Francesco Sforza

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Francesco Sforza
Francesco Sforza
Francesco Sforza ritratto da Bonifacio Bembo (Pinacoteca di Brera, Milano)
Duca di Milano
In carica 14501466
Incoronazione 1450
Predecessore Filippo Maria Visconti
Successore Galeazzo Maria Sforza
Altri titoli Signore di Milano
Nascita Cigoli di San Miniato, 23 luglio 1401
Morte Milano, 8 marzo 1466
Casa reale Sforza
Padre Muzio Attendolo Sforza
Madre Lucia da Terzano
Consorte Bianca Maria Visconti
Francesco Sforza
Dati militari
Anni di servizio 1417 (prime campagne militari al servizio del padre Muzio Attendolo) - 1450 (conquista di Milano)
Guerre 1) 1417-1424: guerra di successione al trono di Napoli

2) 1424-1425: guerra contro Foligno per conto di Papa Martino V 3) 1425-1447: campagne militari al servizio del ducato di Milano contro gli Aragonesi, i Veneziani e i Fiorentini

4) 1447-1450: guerra di successione al trono del Ducato di Milano contro la Repubblica Ambrosiana

Enciclopedia Treccani online, voce "Francesco I Sforza Duca di Milano", http://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-i-sforza-duca-di-milano/

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Ducato di Milano
Casato degli Sforza

Arms of the House of Sforza.svg

Francesco I

Francesco Sforza [1] (San Miniato, 23 luglio 1401Milano, 8 marzo 1466) duca di Milano, fu il primo duca della dinastia degli Sforza.

Gli esordi[modifica | modifica sorgente]

Origini e il matrimonio con Polissena Ruffo[modifica | modifica sorgente]

Figlio illegittimo del condottiero Muzio Attendolo Sforza e di Lucia Terziani da Marsciano, Francesco Sforza passò la sua infanzia a Firenze e presso la corte ferrarese di Niccolò III d'Este. Presso quest'ultimo signore, Francesco ebbe tra i suoi maestri il grande umanista Guarino Guarini detto il Veronese, ricevendo così un'ottima educazione.[2] Successivamente seguì il padre a Napoli dove, all'età di undici anni (dicembre 1412), venne creato conte di Tricarico[3] da re Ladislao I di Napoli e quindi armato cavaliere. Il "conticello" (così fu chiamato Francesco dopo l'investitura)[4], sposò pertanto Polissena Ruffo, una nobile calabrese del ramo di Montalto e vedova del cavaliere francese Giacomo de Mailly che possedeva molte terre, specie nel cosentino. Il matrimonio si celebrò il 23 ottobre del 1418 a Rossano[5]: la sposa portò in dote i territori di Paola, il principato di Rossano, Calimera, Caccuri, Montalto, Policastro e altri feudi che furono affidati all'amministrazione di Angelo Simonetta[6]. Tuttavia nel 1420 Polissena morì poco tempo dopo la neonata figlia Antonia Polissena, destinata a morire in fasce poco tempo dopo.

Da Napoli a Milano[modifica | modifica sorgente]

1419-1424: La guerra di successione al trono di Napoli[modifica | modifica sorgente]

Dal 1419, poco dopo la nascita della figlia, il diciottenne Francesco fu chiamato dal padre (all'epoca al servizio di papa Martino V)[7] a combattere nel Lazio contro Braccio da Montone, potente capitano di ventura che ostacolava il pontefice nel riacquisire la sovranità sui territori del Patrimonio di San Pietro. Messosi così direttamente al servizio del pontefice, Francesco e Muzio si adoperarono per la difesa del trono di Napoli contro le mire di Alfonso d'Aragona, erede proposto dalla regina Giovanna II, il quale fu contrastato da Luigi d'Angiò, candidato del pontefice. In una serie di capovolgimenti e voltafaccia da ambo le parti, i due Sforza si segnalarono per l'abilità nelle operazioni militari, tra le quali eccelleva Francesco per ardore e carisma. Nel bel mezzo delle manovre, però, il padre Muzio perì il 4 gennaio 1424[8] presso la foce del fiume Pescara nel 1424 in una battaglia contro il già ricordato Braccio da Montone[9]. L'eredità fu raccolta dal figlio stesso, il quale concluse la guerra contro gli aragonesi nel giro di pochi mesi. Francesco riconquistò infatti Napoli nell'aprile del medesimo anno in seguito al tradimento del comandante militare Giacomo Caldora; poi guidò le truppe paterne contro Braccio, portandole alla vittoria nella battaglia di L'Aquila (il 2 giugno 1424),[10] assicurando così alla regina Giovanna il controllo definitivo del Regno.

