Calcio in Italia
La diffusione del calcio in Italia risale alla fine del XIX secolo ed è dovuta all'esperienza di alcuni appassionati che ebbero la possibilità di conoscere questo sport in Inghilterra, terra in cui il football aveva assunto i primi caratteri definiti, innanzitutto distinguendosi dal rugby.
[modifica] Prima squadra di calcio italiana
| Per approfondire, vedi la voce Prima squadra di calcio italiana. |
Molte delle società calcistiche protagoniste degli albori del calcio moderno nacquero come società polisportive che prevedevano sezioni differenti per le diverse discipline praticate, che andavano dall'atletica leggera (erano gli anni dei primi Giochi olimpici moderni ideati da Pierre De Coubertin), alla ginnastica, al polo, al cricket. I primi tornei di calcio, infatti, venivano organizzati dalle Società di Ginnastica, come il torneo FNGI. Inoltre, molte tra le attuali Società che praticano il calcio nacquero dalla fusione o trasformazione di preesistenti associazioni calcistiche.
Il diritto di primogenitura nel calcio italiano è da sempre rivendicato dal Genoa, fondato ufficialmente nel 1893 ma in qualche modo attivo senza crismi di ufficialità già dal 1890, come risulterebbe dall'utilizzo del campo da gioco dato in comodato ad una progentitrice squadra da due industriali scozzesi le cui aziende operavano nel capoluogo ligure - Wilson e McLaren - a Sampierdarena.[1] Quella che nacque come Genoa Cricket and Athletic Club (diventando successivamente, il 2 gennaio 1899, Genoa Cricket and Football Club) è tra le più antiche società sportive italiane tuttora praticanti il calcio, l'unica società a poter suffragare la propria tesi con documenti originali che ne dimostrino l'anno di fondazione (la reale pratica continuativa nel tempo di tale sport è fuori discussione). Il documento in questione attesta l'avvenuta fondazione del Genoa Cricket and Athletic Club il giorno 7 settembre 1893.[2] Si tratta di un libro mastro a partita doppia recante la firma del Console inglese a Genova, Sir Charles Alfred Payton. Il documento è rimasto fino al 2004 nelle mani degli eredi del giornalista e scrittore Gianni Brera, a cui venne dato dall'ex segretario del Genoa Toso, e fu citato dallo stesso Brera alla pagina 23 della sua "Storia critica del calcio italiano". Nel 2004, in occasione della Mostra "Pallamondo", svoltasi nell'ambito delle celebrazioni per Genova capitale europea della cultura per il 2004, l'originale del documento è stato riconsegnato alla società del Genoa che ora lo espone nel Museo della Storia del Genoa nella sede della Fondazione Genoa 1893.
[modifica] Edoardo Bosio e il calcio a Torino
Lo Zantar, nato a Torino nel 1864, diplomato in ragioneria, commerciante, personaggio di spicco della Società Canottieri Armida, aveva cominciato a lavorare per una ditta britannica di prodotti tessili, che gli diede l'opportunità di un lungo soggiorno in Inghilterra, durante il quale ebbe l'occasione di frequentare alcuni ambienti calcistici di quel paese. Tornò a Torino nel 1887 con il ricordo dei verdi campi inglesi di football, con qualche pallone di cuoio (oggetto pressoché sconosciuto all'epoca in Italia) e, soprattutto, animato dalla volontà di diffondere la nuova disciplina sportiva: fu così che nello stesso 1887 nacque un nuovo gruppo sportivo, il Football & Cricket Club, che praticava il canottaggio d'estate e il football d'inverno[3]. Nel 1889, ancora a Torino, nacque un'altra compagine calcistica, la squadra dei Nobili, così chiamata perché fondata da alcuni giovani esponenti dell'aristocrazia facenti capo al principe Luigi di Savoia, duca degli Abruzzi e al marchese Alfonso Ferrero di Ventimiglia[3]. Nel 1891 le due squadre si fusero dando vita all'Internazionale Football Club di Torino, una delle poche società che praticò fin dalle origini la sola specialità del calcio. Nella squadra militavano, fianco a fianco, nobili e lavoratori di una fabbrica che produceva articoli di ottica: le prime partite si giocavano in Piazza d'Armi, poi al Parco del Valentino e più tardi nel vecchio Stadium. Nel 1894 nasce il Football Club Torinese e nel 1897 costituirà una propria "sezione calcio" anche la Reale Società Ginnastica Torino, prima società ginnica italiana, nata nel 1844 allo scopo di insegnare la ginnastica agli allievi dell'Accademia Militare. Nel 1900 il Football Club Torinese, a sua volta, assorbì l'Internazionale Football Club ed infine, a sua volta, nel 1906 diede vita al Torino FC.
