Locarno

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Locarno
Panorama di Locarno
Stato: bandiera Svizzera
Cantone: Ticino
Distretto: Locarno
Circolo: Locarno
Lingua ufficiale: Italiano
Latitudine:  46° 10‘ N
Longitudine:  8° 48‘ E
Altitudine: 195.50 m s.l.m.
Superficie: 19,42 km²
Popolazione:
 - Totale
 - Densità
(2007)
15.153 ab.
780 ab./km²
Frazioni: Brè, Cardada-Colmanicchio, Gerre di Sotto, Isola Martella, Monda di Contone e Ponte Brolla-Vattagne.  
Comuni contigui: Ascona, Avegno, Cadenazzo, Contone, Cugnasco, Gerra (Verzasca), Gordola, Lavertezzo, Losone, Magadino, Minusio, Muralto, Orselina, Piazzogna, San Nazzaro, Tegna, Tenero-Contra
CAP: 6600, 6601, 6604, 6605
Pref. telefonico: 091
Codice BFS: 5113
Targa: TI
Abitanti: Locarnesi
Sito istituzionale

Locarno[1] è un Comune[2], capoluogo del distretto omonimo e polo regionale, si trova sulla sponda settentrionale del Lago Maggiore[3] nelle vicinanze di Ascona[4], ai piedi delle alpi[5].

La città ha 15.000 abitanti ciò che la colloca in terza posizione nel Canton Ticino dopo Lugano[6] e Bellinzona[7]. Considerando tutta la zona urbana la popolazione supera le 50.000 unità. Infatti già la stazione ferroviaria si trova all'esterno dei confini comunali, a Muralto e uno dei suoi simboli, la Madonna del Sasso si trova sul territorio comunale di Orselina[8].

Reputata meta turistica, grazie in particolare al favorevole microclima, che consente alla vegetazione mediterranea e subtropicale di prosperare, e alla presenza del lago. La sua notorietà è dovuta anche al Festival internazionale del film di Locarno, secondo festival in termini di longevità (prima edizione nel 1946) dopo quello di Venezia.

Indice

[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Carla Speziali dal 04/04/2004
Centralino del comune: 091 756 31 11
Posta elettronica: citta@locarno.ch

[modifica] Geografia

La città, adagiata in una conca protetta da una corona di montagne, si sviluppa sul lato sinistro del delta della Maggia (uno dei maggiori estuari lacuali d'Europa), mentre sulla sponda destra troviamo i borghi di Ascona e Losone. Con i suoi poco più di 190 m s.l.m., misurati alla foce, è la quota più bassa della Svizzera (ma le propaggini arrivano sino ai 1.400 metri e oltre di Cardada-Colmanicchio).

[modifica] Infrastrutture

In realtà, una sua stazione delle Ferrovie federali (FFS) Locarno ce l'ha: è quella di Riazzino-Cugnasco, sul Piano di Magadino. La giurisdizione comunale si estende infatti sino alla pianura in mezzo a cui scorre il fiume Ticino. Questa porzione di territorio, strappata alle acque grazie alle bonifiche ottocentesche, è anche più vasta del settore urbano. Vi trovano spazio, molto spesso in situazione conflittuale, biotopi palustri protetti, agricoltura, vie di comunicazione, aeroporto e industria.

Locarno è la sede dell'Istituto Ricerche Solari Locarno

[modifica] Storia

[modifica] Dalla preistoria all'evo moderno

I primi insediamenti organizzati rimontano all'età del bronzo (attorno al 1000 a.C.) e sono testimoniati, tra gli altri, dai sepolcreti di San Jorio e Sant'Antonio. Altre necropoli, e fra esse quelle di Solduno, segnalano una presenza continuata anche nella successiva età del ferro.

Forse già nel VII secolo a.C. i Leponti si sovrappongono e si amalgamano alla popolazione autoctona, probabilmente ligure, dando vita a una comunità liguro-celtica. La conquista romana risale al II secolo a.C., come provano tombe sia nel "pagus" sia nelle vallate circostanti; Muralto[9], stando alle indagini otto e novecentesche, era un fiorente centro residenziale romano, quasi certamente il maggiore dell'area. Scriverà ai primi del secolo scorso il prelato e archeologo Giovanni Baserga: « All'inizio dell'impero romano, il Locarnese doveva già possedere una popolazione numerosa, ricca e industriale, non era punto scomparsa la popolazione gallica, che aveva preceduto la conquista e la penetrazione di Roma, anzi essa convisse e presto si fuse con gli elementi latini (...) ».

Scomparsi nel III secolo d.C. i Romani, scarse, per non dire nulle, sono le tracce altomedievali. Esistono purtuttavia documenti che si riferiscono alla zona datati 712, 807, 822, 842 e, nell'866, si parla della cessione della "corte regia" di Locarno e delle sue pertinenze all'imperatrice Engelberga (anche Angelberga o Angilberta).

Attorno al Mille, il contado finisce nelle mani dei Milanesi. Feudatari i Da Besozzo, valvassori maggiori dell'arcivescovo. Dal loro ceppo nasceranno le famiglie nobiliari locarnesi: i Duni, i Magoria, i Muralti, gli Orelli. Questa corporazione gode di grande autonomia e guadagna autorità e forza nel tempo potendo imporre dazi e pedaggi. Conta sulla protezione di Federico I il Barbarossa che, dopo averle concesso l'esercizio di un mercato mensile nel 1164, la pone, nel 1186, sotto la diretta dipendenza imperiale; i "fideles homines" della pieve ottengono anche l'esenzione dal servizio militare e dalle imposte. Privilegi confermati dagli imperatori Ottone IV nel 1210 e Federico II nel 1219.

Tra il 1239 e il 1249 Locarno è governata dal condottiero Simone da Orello, fedelissimo dei Visconti. Nel periodo immediatamente successivo, il dominio passa però a Como, che lo manterrà sino al 1342, sebbene non ininterrottamente a causa delle continue guerre tra guelfi e ghibellini (il borgo verrà dato alle fiamme dai vendicativi comaschi (ghibellini) nel 1259 oppure, come riportano altre fonti nel 1260 o 1262). Quell'anno Luchino e Giovanni Visconti, risaliti dal lago al comando di una munita flotta, assediano ed espugnano il castello e tutta la regione torna sotto sovranità milanese. Il 1439 viene ricordato per l'infeudamento da parte di Filippo Maria Visconti dei conti Rusca, che grande blasone daranno alla comunità, a partire dal capostipite Franchino Rusca. Saranno lui e i figli, ad esempio, a trasformare la primigenia fortezza in residenza signorile. Ingentilito, ma non indebolito, il maniero resiste all'assedio dei 15'000 Svizzeri calati dal nord nel 1502-1503. Alla testa dei difensori, a dar man forte ai Rusca, si trova il governatore francese; le terre lombarde erano infatti passate nel frattempo sotto il controllo del giglio.

