Canton Ticino

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Canton Ticino
Repubblica e Cantone Ticino
Republik und Kanton Tessin
République et Canton du Tessin
Republica e Chantun dal Tessin
Repùblega e Canton del Tésìn
Canton Ticino - Bandiera
Amministrazione
Stato : bandiera Svizzera
Capitale : Bellinzona
Governo : Consiglio di Stato (5)
Legislatore: Gran Consiglio (90)
Anno di adesione: 1803
Lingua: italiano[1]
Etnonimo : {{{etnonimo}}}
Distretti: 8
Circoli: {{{circoli}}}
Comuni: 169
Dati
Superficie : 2.812 km²
Popolazione : 332.600 (31.12.2008)
Densità : 118 ab./km²
Altitudine massima : 3.402 m s.l.m. (Adula)
Sigla ISO : TI
Coordinate: 46°19′N 8°49′E / 46.317, 8.817Coordinate: 46°19′N 8°49′E / 46.317, 8.817
Suddivisioni del cantone
Localizzazione del cantone
Sito istituzionale

Il Cantone Ticino (ticinese "Tesìn" "Tasìn" oppure "Tisìn" a dipendenza dalla regione; tedesco, francese e romancio Tessin) è il cantone più meridionale della Svizzera, sul versante sud delle Alpi. Prende nome dal fiume Ticino che lo attraversa dalla sorgente al Passo della Novena (ted. Nufenenpass) fino al Lago Maggiore.

Indice

[modifica] Geografia

È in buona parte circondato dall'Italia (provincia di Verbania in Piemonte, di Varese e Como in Lombardia), con la quale confina a est, ovest e sud, e della quale fa parte geograficamente.

A nord-ovest confina con il Canton Vallese, a nord con il Canton Uri, e a nord-est con il Canton Grigioni.


La sua superficie è di 2.812 km², dei quali circa tre quarti sono considerati terreno produttivo. Le foreste coprono circa un terzo dell'area del Cantone, ma anche i laghi (Verbano e Ceresio), compongono una parte considerevole del territorio.

Il Ticino è il principale fiume del Cantone. Il suo bacino idrografico copre gran parte del territorio, scorrendo da nord-ovest attraverso la Val Bedretto e la Valle Leventina, per entrare nel lago Maggiore in corrispondenza delle "Bolle di Magadino". Quest'ultima è una zona paludosa, non distante da Locarno, in cui trova posto una riserva naturale di rilevanza nazionale, costituita dalle foci dei fiumi Ticino e Verzasca.

I principali affluenti del fiume Ticino sono il Brenno nella Valle di Blenio e la Moesa nella Val Mesolcina. Gran parte del Sopraceneri, la parte settentrionale del Cantone, è stata modellata dal fiume, che vi forma un'ampia valle conosciuta come Valle Riviera.

Lago Maggiore visto da un rifugio alpino sopra Brissago

Le terre occidentali del Cantone sono invece bagnate dal fiume Maggia, cui ci si riferisce al femminile (la Maggia), mentre il bacino della Verzasca, che ha origine nella valle omonima, si trova tra il Ticino e la Maggia.

Il bacino idrografico del Sottoceneri alimenta invece il Lago di Lugano, che attraverso il fiume Tresa, confluisce anch'esso nel Lago Maggiore e perciò nel Ticino. Gran parte del territorio è tradizionalmente considerato come parte delle Alpi ma la punta meridionale, il Mendrisiotto, può essere accorpata alla piana del Fiume Po.

Il Cantone è tradizionalmente diviso in due grosse regioni separate dal Monte Ceneri, dette per l'appunto Sopraceneri e Sottoceneri. Tale divisione ha tuttora una certa rilevanza dal profilo socio-economico. In effetti, il Sottoceneri risente della vicinanza con l'Italia e la piazza finanziaria milanese, che ha comportato un forte sviluppo del settore bancario e assicurativo nella città di Lugano.

[modifica] Rilievi

Valle Leventina nelle aree montuose del nord del Ticino

Il cantone è interessato dalle seguenti sezioni e sottosezioni alpine:

La montagna più alta del cantone è l'Adula che raggiunge i 3.402 m.

[modifica] Demografia

A inizio 2008 la popolazione cantonale ammontava a circa 322.276 abitanti, ma 100.000 ticinesi vivono all'estero soprattutto in Italia, Germania e Francia. Alla fine del 2006 gli abitanti erano in totale 324.851, quindi 2575 in più rispetto al 2005. L'incremento naturale è stato di sole 27 persone mentre grazie al saldo migratorio positivo si sono registrati 2694 abitanti in più, complessivamente una crescita dello 0,8% (leggermente superiore alla media della crescita nazionale attestatasi allo 0,7%).

Nel corso del XX secolo in Ticino si è assistito a un progressivo accrescimento della comunità di lingua tedesca. Molte persone si sono infatti spostate dai Cantoni di lingua tedesca al Sud delle Alpi. A questi, si aggiungono annualmente durante la stagione estiva un grande numero di turisti. La lingua tedesca gode quindi in Ticino di uno status particolarmente elevato ed è conosciuta da ampi strati della popolazione.

Tale fenomeno - intensificatosi a partire dal 1950 - aveva fatto pensare ad una progressiva germanizzazione del Cantone, in particolare dei due distretti a maggiore vocazione turistica: Locarno e Lugano. Tali preoccupazioni si sono tuttavia drasticamente ridimensionate a partire dal 1980, da quando si è verificata una costante riduzione della quota di persone di lingua madre tedesca. In termini percentuali, la quota è passata dall'11.1% del 1980 al 8.3% dell'ultimo censimento (dicembre 2000).

A tale evoluzione hanno probabilmente contribuito sia il rafforzamento e la diversificazione dell'economia cantonale, sia il continuo e variegato afflusso di immigrati. La popolazione straniera nel 2007 rappresentava il 26% della popolazione totale [1]. Un tasso leggermente superiore alla media svizzera, che si attesta al 23%. Durante i giorni lavorativi entrano nel territorio cantonale circa 55.000 "frontalieri" (lavoratori italiani, residenti nella fascia di confine che lavorano in Ticino), che rappresentano oltre il 22% della forza lavoro del Cantone.

Quest'ultima tendenza, soprattutto negli ultimi anni, ha portato il Ticino ad avere una popolazione composta per quasi un quinto di persone nate in paesi diversi. Le Nazioni maggiormente rappresentate sono Italia, ex Jugoslavia, Portogallo, Spagna, Turchia, Albania e Grecia.

La città più popolosa è Lugano. Grazie a una serie di aggregazioni con i Comuni della cintura urbana, la sua popolazione è cresciuta all'inizio del XXI secolo oltre i 50'000 abitanti (il sindaco Giorgio Giudici ha affermato in più interviste di voler proseguire il progetto delle aggregazioni, per portare la popolazione cittadina almeno a quota 80'000). Le altre città principali sono Bellinzona, che è la capitale amministrativa in cui ha pure sede il governo cantonale, e Locarno. Di dimensioni inferiori (sotto i 10'000 abitanti) ma con una rilevanza regionale non trascurabile sono i borghi di Airolo, Biasca e Giubiasco nel sopraceneri, Mendrisio e Chiasso nel sottoceneri.

[modifica] Lingua

La lingua ufficiale del Canton Ticino è l'italiano. È parlato ovunque anche il lombardo occidentale (variante ticinese), ma non è riconosciuto ufficialmente. Il Canton Ticino forma, assieme alle valli Mesolcina, Calanca, Bregaglia e Poschiavo (appartenenti al Canton Grigioni), la cosiddetta Svizzera Italiana detta anche Lombardia Svizzera[senza fonte]. Il territorio cantonale rappresenta l'area più settentrionale dell'Insubria e l'Amministrazione Cantonale è membro di diritto della comunità della Regio Insubrica.

Nel Comune di Bosco Gurin poche decine di persone parlano un dialetto tedesco, il Guryner Titsch o Ditsch.


% Ripartizione linguistica (gruppi principali)
Fonte: Ritratti regionali dell'Ufficio federale di statistica 2000
{{{bs}}}% madrelingua bosniaca
4,70% madrelingua tedesca
{{{en}}}% madrelingua inglese
{{{es}}}% madrelingua spagnola
{{{fr}}}% madrelingua francese
83,1% madrelingua italiana
{{{hr}}}% madrelingua croata
{{{hu}}}% madrelingua ungherese
{{{lad}}}% madrelingua ladina
{{{mk}}}% madrelingua macedone
{{{pt}}}% madrelingua portoghese
{{{rm}}}% madrelingua romancia
{{{ro}}}% madrelingua rumena
1,7% madrelingua serbo-croata
{{{sl}}}% madrelingua slovena
{{{sq}}}% madrelingua albanese
{{{sr}}}% madrelingua serba

[modifica] Religione

Modello di San Carlino alle Quattro Fontane (Roma) di Francesco Borromini a Lugano

Per secoli il cattolicesimo è rimasta l'unica confessione consentita dalle autorità nei baliaggi che oggi formano il Canton Ticino, tanto che nel 1555 la comunità riformata di Locarno venne espulsa e trovò rifugio a Zurigo. Così nel Cantone, anche nei primi decenni dopo l'indipendenza, la religione cattolica rimase prevalente. I cattolici seguono due riti: romano e ambrosiano.

