Emilia
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| Stati: | |||||||||
| Regioni amministrative: | |||||||||
| Territorio: | Provincia di Piacenza, Provincia di Parma, Provincia di Reggio Emilia, Provincia di Modena, Provincia di Ferrara, Provincia di Bologna esclusi il comune di Imola, di Dozza e la valle del Santerno. | ||||||||
| Capoluogo: | Bologna | ||||||||
| Superficie: | 17354 km² | ||||||||
| Abitanti: | 3128000 () | ||||||||
| « Nei dieci mesi che volsero dalla pace di Villafranca alla spedizione dei Mille, l'Italia di mezzo diede prove di virtù civili meravigliose, ma col Piemonte corse dei pericoli gravi forse quanto quelli che il Piemonte stesso aveva corsi, prima della guerra del 1859. I duchi, gli arciduchi, i legati pontifici fuggiti dalle loro sedi, fin da prima di quella guerra, non avevano più osato tornarvi; e allora Parma, Modena, Bologna con la Romagna fino alla Cattolica, si strinsero in un solo Stato, che nel bel ricordo della gran via romana da Piacenza a Rimini, chiamarono l'Emilia. » | |
L'Emilia è una regione storica dell'Italia settentrionale, che insieme alla Romagna forma la regione dell'Emilia-Romagna.
Prende il nome dalla Via Emilia, strada fatta costruire dal console romano Emilio Lepido per collegare tra di loro le città di Rimini e Piacenza.
Indice |
[modifica] Confini
I confini geografici emiliani sono: ad est i fiumi Sillaro e Reno, che li separa dalla Romagna, a nord il fiume Po, che la divide dalla Lombardia e dal Veneto, a sud lo spartiacque dell'Appennino Ligure, che fa da confine con la Liguria), e del Tosco-emiliano che fa da confine con la Toscana.
Essa comprende le province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Ferrara e di Bologna (esclusi i comuni di Imola, Dozza e la valle del Santerno).
[modifica] Storia
Le terre a sud del fiume Po sono state nel corso dei secoli occupate da popolazioni diverse. Abitanti delle terremare, etruschi e galli. Se il V secolo a.C. segna l'apogeo della presenza etrusca, dall'inizio del IV secolo i Galli, che scendono d'oltre Po, si irradiano in tutta la regione : i Senoni nel territorio tra il Montone e l'Esino, i Boi al centro della regione emiliana, i Lingoni nell'area a sud del delta del Po. Questa sovrapposizione dà luogo a forme di cultura composite, di cui un esempio significativo danno le recenti scoperte di Monte Bibele, presso Monterenzio (Bologna): mentre vari reperti metallici richiamano alle genti galliche, le iscrizioni su vasi offrono la testimonianza della presenza etrusca. Poi, l'arrivo degli invasori da sud (romani) ha imposto alla zona una nuova configurazione. La conquista romana però non ha estirpato il substrato gallico ma si è fuso con esso dando origine, tra l'altro, anche ai dialetti tuttora parlati localmente che sono una sovrapposizione di latino sulle lingue celtiche.
In epoca romana l'Emilia fece parte dapprima della provincia della Gallia Cisalpina, e, dopo la riforma Augustea che estese la cittadinanza romana a tutta la penisola italica, della Regio VIII Aemilia, che corrispondeva al territorio attraversato dalla Via Emilia, cioè grossomodo all'attuale territorio dell'Emilia-Romagna. Città importanti di questa regione, la maggior parte delle quali di origine preromana (soprattutto etrusca, furono Cesena (Caesena), Forlimpopoli (Forum Popili), Forlì (Forum Livii), Faenza (Faventia), Imola (Forum Cornelii), Bologna (Bononia), Modena (Mutina), Reggio Emilia (Regium Lepidi), Parma, Fidenza (Fidentia), e Piacenza (Placentia).
A partire dal 568 d.C. (anno dell'arrivo dei Longobardi nella Pianura Padana) fino al 1859, l'Emilia divenne parte integrante della Longobardia. Al contrario si diffuse il termine "Romagna" per indicare i territori rimasti sotto il controllo dell'Esarcato Bizantino, che aveva sede a Ravenna. I confini tra le due entità politiche tuttavia furono per lungo tempo indefiniti, a causa del continuo stato di guerra tra Longobardi e Bizantini.