[modifica] Dall'evo moderno all'evo contemporaneo

La capitolazione è solo rinviata di qualche anno, poiché, con la Pace di Friburgo, nel 1516 la zona a capo del Verbano viene ceduta ai Confederati. Inizia l'epoca balivale, che durerà fino al 1798 e che, se assicurerà stabilità in un momento che oltre confine sarà molto turbolento, isolerà il Locarnese dal positivo fervore dell'illuminismo austriaco. Simbolicamente, si vorrebbe far coincidere il lungo periodo di decadenza che segue con la quasi completa distruzione del castello, ossia l'emblema stesso della potenza cittadina, decisa dai nuovi occupanti nel 1531. Tuttavia, a dare inizio allo stillicidio di sciagure che si abbatteranno sulla regione è, nel 1515, il crollo, dovuto a una piena, del ponte della Torretta di Bellinzona, da dove transitavano genti e merci con destinazione non solo una Locarno fiorente di traffici] e commerci, ma l'intera Lombardia, a cui si accedeva dalla comoda via lacuale.

Nei decenni seguenti, portata da profughi sfuggiti all'occhiuta inquisizione milanese, s'infiltra, si diffonde e attecchisce la dottrina protestante. Per sedare le lotte che oppongono cattolici e riformati, i padroni elvetici impongono a questi ultimi di rinunciare alla nuova religione o di lasciare la loro terra. Alcune centinaia di loro scelgono l'esilio e il 3 marzo 1555 abbandonano Locarno, tra gli altri, molti esponenti dei casati più influenti: Appiani, Duni, Marcacci, Muralti, Orelli, Trevani... . Il borgo perde così buona parte della sua classe dirigente, composta in prevalenza da intellettuali e mercanti]. [10].

A cavallo tra il 1576 e il 1577 infierisce la peste e la popolazione cala ulteriormente e drasticamente. La testimonianza è quella di San Carlo Borromeo che nel 1584, poco prima della morte, scrive: «Con questa occasione (la fondazione del Collegio Papio d'Ascona, n.d.r.) ho consolato ancora, in quel poco che io ho possuto, quei poveri uomini di Locarno, la quale terra è restata tanto desolata dalla peste, che di 4.800 anime che v'erano, ve ne sono restate 700; e ancora non è finita...».

Una sequela di disgrazie che determinerà l' successiva. Sintetizza nel 1797 il commissario bernese Karl von Bonstetten: «In tutt'Italia non c'è forse terra così generosa abitata da gente misera come quella dei villaggi lungo il Ticino»; e dolendosi per l'isolamento del capoluogo, dove «s'ingrassano frati e si costruiscono chiese» senza curarsi della mefitica aria del delta, lo descrive «affondato in superstizioni e paludi».

Un'aria che, finalmente, si muoverà non poco sulla scia dei fermenti rivoluzionari] e reazionari successivi all'ingresso trionfale in Milano, il 15 maggio del 1796, di Napoleone Bonaparte. Due anni dopo, le autorità locarnesi dichiarano l'indipendenza e l'appartenenza alla Confederazione Elvetica. Il generale Guillaume Brune (1763-1815), comandante delle truppe francesi in Svizzera, propone la creazione di un Cantone con Locarno capitale. Con l'Atto di mediazione napoleonico del 1803 nasce in effetti la Repubblica del Canton Ticino e il borgo si proclama città.

E capitale cantonale, seppur transitoria, Locarno lo sarà dal 1821 al 1827; il governo siede nel convento di San Francesco, mentre gli uffici amministrativi si trovano al castello. Governo e parlamento torneranno in città tra il 1839 e il 1845, tra il 1857 e il 1863 e, infine, tra il 1875 e il 1881, secondo uno schema di rotazione fissato dalla Costituzione del 1814. Allo scopo, tra il 1837 e il 1838, viene edificato su progetto dell'architetto Giuseppe Pioda (1810-1856) il palazzo attualmente della Sopracenerina, che domina con la sua mole il lato sud di Piazza Grande.

Sarà questa una fase burrascosa e, contemporaneamente, di un dimenticato dinamismo, contrassegnata com'è dalle faide politiche, anche cruente, tra conservatori e progressisti, ma pure dall'agognata e provvidenziale ricostruzione del ponte della Torretta (1813-1815) e, soprattutto, dalla realizzazione della linea ferroviaria, inaugurata il 20 dicembre 1874; due vie di comunicazione, unitamente a quella del lago (le cui acque sono solcate da un piroscafo a vapore, il Verbano, sin dal 1826), che romperanno un torpore e un isolamento durato tre secoli e che consegneranno "le village où l'on s'endort" (definizione del romanziere francese Henri Lavedan, 1859-1940) e la sua plaga alla nascente "industria dei forestieri".

La prima pietra di questa nuova e redditizia attività era stata posata già nel 1870 con la fondazione della Società Operai ed Esercenti, che per missione aveva anche la tutela degli interessi degli albergatori[11].

La fine del secolo XIX e l'ingresso in quello seguente vede un fiorire senza precedenti di iniziative. Il gas viene erogato a partire dal 1875. Nel 1891 si mette mano alla costruzione degli argini del fiume Maggia, da Solduno alla foce, che permetterà l'espansione sul delta secondo l'esemplare piano regolatore a scacchiera elaborato dall'ingegnere Giovanni Rusca tra il 1893 e il 1894, poi ulteriormente adattato. Nel 1892 nasce la Pro Locarno, altro tassello sulla via del moderno concetto di turismo. L'anno dopo in qualche casa e nei migliori hotel di Muralto si accendono le prime, fioche lampadine. Nel 1902 viene aperto il teatro, edificato su progetto di Ferdinando Bernasconi Senior (1867-1919) e decorato da Filippo Franzoni; sul palco, ma siamo già nel 1904, anche Pagliacci, opera diretta dal compositore, Ruggero Leoncavallo in persona[12].

Il 1905 coincide con l’avvio della realizzazione della linea funicolare per la Madonna del Sasso; cfr.: Catullo De Lorenzi e Alfonsito Varini, Locarno e la sua funicolare, Edizioni Pedrazzini, Locarno 1981 e della linea ferroviaria a scartamento ridotto per Bignasco, in Vallemaggia[13]. Due anni più tardi è la volta della tramvia urbana tra il quartiere di Sant'Antonio e Minusio. Nel 1912 partono i lavori, poi interrotti dalla guerra, per il collegamento ferroviario con Domodossola[14].