[modifica] Il calcio approda a Genova e a Vercelli
La prima città interessata dall'arrivo della nuova disciplina sportiva inglese è Genova, grande porto del Mediterraneo e meta privilegiata per gli scambi commerciali, dove i mercanti e i marinai inglesi si cimentano in improvvisate sfide che incuriosiscono gli spettatori locali. La Ginnastica Sampierdarenese, fondata nel 1891, aprì la rispettiva sezione calcio nel 1899. Il 7 settembre 1893 alla presenza del console inglese Sir Charles Alfred Payton nella città ligure era nato intanto il Genoa Cricket and Athletic Club, che tre anni dopo aprirà la sezione calcio ad opera dell'inglese James Richardson Spensley, il quale in data 2 gennaio 1899 fece assumere alla società il nome di Genoa Cricket and Football Club. Anche i ginnasti della Società Andrea Doria, fondata nel 1895, iniziarono ad allargare le discipline praticate, dedicandosi pure al calcio, occupando a tale scopo lo spazio dell'attuale piazza Verdi, di fronte al quale si stava costruendo la stazione di Genova Brignole. L'Andrea Doria non partecipò ai primi campionati organizzati dalla Federazione Italiana del Football (F.I.F.) poiché si iscrisse invece ai tornei di calcio organizzati direttamente dalla Federazione Italiana di Ginnastica, alla quale appunto aderiva. Sempre a Genova la Ginnastica Sampierdarenese, fondata nel 1891, aprì la rispettiva sezione calcio nel 1899. Anche nella Riviera di Ponente e specialmente ad Albenga viene fondata l'Unione Sportiva San Filippo Neri che comincia subito a praticare il gioco del calcio, senza però arrivare mai all'onore delle cronache. In modo pressoché parallelo al Genoa, a Vercelli, nel 1892, nasce la Società Ginnastica Pro Vercelli che nel 1903 istituirà anche una sezione per il calcio diventando subito una tra le squadre di maggior valore nei primi decenni del novecento.
[modifica] L'Udinese
Fondata come parte della Società Udinese di Ginnastica e Scherma nel 1896, vinse nello stesso anno il primo torneo di calcio italiano, ovvero il Campionato FNGI organizzato a Treviso non da una Federazione Ufficiale di calcio bensì dalla Federazione Ginnastica Italiana: in palio un gonfalone ricamato (che negli anni successivi fu, purtroppo, trafugato) in qualità di Campione d'Italia della nuova "specialità". La squadra friulana, vincitrice del concorso, giocò dalle 8 alle 13 contro le squadre dell'Istituto Turrazza di Treviso e Pg di Ferrara, vincendo entrambe le partite (2-1 e 2-0). Questo primo "scudetto" non viene, però, riconosciuto come titolo ufficiale nella storia del calcio italiano in quanto la FIGC fu istituita solo pochi anni dopo (1898). Con questa prima vittoria in un torneo di calcio viene nominato anche il primo "capocannoniere": il capitano della squadra udinese Antonio Dal Dan, che siglò una doppietta contro la squadra di Ferrara.
[modifica] La Juventus
All'inizio dell'anno scolastico 1897/98, per l'esattezza in data 1 novembre 1897, alcuni allievi del Liceo Massimo D'Azeglio di Torino decisero anch'essi di dare origine a una loro società. Per la scelta del nome, quello di Sport Club Juventus fu preferito alle altre due ipotesi che erano in campo: Società Massimo D'Azeglio e Società via Fort. Gli aderenti al club trovarono ospitalità presso il negozio di velocipedi dei Fratelli Canfari in corso Re Umberto n. 42. Dai Canfari, appassionati di ciclismo e di sport in generale (Enrico ricopriva un incarico ufficiale nell'Unione Pedestre Italiana) giunsero i primi finanziamenti che, pochi anni dopo, consentirono il trasferimento della sede in piazza Solferino n. 20. Eugenio Canfari fu il primo presidente ed il campo di calcio era nel Giardino della Cittadella; la prima divisa da gioco fu una camicia bianca con calzoni neri, sostituita due anni dopo da una maglia rosa con cravatta e berretto, abbandonata nel 1903 poiché il colore rosa fu ritenuto non virile: una ditta di Nottingham, specializzata in abbigliamento sportivo, fu incaricata della fornitura di una nuova divisa per la squadra torinese che, per dimenticanza, aveva spedito l'ordinazione senza precisare il colore prescelto. La ditta inglese inviò allora a Torino lo stesso equipaggiamento fornito alla squadra del Notts County, rendendo di fatto e per sempre la Juventus "bianconera".
