Calciopoli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il termine Calciopoli suole indicare uno scandalo che ha investito il calcio italiano nel 2006, coinvolgendo diverse società professionistiche fra le più importanti e numerosi dirigenti sia delle stesse società sia dei principali organi calcistici italiani (Federazione Italiana Giuoco Calcio, Lega Nazionale Professionisti, Associazione Italiana Arbitri), oltre ad alcuni arbitri ed assistenti. In ordine di tempo si è trattato del terzo grande scandalo nella storia del calcio italiano, dopo i due scandali relativi alle scommesse del 1980 e del 1986, anche se come portata ed effetti è stato certamente maggiore dei due precedenti. Successivamente nel 2011 ci fu un ulteriore scandalo, soprannominato Calcioscommesse. Le prime avvisaglie di Calciopoli emersero nel 2005 mediante alcune indiscrezioni di stampa relative ad indagini sul calcio condotte dalla Procura di Torino. L'inchiesta, denominata Offside e condotta dal Procuratore Raffaele Guariniello (già noto per precedenti indagini sul mondo del calcio), si era chiusa con l'archiviazione (per l'inesistenza di situazioni penalmente rilevanti) ma anche col contestuale invio di materiale, ritenuto rilevante sul piano disciplinare, alla FIGC. Le indiscrezioni di stampa si moltiplicarono nella primavera del 2006 e infine lo scandalo venne alla luce con la pubblicazione delle prime intercettazioni telefoniche a partire dal 2 maggio 2006, ossia a pochi giorni dalla conclusione della stagione calcistica 2005-2006 (anche se le intercettazioni in realtà erano tutte relative alla stagione 2004-2005). Lo scandalo fu battezzato dagli organi di informazione in vari modi, ma alla fine è storicamente prevalso il termine Calciopoli per analogia con Tangentopoli (laddove in quel caso a reggere l'espressione era il termine tangente).

Prime conseguenze dello scandalo[modifica | modifica wikitesto]

Nel giro di pochi giorni arrivarono le dimissioni del presidente della FIGC Franco Carraro, di uno dei suoi vice, Innocenzo Mazzini, del presidente dell'AIA Tullio Lanese e dei due principali dirigenti della Juventus, il direttore generale Luciano Moggi e l'amministratore delegato Antonio Giraudo (seguite poi da quelle dell'intero consiglio d'amministrazione della società torinese). Dopo essere stato deferito dalla Procura Federale, si dimise anche il presidente della Lega Calcio Adriano Galliani. Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano decise di commissariare la Federcalcio, nominando l'avvocato Guido Rossi come commissario.

Indagini e procedimenti disciplinari[modifica | modifica wikitesto]

Le indagini da parte del Procuratore Federale Stefano Palazzi, relativamente al primo e più importante filone (coinvolgente le società che nella classifica del Campionato Italiano di Serie A 2005-2006 erano in posizione utile per la qualificazione alle coppe europee 2006-2007), si conclusero alla fine di giugno 2006. Dal momento che i deferimenti avevano riguardato, oltre ad esponenti della Lega Calcio, anche dirigenti federali ed esponenti dell'AIA, il processo sportivo di primo grado non poteva tenersi presso le rispettive Commissioni Disciplinari (all'epoca non esisteva ancora la CD nazionale) e fu pertanto svolto presso la Commissione d'Appello Federale (storico organo chiamato solitamente a decidere in secondo grado). Il procedimento d'appello, conseguentemente, fu tenuto presso la Corte Federale (organo che era solitamente chiamato in causa solo per vizi formali o per fornire pareri ed interpretazioni). I due procedimenti si chiusero rispettivamente il 14 ed il 25 luglio 2006, permettendo di stilare una classifica definitiva della Serie A 2005-2006, al netto delle penalizzazioni inflitte a Juventus, Milan, Fiorentina e Lazio, utilizzata per determinare i club italiani qualificati alla UEFA Champions League 2006-2007 ed alla Coppa UEFA 2006-2007. Sulla base della medesima classifica, dopo aver sentito il parere di una commissione di tre saggi appositamente incaricata, il 26 luglio 2006 la FIGC emetteva un comunicato stampa in cui riconosceva all'Inter, prima classificata dopo le sanzioni inflitte a Juventus e Milan, il titolo di Campione d'Italia 2005-2006. Un secondo filone di indagini coinvolse due società minori, Reggina ed Arezzo (quest'ultimo militante in Serie B all'epoca). I processi sportivi relativi a questo ulteriore filone si chiusero nel mese di agosto 2006.

Ricorsi[modifica | modifica wikitesto]

Successivamente ed in tempi diversi (tra agosto 2006 e giugno 2007), furono discussi gli ulteriori ricorsi alla Camera di Conciliazione ed Arbitrato per lo Sport, organo istituito all'epoca presso il CONI. Falliti tutti i tentativi di conciliazione tra le parti, i vari lodi arbitrali consentirono a diversi tesserati "sconti" anche notevoli sui periodi di inibizione comminati dalla Corte Federale, mentre ad alcune società furono ridotte le penalizzazioni in classifica. Una sola società, l'Arezzo, tentò successivamente anche il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio. Il ricorso fu respinto, ma in questo modo i toscani violarono la clausola compromissoria che vieta il ricorso alla giustizia ordinaria. Il ricorso al TAR del Lazio era stato in un primo momento avanzato anche dalla Juventus, addirittura prima ancora dell'arbitrato, ma era stato poi ritirato.

