Biasca
| Biasca comune |
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| Dati amministrativi | |||||
| Stato | |||||
| Cantone | |||||
| Distretto | Riviera | ||||
| Lingue ufficiali | Italiano | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate | 46°21′40″N 8°58′05″E / 46.361111°N 8.968056°ECoordinate: 46°21′40″N 8°58′05″E / 46.361111°N 8.968056°E | ||||
| Altitudine | 301 m s.l.m. | ||||
| Superficie | 59,12 km² | ||||
| Abitanti | 6 080 (2010) | ||||
| Densità | 102,84 ab./km² | ||||
| Frazioni | Biborgo, Fontana, Loderio, Pedemonte, Pontirone, Sant'Anna, Sciresa | ||||
| Comuni confinanti | Cauco (GR), Iragna, Lodrino, Osogna, Personico, Pollegio, Rossa (GR), Serravalle | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 6710 | ||||
| Prefisso | 091 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Codice BFS | 5281 | ||||
| Targa | TI | ||||
| Nome abitanti | biaschesi | ||||
| Circolo | Riviera | ||||
| Localizzazione | |||||
| Sito istituzionale | |||||
Biasca[1] è un comune svizzero del Canton Ticino. Ha incorporato gli ex comuni di Pontirone e di Loderio.
Indice |
[modifica] Geografia
Il comune di Biasca è situato all'incrocio tra le valli di Riviera, Blenio e Leventina, il suo territorio occupa: la parte sinistra del fiume Ticino dove questo viene raggiunto dal fiume Brenno, parte del versante della montagna che separa Leventina e Blenio e tutto il versante sinistro della valle Riviera fino al confine con il comune di Osogna a sud, a nord confina con il comune di Serravalle e occupa pure la val Pontirone chiusa a est da vette che sfiorano i 3000 m s.l.m., solo 8 km separano la cima di queste vette dal fondo valle.
Impressionante è il bastione granitico che si erge immediatamente a ridosso del paese, ora quasi completamente disabitato, ma in tempi non molto lontani, tutto il fianco della montagna era ancora sfruttato dagli agricoltori per l'allevamento di capre, pecore e mucche.
A prova di questo restano sentieri e insediamenti posti in luoghi che a stento oggi si pensa potessero essere occupati dall'uomo. Nel fianco del monte si apre una aspra valletta chiamata Santa Petronilla il cui torrente forma, precipitando lungo queste balze delle bellissime cascate.
[modifica] Storia
[modifica] Il Medioevo
Il più antico riferimento scritto di questa località si trova in un codice liturgico dell'abbazia di Pfäfers[2] datato 830, l'antico nome era "Abiasca" in tedesco Ablentschen. Questa località situata strategicamente all'imbocco delle valli Leventina e Blenio e al centro della Y formata dell'orografia delle Tre valli ambrosiane, fu da sempre importante centro religioso e politico. Dopo la cessione dei territori delle tre valli da parte di Attone vescovo di Vercelli[3] al capitolo dei Canonici del Duomo di Milano nel 948 questo comune e le valli adiacenti, furono legate, almeno religiosamente all'Arcidiocesi di Milano, fino al 1888.
La famiglia Orelli[4] che possedeva un castello sopra il borgo, ottenne dal capitolo del duomo di Milano la podestà sul borgo probabilmente nel XII secolo, ma la cittadinanza biaschese mitigò questo potere ottenendo nel 1292 il diritto di eleggibilità del podestà.
Ecclesiasticamente Biasca, con la pieve di San Pietro, controllò le tre valli, con l'esclusione, almeno fino al XII secolo, della pieve di San Martino a Olivone[5]. L'antica chiesa battesimale di San Pietro di epoca carolingia venne sostituita nell'XI secolo dall'attuale edificio che divenne poi collegiata. Il 3 marzo 1225 l'abate di Disentis Gualfredo da Raron cedette con contratto di enfiteusi un vigneto ad Ambrogio da Biasca[6].