Ora, anche a causa della forte immigrazione, il quadro confessionale si è fatto decisamente più vario, come emerge dai dati del censimento dell'anno 2000

Va rilevato che la piccola comunità ebraica è concentrata sostanzialmente a Lugano.

[modifica] Storia

[modifica] L'antichità e il Medioevo

Nell'antichità, le terre dell'attuale Ticino erano abitate da popolazioni celtiche: i Leponzi. La regione venne annessa all'Impero romano relativamente tardi, probabilmente all'inizio del principato. Secondo una teoria, le terre alpine in epoca romana erano inserite amministrativamente nella Rezia e non nella Regio Transpadana. Soltanto in età gotico-bizantina Milano, ormai divenuta il centro della prefettura d'Italia, avrebbe esteso il proprio territorio verso settentrione, giungendo a comprendere - oltre all'attuale Sottoceneri - anche il Sopraceneri. In ogni caso, la presenza romana in Ticino è attestata sia dalla toponomastica (innumerevoli i toponimi in "vicus" o "villa": Sonvico, Mezzovico, Villa Luganese, Villa Bedretto ecc.) sia dai ritrovamenti - ad esempio a Bellinzona con i resti delle mura di un'antica fortezza romana sull'attuale rocca di Castel Grande, Locarno, Minusio, Muralto, Bioggio e Tesserete -, alcuni più importanti, altri essenzialmente di monete, sarcofagi, massi avelli e altri oggetti.

Durante il Medioevo, l'area del Canton Ticino seguì poi le vicende della vicina Lombardia, con le invasioni degli Ostrogoti, dei Longobardi e infine dei Franchi. Il 2 aprile 726 da Pavia re Liutprando donò al convento di San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia i suoi possedimenti a Bellinzona, Blenio, Leventina, Vallemaggia e Gambarogno con le relative parrocchie[2]. Il 4 giugno 823 da Rankweil l'imperatore Lotario confermò alla diocesi di Como la cessione dei suoi feudi nel territorio di Como e nel contado del Seprio[3]. Il 18 gennaio 901 Ludovico III il Cieco, da Bologna, confermò al vescovo di Como le cessioni fatte dai predecessori, libera le sue genti dai pedaggi e dai dazi sui mercati di Lugano e di Como, conferma la donazione della contea di Bellinzona fatta da Lotario; il 9 aprile 962 l'imperatore Ottone II confermò al convento di San Pietro in Ciel d'Oro a Pavia, oltre le concessioni fatte dal re Liutprando, la cappella di Santa Maria detta Primasca, e le sue proprietà in Blenio e Leventina, col libero diritto di tasse d'investitura; da Cadempino il 4 giugno 1004 re Enrico II confermò al convento di San Pietro in Ciel d'Oro tutti i suoi feudi; il 19 febbraio 1054 Enrico III da Zurigo conferma al convento della monache del Senatore a Pavia il diritto di pesca sui fiumi Po e Ticino e sui laghi Ceresio e Lario.[4].

Le terre ticinesi divennero, all'incirca dopo il 1100, il teatro delle guerre fra i potenti Comuni vicini di Como e Milano, e fu definitivamente conquistata alla metà del XIV secolo dai Duchi di Milano, i Visconti, poi seguiti dagli Sforza.

Nel febbraio del 1182 le vallate di Blenio e Leventina firmarono il "Patto di Torre" giurandosi reciproca assistenza e, con la distruzione del castello di Serravalle, si liberarono del podestà. L'11 gennaio 1185 da Verona il papa Lucio III confermò al convento di Disentis, diretto dall'abate Gualtiero, diverse proprietà nelle terre ticinesi, fra le altre: Ascona, Locarno, le Centovalli e Cannobio (?) presso Brissago; il 27 aprile 1186 l'imperatore Federico Barbarossa da Biasca concesse ai sudditi di Locarno la liberazione da tutte le imposte imperiali e da ogni dipendenza dal vescovo o dalla città[5]. Il 12 febbraio 1191 da Bologna Enrico VI assicura il libero commercio sulla strada da Chiavenna a Bellinzona e conferma a Locarno e Bellinzona la facoltà di eleggere i propri consoli.

[modifica] L'arrivo degli svizzeri

Nel frattempo, tuttavia, lungo tutto il corso del XV secolo i confederati svizzeri si erano lanciati alla conquista delle valli a sud delle Alpi, in tre campagne successive. Il Canton Uri conquistò definitivamente la Valle Leventina già nel 1440, dopo che tra il 1403 e il 1422 alcune di queste terre, già annesse con la forza da Uri, erano state perse. Il 23 marzo 1440 venne firmata la pace tra il duca di Milano e gli Svizzeri nell'Albergo delle due spade a Milano, gli urani conservarono la Leventina[6]. In questo contesto si ricordano tre importanti battaglie tra confederati e ducato milanese: il 30 giugno 1422 le truppe milanesi di Filippo Maria Visconti sconfissero gli Svizzeri nella battaglia di Arbedo[7]. Il 12 luglio 1426 fu firmata la pace nella collegiata di San Pietro e Stefano a Bellinzona tra gli Svizzeri e Filippo Maria Visconti; mediante pagamento in oro i confederati restituiscono la Leventina[8]. Il 7 maggio 1450 Giovanni Taddei dei Pepoli donò la valle di Blenio al conte Sante Bentivoglio di Bologna[9]. Il 10 luglio 1477 venne confermatoil trattato di pace tra gli Svizzeri e la Bona e il figlio Giovanni Sforza[10].

Successivamente, gli svizzeri approfittarono delle invasioni dei francesi in Italia, che presero avvio a partire dal 1494. Il 10 aprile 1503 con la pace di Arona gli Svizzeri ottennero il possesso di Bellinzona e dei villaggi di Medeglia ed Isone[11]. Infatti, in una seconda campagna nel 1500 Uri, Svitto e Untervaldo mantennero la città di Bellinzona e la Riviera, anch'esse peraltro già occupate da Uri nel 1419, ma perse nel 1422. Il 29 luglio 1506 la Dieta elvetica decretò l'invio di soldati per la difesa dei castelli di Bellinzona[12].

Chiamate dagli Stati italiani, nel 1512, per scacciare il re francese Luigi XII, le truppe dell'intera Confederazione rimisero alla testa del ducato di Milano Massimiliano Sforza, che divenne in sostanza un fantoccio degli Svizzeri. Questi ultimi furono ricompensati con l'estensione del controllo militare non soltanto sugli attuali distretti di Lugano e Mendrisio, ma ben oltre i Confini attuali. Nell'attuale Provincia di Varese erano in effetti svizzere la Valtravaglia e la Valcuvia, in cima al lago di Como la terra detta "delle Tre Pievi" e infine pure parte della Val d'Ossola. Il 9 maggio 1513 i dodici Cantoni elvetici trasformarono le Signorie sforzesche ticinesi in loro baliaggi con il relativo invio del landvogto; la Dieta confederata decise inoltre d'abbandonare il castello di Morcote e di mantenere un nuovo castellano in quello di Capolago[13].

Ben presto, però, la situazione mutò e già nel 1515 il confine fu portato alla sua posizione attuale, dopo la sconfitta patita dagli elvetici presso Melegnano - all'epoca detta Marignano - ad opera di Francesco I di Francia. Il nuovo sovrano francese calò infatti nuovamente in Italia, stregato dal sogno che già aveva attratto nella Penisola i suoi predecessori.

[modifica] La dominazione svizzera

Con l'anno 1515 prese dunque avvio il periodo detto della dominazione svizzera. I territori che nel 1803 avrebbero costituito il Cantone Ticino erano suddivisi in otto baliaggi, in linea di massima corrispondenti agli attuali distretti. I baliaggi cisalpini non appartenevano però tutti ai tredici Cantoni, che formavano allora la Confederazione Elvetica. Infatti, mentre la Leventina dipendeva solamente da Uri, gli odierni distretti di Blenio, Riviera e Bellinzona erano baliaggi, oltre che di Uri, anche di Svitto e del semicantone di Nidvaldo. Il restante territorio ticinese, invece, era spartito in quattro baliaggi di proprietà comune dei dodici cantoni, i cosiddetti Baliaggi Ultramontani o Ennetbergische Vogteien.

Tale periodo storico fu caratterizzato da abusi giudiziari, inefficienza e disfunzioni organizzative, ma tutto venne ampiamente compensato, oltre che da un regime fiscale moderato e con l'esenzione da qualsiasi obbligo militare, anche dall'appartenenza ad uno Stato neutrale, nel mezzo di un'Europa lacerata da continue guerre. Questa felice marginalizzazione si riflette nell'assenza di grandi eventi storici in questo periodo[14]. Degni di menzione, sono comunque due episodi:

I.La Riforma e la Controriforma, con il formarsi di una comunità riformata a Locarno[15] attorno al 1550, seguita dall'espulsione di 55 famiglie il 3 marzo 1555 in base ad una decisione che la Dieta dei Cantoni della Svizzera dell'anno precedente aveva rimesso all'arbitrato di due Cantoni di religione mista (Appenzello e Glarona). Questi ultimi, infatti, avevano deciso che i Locarnesi aderenti alla nuova confessione avrebbero dovuto tornare all'antica fede, oppure espatriare. La maggior parte delle famiglie trovò riparo oltralpe, in particolare a Zurigo.

