Ducato di Milano

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Ducato di Milano
Ducato di Milano – Bandiera Ducato di Milano - Stemma
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Ducato di Milano - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome ufficiale Ducatus Mediolanensis
Lingue parlate Lombardo occidentale, Italiano volgare, Latino
Capitale Milano
Dipendente da S.R.I. fino al 1499
Francia dal 1499 (discontinua)
Spagna dal 1535
Austria dal 1706
Politica
Forma di governo Ducato, Repubblica e di nuovo Ducato
Governanti Casa Visconti dal 1395
Repubblica dal 1447
Casa Sforza dal 1450
Organi deliberativi Senato di Milano
Nascita 11 maggio 1395
Causa Diploma imperiale
Fine 1786
Causa Suddivisione della Lombardia austriaca in province
Territorio e popolazione
Economia
Valuta sesino, parpagliola grosso, testone, scudo, ambrogino, ducato, zecchino
Commerci con Italia, Sacro Romano Impero, Francia, Spagna, Inghilterra
Esportazioni vino, manufatti, grano, seta, armi, marmo, legname
Importazioni gioielli, spezie, sale
Religione e società
Religioni preminenti Cristianesimo
Religione di Stato cristianesimo cattolico
Religioni minoritarie ebraismo
Classi sociali patrizi, aristocrazia, clero, cittadini, popolo
Ducato di Milano - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da Coat of arms of the House of Visconti (1277).svg Comune di Milano
Succeduto da Flag of Italy.svg Repubblica Transpadana

Il Ducato di Milano (1395-1796), detto anche Ducato di Milano e Mantova (dal 1708), fu un antico Stato dell'Italia settentrionale che comprese per secoli la metà circa dell'attuale regione Lombardia oltre al Canton Ticino e alla Mesolcina oggi in Svizzera. Aveva piccole porzioni delle regioni Piemonte, Emilia-Romagna e Toscana, mentre l'attuale regione Lombardia contiene le province di Bergamo e Brescia unite al Ducato solo nel 1820 quando entrambe erano sotto il dominio degli Asburgo-Lorena.

Istituzione[modifica | modifica sorgente]

Gian Galeazzo Visconti ottenne la patente per inquartare il Biscione visconteo con l'Aquila imperiale nella nuova bandiera ducale. Il Ducato fu costituito ufficialmente l'11 maggio 1395, quando Gian Galeazzo Visconti, già Vicario Imperiale e Dominus Generalis di Milano, ottenne il titolo di Duca di Milano per mezzo di un diploma firmato a Praga da Venceslao di Lussemburgo, sovrano del Sacro Romano Impero (1378-1400). La nomina fu ratificata e celebrata a Milano il 5 settembre 1395.

Limiti[modifica | modifica sorgente]

Il Ducato, le cui frontiere mutarono sensibilmente nel tempo, aveva come capitale la stessa città di Milano e comprendeva principalmente la Lombardia ad esclusione del territorio di Mantova, appartenente alla casa dei Gonzaga; esso si estendeva, seppur in alcuni casi per pochi anni, tra Emilia, Liguria, Piemonte, Toscana e Veneto, spingendosi anche nelle terre dell'attuale Cantone Ticino. Formalmente, esso era parte del Sacro Romano Impero, ma era di fatto indipendente.

Con un ulteriore diploma imperiale, firmato dallo stesso Venceslao di Lussemburgo a Praga il 30 marzo 1397, Gian Galeazzo fu proclamato Dux Lombardiae: a lui e ai suoi eredi maschi era ufficialmente riconosciuta la potestà ducale sui territori soggetti al casato visconteo. Questo documento menziona anche i centri più significativi dell'allora Ducato lombardo: Alessandria, Asti, Avenza (Carrara), Bassano del Grappa, Belluno, Bergamo, Bobbio, Borgo San Donnino (Fidenza), Bormio, Brescia, Crema, Cremona, Como, Feltre, Lodi, Novara, Novi Ligure, Parma, Piacenza, Pontremoli, Reggio nell'Emilia, Riva del Garda, Rocca d'Arazzo, Sarzana, Soncino, Tortona, Vercelli, Verona, Vicenza.