Allo stesso euforico momento storico risale la creazione delle più importanti associazioni sportive: Società federale di ginnastica (1866), Velo Club (1895), Anglo-Swiss Tennis Club (1903), Football Club (1906), Virtus (ginnastica, poi atletica, 1909), Rowling Club (canottaggio, 1910) e Skating Club (pattinaggio, 1910).

Quasi a coronamento di tanta effervescenza, nel 1925 il palazzo del Pretorio, anch’esso concepito dall'architetto Bernasconi e inaugurato nel 1910 nell'allora Via delle Palme (oggi, ovviamente, Via della Pace) accoglie una conferenza conclusasi con la stipula di effimeri trattati, denominati "Patto di Locarno" e siglati, nelle loro diverse componenti, dai rappresentanti di Belgio, Cecoslovacchia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Polonia. Per la prima volta sotto i riflettori internazionali, la città entra a pieno titolo nella storia del nostro tempo (cfr. Luigi Ballanti e Giorgio Pioda, Giornate di storia europea a Locarno, Edizioni Pedrazzini, Locarno 1965 e Rodolfo Mosca e Mario Agliati, Ottobre 1925, l'Europa a Locarno, Armando Dadò Editore, Locarno 1976).

[modifica] La "Magnifica Comunità di Locarno"

Corrisponde in pratica alla pieve, una delle nove che attorno al Mille componevano il contado di Stazzona (Angera). Abbracciava il territorio compreso tra Ronco sopra Ascona e Cugnasco, valli e Riviera del Gambarogno incluse. Un funzionamento macchinoso, la rissosità degli abitanti e le rivalità tra ogni singolo nucleo alimentano, agevolati dalle esose pretese degli amministratori -dapprima i Capitanei, ovverosia la nobiltà locale, e quindi i conti Rusca, cui i duchi di Milano consegnano il feudo-, le continue spinte secessioniste. Il distacco della Vallemaggia "et Pertinentiarum", successivo ad una sommossa, avviene già nel 1403 ed è confermato di volta in volta (con e senza Valle Verzasca, con e senza Valle Lavizzara) sino alla creazione della Repubblica Elvetica. La frantumazione politica di quello che nel frattempo, ormai sotto controllo svizzero, è diventato un baliaggio, e che in epoca moderna diverrà distretto, si completa a cavallo tra il Sette e l'Ottocento con la nascita di una miriade di autonomie.

[modifica] Le tre corporazioni

Nel Medioevo, il "Comune Grande" è guidato dalle "università" dei nobili (universitas nobilium dominorum et capitaneorum) e dei borghesi (universitas burgensium). I membri, che si spartiscono innumerevoli privilegi, oltre che entro i confini del borgo possono risiedere nei dintorni (Muralto, ai tempi appendice di Orselina, è d'altronde il quartier generale dell'omonima famiglia). I rappresentanti di queste gilde siedono in forze negli organi dirigenti dove i delegati delle altre "vicinie" che aderiscono alla comunità fanno la figura dei comprimari. Nel Cinquecento le suddette associazioni vengono affiancate da quella dei terrieri che raggruppa i casati presenti da generazioni, ma non originari di Locarno.

La loro influenza politica, più o meno marcata a seconda del momento storico, dura sino all'alba dell'Ottocento. Sciolta nel 1859 la corporazione dei terrieri (il cui archivio viene ceduto al comune, mentre quello dei nobili, assai più prezioso, era stato smembrato e parzialmente disperso quattro anni prima), praticamente estinte le famiglie di più alto lignaggio, oggi solo quella dei borghesi ha ancora voce in capitolo, soprattutto in quanto proprietaria di fondi e di stabili; in un'ottica ticinese, corrisponde al patriziato[15]. Il suo stemma è "rosso e verde al bue passante". Secondo il Gilardoni, non è invece provato che le armi delle altre due corporazioni siano l'aquila e l'agnello: un errore generato dai bassorilievi provenienti da demolizioni e incorporati nella facciata cinquecentesca della chiesa di San Francesco.

[modifica] Impianto urbanistico

L'abitato ha preso corpo lungo la dorsale che corre alle falde della montagna, corrispondente alle odierne Vie San Gottardo, Sempione, Cappuccini, Borghese e Vallemaggia, e almeno quattro sono i punti focali riconoscibili, ovvero quelli -da est a ovest- delle attuali zone di Ceresol, San Vittore, Sant'Antonio e Passetto, in posizione prudentemente sopraelevata rispetto a lago e fiume, ma da essi non troppo discosti. L'acqua, probabilmente la ragione prima dell'esistenza di Locarno ("al centro di un vasto confluire di acque", la definisce Piero Bianconi), ne ha infatti sempre condizionato destino e fisionomia, nel bene e nel male. Una poco verosimile ma significativa etimologia vuole d'altronde che il nome derivi dal celtico Loc-ar-on, luogo situato vicino a un fiume e sulla riva di un lago (in ambito toponomastico, Virgilio Gilardoni azzarda anche l'altrettanto celtico Leukara, la bianca).

In epoca medievale il fulcro delle attività, in era preromana e romana concentrate nell'area di San Vittore (dove resterà tuttavia, e sino al 1816, ancorato il potere religioso, ovvero il collegio dei canonici), si sposta gradualmente verso quella di Sant'Antonio. Sull'asse di transito principale (Via Borghese) se ne innestano altri due di primaria importanza, che s'intersecano (Via Sant'Antonio e Via Cittadella con i rispettivi prolungamenti costituiti dalle Vie alla Motta e San Francesco). Attorno a queste strade si organizza l'insediamento, i cui limiti a sud/sud-ovest, al piede della "motta", sono fissati dal castello e dalla parata di edifici che si affacciano sulla riva del Verbano e che diventeranno il futuro fronte settentrionale di Piazza Grande.

Fino al diciannovesimo secolo e con rade eccezioni, l'ammodernamento e l'addensamento edilizio si limitano a questo circoscritto perimetro, vuoi per la progressiva perdita d'importanza del borgo, vuoi per l'impossibilità di espandersi su uno spazio soggetto come pochi alle sfuriate della natura.