Per secoli il cattolicesimo è rimasto dunque l'unica confessione consentita dalle autorità nei baliaggi che oggi formano il Canton Ticino. Nonostante le Diete di Ilanz del 1524 e del 1526 avessero proclamato la libertà di culto nella vicina Repubblica delle Tre Leghe (oggi cantone dei Grigioni) nelle terre dell'attuale Ticino, per secoli il cattolicesimo fu l'unica religione liberamente praticabile. Il 9 luglio 1532 il vescovo di Como, Bernardino della Croce, di Riva San Vitale, chiese alla Dieta di Baden di poter punire i preti non adempienti ai loro obblighi; il consenso fu negato[16]. Nel 1571 San Carlo Borromeo volle attuarla, ma il landfogto di Mendrisio inviò gli sbirri colle forche incontro agli inquisitori comaschi che da Chiasso volevano introdurla in Ticino; il 15 marzo 1572 un editto della Dieta elvetica intimò ai commissari di non procedere a tortura o castigo di sorta prima che l'incarcerato non abbia scelto un procuratore ed abbia avvertita la famiglia[17]. Il 10 gennaio 1581 i Cantoni cattolici si opposero energicamente all'introduzione dell'inquisizione nei baliaggi italiani «essendo eglino abbastanza forti e capaci di punire le persone sospette». Il 3 agosto per la quarta volta San Carlo Borromeo visitò le tre valli superiori ticinesi e l'ospizio del passo del San Gottardo[18].

In questa lotta contro la Riforma si distinse Carlo Borromeo, il quale combatté il protestantesimo nelle valli svizzere di lingua italiana, imponendo rigidamente i dettami del Concilio di Trento. Nella sua visita pastorale in Val Mesolcina[19] del 1583, fece processare per stregoneria centocinquanta persone. Questo è uno dei processi per stregoneria meglio documentati nella storia del periodo. Tra gli arrestati un centinaio erano donne e molti furono i torturati (la tortura era una prassi comune per chiunque venisse arrestato con l'accusa di stregoneria, inoltre era sufficiente negare l'esistenza delle streghe per essere condannati a morte). I condannati al rogo furono undici: il prevosto e dieci donne, di cui otto vennero condannate al rogo appese a testa in giù.

Il 24 giugno 1587 la Dieta elvetica adottò il nuovo statuto per i baliaggi; il 24 giugno 1595 la Dieta richiese al papa di eleggere a vescovo di Como Eugenio Camuzio, già vescovo di Bobbio, ma fu eletto un milanese, perciò la Dieta espresse il suo disappunto, chiedendo la separazione diocesana dei baliaggi italiani[20]. Il 4 giugno 1614 la Suprema Autorità elvetica promulgò un decreto circa il modo d'agire contro i malefici[21]. Il 4 luglio 1649 per appianare il litigio per il possesso dell'alpe Cravairola, dietro richiesta dell'ambasciatore spagnolo si scelsero due mediatori: lo scoltetto Dulliker ed il landamano Zweyer[22]; il contenzioso, poi riaccesosi, venne risolto con un arbitrato internazionale nel 1875.

Il 2 agosto 1752 fu siglata la convenzione di Varese tra Maria Teresa imperatrice d'Austria e i dodici Cantoni sovrani elvetici per la definizione tra i baliaggi italiani e la Lombardia[23].

II. La rivolta della Leventina[24] nel 1755, legata a una lunga serie di attacchi alle prerogative della Valle conservate nelle sue secolari istituzioni e consuetudini. Al momento della conquista, gli Svizzeri si erano impegnati a rispettare le leggi e consuetudini preesistenti, anzi ne avevano imposto l'osservanza ai balivi da loro inviati, salva tuttavia la possibilità per i Cantoni svizzeri di rettificarle successivamente. Fu proprio uno di questi tentativi di modifica a scatenare la rivolta[25]. L'insurrezione si concluse senza violenze, ma con la condanna a morte dei tre principali arrestati, con la revoca di molti diritti di cui la Valle godeva e, in particolare, con la completa riforma degli statuti vallerani.

Il 10 febbraio 1780 un editto milanese vietò l'usufrutto di prebende o benefici ecclesiastici lombardi ai preti ticinesi pur appartenenti alle diocesi lombarde[26].

[modifica] Verso l'indipendenza del Cantone

Durante il periodo della Repubblica Elvetica, per decisione di Napoleone Bonaparte[27] i baliaggi vennero riuniti a formare, nel 1798, due diversi Cantoni: Bellinzona e Lugano. Il Cantone di Basilea il 12 febbraio 1798 rinunciò alla sovranità sul suo baliaggio ticinese e il 15 febbraio i dodici cantoni sovrani proclamarono a Zurigo l'indipendenza dei loro bialiaggi ticinesi; il Governo provvisorio di Lugano il 19 marzo abolì i titoli di nobiltà ed i diritti feudali; il 26 aprile il generale Guillaume Marie Anne Brune[28] fece ritirare le truppe francesi dal Mendrisiotto e a Mendrisio si tenne un Cogresso che delegò Pietro Soldini al Direttorio elvetico per chiedere l'unione con la Svizzera[29]. Il 26 maggio il Direttorio elvetico espresse un vivo ringraziamneto ai difensori di Lugano e Mendrisio contro le incursioni dei partigiani della Cisalpina; il 30 maggio il Direttorio elvetico fece istanza presso il Direttorio francese per esaudire i voti dei cittadini mendrisiotti di unirsi alla Repubblica Elvetica[30]. Il 7 giugno 1798 Giuseppe Rusconi del Palasio fu nominato prefetto nazionale del Cantone di Bellinzona; il 22 giugno la Vallemaggia e Locarno chiesero l'annessione alla Svizzera[31]. Il 19 luglio cessarono nei due Cantoni i Governi provvisori e vi subentrarono le Camere amministrative[32].

Nei giorni 28 e 29 aprile 1799 scoppiarono torbidi a Lugano con l'uccisione dell'abate Giuseppe Vanelli di Grancia, seguita dalla distruzione della stamperia Agnelli; scoppiarono tafferugli anche a Mendrisio con la fuga del viceprefetto nazionale del Cantone di Lugano; il 29 aprile fu creato a Faido un Consiglio di guerra eccitante la rivolta contro le truppe francesi; il 6 maggio un corpo di 3000 leventinesi sotto il comando del generale Taddei cominciò per l'alpe di Piora la spedizione verso il Passo del Lucomagno per impedire l'entrata dei francesi da quel valico in Ticino, mal già il giorno dopo Taddei rientrò senza nemmeno aver sparato un colpo[33]. Il 10 maggio ben 12000 francesi s'accamparono tra il fiume Moesa ed il villaggio di Lumino e il duca di Rohan entrò a Lugano alla testa di 4000 austriaci; il 12 maggio toccò un'altra sconfitta ad Hospental agli urani e leventinesi contro i francesi; scaramucce avvennero a Bironico tra francesi ed austriaci, i primi fuggirono verso Bellinzona; il 15 maggio sul passo del San Gottardo i francesi misero in rotta i leventinesi; il 28 maggio vi fu un gran combattimento alle gole dello Stalvedro tra 3000 francesi e 14000 austro-russi del generale Suvorov; il 30 maggio i francesi cacciarono gli austriaci dal ponte del fiume Moesa[34]. Il 26 giugno il comandante russo De Czweig ordinò di cessare il saccheggio del Luganese[35]. Il 17 luglio il vescovo di Como Rovelli inviò una lettera pastorale riguardante questo saccheggio[36]. Nei giorni 15 e 16 agosto gli austriaci abbandonarono il Vallese e fuggiaschi, attraverso la val Bedretto, giunsero in Ticino[37].

Il 25 luglio 1800 la Commissione esecutiva elesse a prefetto nazionale del Cantone di Lugano Giuseppe Giovanni Battista Franzoni[38], già vice-prefetto di Locarno; il 20 agosto il commissario elvetico Enrico Zschokke lasciò il Canton Ticino[39]. Il 26 giugno 1801 la Mesolcina fu annessa al Canton Ticino; il giorno dopo il Cantone fu colpito da terribili nubifragi; il 12 marzo 1802 i due Cantoni ticinesi furono ammessi quali Cantoni sovrani nella Confederazione elvetica. Il 19 febbraio 1803 con l'Atto di Mediazione napoleonico, questi vennero poi definitivamente unificati in un nuovo soggetto[40], il cui nome venne ideato riprendendo il nome del fiume più importante del territorio: il Ticino. La scelta rifletteva il modello utilizzato nella denominazione dei dipartimenti francesi, adottata dopo la Rivoluzione del 1789.

Nonostante il nuovo Cantone venisse dichiarato, fin dal 1803, Stato membro della Confederazione a pieno titolo, la Francia continuò a gestirne ampiamente gli affari, arrivando fino ad annettere de facto alla Repubblica Cisalpina, seppure per un brevissimo periodo, i distretti meridionali di Muggio e Mendrisio. Il 20 maggio 1803 per la prima volta si riunì il Gran Consiglio del Canton Ticino e il 26 maggio il Gran Consiglio adottò il rosso e l'azzurro quali colori per lo stemma e i vessilli cantonali; il 25 giugno avvenne il riparto dei circoli per le votazioni cantonali. Il 4 giugno 1804 il Governo canonale varò la legge sulla scuola elementare in ogni Comune (rimasta quasi lettera morta) e abolì i censi e i livelli perpetui sui fondi agricoli con il riscatto delle decime[41]. il 20 maggio 1805 il Cantone si dichiarò disposto a svincolarsi da ogni giurisdizione episcopale straniera ed a formare una propria diocesi[42].