1424-1425: l'intermezzo pontificio[modifica | modifica sorgente]

Messo al sicuro il meridione dalle ambizioni aragonesi, Francesco Sforza fu assoldato direttamente da Martino V nella lotta contro Corrado Trinci, signore di Foligno, il quale impediva al pontefice, sulla scia della politica di Braccio, di riportare l'autorità papale sui territori dello Stato della Chiesa. Francesco vinse la debole resistenza, riportando Foligno sotto l'obbedienza pontificia.[11][12]

Al servizio di Filippo Maria Visconti[modifica | modifica sorgente]

1425-1427: la battaglia di Maclodio e la prima caduta in disgrazia[modifica | modifica sorgente]

Statua equestre di Bartolomeo Colleoni, l'artefice della prima sconfitta militare di Francesco Sforza

Con queste credenziali il giovane Sforza entrò al servizio del duca di Milano, Filippo Maria Visconti. Questi all'epoca era in lotta contro Firenze e Venezia, le due principali potenze italiane che cercavano di impedire al cinico duca di ricreare il vastissimo dominio territoriale costruito a suo tempo dal padre, Gian Galeazzo Visconti. Filippo Maria concesse allo Sforza, oltre all'indipendenza dagli ordini del luogotenente delle forze ducali, Angelo della Pergola[13], un contratto di condotta di cinque anni, con il quale il capitano di ventura si impegnò inizialmente a combattere contro Firenze per la conquista di Forlì al comando di 1500 cavalieri e 300 fanti. Le mire espansionistiche di Filippo Maria preoccuparono però gli altri potentanti italiani, allargando così l'alleanza antiviscontea anche a Ferrara, Mantova, Siena, la Savoia e la Sicilia, coalizione che dichiarò guerra a Milano il 27 gennaio 1426[14]. Accerchiato in questo modo, il Visconti non potè che soccombere, nonostante avesse al suo soldo anche un altro valente capitano di ventura, Niccolò Piccinino. Un anno dopo l'apertura delle ostilità, Francesco Sforza affrontò il luogotenente delle forze venete, Bartolomeo Colleoni, nella battaglia di Maclodio (12 ottobre 1427[15]), dalla quale le forze ducali ne uscirono sconfitte, costringendo Filippo Maria a rinunciare alle città strategiche di Brescia e di Bergamo[16]. L'esito della battaglia incrinò i rapporti tra il duca e lo Sforza, i quali peraltro non erano mai stati buoni a causa della differenza di carattere e per il carisma di cui era dotato il condottiero. Infatti, con una scusa, Francesco fu relegato a Mortara (tra il Ticino e il Po) dove rimase dal 1428 al 1429 con l'ordine di rimanervi fino a tempo indeterminato.[17]

1430-1434: la guerra contro Lucca, il fidanzamento con Bianca Maria e la spedizione nelle Marche[modifica | modifica sorgente]

La svolta avvenne nel 1430. Volgendo al termine il contratto di condotta, Filippo Maria lasciò lo Sforza libero di recarsi a Lucca per mettere al potere Paolo Guinigi e scacciare il signore filo-fiorentino Niccolò Fortebracci[18]. L'impresa riuscì, rinforzando così le posizioni meneghine in Toscana. Mentre il Piccinino conduceva le operazioni militari in terra di Toscana, Francesco si ritirava a Mirandola, in attesa di nuovi ordini[19]. Per mantenere il condottiero sotto il proprio controllo (Venezia, richiamata in guerra dai fiorentini, auspicava che lo Sforza si mettesse al suo servizio)[20], Filippo Maria gli offrì in sposa la figli Bianca Maria. Questa all'epoca aveva solo cinque anni e, anche se ufficialmente legittimata dall'imperatore Sigismondo[21], era estromessa dalla successione. Nonostante ciò, non è da escludere che il Visconti avesse fatto intravedere allo Sforza, con questo patto matrimoniale, la possibilità di essere adottato come legittimo erede del Ducato. Francesco accettò la proposta, probabilmente attratto dall'anticipo della dote che consisteva nelle terre di Cremona, Castellazzo Bormida, Bosco Marengo e Frugarolo[22]. Il contratto di fidanzamento venne ratificato il 23 febbraio 1432 presso il castello di Porta Giovia[23], residenza milanese dei Visconti.

