Caso Genoa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca

Il caso Genoa è stato un caso di illecito sportivo che ha coinvolto la società sportiva del Genoa nell'estate 2005, accusata di aver influenzato illecitamente il risultato di una partita del campionato di Serie B nella stagione 2004-2005.

L'11 giugno 2005, battendo in casa il Venezia per 3-2, il Genoa avrebbe dovuto ottenere la promozione in Serie A dopo dieci anni passati tra i cadetti.

Ma, pochi giorni dopo, due magistrati genovesi, Alberto Lari e Giovanni Arena, nell'ambito di un'indagine in corso da molti mesi riguardante casi di scommesse clandestine, fornirono alle autorità della giustizia sportiva materiale utile ad istruire un processo sportivo riguardante la partita Genoa-Venezia, sulla quale avevano appuntato la loro attenzione, disponendo di mezzi di intercettazione ed utilizzando il reato di associazione a delinquere a carico degli indagati, atteso che la sola imputazione per il reato di frode nelle competizioni sportive non avrebbe permesso tale mezzo di ricerca delle prove. Alcuni mesi dopo gli stessi PM disposero la derubricazione del reato.

Il 14 giugno, i carabinieri fermarono nei pressi di Cogliate un'auto su cui viaggiava Giuseppe Pagliara, dirigente del Venezia. Durante la perquisizione, venne rinvenuta una busta gialla formato A4 contenente 250.000 euro: i Carabinieri chiesero a Pagliara da dove provenivano tutti quei soldi, e Pagliara rispose di essere un dirigente del Venezia, e di avere appena venduto al Genoa il giocatore paraguagio Ruben Maldonado. I 250.000 euro sarebbero stati un anticipo della somma pattuita.

In effetti, nei pressi del luogo dove era avvenuto il fermo, c'è la sede della Giochi Preziosi S.p.A., di proprietà di Enrico Preziosi, presidente del club ligure, e nella busta, insieme con i soldi, era presente un modulo di contratto di vendita che riguardava proprio il giocatore Maldonado. Il contratto, però, non era redatto su modulo federale e i carabinieri invitarono dunque Pagliara a seguirli e posero sotto sequestro i soldi per accertamenti. Secondo i PM genovesi, su mandato dei quali avevano agito i militi, quelli erano infatti i soldi con cui le due squadre avevano truccato la partita.

A riprova della combine un'intercettazione di una telefonata tra lo stesso Enrico Preziosi e Franco Dal Cin (ex Presidente ed ex proprietario del Venezia), nella quale i due protagonisti cercavano di mettersi d'accordo sull'esito della partita.

Un altro elemento sospetto fu che il portiere veneto Lejsal, che era stato il migliore dei suoi, venne sostituito alla fine del primo tempo dopo aver subito un colpo alla mano parso di lieve entità. Anche l'estremo difensore ceco fu inserito dalla pubblica accusa nel registro degli indagati insieme ai compagni di squadra Massimo Borgobello e Massimiliano Esposito.

Indice

[modifica] Processo sportivo

[modifica] Richieste di accusa

Dopo gli interrogatori, la procura Federale della FIGC espresse le richieste di accusa il 24 luglio 2005 davanti alla Commissione Disciplinare della Lega Nazionale Professionisti;

Società

  • 600px Rosso e Blu con striscia Bianco e croce Rossa su sfondo Bianco.png Genoa: declassamento all'ultimo posto del Campionato di Serie B 2004-2005 con conseguente retrocessione in Serie C1 con 3 punti di penalizzazione.
  • 600px Verde Nero e Arancione (Diagonale).png Venezia: non giudicabile in quanto la società fallì un mese prima.

Dirigenti società

Calciatori

[modifica] Sentenza di primo grado

La sentenza di primo grado venne resa pubblica il 27 luglio 2005 con le seguenti decisioni;

Società

  • 600px Rosso e Blu con striscia Bianco e croce Rossa su sfondo Bianco.png Genoa: declassamento all'ultimo posto del Campionato di Serie B 2004-2005 con conseguente retrocessione in Serie C1 con 3 punti di penalizzazione.