Il 23 aprile 1810 il Governo cantonale inviò una protesta a Napoleone I contro l'occupazione del Sottoceneri delle truppe del generale Fontanelli con il pretesto della violazione del blocco commerciale continentale antibritannico[43]. Il 21 maggio il Governo varò la legge istituente il placet da concedere agli ecclesiastici eletti a cariche pubbliche[44]. Il 7 giugno fu siglato il trattato austro-ticinese per l'importazione nel Canton Ticino di sale, cereali ed altri prodotti di prima necessità[45].

La capitale del Cantone unificato venne posta a Bellinzona, ma Lugano non accettò questa risoluzione. Il problema fu risolto con la Costituzione del 1814, la quale stabilì che le tre città principali, Bellinzona, Lugano e Locarno, si alternassero ogni sei anni nel ruolo. Questa alternanza durò fino al 1878 quando Bellinzona divenne la capitale unica e permanente.

La prima fase di vita del Cantone - durante l'epoca napoleonica - fu caratterizzata da un regime liberale filo-francese. Il 26 febbraio 1814 Il governo ticinese mise in luce i pericoli derivanti per la Leventina dall'intenzione di unirsi col Canton Uri[46]. Il 14 marzo 1814 il Congresso leventinese, contro le esortazioni del Governo cantonale, inviò dei Delegati ad Altdorf per trattare l'unione col Canton Uri. Il Governo ticinese dichiarò nulle queste e ulteriori decisioni in tal senso; Il 10 maggio 1814 il Governo ticinese richiese l'intervento di un pronto aiuto federale per sedare l'insurrezione; il 26 maggio Uri rinnovò alla Dieta federale le sue pretese storiche sulla Leventina e i deputati ticinesi difesero i diritti del Canton Ticino; il 19 giugno la Commissione diplomatica invitò il Governo ticinese a fissare i confini alla Biaschina, in vista delle pretese urane[47]. Il 29 luglio il Governo ticinese presentò alla Dieta elvetica di Zurigo il secondo progetto di Costituzione cantonale, sollevando torbidi in Ticino; l'11 agosto avvenne la votazione sulla nuova Costituzione federale[48]. I problemi proseguirono tanto che, nel dicembre 1814, al Ticino dovette essere imposta una Carta Fondamentale[49].

[modifica] La Restaurazione e il governo dei landamani

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Restaurazione.

La caduta del Bonaparte fu seguita da una ripresa di vigore da parte delle monarchie assolute; anche in Svizzera e in Ticino si assistette dunque al ritorno dei vecchi governi aristocratici e al rafforzamento del potere dell'Esecutivo a scapito dei Parlamenti cantonali, con le cariche politiche riservate per di più ad una ristretta cerchia di cittadini abbienti. In Ticino furono elaborati vari progetti costituzionali, il primo respinto dalla Dieta federale perché ritenuto troppo democratico, i successivi rapidamente abortiti anche a causa di sommovimenti di popolo.

Il 3 marzo 1815 entrava così in funzione il primo Esecutivo cantonale, denominato Consiglio di Stato. Era composto di 11 membri, eletti per un mandato di sei anni dal Legislativo, il Gran Consiglio: va sottolineato che i Ministri cantonali continuavano a far parte di questo organismo. Il 20 marzo 1815 il trattato di Vienna unì la Leventina al Canton Ticino e il Canton Uri ottenne il compenso dello sborso annuale della metà del ricavo dei dazi ticinesi[50]. Il 16 maggio 1816 il Gran Consiglio accordò la cittadinanza onoraria a Federico Cesare de La Harpe[51][52]. Il 30 luglio fu sciolta la Corte speciale per la condanna degli autori dei torbidi del 1814[53]. Il 7 agosto venne imposta al Canton Ticino la Costituzione elvetica dettata dalla Santa Alleanza[54].

Anche se gli anni 1815-1830 furono caratterizzati dal tentativo di singoli personaggi, in primis il discusso Landamano Giovanni Battista Quadri[55], di governare sostanzialmente in modo autoritario, il governo fu sempre assicurato da un collegio. Che il Landamano non godesse di un potere incontrastato, rispetto agli altri membri del Consiglio di Stato, è dimostrato proprio dalle gravi tensioni, anche nel seno stesso dell'Esecutivo, create dalle aspirazioni del Quadri. Il 27 giugno 1829 il governo quadriano imbavagliò la stampa liberale con apposita legge; il 21 aprile 1830 il landamano Quadri intentò processo per alto tradimento contro Stefano Franscini e Pietro Peri, estensori del foglio liberale 'L'Osservatore del Ceresio; il 14 giugno il Consiglio di Stato capeggiato dal Quadri, ritirò l'accusa sporta contro l'Osservatore del Ceresio; il Gran consiglio terminò il progetto di Costituzione, celebrato con una grande festa a Lugano[56].

Va comunque preso atto che, nel periodo chiamato "Regime del Landamani", per circa 15 anni il Cantone come l'intera Svizzera ritrovò una relativa quiete, seppur sotto la tutela dell'Impero Austriaco, e si dotò di nuove comode strade e ponti.

[modifica] La Rivoluzione del 1830, la controrivoluzione del 1841 e loro conseguenze

Il XIX secolo, fino al 1890, fu però caratterizzato dalle continue lotte con vari capovolgimenti fra liberali e conservatori. Questo, anche se la Costituzione del 1830 è rimasta formalmente in vigore fino al 1997. La rivoluzione liberale ticinese che terminò il "regime del Quadri" giunse addirittura prima della Rivoluzione di luglio parigina del 1830, e venne consacrata nel testo costituzionale del 30 giugno 1830, opera di Stefano Franscini. Già l'8 marzo 1830 la maggioranza del Gran Consiglio ricusò ai cittadini il diritto di esternare il loro voto per una riforma costituzionale a mezzo di petizione per cui il 12 marzo il Legislativo scelse nel suo seno una commissione per l'elaborazione di una nuova Costituzione[57]; il 4 luglio i cittadini ticinesi accettarono entusisticamente la nuova Costituzione cantonale; tuttavia le passioni non si placarono, a causa dei contrasti mai sopiti tra le due fazioni.[58]. Il 21 luglio i cittadini di Nyon felicitarono i ticinesi per la loro rivoluzione liberale[59]. Il 9 giugno 1831 il Gran Consiglio citò l'ex Landamano Giovanni Battista Quadri dinnazi al supremo Tribunale cantonale per falsificazioni e corruzioni a danno dello Stato[60]. Il 19 agosto 1832 il governo austriaco del Regno Lombardo-Veneto cominciò a protestare contro le misure prese dal governo ticinese verso i seminari di Pollegio e di Ascona[61]. Il 15 giugno 1833 fu varata la legge prescrivente l'uso dei cimiteri ed intimante l'abolizione degli ossari[62].

Il 1 luglio 1836 il Consiglio di Stato ticinese denunciò il Repubblicano al tribunale di Bellinzona per offesa alla religione[63]. Dal 3 al 10 luglio a Losanna i carbinieri ticinesi parteciparono per la prima volta al tiro federale[64]. Il 25 luglio 1837 Federico Cesare de La Harpe fece testamento con un legato a favore del Canton Ticino[65]. Il 2 agosto il tribunale di Bellinzona condannò il giornalista Bianchi-Giovini a 6 mesi di prigione, alla pubblica ritrattazione ed al pagamento delle spese processuali[66]. Nel 1839 - quando le elezioni registrarono una vittoria dei conservatori - i liberali approfittarono dell'indignazione sorta per l'espulsione dal Cantone, decretata dal nuovo governo, dei mazziniani e patrioti italiani Giacomo[67] e Filippo Ciani[68]. Il 2 maggio 1839 il Governo cantonale proibì le riunioni armate durante la sessione del Gran Consiglio; il 7 giugno Aurelio Bianchi Giovini venne espulso dal Canton Ticino[69].

Con un colpo di mano, fu così abbattuto il governo conservatore. Le successive elezioni sancirono la vittoria liberale. Il 10 gennaio 1840 il Direttorio svizzero riprese il corso di relazioni col Governo ticinese. Il 26 maggio 1841 il Gran Consiglio Ordinò l'allestimento degli inventari dei conventi, già decretato nel 1837 e varò la legge istituente le scuole maggiori[70]. Un tentativo dei conservatori di rovesciare l'esito elettorale con una controrivoluzione si produsse nei giorni 1 e 2 luglio 1841, capeggiato da Giuseppe Nessi e Carlo Poglia[71]: il fallito golpe terminò con la fucilazione del loro capo Giuseppe Nessi; i fuoriusciti ticinesi del 1839 reclamarono dalla Dieta federale l'amnistia generale, ma il ricorso fu ignorato[72], mentre il Poglia, pure condannato a morte, si rifugiò in Corsica.

