Osogna

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Osogna
comune
Osogna – Stemma
Osogna vista da Pai (Lodrino)
Osogna vista da Pai (Lodrino)
Localizzazione
Stato Svizzera Svizzera
Cantone Wappen Tessin matt.svg Ticino
Distretto Riviera
Amministrazione
Lingue ufficiali Italiano
Territorio
Coordinate 46°18′45″N 8°59′05″E / 46.3125°N 8.984722°E46.3125; 8.984722 (Osogna)Coordinate: 46°18′45″N 8°59′05″E / 46.3125°N 8.984722°E46.3125; 8.984722 (Osogna)
Altitudine 274 m s.l.m.
Superficie 18,97 km²
Abitanti 1 037[1] (31-12-2012)
Densità 54,67 ab./km²
Comuni confinanti Arvigo (GR), Biasca, Cauco (GR), Cresciano, Iragna, Lodrino
Altre informazioni
Cod. postale 6703
Prefisso 091
Fuso orario UTC+1
Codice OFS 5286
Targa TI
Circolo Riviera
Cartografia
Mappa di localizzazione: Svizzera
Osogna
Osogna – Mappa
Sito istituzionale

Osogna (Osögna in dialetto ticinese, Ulonia in tedesco) è un comune svizzero del Canton Ticino. L'ampio centro rimasto intatto, sviluppatosi prevalentemente lungo la strada cantonale, fino al 1798 fu sede della residenza del balivo di Uri, Svitto e Unterwalden, amministratore dei domini della Riviera.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti

Storia[modifica | modifica sorgente]

La località viene nominata per la prima volta in un documento del 1299. Tombe romane sono state trovate presso il torrente Nala.

L'agricoltura era l'attività principale della popolazione. Le castagne costituivano un frutto importante per l'alimentazione. La vigna era pure coltivata nei luoghi più propizi[2]. Il grano e la segale erano coltivati per il fabbisogno locale. I covoni di grano erano battuti e messi a seccare sulla rascana (una struttura in legno come una scala a pioli) nella zona chiamata appunto "Rascana".

Nella valle di Osogna c’erano molti animali selvaggi. L'ultimo orso è stato ucciso da Giuseppe Mattei nel 1811. Il Cantone versava una gratificazione di 50 lire di Milano per ogni orso ucciso (bisognava consegnare la zampa destra).

Il villaggio era un luogo di passaggio sulla strada del San Gottardo. Alcune osterie si occupavano dei passeggeri e dei cavalli che si fermavano per la notte.

Il fiume Ticino allagava sovente i prati e i campi del piano. Ancora oggi, malgrado i ripari, capita che alcune zone vengano allagate.

L’industria del granito si è sviluppata con l'apertura della linea ferroviaria del Gottardo. Nel 1899 lavoravano ben 1500 operai nelle cave di Osogna: era una delle principali industrie ticinesi, molto dipendente dall'attività edilizia. Nel 1908 la produzione era già diminuita di metà e la concorrenza del calcestruzzo armato diventava sempre più forte. Gli operai provenivano dall'Italia e la silicosi era una malattia professionale tipica per gli scalpellini. Gli scioperi per ottenere delle migliori condizioni di lavoro e di salario erano frequenti. Le ultime cave furono attive fino al 1960. Oggi, le cave ancora aperte si trovano a Cresciano.

L'apertura della ferrovia del Gottardo (nel 1882) permise a diversi abitanti di lavorare come operai per la manutenzione della linea, meccanici alle officine di Biasca e Bellinzona o ferrovieri sui treni.

Dopo la prima guerra mondiale, la scuola elementare di Osogna era conosciuta nel Cantone e all'estero poiché la maestra Giovannina Mattei-Alberti praticava il metodo Montessori.

L’emigrazione verso gli Stati Uniti e l'America Latina è stata molto forte nel XIX secolo e fino alla seconda guerra mondiale.

Osogna è stata capoluogo di baliaggio dal 1573 al 1798 ed è capoluogo del Distretto di Riviera dal 1803. Il landfogto rappresentava il potere dei tre cantoni sovrani (Uri, Svitto e Sottoselva) e amministrava la giustizia. Le esecuzioni capitali avevano luogo alla "Giustizia" fra Biasca e Osogna (ad esempio quelle comminate aa assassini, stregoni, eretici e streghe).

Patriziato[3] di Osogna[modifica | modifica sorgente]

Ente pubblico ancora più antico del comune è il patriziato di Osogna possiede tutta la zona montana, in particolare i boschi e i pascoli della valle di Osogna. Questo ente risale alla vicinia del Medio Evo. Un regolamento della vicinanza di Osogna del 1410 precisa che se una famiglia ha più di 10 capre deve pagare una decima (1 capretto buono). Interessante è pure il resoconto dell'assemblea dei vicini del 3 agosto 1448. Si decide la locazione di un edificio per una segheria. I presenti erano designati solo con il nome (Giacomo da Cornon o Giuseppe da Roncasc). Il godimento dei pascoli durante l'estate era diviso fra le famiglie patrizie (boggia di Casnedo per la famiglia Pellanda, boggia di Örz per la famiglia Jemetti, boggia di Otri per la famiglia Mattei). Questa attività agricola tipica delle regioni alpine (transumanza statica: si cominciava a salire sui primi monti per terminare sui pascoli a 2000 m alla fine dell'estate) è stata abbandonata nel 1950.

