Franco Freda

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Franco Freda al processo di Catanzaro, 1977

Franco Freda, chiamato familiarmente Giorgio Freda[1] (Padova, 11 febbraio 1941), è un editore, procuratore legale e terrorista italiano, appartenente all'area del neofascismo e del neonazismo.

È stato condannato per una serie di attentati esplosivi sui treni compiuti negli anni settanta nell'ambito della cosiddetta strategia della tensione. Accusato di aver organizzato la strage di Piazza Fontana, è stato definitivamente assolto per mancanza di prove dalla corte d'assise d'appello di Bari e da quella di Catanzaro. Nel 2005 la Cassazione ha affermato che la strage di Piazza Fontana fu realizzata da «un gruppo eversivo costituito a Padova nell'alveo di Ordine Nuovo» e «capitanato da Franco Freda e Giovanni Ventura», che però non furono più processabili in quanto «irrevocabilmente assolti dalla Corte d'assise d'appello di Bari».[2]

Cura sul quotidiano Libero la rubrica culturale "L'inattuale".

Infanzia e studi[modifica | modifica sorgente]

Nato a Padova da padre irpino e madre veneta si avvicinò alla politica fin dal liceo. Ha presieduto la sezione San Marco del Fronte Universitario d'Azione Nazionale di Padova, il movimento universitario del Movimento Sociale Italiano.

Franco G. Freda nel 1949

Laureato in giurisprudenza presso l'Università di Padova[3], già nel 1963 abbandona l'MSI per dar vita al sodalizio tradizionalista "Gruppo di Ar", con le Edizioni di Ar, casa editrice militante nella destra neofascista sulla scia del pensiero di Julius Evola. Tra i volumi pubblicati troviamo tutti gli scritti di Adolf Hitler, incluso il Mein Kampf, numerosi volumi revisionisti tra cui Auschwitz: fine di una leggenda di Carlo Mattogno, i principali testi di Friedrich Nietzsche con l'originale tedesco a fronte, ma pure autori come Nikolaj Roerich, l'artista russo candidato al premio Nobel per la pace, Riccardo Bacchelli, Nicolás Gómez Dávila, Georg Simmel, e altri.

Freda e altri membri di Ar operarono con altre organizzazioni della destra neofascista, quali ad esempio Ordine Nuovo e il Fronte Nazionale. In questo ambito Freda capitanò il gruppo terroristico che fu accusato di avere organizzato la strage di Piazza Fontana.

Nel 1963, fortemente influenzato dal pensiero evoliano, scrisse per il periodico Tradizione una recensione di Cavalcare la tigre.[4]

Manifesto del Gruppo di Ar[modifica | modifica sorgente]

Nel 1963 Freda scrive il Manifesto del Gruppo di Ar, che fissa le coordinate del suo pensiero:

« Noi siamo: contro i partiti politici. Dagli attuali partiti politici appaiono solo posizioni politiche al crepuscolo, che possono costituire il supporto per il successo di gruppi oligarchici, non certo inserite nel nostro modo generale d'essere. Noi siamo antidemocratici: sui feticci delle democrazie capitalistiche e bolsceviche ricade la responsabilità del crollo dei valori politici e del trauma morale che ha disintegrato degli individui alienandoli dalla vita organica dello Stato. Noi siamo contro certe esasperazioni del nazionalismo, che riteniamo aver frantumato nelle loro implicazioni storiche il substrato unitario della civiltà d'Occidente. Noi siamo antiborghesi: la borghesia, intesa come stato d'animo e prospettiva economicistica del mondo è la prima responsabile di questo clima dissolvente [...] Noi siamo per uno stile di vita che nessun partito può darci; ma solo un Ordine di idee, una Unità differenziata di istanze, il Cameratismo nella lotta contro un sistema sfaldato. Noi siamo per una Aristocrazia che è radicale rifiuto del modello egualitario. Noi assumiamo una prospettiva gerarchica e organica [...] Noi siamo per le civiltà d'Europa e d'Occidente, con i loro Miti e le loro Tradizioni, al di là degli egoismi e dei provincialismi sterili in cui si chiude l'odierna mentalità nazionalistica. Noi siamo per una concezione tradizionale dell'esistenza in cui le suggestioni esasperate e anormali della società e dell'economia cedano il posto ai valori eroici dello spirito intesi come Onore, Gerarchia, Fedeltà »

Il saggio La disintegrazione del sistema[modifica | modifica sorgente]

Nel 1969 pubblicò La disintegrazione del sistema (intervento di Freda nella riunione del comitato di reggenza del Fronte Europeo Rivoluzionario, avvenuto a Ratisbona il 17 agosto 1969), vero e proprio "libro-guida" per i nazimaoisti. Si tratta di un manifesto che avrà una grande importanza nell'ambiente neofascista degli anni a venire, costituendo un elemento di rottura con le ideologie ispirate al Ventennio, ai nazionalismi europei ed ordinovisti.