Dirigenti società

Calciatori

[modifica] Sentenza d'appello

L'8 agosto 2005 la CAF diede la parola definitiva al procedimento sportivo;

Società

  • 600px Rosso e Blu con striscia Bianco e croce Rossa su sfondo Bianco.png Genoa: retrocessione in Serie C1 con 3 punti di penalizzazione.

Dirigenti società

Calciatori

[modifica] Ricorso al tribunale civile

Successivamente il Genoa, non condividendo le decisioni della giustizia sportiva, fece ricorso al Tribunale Civile di Genova sostenendo che il processo di secondo grado si era svolto in modo irregolare e sottolineando il fatto che le intercettazioni telefoniche, che inchiodarono i dirigenti liguri, erano state utilizzate in maniera illegale.

Il 19 agosto il giudice genovese Alvaro Vigotti, dopo aver analizzato il ricorso del Genoa e quello della Federazione Italiana Giuoco Calcio, decise di dare ragione alla linea della FIGC, sottolineando il fatto che il processo d'appello si era svolto in maniera regolare e che le intercettazioni telefoniche erano state fornite dalla magistratura ordinaria genovese a quella sportiva in maniera legale[1].

Inoltre il giudice sottolineò il fatto che, in caso di retrocessione per illecito sportivo, una società sportiva non poteva ricorrere alla giustizia ordinaria e, per questi motivi, il Genoa si vide respingere i ricorsi e dovette inghiottire il rospo accettando la retrocessione. Per questo episodio a metà stagione venne penalizzato di altri 3 punti da parte della Commissione Disciplinare della Lega Calcio di Serie C, poi annullati dalla CAF.

[modifica] Processo penale

Dalle indagini penali del 2005 venne fuori il sospetto di combine di altre partite, commesse dalla dirigenza rossoblu. Questi sospetti decaddero, così come l'accusa di associazione a delinquere, mentre rimase in piedi l'accusa di frode sportiva.

Nel giugno 2006 iniziò il processo penale e vennero rinviati a giudizio le seguenti persone: Enrico Preziosi, Matteo Preziosi (figlio del presidente genoano), Stefano Capozucca, Franco Dal Cin, Michele Dal Cin e Giuseppe Pagliara con l'accusa di frode sportiva.

Nel febbraio del 2007 l'accusa chiese 8 mesi di reclusione a tutti gli imputati.

[modifica] Sentenza di 1º grado

Il 2 marzo 2007 il Tribunale di Genova emise la sentenza di primo grado: Enrico Preziosi, Matteo Preziosi, Stefano Capozucca, Franco Dal Cin e Giuseppe Pagliara condannati a 4 mesi di carcere per frode sportiva.

L'unico assolto, per non aver commesso il fatto, fu Michele Dal Cin[2].

[modifica] Sentenza di 2º grado

Il 27 novembre 2008, al termine del processo d'appello, vennero confermate le decisioni del processo di 1º grado; 4 mesi di reclusione per frode sportiva ad Enrico e Matteo Preziosi, Stefano Capozucca, Franco Dal Cin e Giuseppe Pagliara. Confermata anche l'assoluzione di Michele Dal Cin per non aver commesso il fatto.

[modifica] Rinvio della Cassazione e nuova sentenza di 2º grado

La Corte di Cassazione il 25 febbraio 2010 ha annullato la prima sentenza di secondo grado, disponendo il rinvio del processo ad altra sezione della Corte d'appello di Genova. La seconda sentenza d'appello, in data 15 febbraio 2011, conferma la condanna a 4 mesi per Enrico Preziosi e dispone l'assoluzione per il figlio Matteo, per Capozzucca e per Francesco Dal Cin.[3]

[modifica] Note

  1. ^ Il Genoa resta in C, si scatenano gli ultrà
  2. ^ Quattro mesi a Preziosi per frode sportiva
  3. ^ Genoa-Venezia, pena confermata in appello per Preziosi
calcio Portale Calcio: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di calcio
Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti
Altre lingue