Politicamente la famiglia Orelli controllò Biasca fino alla metà del XIV secolo, in quel periodo essa passò sotto dominio visconteo assieme alla valle di Blenio, in seguito venne ceduta alla famiglia bolognese di Taddeo Pepoli[7]. Il comune ottenne in quel periodo il diritto di eleggere un console che amministrasse la giustizia. Nel XV secolo la regione subì a più riprese i tentativi dei confederati di controllare le valli a sud del Passo del San Gottardo.
Biasca venne occupata la prima volta nel 1403 dalle truppe di Uri e di Obvaldo; i Visconti la rioccuparono nel 1422 con la battaglia di Arbedo. Nuove occupazioni temporanee da parte delle truppe urane si susseguirono nel 1439, 1449, 1466-1468 e nuovamente nel 1478, probabilmente venne annessa al Canton Uri assieme alla valle Leventina a partire dal 1499. Dal 1516 al 1798 fu baliaggio dei confederati assieme alla Riviera con sede amministrativa ad Osogna[8].
In questo periodo molto burrascoso il carattere caparbio dei biaschesi cercò sempre di ritagliarsi uno spazio di autonomia, in particolare con il ducato di Milano, vedi gli statuti del 1434, dove in particolare si riconosce al podestà, eletto dal popolo, il diritto di amministrare la giustizia.
[modifica] L'evo moderno
Il secolo successivo fu funestato da un tremendo cataclisma. Nel 1513 un'immensa frana staccatasi dal monte Crenone, distrusse la parte nord del borgo, chiuse l'entrata della valle di Blenio, formando tra Biasca e Malvaglia un immenso cumulo di detriti ancora presente oggi e chiamato Buzza di Biasca, questo sbarramento formò un lago a monte della frana. Il 20 maggio 1514 la località fu rovinata dalle inondazioni. Il lago di Malvaglia nel 1515 cedette, provocando un'alluvione devastante per tutta la regione sottostante. Biasca e tutta la regione ne furono profondamente segnate nei secoli successivi. Il 29 giugno il mercato di Biasca che si teneva di solito nella Settimana santa fu differito a 15 giorni dopo la Pasqua[9].
La sua posizione strategica che tanto la favorì, fu anche causa di propagazione di epidemie, tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo, tre furono le epidemie di peste che colpirono la regione.
[modifica] Evo contemporaneo
Con la nascita nel 1803 del Canton Ticino e la costruzione della rete viaria del passo del Gottardo, ultimata agli inizi del XIX secolo, si verificarono sostanziali mutamenti economici e demografici per Biasca, ancor più con l'apertura nel 1882 della Galleria ferroviaria del San Gottardo. La fisionomia rurale del borgo si trasformò con lo sviluppo in particolare nella zona della stazione ferroviaria delle ferrovie federali svizzere FFS, dove si allineano palazzine del tardo Ottocento. Biasca contava 397 abitanti nel 1602, 1912 nel 1833, 2733 nel 1900, 3299 nel 1910, nel 1950 in calo a 2882, e nel 2000 ne contava 5705.
Nel XIX secolo numerosi biaschesi emigrarono in Europa, California e Australia[10]. Lo sviluppo dell'industria del granito raggiunse il suo culmine nel 1900 circa.
[modifica] Il patriziato
Il comune patriziale comprende tutte le famiglie anticamente originarie del luogo che amministrano i beni indivisi della comunità quali i boschi, i pascoli, i monti, gli alpi[11] e sono responsabili per la manutenzione dei manufatti, delle strade, dei ponti, dei sentieri, delle sorgenti e delle fontane.
Dalla seconda metà del secolo XX vi possono far parte anche i figli di una patrizia sposata con un non patrizio e le mogli patrizie sposate con un non patrizio[12].