La costruzione di ripari nel tentativo di ammansire la Maggia, e tra essi il cosiddetto muraccio (grosso modo dove oggi si trova Via Bernardino Luini, tra il lago e quello che fu il porticciolo fortificato del castello), consente una timida colonizzazione del delta. Nel 1828 viene scavato il naviglio che, penetrando in quello che diventerà poi Largo Franco Zorzi, stimola l'installazione di nuovi commerci e un rinnovamento delle case immediatamente a monte, di tipologia ancora medievale. Piazza Grande, slargo sino ad allora non delimitato a meridione se non da qualche piantagione, si avvia ad assumere l'odierna forma con l'erezione, tra il 1837 e il 1838, del palazzo governativo, diventando contemporaneamente il baricentro della vita locale, a detrimento di Piazza Sant'Antonio. Una successiva valorizzazione del comparto seguirà nel 1869 con la realizzazione, al posto del naviglio, irrimediabilmente danneggiato dalla catastrofica alluvione dell'anno precedente, di un porto a sacco, voluto per incrementare commercio e industria e circondato da alberature secondo un preciso schema.

A determinare però la volontà di procedere ad un ambizioso cambiamento di scala è l'arrivo dei primi sbuffanti treni da nord, con a bordo il loro carico di turisti, e, soprattutto, l'arginatura del fiume, che tra il 1891 e il 1907 ridisegna l'intero assetto del comprensorio. Al 1893-94 risale il piano del consulente comunale Giovanni Rusca, che non solo permetterà l'espansione verso sud-est e sud-ovest dei limiti edificabili, ma che, con la sua adozione, seppure nella versione edulcorata del 1898, modificherà equilibri e gerarchie urbane. Sullo spazio appena conquistato, a fronteggiare la Città Vecchia, sorgono infatti stabili di contenuto pubblico, come il nuovo palazzo postale (1900, oggi sede dell'UBS), il teatro (1902), il pretorio (1908), ma anche, in posizione più periferica, perché destinati a meno nobili attività, la palestra (1904) e il nuovo macello (1910). La fitta rete di strade e piazze (queste poi ridotte all'unica Piazza Fontana Pedrazzini) progettata dall'ingegner Rusca, benché secondo un concetto per certi versi già allora superato, fa dell'area in questione una sorta di laboratorio, esempio quasi esclusivo nel panorama urbanistico elvetico. A est la sua severa ortogonalità, bella dov'è rigorosa, si scontra con la sinuosità del lungolago in un rapporto mai risolto (manca il generoso "cuscinetto" di giardini pubblici previsto dalla versione originaria), mentre a sud e ad ovest si stempera in un disegno che si fa sempre più incerto e confuso.

Parallelamente al formarsi del Quartier Nuovo, gli altri cambiano morfologia. E anche in questo contesto non si può non parlare dell'evoluzione che subiscono Muralto e Orselina, volenti o nolenti sempre più intimamente allacciati alla città, da un lato perché ne accolgono una parte dei servizi (in primis il capolinea della "Gotthardbahn", attorno al quale si ridistribuiscono determinate funzioni sovracomunali) e dall'altro perché i più rinomati alberghi (a partire dal gigantesco, per la realtà locale, Grand Hotel Locarno) vi trovano privilegiata sede. Se la collina, dai Monti della Trinità a Brione, si "specializza", sacrificando i suoi vigneti al turismo, a lago si edificano anche le abitazioni di una nascente e agiata borghesia legata all'ulteriore sviluppo di industria e commercio. Zone meno pregiate subiscono di riflesso queste dinamiche, espandendosi però in modo caotico. Ad esempio, la Campagna, a ovest, cresce, andandosi a congiungere con Solduno, sulle tracce di una parcellizzazione di stampo agricolo, solo vagamente disciplinata dagli assi costituiti da Via Vallemaggia (la direttrice storica) e dalle novecentesche Via Bartolomeo Varenna e Via Alberto Franzoni, quest'ultima fiancheggiante la linea ferroviaria per la Vallemaggia e le Centovalli e quindi anche l'oggi scomparsa stazione di Sant'Antonio, nelle cui vicinanze sorgono come logica reazione stabili destinati ad attività artigianali e piccole fabbriche. Indirizzi che non cambiano in tempi più recenti, ma che, semmai, vengono esasperati con la speculazione degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso.

E siamo al 1976, quando il Gran Consiglio ticinese vota i crediti per procedere alla prima tappa del piano viario del Locarnese (di cui si discuteva da un decennio), comprendente il tronco Piazza Castello-San Materno, collegamento a carattere autostradale che, scavalcando la Maggia, va ad affiancare il solo fino ad allora esistente tra la città e Ascona, Ronco sopra Ascona, Brissago e la sponda piemontese del Verbano. È la premessa per la realizzazione, concretizzatasi nel 2001, della grande rotonda, un vuoto di 100 metri di diametro escogitato dall'architetto Aurelio Galfetti. Quest'arena, assurta a principale porta d'ingresso, è destinata a divenire il perno della riorganizzazione urbanistica del comparto, fungendo da cerniera tra contrade i cui limiti non si erano mai armoniosamente amalgamati.

Un capitoletto a parte lo si può consacrare a Solduno, già appartenente, come altre "vicinanze", alla "Magnifica Comunità di Locarno" e tornato nella più stretta orbita del capoluogo, dapprima come frazione e poi come quartiere, dopo essere stato comune indipendente (nell'accezione moderna del termine) dal 1803 al 1928. L'interesse risiede nel carattere rurale del nucleo, tuttora perfettamente leggibile, con il suo piacevolmente disordinato dedalo di vicoli e viuzze, mentre a est il resto del territorio si è da tempo saldato con quello già fittamente costruito dei rioni di Sant'Antonio/In Selva e Campagna.

[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

[modifica] Edilizia religiosa

Per approfondire, vedi le voci Collegiata di Sant'Antonio Abate, Chiesa di San Francesco d'Assisi (Locarno), Santuario della Madonna del Sasso (Ticino), Chiesa di Santa Maria Assunta (Locarno), Chiesa dei Santi Rocco e Sebastiano (Locarno) e Chiesa di Santa Caterina (Locarno).
Il Santuario della Madonna del Sasso

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Per approfondire, vedi le voci Chiesa di Santa Maria in Selva, Chiesa di San Giovanni Battista (Solduno), Chiesa della Santissima Trinità dei Monti e Chiesa della Sacra Famiglia (Locarno).
  • La Chiesa di Santa Maria in Selva (Madonna di Misericordia), in Via Vallemaggia. Citata esplicitamente in un documento del 1° maggio 1400, venne parzialmente demolita nella seconda metà dell'Ottocento.
Affreschi di Santa Maria in Selva