Dopo aver raggiunto la massima espansione sotto lo stesso Gian Galeazzo, morto nel 1402, le frontiere del Ducato milanese andarono progressivamente riducendosi, sino a comprendere, al termine dell'età austriaca, soltanto il territorio compreso fra Svizzera, Ticino, Po e Adda, con parte del Cremonese e del Mantovano.

Nel corso del XV secolo, le regioni che costituiscono oggi il Cantone Ticino furono ripetutamente invase dagli Svizzeri. I confini del Ducato verso la Svizzera, l'attuale frontiera tra Lombardia e Confederazione Elvetica, tranne la Valtellina, che appartenne al Cantone svizzero dei Grigioni fino al 1797, si stabilizzarono nel 1515 dopo la sconfitta dell'esercito svizzero a Melegnano da parte di forze venete e francesi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

I Visconti: i fondatori del Ducato[modifica | modifica sorgente]

Scudo del Ducato di Milano
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Visconti.

Le sorti di Milano si intrecciarono sin dal XIII secolo con quelle della Casa dei Visconti, i quali ripresero la politica di espansionismo territoriale ereditata dal Comune ambrosiano. Uno fra i primi esponenti viscontei a guidare la città lombarda fu Ottone Visconti, eletto arcivescovo nel 1262 e che sconfiggerà i Della Torre nella Battaglia di Desio nel 1277. Nella prima metà del secolo successivo i suoi nipoti e pronipoti giunti al governo di Milano (Matteo, Galeazzo I, Azzone, l'arcivescovo Giovanni) allargarono l'area d'influenza viscontea sulle regioni circostanti. Un'eguale politica di allargamento e consolidamento fu perseguita nella seconda metà del secolo dai loro successori (Matteo II, Bernabò e Gian Galeazzo).

Il Ducato visconteo (1395-1447)[modifica | modifica sorgente]

Dopo un periodo contrassegnato da tensioni fra i vari membri della potente famiglia, Gian Galeazzo Visconti, nipote di Bernabò, nel 1385 con un colpo di mano giunse al potere e, via via, unificò i vasti domini familiari sparsi nell'Italia settentrionale.

Si dice che i territori soggetti al suo dominio fruttassero a Gian Galeazzo in un anno - oltre la rendita ordinaria di 1.200.000 fiorini d'oro - altri 800.000 di sussidi straordinari.

Il Ducato di Milano ed i domini dei Visconti all'inizio del XV secolo, all'apice della loro massima potenza, sotto il duca Gian Galeazzo

Alla morte di Gian Galeazzo Visconti (1402), il giovane figlio Giovanni Maria non seppe mantenere le conquiste paterne ed il Ducato andò incontro ad una rapida disgregazione.

Nel 1412 Giovanni Maria morì assassinato a Milano. Gli successe al trono il fratello minore Filippo Maria, che, dopo aver ripreso il controllo di gran parte del Ducato, riprese la politica espansionistica perseguita da Gian Galeazzo ed entrò in contrasto con la Repubblica di Venezia. La guerra, dichiarata nel 1426, durò diversi anni, e si concluse con la Pace di Ferrara (1433), in cui Filippo Maria Visconti cedette alla Serenissima le città ed i territori di Brescia e Bergamo.

Alla morte senza eredi di Giovanna II d'Angiò (1435), la corona del regno di Napoli fu contesa fra Angioini ed Aragonesi. Filippo Maria Visconti formò una lega con Venezia e Firenze e si schierò con gli Angioini; in seguito, in uno dei suoi frequenti cambi di schieramento passò con gli Aragonesi ma fu sconfitto dagli ex alleati, guidati dal condottiero mercenario Francesco Sforza. Nel 1441 Filippo Maria firmò la Pace di Cremona, con la quale cedette altre terre alla Repubblica di Venezia e diede in moglie a Francesco Sforza la propria figlia naturale Bianca Maria, che in dote al marito portò Cremona ed il suo contado, eccetto Castelleone e Pizzighettone, piazzaforte che fu scambiata con Pontremoli in Lunigiana.