Il 21 aprile 1842 fu decisa la condanna a morte in contumacia degli autori della controrivoluzione del 1841. L'8 gennaio 1843 i cittadini ticinesi rigettarono il progetto di nuova costituzione cantonale e il 16 aprile il Governo del Piemonte arrestò nei dintorni di Arona i capi che volevano tentare un moto reazionario nel Canton Ticino.[73]. Il 9 giugno il Gran Consiglio decise la costruzione del ponte di Melide; il 23 giugno il Gran consiglio decretò la riforma della costituzione cantonale; il 26 aprile 1844 il tribunale d'appello confermò la sentenza contumaciale decisa in prima istanza dal Tribunale del distretto di Locarno contro gli autori della congiura ordita nell'inverno e primavera del 1843[74]; il 14 giugno fu varata la legge istituente un'Accademia ticinese ed un Consiglio di pubblica educazione cantonale; il 2 luglio avvennero i fatti del Bisbino: zuffe sanguinose tra moderati e liberali radicali[75].

I liberali approfittarono quindi di una lunga stagione di governo (1839-1875) per perseguire una politica di secolarizzazione della società: in particolare, con la chiusura dei monasteri, l'esclusione del clero dall'insegnamento e la soppressione dei collegi religiosi. Il 3 giugno 1845 il Governo ticinese varò la contestatissima legge sulle corporazioni religiose; in parallelo, venne rafforzato l'insegnamento pubblico. Il 12 maggio 1846 i delegati del Governo cantonale ispezionarono il seminario di Pollegio, scontrandosi con l'opposizione dei sacerdoti; il vicerettore Rossi e il professor Antonio Müller vennero espulsi; il 19 giugno il Gran Consiglio approvò la legge sulle comunità religiose[76].

[modifica] Il Ticino durante e dopo il Sonderbund

Nel 1847, allo scoppio del Sonderbund, il Ticino decise di rimanere, nonostante la vocazione cattolica, fedele al governo federale di Berna, nel quale i liberali detenevano la maggioranza. Di fatto il Cantone, che subì un tentativo d'invasione urana da Airolo fino a Biasca, con grande smacco del colonnello Giacomo Luvini-Perseghini[77], partecipò per sua fortuna solo marginalmente alle campagne di guerra civile tra conservatori e liberali, finita con la vittoria di quest'ultimi grazie all'abilità strategica del generale Guillaume-Henri Dufour[78]. Il 20 marzo 1848 i carabinieri ticinesi accorsi per combattere per l'indipendenza italiana dall'Austria sbarcarono ad Angera; i cittadini di Campione, in seguito alla liberazione della Lombardia dal giogo austriaco, il 29 marzo chiesero l'aggregazione al Canton Ticino[79]. Il 28 giugno il Gran Consiglio concesse al generale Dufour la cittadinanza onoraria ticinese; il 30 giugno venne decisa la soppressione dei conventi[80]. Il 19 agosto giunse al Governo cantonale una prima nota imperiosa del feldmaresciallo austriaco Josef Radetzky per l'appoggio offerto ai rivoltosi di Milano[81].

Il 9 aprile 1852 per iniziativa del generale Dufour nel Canton Ticino si formò un Comitato cantonale per la sottoscrizione nazionale per l'estinzione dell'ancor rimanente debito dei sette Cantoni del Sonderbund[82]. Il 28 maggio il Gran Consiglio secolarizzò i corpi insegnanti, sollevando le proteste della curia pontificia; il 7 giugno il nunzio Bovieri protestò; il 15 giugno fu deciso l'affrancamento dall'influenza della curia vescovile dei sacerdoti membri del Gran Consiglio[83]. Il 1 luglio il Governo ticinese dichiarò chiuso l'annoso litigio della Leventina con il Cantone[84].

Il 25 aprile 1853 Il Governo del Württemberg inviò una nota di protesta al Consiglio federale contro la cacciata dei cappuccini lombardi dal Ticino[85]. Il 6 giugno fu siglata la convenzione tra la Confederazione elvetica e il Canton Ticino per il riscatto del pontenaggio sul ponte di Melide[86].

All'epoca, era naturale la simpatia dei liberali ticinesi per il movimento risorgimentale italiano. La reazione dell'Austria all'appoggio ticinese verso la causa italiana non si fece attendere e, dopo la Prima guerra di indipendenza italiana del 1848, il 3 febbraio 1853 scoppiò l'insurrezione di Milano, repressa dalle baionette austriache, l'Austria impose un blocco economico verso il Canton Ticino ed espulse circa 6200 dimoranti ticinesi dal Regno Lombardo-Veneto[87]. Il 3 agosto l'Assemblea federale decise di voler salvare l'onore nazionale nel conflitto austro-ticinese[88]. Tale misura, insieme all'adozione in Svizzera della nuova costituzione federale più centralista del 1848, contribuì a spostare piano piano il baricentro del Cantone verso nord. Il 28 luglio 1854 l'Austria permise l'esportazione del grano lombardo verso il Canton Ticino[89]. Dopo che, nel 1854-1855, i liberali rischiarono di perdere la maggioranza, si registrò un'accelerazione della politica di laicizzazione. Il clero venne così escluso dall'elettorato, sia attivo che passivo, e venne pure richiesta, fra altre misure, la separazione del Ticino dalle diocesi di Como e Milano. Il 1 giugno 1853 il Consiglio federale inviò 10000 franchi a favore degli espulsi ticinesi dal Regno Lombardo-Veneto; il 7 giugno il Gran Consiglio votò sinceri ringraziamenti per il generoso aiuto ricevuto dai confederati[90]. Il 18 marzo 1855 vi fu l'appianamento delle vertenze austro-ticinesi mediante convenzione tra Sydler, Beroldingen e il barone de Bürger. Il 21 aprile gli espulsi ticinesi dalla Lombardia alla fine del blocco poterono rientrare; il 26 aprile a comandare le truppe federali d'intervento arrivò in Ticino il colonnello Bontemps[91].

Il 4 maggio 1855 il governo cantonale emanò il decreto che esigeva il placet per qualunque atto ecclesiastico[92]. Il 18 maggio il vescovo di Como e l'arcivescovo di Milano protestarono contro la proposta di legge civile ecclesiastica, poi approvata il 24 maggio, suscitando opposti schieramenti politici; il 24 maggio venne approvata l'amnistia generale per i passati reati politici; l'8 giugno da tutte le parti sorsero proteste contro la legge civile ecclesiastica e la mozione Tatti[93]. Il 17 giugno 1855 fu varata la legge sul matrimonio civile e il 20 luglio il nunzio Bovieri la contestò presso il Consiglio federale[94]. Il 10 agosto si segnalorono i primi sintomi del colera nel Cantone[95]. Il 27 maggio 1856 il Gran Consiglio non sottoscrisse il concordato con la Santa Sede senza la separazione delle parrocchie del Canton Ticino dalle diocesi lombarde; il 25 luglio l'Assemblea federale invitò il Consiglio federale ad appoggiare energicamente il Canton Ticino nelle sue pratiche di separazione diocesana[96]. Il 30 luglio 1857 il Consiglio federale decise l'acquisto delle pubblicazioni scientifico-letterarie di Stefano Franscini, appena scomparso[97].

L'8 giugno 1858 il Gran Consiglio decise la creazione di una banca cantonale ticinese[98]. Il 26 e il 30 giugno 1859 anche il nunzio Bovieri protestò contro la legge civile ecclesiastica[99]. Il 30 giugno il colonnello Bontemps lasciò il Ticino e gli subentrò il colonnello Gonzenbach; il 20 luglio l'ottava divisione delle truppe federali lasciò il Ticino[100]. Il 22 luglio il Consiglio federale proclamò l'emancipazione del Canton Ticino da ogni giurisdizione episcopale straniera[101]. Il 30 luglio 1858 la villa Verbabella a Minusio fu imbandierata a festa per la presenza di Angelo Brofferio, Camillo Benso conte di Cavour, Farini ed altri[102]. Il 17 agosto 1860 il governo cantonale decretò la sospensione, in via provvisoria, del pagamento degli interessi dovuti alla mensa e al capitolo vescovile di Como[103]. Il 29 giugno 1862 il deputato Nino Bixio, a Torino durante la seduta del Parlamento italiano, suggerì l'annessione del Canton Ticino all'Italia, proposta poi ripetuta dal deputato Durando il 20 luglio[104].

Lo sviluppo del trasporto ferroviario pose in competizione il progetto della linea ferroviaria del Lucomagno con quella del San Gottardo e il 31 marzo 1869 la Prussia e l'Italia si espressero a favore del San Gottardo e il 5 aprile è la volta del Granducato di Baden [105]. Il 15 maggio 1869 il governo ticinese confermò la concessione per la ferrovia del San Gottardo[106]. Il 30 maggio 1870 avvenne il tentativo mazziniano, finanziato dall'esule Sara Nathan[107], d'insurrezione armata in Lombardia con la spedizione al passo del San Lucio[108]. Il 7 luglio il Gran Consiglio dichiaratosi in seduta permanente proclamò Bellinzona capitale stabile del Cantone Ticino, i deputati sottocenerini lasciarono Bellinzona[109]. L'11 luglio il Consiglio federale decretò l'espulsione dalla Svizzera di Sara Nathan e dei suoi sovversivi amici mazziniani[110]. Il 16 agosto il Consiglio di Stato si oppose alla convocazione prevista per l'11 settembre per la votazione popolare sulla revisione della costituzione cantonale, inviando un ricorso a Berna[111]. Il 3 maggio 1871 il Gran Consiglio adottò l'abolizione della pena di morte[112]. Il 20 aprile 1872 fu concesso all'intero Canton Ticino di poter partecipare all'Esposizione industriale di Como del 14 settembre[113]. Il 15 luglio 1873 l'Assemblea federale annullò le nomine federali ticinesi dell'ottobre 1872[114]. Il 14 agosto 1874 avvennero innondazioni che portarono rovina a Gordola, Magadino e causarono enormi danni ai lavori ferroviari della linea del San Gottardo[115].