Freda teorizzò un comunismo aristocratico, una via di mezzo tra la repubblica di Platone, il Terzo Reich e la Cina di Mao.

Il sistema del quale Freda predica e intende perseguire la distruzione è quello borghese e, ne La disintegrazione del sistema, auspica che certi settori della sinistra "rivoluzionaria" attuino un'alleanza tattica, al fine di creare un unico fronte comune antiborghese.

Freda, richiamandosi a una aristocrazia ariana e sostenitore di teorie nazionalsocialiste, sino dagli anni sessanta iniziò a contestare la direzione dell'MSI, accusandola di 'tortuosità' e di compromesso con «la democrazia moribonda della Repubblica». Nella sua casa editrice ha pubblicato i classici del pensiero antimoderno, da Joseph Arthur de Gobineau a Oswald Spengler, a Friedrich Nietzsche, a Julius Evola. Definitosi uno 'studioso dell'etnicità', propone i principi di un razzismo morfologico.

Interamente dedicato all'analisi del più importante scritto di Freda, è l'interessante pampleth "Freda. Il filosofo delle disintegrazione", dello studioso Roberto Sforni. In esso l'autore, concentrandosi sull'etica platonica del vero Stato, individua nel pensiero di Hegel la radice della teoria frediana del superamento degli opposti estremismi.

L'Esperienza del Fronte Nazionale[modifica | modifica sorgente]

Nel 1990 Franco Freda promuove la costituzione del Fronte Nazionale di cui, oltre che fondatore, sarà anche il Reggente.

Freda durante una riunione del Fronte Nazionale

Freda ed il suo movimento sottolineeranno l'esigenza di difendere l'omogeneità etnica italiana ed europea, individuando nei crescenti flussi migratori non indoeuropei un pericoloso attacco alla stessa. La razza, per Freda, è un'arcaica «idea-forma», ossia un principio di differenziazione, in sé ulteriormente differenziato dalle etnie presenti al suo interno. La razza secondo la sintesi di Freda è «la forma a priori di una cultura», il suo specifico modo d'essere. Ecco spiegato perché «la varietà delle culture va dunque ricondotta alla varietà delle razze e delle etnie». L'idea di razza - afferma Freda - riacquista, in tal modo, un significato originario, col rimando a una visione del mondo ordinata secondo la dottrina platonica del kosmos. Il kosmos, ovvero un pluriverso razziale di contro all'universo del caos indifferenziato. Un pluriverso di forme (le razze) conchiuse e compiute, tra loro non omologabili e nemmeno equivalenti.

Secondo la dottrina del Fronte Nazionale ogni razza vale di per sé ed è chiamata ad occupare il proprio posto - differenziato - nel mondo, andando così a comporre appunto il kosmos. I principi del razzismo morfologico tendono a escludere sia una visione meramente biologica che una esclusivamente spirituale e culturale, che non tenga conto della prima. Nelle parole dello stesso Freda, in una delle relazioni da Reggente del Fronte Nazionale:

« Se denominiamo cultura la sintesi delle configurazioni politiche, estetiche, scientifiche, giuridiche, economiche in cui si manifesta un gruppo umano nel tempo, allora ciascuna cultura è simbolo di quel gruppo, espressione del suo radicale sentimento razziale ed etnico. »
(Franco Freda[5])
« Sulla razza non si deve discutere, non ci si deve confrontare: se mai specchiare. La razza è sangue, è nervo. Non pone interrogativi. È un elemento, come l'aria, come il sole, non un argomento (...) [Monologhi (a due voci), pag. 101]. Razzismo significa non disprezzo delle altre razze ma fedeltà alla propria razza, riconoscimento della specifica forma di vita che la segna, rispetto a tutti i nessi, interiori ed esteriori, superiori ed inferiori che la ordinano. »
(Franco Freda[6])

Vicende giudiziarie[modifica | modifica sorgente]

Processo per la strage di piazza Fontana[modifica | modifica sorgente]

Franco Freda, insieme a Guido Giannettini, durante il processo di Catanzaro per la strage di Piazza Fontana

Dal 1971 è coinvolto in diversi processi, tra cui il più famoso è quello per la strage di Piazza Fontana.