L'Aurea Repubblica Ambrosiana (1447-1450)[modifica | modifica sorgente]

Alla morte di Filippo Maria, ultimo dei Visconti (agosto 1447), fu istituita la cosiddetta Aurea Repubblica Ambrosiana, una forma di governo repubblicana istituita da un gruppo di nobili milanesi. La Repubblica affidò la difesa contro Venezia a Francesco Sforza che, dotato di notevoli capacità strategiche, approfittò della crisi della repubblica per farsi nominare Duca di Milano (25 marzo 1450).

Il primo Ducato sforzesco (1450-1499)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sforza.

Venezia non aveva abbandonato le sue velleità di espandersi in Lombardia e quindi strinse un'alleanza con Alfonso d'Aragona, Re di Napoli, e con l'Imperatore Federico III d'Asburgo (1440-1493) contro Francesco Sforza ed i suoi alleati. La caduta di Costantinopoli, conquistata dai Turchi però mise in pericolo l'assetto dei possedimenti veneziani nell'Egeo e dopo 4 anni di guerra si giunse alla firma della Pace di Lodi (aprile 1454).

Con questo documento Francesco Sforza ed Alfonso d'Aragona furono riconosciuti rispettivamente Duca di Milano e Re di Napoli, la Repubblica di Venezia estese il suo dominio fino all'Adda e fu stipulata la Santissima Lega Italica contro i Turchi.

L'equilibrio politico raggiunto con la Pace di Lodi durò fino alla morte di Lorenzo il Magnifico (8 aprile 1492) ed alla discesa di Carlo VIII in Italia (1494).

Galeazzo Maria, figlio di Francesco Sforza, a causa del suo governo considerato da molti tirannico, fu assassinato in una congiura. Il figlio, Gian Galeazzo, governò sotto la reggenza della madre Bona di Savoia, finché lo zio, Ludovico il Moro usurpò il trono del Ducato. Ludovico il Moro, figlio di Francesco Sforza, riuscì ad ottenere la tutela del nipote Gian Galeazzo ed a confinarlo nel Castello di Pavia, dove nel 1494 morì in circostanze così misteriose che non pochi sospetti si addensarono attorno allo stesso Moro.

Si guastarono perciò i rapporti fra Ludovico e Ferdinando d'Aragona: Gian Galeazzo aveva infatti sposato una nipote del Re di Napoli, il quale prese le parti del legittimo erede. Ludovico il Moro rispose incoraggiando Re Carlo VIII di Francia a rivendicare il Regno di Napoli, poiché fino al 1442 il trono partenopeo era appartenuto al casato francese degli Angioini. Nel 1494 Carlo VIII discese in Italia e conquistò Napoli, sconvolgendo l'equilibrio fra i vari stati italiani e dando inizio alle guerre d'Italia (1494-1559).

Il primo Ducato francese (1499-1512)[modifica | modifica sorgente]

Nel 1495 Carlo VIII fu cacciato dalla Penisola da una Lega composta dagli Stati italiani, Sacro Romano Impero, Spagna ed Inghilterra, ma solo tre anni dopo, nel 1498, il Duca d'Orléans - divenuto Re di Francia col nome di Luigi XII - fece valere i propri diritti sul Ducato di Milano: un suo antenato, Luigi di Turenna, aveva infatti sposato nel 1389 Valentina Visconti, figlia del primo Duca Gian Galeazzo, il cui contratto matrimoniale stabiliva che, nel caso di estinzione della dinastia viscontea il titolo di Duca di Milano andasse ai discendenti di Valentina. Egli, protestandosi legittimo erede dei Visconti, invase lo Stato milanese nel 1499 scacciandone Ludovico il Moro. L'ex sovrano sforzesco cercò inutilmente di contrastare le truppe transalpine, chiedendo anche aiuto all'Imperatore, ma riuscì soltanto a riprendere per breve tempo la capitale e poche altre terre. Sconfitto e fatto prigioniero a Novara nel 1500, fu deportato in Francia, nel Castello di Loches, ove morì il 27 maggio 1508.