Gli anni 1433-1435 videro lo Sforza impegnato in una nuova grande campagna militare, questa volta contro il Papato. Infatti Filippo Maria, intenzionato come sempre a riprendere in mano i territori paterni, approfittò della crisi in cui versava il nuovo papa Eugenio IV (1431-1447) a causa delle diatribe del Concilio di Basilea, che mettevano in dubbio l'assolutismo papale. Lo Sforza ebbe la meglio sulle deboli forze papali, conquistando in sole tre settimane le Marche e minacciando così i restanti territori pontifici.[24] Di fronte alla minaccia di perdere anche il potere temporale, Eugenio decise di riconoscere la validità del Concilio, aprendo nel contempo le relazioni con l'imperatore Sigismondo. Grazie all'autorevole intermediario, Eugenio si salvò dalla catastrofe nominando lo Sforza "marchese perpetuo di Fermo, vicario per cinque anni di Todi, Toscanella, Gualdo e Rispampani, nonché gonfaloniere della Chiesa"[25]

1436-1440: al servizio della lega antiviscontea[modifica | modifica sorgente]

Avuti così in feudo i seguenti territori, Francesco si dichiarò disciolto dai vincoli di fedeltà che lo legavano a Milano e passò dalla parte dei nemici del Visconti. Filippo Maria, al quale già da qualche tempo "parve che il suo condottiere diventasse troppo forte e lo giudicò disobbediente ai suoi ordini di piegare il Papa veneziano dal quale temeva un rafforzamento della potenza di Venezia"[26], potè dichiararlo fellone pubblicamente e cercò di scalzarlo inutilmente dai domini marchigiani. Lo Sforza fu così assoldato il 27 novembre 1436[27] dalla solita lega antiviscontea formatasi a Firenze, città ove strinse rapporti amichevoli con Cosimo de' Medici. Nonostante avesse al suo servizio uno dei migliori condottieri del suo tempo, gli alleati si disunirono sulle manovre militari da compiere contro Milano: Venezia intendeva portare la guerra nella Pianura Padana, mentre Firenze agognava rivolgere le forze della coalizione contro l'agognata città di Lucca.[28] I dissidi interni furono acuiti dalle trattative segrete che Francesco Sforza portò a termine con Filippo Maria, quest'ultimo desideroso di sgretolare all'interno la già debole impalcatura diplomatica. Il 28 marzo 1438[29] il Duca di Milano infatti rinnovò al capitano di ventura l'offerta di matrimonio con la propria figlia Bianca Maria, proposta che lo Sforza accettò volentieri finché il Visconti la mantenne valida. Difatti, alcune nuove vittorie militari riportate da Filippo Maria, spinsero Francesco ad abbracciare nuovamente la causa antiviscontea accettando l'incarico di guidare le forze venete e fiorentine (febbraio 1439).[30]

1441-1447: il riconciliamento con Filippo Maria[modifica | modifica sorgente]

Filippo Maria Visconti, l'ultimo duca visconteo di Milano col quale lo Sforza ebbe sempre un rapporto altalenante e ambiguo

Nel 1440 lo Sforza, privato nel Regno di Napoli dei suoi feudi, occupati da Alfonso I di Napoli, dovette riconciliarsi col Visconti, che nel frattempo subiva i ricatti inaccettabili del suo nuovo condottiero Niccolò Piccinino: il 25 ottobre 1441 poté finalmente sposare a Cremona Bianca Maria Visconti. L'anno seguente si alleò con Renato d'Angiò, pretendente al trono di Napoli e avversario di Alfonso d'Aragona. Francesco si mosse verso il Meridione d'Italia, ma subì alcuni rovesci militari; si rivolse quindi contro Niccolò Piccinino, che da tempo aveva occupato i suoi territori in Romagna e Marche, lo sconfisse, grazie anche all'aiuto di Venezia e di Sigismondo Pandolfo Malatesta (che aveva sposato una figlia illegittima di Francesco, Polissena), e poté rientrare a Milano. Lo Sforza successivamente combatté anche contro il figlio del Piccinino, Francesco che sconfisse nella battaglia di Montolmo (1444).