[modifica] Il "nuovo" Torino
Il Torino Football Club nacque il 3 dicembre 1906, presso la birreria Voigt di via Pietro Micca angolo via Botero, dalla fusione tra il Football Club Torinese, di cui era vicepresidente Hans Schoenbrod, ed alcuni "dissidenti juventini" tra cui lo stesso presidente Alfredo Dick. Schoenbrod fu il primo presidente del club e la squadra esordì il 16 dicembre in una gara amichevole contro la Pro Vercelli, vinta dai torinesi per 3 a 1. Le divise indossate dai giocatori del Torino nell'incontro di esordio erano di colore nero-arancione, mentre il campo da gioco utilizzato per le partite casalinghe era il velodromo Umberto I "strappato" alla Juventus poiché il contratto d'affitto era intestato all'ex presidente Dick; i granata esordirono nello storico stadio Filadelfia solo vent'anni più tardi, il 17 settembre 1926.
[modifica] La Lazio
La Società Sportiva Lazio nasce a Roma il 9 gennaio 1900 come Società Podistica Lazio. Presto la società diviene polisportiva, incontri di calcio sono riportati dai giornali romani sin dal 1906, viene fondata ufficialmente nel 1910 anche la sezione calcio e iniziano i veri e propri tornei. Come colori sociali vengono scelti il bianco e il celeste, in omaggio alla bandiera della Grecia, patria dello sport e dei Giochi olimpici, al cui spirito i fondatori della Lazio si ispirano; la fondazione avviene infatti tra la I Olimpiade disputata ad Atene nel 1896, e la II, che si sarebbe tenuta di lì a poco a Parigi nell'estate del 1900. Il nome "Lazio” fu scelto perché si cercò un nome che, nell'intenzione dei fondatori, comprendesse un ambito più vasto della stessa Capitale, sì da coinvolgere nelle attività della nuova società anche gli abitanti dell'intera sua regione. Come simbolo viene scelta l'aquila, animale che rappresentava Zeus/Giove, massima divinità della Grecia e della Roma antica.
[modifica] Il Siena
"Anno zero" del calcio senese è il 1904, quando alcuni affiliati alla Società Sportiva Mens Sana In Corpore Sano si scindono fondandone una nuova, la Società Studio e Divertimento. Adottata una casacca a scacchi bianconeri, dai colori della balzana (lo stemma) della città di Siena, si dedicano in un primo tempo al podismo, alla pesistica e al ciclismo. Qualche tempo dopo fa il suo ingresso il calcio, cui in pratica si dedica tutto l'interesse societario. Nel 1908 viene istituita la Società Sportiva Robur (Robur è tuttora il nome con cui i senesi chiamano la loro squadra di calcio, per distinguerla dalla Mens Sana e dalla Virtus, le due squadre di basket). La Robur calcistica gioca le sue prime partite di calcio alla Piazza d'Armi e nonostante, per la mancanza di fondi, il campo di gioco lasci molto a desiderare, i senesi si interessano subito alla nuova squadra. L'esordio in campionato della Robur è quello di Promozione 1921-1922 e si conclude subito con una vittoria della compagine senese nel girone C toscano. Gli anni della disorganizzazione iniziale paiono ormai lontani e negli anni trenta la Robur è una delle più avanzate società toscane.
[modifica] Il Piacenza
Il Piacenza Football Club nasce nel 1919 da un gruppo di studenti e lavoratori che eleggono come presidente il diciottenne studente Giovanni Dosi[1]. Dopo l'affiliazione alla Federazione il club si iscrive al campionato regionale di Promozione emiliana scegliendo come colori sociali il bianco e rosso, ovvero i colori della città[2]. Il debutto è ottimo tanto che il Piacenza vince il suo campionato davanti a Parma e SPAL, ottenendo la promozione in Prima Categoria[2]. La sede si trova in via Gorra a Piacenza; nomi importanti legati al Piacenza sono la famiglia Garilli, Pasquale Luiso, Giampietro Piovani e altri grandi nomi. Come simbolo viene preso il lupo in onore della statua che si trova nei pressi della stazione.