L'ufficio patriziale rieletto il 26 aprile 2009 è presieduto da Mario Tatti
- vice presidente Lucio Maggini
- membri Nadir Rodoni - Pio Rodoni - Elio Rè.
Il patriziato è proprietario dei rifugi Biasagn, Lago e Giumella in val Pontirone[13].
[modifica] Amministrazione comunale
Sindaco: Jean-François Dominé dal 09.05.1996
[modifica] Personalità
- Carlo Vanza, anarchico e antifascista
- Il cavaliere Giovanni Battista Pellanda[14] console di Biasca, luogotenente balivale, nominato cavaliere dello Speron d'oro da papa Gregorio XIII.
- Aleardo Pini[15], dottore in diritto, uomo politico membro del Partito Liberale Radicale ticinese, sindaco di Biasca, deputato al Consiglio Nazionale.
- Massimo Pini[16], membro del partito liberale radicale ticinese, fu consigliere comunale a Locarno, vicesindaco di Gerra (Gambarogno), deputato al Gran Consiglio ticinese, deputato al Consigliö nazionale e sindaco di Biasca dal 1992 al 1996; fu un convinto sostenitore dell'Unione europea. Si recò in Iraq per convincere Saddam Hussein a liberare gli ostaggi europei.
[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica] Edilizia religiosa
- La chiesa collegiata dei Santi Pietro e Paolo capopieve, matrice delle tre valli ambrosiane.
- La chiesa parrocchiale di San Carlo Borromeo imponente costruzione neoromanica.
- La Chiesetta-oratorio di Santa Petronilla, situata a sud-est del nucleo abitato.
- Il cimitero, in Via Cimitero, presenta tombe monumentali di diversi artisti ticinesi dell'Ottocento e del Novecento, tra cui Fiorenzo Abbondio[17], Mario Bernasconi, Giovanni Genucchi, Apollonio Pessina[18], Titta Ratti[19], Remo Rossi e Ivo Soldini[20].
- L'Oratorio della Natività di Maria, a Loderio, è un edificio con un'aula rettangolare orientata con portico del 1722, sagrestia e ossario, che risale forse al tardo Cinquecento; fu sepolto da una frana nel 1868, eccetto il campanile a vela e la sommità dei muri perimetrali. Negli anni 1990-1993, dopo verifiche archeologiche, è stato recuperato e restaurato in tutte le sue parti con un intervento e rifacimento delle strutture distrutte. All'interno conserva affreschi votivi del 1606, Crocifissione e Annunciazione; sulla parete nord: la Vergine e San Matteo; sulla parete sud: Sant'Antonio abate e San Pietro. La pala d'altare raffigurante la Natività di Maria è dell'inizio del secolo XVIII ed è conservata nella chiesa parrocchiale.
- Posta sulle falde del monte Crenone, la cappella di San Girolamo fu costruita nel XVII secolo per ricordare la Buzza di Biasca; contiene affreschi della fine del Seicento, rozzamente ridipinti, raffiguranti Cristo in croce, i Santi Gerolamo, Maurizio, due Santi e Dio Padre.
- La chiesa dei Santi Giacomo e Filippo, citata in un atto del 1468, venne forse distrutta dalla buzza del 1515[21].
- Le Cappelle della suggestiva Via Crucis furono erette nel 1742, restaurate e ristrutturate negli anni 1990-1993 con l'aggiunta di una serie di mosaici eseguiti da Giuseppe Bolzani (Bellinzona, 30 agosto 1921-Mendrisio, 26 luglio 2002)[22], Max Läubli (Herisau, 2 aprile 1932)[23], Giancarlo Tamagni (Locarno, 11 giugno 1940)[24] e Mauro Valsangiacomo (Castel San Pietro (Svizzera), 1950)[25] nel biennio 1996-1997.