Sanzioni finali[modifica | modifica wikitesto]

La società maggiormente colpita dalla giustizia sportiva fu proprio la Juventus: riconosciuta colpevole di illecito sportivo, le fu revocato il titolo di Campione d'Italia 2004-2005 e non le fu assegnato nemmeno quello 2005-2006 in quanto fu retrocessa all'ultimo posto in classifica. La squadra scese così per la prima volta in Serie B e dovette scontare anche un'ulteriore penalizzazione di 9 punti nella classifica del Campionato Italiano di Serie B 2006-2007. Penalizzazioni di varie entità furono inflitte anche a Fiorentina, Milan, Lazio, Reggina ed Arezzo, da scontarsi in parte nel Campionato 2005-2006, in parte in quello successivo. Fra i tesserati, le sanzioni più pesanti colpirono gli ex dirigenti bianconeri Luciano Moggi ed Antonio Giraudo e l'ex vicepresidente federale Innocenzo Mazzini: per tutti e tre la massima pena, ossia cinque anni di inibizione con proposta di radiazione. Tale proposta fu successivamente accolta dagli organi competenti, trasformando di fatto la sanzione in una squalifica a vita.

Il processo penale[modifica | modifica wikitesto]

Il processo penale di primo grado su Calciopoli ebbe luogo tra il 2008 ed il 2011 presso il tribunale di Napoli.

Dopo l'esito in primo grado del processo di Napoli e la dichiarazione di non competenza del TNAS, la Juventus presentò nel novembre 2011 un ricorso al TAR del Lazio contro la Federcalcio e l'Inter, chiedendo un risarcimento danni di circa 444 milioni di euro derivanti, secondo la tesi bianconera, dalla disparità di trattamento sui fatti di calciopoli fra gli eventi del 2006 e quelli del 2011. Il club torinese sottolineava altresì come il processo di primo grado di Napoli avesse comunque escluso responsabilità della società sulle violazioni commesse dai propri dirigenti. Il ricorso al TAR suscitò reazioni piuttosto dure da parte del presidente della FIGC Abete e soprattutto del presidente del CONI Gianni Petrucci, alle quali il presidente juventino Andrea Agnelli rispose con la proposta al massimo dirigente dello sport italiano di convocare un tavolo di discussione per risolvere la questione. Per qualche settimana aleggiò la possibilità di una soluzione "pacifica" della querelle: Petrucci convocò il cosiddetto "tavolo della pace" per il 14 dicembre 2011. L'incontro si risolse tuttavia con un nulla di fatto: gli stessi Petrucci ed Abete dovettero ammettere che le posizioni delle parti erano troppo distanti.

Le accuse[modifica | modifica wikitesto]

Le accuse rivolte ai molteplici imputati, tra cui spiccano i nomi di Luciano Moggi e Antonio Giraudo per la Juventus, dei fratelli Diego ed Andrea Della Valle per la Fiorentina, di Claudio Lotito per la Lazio e di Pasquale Foti per la Reggina, spaziavano dalla violazione delle norme di lealtà, correttezza e probità sportiva (art. 1 del Codice di Giustizia Sportiva vigente all'epoca) all'illecito sportivo vero e proprio (art. 6 del CGS). Furono coinvolti nello scandalo anche i due designatori arbitrali della CAN A dell'epoca, cioè Pierluigi Pairetto e Paolo Bergamo, e diversi arbitri: Massimo De Santis, che avrebbe dovuto rappresentare l'Italia al Campionato mondiale di calcio 2006 (sostituito in seguito allo scandalo da Roberto Rosetti), Paolo Dondarini, Gianluca Paparesta, Paolo Bertini, Domenico Messina, Gianluca Rocchi, Paolo Tagliavento, Pasquale Rodomonti. Accusati anche i vertici della Federcalcio, precisamente il presidente Franco Carraro ed il vicepresidente Innocenzo Mazzini, ed il presidente dell'AIA Tullio Lanese.

Secondo l'accusa i dirigenti di società coinvolti intrattenevano rapporti con i designatori arbitrali atti ad influenzare le designazioni per le partite delle proprie squadre in modo da ottenere arbitri considerati favorevoli. In questo erano spesso appoggiati o spalleggiati dagli esponenti della federazione coinvolti nell'inchiesta. Sempre secondo l'accusa era pratica comune inoltrare attraverso i designatori arbitrali o la FIGC recriminazioni e velate minacce nei confronti degli arbitri considerati non favorevoli.

Luciano Moggi risultò essere in contatto anche con giornalisti ed opinionisti della tv e della carta stampata, come Aldo Biscardi e l'ex arbitro ed ex designatore Fabio Baldas (alcune telefonate evidenziano come Moggi suggerisse l'interpretazione degli episodi mostrati dalla moviola durante Il processo di Biscardi). Persino l'allora Ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, secondo le intercettazioni, avrebbe richiesto tramite Moggi favori arbitrali per la squadra del Sassari Torres, militante all'epoca in Serie C1. Oltre a Biscardi (La7) avevano regolari contatti telefonici con il dirigente juventino anche i giornalisti Tony Damascelli (Il Giornale), Guido D'Ubaldo (Corriere dello Sport), Franco Melli (Il Tempo e ospite a Il processo di Biscardi), Lamberto Sposini (TG5 e ospite a Il processo di Biscardi), Giorgio Tosatti (Raisport), Ignazio Scardina (Rai Sport) e Ciro Venerato (Rai Sport). La posizione di quasi tutti i cronisti sotto il profilo penale fu archiviata nel 2007, anche se molti di loro furono sospesi per qualche tempo dall'Ordine dei giornalisti (erano accusati di farsi consigliare da Moggi cosa dire in tv o cosa scrivere sui loro giornali). L'unico ad essere indagato e processato per associazione a delinquere fu Ignazio Scardina, per altro poi assolto in primo grado dal tribunale di Napoli.