L'ascesa al potere (1447-1450)[31][modifica | modifica sorgente]

La proclamazione della Repubblica Ambrosiana[modifica | modifica sorgente]

Il 13 agosto 1447 Filippo Maria morì, in completa solitudine, nel suo castello di Porta Giovia a Milano[32]. La mancanza di eredi legittimi che potessero succedere al defunto duca spinse i milanesi a proclamare le antiche libertà comunali, ricostruite sotto l'egida del simbolo della libertà comunale milanese, vale a dire il patrono Sant'Ambrogio. Mentre a Milano veniva proclamata la cosiddetta Repubblica Ambrosiana, Francesco si trovava alla guida delle sue truppe a Cremona. Era necessario da parte dei nuovi governanti conquistarsi le armi dello Sforza, per evitare che quest'ultimo si impadronisse della capitale e pertanto del potere. Assoldato dai nuovi signori della città con delle offerte molto vantaggiose[33], Francesco condusse tra il 1447 e il 1448 nuove imprese militari contro la Serenissima, la quale stava cercando di approfittare del caos politico in cui versava il nuovo governo repubblicano per conquistare le città di Lodi e Piacenza.

La svolta[modifica | modifica sorgente]

La svolta giunse il 15 settembre del 1448, quando Francesco annientò le truppe venete nella battaglia di Caravaggio. La Serenissima, ora in difficoltà, offrì allo Sforza gli aiuti per conquistare Milano, preda che il condottiero aspettava di fagocitare nella prima occasione. Con un patto stipulato a Rivoltella il 18 ottobre[34], pertanto, Venezia offriva aiuti militari a Francesco, chiedendogli in cambio il riconoscimento dei territori di Bergamo e Brescia. La notizia del tradimento dello Sforza gettà nel caos più completo Milano, la quale si ritrovava senza truppe da muovere contro il traditore. Pertanto questi, nell'arco del 1449, ad isolare progressivamente Milano: dopo aver sottomesso il 30 dicembre del 1448 Novara[35], nel corso dell'estate dell'anno successivo lo Sforza sottomise Melegnano, Vigevano e le restanti città ancora fedeli alla Repubblica[36]. L'11 settembre[37] giunge sotto le mura di Milano, accampando il proprio esercito al di fuori di Porta Orientale e Porta Nuova. Tra il settembre del 1449 e il febbraio del 1450 lo Sforza mise sotto assedio Milano, riuscendo a preservare la propria posizione di predominio nonostante la defezione veneta. In questo altalenarsi di vicende, il popolo meneghino, stanco dall'ambigua condotta dei suoi governanti[38], si ribellò il 25 febbraio 1450, aprendo le porte al nuovo duca della città, carica in cui fu confermato ufficialmente il 22 marzo 1450[39] tra ali festanti di folla. I rappresentanti della città consegnarono allo Sforza, infatti, potestatem, dominum et ducatum annexum[40]

Duca di Milano (1450-1466)[modifica | modifica sorgente]

Francesco si dimostrò buon governante, modernizzò la città e creò un sistema fiscale efficiente che generò un notevole aumento di entrate per il governo. La sua corte divenne un centro artistico e culturale e fu molto popolare fra i milanesi. Fra le sue opere maggiori a Milano si ricordano la ricostruzione del Castello Sforzesco, e la fondazione dell'Ospedale Maggiore, per le quali fece venire da Firenze l'architetto Filarete, diffondendo così in Lombardia il gusto rinascimentale di ascendenza fiorentina.

Tra i suoi condottieri militò, dal 1452 al 1453, Bartolomeo Colleoni (uno dei pochi capitani di ventura ad aver servito sia con i braccheschi che con gli sforzeschi) che diverrà poi il comandante generale della Serenissima, nonché uno dei suoi rivali più accesi, ma all'interno di un quadro di rapporti particolarmente "cavalleresco".

Grazie all'amicizia e stima reciproca con Cosimo de' Medici, Milano e Firenze erano alleate e insieme realizzarono la pace di Lodi con Venezia.

Francesco fu il primo governante italiano che esercitò un'intensa attività diplomatica al fine di contrastare quegli Stati, come per esempio la Francia, la cui politica estera poteva risultare aggressiva nei confronti del Ducato di Milano.[41]

È inoltre spesso citato nel Principe di Niccolò Machiavelli come

Francesco Sforza

[senza fonte]

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esempio di buon governo e come monito contro l'uso di truppe mercenarie.

