Vicinia

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« Il governo de Comuni stà sempre in mano de gli Originarij, cioè antichi habitanti del corpo della Vicinia, nè mai s'ammettono altre persone, benche di lunghissimo tempo habitanti, se prima non sono matricolate, e alla originalità ascritte; ma nè meno una tal aggregatione si concede se non col mezzo di Scrittura d'oblatione di beni, ò denari, e con rigorosa, e ristretta ballotatione. »
(Gregorio Brunelli, «Curiosi Trattenimenti contenenti ragguagli Sacri e profani dei Popoli Camuni», 1698[1])

La Vicinia, o Assemblea dei Vicini era una organizzazione socio-politico-amministrativa diffusa nella Lombardia orientale, paragonabile con le Almenden in Svizzera, le Università agricole in Emilia Romagna e le Regole del Cadore.[2].

Il suo nome deriva da vicus-i, il latino per villaggio, dal quale si analogizza l' assemblea dei villani, ovvero degli abitanti della villa.

I Vicini (Visì in dialetto camuno) sono conosciuti anche come Vicini et Consortes (vicini e consorziati) od Antichi Originari (Antichi Originarj), contrapposti ad Nuovi Originari.[3] Il termine Terrazzani è riferito ancora ai vicini, soprattutto a partire dal XV secolo. Questa parola indicava gli coloro che avevano bonificato il terreno montuoso costruendo dei terrazzamenti.[4]

Indice

[modifica] Storia

Si suppone che le Vicinie si sviluppano a partire dalla caduta dell'Impero romano iniziando la gestione dei compasqua, Bona comunalia o vicinalia, i campi e boschi comuni marginali all'abitato in uso a beneficio di tutti, sebbene nulla vieti di pensare ad istituzioni molto più antiche, forse anche preistoriche.[5]

Con l'arrivo dei Longobardi in Valle Camonica viene assimilato dalle popolazioni locali l'uso della fara, un tipico insediamento di clan familiari germanici, che gestivano in comunità un particolare territorio assegnatogli.

La prima notizia della loro esistenza è segnalata nella contesa del monte Negrino tra gli abitanti di Borno e quelli della Val di Scalve il 12 novembre 1018: 24 buoni homines de Burno (...) testimoni ed assistenti ai giudizi cittadini e rappresentanti gli abitanti (vicini et consortes) di Borno.[6]

Facevano parte della vicinia i capifamiglia (capifuoco) delle famiglie originarie del paese con più di 25 anni. Tra gli abitanti Originari sorgevano due gruppi: i facientes focum, che non avevano nulla di proprio, e i facientes aestimum, con proprietà privata; entrambi avevano comunque potere deliberativo.

Ne erano esclusi i nobili, gli ecclesiastici, gli stranieri e perfino le famiglie "immigrate" dai paesi vicini. Soltanto nel 1764, con deliberazione del governo veneto il foresto sarà ammesso tra gli originari, se aveva almeno 50 anni di residenza in loco (poi ridotti a 20).[7]

Le vicinie saranno abolite da Napoleone col decreto italico del 25 novembre 1806 e sostituite dalle amministrazioni comunali.

Il 29 luglio 1986, con un decreto del ministero dell'interno, quello che rimaneva delle vicinie viene incamerato nell'Istituto del Sostentamento al Clero della Diocesi di Brescia. A seguito di quest'atto molte vicinie camune si risvegliarono, opponendosi all'atto: sedici Vicinie furono cancellate dall'IDSC il 6 settembre 1988:

Ex sala della Vicinia a Ponte di Legno
Ex sala della Vicinia a Ponte di Legno

[modifica] L'assemblea

L'assemblea della vicina si riuniva dalle cinque alle sei volte all'anno. Era solitamente convocata tramite il suono delle campane oppure quello della tabula pulsata (una specie di tamburo). Era valida se vi era la partecipazione dei due terzi (o della maggioranza) dei vicini.

Il luogo dell'incontro era solitamente un portico oppure un edificio comunale; nella bella stagione anche una spianata od un quadrivio in aperta campagna.

