Biasca

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Biasca
comune
Biasca – Stemma
Biasca – Veduta
Localizzazione
Stato Svizzera Svizzera
Cantone Wappen Tessin matt.svg Ticino
Distretto Riviera
Amministrazione
Lingue ufficiali Italiano
Territorio
Coordinate 46°21′40″N 8°58′05″E / 46.361111°N 8.968056°E46.361111; 8.968056 (Biasca)Coordinate: 46°21′40″N 8°58′05″E / 46.361111°N 8.968056°E46.361111; 8.968056 (Biasca)
Altitudine 301 m s.l.m.
Superficie 59,12 km²
Abitanti 6 164[1] (31-12-2013)
Densità 104,26 ab./km²
Frazioni Biborgo, Fontana, Loderio, Pedemonte, Pontirone, Sant'Anna, Sciresa
Comuni confinanti Cauco (GR), Iragna, Lodrino, Osogna, Personico, Pollegio, Rossa (GR), Serravalle
Altre informazioni
Cod. postale 6710
Prefisso 091
Fuso orario UTC+1
Codice OFS 5281
Targa TI
Nome abitanti biaschesi
Circolo Riviera
Cartografia
Mappa di localizzazione: Svizzera
Biasca
Biasca – Mappa
Sito istituzionale

Biasca (Bieschia in dialetto ticinese) è un comune svizzero del Canton Ticino. Ha incorporato gli ex comuni di Pontirone e Loderio.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Il comune di Biasca è situato all'incrocio tra le valli di Riviera, Blenio e Leventina. Il suo territorio occupa: la parte sinistra del fiume Ticino dove questo viene raggiunto dal fiume Brenno, parte del versante della montagna che separa Leventina e Blenio e tutto il versante sinistro della valle Riviera fino al confine con il comune di Osogna a sud, a nord confina con il comune di Malvaglia e occupa pure la val Pontirone chiusa a est da vette che sfiorano i 3000 m s.l.m., solo 8 km separano la cima di queste vette dal fondo valle. Impressionante è il bastione granitico che si erge immediatamente a ridosso del paese, ora quasi completamente disabitato, ma in tempi non molto lontani tutto il fianco della montagna era ancora sfruttato dagli agricoltori per l'allevamento di capre, pecore e mucche. A prova di questo restano sentieri e insediamenti posti in luoghi che a stento oggi si pensa potessero essere occupati dall'uomo.

Clima[modifica | modifica sorgente]

La regione gode d'un buon soleggiamento con un numero moderato di precipitazioni annue[2].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il più antico riferimento scritto di questa località si trova in un codice liturgico dell'abbazia di Pfäfers datato 830, l'antico nome era "Abiasca" in tedesco ‘'Ablentschen. Questa località situata strategicamente all'imbocco delle valli Leventina e Blenio e al centro della Y formata dell'orografia delle Tre valli ambrosiane, fu da sempre importante centro religioso e politico. Dopo la cessione dei territori delle tre valli da parte di Attone vescovo di Vercelli al capitolo dei Canonici della cattedrale di Milano nel 948 questo Comune e le valli adiacenti, furono legate, almeno religiosamente all'Arcidiocesi di Milano, fino al 1888. La famiglia Orelli che possedeva un castello sopra il borgo, ottenne dal capitolo del duomo di Milano la podestà sul borgo probabilmente nel XII secolo, ma la cittadinanza biaschese mitigò questo potere ottenendo nel 1292 il diritto di eleggibilità del podestà. Ecclesiasticamente Biasca, con la pieve di San Pietro, controllò le tre valli, con l'esclusione, almeno fino al XII secolo, della pieve di San Martino a Olivone[3]. L'antica chiesa battesimale di San Pietro di epoca carolingia venne sostituita nell'XI secolo dall'attuale edificio che divenne poi collegiata.

Politicamente la famiglia Orelli controllò Biasca fino alla metà del XIV secolo, in quel periodo essa passò sotto dominio visconteo assieme alla valle di Blenio, in seguito venne ceduta alla famiglia bolognese di Taddeo Pepoli. Il Comune ottenne in quel periodo il diritto di eleggere un console che amministrasse la giustizia. Nel XV secolo la regione subì a più riprese i tentativi dei confederati di controllare le valli a sud del Passo del San Gottardo.

Biasca venne occupata la prima volta nel 1403 dalle truppe di Uri e di Obvaldo; i Visconti la rioccuparono nel 1422 con la battaglia di Arbedo. Nuove occupazioni temporanee da parte di Uri si susseguirono nel 1439, 1449, 1466-68 e nuovamente nel 1478, probabilmente venne annessa alla confederazione assieme alla valle di Blenio a partire dal 1495. Dal 1500 diventò baliaggio dei confederati assieme alla Riviera[4].

In questo periodo molto burrascoso il carattere caparbio dei biaschesi cercò sempre di ritagliarsi uno spazio di autonomia, in particolare con il ducato di Milano, vedi gli statuti del 1434, dove in particolare si riconosce al podestà, eletto dal popolo, il diritto di amministrare la giustizia. Il secolo successivo fu funestato da un tremendo cataclisma. Nel 1513 un'immensa frana staccatasi dal monte Crenone, chiuse l'entrata della valle di Blenio, formando tra Biasca e Malvaglia un immenso cumulo di detriti ancora presente oggi e chiamato Buzza di Biasca, questo sbarramento formò un lago a monte della frana. Lago che nel 1515 cedette provocando un'alluvione devastante per tutta la regione sottostante. Biasca e tutta la regione ne furono profondamente segnate nei secoli successivi. La sua posizione strategica che tanto la favorì, fu anche causa di propagazione di epidemie, tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo, tre furono le epidemie di peste che colpirono la regione.