Intervenuto in TV alla trasmissione Matrix, condotta da Enrico Mentana, l'ex designatore Paolo Bergamo affermò che le telefonate a lui ed al suo collega Pierluigi Pairetto da parte dei dirigenti delle diverse squadre erano molto frequenti. In particolare dichiarò di aver ricevuto spesso telefonate dai dirigenti dell'Inter, squadra a cui era stato assegnato a tavolino lo Scudetto 2005-2006. Bergamo disse anche di aver parlato più volte, durante la stagione calcistica 2003-2004, con l'allora allenatore della Roma, Fabio Capello, per concordare le designazioni delle gare dei giallorossi. La FIGC non ha considerato queste affermazioni valide perché venissero aperti nuovi filoni d'indagine, visto che non c'erano prove che potessero confermarle. Alcune intercettazioni riguardanti i dirigenti dell'Inter erano viceversa uscite, ma non furono giudicate rilevanti fino al 2010, quando furono portate al processo di Napoli dagli avvocati della difesa.

Insistenti voci, nel corso dello svolgimento delle indagini, hanno avanzato il timore che la possibile vittoria della Nazionale italiana al Campionato mondiale di calcio 2006 (poi effettivamente verificatasi) avrebbe potuto insabbiare la vicenda, magari portando a una sorta di amnistia come avvenuto per il Calcioscommesse del 1980 dopo la vittoria azzurra al Mundial 1982. L'allora Ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport Giovanna Melandri scartò subito l'ipotesi amnistia, ma non mancarono forze politiche, come UDEUR e Forza Italia, che invece provarono a promuovere l'idea.[1]

Le 19 partite di Serie A sotto inchiesta[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito l'elenco delle 19 partite di Serie A sotto inchiesta[2]:

Richieste d'accusa[modifica | modifica wikitesto]

Richieste d'accusa

Sentenze di primo grado (Commissione d'Appello Federale)[modifica | modifica wikitesto]

Sentenze di primo grado

Sentenze d’appello (Corte Federale)[modifica | modifica wikitesto]

Sentenze d'appello

Sentenze definitive (Camera di Conciliazione ed Arbitrato presso il CONI)[modifica | modifica wikitesto]

A seguito delle pesanti sanzioni inflitte dalla Corte Federale della FIGC (ultimo grado di giudizio in seno alla Federcalcio) tutte le società e i tesserati presentarono ricorso alla Camera di Conciliazione ed Arbitrato istituita presso il CONI. In nessun caso fu raggiunta la conciliazione e si dovette procedere, caso per caso, alla creazione di un comitato d'arbitrato. In attesa che fossero chiarite le controversie, la FIGC sospese le pene accessorie (multe e squalifiche del campo).

Solo la dirigenza della Juventus, in un primo momento, aveva invece presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, rischiando con ciò sanzioni da parte della FIGC per violazione della clausola compromissoria che vieta il ricorso alla giustizia ordinaria: la richiesta era la riassegnazione della Serie A (con penalizzazione massima di 20 punti) e la restituzione dei due scudetti revocati. Tale richiesta si basava sulla sproporzione tra la pena inflitta alla Juventus ed a quelle inflitte alle altre formazioni coinvolte, sproporzione che era quantificata dai legali della società da una valutazione del danno economico arrecato dalla retrocessione quantificata in 130 milioni di euro. Attraverso una lettera, Guido Rossi (commissario straordinario della FIGC) prendeva le distanze da quelle che erano le decisioni della società e annunciava, col CONI, una richiesta di risarcimento contro i bianconeri "per aver danneggiato l'immagine del calcio italiano". Dopo trattativa tra il CONI, la FIGC e la dirigenza juventina il Consiglio di Amministrazione della Juventus decise di ritirare il ricorso al TAR, evitando un possibile slittamento dell'inizio dei campionati di Serie A e B, per cercare di ottenere anch'essa una riduzione della penalizzazione in sede di arbitrato sportivo. La retromarcia della dirigenza bianconera fu dovuta anche alla minaccia da parte del presidente della FIFA Joseph Blatter di escludere da tutte le competizioni internazionali per club e per le Rappresentative nazionali l'intera Federazione italiana per cinque anni (i regolamenti internazionali prevedono che se una squadra fa ricorso ad un tribunale ordinario e la Federcalcio d'appartenenza non glielo impedisce l'intera Federazione è esclusa da tutte le competizioni estere)[3].

Il 27 ottobre 2006, la Camera di Conciliazione e Arbitrato del CONI diramò le definitive sanzioni nei confronti delle quattro società coinvolte nel primo filone di indagini. Il 12 dicembre 2006 fu la volta delle altre due società. Le sanzioni nei confronti dei dirigenti furono invece diramate in varie date successive.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Dirigenti società[modifica | modifica wikitesto]

  • Claudio Lotito (11 dicembre 2006): 4 mesi (contro i due anni e 6 mesi nella sentenza della Corte Federale).
  • Adriano Galliani (18 dicembre 2006): 5 mesi (contro i 9 nella sentenza della Corte Federale).
  • Luciano Moggi (7 marzo 2007): confermati i 5 anni con proposta di radiazione (il CONI si è dichiarato incompetente in quanto Luciano Moggi non è più tesserato federale).
  • Diego Della Valle (27 marzo 2007): 8 mesi (contro i 3 anni e 9 mesi nella sentenza della Corte Federale).
  • Andrea Della Valle (27 marzo 2007): 1 anno e 1 mese (contro i 3 anni nella sentenza della Corte Federale).
  • Sandro Mencucci (27 marzo 2007): 1 anno e 5 mesi (contro i due anni e 6 mesi nella sentenza della Corte Federale).
  • Antonio Giraudo (28 maggio 2007): confermati i 5 anni con proposta di radiazione (il CONI si è dichiarato incompetente).
  • Leonardo Meani (28 maggio 2007): 2 anni e 2 mesi (contro i due anni e 6 mesi nella sentenza della Corte Federale).
  • Pasquale Foti (5 giugno 2007): 1 anno e 1 mese (contro i due anni e 6 mesi nella sentenza della Corte Federale).