Il secondo Ducato sforzesco (1512-1515)[modifica | modifica sorgente]

Luigi XII rimase Duca di Milano fino al 1512, quando l'esercito svizzero scacciò quello francese dalla Lombardia e pose sul trono milanese Massimiliano Sforza, figlio di Ludovico il Moro. Fra il 1512 ed il 1515 i Cantoni svizzeri controllarono de facto il Ducato.

Il secondo Ducato francese (1515-1521)[modifica | modifica sorgente]

Sotto il regno di Francesco I di Valois la Corona francese riuscì a ristabilire la propria sovranità sul Ducato milanese. Nel 1515, dopo la sanguinosa battaglia di Marignano - che vide la sconfitta dell'esercito elvetico - il sovrano francese depose Massimiliano e si installò sul trono ducale. Nonostante la sconfitta gli Svizzeri riuscirono però a conservare i territori lungo la strada che dal Passo del San Gottardo conduce alle porte di Como, e che attualmente costituiscono il Canton Ticino. Francesco di Valois governò il Ducato fino al 1521, quando Carlo V, Re di Spagna e Imperatore del Sacro Romano Impero, innalzò al trono del Ducato il giovane fratello di Massimiliano, Francesco II Sforza.

Il terzo Ducato sforzesco (1521-1535)[modifica | modifica sorgente]

Dopo la decisiva sconfitta francese nella battaglia di Pavia il 24 febbraio 1525, che lasciò alle forze imperiali di Carlo V il predominio in Italia, Francesco II Sforza si unì alla Lega di Cognac contro l'Imperatore: insieme a lui, la Repubblica di Venezia, la Repubblica fiorentina, il Pontefice Clemente VII ed il Regno di Francia. Il Duca fu rapidamente soverchiato dalle truppe imperiali, ma riuscì a mantenere il controllo su alcune città e piazzeforti del Ducato. Grazie alla Repubblica di Venezia che cedette in cambio del ritiro delle pretese imperiale su Milano tutta la costa pugliese (Brindisi, Monopoli, Gallipoli, Polignano, Lecce, Bari e Trani), dovuto anche al fatto che Carlo V non voleva scontrarsi con i Veneziani, "perché se non avesse ceduto, non avrebbe potuto aver pace con i Veneziani e sarebbe stata une guerre immortelle en Italie", e lui sapeva di non avere i mezzi per spuntarla, perché preme troppo ai Veneziani che Milano non venga in mano d'oltramontani, dato che non si ritenevano "atti all'occuparlo né poi proporzionati per poterlo tenere". Francesco II Sforza morì senza eredi nel 1535 aprendo una nuova questione per la successione al trono.

Il «periodo spagnolo» (1535-1706)[modifica | modifica sorgente]

Stemma di Ducato di Milano, periodo spagnolo (1580-1700)
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Governatore di Milano.

Il Re di Francia e Carlo V reclamavano il Ducato facendosi guerra. Quest'ultimo, rivendicandolo come feudo imperiale, ottenne il controllo del Ducato e vi installò il figlio Filippo con diploma imperiale firmato a Bruxelles l'11 ottobre 1540. Il possesso del Ducato da parte di Filippo d'Asburgo fu finalmente riconosciuto dalla Corona francese nel 1559, con la Pace di Cateau-Cambrésis.