[modifica] Edilizia civile

Il castello visconteo visto da ovest
  • Vestigia del castello visconteo (XIII-XV secolo), contraddistinte da mura merlate a coda di rondine, merlatura per altro parzialmente rifatta durante la radicale opera di restauro intrapresa tra il 1921 e il 1928. È quanto resta della possente macchina bellica che i Confederati decisero di smantellare nel 1531 e che, a sua volta, avrebbe sostituito precedenti fortilizi (si parla di un castello raso al suolo dai Milanesi nel 1156 - forse quella corte regia regalata nell'866 da Ludovico II re d'Italia alla moglie Engelberga - e di un castello degli Orelli di cui si riferisce nella prima metà del Duecento e che attesterebbe il toponimo Castelrotto assegnato a una via poco più a monte). Al suo interno troviamo il Museo civico e archeologico, rinomato soprattutto per la sua collezione di vetri romani (I-IV secolo); a questa sezione si affiancano sale riservate alla preistoria (XIII-I secolo a.C.), all'artigianato apulo (IV-I secolo a.C.), alla numismatica romana e preromana, ma anche a costumi e porcellane del secolo XVIII e alla Conferenza della Pace dell'ottobre 1925, che rese nota Locarno a livello internazionale.
  • È recente l'ipotesi del professor Marino Viganò (riconosciuta dal più grande leonardista al mondo, Carlo Pedretti) che attribuisce ipoteticamente la progettazione del rivellino del castello, un bastione oggi parzialmente celato da costruzioni successive, a Leonardo da Vinci (17 luglio 1507). Tuttavia l'altrettanto famoso leonardista Pietro Cesare Marani sostiene la tesi del professor Teodoro Amadò che attribuisce l'opera, secondo le consuetudini dell'epoca, ad un più probabile ingegnere ducale milanese, aggiornato sul trattato di architettura di Francesco di Giorgio Martini.
  • Casorella, palazzo signorile, ora di proprietà comunale, sorto tra gli anni '80 e '90 del Cinquecento su un'area originariamente occupata dal castello. Di pregevole fattura sono le decorazioni che ornano il sontuoso salone d'onore, con significativi interventi del pittore brissaghese Giovanni Antonio Caldelli (1721-1790) e del collega locarnese Giuseppe Antonio Felice Orelli (1706-1776 ca.), nonché gli stucchi della loggetta che si affaccia sul cortile, attribuiti all'asconese Giovanni Battista Serodine (1589/1590-1624) e forse risalenti al 1615.
  • Casa Rusca, in Piazza Sant'Antonio. Pinacoteca civica che custodisce le collezioni di Jean e Marguerite Arp, il lascito Nesto Jacometti, la donazione Giovanni Bianconi, la donazione Rudolf Mumprecht, la donazione Emilio Maria Beretta e una collezione di tele del locarnese Filippo Franzoni (1857-1911), ragguardevole esponente del movimento detto della scapigliatura.
  • Piazza Grande. Eccone l'efficace descrizione che ne fa l'eclettico scrittore, storico e critico d'arte locale Piero Bianconi (1899-1984) in "Locarno di ieri e d'oggi", Werner Classen Edizioni, Zurigo 1972. "Per fortuna, e quasi si vorrebbe dire miracolosamente, ha mantenuta pressoché intatta, salvo qualche lieve sgarro, la lunga e compatta e flessibile sfilata di case che la limitano a monte: la torre civica pare che le sorvegli perché stiano ben serrate. (...) Sono case che a prenderle una a una non hanno niente di singolare, sono mediocri, né belle né brutte, e senza grandi variazioni tra loro; ma così strette insieme e unanimi fanno un bellissimo vedere, la loro bellezza nasce dal ritmo che le unisce, dalla coerente continuità: sono come parole usuali, di tutti i giorni, unite con garbo a formare una bella frase armoniosa."
  • Palazzo della società elettrica Sopracenerina, sito sul fronte meridionale di Piazza Grande, di stile neoclassico e caratterizzato da un'ampia corte interna; già sede del governo cantonale. Al piano nobile, salone del parlamento, attualmente spazio destinato a congressi, conferenze e concerti.
  • Casa del Negromante in Via Borghese. Tra i molti stabili patrizi del nucleo che meriterebbero più di una distratta occhiata, è d'obbligo almeno riferire di questo edificio abitato dalla nobile famiglia Magoria forse già nel XIII secolo. Seppur trasformato nel XV e forse ampliato nel XVI secolo, è con ogni probabilità il fabbricato civile più vetusto oggi presente in città. Nell'androne, in alto, sono visibili lo stemma della comunità (leone, o pardo, rampante) e l'emblema confederato ("il più antico esemplare dipinto in Svizzera della croce a bracci allungati", Johann Rudolf Rahn). La denominazione deriva dal soprannome affibbiato ad un suo proprietario, quel Giovan Battista Orelli che vi risiedette nel Settecento.
  • Cardada-Cimetta, terrazzo naturale posto tra i 1.400 e i 1.560 metri di quota da cui si gode un incantevole panorama sull'agglomerato urbano, il lago, le Alpi e le Prealpi. Vi si accede con la teleferica che parte da Via Santuario.

Gli amanti della botanica non trascurino il Parco delle camelie, recentemente realizzato in Via Gioacchino Respini, specie durante l'epoca della fioritura primaverile. L'Astrovia, tracciata in scala 1 a un miliardo e che si dipana per 6 chilometri lungo gli argini della Maggia e della Melezza (Melezzo), darà un'idea molto concreta dell'ampiezza del nostro sistema solare anche al profano. Di selvaggia bellezza naturalistica si può parlare per l'"orrido" di Ponte Brolla, ovvero le profonde e levigate gole, le cosiddette marmitte dei giganti, frutto del paziente lavorio del fiume; un fiume la cui acqua, ai tempi non ancora imbrigliata e domata dalle dighe a monte, "muggisce e ribolle, traboccando da così angusta pentola", come testimonia la poetessa tedesco-danese Friederike Brun (1765-1835) riferendosi al luogo, visitato nel 1795.

[modifica] Personalità illustri, originarie, native o residenti

In città o nella regione hanno soggiornato, talvolta eleggendola a loro patria adottiva], intellettuali e artisti. Tra essi Michail Bakunin (1814-1876), filosofo, padre fondatore dell'anarchismo); Carlo Cafiero (1846-1892, teorico del comunismo anarchico); Antoinette de Saint-Léger (1856-1948), mecenate); Ruggero Leoncavallo (1857-1919), compositore musicale); Marianne von Werefkin (Marianna Vladimorovna Verevkina, (1860-1938), pittrice); Alexej von Jawlensky (1864-1941), pittore); Stefan George (18681933), poeta; Elisar von Kupffer (18721942), pittore, poeta, drammaturgo e storico); Rainer Maria Rilke (1875-1926), poeta; Hermann Hesse (1877-1962, scrittore, poeta e pittore; Salvador de Madariaga (1886-1978), storico e scrittore; Jean Arp (1886-1966), pittore e scultore, tra i fondatori del dadaismo); Erich Maria Remarque (1898-1970), scrittore; Ignazio Silone (1900-1978), scrittore; Erich Fromm (1900-1980), psicanalista e sociologo; Marino Marini (1901-1980), scultore e pittore; Charlotte Bara (1901-1986)[33], ballerina; John Eccles (1903-1997), Premio Nobel per la Medicina nel 1963; Paulette Goddard (1910-1990), attrice cinematografica; Max Frisch (1911-1991), architetto e scrittore; Patricia Highsmith (1921-1995), scrittrice.