[modifica] Il ritorno dei conservatori

Nel 1875, i conservatori riconquistarono la maggioranza e nei mesi seguenti la tensione crebbe tanto da giungere a una sparatoria fra liberali e conservatori: avvenne il 22 ottobre 1876, alle terme di Stabio, durante il quale furono uccisi i liberali Guglielmo Pedroni, Giovanni Moresi e Giovan Battista Cattaneo e il conservatore Andrea Giorgetti. Grazie all'intervento del commissario federale, fu comunque possibile organizzare nuove elezioni, il 21 gennaio 1877, che sancirono la definitiva vittoria dei conservatori. Questi ultimi consolidarono negli anni seguenti il loro potere grazie a una paziente politica di amministrazione del sistema elettorale. Soprattutto, pesarono misure come i collegi elettorali, detti circoli, costruiti "ad hoc" e una modifica nell'attribuzione dei seggi. Questi non vennero più assegnati secondo la popolazione realmente presente, ma in base agli iscritti all'anagrafe: in questa categoria allargata figuravano di conseguenza anche gli emigrati da tempo all'estero, numerosi specie nelle Valli superiori tendenzialmente conservatrici. Risale a questa fase la definitiva assegnazione del ruolo di capitale cantonale a Bellinzona, passaggio compiutosi nel 1878.

I rapporti fra i due partiti rimasero peraltro tesissimi. A ciò contribuiva - oltre alla politica di ristabilimento di più sereni rapporti tra Stato e Chiesa perseguita dai conservatori - pure il processo per i fatti di Stabio. La relativa inchiesta che divise il Cantone durò più di tre anni e vani furono i tentativi di giungere ad un'amnistia generale. Il dibattimento prese avvio il 26 febbraio 1880 e vide fra i principali imputati il conservatore Luigi Catenazzi[116], farmacista, quale accusato dell'omicidio del Pedroni e il colonnello avvocato Pietro Mola[117] con altri liberali per la morte di Andrea Giorgetti. La sentenza del 17 maggio 1880 assolse tutte le persone coinvolte (vi erano stati infatti 7 voti di condanna invece degli 8 su 12 richiesti dalla legge).

Nel 1882 mediante una riforma costituzionale fu introdotto il referendum. Nel 1888 la legge ecclesiastica fu modificata in senso più favorevole alla Chiesa. Nel frattempo la Santa Sede aveva disposto la separazione del Ticino dalle diocesi di Milano e Como e la sua unione a quella di Basilea con nomina per il Ticino di un amministratore apostolico con sede a Lugano.

[modifica] La "Rivoluzione" del 1890

A seguito dell'esito delle elezioni per il Gran Consiglio del 3 marzo 1889 - risultarono eletti 75 conservatori e 37 liberali - scoppiarono gravi scontri tra le due fazioni: i liberali imputavano infatti ai conservatori una serie di illecite cancellazioni dalle liste di candidati liberali. L'11 settembre 1890 i rivoltosi (Rinaldo Simen, Romeo Manzoni[118], ecc.) presero d'assalto il palazzo governativo e proclamarono un governo provvisorio interamente composto di liberali. Il Consiglio federale fece intervenire la truppa per appianare la tensione e riuscì ad imporre un governo di transizione composto di liberali e conservatori diretto da un esponente di centro, Agostino Soldati. Nel 1893 fu varato in Ticino, per la prima volta in Svizzera, un sistema elettivo proporzionale per l'esecutivo. I liberali andarono tuttavia rinsaldando la loro maggioranza. Il nuovo quadro politico, che modernizzò il Cantone Ticino, fu completato con la nascita del movimento socialista, costituitosi in partito socialista nel 1900 ed entrato nel governo cantonale nel 1922.

[modifica] Evoluzione economica

Durante tutto l'Ottocento, il Cantone, produttore essenzialmente di prodotti agricoli (paglia, tabacco, seta, formaggi) soffrì di una grave arretratezza economica, che si espresse in una forte emigrazione non soltanto verso i Paesi europei ma anche Oltreoceano.

Solo con l'affermarsi del turismo e di una prima industrializzazione, ad inizio '900, la situazione cominciò a mutare. Accanto all'emigrazione, vi fu una forte immigrazione di mano d'opera italiana, in particolare nei settori dell'edilizia e delle cave di pietra. È stato soltanto a partire dagli anni 1960, in concomitanza con il boom immobiliare, che il Cantone si è vieppiù affermato come importante piazza finanziaria e di servizi, in particolare con riferimento alla vicina Italia. La fondazione nel 1996 dell'Università della Svizzera italiana ha rappresentato il coronamento di un lungo periodo di crescita economica e culturale del Paese.

[modifica] L'irredentismo italiano

La comunità italiana nel Canton Ticino fu interessata nella prima metà del Novecento dall' Irredentismo italiano.

La massima rappresentante di questo Irredentismo italiano in Svizzera fu Teresina Bontempi, figlia di Italiani emigrati a Locarno.

Il suo nome è legato all'irredentismo del Canton Ticino e al giornale "L'Adula" di cui fu la direttrice. Fu un'insegnante e giornalista ticinese al centro di continue polemiche in Ticino e nella Svizzera tutta, in particolare fra il 1912 e il 1936.

L'attività di Teresina Bontempi va inquadrata nella grave condizione economico-sociale nella quale versava il Ticino fra le due guerre mondiali, anche con riferimento alla cultura e alla lingua italiane, con le conseguenti Rivendicazioni presentate alle autorità federali nel 1924 e appoggiate da tutti i partiti ticinesi.

Assieme ad una amica, Rosetta Colombi, fondò la rivista "L'Adula" (dal nome della cima dell'Adula (3402 m s.l.m.) che in val di Blenio divide il Ticino dalla zona germanofona-romancia del Canton Grigioni, nonché il punto di altitudine massima del cantone), stampato a Bellinzona, in cui denunciava soprattutto la progressiva tedeschizzazione alla quale andava soggetto il Canton Ticino. [119]

Successivamente i toni del giornale si spostarono verso simpatie irredentiste ed infine filofasciste. Al giornale collaborarono noti esponenti della cultura, non solo ticinese, ma anche del Regno d'Italia: ricordiamo Giuseppe Prezzolini (che nel 1912 aprì sulla "Voce" un dibattito sull' italianità del Ticino e nel 1913 riservò un numero della rivista al tema con la partecipazione fra gli altri di Francesco Chiesa), Giovanni Papini, Giani Stuparich, Scipio Slataper ed altri.

Le autorità elvetiche reagirono, prima sospendendo più volte il giornale che stava ottenendo successo specialmente tra gli immigrati italiani, quindi allontanandola dall'insegnamento. Nel 1935 fu condannata con l'accusa di irredentismo ad alcuni mesi di prigione, che scontò nel penitenziario di Lugano, e dovette chiedere asilo politico in Italia nel 1936.

Negli anni trenta furono numerose le adesioni ai "Fasci" del Canton Ticino da parte di immigrati italiani ed anche da parte di alcuni Ticinesi autoctoni, ma dopo il 1940 queste organizzazioni politiche furono proibite allorché Mussolini studiò piani di invasione della Svizzera.[120]

[modifica] Ticino terra di esilio

Fin dall' Ottocento il Canton Ticino fu terra di esuli politici, dapprima federalisti e repubblicani (Carlo Cattaneo, i fratelli Ciani), poi internazionalisti (Benoît Malon, Michail Bakunin), indi socialisti (Mario Tedeschi, Angiolo Cabrini, Giuseppe Rensi, Enrico Bignami, Tito Barboni), anarchici (Pietro Gori) e sindacalisti rivoluzionari (Angelo Oliviero Olivetti, Giulio Barni, Alceste De Ambris). Ebbero la protezione locale di liberali, radicali e socialisti. Questo triangolo di terra incuneato nell'insubria ospitò, durante il periodo tra le due guerre mondiali, anche molti esuli antifascisti.

Negli anni settanta, alcuni gruppi extraparlamentari ticinesi come il Movimento Giovanile Progressista-Lotta di Classe, Organizzazione Anarchica Ticinese e Vinceremo! svilupparono persino una rete di sostegno attivo e verbale nei confronti dei militanti di estrema sinistra italiani. Tale sostegno permise la creazione di una rete di accoglienza e collaborazione militare, specializzata nei furti di armi nei depositi militari dell'Esercito svizzero. L'attività di appoggio sovversivo portò in Ticino numerosi esponenti della lotta armata italiana, tra i quali Valerio Morucci ed Enzo Fontana. Le attività si spensero comunque già agli inizi degli anni settanta, ben prima che Gianluigi Galli, di Lotta di Classe, fosse arrestato e accusato di favoreggiamento per l'entrata illegale di quattro sovversivi appartenenti al gruppo del Gatto Selvaggio del movimento dell'autonomia.

[modifica] L'epidemia di "spagnola" nel Canton Ticino

Alla fine della prima guerra mondiale nel 1918 scoppiò la terribile epidemia di spagnola in tutta Europa, colpendo anche gli abitanti del Canton Ticino, già debilitati per le carenze alimentari dovute al razionamento dei viveri durante il periodo bellico[121].