Arbitri[modifica | modifica wikitesto]

Designatori arbitrali e dirigenti FIGC[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Carraro (8 novembre 2006): ammenda di 80.000 euro (confermata la multa ma tolta la diffida).
  • Pierluigi Pairetto (28 marzo 2007): 2 anni e 6 mesi (contro i 3 anni e 6 mesi nella sentenza della Corte Federale).
  • Innocenzo Mazzini (12 aprile 2007): confermati i 5 anni con proposta di radiazione.
  • Tullio Lanese (6 luglio 2007): 1 anno (contro i due anni e 6 mesi nella sentenza della Corte Federale).
  • Gennaro Mazzei (11 giugno 2007): 2 anni (contro i 3 anni nella sentenza della Corte Federale).

Radiazione di Giraudo, Mazzini e Moggi[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 giugno 2011, ad oltre 4 anni di distanza dalle sentenze definitive dell'arbitrato CONI, la Commissione Disciplinare Nazionale della FIGC accolse le proposte di radiazione nei confronti di Antonio Giraudo, Innocenzo Mazzini e Luciano Moggi (che un mese dopo avrebbero finito di scontare i cinque anni di inibizione). La tempistica così lunga fu dovuta alle modifiche intercorse nel frattempo nello statuto federale, che avevano trasferito il potere di decidere sulle proposte di radiazione dal presidente federale alla CDN (non senza polemiche). La "preclusione alla permanenza in qualsiasi rango e categoria della FIGC" fu confermata anche nei successivi gradi di giudizio: il 9 luglio 2011 dalla Corte di Giustizia Federale[4][5] ed il 4 aprile 2012 dall'Alta Corte di Giustizia Sportiva istituita presso il CONI[6].

Il 3 agosto 2012 la III sezione del Tar del Lazio ha respinto le richieste con cui Moggi sollecitava la sospensione del provvedimento dell'Alta Corte di Giustizia del Coni[7].

Situazione dopo la sentenza del CONI[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alle sentenze, il quadro dei campionati di Serie A e B nella stagione 2006-2007 si presentava così:

Serie A[modifica | modifica wikitesto]

Serie B[modifica | modifica wikitesto]

Conseguenze delle sanzioni sportive relative a Calciopoli[modifica | modifica wikitesto]

  • Nonostante i 30 punti di penalizzazione, il Milan riuscì successivamente a qualificarsi alla Champions League 2006-2007 (ed a vincerla) sia pur partendo dal preliminare estivo. Tuttavia l'UEFA espresse molte perplessità sulla possibilità di far partecipare ad una competizione internazionale un club coinvolto in uno scandalo.[8]
  • Senza i 15 punti di penalizzazione, la Fiorentina avrebbe concluso la stagione al terzo posto, anziché al sesto e si sarebbe qualificata ai preliminari di Champions League, davanti a Milan (quarto con 69 punti senza i -8) e Lazio, partita con -11 e rimasta -3 dopo la sentenza del CONI, che invece avrebbe disputato la Coppa UEFA.
  • Senza penalizzazione, la Reggina avrebbe concluso il campionato all'ottavo posto. Da ricordare però che il club calabrese, partito da -15, ebbe uno sconto di quattro punti grazie alla sentenza del CONI a campionato in corso; con quei quattro punti di penalizzazione in più sarebbe retrocessa in Serie B al posto del Chievo.

Calciopoli bis[modifica | modifica wikitesto]

Le nuove intercettazioni e l'istanza della Juventus contro lo scudetto assegnato a tavolino[modifica | modifica wikitesto]

Fra il 2010 e il 2011 il Procuratore Federale Stefano Palazzi effettuò nuove indagini relative alle ulteriori intercettazioni telefoniche emerse durante il procedimento penale in corso presso il Tribunale di Napoli, giudicate non rilevanti nel processo sportivo del 2006[9][10]. Inoltre, sempre alla luce del nuovo materiale probatorio, la Juventus presentò il 10 maggio 2010 un'istanza ai presidenti di CONI e FIGC, alla Procura Federale e al Procuratore Federale Capo, per chiedere la revisione della decisione di assegnare il titolo di Campione d'Italia 2005-2006 all'Inter e pertanto la revoca della medesima assegnazione[11].