Si iniziava con l'invocazione a Dio, a volte anche con una messa, e poi si discuteva di diversi argomenti, solitamente:

  • l'uso civico dei pascoli e degli alpeggi;
  • lo sfruttamento delle miniere;
  • le prestazioni gratuite per la manutenzione di strade, rifacimento di argini, di ponti, etc;
  • il taglio dei boschi per la legna da ardere o del legname per uso domestico onde ricavarne prati o pascoli;
  • l'usofrutto di beni indivisi per antica tradizione o accordi orali;
  • penalità per danni arrecati dal bestiame incustodito e tasse da corrispondere a tutti per il bene comune;
  • elezione di personale addetto ai servizi pubblici.

Le votazioni avvenivano con delle balòte, pallottole, bianche per il voto positivo, nere per quello negativo.

La partecipazione era inizialmente obbligatoria, tanto che chi non era presente veniva multato; erano però giustificati gli anziani e gli infermi. Allo stesso modo erano multati pesantemente coloro che, scelti dalla votazione, si rifiutavano di assumere la carica.

Era fatto divieto di portare alla vicina armi, bastoni e qualsivoglia altro elemento offensivo.

[modifica] Le cariche

Le cariche della vicinia erano molteplici e settoriali:[8]

  • i consoli: venivano eletti ogni anno e dovevano garantire il buon funzionamento dell'istituzione;
  • i sindaci: dovevano vigilare sull'operato dei consoli;
  • i contraddittori: avevano lo scopo di sostenere sempre la tesi contraria dei consoli, al fine di presentare uno spunto per la dialettica (che altrimenti sarebbe potuta essere dominata dalle persone più istruite);
  • il cancelliere: solitamente era un notaio o una persona che sapeva scrivere bene, aveva il compito di redigere gli atti delle sedute e li conservava;
  • il camparo: o guardia campestre, vigilava sui frutti dei campi e poteva punire i trasgressori dei regolamenti;
  • il saltari: o guardai boschiva, vigilava sui pascoli e sul patrimonio forestale (saltus=bosco);
  • il massaro: tesoriere, raccoglieva le quote della vicinia.

[modifica] Gestione e diritti acquisiti

La vicina di solito gestiva il mulino, il torcolo (il torchio), l'hostaria (la taverna), con la possibilità di alloggiare viandanti e fornire loro il vitto, la razzica (segheria) e la prestineria (forneria).

Inoltre provvedeva in caso di bisogno a retribuire l'avvocato, il medico, e il sacrestano che aveva il compito di campanaro (che regolava lo scorrere del tempo col suono delle campane).

Questi sono alcuni diritti acquisiti che possedevano le vicinie e vennero riconosciuti alle autorità comunali con l'abolizione del 1806:[9]

  • Jus plantandi: il Comune affidava ai Vicini parte del territorio comunale affinché avessero il diritto di piantarvi castagni e raccoglierne i frutti, dietro pagamento di una piccola tassa.
  • Jus legnandi et patusandi: era il diritto di tagliare legna e raccogliere pattume (patùs) nei boschi comunali, sempre osservando determinate regole e pagando una quota.
  • Jus stramandi: consisteva nel mettere all'asta ogni autunno il diritto di cospargere con strame le strade del paese: durante l'inverno gli aniamali e la popolazione riversavano le deiezioni su questo manto, che assorbiva. A primavera il beneficiario ripuliva le strade e concimava i suoi campi.

[modifica] I forestieri

Il 7 settembre 1764 il Senato Veneto emette la deliberazione che permette di prendere parte alle deliberazioni della vicinia ai forestieri risedenti in un paese da più di 50 anni. Da qui nasce la distinzione tra gli Antichi Originari ed i Nuovi Originari.

Infatti nella vicinia solamente gli Antichi Originari godevano dei diritti civili, mentre ai forestieri erano soggetti solo agli oneri, come il pagamento delle tasse, spesso in forma maggiorata.

Questo documento riporta la deliberazione del Senato Veneto secondo il Libro della Vicinia di Gorzone:[10]

« DELIBERAZIONE DELL'ECCELLENTISSIMO SENATO PER PONERE PERPETUO FINE AI DISSIDI FRA LI ORIGINARI E FORESTIERI DELLA PROVINCIA BRESCIANA.