[modifica] La Roma
L' Associazione Sportiva Roma, abbreviata in A.S. Roma o più semplicemente Roma, è una società calcistica di Roma. Fondata il 22 luglio 1927, milita attualmente nella Serie A del campionato italiano di calcio. È una delle tre società di calcio italiane (con Lazio e Juventus) ad essere quotate in borsa. Il simbolo della squadra è la Lupa capitolina, emblema di Roma e del Comune di Roma; la divisa prende i colori dal gonfalone cittadino, è rosso scura tendente al porpora (rosso pompeiano) bordata di giallo-arancio (giallo oro o ocra). In 84 anni di storia ha sempre partecipato, tranne che in una sola occasione (nel 1951-52), ai campionati di Serie A, vincendo 3 scudetti, 9 Coppe Italia (primato di vittorie nella competizione, condiviso con la Juventus) e 2 Supercoppe italiane ed in Europa 1 coppa delle Fiere. Ha terminato il campionato per undici volte al secondo posto e cinque volte al terzo; in 78 campionati di Serie A disputati dei 79 totali, la Roma è arrivata sul podio nel 24,7% delle occasioni. Dopo l'Inter, che è stata presente in tutte le edizioni, è, insieme alla Juventus, la squadra che ha partecipato a più campionati di serie A: 79 volte su 80. In ambito europeo i migliori risultati ottenuti sono stati la vittoria della Coppa delle Fiere nella stagione 1960-61 e la vittoria della Coppa Anglo-Italiana del 1972. La Roma è anche uno dei membri dell'ECA – Associazione dei Club Europei, organizzazione internazionale che ha preso il posto del soppresso G-14, e composta dai principali club calcistici riuniti in consorzio al fine di ottenere una tutela comune dei diritti sportivi, legali e televisivi di fronte alla FIFA. Per numero di tifosi è la quinta squadra più tifata d'Italia, dietro a Juventus, Inter, Milan e Napoli.
[modifica] Le regole, i primi tornei, la F.I.F ed i primi campionati
Con la diffusione della disciplina del calcio divenne sempre più urgente creare delle regole certe e, naturalmente, queste vennero per lo più importate dall'Inghilterra. La pubblicazione del primo regolamento del calcio in Italia apparve nel 1895 a Udine ed è dovuto agli ambienti ginnastici. A questo regolamento, che rifletteva correttamente lo spirito e la forma del gioco praticato in Gran Bretagna, si aggiunse un testo di Francesco Gabrielli, che nel 1896 scrisse il primo manuale italiano sul nuovo sport.
Il primo torneo di calcio in Italia, disputato nel 1896 a Treviso, fu organizzato dalla Federazione Ginnastica che continuò a operare fino al 1907 in concorrenza con la Federazione del Football, creata ad hoc per promuovere il nuovo sport. Il concorso trevigiano vide imporsi la squadra dell'Società Udinese di Scherma e Ginnastica, che giocò dalle 8 alle 13 contro la squadra di Treviso e contro quella di Ferrara: il premio era un gonfalone in seta ricamato dalle signore trevisane. Il torneo calcistico restò un episodio isolato, mentre l'intensificarsi dei rapporti fra le squadre di Genova e Torino diede origine al primo incontro tra Genoa e F.C. Torinese il 6 gennaio 1898 a Ponte Carrega. Il 6 marzo dello stesso anno alle due storiche compagini si unirono le altre squadre torinesi per dar vita a un torneo al velodromo di Torino. L'Archivio Storico conserva alcuni interessanti documenti tra cui una lettera, datata 1 marzo 1898, inviata al sindaco dal vice presidente del Foot-Ball Club Torinese, Alfonso Ferrero di Ventimiglia, che richiedeva l'intervento di otto guardie municipali per garantire l'ordine all'interno del velodromo. In risposta il sindaco accordava le guardie, a patto che i richiedenti si assumessero le spese del servizio. Seguì una trattativa che finì con l'ingaggio di sole tre guardie municipali per cui Ferrero di Ventimiglia si dichiarava "pronto a soddisfare il regolare pagamento" che ammontava a 6 lire. Dalle cronache si apprende che "in 135 minuti erano stati disputati ben tre incontri a cui aveva assistito un pubblico scarso ma qualificato, che non aveva creato problemi alle forze dell'ordine".
Pochi giorni dopo (il 16 marzo 1898) a Torino nasceva la Federazione Italiana Foot-Ball (F.I.F.), sotto la presidenza dell'ingegnere Mario Vicary, formata dai rappresentanti di F.C. Torinese, Internazionale, Società Ginnastica Torinese e Genoa allo scopo di organizzare le attività calcistiche e di garantire il rispetto delle regole del gioco. La sede della F.I.F. - che nel 1909 assunse il nome di FIGC, Federazione Italiana Gioco Calcio - fu stabilita a Torino presso l'emporio di Adolfo Jourdan specializzato nella vendita di scarpe, cappelli, "chincaglierie in generi di lusso, finticolli, polsini, cravatte e camicie". Primo atto della neonata Federazione fu l'istituzione del campionato italiano di calcio, dedicato al duca degli Abruzzi.
Il primo campionato ebbe luogo al Velodromo Umberto I di Torino in una sola giornata (l'8 maggio 1898) e con la partecipazione di quattro formazioni (F.C. Torinese, l'Internazionale, il Genoa e la Società Ginnastica Torinese): il Genoa prevalse nella partita finale per 2 reti a 1, dopo i tempi supplementari, aggiudicandosi il primo titolo italiano.