[modifica] Il Canton Ticino tra le due guerre

Considerata la folta presenza di immigrati italiani, le tradizionali ideologie liberali, conservatrici e socialiste si devono confrontare con l'ascesa del fascismo, complicata dallo scoppiare delle conseguenze economiche dovute alla crisi finanziaria di Wall Street e dell'affermarsi dei totalitarismi in Europa[122].

[modifica] Governo e parlamento cantonale

Sede del governo a Bellinzona

Il potere esecutivo cantonale prende il nome di Consiglio di Stato. È composto da cinque membri eletti direttamente dal popolo in un unico circondario, con sistema proporzionale, che restano in carica per una Legislatura di 4 anni. All'interno del consesso vengono nominati a rotazione un presidente ed un vicepresidente, con funzioni di rappresentanza, che rimangono in carica per un anno. Negli ultimi quindici anni i 5 seggi si sono suddivisi tra liberali-radicali (2), Popolari democratici (1), Socialisti (1), e Leghisti (1). Nei decenni precedenti - ad eccezione della legislatura 1987-1991 con due liberali, due socialisti e un popolare democratico - la composizione del governo era stata la seguente: due liberali, due popolari democratici e un socialista.

Il parlamento cantonale è il Gran Consiglio, composto di 90 membri anch'essi eletti in votazione popolare e in carica per quattro anni. Le elezioni del 1º aprile 2007 hanno determinato la seguente composizione del Gran Consiglio (tra parentesi i seggi attribuiti agli stessi partiti nella tornata elettorale del 2003):

Da segnalare che le elezioni cantonali del 2007 hanno confermato la tendenza in atto da circa due decenni all'erosione dei suffragi a favore dei due principali partiti del Cantone che fino al 1987 disponevano di un elettorato stabile di oltre il 70% (38-39 % i Liberali radicali con circa 35 seggi; 33-35 % i Popolari democratici con circa 30 seggi). A tale flessione elettorale ha corrisposto un incremento della sinistra e per la Lega dei ticinesi e l'Unione democratica di centro (ma quest'ultima ha perso un seggio alle ultime elezioni).

Vi è anche un parlamento giovanile, il Consiglio Cantonale dei Giovani, organizzato in Assemblea Plenaria, Comitato e Segretariato, la cui funzione è solo consultiva e didattica per l'avvicinamento dei giovani alla politica.

[modifica] Banca dati dei risultati elettorali in Ticino (collegamento esterno)

[modifica] Elezioni federali

Oltre ad eleggere Governo e Parlamento cantonali, il popolo ticinese nomina ogni quattro anni due deputati al Consiglio degli stati svizzeri (la camera alta, in cui ogni cantone è rappresentato da due deputati) e otto deputati al Consiglio Nazionale Svizzero (la camera bassa, con deputati proporzionali al numero degli abitanti del cantone).

[modifica] Stemma e bandiera

Bandiera del Canton Ticino

Il significato della bandiera è andato perso, per cui sono state formulate diverse teorie:

  • Che i colori derivino da quelli predominanti sugli stemmi degli otto distretti;[senza fonte]
  • Che siano ispirati a quelli della Francia rivoluzionaria o allo stemma di Parigi, in onore a Napoleone;[senza fonte]
  • Che siano associati al presunto stemma di Dante, per la lingua parlata nel Cantone;[senza fonte]
  • Una teoria poco plausibile, infine, li vuole associare al rosso della confederazione e al blu del cielo dell'Italia.[senza fonte]
    Stemma

Parte del problema è legata al fatto che i colori erano usati su insegne militari prima ancora della loro adozione per la bandiera. Come curiosità, può essere ricordato che la disposizione dei colori nello stemma e nella bandiera è diversa.

La bandiera fu scelta dal Gran Consiglio nel maggio 1803 e adottata il 27 settembre 1804, due mesi dopo la creazione del Cantone, senza che tale decisione venisse motivata. In questa prima occasione, la disposizione dei colori era orizzontale con il rosso sovrastante il blu. Nel 1809, poi, il Cantone riorganizzò le proprie forze e adottò la bandiera con le iscrizioni in oro "Pro Patria" sulla banda superiore e "Pagus Ticinensis" in quella inferiore. L'aspetto attuale della bandiera venne regolamentato definitivamente nel 1930.

[modifica] Organizzazione ecclesiastica

Sino al termine del XIX secolo, precisamente fino agli accordi tra Consiglio federale svizzero e Vaticano del 1884, il Ticino era ecclesiasticamente soggetto in parte alla Diocesi di Milano e in parte a quella di Como.

A seguito di tali accordi, il 7 settembre 1888 papa Leone XIII, con la bolla Ad universam, creò la Diocesi di Lugano, costituendo la Chiesa parrocchiale e collegiata di S. Lorenzo a Cattedrale. Al suo vertice, in un primo tempo, non fu posto un vescovo bensì un Amministratore apostolico. Fu in infatti soltanto in tempi recenti, l'8 marzo 1971, che l'Amministrazione Apostolica del Cantone Ticino fu staccata canonicamente dalla Diocesi di Basilea e si poté parlare per la prima volta, formalmente, di un Vescovo di Lugano.

[modifica] Economia

Laghi artificiali nella regione del Basodino

Numerose valli del Cantone, in particolare quelle superiori della Vallemaggia, sono state sfruttate intensivamente a partire dagli anni sessanta per la produzione di energia idroelettrica, come nella regione del Ghiacciaio del Basodino. L'elettricità prodotta viene sia usata direttamente nel Cantone sia esportata all'estero. Nelle aree settentrionali permangono comunque anche l'allevamento di bestiame e l'agricoltura di montagna. La produzione di vino - qualitativamente molto migliorata negli ultimi decenni - è importante per il Cantone, anche se per il momento la produzione è destinata principalmente al mercato interno svizzero. In proposito, va segnalato che nel 2006 sono stati organizzati grandi festeggiamenti per la ricorrenza dei 100 anni dall'introduzione del vitigno merlot in Ticino. Altre produzioni agricole comprendono mais, patate, tabacco e verdure, specialmente nell'area del Piano di Magadino.

Il paesaggio, i laghi e il clima mite del Cantone, in particolare se confrontati con quello dei Cantoni d'Oltralpe, attraggono inoltre molti visitatori dal resto della Svizzera e dal Nord Europa. Il turismo, dopo le prime esperienze di fine '800, è stato a lungo il settore economico più importante del Cantone; soltanto a partire dal secondo dopoguerra vi è stata una progressiva diversificazione dell'economia, con un'accresciuta rilevanza del settore finanziario. Il turismo ha permesso la costruzione e il mantenimento di diverse piccole ferrovie in zone panoramiche delle montagne: un esempio è la Centovallina, che collega Locarno con Domodossola. Un intenso dibattito, negli ultimi anni, ha riguardato la sorte delle stazioni invernali, a causa della frequente mancanza di neve. Dopo una riduzione degli aiuti statali per gli impianti situati a bassa quota, l'attività resiste in particolare a Bosco Gurin e ad Airolo, e in misura minore a Carì, Nara, e in alcune piccole stazioni sciistiche presenti sul territorio.

Per quanto riguarda il settore secondario, nel Canton Ticino è presente un'industria leggera, concentrata principalmente nelle aree circostanti le tre città principali: Lugano, Locarno e Bellinzona. Il Mendrisiotto, grazie alla vicinanza con l'Italia, sta sviluppando negli ultimi anni una vocazione ad attrarre centri logistici, per lo smistamento di merci in partenza verso i mercati del Nord. Sul Piano di Magadino e nell'area a Nord di Lugano si segnalano inoltre diverse imprese a carattere innovativo.

Treno merci sulla linea del San Gottardo

Il Cantone è ben collegato al resto della Svizzera. Ci sono tunnel sotto il massiccio del San Gottardo, sia per la strada che per la ferrovia, terminati a un secolo di distanza: il primo nel 1882, il secondo nel 1980. Il Canton Grigioni è collegato con un servizio diretto di corriere, mentre il Canton Vallese è connesso tramite ferrovia attraverso l'Italia e il traforo del Sempione. Ci sono buoni collegamenti ferroviari con Milano e Roma così come con la Germania, via Basilea e Zurigo. Anche i collegamenti ferroviari interni sono in fase di crescita con l'ampliamento della ferrovia suburbana. I collegamenti aerei sono assicurati dallo scalo di Lugano-Agno, con voli di linea su Zurigo, Berna, Ginevra, Roma e, durante la stagione estiva, Olbia. Per quanto riguarda la mobilità interna, il principale problema è a tutt'oggi costituito dall'allacciamento autostradale della città di Locarno: la realizzazione dell'opera è stata più volte procrastinata e l'assenza di un collegamento veloce genera spesso problemi di traffico sul Piano di Magadino.

Nel campo dell'educazione e della ricerca, nel Canton Ticino esistono due poli. L'Università della Svizzera Italiana (USI) di Lugano è l'unica università svizzera dove si insegna in lingua italiana. Le facoltà presenti sono: Economia, Architettura (a Mendrisio), Scienze della comunicazione e Informatica. A Lugano vi è pure, con direzione amministrativa separata, una facoltà di Teologia. La Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana (SUPSI), è invece una scuola la cui missione si concentra su tre aspetti: la formazione di base, la formazione continua e la ricerca. il suo atout è quello di saper coniugare la teoria con la pratica professionale.