[modifica] Edilizia civile
- La casa Cavalier Pellanda, nell'omonima contrada, oggi adibita a centro culturale, è una bella costruzione a pianta rettangolare su tre piani, costruita per Giovanni Battista Pellanda nel 1586. Subì restauri negli anni 1977-1979 e 1983-1987 diretti dagli architetti Bruno Reichlin e Fabio Reinhart. All'interno numerosi locali sono coperti con soffitti a volta e a cassettoni. Nel biennio 1992-1993 fu ricollocata la fastosa sala lignea rinascimentale, acquistata nel 1896 dal Museo nazionale di Zurigo.
- La casa d'abitazione costruita all'inizio del XX secolo in via Cavalier Pellanda presenta decorazioni pittoriche a imitazione del laterizio.
- La Villa plurifamiliare, in Via San Gottardo, con vasto giardino, fatta erigere nel biennio 1873-1874 circa da Antonio Monighetti forse su progetto di Giuseppe Trezzini di Astano fu affittata ad ingegneri della Gotthardbahn. Il suo volume cubico presenta eleganti facciate strutturate da articolazioni architettoniche.
- Le Case d'appartamenti, in Via Giuseppe Motta, costruite negli anni 1991-1996 da Giorgio (nato nel 1957) e Michele Tognola (nato nel 1959) offrono 19 appartamenti sussidiati giustapposti in modo rettilineo secondo uno schema compositivo che alterna pieni e vuoti.
- La Casa d'appartamenti con negozi, in Via Pini, realizzata negli anni 1988-1990 da Ivano Gianola (nato nel 1944), costituisce un forte accento urbano ed è caratterizzato da una struttura a pilastri che forma una maglia architettonica e determina spazi e forme.
- La Casa comunale, in Via Lucomagno, costruita nel 1854 dall'ingegnere Pasquale Lucchini di Gentilino è un sobrio volume su pianta ad U con tetto a padiglione in piode (beole). Le facciate sono ritmate da fasce segnapiano e bugnato; il nuovo corpo sul retro fu aggiunto nel 1965.
- Il Pretorio del distretto di Riviera, eretto nel 1903 da Ferdinando Bernasconi[26], è un pregevole volume cubico con facciate articolate a finte architetture.
- La Casa Tognola, unifamiliare, in Via Sass Ronchet, costruiita nel 1965 da Franco Ponti in pietra e legno, è costituita da un elemento centrale a forma di prisma triangolare, contenuto da corpi laterali a copertura piana.
- La Casa di riposo per anziani, eretta negli anni 1977-1979 da Giampiero Mina di Croglio, è un interessante costruzione ispirata all'architettura scandinava, costituita da più corpi assemblati in un gioco di incastri contraddistinti da tetti molto spioventi.
- L'Arsenale, in Via ai Grotti, fu edificato negli anni 1940-1942 da Carlo e Rino Tami e Augusto Jäggli.
- La Scuola dell'infanzia, in Via Visani, realizzata negli anni 1962-1964 da Aurelio Galfetti, è un edificio articolato in più volumi collegati e contraddistinti da tetto a botte.
- L'edificio postale Biasca-stazione, in Via Bellinzona, eretto negli anni 1983-1993 da Giorgio e Michele Tognola, è una struttura essenziale a copertura piana.
- Il Villino, in Via Iragna, eretto negli anni 1905-1910 circa, all'interno di un giardino cintato da una ringhiera in stile liberty, presenta decorazioni pittoriche su tutte le facciate e all'interno.
- L'ex Cotonificio Riecken & Co., poi Wlader & Co. (Centro Do-it) è un edificio industriale del 1924 con facciate in granito a vista. Il corpo anteriore destinato agli uffici presente elementi architettonici in stile art decò; il corpo posteriore è caratterizzato da copertura a shed (tettoia).
- La Casa Casoli, unifamiliare, in Via Stradone vecchio, fu eretta negli anni 1989-1991 da Emilio Bernegger (nato nel 1942) ed Edy Quaglia (nato nel 1944) a pianta quadrata, il corpo longitudinale e lo studio medico sono collegati da un muro che costeggia la strada.