[modifica] Principali manifestazioni

[modifica] Vita politica

Il municipio è composto da 7 membri e il consiglio comunale da 40.

Il 31 agosto 2004 è stato abbandonato il progetto di aggregazione per il nuovo comune di Cugnasco-Gerre al fine di unire a Cugnasco e Gerra Verzasca anche le locarnesi Gerre di Sotto. L'idea è stata accantonata a causa del voto contrario della popolazione della città, che non ha voluto perdere la sua frazione.

Nel corso del 2005, sono state raccolte le firme necessarie per l'iniziativa popolare volta a promuovere uno studio inerente la fusione con alcuni dei comuni limitrofi: Muralto, Minusio, Orselina, Brione sopra Minusio ed eventualmente Tenero-Contra e Mergoscia. Lo scopo primario di questo matrimonio sarebbe di creare un polo di circa 30'000 abitanti, più forte economicamente e con più voce in capitolo a livello cantonale e federale.

Chiamati alle urne il 30 settembre 2007, i ticinesi hanno rifiutato di concedere all'agglomerato, il solo delle sue dimensioni a non essere allacciato alla rete viaria nazionale, il completamento del collegamento (A13) con l'autostrada A2.

Il primo aprile del 2008 hanno avuto luogo le elezioni comunali con questo esito: sindaco Carla Speziali (Partito Liberale Radicale, riconfermata per un secondo mandato), vicesindaco Tiziana Zaninelli (Partito Popolare Democratico, riconfermata); gli altri municipali sono Diego Erba (PLR, riconfermato), Alain Scherrer (PLR, riconfermato), Paolo Caroni (PPD, neoeletto), Tamara Magrini (Partito Socialista, riconfermata), Michele Bardelli (PS, neoeletto).

[modifica] Stemma

La versione più recente del blasone.

Blasonatura: "d'azzurro, al leone d'argento".

Del soggetto araldico s'è ormai persa l'interpretazione ufficiale. La più antica raffigurazione nota è quella a bassorilievo incastonata nella base del campanile dell'ex collegiata di San Vittore, a Muralto, datata 1524 e accompagnata dalla scritta CO(MUN)ITAS LOC(ARNI). Di appena più tarda fattura è l'arma affrescata nell'androne della Casa del Negromante, in Via Borghese. Precedente ad entrambe è il leone in campo rosso disegnato in uno stemmario quattrocentesco conservato nella Biblioteca Trivulziana di Milano, appartenente però alla "famiglia" da Locarno.

Ad inizio Ottocento viene adottata una variante a due leoni contrapposti; un esempio è quello scolpito nel 1856 da Alessandro Rossi (1820-1891) sullo zoccolo della fontana di Piazza Sant'Antonio abate, dominata dalla marziale figura dell'emerito barone Giovan Antonio Marcacci (1769-1854). Non è frutto di fantasia, ma volontà di ricalcare un'antica iconografia di cui esistono modelli sia nella vecchia che nella nuova collegiata, sia in un documento del 1560 rinvenuto 350 anni più tardi a Torino dallo storico Emilio Motta (1855-1920). In ogni caso, nel 1899 si ritorna alla presunta versione primigenia, salvo poi, dopo lievi ritocchi ulteriori, preferire, nel 1986, un pardo stilizzato di color argenteo su fondo azzurro.

Già! pardo o leone? La diatriba - citiamo - nacque ufficialmente nel 1952. Il regolamento organico comunale di allora descriveva lo stemma cittadino "rappresentato da un pardo rampante"; idem nelle successive disposizioni del 1972. Ma nel 1990, dopo discussioni delle quali sarebbe interessante riferire più diffusamente, si arrivò a un compromesso: "Lo stemma e la bandiera comunali - recita l'articolo 1 al paragrafo 2 - raffigurano il leone (pardo) rampante in argento su sfondo azzurro". Si tratta di questione puramente semantica perché le sembianze sono restate sempre quelle del leone.

Oltre alle fonti classiche, si vedano a questo proposito gli articoli pubblicati dalla Rivista di Locarno, un mensile illustrato locale, nell'aprile del 1995 e nel dicembre del 1998 a firma Gianni Mondini e Luca Tomamichel (cui appartiene la precedente citazione).

Il "pardo" è, dal 1968, anche l'onorificenza che premia le opere più meritorie presentate al Festival internazionale del film di Locarno. La statuetta, ideata dallo scultore Remo Rossi (1909-1982), ha sostituito la tradizionale "vela". Un festival che nel 1982, cavalcando l'equivoco di cui sopra, ha fatto ancora più suo questo simbolo tingendosi per la prima volta di giallo e di nero. La linea grafica "leopardata" è tuttora uno dei segni forti, dal punto di vista dell'immagine, del più importante evento culturale nazionale.

[modifica] Trasporti pubblici

Dalla piattaforma d'interscambio costituita dalla stazione delle Ferrovie Federali Svizzere partono o passano 11 linee urbane e suburbane. Otto, tra cui quella ferroviaria per le Centovalli, sono gestite dalle FART, le Ferrovie e Autolinee Regionali Ticinesi, (315 Stazione FFS-Cavergno Posta, 316 Stazione FFS-Brissago Brenscino, 314 Stazione FFS-Ronco s/A Posta, 312 Via della Pace-Mergoscia Posta, 1 Ascona Posta-Tenero Brere, 2 Lido-Stazione FFS -via Brione s/M, Orselina e Monti della Trinità, o inversamente, seguendo un percorso circolare-, 7 Stazione FFS-Losone Zandone e ** Stazione FFS-Camedo-->Domodossola); una (311 FEVI-Bellinzona Stazione FFS) è servita sia dalle FART che da AutoPostale Ticino; due sono affidate ad AutoPostale Ticino (Stazione FFS-Russo e Via della Pace-Sonogno). La fascia collinare (Madonna del Sasso, Orselina, Monti della Trinità) è raggiungibile pure tramite la Funicolare Locarno-Madonna del Sasso con partenza da Viale Francesco Balli; la montagna (Brè, San Bernardo e Cardada) con la funivia che sale da Via Santuario; Tenero, la Riviera del Gambarogno, Ascona, Porto Ronco, Brissago e le sue isole anche per mezzo dei battelli della NLM, la Navigazione Lago Maggiore, che hanno il loro approdo in Viale Giuseppe Motta.