[modifica] Comuni

I Comuni del Cantone (in totale 169), per Distretto, sono i seguenti:

[modifica] Bellinzonese

[modifica] Locarnese

[modifica] Vallemaggia

[modifica] Luganese

[modifica] (Valle di) Blenio

[modifica] (Val) Leventina

[modifica] Riviera

[modifica] Mendrisiotto

Dal 1850 al 2008 in Ticino sono avvenute 53 aggregazioni di comuni o separazioni di frazioni dal comune. [2] [3]

[modifica] Evoluzione dei comuni

Data Numero comuni
01.01.1995 245
15.04.2001 243
15.10.2001 238
01.04.2004 204
14.03.2005 199
29.01.2006 196
22.10.2006 190
20.04.2008 181
05.04.2009 176
25.10.2009 169

[modifica] Sport

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Sport in Ticino.

In Ticino si praticano diversi sport ad alti livelli.

[modifica] Festività nel cantone

Data Nome Spiegazione
1º gennaio Capodanno Primo giorno dell'anno solare. I cattolici festeggiano Maria, madre di Cristo
6 gennaio Epifania I cattolici festeggiano la manifestazione della divinità di Gesù Cristo. Tradizionale arrivo dei Re Magi
19 marzo San Giuseppe I cattolici festeggiano San Giuseppe, sposo Maria
variabile Pasqua Domenica. I cristiani festeggiano la risurrezione di Gesù
variabile Lunedì di Pasqua Giorno successivo alla domenica di Pasqua
1º maggio Festa dei lavoratori Festa del Lavoro
variabile Ascensione Giovedi. I cattolici ricordano l'ascesa di Gesù al cielo
variabile Pentecoste Domenica. I cattolici festeggiano la discesa dello Spirito santo sugli apostoli 50 giorni dopo Pasqua
variabile Lunedì di Pentecoste Giorno successivo alla Pentecoste
variabile Corpus Domini Giovedì, festività cattolica. Si ricorda l'Eucaristia.
29 giugno S.S. Pietro e Paolo Giorno del ricordo di Pietro apostolo e di Paolo di Tarso
1º agosto Festa nazionale svizzera Giorno della Festa Federale svizzera. Celebrata, di norma, con falò e fuochi artificiali
15 agosto Assunzione di Maria Detto anche Ferragosto. I cattolici ricordano l'assunzione di Maria in cielo
3. domenica di settembre Digiuno Federale. Protestanti e cattolici ringraziano Dio, nella terza domenica di settembre, per la Svizzera.
1º novembre Ognissanti In questo giorno i cattolici ricordano di tutti i Santi
8 dicembre Immacolata Concezione I cattolici celebrano Maria, nata senza peccato originale
25 dicembre Natale I cristiani celebrano il giorno della natività di Gesù
26 dicembre Santo Stefano I cristiani ricordano il primo martire cristiano

[modifica] Note

  1. ^ In uso non riconosciuto anche il tedesco walser a Bosco Gurin, e il lombardo come lingua popolare nell'intero cantone.
  2. ^ Emilio Motta, Effemeridi ticinesi, ristampa Edizioni Metà Luna, Giubiasco 1991, 33.
  3. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 50.
  4. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 13, 19, 34, 50.
  5. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 8, 38.
  6. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 29.
  7. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 57.
  8. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 61.
  9. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 42.
  10. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 61.
  11. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 35.
  12. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 65.
  13. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 42.
  14. ^ Gianna Ostinelli-Lumia, «Una reformatione licita e laudabila...». Locarno, i signori svizzeri e i capitoli del 1539-1539, in Verbanus 29/2008, Alberti, Verbania (febbraio 2009), 205-233.
  15. ^ Locarno sul Dizionario storico della Svizzera
  16. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 61.
  17. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 8, 27.
  18. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 67.
  19. ^ Val Mesolcina sul Dizionario storico della Svizzera
  20. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 55.
  21. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 50.
  22. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 60.
  23. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 67.
  24. ^ Val Leventina sul Dizionario storico della Svizzera
  25. ^ La rivolta della Leventina sul Dizionario storico della Svizzera
  26. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 17.
  27. ^ Napoleone I sul Dizionario storico della Svizzera
  28. ^ Guillaume Brun sul Dizionario storico della Svizzera
  29. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 1991, 18, 28, 38.
  30. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 46, 47.
  31. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 51, 54.
  32. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 62.
  33. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 39, 42.
  34. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 43, 44, 47.
  35. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 56.
  36. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 61.
  37. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 70.
  38. ^ Giuseppe Giovanni Battista Franzoni sul Dizionario storico della Svizzera
  39. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 64, 71.
  40. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 19, 26, 56.
  41. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 50, 56.
  42. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 45, 46.
  43. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 37.
  44. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 45.
  45. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 51.
  46. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 1991, 21.
  47. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 27, 46, 54.
  48. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 65, 69.
  49. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 43.
  50. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 28.
  51. ^ Federico Cesare de La Harpe sul Dizionario storico della Svizzera
  52. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 44.
  53. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 65.
  54. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 68.
  55. ^ Giovanni Battista Quadri sul Dizionario storico della Svizzera
  56. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 37, 53, 56.
  57. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 25, 26.
  58. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 60
  59. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 64
  60. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 52
  61. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 71.
  62. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 53.
  63. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 59.
  64. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 60.
  65. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 64.
  66. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 60.
  67. ^ Giacomo Ciani sul Dizionario storico della Svizzera
  68. ^ Filippo Ciani sul Dizionario storico della Svizzera
  69. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 41, 51.
  70. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 46.
  71. ^ Carlo Poglia sul Dizionario storico della Svizzera
  72. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 59, 60, 61.
  73. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 8, 36, 37.
  74. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 38, 52, 54.
  75. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 53, 59.
  76. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 43, 50, 54.
  77. ^ Giacomo Luvini-Perseghini sul Dizionario storico della Svizzera
  78. ^ Guillaume Henri Dufour sul Dizionario storico della Svizzera
  79. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 29, 30.
  80. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 57.
  81. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 71.
  82. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 35.
  83. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 47, 53.
  84. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 59.
  85. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 37.
  86. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 60.
  87. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 1991, 16.
  88. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 68.
  89. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 65.
  90. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 49, 51.
  91. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 28, 37, 38.
  92. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 42.
  93. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 44, 46, 51.
  94. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 53.
  95. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 69.
  96. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 47, 64.
  97. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 65.
  98. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 51.
  99. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 47.
  100. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 57, 63.
  101. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 64
  102. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 65
  103. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 70.
  104. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 57, 63.
  105. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 31, 34.
  106. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 44.
  107. ^ Sara Nathan sul Dizionario storico della Svizzera
  108. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 47.
  109. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 60.
  110. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 61.
  111. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 70.
  112. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 41.
  113. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 37.
  114. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 61 .
  115. ^ Idem, Effemeridi ticinesi, 70 .
  116. ^ Luigi Catenazzi sul Dizionario storico della Svizzera
  117. ^ Famiglia e Pietro Mola sul Dizionario storico della Svizzera
  118. ^ Romeo Manzoni sul Dizionario storico della Svizzera
  119. ^ Il sogno irredentista del Ticino
  120. ^ Crespi, Ferdinando. Ticino irredento. La frontiera contesa. Dalla battaglia culturale dell'"Adula" ai piani d'invasione p. 65
  121. ^ Beppe Galli, Roberto M. Radice, L'epidemia di "spagnola" nel Canton Ticino (1918-1919), in Verbanus 29/2008, Alberti, Verbania (febbraio 2009), 331-377
  122. ^ Antonio Gili (a cura di), Il Ticino fra le due guerre, 1919-1939. Alla prova dei totalitarismi e dell'emergenza economica e sociale, Associazione Carlo Cattaneo, Castagnola 2008.

[modifica] Bibliografia

  • Luigi Favero, Graziano Tassello, Cent'anni di emigrazione italiana (1876-1976), Cser, Roma 1978.
  • Giulio Rossi, Eligio Pometta, Storia del Cantone Ticino (1941), Armando Dadò Ed., Locarno, 1980 (riedizione).
  • Raffaello Ceschi, Ottocento ticinese, Armando Dadò Ed., Locarno, 1986
  • Willy Gianinazzi, Intellettuali in bilico. "Pagine libere" e i sindacalisti rivoluzionari prima del fascismo, Milano, Unicopli, 1996.
  • Giulio Vismara, Paola Vismara e Adriano Cavanna, Ticino medievale. Storia di una terra lombarda, Armando Dadò Ed., Locarno 1990.
  • Raffaello Ceschi (a cura di), Storia del Cantone Ticino, 2 tomi, Stato del Cantone Ticino, Bellinzona 1998.
  • Ferdinando Crespi, Ticino irredento. La frontiera contesa. Dalla battaglia culturale dell'"Adula" ai piani d'invasione. Franco Angeli, Milano, 2004.
  • Maurizio Binaghi, Roberto Sala, La frontiera contesa. I piani svizzeri di attacco all'Italia nel rapporto segreto del colonnello Arnold Keller (1870-1918), Edizioni Casagrande, Bellinzona 2008.

[modifica] Voci correlate

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[modifica] Collegamenti esterni

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