La relazione di Palazzi[modifica | modifica wikitesto]

A chiusura delle indagini Palazzi trasmise alla FIGC una relazione[12], resa pubblica il 1º luglio 2011, nella quale venivano contestate violazioni a diversi tesserati (molti dei quali non coinvolti nei processi del 2006). In particolare risultava coinvolta l'Inter nelle persone di Giacinto Facchetti, presidente all'epoca dei fatti ma nel frattempo scomparso, e di Massimo Moratti, socio di riferimento del club all'epoca dei fatti oltre che predecessore e successore di Facchetti alla presidenza. Nella relazione la Procura Federale contestava l'illecito sportivo[13] a Facchetti e, per illustrare le motivazioni della decisione sull'istanza della Juventus, presumeva che anche le condotte messe in atto dai vertici del club nerazzurro avessero violato gli articoli 1 e 6 del vecchio codice di giustizia sportiva, in quanto dirette ad assicurare un vantaggio in classifica mediante il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale. Tuttavia il Procuratore Federale, contestualmente, rilevò la sopraggiunta prescrizione di tutte le violazioni contestate sia ai dirigenti nerazzurri sia agli altri soggetti oggetto di indagine (fra i quali il presidente del Cagliari Massimo Cellino, il presidente del Chievo Luca Campedelli, l'ex dirigente del Palermo Rino Foschi, l'ex dirigente del Vicenza Sergio Gasparin, l'ex collaboratore del Brescia e della Lazio Nello Governato, il presidente dell'Empoli Fabrizio Corsi, l'ex allenatore dell'Udinese Luciano Spalletti)[13].

La non competenza della giustizia sportiva su Calciopoli bis[modifica | modifica wikitesto]

Conseguentemente alla prescrizione dei fatti, il 18 luglio il Consiglio Federale FIGC, approvando a maggioranza una delibera del presidente Giancarlo Abete, rigettò l'istanza di revoca dell'assegnazione dello scudetto presentata dalla Juventus, per mancanza dei presupposti giuridici. In proposito però lo stesso Abete dichiarò alla stampa che avrebbe preferito che qualcuno avesse rinunciato alla prescrizione (possibilità esplicitata anche dal procuratore Palazzi nella sua relazione). Durante il consiglio federale fu letto anche un messaggio dell'ex commissario FIGC Guido Rossi, che spiegava come in occasione dell'assegnazione dello scudetto contestato all'Inter la Federazione non potesse essere a conoscenza delle intercettazioni telefoniche riguardanti i nerazzurri, venute alla luce successivamente al processo di Napoli.

Il presidente della Juventus Andrea Agnelli criticò duramente la mancata presa di posizione della FIGC, accusandola di "disparità di trattamento" in situazioni analoghe, e in una conferenza stampa il 10 agosto a Roma annunciò il ricorso al Tribunale Nazionale d'Arbitrato per lo Sport (TNAS) contro la delibera del Consiglio Federale, dichiarando inoltre che la società era pronta a perseguire anche la via della giustizia ordinaria qualora non avesse ottenuto soddisfazione neanche dall'organo di giustizia del CONI. In effetti anche il TNAS dichiarò la propria incompetenza sul ricorso presentato dai bianconeri, in due distinti momenti: il 9 settembre il presidente del tribunale dichiarò la non competenza sulla richiesta di risarcimento danni; il 15 novembre il collegio arbitrale, acquisite le memorie del club bianconero e delle controparti FIGC ed Inter, dichiarò la non competenza del TNAS anche in merito alla delibera del Consiglio FIGC del 18 luglio 2011.

I ricorsi della Juventus alla giustizia ordinaria ed il "tavolo della pace"[modifica | modifica wikitesto]

Riguardo al risarcimento dei danni che sarebbero stati causati dalla disparità di trattamento tra i fatti del 2006 e quelli del 2011, il 14 novembre 2011 la Juventus presentò ricorso contro Federcalcio ed Inter al TAR del Lazio, basandosi anche sulla sentenza penale di primo grado del tribunale di Napoli che, pur infliggendo pesanti condanne a Moggi e Giraudo, escludeva responsabilità dirette e oggettive della società. Il presunto danno subito fu quantificato dal club torinese in circa 444 milioni di euro. Il ricorso al tribunale amministrativo suscitò le dure reazioni del presidente FIGC Giancarlo Abete e soprattutto del presidente CONI Gianni Petrucci, che parlò esplicitamente di "doping legale" pur senza citare la Juventus. In una conferenza stampa il 16 novembre, il presidente juventino Andrea Agnelli replicò con toni distensivi, proponendo a Petrucci di convocare un tavolo di discussione tra le parti per dirimere la questione. Il massimo dirigente dello sport italiano accolse positivamente la proposta (per altro già avanzata alcuni mesi prima dal patron della Fiorentina Diego Della Valle), convocando per il 14 dicembre quello che i giornali battezzarono immediatamente "tavolo della pace". Le speranze di una soluzione pacifica della "querelle" furono però disattese: il "tavolo", cui parteciparono Agnelli, Moratti, Galliani, Della Valle più il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, oltre agli stessi Petrucci ed Abete, al segretario generale del CONI Raffaele Pagnozzi ed al vicepresidente FIGC Antonello Valentini, si risolse in una riunione di oltre cinque ore al termine delle quali Petrucci ed Abete dovettero ammettere che le posizioni erano rimaste distanti e che le ferite di Calciopoli erano tutt'altro che rimarginate.

Nei giorni immediatamente successivi al tavolo si susseguirono diverse indiscrezioni circa il mancato accordo tra le parti sulla stesura di un documento su Calciopoli e si registrò l'iniziativa personale di Diego Della Valle che sporse denuncia nei confronti dell'ex commissario straordinario FIGC Guido Rossi.

Il 10 febbraio 2012 la Juventus ha impugnato davanti alla Corte d'Appello di Roma il lodo arbitrale TNAS del 15 novembre 2011, portando così davanti alla giustizia ordinaria anche la mancata revoca dello scudetto 2005-2006.