Il secondo campionato si disputò a Torino il 2 e il 9 settembre 1899 e il Genoa si aggiudicò nuovamente il titolo, fra accese contestazioni sull'operato dei giudici seduti alle spalle dei portieri, il cui compito era stabilire se il pallone avesse o meno varcato completamente la linea di porta. Di lì a pochi anni l'arbitro, investito di maggiore autorità, avrebbe assunto anche le funzioni dei giudici di porta decretandone di fatto la scomparsa.
I primi campionati erano strutturati su un sistema ad eliminazione diretta sul modello della Coppa d'Inghilterra. A partire dal 1900 ai primi turni, a carattere regionale, seguivano, in caso di qualificazione, le semifinali e le finali nazionali, quest'ultime configurate come l'atto conclusivo della manifestazione a cui accedevano due sole squadre. In questo periodo, visto l'esito delle amichevoli, solo tre regioni potevano schierare squadre in grado di combattersi piuttosto equilibratamente: il Piemonte, la Liguria e la Lombardia, mentre le formazioni delle altre regioni anche nelle amichevoli rimediavano sistematicamente pesanti sconfitte da squadre del Nordovest anche non di primo piano.
Il Genoa fu indiscutibilmente la prima Grande del calcio italiano, aggiudicandosi i primi tre tornei. Fu il Milan, capitanato da Herbert Kilpin, la prima avversaria a riuscire a fermare la corsa degli assi genovesi, aggiudicandosi il titolo del 1901. I genoani, che nel frattempo adottarono quella che diverrà la loro classica casacca rossoblu, si rifecero vendicandosi dei rossoneri l'anno successivo, per infilare poi una seconda tripletta tricolore.
Lo svilupparsi del movimento calcistico convinse la FIF, da poco iscrittasi alla FIFA, ad una riforma del campionato a partire dal 1905, sostituendo alle gare secche una serie di gruppi preliminari, i cosiddetti Gironi Eliminatorii Regionali, propedeutici al Girone Finale Nazionale, ed introducendo le partite di andata e ritorno. La Juventus, squadra che aveva raggiunto le due precedenti finali, riuscì a cogliere il suo primo trionfo dopo un inaspettato scivolone casalingo del Grifone contro la Milanese all'ultima giornata.
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Mentre le pionieristiche società avversarie pian piano chiudevano i battenti, rossoblu, rossoneri e bianconeri erano gli autentici pilastri di questo primordiale football italiano. Col passare degli anni, tuttavia, la primigenia matrice inglese cominciò ad attenuarsi, mentre larghissimo piede acquistò la nuova componente formata da giocatori svizzeri tedeschi: fu grazie ad essi che il Milan tornò alla vittoria nel 1906, dopo la rinuncia della Juventus a disputare l'ennesima ripetizione della gara di spareggio per la assegnazione del titolo, e nel 1907.
[modifica] La crisi del 1908 e l'italianizzazione del torneo
Chiusosi il primo decennio, il calcio italiano andò incontro ad importanti cambiamenti, dovuti alla decisione della FIF di italianizzare a forza il campionato, escludendovi i giocatori stranieri che pure, abbiamo visto, avevano fondato il gioco in Italia. La scelta della Federazione colpì duramente i Football Club, e diede largo spazio alle Unioni Sportive e Ginniche che, più deboli in quanto non dirette dai maestri albionici, erano però usualmente formate completamente da atleti italiani, e fino ad allora si erano interessate maggiormente al parallelo campionato organizzato dalla Federazione Ginnica. La reazione dei Club classici fu durissima, sfociando addirittura nel ritiro dal torneo. Fu così la debuttante Pro Vercelli ad approfittare della situazione: i nuovi arrivati neutralizzarono i liguri dell'Andrea Doria e i lombardi dell'US Milanese conquistando il loro primo titolo, bissato l'anno successivo. Il nuovo calcio italiano usciva così dalle metropoli: cominciava il periodo d'oro delle provinciali.
I cambiamenti non finirono però qui, poiché in questo periodo nacquero due nuovi club frutto di scissioni dalle società originarie. Già nel 1906 soci dissidenti della Juventus si erano riuniti a sportivi orfani delle altre defunte squadre del capoluogo piemontese, fondando il Torino. Anche a Milano nel 1908 il Milan subì un'analoga secessione che diede origine all'Inter.
Nel frattempo la Federazione, ora ridenominata FIGC, fece una parziale marcia indietro riaprendo a quote di stranieri, ma soprattutto decise una drastica riforma del campionato. Sul modello della English League, nella stagione 1909-10 il meccanismo del torneo venne semplificato iscrivendo tutte le nove partecipanti ad un Girone Unico che avrebbe determinato una classifica di cui la squadra che ne avesse guadagnato la testa a fine stagione avrebbe vinto il titolo. Il successo arrise ai giovani nerazzurri dopo un polemicissimo spareggio contro i campioni uscenti vercellesi, che si rifaranno però infilando una tripletta di trionfi nelle tre annate successive.