Con la nascita del Canton Ticino e la costruzione della rete viaria del passo del Gottardo, ultimata agli inizi del XIX secolo, si verificarono sostanziali mutamenti economici e demografici per Biasca, ancor più con l'apertura nel 1882 della Galleria ferroviaria del San Gottardo. La fisionomia rurale del borgo si trasformò con lo sviluppo in particolare nella zona della stazione FFS, dove si allineano palazzine del tardo Ottocento. Biasca contava 397 abitanti nel 1602, 1912 nel 1833, 2733 nel 1900, 3299 nel 1910, nel 1950 in calo a 2882 e nel 2000 ne contava 5705.

Nel XIX secolo diversi biaschesi emigrarono in California e in Australia[5].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

La chiesa dei Santi Pietro e Paolo e il monte Simano
Sviluppo edilizio sullo scoscendimento del monte Crenone

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Il comune di Biasca è cresciuto progressivamente nel tempo e in maniera veloce con una media di crescita di 50 abitanti l'anno, al censimento comunale del primo gennaio 2014, Biasca conta 6262 abitanti, il comune gode di una crescita demografica vivace e circa 1/6 della popolazione residente è al di sotto dei 18 anni (1164ab.) contro circa un altro sesto di abitanti over65 (1405). A mantenere un saldo positivo opera in parte un costante flusso migratorio di gente straniera che va a vivere sul suolo biaschese, la maggior parte di questi sono di nazionalità italiana.

Abitanti censiti

Etnie e minoranze straniere

Al 2014 le minoranze straniere presenti a Biasca sono divise in questi cinque principali gruppi per maggior numero:

  1. Italia: 1152
  2. Portogallo: 313
  3. Kosovo: 225
  4. Bosnia-Erzegovina: 123
  5. Serbia: 79

Persone legate a Biasca[modifica | modifica sorgente]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Il patriziato[modifica | modifica sorgente]

Ogni famiglia originaria del luogo fa parte del cosiddetto comune patriziale ed ha la responsabilità della manutenzione di ogni bene ricadente all'interno dei confini del comune.[7]

L'ufficio patriziale rieletto il 28 aprile 2013 è presieduto da Rè Elio

  • vice presidente Lucio Maggini
  • membri Sue Ellen Gianola - Pio Rodoni - Sante Rodoni.

Sport[modifica | modifica sorgente]

  • Vi è la sede dell'unica squadra di hockey su pista della Svizzera italiana: la Roller Club Biasca

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Statistica Svizzera - STAT-TAB: Popolazione residente permanente e temporanea per regione, sesso, nazionalità ed età
  2. ^ Clima: precipitazioni
  3. ^ Isidoro Marcionetti, L'antica pieve di Biasca, S. A. Natale Mazzuconi, Lugano 1979.
  4. ^ AA.VV., Nuova storia della Svizzera e degli Svizzeri, v. I, Giampiero Casagrande Editore, Bellinzona 1982.
  5. ^ Strozzi Giuseppe, Diario d’Australia, a cura di Oliveto Rodoni, Dadò, Locarno, 1992
  6. ^ Bernasconi Reusser, 2010, 230.
  7. ^ Annuario del Canton Ticino

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Johann Rudolf Rahn, I monumenti artistici del medio evo nel Cantone Ticino, Tipo-Litografia di Carlo Salvioni, Bellinzona 1894, 59-67.
  • Virgilio Gilardoni, Il Romanico. Arte e monumenti della Lombardia prealpina, Istituto grafico Casagrande, Bellinzona 1967, 21, 28-30, 36-38, 40, 44, 91, 123, 200, 207-226, 266, 294, 305, 331, 349, 356, 363, 385, 401, 409, 468, 513, 528.
  • Isidoro Marcionetti, L'antica pieve di Biasca, S. A. Natale Mazzuconi, Lugano 1979.
  • Bernhard Anderes, Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Edizioni Trelingue, Porza-Lugano 1980, 38-45, 51.
  • AA.VV., Nuova storia della Svizzera e degli Svizzeri, v. I, Giampiero Casagrande Editore, Bellinzona 1982.
  • Emilio Motta, Effemeridi ticinesi, ristampa Edizioni Metà Luna, Giubiasco 1991.
  • Flavio Maggi, Patriziati e patrizi ticinesi, Pramo Edizioni, Viganello 1997.
  • Luciano Vaccaro, Giuseppe Chiesi, Fabrizio Panzera, Terre del Ticino. Diocesi di Lugano, Editrice La Scuola, Brescia 2003.
  • AA.VV., Guida d'arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, 19, 58, 65, 66, 70-75, 76, 81,82, 83, 90, 92.
  • Marina Bernasconi Reusser, Monumenti storici e documenti d'archivio. I «Materiali e Documenti Ticinesi» (MDT) quali fonti per la storia e le ricerche sull'architettura e l'arte medievale delle Tre Valli, in Archivio Storico Ticinese, seconda serie, 148, Casagrande, Bellinzona 2010, 219, 220, 221, 222, 223, 230, 232.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Ticino Portale Ticino: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Ticino