Le antiche famiglie patrizie sono: Guidi, Jemetti, Malaguerra, Mattei, Negrini, Pellanda.[4]

Parrocchia di Osogna[modifica | modifica sorgente]

La parrocchia di Osogna riunisce i cattolici di Osogna. La chiesa parrocchiale, dedicata ai santi Gratiniano e Felino, è del 1498[5] . Ci sono due altre chiese nel villaggio: la chiesa di Santa Maria (fine Medio Evo, con un’ancona gotica di Ivo Striegel), costruita sulle fondamenta di un antico castello, e la chiesa di Santa Pietà (1729).[6]

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Osogna è a 15km a Nord di Bellinzona e a 5km a Sud di Biasca, sulla sponda sinistra del fiume Ticino. La cima più alta è il Torrone d'Orza o Torrone Alto (2952 m). Il torrente Nala divide in due il villaggio. Il torrente Boggera segna il confine con Cresciano.

Osogna vista da Pai (Lodrino)

Le rocce della regione sono lo gneiss e il granito. La vegetazione è costituita da latifogli (faggio, castagno) fino a 900m ed in seguito da conifere (abete, larice) fino a 2000m.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Statistica Svizzera - STAT-TAB: Popolazione residente permanente e temporanea per regione, sesso, nazionalità ed età
  2. ^ Ciò si può desumere dalla corrispondenza del duca di Milano a Giovanni Molo, vicario di Claro e Osogna. Siamo nel 1459 e Giacomo da Cornon vuole costringere il comune a ricostruire il muro della sua vigna, indebitamente abbattuto.
  3. ^ patriziato in Dizionario storico della Svizzera.
  4. ^ Cf. Repertorio dei nomi di famiglia svizzeri nel Dizionario storico della Svizzera (famiglie originarie di Osogna prima del 1800: Dizionario storico della Svizzera (DSS))
  5. ^ Deve trattarsi di un ingrandimento poiché un documento del 1299 menziona già la chiesa dei santi Gratiniano e Felino
  6. ^ La sua costruzione è legata al miracolo di Cannobio (Santuario SS. Pietà).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Johann Rudolf Rahn, I monumenti artistici del medio evo nel Cantone Ticino, Tipo-Litografia di Carlo Salvioni, Bellinzona 1894, 245-246.
  • Eligio Pometta, Il Comune libero di Osogna nel 1400, in Bollettino storico della Svizzera Italiana, 1935, 82-85.
  • Diego Malaguerra, Associazioni padronali e sindacati operai nell'industria del granito ticinese, Pedrazzini, 1958.
  • Virgilio Gilardoni, Il Romanico. Catalogo dei monumenti nella Repubblica e Cantone del Ticino, La Vesconta, Casagrande S.A., Bellinzona 1967, 42, 301, 323, 471-472.
  • Aldo Pedraita, Gli ultimi animali feroci del Cantone Ticino, Il Nostro Paese, marzo 1969.
  • Agostino Robertini et alii, Osogna, in Il Comune, Edizioni Giornale del popolo, Lugano 1978, 282-292.
  • Bernhard Anderes, Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Edizioni Trelingue, Porza-Lugano 1980, 37-39.
  • Giorgio Cheda, L'emigrazione ticinese in California, Armando Dadò, Locarno 1981.
  • Vittorio F. Raschèr (a cura di), Materiali e documenti ticinesi, Serie II (Riviera), Casagrande, Bellinzona 1993.
  • Luciano Moroni Stampa, Giuseppe Chiesi, Ticino ducale, Bellinzona, 1994.
  • Flavio Maggi, Patriziati e patrizi ticinesi, Pramo Edizioni, Viganello 1997.
  • Marzio Barelli, Lupi, orsi, linci e aquile, JAM Edizioni, Prosito, 2005.
  • AA.VV., Guida d'arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, 28, 65, 69-70.
  • Harold Baumann, 1907-2007: Hundert Jahre Montessori-Pädagogik, Haupt, 2007.
  • Marina Bernasconi Reusser, Monumenti storici e documenti d'archivio. I «Materiali e Documenti Ticinesi» (MDT) quali fonti per la storia e le ricerche sull'architettura e l'arte medievale delle Tre Valli, in Archivio Storico Ticinese, seconda serie, 148, Casagrande, Bellinzona 2010, 207, 220, 241.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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