La Federazione era a questo punto intenzionata ad allargare gli angusti confini del torneo, onde dargli davvero una valenza nazionale, ma il problema era, come si è detto, la nettissima differenza di valore fra le squadre provenienti dalle diverse parti del Paese. Nel 1910, comunque, la FIGC decise di innalzare il campionato veneto, che già si disputava da alcune stagioni, facendolo diventare parte del torneo nazionale col nome di Girone Veneto, ed includendovi anche il Bologna che non aveva alcuna avversaria in Emilia. Nel 1911 il Vicenza e nel 1912 il Venezia sfidarono i campioni occidentali, in entrambi i casi la Pro Vercelli, nella gara conclusiva, rimediando sonore lezioni con cinque gol al passivo per i biancorossi e addirittura tredici per i neroverdi lagunari.
Per garantire la definitiva patente di nazionalità al titolo, la FIGC aveva però bisogno che il campionato coinvolgesse anche tutto il Centro e il Sud, e non solo la Pianura Padana. A quei tempi le formazioni meridionali disputavano vari tornei regionali inquadrati nella Terza Categoria, livello consono in rapporto alle forza delle squadre del Nord. Per raggiungere l'obiettivo prefissatosi, la Federazione attuò una sfasatura tra l'organizzazione calcistica delle due parti del Paese, elevando d'ufficio i tornei del Sud alla Prima Categoria, pur non essendo tali raggruppamenti minimamente paragonabili a quelli del Nord, ed apparendo dunque tale ricatalogazione puramente fittizia. Dato che contemporaneamente al Nord erano stati ristabiliti i Gironi Eliminatori regionali propedeutici al Girone Finale, gli incontri conclusivi fra i campioni dl Nord e quelli del Sud presero il nome di Girone Finalissimo o, semplicemente, di finalissima.
Il complicato meccanismo testé descritto rese però sempre più lungo ed affollato il campionato anche perché se da un lato si era istituita una Seconda Categoria che metteva in palio una serie di promozioni al massimo torneo, il contrario sistema delle retrocessioni, sperimentato nel 1910, fu subito di fatto abbandonato a suon di ripescaggi.
Nel 1914 venne la volta del piccolo Casale, sorprendente formazione del Monferrato mentre il successivo torneo fu bloccato ad un passo dalla conclusione a causa dell'intervento italiano nella Prima guerra mondiale. Per quest'ultima stagione il titolo del Genoa fu riconosciuto solo dopo la fine del conflitto.
[modifica] La crisi del 1921 e la Prima Divisione
Con la ripresa postbellica del 1919 cominciarono intensi dibattiti in vista di una riduzione e razionalizzazione del campionato, discussioni che sfociarono però in un nulla di fatto a causa dell'ostruzionismo delle provinciali che temevano per il proprio futuro all'interno di un eventuale torneo più elitario. L'Inter nel 1920 e la Pro Vercelli nel 1921 si laurearono così campioni dopo una lunghissima serie di gironi e partite, molte delle quali inutili e scontate. L'insofferenza delle società metropolitane giunse al culmine quando un progetto di riforma presentato da Vittorio Pozzo fu respinto dal Consiglio Federale: fu così che 24 squadre, le più forti e rappresentative, abbandonarono la federazione fondando una Confederazione Calcistica Italiana col compito di organizzare un campionato sul sistema del Progetto Pozzo. Nel 1922 si ebbero così due campioni, la sorprendente Novese e una Pro Vercelli giunta al canto del cigno; ma l'insostenibilità della situazione portò le due fazioni a riconciliarsi sulla base del Compromesso Colombo, che consacrava la nuova massima categoria, la Prima Divisione, composta da una Lega Nord a regime di 24 società, più una Lega Sud che invece continuava coi vecchi gironi regionali.
Nel 1923 e nel 1924 il Genoa completò la sua epopea vincendo i suoi due ultimi titoli e facendo in tempo a divenire la prima società a fregiarsi dello scudetto. La riforma del 1922 aveva definitivamente cambiato il calcio italiano, che si avviava verso il professionismo, chiudendo le porte alle provinciali e a molte Grandi di inizio secolo. Nuove forze facevano irruzione nel campionato.
[modifica] Il sodalizio della Juventus con la famiglia Agnelli e l'ingresso del fascismo nel calcio
Il 24 luglio 1923 fu una data storica per il calcio italiano, poiché l'elezione di Edoardo Agnelli alla presidenza della Juventus segnò l'ingresso della potentissima famiglia torinese proprietaria della FIAT nelle vicende del campionato. Gli abbondanti capitali di Casa Agnelli fecero rifiorire il sodalizio bianconero, in gravissima crisi dai tempi della scissione che aveva fatto nascere il Torino, e lo portarono nel giro di tre decenni a diventare la più titolata squadra italiana.