Il processo viene sottratto dalla Corte di Cassazione al tribunale di Milano, e spostato a Catanzaro e a Bari. Freda venne assolto per mancanza di prove dall'accusa di strage dalla Corte d'Assise d'Appello di Catanzaro e dalla Corte d'Assise d'Appello di Bari, sentenze confermate, nel 1987, dalla Corte di Cassazione.

Nel giugno 2005 la Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità di Freda e Ventura in ordine alla strage. Secondo la Corte, l'eccidio del 12 dicembre 1969 fu organizzato da "un gruppo eversivo costituito a Padova nell'alveo di Ordine Nuovo" e "capitanato da Franco Freda e Giovanni Ventura". Il giudizio ha valore di sola condanna morale e storica, in quanto i due imputati non possono essere messi sotto processo essendo già stati assolti irrevocabilmente dalla corte d'assise d'appello di Bari, che li ha condannati solo per le bombe sui treni.

Diversi elementi hanno portato gli investigatori ad accusare il gruppo neofascista di Freda e Ventura[7]:

  • La composizione delle bombe usate in Piazza Fontana era identica a quella degli esplosivi che Ventura, pochi giorni dopo gli attacchi, aveva nascosto a casa di un amico.
  • I timer erano provenienti da uno stock di 50 timer a deviazione, della marca tedesca Junghans-Diehl, prodotti per il mercato italiano dalla ditta milanese GPU Gavotti, comprati il 22 settembre 1969 da Franco Freda in un negozio di Bologna. Freda ha successivamente spiegato che comprò i timer per Mohamed Selin Hamid, un supposto agente dei servizi segreti algerini (la cui esistenza è stata negata dalle autorità algerine) per la resistenza palestinese. I servizi segreti di Israele hanno dichiarato che nessun timer del genere è mai stato usato dai palestinesi.
  • Le borse in cui erano nascoste le bombe erano state acquistate in un negozio padovano (la stessa città in cui viveva Freda), un paio di giorni prima degli attentati.

La Cassazione ora conferma che l'eccidio del 12 dicembre 1969 fu organizzato da "un gruppo eversivo costituito a Padova nell' alveo di Ordine Nuovo" e "capitanato da Franco Freda e Giovanni Ventura". Secondo la Cassazione, così come per le corti d'appello, anche "la cellula veneziana di Maggi e Zorzi" nel 1969 organizzava attentati, ma "non è dimostrata la loro partecipazione alla strage del 12 dicembre". La corte giudica così "inattendibile" il pentito di Ordine Nuovo Carlo Digilio, mentre certifica "veridicità e genuinità" di quanto dichiarato dal supertestimone Martino Siciliano, ossia che "Siciliano ha partecipato alla riunione con Zorzi e Maggi dell'aprile '69 nella libreria Ezzelino di Padova" in cui "Freda annunciò il programma degli attentati ai treni". Tuttavia, poiché tali bombe non provocarono vittime, non è dimostrato il coinvolgimento di Maggi e Zorzi nella "strategia stragista di Freda e Ventura". In definitiva, secondo la Cassazione, "i tragici fatti del 12 dicembre 1969 non rappresentano una 'scheggia impazzita' ma il frutto di una coordinata 'acme' operativa iscritta in un programma eversivo ben sedimentato, ancorché di oscura genesi, contorni e dimensioni". Infine, la Corte definisce "deprecabile e sorprendente" la decisione di far brillare la seconda valigia-bomba inesplosa, impedendo "accertamenti di ineludibile importanza"[8].

Gruppo di Ar[modifica | modifica sorgente]

Riguardo alla costituzione del Gruppo di Ar, nel 1982 Freda viene condannato definitivamente a quindici anni di carcere per associazione sovversiva.

Scioglimento del Fronte Nazionale e condanna per istigazione all'odio razziale[modifica | modifica sorgente]

Il Fronte Nazionale di Franco Freda è stato sciolto dal Consiglio dei ministri nel 2000, sulla base della legge Mancino.

