Bonvesin de la Riva
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Bonvesin de la Riva (Milano, 1240 ca. – 1315 ca.) è stato uno scrittore e poeta italiano. È anche conosciuto come Bonvesino o Buonvicino de la Riva. Frate laico appartenente al terzo ordine degli Umiliati, fu il maggiore poeta e scrittore lombardo del XIII secolo e l'esponente più in vista del movimento poetico poesia didattica del Nord.
Nato a Milano tra il 1240 e il 1250, svolse l'attività di maestro di scuola (doctor grammatice) fino agli ultimissimi anni della sua vita.
Il nome Riva (suo padre fu tale Petrus de la Ripa) pare si riferisse alla ripa di Porta Ticinese dove il poeta possedeva uno stabile. Fino a qualche tempo prima del 1288 era vissuto a Legnano a Sant'Erasmo, presso il convento di Santa Caterina, dove insegnò e scrisse una delle sue opere più note, il "De quinquaginta curialitatibus ad mensam", manuale di buone maniere da tenera a mensa.
Della sua vita è altresì noto il profondo sentimento di devozione alla Vergine Maria.
Fu scrittore prolifico, soprattutto in volgare milanese, di cui ci restano diciotto opere; della sua produzione in latino ci restano invece tre opere.
[modifica] Opere in volgare milanese
- b:Disputatio mensium, di cui ci rimane anche la versione latina;
- b:De Sathana cum Virgine;
- b:De peccatore cum Virgine;
- b:De anima cum corpore;
- b:Disputatio rose cum viola;
- b:Disputatio musce cum formica
- b:Libro delle tre Scritture;
- b:De falsis excusationibus;
- b:De vanitatibus
- b:De quindecim miraculis;
- b:De die iudicii;
- b:Laudes de Virgine Maria;
- b:Rationes quare Virgo tenetur diligere peccatores;
- b:Vulgare de elymosinis;
- b:Vulgare de passione Sancti Iob;
- b:Vita Beati Alexii;
- b:De quinquaginta curialitatibus ad mensam;
- b:Expositiones Catonis.
La sua opera maggiore, almeno agli occhi dei moderni, è il "Libro delle Tre Scritture" (1274 ca.), poemetto in quartine in milanese, opera fondamentale per lo studio della lingua letteraria comune della Val Padana nel XIII secolo. Il componimento è diviso in tre parti, diverse per stile e atmosfera, in cui sono raffigurati l'Inferno, la Passione di Cristo e il Paradiso. Evidente l'anticipazione del poema dantesco, cui l'abilità lessicale e retorica di Bonvesin da la Riva rimanda grazie all'attento utilizzo della lingua. L'opera è una sorta di sceneggiatura dell'aldilà, di notevole valore storico e di forte suggestione poetica.
Molto importanti pure il Trattato dei mesi in forma di apologo e il Vulgare de elymosinis, cruda descrizione di alcune terribili malattie, assimilabile al realismo di Jacopone da Todi.
Una specie di galateo medievale è, come accennato, il De quinquaginta curialitatibus ad mensam, rappresentazione vivace e realistica inserita nella tradizione manualistica del tempo.
Nel novero del genere dei Contrasti, serie di dispute, impreziositi dall'abile alternanza dei toni descrittivi --grotteschi e leggeri, meditati ed esemplari-- si ritrova per esempio la Disputatio rosae cum viola, dove le umili virtù borghesi della viola prevalgono su quelle aristocratiche della rosa. Fra le opere religiose si segnalano La passione di Giobbe, La vita di Sant'Alessio e soprattutto, tra le Laudes de Virgine Maria, la leggenda di Frate Ave Maria, di toccante intensità religiosa perché ispirata da una forte devozione cristiana.
Importanti sono anche le Expositiones Catonis, versione volgare della fortunatissima opera tardomedievale: i Disticha Catonis.
[modifica] In latino
Nel 1288 scrisse in latino un trattato in prosa dal titolo "De magnalibus urbis Mediolani", opera composta in epoca viscontea e nettamente encomiastica volta ad elogiare Milano e nella quale sono riportate numerose notizie e curiosità, tuttavia fonte preziosa per la Milano dell'epoca. Il manoscritto, scomparso per secoli, fu ritrovato nella Biblioteca Nacional di Madrid nel 1898 in condizioni di forte deterioramento.
Per quanto riguarda la poesia, in esametri scrisse la "Disputatio mensium", che non è altro che la versione latina dell'omonima operetta in volgare, una pittoresca rappresentazione allegorica della realtà politica milanese del suo tempo. Vi è descritta la rivolta dei mesi, stanchi e oppressi dalla fatica e dal lavoro, contro l'odioso despota Gennaio, accusato di passare il tempo oziando. Ma una volta detronizzato il vecchio re, i ribelli non sanno far altro che litigare tra loro. Alla fine, stanco delle loro inutili dispute, Gennaio risfodera il suo nodoso bastone e riduce tutti all’obbedienza, riaffermando i loro doveri e il suo diritto di primo mese dell’anno. Un epilogo grottesco per una materia drammatica, dove sembra risuonare, nella trasparente forma allegorica, l’incapacita del popolo a garantire una pace sociale soddisfacente.
In distici elegiaci scrisse la "Vita scolastica", un poemetto di 936 versi sulla buona condotta da tenere a scuola e fuori, dedicato agli alunni ed ai maestri.
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