I processi penali[modifica | modifica wikitesto]

Dallo scandalo del 2006 hanno avuto origine due procedimenti penali: quello riguardante Calciopoli vera e propria presso il tribunale di Napoli e quello riguardante l'agenzia di procuratori sportivi GEA World presso il tribunale di Roma. Un terzo filone di indagini, reso noto nello stesso periodo da parte della procura di Udine e riguardante scommesse sportive illecite col presunto coinvolgimento anche di calciatori, fra cui il portiere della Juventus e della nazionale Gianluigi Buffon, si chiuse invece col proscioglimento di tutti gli indagati. Tuttavia l'esplosione di ben tre scandali contemporanei nel maggio 2006, tutti coinvolgenti più o meno direttamente la Juventus (nell'indagine sulla GEA erano coinvolti Luciano Moggi e suo figlio Alessandro, nonché Davide Lippi, figlio dell'allora CT della nazionale Marcello, ex allenatore juventino), colpì notevolmente l'opinione pubblica alla vigilia del mondiale di Germania e non mancarono giornali e televisioni che chiedevano, più o meno esplicitamente, l'allontanamento di Lippi e dei calciatori juventini (in particolare Buffon, Cannavaro e Del Piero) prima della manifestazione iridata che sarebbe stata poi vinta dagli azzurri.

Processo GEA World[modifica | modifica wikitesto]

Nel processo GEA a Roma erano coinvolti Luciano e Alessandro Moggi, Davide Lippi, Franco Zavaglia, Francesco Ceravolo e Pasquale Gallo. L'accusa era quella di associazione a delinquere e violenza privata (quest'ultima riguardava soltanto i Moggi) e i PM Luca Palamara e Maria Cristina Palaia, a conclusione delle indagini svolte dal Colonnello Giuseppe Magliocco della Guardia di Finanza di Roma, avevano richiesto 6 anni di reclusione per Luciano Moggi, 5 per il figlio e da 1 a 2 anni per tutti gli altri.

L'8 gennaio 2009 arrivò la sentenza di 1º grado: Luciano Moggi fu condannato ad 1 anno e 6 mesi di carcere, il figlio Alessandro ad 1 anno e 2 mesi, mentre gli altri quattro imputati furono assolti, in quanto era caduta l'accusa di associazione a delinquere - che riguardava tutti - rimanendo in piedi solo quella di violenza privata nei confronti dei calciatori Nicola Amoruso e Manuele Blasi.

Il 25 marzo 2011 arrivò la sentenza di 2º grado: la prima sezione penale della Corte d'Appello di Roma ridusse ulteriormente le pene per Luciano Moggi, un anno di reclusione per violenza privata, ed il figlio Alessandro, 5 mesi di reclusione per tentata violenza privata. Furono inoltre confermate le assoluzioni già decise in primo grado per gli altri imputati. Le riduzioni di pena per i Moggi derivavano dalla prescrizione dell'episodio relativo alla procura di Nicola Amoruso. Inoltre Luciano Moggi fu condannato a pagare circa diecimila euro di spese processuali nonché a risarcire dei danni la parte civile Stefano Antonelli, in separata sede, e la FIGC. L'avvocato Matteo Melandri, legale di Luciano Moggi, annunciò il ricorso in Cassazione.

Il processo alla Gea World si è chiuso il 15 gennaio 2014 con la conferma della sentenza di assoluzione emessa nei due gradi precedenti del processo ordinario, della società dall'accusa di "associazione per delinquere", e l'annulamento "per non corretta applicazione della norma" senza rinvio per prescrizione del verdetto condannatorio in secondo grado a Luciano e Alessandro Moggi per "violenza privata".[14]

Va ricordato che, a livello sportivo, la FIGC non ha mai aperto un'inchiesta federale sulla GEA e, di conseguenza, non è stato preso alcun provvedimento disciplinare riguardo questa vicenda.

Processo di Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Il processo di Napoli iniziò nell'autunno 2008 per gli imputati che avevano scelto il rito abbreviato (tra i quali Antonio Giraudo e Tullio Lanese) ed a gennaio 2009 per tutti gli altri. L'accusa più grave era quella di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Il 24 marzo 2009 i giudici confermarono Napoli come sede del processo, estromettendo tutte le parti civili, tra le quali anche una società editrice romana che aveva stampato oltre un milione di figurine sul presupposto che lo scudetto era stato vinto lecitamente.[15].

Il 14 dicembre 2009 furono emesse le sentenze relative agli imputati che avevano scelto il rito abbreviato. Quattro le condanne: 3 anni di reclusione per l'ex amministratore delegato della Juventus, Antonio Giraudo, 2 anni e 4 mesi per l'ex arbitro Tiziano Pieri (poi assolto nel secondo grado di giudizio) e 2 anni ciascuno per l'altro ex arbitro Paolo Dondarini e per l'ex presidente dell'AIA Tullio Lanese. Sette invece gli imputati assolti: l'arbitro Gianluca Rocchi, gli ex arbitri Stefano Cassarà, Marco Gabriele e Domenico Messina e gli ex assistenti Duccio Baglioni, Giuseppe Foschetti ed Alessandro Griselli.