Nel frattempo però nacque anche l'astro del Bologna che sospinto dalle reti del bomber Angelo Schiavio, raggiunse lo scudetto nel 1925 dopo un'interminabile e polemicissima serie di finali contro i genoani, segnate da gravi disordini di ordine pubblico che sfociarono addirittura in scontri con colpi di armi da fuoco.
Con la prima storica Grande del campionato definitivamente avviata sul viale del tramonto, le due nuove Potenze del torneo si ritrovarono a contendersi direttamente fra loro la vittoria l'anno successivo, e stavolta a prevalere furono i bianconeri che si aggiudicarono il loro secondo scudetto a ventun anni di distanza dal primo.
Nell'estate del 1926 con la Carta di Viareggio il governo fascista riorganizzò il campionato abolendo la divisione fra Nord e Sud, inaccettabile dal punto di vista degli ideali nazionalistici del regime. Le vecchie Leghe Nord e Sud vennero di conseguenza smantellate: diciassette formazioni provenienti dall'ex Lega Nord e tre formazioni provenienti dall'ex Lega Sud, l'Alba Roma, la Fortitudo Roma e il Napoli, furono iscritte alla nuova Divisione Nazionale che apriva ufficialmente le porte al professionismo.
[modifica] Dal Caso Allemandi al Girone unico
| Per approfondire, vedi le voci Caso Allemandi e Girone unico. |
La nuova formula della manifestazione prevedeva ora, in luogo della serie di finali, un raggruppamento conclusivo con le migliori squadre della fase eliminatoria. Il Torino, allestito dal presidente conte Enrico Marone di Cinzano, vinse il proprio girone e, trascinato dal cosiddetto Trio delle Meraviglie composto da Julio Libonatti, Adolfo Baloncieri e Gino Rossetti, spiccò il volo tagliando in testa il traguardo. La gioia dei granata fu però di breve durata, poiché nell'autunno successivo il sodalizio piemontese incappò nello scandalo del Caso Allemandi, in cui venne accusato di aver avvicinato e corrotto il terzino juventino Luigi Allemandi, e che gli costò la revoca dello scudetto. La reazione psicologica alla condanna avvenuta su base indiziaria e non probatoria, fu comunque la molla per il rilancio in classifica dei granata, partiti inizialmente un po' appagati nella nuova stagione. La sorte volle che la nuova annata divenisse quasi la copia della precedente, e il 22 luglio allo stadio Stadio San Siro di Milano il Torino si riaggiudicò nuovamente un titolo che questa volta non gli tolse nessuno.
Il deciso attivismo del presidente federale Leandro Arpinati partorì nell'estate del 1928 una novità che divenne tappa storica per il calcio italiano. Il mondo del pallone tricolore era infatti oramai pronto per dare una svolta che lo portasse ad assumere un'organizzazione simile a quella del campionato inglese, e fu così decisa quella svolta che portò all'introduzione anche in Italia della formula del Girone Unico, tra le proteste dei club più piccoli, spaventati all'idea di venire inghiottiti, come puntualmente avvenne, dalle categorie inferiori. Il nuovo campionato sarebbe stato quindi l'ultimo disputato con la formula dei due gironi introdotta nel 1921, mentre dalla stagione successiva le grandi squadre sarebbero state riunite in un nuovo torneo, la Serie A, mentre le escluse avrebbero costituito l'altrettanto inedita Serie B. A tal fine Arpinati decise unilateralmente l'allargamento una tantum dell'ultimo torneo di Divisione Nazionale, includendovi varie squadre cadette nel tentativo di dare maggiore rappresentatività geografica alla manifestazione, e la cui finale vide i granata soccombere al Bologna nello spareggio disputato al Flaminio di Roma.
[modifica] La Serie A
| Per approfondire, vedi la voce Serie A. |
Nel 1929 la FIGC e Arpinati realizzarono dunque, come negli altri paesi, un campionato nazionale a girone unico. Il progetto iniziale prevedeva una prima categoria composta da sedici squadre, ovvero quelle che si erano classificate tra le prime otto nei due gironi in cui era diviso il campionato precedente. Il protrarsi dello spareggio per l'ottavo posto fra Napoli e Lazio portò ad ammetterle entrambe, e con il ripescaggio della Triestina per motivi patriottici il numero delle squadre fu alzato a 18. Il 6 ottobre 1929 si disputarono dunque le prime 9 partite del campionato 1929-30 che alla fine vide il successo della nuova Ambrosiana di Giuseppe Meazza, una squadra creata dal regime fondendo d'autorità l'Inter con l'US Milanese.