Il Ducato di Milano rimase soggetto ai sovrani spagnoli sino all'inizio del XVIII secolo. In questo periodo la sua capitale divenne con San Carlo e Federico Borromeo uno fra i principali centri della Controriforma in Italia. Durante il governo spagnolo, Milano sprofondò nell'abbandono e nel degrado in tutti i sensi. La giustizia era accondiscendente con i nobili e spietata con i più umili. Ma anche i nobili potevano salire sui gradini del patibolo. Coloro che invece godevano della più totale immunità erano gli ambasciatori e i consoli. Se ci si avvicinava troppo alle loro abitazioni si veniva imprigionati o uccisi dalle loro milizie private. Le antiche corporazioni che avevano rappresentato il potere della città erano ora soltanto un ostacolo alla sua prosperità, per le loro continue lotte. Il governo spagnolo trattava i suoi sudditi milanesi con imposte e le gabelle eccessive.[senza fonte] C'erano tasse sulla famiglia, sulla farina, sull'olio, sui cereali, sul vino, sulle proprietà, sulle vendite, sul reddito, sulle attività commerciali e sulla legna. Le milizie spagnole si preoccupavano solamente di reprimere i malcontenti invece che la delinquenza. Neppure i monasteri sfuggivano alla malavita, anzi lì si reclutavano i briganti a servizio di priori ed abati e spesso erano gli stessi monaci a diventare delinquenti. Il Vescovo di Milano tentò di contrastare questa dissolutezza sciogliendo l'Ordine degli Umiliati, sede della malavita dell'epoca, e diede l'autorizzazione al Foro ecclesiastico di processare gli imputati che si fossero macchiati di bestemmia, sodomia e adulterio; ma riuscì soltanto ad inasprire i rapporti tra lui e il popolo perché le sentenze del nuovo Tribunale erano ancora più dure di quelle dei tribunali governativi. Un'altra piaga fu la peste che colpì Milano nel 1576 e soprattutto nel 1630. Il numero esatto di vittime (senz'altro migliaia) è sconosciuto. Il morbo si diffuse anche per le processioni propiziatorie e per la caccia alle "streghe" (ritenute responsabili della peste): in entrambi i casi le riunioni servirono solo a peggiorare la situazione. L'economia si riprese a fatica solo dopo decenni. Dopo la peste le campagne erano rimaste incolte, fallirono molti negozi, botteghe, industrie e si perse molta manodopera. Unica nota positiva della Milano spagnola fu l'abile burocrazia del governo, che la città aveva da secoli.

La valutazione del «periodo spagnolo» è molto controversa. Indubitabile appare la decadenza economica che colpì il Ducato, in particolare dall'inizio del XVII secolo. Occorre però ricordare che tale involuzione si manifestò - seppure con forme e dimensioni diverse - nell'Italia intera[senza fonte]. Inoltre il declino economico del Milanese, e in generale di tutt'Italia fu forte ed evidente solo dopo il 1620, ovvero dopo quasi un secolo dall'inizio della dominazione spagnola.[senza fonte] Molto influente per la percezione negativa di questo periodo fu il romanzo ottocentesco I promessi sposi, scritto da Alessandro Manzoni.

La dominazione austriaca (1706-1797)[modifica | modifica sorgente]

Le province della Lombardia austriaca (1787)

Con il trattato di Baden, che mise fine alla guerra di successione spagnola, il Ducato di Milano fu ceduto alla Casa degli Asburgo d'Austria, che lo conservarono fino alla conquista francese compiuta da Napoleone Bonaparte nel 1796. Nel corso del XVIII secolo la superficie del Ducato – nonostante l'accorpamento con il Ducato di Mantova, dotato però di forti autonomie rispetto a Milano – si ridusse ulteriormente, arrivando ad un'estensione inferiore addirittura all'attuale Lombardia: infatti, non appartenevano al Ducato milanese Bergamo, Brescia, Crema, la Valtellina, l'Oltrepò Pavese e piacentino.

Il governo degli Asburgo d'Austria fu caratterizzato da rilevanti riforme amministrative, che i sovrani del casato austriaco – ispirati dai principi del cosiddetto Assolutismo illuminato – introdussero anche nei loro territori lombardi: per esempio, la risistemazione del catasto, la soppressione della censura ecclesiastica, lo sviluppo dell'industria della seta. Tali misure sono unanimemente riconosciute come uno dei presupposti che nei secoli successivi permisero alla Lombardia di divenire uno fra i principali "motori" economici dell'Italia.

