del cremasco (08/lug/1921, Fasc. 25), p. 1
  12. ^ a b c d La Cronaca sportiva del lodigiano e del cremasco (15/lug/1921, Fasc. 26), p. 1
  13. ^ a b Stefano Olivari, Lo stile di Rosetta in blog.guerinsportivo.it, 15 febbraio 2011. URL consultato il 13 gennaio 2012.
  14. ^ La Cronaca sportiva (07/lug/1922, Fasc. 25), pp. 2-3.
  15. ^ La Cronaca sportiva (03/nov/1922, Fasc. 36), p. 1.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Carlo F. Chiesa, La grande storia del calcio italiano, Guerin Sportivo, 2012-
    • 1.a puntata: 1898-1907, pp. 1-16, in Guerin Sportivo #4 (aprile 2012), pp. 83-98.
    • 2.a puntata: 1908-1910, pp. 17-32, in Guerin Sportivo #5 (maggio 2012), pp. 83-98.
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