In Brescia 1764 per Giuseppe Pasini stampator camerale

NOI

per riguardi gravissimi di Stato e per ogetti di carità e di giustizia verso li amatissimi suoi suditi avendo il Serenissimo Senato stabilito che tutti della Provincia Bresciana siano Originarij o denominati Forestieri debbano fra loro essere in perfetta uguaglianza d'oneri e di benefici ha spinto la sovrana risoluta volontà pubblica nella deliberazione del 7 settembre corrente et alla carica nostra ha commesso di fare che resti invariabilmente adempita, in obedienza per tanto del piblico comando, ordiniamo che la deliberazione suddetta sia stampata et in convenienti numeri di esemplari trasmessa ad ogni e ciascuno Comune della Provincia con preciso debito ad ogni rispettivo Reverendo Parroco che nel primo giorno Festivo e nel ora del magior concorso del Popolo, dal Altare farne lettura e pubblicazione a chiara intelligenza di ogni uno e con debito alli Reggenti di farle affiggere ove occorre a notizia universalem che detti Reggenti col mezzo del loro consiliare libbro intitolato Vicinie, nella prima parte dek quale il Cancelliere registrerà di proprio pugno e con tutta la diligenza la deliberazione suddetta come sta e giace ed in seguito vi catalogherà à nome per nome tutti li attuali capi di Famiglie Originarie e del quale catalogo doverà esere consegnata alla copia nostra prefettizia una copia:
che li Reggenti e Cancellieri di ogni comune debbono interamente fare un catalogo esatto di tutti li attuali capi famiglia la di cui permanenza nel Comune si verifichi da almeno cinquanta anni e che in tal corso di tempo abbiano contribuito con esso comune alle fazioni reali e personali, il qual catalogho firmato dalli Reggenti e Canceliere devesi nel termine di otto giorni essere consegnato alle osservazioni della carica per le disposizioni successive e similmente faranno una particolare nota tutte le persone o familie che provenute da Stati Esteri si fossero per avventura domicialiate nel Comune; specificando il preciso tempo dello accominciato loro domicilio ed anche questa nota firmata dai Reggenti e Cancelliere dovrà essere nel termine suddetto consegnata alle osservazioni della carica per le occorrenti disposizioni.
Così devesi essere da chiunque eseguita senza immaginabile ritardo in pena della publica indignazione occorrono.

Brescia, li 8 settembre 1764

FRANCESCO GRIMANI CAPITANIO VEL PODESTA' »
( 17 settembre 1764, Libro della Vicinia, Gorzone)

[modifica] Note

  1. ^ Massimo Prevideprato. Tuhai renegà la fede - Stregheria ed inquisizione in Valcamonica e nelle Prealpi lombarde dal XV al XVIII secolo. Brescia, Vannini, 1992. 20
  2. ^ Massimo Guidetti. Un'Italia sconosciuta - Comunità di villaggio e conunità familiari nell'Italia dell'800. Milano, Jaca Book, 1976. 84
  3. ^ Marcello Ricardi; Giacomo Pedersoli. Grande guida storica di Valcamonica Sebino Val di Scalve. Cividate Camuno, Toroselle, 1992. 226
  4. ^ Roberto Andrea Lorenzi. Medioevo camuno - proprietà classi società. Brescia, Grafo, 1979. 74
  5. ^ Tratto da: Lino Ertani. La Valle Camonica attraverso la storia. Esine, Tipolitografia Valgrigna, 1996. 157
  6. ^ Tratto da: Lino Ertani. La Valle Camonica attraverso la storia. Esine, Tipolitografia Valgrigna, 1996. 99
  7. ^ Tratto da: Lino Ertani. La Valle Camonica attraverso la storia. Esine, Tipolitografia Valgrigna, 1996. 159
  8. ^ Tratto da: Lino Ertani. La Valle Camonica attraverso la storia. Esine, Tipolitografia Valgrigna, 1996. 160
  9. ^ Tratto da: Lino Ertani. La Valle Camonica attraverso la storia. Esine, Tipolitografia Valgrigna, 1996. 162
  10. ^ Tratto da: Gian Maria Bonomelli. Storia di Gorzone e del suo castello. Darfo Boario Terme, Armando Armanini, 1972. 130

[modifica] Voci correlate

[modifica] Bibliografia

[modifica] Collegamenti esterni

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