I 49 membri del movimento, tra i quali Freda, seguendo le tesi della Procura di Verona, con la consulenza del perito Enzo Santarelli, sono stati processati e condannati (6 anni di carcere a Freda) per "costituzione di associazione avente lo scopo di incitare alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali" (sentenza della Corte di Cassazione, 7 maggio 1999).

In tale processo è stato difeso dall'avvocato Carlo Taormina[9].

La questura di Verona avviò l'inchiesta sul Fronte Nazionale a seguito di alcuni volantinaggi del gruppo presso delle scuole medie della città. Freda ed altri 45 dirigenti del Fronte Nazionale furono condannati in primo grado nell'ottobre 1995 a sei anni di carcere per il reato di ricostituzione del partito fascista (legge Scelba n.645 del 1952); la pena venne confermata in secondo grado dalla Corte d'assise d'appello di Venezia, e ridimensionata a tre anni per Freda dalla Cassazione nel 1999, modificando il reato in propaganda all'odio razziale (legge Mancino)[9]. Vive con la sua compagna ad Avellino[10], sua città d'origine da parte paterna.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il vero nome, poiché quello ufficiale fu il frutto di un errore nella dichiarazione di nascita compiuto dalla levatrice[senza fonte].
  2. ^ La tranquilla vita irpina di Franco Freda
  3. ^ Con tesi intitolata Lo Stato secondo giustizia nella concezione platonica (Relatore ch.mo prof. Enrico Opocher, A.A. 1964-1965), v. Postfazione a Platone. Lo Stato secondo giustizia", Edizioni di Ar, 1996, pag. 111 n. 2
  4. ^ La frase di Evola "Cavalcare la tigre" riprende un vecchio detto cinese, secondo il quale l'unico modo per sconfiggere la tigre è montarle in groppa e domarla, guidando a proprio piacimento gli istinti omicidi del felino. Si tratta di una allegoria che identifica la tigre con il mondo borghese, che secondo Evola è sempre più dominato dall'economia e del materialismo allontanandosi dalla tradizione.
  5. ^ I Lupi Azzurri. Documenti del Fronte Nazionale, pag. 47
  6. ^ I Lupi Azzurri, Documenti del Fronte Nazionale, pag. 50
  7. ^ Piazza Fontana:Colpevoli erano Freda e Ventura in Corriere della Sera. URL consultato il 1º settembre 2009.
  8. ^ Paolo Biondani, «Freda e Ventura erano colpevoli», Corriere della Sera, 11 giugno 2005
  9. ^ a b Arrestato Franco Freda deve scontare 7 mesi, il Tirreno, 02 marzo 2000
  10. ^ La tranquilla vita irpina di Franco Freda, novello sposo. URL consultato il 28 agosto 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Opere su Freda[modifica | modifica sorgente]

  • Fabrizio Calvi e Frédéric Laurent, Piazza Fontana - La verità su una strage, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1997 (ISBN 88-04-40698-4).
  • Franco Ferraresi, Minacce alla democrazia, Feltrinelli, Milano 1995.
  • AA.VV (a cura di F. Ferraresi), La destra radicale, Feltrinelli, Milano 1984.
  • Gianluca Semprini, Mario Caprara, Destra estrema e criminale, Newton Compton, Roma 2007.
  • Roberto Sforni, "Freda. Il filosofo della disintegrazione", Collana Politika, Milano 2012

Opere di Freda[modifica | modifica sorgente]

  • Franco G. Freda, In alto le forche (Il '68 e il nichilismo), Edizioni di Ar, Padova 2008.
  • Franco G. Freda, Monologhi a due voci. Interviste 1974 - 2007, Edizioni di Ar, Padova 2007.
  • Franco G. Freda, La disintegrazione del sistema, Edizioni di Ar, Padova 2000.
  • Franco G. Freda, Platone. Lo Stato secondo giustizia, Edizioni di Ar, Padova 1996.
  • Franco G. Freda, Il Fronte Nazionale, Edizioni di Ar, Padova 1994.
  • Franco G. Freda, I lupi azzurri. Documenti del Fronte Nazionale, Edizioni di Ar, Padova 2000.
  • Franco G. Freda, L'albero e le radici, Edizioni di Ar, Padova 1996.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]