Il processo con rito ordinario si concluse l'8 novembre 2011 con la condanna di altri sedici imputati: 5 anni e 4 mesi di reclusione per promozione della associazione a delinquere per l'ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi (che ha avuto anche il Daspo di 5 anni e l'interdizione in perpetuo dai pubblici uffici), 3 anni ed 8 mesi per l'ex designatore arbitrale Paolo Bergamo (più 5 anni di interdizione dai pubblici uffici), 2 anni e 2 mesi per l'ex vicepresidente FIGC Innocenzo Mazzini (questi ultimi due ritenuti anch'essi colpevoli di promozione dell'associazione), 1 anno ed 11 mesi ciascuno per l'altro ex designatore Pierluigi Pairetto e per l'ex arbitro Massimo De Santis, 1 anno ed 8 mesi per l'altro ex arbitro Salvatore Racalbuto, 1 anno e 6 mesi (più ammenda di 30.000 euro) per il presidente della Reggina Pasquale Foti, 1 anno e 5 mesi ciascuno per altri due ex arbitri, Paolo Bertini ed Antonio Dattilo, 1 anno e 3 mesi ciascuno (più 25.000 euro di multa) per i dirigenti Claudio Lotito (presidente della Lazio), Andrea e Diego Della Valle (ex presidente e proprietario della Fiorentina) e Sandro Mencucci (amministratore delegato della Fiorentina), 1 anno ciascuno (più 20.000 euro di multa) per l'ex collaboratore del Milan ed accompagnatore ufficiale degli arbitri[16] Leonardo Meani e gli ex assistenti arbitrali Claudio Puglisi e Stefano Titomanlio. Otto gli imputati assolti: l'ex direttore sportivo del Messina Mariano Fabiani, l'ex arbitro Pasquale Rodomonti, gli ex assistenti Marcello Ambrosino, Silvio Gemignani ed Enrico Cennicola, l'ex designatore degli assistenti Gennaro Mazzei, l'ex segretaria della CAN A-B Maria Grazia Fazi e l'ex giornalista Rai Ignazio Scardina. Escluse, invece, tutte le istanze risarcitorie contro la Juventus, citata al processo come parte civile, in quanto la corte considerò che il club non era responsabile a titolo oggettivocivile nella vicenda[17][18]. La società torinese, sulla base della sentenza e dei contemporanei sviluppi del suo ricorso al TNAS contro la mancata revoca dello Scudetto 2005-2006 all'Inter, annunciò, il 14 novembre, ricorso al TAR del Lazio contro la Federcalcio e l'Inter per vedersi riconosciuto il risarcimento dei danni subiti dalle sentenze sportive del 2006.

Il processo d'appello per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato si è concluso il 5 dicembre 2012, con la condanna per Antonio Giraudo ad 1 anno ed 8 mesi di reclusione per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva e l'assoluzione degli altri imputati: Tiziano Pieri, che ha rinunciato alla prescrizione, Paolo Dondarini e Tullio Lanese, oltre a coloro che erano stati già assolti in primo grado, per i quali l'accusa aveva impugnato la sentenza[19].

Il 17 dicembre 2013 in secondo grado Moggi viene condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione, Pairetto e Mazzini a 2 anni, Massimo De Santis a 1 anno, Antonio Dattilo e Paolo Bertini a 10 mesi. Lotito e Della Valle non ottengono sentenza per la prescrizione dei reati a loro imputati. Invece per Bergamo il Tribunale annulla la precedente sentenza di condanna ed ordina lo svolgimento di un nuovo procedimento giudiziario in quanto è stato violato il diritto di difesa rifiutando l’istanza di legittimo impedimento presentata dal suo avvocato Morescanti quando era incinta.[20] Il Tribunale sancisce inoltre che nella vicenda non emersero danni diretti contro il Brescia, il Lecce, l’Atalanta, il Bologna e la società Fallimento Vittoria 2000, essendo respinti tutte le loro richiesta per danni in ragione a che nessuna partita del campionato 2004-05 fu alterata da episodi extracalcistici,[20][21] confermando l'estraneità della società Juventus – ritenuta dai citati club sportivi come responsabile dai danni subiti nei loro confronti – sia a titolo oggettivo che civile nella vicenda, già sancita nel processo in primo grado.[22]

La sentenza della Corte dei conti[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 ottobre 2012 la Corte dei conti ha condannato gli arbitri coinvolti nello scandalo a risarcire la Federcalcio con l'accusa di danno all'immagine. Qualora la condanna dovesse diventare definitiva, complessivamente la Figc incasserà quasi 4 milioni di euro (esattamente 3,97). La condanna riguarda 14 persone. La richiesta più pesante (1 milione di euro) sarebbe per Paolo Bergamo, ex arbitro e designatore, mentre l'altro designatore Pierluigi Pairetto dovrà versare 800.000 euro. L'ex vicepresidente della Figc Innocenzo Mazzini dovrà, invece, risarcire 700.000 euro. Tra le altre pene spiccano i 500.000 euro inflitti a Tullio Lanese e a Massimo De Santis e i 100.000 euro a Salvatore Racalbuto. Gli interessati potranno presentare ricorso.[23]

Altri procedimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile del 2007 venne fuori un secondo filone d'inchiesta basato sul traffico di schede telefoniche svizzere (SIM) tra Luciano Moggi, Mariano Fabiani, ex direttore sportivo del Messina, e alcuni arbitri che riguardavano la stagione 2004-2005;[24] al termine dell'inchiesta portata avanti dalla Federazione la Juventus ed il Messina patteggiarono e vennero multate rispettivamente di 300.000 euro, divisi in tre rate da 100.000 euro annui, e di 60.000 euro (da versare alla FIGC), mentre gli arbitri coinvolti, Paolo Bertini, Gianluca Paparesta e Tiziano Pieri, sospesi in via cautelare nell'aprile 2007 (quindi per tutta la stagione 2007-2008) in attesa di chiarire le loro posizioni, vennero sospesi in maniera definitiva dall'AIA nel luglio 2008 e Mariano Fabiani fu squalificato per 4 anni.[25]

Il 14 maggio 2009 il Giudice di Pace di Lecce, Cosimo Rochira, si è pronunciato sul ricorso presentato da un gruppo di abbo­nati del Lecce, i quali chiedevano 165,78 euro di danni a Luciano Moggi e Massimo De Santis come risarcimento per aver pagato e presenziato a due partite sanzionate dal giudizio sportivo: Lecce-Fiorentina e Lecce-Juventus. Rochira ha respinto il ricorso presentato dai tifosi leccesi.

Reazioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno 2008 Luca De Meo, all'epoca top manager del gruppo FIAT, Amministratore Delegato di Alfa Romeo, responsabile marketing di tutto il gruppo nonché membro del GEC, l'organismo che controlla Fiat Group, rilasciò una dichiarazione dove affermava che le vicissitudini giudiziarie e le sconfitte della Juventus nel periodo precedente avevano aiutato a risollevare l'immagine di simpatia del gruppo.

In base a quanto emerge da un sondaggio della società Demos & Pi pubblicato nel settembre 2011 sul quotidiano la Repubblica, il 56,5% del campione esaminato è scettico sulla regolarità delle decisioni prese dalla giudizia sportiva,[26] mentre che il 24,9% giudicò lo scandalo Calciopoli «come un caso di giustizia sportiva che ha portato alle giuste decisioni».[27] Invece, il 43,5% del citato campione sostiene che il titolo di campione d'Italia 2005-2006 «[dovrebbe] non essere assegnato a nessuno».[27]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pierluigi Panza, A Sinistra l' Amnistia Diventa «Idiozia» in Corriere della Sera, 8 luglio 2006. URL consultato il 19 agosto 2014.
  2. ^ La Gazzetta dello Sport, Le 19 partite di A sotto inchiesta. URL consultato il 27 ottobre 2012.
  3. ^ Guido Rossi avverte: «Fuori dall'Europa chi ricorre al Tar»
  4. ^ Sentenza d'appello per Moggi, Giraudo, Mazzini in figc.it. URL consultato il 9 luglio 2011.
  5. ^ Moggi, niente retromarcia in sportmediaset.it. URL consultato il 9 luglio 2011.
  6. ^ L'Alta corte Coni conferma: Moggi, Giraudo e Mazzini radiati dal mondo del calcio, ilgiornale.it, 4 aprile 2012.
  7. ^ Calciopoli, Tar conferma la radiazione a Moggi, corrieredellosport.it, 4 aprile 2012. URL consultato il 4 aprile 2012.
  8. ^ Milan ammesso in Champions ma con diffida: «Vi sorvegliamo»
  9. ^ CALCIOPOLI Scossa Moggi Ammesse altre 74 telefonate in La Gazzetta dello Sport online. URL consultato il 5 luglio 2011.
  10. ^ La Figc valuterà le intercettazioni in La Gazzetta dello Sport online. URL consultato il 5 luglio 2011.
  11. ^ La Juventus chiede la revoca dello scudetto. URL consultato il 5 luglio 2011.
  12. ^ Relazione sportmediaset.mediaset.it (PDF)
  13. ^ a b "Illecito sportivo dell'Inter". Ecco le carte di Palazzi in La Gazzetta dello Sport online. URL consultato il 5 luglio 2011.
  14. ^ Processo Gea, scatta la prescrizione per le condanne a Moggi e al figlio, La Stampa, 15 gennaio 2014.
  15. ^ Calciopoli, processo resta a Napoli. Estromesse le parti civili
  16. ^ Dichiarazione rilasciata dal Sig. Leonardo Meani.
  17. ^ Calciopoli, tutti colpevoli
  18. ^ La Juve guarda oltre Calciopoli: ora parità di trattamento
  19. ^ Calciopoli: Giraudo condannato Un anno e 8 mesi in appello - La Gazzetta dello Sport
  20. ^ a b Corte d'Appello di Napoli, Sez. VI Penale, Sentenza n. 6566/2013 (PDF), pp. 199; 200-202. URL consultato il 21 giugno 2014.
  21. ^ Corte d'Appello di Napoli, Sez. VI Penale, Sentenza n. 6566/2013 (PDF), pp. 195; 199. URL consultato il 21 giugno 2014.
  22. ^ Corte d'Appello di Napoli, Sez. VI Penale, Sentenza n. 6566/2013 (PDF), p. 196. URL consultato il 21 giugno 2014.
  23. ^ Calciopoli, la Corte dei conti condanna gli arbitri: 4 milioni di danni alla Figc, Corriere della Sera, 17 ottobre 2012. URL consultato il 26 ottobre 2012.
  24. ^ Hanno usato male le schede
  25. ^ Arbitri, rosa ridotta Paparesta «dismesso»
  26. ^ In base a quanto emerge da un sondaggio della società Demos & Pi nel settembre 2011, del 56,5% totale che è scettico sulla regolarità delle decisioni prese dalla giudizia sportiva, il 23,6% considera lo scandalo Calciopoli «come un caso di giustizia sportiva con gravi errori e irregolarità», mentre che il 32,9% la ritiene «come un tentativo di danneggiare alcune squadre a favore di altre», cfr. (PDFXXXI Osservatorio sul Capitale Sociale degli Italiani – Gli italiani e il calcio, Demos & Pi, 8 settembre 2011, p. 14. URL consultato il 13 dicembre 2011.
  27. ^ a b (PDFXXXI Osservatorio sul Capitale Sociale degli Italiani – Gli italiani e il calcio, Demos & Pi, 8 settembre 2011, pp. 4, 14-15. URL consultato il 28 ottobre 2011.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]