[modifica] Gastronomia

Ecco due ricette veramente tipiche, oggi finite nel dimenticatoio.

  • Capiler

Bibita a base di capelvenere (adiantum capillus veneris), piccola felce che cresce nelle fessure delle rocce e dei muri in pietra. Se ne fa bollire una manciata in poco più di un litro d'acqua. L'infuso va poi lasciato riposare per una giornata. Indi ad esso si aggiungono 750 grammi di zucchero tostato. Si filtra il tutto e si incorpora un'identica dose di zucchero non tostato, la buccia di un limone e un bicchiere di caffè. Si riporta a ebollizione fino a quando non si ottiene uno sciroppo. Dev'essere servito in acqua bollente unendovi un altro po' di caffé liquido e qualche scorzetta di limone.

Veniva sorseggiato ovunque, in casa e nei ritrovi pubblici. Famoso era quello dello storico Caffè Svizzero di Piazza Grande. Era un prodotto talmente caratteristico da dare il nome pure ai re del Carnevale di Città Vecchia che per anni si alternarono, fra polemiche anche aspre, alla guida dei bagordi, per l'appunto Re Capiler e Re Relipac. "Era -così Piero Bianconi in "Locarno di ieri e d'oggi", Werner Classen Edizioni, Zurigo 1972- un blando beveraggio, caffé leggero con sciroppo di capelvenere, una buccia di limone e uno schizzetto di liquore, bevanda emblematica della città (...)."

  • Piccione "alla locarnese"

Spennato che sia, lo si avvolge nella pancetta e lo si fa saltare in un tegame con burro, foglioline di salvia e di menta, bacche di ginepro, cannella e noce moscata. Quindi, trasferitolo in una pentola, gli si dà un'altra rosolatura e si condisce con sale e pepe. Si copre poi il tutto con del vino bianco e si fa cuocere a fuoco vivo per una ventina di minuti. Ad operazione ultimata si aggiungono panna e una cucchiaiata di rum.

[modifica] Note

  1. ^ Locarno sul Dizionario storico della Svizzera
  2. ^ Comune sul Dizionario storico della Svizzera
  3. ^ Lago Maggiore sul Dizionario storico della Svizzera
  4. ^ Ascona sul Dizionario storico della Svizzera
  5. ^ Alpi sul Dizionario storico della Svizzera
  6. ^ Lugano sul Dizionario storico della Svizzera
  7. ^ Bellinzona sul Dizionario storico della Svizzera
  8. ^ Orselina sul Dizionario storico della Svizzera
  9. ^ Muralto sul Dizionario storico della Svizzera
  10. ^ Due saggi, (ri)pubblicati in concomitanza col 450.mo anniversario della cacciata, trattano approfonditamente e con rigore storico il tema: cfr.: Simona Canevascini e Piero Bianconi, L'esilio dei protestanti locarnesi, Armando Dadò Editore, Locarno 2005, e Ferdinand Meyer, La comunità riformata di Locarno e il suo esilio a Zurigo nel XVI secolo, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2005.
  11. ^ Alfonsito Varini e Alberto Amstutz, Vicende del turismo locarnese, Edizioni Pedrazzini, Locarno 1985; Alfonsito Varini, Economia e commerci locarnesi dell'Ottocento, Armando Dadò Editore, Locarno 1988.
  12. ^ Gian Carlo Bertelli, Amor ci mosse, i cent'anni del teatro di Locarno, Armando Dadò Editore, Locarno 2003.
  13. ^ AA.VV., Il treno in una valle alpina, la ferrovia Locarno-Ponte Brolla-Bignasco, Armando Dadò Editore, Locarno 2007).
  14. ^ Alessandro Albé, La ferrovia Locarno-Domodossola, Nuova Edizioni Trelingue SA, Viganello 1988; Carlo Weder, Peter Pfeiffer, Centovalli, Valle Vigezzo; la ferrovia, il paesaggio, la gente, AS Verlag, Zurigo 1997, nonché Ferrovia Domodossola-Locarno).
  15. ^ Comune patriziale sul Dizionario storico della Svizzera
  16. ^ Nessi Gian Gaspare sul Dizionario storico della Svizzera
  17. ^ Simone Albricci sul Dizionario storico della Svizzera
  18. ^ Giovanni Battista Albrizzi sul Dizionario storico della Svizzera
  19. ^ .Giacomo Pancrazio Bustelli sul Dizionario storico della Svizzera
  20. ^ Giuseppe Antonio Felice Orelli sul Dizionario storico della Svizzera
  21. ^ Andrea Bustelli sul Dizionario storico della Svizzera
  22. ^ Vincenzo Angelo Orelli sul Dizionario storico della Svizzera
  23. ^ Karl Viktor von Bonstetten sul Dizionario storico della Svizzera
  24. ^ Franzoni Giuseppe Giovanni Battista sul Dizionario storico della Svizzera
  25. ^ Giuseppe Garibaldi sul Dizionario storico della Svizzera
  26. ^ Franzoni Filippo sul Dizionario storico della Svizzera
  27. ^ Nessi Angelo sul Dizionario storico della Svizzera
  28. ^ Guido Bustelli sul Dizionario storico della Svizzera
  29. ^ Pierre Codiroli sul Dizionario storico della Svizzera
  30. ^ Marazzi Elda sul Dizionario storico della Svizzera
  31. ^ Buffi Giuseppe sul Dizionario storico della Svizzera
  32. ^ Franzoni Enrico sul Dizionario storico della Svizzera
  33. ^ Charlotte Bara sul Dizionario storico della Svizzera