Nella stagione 1939-40, subito dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale, nella prima giornata dell'ultimo campionato del periodo di pace pre-bellico, il 17 settembre del 1939, compaiono sulle casacche dei giocatori per la prima volta i numeri. In piena Seconda Guerra mondiale, nel 1945-46 il campionato fu diviso in due: un girone dell'Alta Italia con 14 squadre della vecchia Serie A, ed un girone del Centro-Sud con 11 squadre di Serie A e B. Solo nel 1946-47, la Serie A tornò definitivamente al girone unico come oggi lo conosciamo: ne facevano parte 20 squadre, numero che rimase tale fino al 1951-52. Nel 1922 fu disputata la prima edizione della Coppa Italia, aperta anche a squadre dilettantistiche e vinta dal Vado. Dopo una lunga interruzione il torneo venne riproposto dal 1935 (vittoria del Torino) con cadenza annuale ed aperta a squadre professionistiche.
[modifica] Cronologia
- Le origini
- 1898 Nasce la Prima Categoria (1ºl)
- 1904 si affianca la Seconda Categoria (2ºl)
- 1912 la 2C cambia nome in Promozione (2ºl)
- Le riforme
- dal 1916 (coppa federale) al 1919 interruzione dei campionati
- 1921 Progetto Pozzo
- 1921/1922 due campionati di A
- 1922 Compromesso Colombo (riforma dei campionati)
- 1922 Prima divisione (1ºl)
- Seconda divisione (2ºl)
- ago 1926 Carta di Viareggio (campionato fascista/nasce il professionismo)
- 1927 Divisione Nazionale (1ºl)
- retrocessa Prima Divisione (2ºl)
- 1929 Serie A (girone unico)
- Serie B
- retrocessa Prima Divisione (3ºl)
- Serie B
- 1936 Serie C (3ºl)
- 1948 Promozione Interregionale (4ºl)
- 1952 cambia nome in IV Serie (4ºl)
- 1959 Serie D (4ºl)
- 1978 Serie C divisa in C1 e C2 (3ºl e 4ºl)
- 2008 Cambia nomi in Lega Pro Prima Divisione (3ºl) e Lega Pro Seconda Divisione (4ºl)
- Serie D retrocessa (5ºl)
- 1981 Cambia nome in Campionato Interregionale
- 1992 Cambia nome in Campionato Nazionale Dilettanti
- 2000 Torna nome Serie D
Primo livello
- Dal 1898 al 1921: Prima Categoria
- Dal 1922 al 1926: Prima Divisione
- Dal 1927 al 1929: Divisione Nazionale
- Dal 1929 in poi: Serie A
Secondo livello
- Dal 1904 al 1911: Seconda Categoria
- Dal 1912 al 1921: Promozione
- Dal 1922 al 1926: Seconda Divisione
- Dal 1927 al 1929: Prima Divisione
- Dal 1929 in poi: Serie B
Terzo livello
- Dal 1930 al 1935: Prima Divisione
- Dal 1936 in 1978: Serie C
- Dal 1978 al 2008: Serie C1
- Dal 2008 in poi: Lega Pro Prima Divisione
Quarto livello
- Dal 1978 al 2008: Serie C2
- Dal 2008 in poi: Lega Pro Seconda Divisione
Quinto livello (dilettantistico)
- Dal 1948 al 1952: Promozione interregionale (4º livello)
- Dal 1952 al 1959: IV Serie
- Dal 1959 al 1981: Serie D (dal 1978 5º livello)
- Dal 1981 al 1992: Campionato interregionale
- Dal 1992 al 2000: Campionato Nazionale Dilettanti
- Dal 2000 in poi: Serie D
Statistiche aggiornate al 25 gennaio 2012: In Italia, fra i professionisti, Piola è il giocatore che ha siglato più reti, 364, seguito a ruota da Meazza 338, Baggio 318, Del Piero 315, Inzaghi 315, Totti 266. Il giocatore che ha fatto più reti con la stessa squadra è il già citato Del Piero con 285, seguito da Meazza 282, mentre il giocatore che ha segnato di più in Serie A con la stessa squadra è Totti con 211 reti. La coppia gol più prolifica che abbia giocato in Italia è composta da Del Piero e Trezeguet, alla Juventus con un totale di 354 gol.
[modifica] Note
- ^ da Genoacfc.it
- ^ da Mentelocale.it
- ^ a b Antonio Papa e Guido Panico, Storia sociale del calcio in Italia, Il Mulino, Bologna 1993
[modifica] Voci correlate
- Classifica perpetua del campionato italiano di calcio dal 1898 al 1929
- Classifica perpetua della Serie A
- Albo d'oro del campionato italiano di calcio
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