Valerio Morucci

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Valerio Morucci al momento del suo arresto nel 1979

Valerio Morucci (Roma, 22 luglio 1949) è un ex terrorista italiano. Durante la sua militanza nelle Brigate Rosse prese parte, come componente del "nucleo di fuoco", all'agguato di Via Fani e alle varie fasi del sequestro di Aldo Moro, al cui tragico epilogo dice di essersi opposto.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] Dal '68 a Potere Operaio

Dopo aver iniziato la militanza politica nel Movimento del '68, Morucci entrò poi in Potere Operaio, organizzazione extraparlamentare dove si occupò prima dell'intervento nelle scuole superiori e poi del servizio d'ordine.

Di questo periodo rimase famoso il suo gioco alla 'roulette russa' praticato ai danni di un compagno di PO per ottenere la verità sul Rogo di Primavalle[1].

[modifica] Dalle FCA alle Brigate Rosse

Dopo lo scioglimento di Potere Operaio, nel 1973, tenta la formazione di organizzazioni politico-militari, tra le quali le Formazioni Comuniste Armate F.C.A, parte delle quali confluirono infine (nel 1976) nelle Brigate Rosse.

[modifica] La militanza nelle Brigate Rosse

Incaricato del Fronte Logistico della Colonna Romana (Morucci era considerato un esperto e un fanatico di armi, da cui il suo soprannome all'interno del Movimento di "Pecos") Morucci - il cui nome di battaglia nelle BR era Matteo - partecipa tra l'altro all'agguato di via Fani a Roma come uno dei quattro componenti del nucleo di fuoco travestiti da avieri Alitalia (insieme a Raffaele Fiore Marcello, Prospero Gallinari Giuseppe e Franco Bonisoli Luigi). Suo è uno dei compiti più importanti: aprire il fuoco sulla FIAT 130 con Aldo Moro a bordo ed uccidere il caposcorta Oreste Leonardi (ritenuto l'uomo più pericoloso ed esperto della scorta) senza colpire il Presidente della DC. Morucci (armato di un mitra F.N.A-B Mod.1943) riuscirà a neutralizzare il maresciallo (che cercava di riparare Moro) e, nonostante il momentaneo inceppamento del suo mitra[2], intervenne anche sull'autista Domenico Ricci che cercava di svincolare la FIAT 130 dal tamponamento, uccidendo anche lui (Fiore, che doveva secondo lo schema occuparsi dell'autista, ebbe il suo mitra inceppato quasi subito e quindi non riuscì a colpire Ricci che per alcuni secondi rimase illeso[3]).

Dopo lo scontro a fuoco Morucci si incaricò di prelevare due delle borse di Moro, per poi allontanarsi rapidamente insieme agli altri componenti del commando dal luogo della strage su una FIAT 128 blu in compagnia di Bonisoli e Barbara Balzerani [4].

Durante il sequestro il ruolo di Valerio Morucci fu fondamentale: responsabile logistico e personaggio di maggior prestigio ed esperienza della colonna Romana, si incaricò (insieme alla sua compagna Adriana Faranda) della distribuzione di tutti i comunicati delle BR e di tutte le lettere di Moro, sfuggendo sempre ai tentativi di intercettazione delle Forze dell'Ordine. Inoltre Morucci partecipò al vivace dibattito all'interno della colonna e con il responsabile del Comitato Esecutivo delle BR Mario Moretti riguardo allo svolgimento e all'esito finale del sequestro. Apparentemente contrario (come anche la Faranda e qualche altro componente minore della colonna romana) all'esecuzione del Presidente, cercò una diversa via di uscita, rimanendo anche in contatto con leader del Movimento come Lanfranco Pace e Franco Piperno (a loro volta collegati con Claudio Signorile e il PSI).

Di fronte all'intransigenza di Moretti e di gran parte dell'Organizzazione i suoi abbastanza velleitari tentativi non portarono a nulla e il 9 maggio 1978 Aldo Moro venne ucciso (sembra da Moretti, forse con la partecipazione anche di Germano Maccari). In questa fase finale Morucci, insieme a Bruno Seghetti, si incaricò di scortare fino a Via Caetani la Renault 4 rossa con il cadavere di Moro guidata da Moretti, per poi fare la tristemente famosa telefonata al professor Franco Tritto per comunicare l'ubicazione del corpo del Presidente. In effetti la voce del telefonista che chiamò più volte la famiglia durante il lungo sequestro era proprio la sua (tranne nel caso della drammatica telefonata di Moretti del 30 aprile 1978) [5].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Caso Moro.

[modifica] L'arresto, la dissociazione, le condanne

Arrestato nel 1979, Morucci ricevette più condanne all'ergastolo, portate poi a ventidue anni e mezzo per l'applicazione della legge sulla dissociazione.

Morucci fu tra coloro che, in cambio di riduzioni di pena, si dissociarono formalmente dalla causa delle BR, chiarendo con la propria testimonianza gli eventi criminali a cui aveva preso parte pur senza contribuire alla cattura di altri brigatisti. Ottenne poi il regime di semilibertà e la libertà condizionale, finendo di scontare la sua pena nel 1994.

[modifica] Dopo la militanza terroristica

Morucci si occupa di informatica, vive a Roma e ha un figlio. Ha pubblicato alcuni libri, come Ritratto di un terrorista da giovane o La peggio gioventù, in cui racconta la sua vita prima, durante e dopo l'esperienza nelle BR e Patrie galere. Cronache dall'oltrelegge che descrive la sua esperienza carceraria, e che è stato presentato nel centro sociale di destra Casapound. Morucci scrive per la rivista di geopolitica Theorema, il cui direttore responsabile è Salvatore Santangelo, direttore del centro studi della Fondazione Nuova Italia, presieduta da Gianni Alemanno, mentre il direttore editoriale è Alfredo Mantici, vice-capo di gabinetto del sindaco di Roma.[6]

[modifica] Opere


[modifica] Note

  1. ^ "Ritratto di un terrorista da giovane", di Morucci, 1999
  2. ^ Mario Moretti, Carla Mosca, Rossana Rossanda, ''Brigate Rosse. Una storia italiana'', Mondadori, 2007
  3. ^ A.Grandi, L'ultimo brigatista, pp. 120-121.
  4. ^ Sui dettagli operativi della strage di Via Fani e dell'intero sequestro Moro le fonti sono disparate e abbastanza contraddittorie. Si possono consultare, per esempio: V. MORUCCI, La peggio gioventù, Rizzoli 2004; M. MORETTI, Brigate Rosse, una storia italiana, Baldini e Castoldi 1998; ALDO GRANDI, L'ultimo brigatista, BUR 2007; S. FLAMIGNI, La tela del ragno, KAOS edizioni 2003; V. SATTA, Odissea nel caso Moro, EDUP 2003; M. CASTRONUOVO, Vuoto a perdere, BESA editrice 2007; G. BIANCONI, Eseguendo la sentenza, Einaudi 2008.
  5. ^ Vedere i riferimenti bibliografici alla nota precedente
  6. ^ http://vecchio.blogautore.repubblica.it/2011/02/08/lex-brigatista-gli-007-e-alemanno/


[modifica] Voci correlate

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