- La Casa Maurino, unifamiliare, in Via Giacometti, edificata negli anni 1973-1976 da Franco Ponti e Milo Navone (nato nel 1933) in pietra e legno, è costituita da un corpo orizzontale a un solo livello, coperto da un tetto piano, su cui è posto un secondo volume con tetto a falde, che disegna lo spazio primario del soggiorno, con il camino al centro.
- La Scuola media, in Via Franscini, costruita da Marco Bernasconi nel 1972 è una vasta struttura in ferro e vetro.
- La Lavanderia centralizzata dell'Ente ospedaliero cantonale, in Via Chiasso, realizzata nel 1983 da Mauro Buletti (nato nel 1940) e Paolo Fumagalli (nato nel 1941), è costituita a due volumi rivestiti con lamiera ondulata in alluminio.
- L'edificio rotondo per il bagno rituale ebraico (Mikweh) individuato e descritto da Gianni Mazzuchelli[27]
- I resti di un antico acquedotto in pietra sono visibili a monte della cappelle della Via Crucis.
[modifica] Edilizia militare
- La Turre de militibus, nel 1405 dimora del notaio Giovanni di Ambrogio da Sobrio, nel 1423 del figlio Antoniolo e nel 1442 dell'abiatico Giovanni[28].
[modifica] Sport
- Vi è la sede dell'unica squadra di hockey su pista della Svizzera italiana: la Roller Club Biasca,
- e la sede dei giovani calciatori biaschesi che militano nella prima lega.
[modifica] La Val Pontirone
Alta valle laterale della valle di Blenio, in posizione isolata, un tempo abitata tutto l'anno. I nuclei abitati presentano tipiche case in legno, simili a quelle della val Malvaglia.
- In località Sant'Anna la Cappella di Sant'Anna è un'aula a pianta rettangolare con coro incorporato, con campanile a vela e portico. La facciata reca un affresco raffigurante la Madonna con Sant'Antonio abate e San Cristoforo, attribuito alla bottega di Giovanni Battista Tarilli di Cureglia e datato 1587, ripreso dal pittore Giuseppe Delmenico di Novaggio nel 1942.
- L'Oratorio di San Luigi Gonzaga, a Sulgono, eretto intorno alla metà del secolo XIX, contiene due tele popolaresche raffiguranti Cristo in preghiera e san Luigi Gonzaga.
- La chiesa di San Giovanni Battista, anticamente dedicata a San Michele, a Pontirone, un tempo villaggio fiorente, sede della parrocchia e della scuola elementare della valle, subì ampi lavori di rifacimento nel 1801, dopo essere stata semidistrutta da una frana. Presenta una navata unica a due campate coperte con volta a crociera, conclusa da un coro poligonale. Il campanile sul fianco nord ha due piani per le campane e il tetto a padiglione. All'interno si conservano gli affreschi di Domenico Sertori datati 1814, decorazioni e affreschi raffiguranti Scene bibliche di Agostino Lucchini, del 1848, furono malamente ridipinti in epoca recente. Presso il sagrato, il cimitero e l'ossario furono realizzati nel 1800.
- L'Oratorio di San Rocco, a Fontana, eretto nella prima metà del Seicento, a pianta rettangolare con soffitto piano e coro coperto con volta a botte. All'interno, sulla parete destra, conserva affreschi malamente ridipinti con la Madonna e i santi Rocco e Carlo Borromeo; sull'arco trionfale: Annunciazione, San Pietro, San Giacomo Maggiore, il Martirio di san Giovanni Battista, e nell'intradosso: gli Evangelisti; nel coro: Scene della vita del Santo titolare, iconograficamente interessanti. Il dipinto della Pietà di Domenico Sertori è dell'inizio del secolo XIX.