Dopo l'epoca comunale, che vide molte città emiliane partecipare alla Lega Lombarda per contrastare il potere imperiale sulla penisola italica, in Emilia sorsero importanti signorie, tra cui gli Estensi, che affermarono il loro dominio su Ferrara, Modena e Reggio Emilia, i Bentivoglio a Bologna e, anche se solo dal 1545, i Farnese a Parma e Piacenza. La divisione politica dell'Emilia si mantenne, con l'eccezione della Repubblica Cispadana e del successivo Regno d'Italia (1805-1814), di epoca napoleonica, fino al Risorgimento.
Al momento dell'invasione franco-piemontese, per evitare la creazione di uno schieramento lombardo troppo potente, i sabaudi crearono ex-novo il concetto di "Emilia" (riesumando per l'occasione il nome dell'antica regione augustea). Questo comportò il cambiamento di diversi toponimi. Ad esempio, Reggio Emilia, prima dell'Unità d'Italia era chiamata semplicemente Reggio o anche Reggio di Lombardia[senza fonte].
[modifica] Principali stati preunitari
I principali stati stanziati nella regione sono stati il Ducato di Modena e Reggio, il Ducato di Parma e Piacenza e il Ducato di Ferrara; Bologna è stata a lungo città di confine tra Longobardia e Romagna, ma tra vicende alterne lo Stato della Chiesa ha quasi sempre avuto il dominio completo, fino al Risorgimento.
[modifica] Simboli
L'Emilia, dai tempi dell'impero romano, non è mai stata un'entità politica unitaria, e pertanto non ha mai avuto un simbolo o una bandiera che la identificasse. L'unica eccezione storica è costituita dalla Repubblica Cispadana, che fu costituita nel 1796 dalle città di Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara, comprendendo un territorio corrispondente alla parte centrale dell'attuale Emilia-Romagna.
Dalla fine degli anni '80 si è verificato, come in altre regioni del Nord Italia, un tentativo di affermare l'identità culturale emiliana, soprattutto ad opera di alcuni movimenti indipendentisti come Nazione Emilia e Lega Nord, anche attraverso il recupero di simboli tipici soprattutto dell'epoca dei comuni. Per l'Emilia sono state proposte alcune bandiere che combinano tra loro i simboli tradizionali delle principali città Emiliane[1][2].
Il disegno che si è diffuso maggiormente, fino ad essere adottato dalla Lega Nord Emilia, principale movimento autonomista regionale, è costituito da una bandiera inquartata, con due croci rosse in campo bianco (argento) e due croci blu in campo giallo (oro)[3]. Generalmente le croci rosse in campo bianco si trovano nel primo e quarto cantone e sono sormontate da un Capo d'Angiò, mutuato dallo stemma del comune di Bologna. Più in generale le quattro croci richiamano gli stemmi delle principali città emiliane: Le croci blu in campo giallo derivano dagli stemmi comunali di Modena e Parma, mentre quelle rosse in campo bianco sono presenti negli stemmi di Bologna e Reggio Emilia, anche se quest'ultimo non ha il Capo d'Angiò ma presenta invece le lettere SPQR nel campo bianco intorno alla croce.
Nonostante i partiti autonomisti in Emilia hanno sempre ottenuto un successo inferiore a quelli delle regioni a nord del Po, la bandiera con le quattro croci è abbastanza diffusa per rappresentare la parte emiliana dell'Emilia-Romagna, così come la Caveja si è diffusa come simbolo della Romagna. Nessuno di questi due simboli ha tuttavia un carattere ufficiale. La regione Emilia-Romagna ha preferito infatti non adottare nessun simbolo tradizionale e ha scelto come bandiera una rappresentazione stilizzata del profilo geografico della regione[4] [5].
[modifica] Note
- ^ Flags of the World - Emilia Romagna. URL consultato il 26 giugno 2009.
- ^ Bandiere dei popoli Emilia e Romagna. URL consultato il 26 giugno 2009.
- ^ Flags of the World - Padania. URL consultato il 26 giugno 2009.
- ^ Roberto Breschi. Italia Regioni. URL consultato il 26 giugno 2009.
- ^ Flags of the World - Emilia Romagna. URL consultato il 26 giugno 2009.