Discendenza[modifica | modifica sorgente]

Stemma[modifica | modifica sorgente]

Stemma
Orn ext Duke.png
Coat of arms of the House of Sforza.svg
Francesco Sforza
Duca di Milano

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Trattamenti di
Francesco Sforza
Stemma
Duca di Milano
Trattamento di cortesia Sua Altezza Serenissima Ducale
Trattamento colloquiale Vostra Altezza Serenissima Ducale
Trattamento alternativo Eccellenza
Trattamento informale Signore
I trattamenti d'onore
Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Francesco Sforza non si firmò mai con questo nome, utilizzò Francescosforza degli Attendoli fino al matrimonio con Bianca Maria Visconti, quando gli venne accordato il cognome Visconti e in seguito firmò Francescosforza Visconti. Furono i suoi figli ad adottare Sforza come cognome.
  2. ^ Giorgio Nicodemi, Gli Sforza, duchi di Milano, LXVII Strenna del Pio Istituto dei Rachitici, Milano, 1951, pag.17
  3. ^ Enciclopedia Treccani Online, dizionario biografico degli italiani
  4. ^ Ibidem, pag.17
  5. ^ Ibidem
  6. ^ il nipote Cicco Simonetta sarebbe diventato segretario di Francesco Sforza, di Galeazzo Maria Sforza e di Bona di Savoia; cfr. Storia di Milano ::: Cicco Simonetta
  7. ^ Ibidem. Il padre stava combattendo nei pressi di Viterbo contro Braccio da Montone, potente capitano di ventura che insidiava il ritorno del pontefice nei domini pontifici.
  8. ^ FRANCESCO I Sforza, duca di Milano,Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 50 (1998), di Antonio Menniti Ippolito.
  9. ^ Gli Sforza, duchi...pag.18
  10. ^ Ibidem
  11. ^ Ibidem
  12. ^ Dizionario biografico...
  13. ^ Gli Sforza, duchi...pag.19
  14. ^ Ibidem
  15. ^ Dizionario biografico...
  16. ^ Ibidem
  17. ^ Gli sforza, duchi...pag.20
  18. ^ Ibidem
  19. ^ Ibidem
  20. ^ Ibidem
  21. ^ Bianca Maria era frutto della relazione adulterina di Filippo Maria con la nobildonna Agnese del Maino
  22. ^ Dizionario Biografico...
  23. ^ Gli Sforza, duchi...pag.20
  24. ^ Dizionario biografico...
  25. ^ Dizionario biografico...
  26. ^ Gli Sforza, duchi...pag.21
  27. ^ Ibidem
  28. ^ Dizionario biografico...
  29. ^ Dizionario biografico...
  30. ^ Ibidem
  31. ^ Dizionario biografico...
  32. ^ http://www.storiadimilano.it/cron/dal1426al1450.htm
  33. ^ Come è scritto nel Dizionario Biografico degli Italiani, Francesco Sforza avrebbe potuto tenere per sè la città di Brescia o Verona
  34. ^ Alfredo Bosisio, Storia di Milano, Giunti-Martello, Milano 1978, pag.170
  35. ^ http://www.storiadimilano.it/cron/dal1426al1450.htm
  36. ^ http://www.storiadimilano.it/cron/dal1426al1450.htm. Il 1 maggio cade Melegnano, mentre il 3 giugno Vigevano
  37. ^ http://www.storiadimilano.it/cron/dal1426al1450.htm
  38. ^ Come si evince dal Dizionario biografico degli Italiani, i capitani del popolo, per evitare che la città cadesse nelle mani dello Sforza, chiesero di poter mettere Milano sotto la protezione di Venezia, sancendo quindi la fine dell'autonomia cittadina. La notizia è riportata anche dal sito www.storiadimilano.it, in cui si annota che il 25 febbraio del 1450, l'assemblea repubblicana propose "forse" di sottomettersi a Venezia.
  39. ^ http://www.storiadimilano.it/cron/dal1426al1450.htm riporta invece l'ingresso solenne dello Sforza e della consorte Bianca Maria nel giorno 25 marzo, festa dell'Annunciazione
  40. ^ Storia di Milano...pag.172
  41. ^ Le lettere false di Francesco Sforza e la resurrezione del ragno universale. URL consultato il 20 gennaio 2012.
  42. ^ Ibidem, pag.18

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Pretendente al trono del ducato di Milano Successore Coat of arms of the House of Visconti (1395).svg
Filippo Maria Visconti
Duca
14471450
a causa dell'Aurea Repubblica Ambrosiana
Sé stesso come Duca di Milano
Predecessore Duca di Milano Successore Coat of arms of the House of Visconti (1395).svg
Aurea Repubblica Ambrosiana 14501466 Galeazzo Maria Sforza

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