- L'Oratorio di Santa Maria di Re, a Mazzorino, è una piccola aula rettangolare ottocentesca coperta con volta a botte e conclusa con un coro poligonale. Nel coro: affreschi popolareschi raffiguranti la Madonna di Re e diverse figure di santi, in gran parte ridipinti.
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Clima
La regione gode d'un buon soleggiamento con un numero moderato di precipitazioni annue[29].
[modifica] Note
- ^ Biasca sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ Abbazia di Pfäfers sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ Diocesi di Vercelli
- ^ Famiglia Orelli sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ Marcionetti, 1979.
- ^ Motta, 1991, 23.
- ^ Taddeo Pepoli sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ AA.VV., 1982.
- ^ Motta, 1991, 45, 57.
- ^ Il 18 luglio 1854 dieci giovani partirono per l'Australia (Cf. Emigrazione ticinese)
- ^ Annuario del Canton Ticino
- ^ Patriziati affiliati all'ALPA
- ^ Capanna Biasagn.
- ^ Giovanni Battista Pellanda sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ Aleardo Pini sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ Massimo Pini sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ Fiorenzo Abbondio sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ Sikart: Apollonio Pessina
- ^ Sikart: Titta Ratti
- ^ Sikart: Ivo Soldini
- ^ Bernasconi Reusser, 2010, 215, 241.
- ^ Giuseppe Bolzani
- ^ Max Läubli
- ^ GIancarlo Tamagni
- ^ Mauro Valsangiacomo
- ^ Ferdinando Bernasconi sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ Il Mikweh di Biasca.
- ^ Bernasconi Reusser, 2010, 230.
- ^ Clima: precipitazioni
[modifica] Bibliografia
- Johann Rudolf Rahn, I monumenti artistici del medio evo nel Cantone Ticino, Tipo-Litografia di Carlo Salvioni, Bellinzona 1894, 59-67.
- Virgilio Gilardoni, Il Romanico. Arte e monumenti della Lombardia prealpina, Istituto grafico Casagrande, Bellinzona 1967, 21, 28-30, 36-38, 40, 44, 91, 123, 200, 207-226, 266, 294, 305, 331, 349, 356, 363, 385, 401, 409, 468, 513, 528.
- Isidoro Marcionetti, L'antica pieve di Biasca, S. A. Natale Mazzuconi, Lugano 1979.
- Bernhard Anderes, Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Edizioni Trelingue, Porza-Lugano 1980, 38-45, 51.
- AA.VV., Nuova storia della Svizzera e degli Svizzeri, v. I, Giampiero Casagrande Editore, Bellinzona 1982.
- Emilio Motta, Effemeridi ticinesi, ristampa Edizioni Metà Luna, Giubiasco 1991.
- Flavio Maggi, Patriziati e patrizi ticinesi, Pramo Edizioni, Viganello 1997.
- Luciano Vaccaro, Giuseppe Chiesi, Fabrizio Panzera, Terre del Ticino. Diocesi di Lugano, Editrice La Scuola, Brescia 2003.
- AA.VV., Guida d'arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, 19, 58, 65, 66, 70-75, 76, 81,82, 83, 90, 92.
- Marina Bernasconi Reusser, Monumenti storici e documenti d'archivio. I «Materiali e Documenti Ticinesi» (MDT) quali fonti per la storia e le ricerche sull'architettura e l'arte medievale delle Tre Valli, in Archivio Storico Ticinese, seconda serie, 148, Casagrande, Bellinzona 2010, 219, 220, 221, 222, 223, 230, 232.
[modifica] Voci correlate
- Comuni del Canton Ticino
- Comuni dell'Italia geografica non in Italia
- Distretto di Riviera
- Capanna di Cava
- Centrale idroelettrica di Biasca
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
- Sito ufficiale del comune di Biasca
- Ufficio di statistica del Canton Ticino
- Elezioni comunali 2008
- Elezione del giudice di pace 2009
- Inventario delle vie di comunicazione: Biasca
- Mappa geografica.