La fine del Ducato[modifica | modifica sorgente]

A seguito della vittoriosa campagna di Napoleone Bonaparte nell'Italia settentrionale nel 1796, il Ducato fu ceduto alla Repubblica Francese dagli Asburgo con il Trattato di Campoformio nel 1797. Ma già nel 1796 i Francesi avevano istituito sui territori del Ducato di Milano lo Stato vassallo della Repubblica Transpadana, fusasi con la Repubblica Cispadana nel 1797 andando a costituire la Repubblica Cisalpina, di cui Milano divenne la capitale. Dopo la sconfitta di Napoleone, sulla base delle decisioni prese dal Congresso di Vienna il 9 giugno 1815, il Ducato di Milano non venne restaurato ma entrò a far parte del Regno Lombardo-Veneto, formalmente autonomo ma di fatto parte integrante dell'Impero austriaco, il cui Imperatore era di diritto sovrano del Regno Lombardo-Veneto.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Forte di una tradizione economica che affondava le proprie radici nel pieno del medioevo e nel ruolo da sempre rivestito da Milano nella Pianura Padana, gli Sforza furono i primi a dare al ducato milanese tracce dell'economia che sarebbe stata la sua forza nei secoli successivi. Ludovico il Moro diede un grande impulso alla città di Milano ed al suo contado, improntandolo su un'economia manifatturiera (soprattutto della seta e della bachicoltura nelle campagne), accresciuta dalla lavorazione del ferro e dalla produzione di armi e cannoni che nel corso del Cinquecento fecero di Milano tra le prime e migliori produttrici di armi da fuoco in Italia. Notevole fu la zootecnia nelle campagne e la viticoltura.

Durante l'epoca spagnola, l'economia delle città del Ducato di Milano entrò in crisi nella propria autonomia, ma non nella propria produttività che invece si incentrò essenzialmente nella siderurgia e nella metallurgia.[1]

Trasporti e comunicazioni[modifica | modifica sorgente]

Divisione amministrativa[modifica | modifica sorgente]

Il ducato di Milano in epoca della dominazione austriaca venne così suddiviso amministrativamente:

Nel 1786 gli Austriaci divisero il territorio in 8 province (Bozzolo, Como, Cremona, Gallarate, Lodi, Mantova, Milano e Pavia)[2]. Un anno dopo la provincia di Bozzolo divenne provincia di Casalmaggiore, e la provincia di Gallarate provincia di Varese.

Ordinamento giudiziario[modifica | modifica sorgente]

Esercito del ducato di Milano[modifica | modifica sorgente]

Religione[modifica | modifica sorgente]

Questo l'elenco delle diocesi cattoliche del ducato nei secoli:

  • Alessandria: istituita nel 1175, fu suffraganea di Milano fino al 1805, benché passata sotto la sovranità dei Savoia.
  • Bergamo: istituita nel IV secolo.
  • Brescia: istituita nel IV secolo.
  • Como: istituita nel IV secolo, possedeva anche 219 parrocchie nel Canton Ticino fino al 1884.
  • Crema: istituita nel 1579, era sotto la sovranità veneziana.
  • Cremona: istituita nel IV secolo.
  • Lodi: istituita nel III secolo.
  • Milano: fondata nel I secolo, divenne arcivescovato avendo come suffraganee diocesi poste sotto altre sovranità (Brescia, Crema).
  • Novara: istituita nel IV secolo, fu suffraganea di Milano fino al 1817.
  • Tortona: istituita nel I secolo d.C. fu soppressa nel 1803 e ricostituita nel 1817.
  • Ventimiglia: dell'VII secolo fu suffraganea di Milano fino al 1797.
  • Vercelli: fondata nel I secolo fu suffraganea di Milano fino al 1798.
  • Vigevano: istituita il 16 marzo 1530.
  • dipendevano direttamente dalla Santa Sede le diocesi di Mantova (1453) e Pavia.

Lingue del ducato[modifica | modifica sorgente]

Idioma ufficiale del Ducato di Milano fu dapprima il latino e poi il volgare italiano.

La popolazione parlava abitualmente le lingue locali: lombardo, veneto e ladino.

Monetazione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ D. Sella, Crisis and Continuity. The Economy of Spanish Lombardy in the Seventeenth Century, 1979
  2. ^ Editto 26 settembre 1786 c

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Domenico Sella, Lo Stato di Milano in età spagnola, UTET, Torino, 1987
  • R. Ceccaroni, Dizionario ecclesiastico, 1898

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]