[modifica] Bibliografia

  • Edmondo Brusoni, Locarno, i suoi dintorni e le sue Valli, El. Em. Colombi e C. Editori, Bellinzona 1898.
  • Padre Leone da Lavertezzo, Santuario della Madonna del Sasso, guida illustrata, (II edizione), Edizione Messaggero Serafico, Tipografia alla Motta SA, Locarno 1951.
  • Guglielmo Buetti, Note storiche religiose delle chiese e parrocchie della pieve di Locarno, (II edizione), Edizioni Pedrazzini, Locarno 1969.
  • Francesco Quirici, Lineamenti di storia ticinese e svizzera, Istituto editoriale ticinese, Bellinzona 1969.
  • Giuseppe Mondada, Locarno e il suo ospedale dal 1361 ai giorni nostri, Arti Grafiche Rezzonico, Locarno 1971.
  • Virgilio Gilardoni e Padre Rocco da Bedano, Fonti per la storia dei monumenti di Locarno, Muralto, Orselina e Solduno, Opera svizzera dei monumenti d'arte e Società storica locarnese, Archivio storico ticinese, Istituto grafico Casagrande, Bellinzona 1972.
  • Virgilio Gilardoni, I monumenti d'arte e di storia del Canton Ticino, Locarno e il suo circolo', volume I, Società di storia dell'arte in Svizzera, Birkhäuser Verlag, Basilea 1972.
  • Piero Bianconi, Locarno di ieri e d'oggi, Werner Classen Verlag, Zurigo 1972.
  • Piero Bianconi, I ponti rotti di Locarno, Armando Dadò Editore, Locarno 1973.
  • Gottardo Wielich, Il Locarnese negli ultimi tre secoli del medioevo, dal Barbarossa al dominio svizzero, Società storica locarnese e Archivio storico ticinese, Bellinzona 1973.
  • Piero Bianconi,La Locarno dell'altro ieri, Edizioni Pedrazzini, Locarno 1974.
  • Adriano Heitmann e Gerardo Zanetti, L'alluvione, immagini e testimonianze del 7/8 agosto 1978, Armando Dadò Editore, Locarno 1978.
  • Giulio Rossi ed Eligio Pometta, Storia del Cantone Ticino, (II edizione), Armando Dadò Editore, Locarno 1980.
  • Ente turistico di Locarno e Valli, Il Locarnese, Armando Dadò Editore, Locarno 1980.
  • AA.VV., La Madonna del Sasso fra storia e leggenda, Armando Dadò Editore, Locarno 1980.
  • Giuseppe Mondada, Pascoli e vigne di Brione s.M., Armando Dadò Editore, Locarno 1980.
  • Giuseppe Mondada, Muralto, 1881 prima e dopo, Armando Dadò Editore, Locarno 1981.
  • Piero Bianconi, Filippo Franzoni, Galleria Matasci, Tenero 1981.
  • Adolfo Caldelari e Padre Callisto Caldelari, Appunti per una storia della Madonna del Sasso, Arti Grafiche Rezzonico, Locarno 1982.
  • Piero Bianconi, La collegiata di Sant'Antonio Abate a Locarno, (III edizione), Edizioni Pedrazzini, Locarno 1982.
  • Piero Bianconi, La chiesa e il convento di San Francesco a Locarno, (III edizione), Edizioni Pedrazzini, Locarno 1982.
  • Giuseppe Mondada, La Chiesa Nuova di Locarno, (II edizione), Edizioni Pedrazzini, Locarno 1982.
  • Virgilio Gilardoni, I monumenti d'arte e di storia del Canton Ticino, volume III, l'Alto Verbano, Società di storia dell'arte in Svizzera, Birkhäuser Verlag, Basilea 1983.
  • Anna Malè, Solduno, frazione di Locarno, Armando Dadò Editore, Locarno 1983.
  • Piero Bianconi, La chiesa e gli affreschi di Santa Maria in Selva a Locarno, Edizioni Pedrazzini, Locarno 1984.
  • Gian-Gaspare Nessi, Memorie storiche di Locarno fino al 1660, (II edizione), Edizioni Pedrazzini, Locarno 1985.
  • Hans Rudolf Schinz, Descrizione della Svizzera italiana nel Settecento, Armando Dadò Editore, Locarno 1985.
  • Rudy Chiappini, Filippo Franzoni, Città di Locarno, Pinacoteca comunale Casa Rusca, Tipografia Bassi, Locarno 1986 (?).
  • Mario Agliati e Giuseppe Mondada, Così era Locarno, Armando Dadò Editore, Locarno 1987.
  • Riccardo Carazzetti e Simonetta Biaggio-Simona, Vetri romani del Cantone Ticino, Città di Locarno, Museo civico e archeologico, Arti Grafiche Rezzonico, Locarno 1988.
  • AA.VV., Festival internazionale del film di Locarno, 40 anni, Arti Grafiche Rezzonico, Locarno 1988.
  • Giuseppe Mondada, Minusio, raccolta di memorie, Armando Dadò Editore, Locarno 1990.
  • Fabio Giacomazzi, Hanspeter Rebsamen e Daniel Ganahl, Inventario svizzero di architettura 1850-1920, Locarno, Società di storia dell'arte in Svizzera, Berna 1991.
  • Giuseppe Zois e Francesco Del Priore, Ticino 1993, l'autunno del maltempo, Giornale del Popolo e Armando Dadò Editore, Locarno 1993.
  • Yvonne Bölt e Maurizio Checchi, Locarno, guida storico-artistica, Armando Dadò Editore, Locarno 1996.
  • Fabio Giacomazzi, Le città importate, Armando Dadò Editore, Locarno 1998.
  • Dalmazio Ambrosioni, Locarno città del cinema, i 50 anni del Festival internazionale del film, Armando Dadò Editore, Locarno 1998.
  • Silvano Pezzoli e Gianfranco Paganetti, Saluti da Minusio, sulle tracce del nostro passato, Armando Dadò Editore, Locarno 1998.
  • Leo Marcollo, Brione s/Minusio attraverso i secoli, Tipografia Poncioni SA, Losone 1998.
  • Rodolfo Huber, Locarno nella prima metà dell'Ottocento, Armando Dadò Editore, Locarno 1997.
  • AA.VV., Decorazioni pittoriche del distretto di Locarno, Ufficio dei musei etnografici, Bellinzona 1999.
  • AA.VV., I libri corali trecenteschi di Locarno, Uniti Cooperativa per il lavoro, Lugano 1999.
  • Rodolfo Huber, Il Locarnese e il suo ospedale, Armando Dadò Editore, Locarno 2000.
  • Francesco Del Priore e Teresio Valsesia, 2000, il Locarnese sott'acqua, Giornale del Popolo e Armando Dadò Editore, Locarno 2000.
  • Teresio Valsesia ed Ely Riva, Il Lago Maggiore, Locarno e le sue Valli, Armando Dadò Editore, Locarno 2001.
  • Dalmazio Ambrosioni e Marco Garbani-Nerini, Orselina, Arti Grafiche Rezzonico, Locarno 2001.
  • Elfi Rüsch e Riccardo Carazzetti, Locarno, il Castello visconteo e Casorella, Società di storia dell'arte in Svizzera, Berna 2002.
  • Elfi Rüsch, Iconografia locarnese; la città e la regione dell'Alto Lago in disegni, dipinti e stampe dal XVI al XIX, Archivio storico ticinese, Istituto grafico Casagrande SA, Bellinzona 2003.
  • Pier Giorgio Gerosa, Il delta, la "Nuova Locarno" e Le Corbusier, Archivio storico ticinese, Bellinzona 2004.

[modifica] Voci correlate

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