Mao Tse-tung

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« La rivoluzione non è un pranzo di gala; non è un'opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia, riguardo e magnanimità. La rivoluzione è un'insurrezione, un atto di violenza con il quale una classe ne rovescia un'altra. »
(M. Tse-tung, Libretto rosso[1])
Mao Tse-tung
Mao Zedong portrait.jpg

Presidente del Partito Comunista Cinese
Durata mandato 20 marzo 1943 –
9 settembre 1976
Predecessore Zhang Wentian
(Segretario Generale)
Successore Hua Guofeng

Presidente della Repubblica Popolare Cinese
fino al 1954 Presidente del Governo Popolare Centrale
Durata mandato 1 ottobre 1949 –
27 aprile 1959
Predecessore Carica creata
Successore Liu Shaoqi

Dati generali
Partito politico Partito Comunista Cinese
Firma Firma di Mao Tse-tung

Mao Tse-tung o Mao Zedong (Caratteri cinesi: 毛泽东; pinyin: Máo Zédōng; Wade-Giles: Mao Tse-tung; pronuncia[?·info]) (Shaoshan, 26 dicembre 1893Pechino, 9 settembre 1976) è stato un rivoluzionario, politico, filosofo e dittatore cinese.

Mao Tse-tung
Mao nel 1931
Mao nel 1931
26 dicembre 1893 - 9 settembre 1976
Nato a Shaoshan
Morto a Pechino
Dati militari
Paese servito Cina
Forza armata esercito popolare di liberazione
Anni di servizio 1927-1949
Grado comandante in capo
Guerre guerra civile cinese seconda guerra sino-giapponese
Comandante di esercito popolare di liberazione

[senza fonte]

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Fu portavoce del Partito Comunista Cinese dal 1943 fino alla sua morte. Sotto la sua guida, il partito salì al governo cinese a seguito della vittoria nella guerra civile e della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, di cui dal 1949 fu presidente.

Durante la guida della Cina, sviluppò un marxismo-leninismo "sinizzato", noto come maoismo, collettivizzando l'agricoltura con il cosiddetto "Grande Balzo in avanti". Il presidente cinese fu promotore di un'alleanza con l'Unione Sovietica che in seguito ruppe e lanciò la Rivoluzione Culturale.

A Mao vengono attribuiti: la creazione di una Cina unificata e libera dalla dominazione straniera, l'intervento cinese in Corea, l'invasione del Tibet e il conflitto sino-indiano del '62, l'uso sistematico della repressione e dei lavori forzati (vedi Laogai), lo sterminio di milioni di contadini nella riforma agraria del 1951, la carestia del 1958-1961 e la violenza della Rivoluzione Culturale. Tra il 1959 e il 1962, nel periodo del gran balzo in avanti, si stima che a causa della sua politica morirono tra i 13 e i 46 milioni[2] di cinesi.

Mao Tse-tung viene comunemente chiamato Presidente Mao (毛主席, Máo Zhǔxí). All'apice del suo culto della personalità, Mao era comunemente noto in Cina come il "Quattro volte grande": "Grande Maestro, Grande Capo, Grande Comandante Supremo, Grande Timoniere (伟大导师,伟大领袖,伟大统帅,伟大舵手)".

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Mao Tse-tung nacque nel villaggio di Shaoshan, nella Contea di Xiangtan (湘潭縣), Provincia di Hunan da una famiglia di coltivatori agricoli moderatamente prospera. I suoi antenati erano migrati nel villaggio, dalla provincia di Jiangxi, durante l'epoca della Dinastia Ming, e si erano dedicati all'agricoltura per generazioni. Ebbe due fratelli minori, Tse-min e Tse-tan, che non superarono l'infanzia. All'età di quattordici anni, fu costretto dal padre a sposare Luo Shi (羅氏), una ragazza più grande di lui di qualche anno.

Tale matrimonio non è mai stato accettato da Mao, che sostenne di non aver mai dormito con la ragazza, rifiutando di riconoscerla come moglie. Durante la Rivoluzione del 1911 prestò servizio nell'esercito provinciale di Hunan. Negli anni dieci Mao ritornò a scuola, dove divenne un sostenitore della forma fisica e dell'azione collettiva, in questo periodo si avvicinò alle idee anarchiche leggendo scritti di diversi esponenti anarchici.

Dopo essersi diplomato alla Scuola Normale di Huntelaar nel 1918, Mao viaggiò verso Pechino con il suo insegnante delle superiori e suo futuro suocero, il Professor Yang Changji (杨昌济), durante il "movimento del quattro maggio", quando Yang tenne delle lezioni all'Università di Pechino. Seguendo le sue raccomandazioni, Mao lavorò sotto Li Dazhao, direttore della biblioteca universitaria, e presenziò ai discorsi di Chen Duxiu.

Mentre lavorava per la biblioteca dell'università come assistente, acquisì la passione per la lettura e per i libri, mantenuta negli anni successivi. Sempre a Pechino sposò la prima moglie, Yang Kaihui, una studentessa universitaria e figlia di Yang Changji, dalla quale ebbe due figli, Mao Anying e Mao Anqing. Il matrimonio durò poco, mentre Yang, nel 1927 finì imprigionata e uccisa dalle truppe di Chiang Kai-shek.

Invece di trasferirsi all'estero come molti dei suoi compatrioti radicali, Mao passò l'inizio degli anni venti viaggiando attraverso la Cina, e infine fece ritorno nello Hunan, dove prese a guidare le azioni collettive e per i diritti dei lavoratori. All'età di ventisette anni, nel luglio 1921 a Shanghai, Mao partecipò al primo congresso del Partito Comunista Cinese. Due anni dopo, nel corso del terzo congresso, venne eletto nel comitato centrale del partito.

Durante il primo fronte unito Kuomintang-PCC, Mao venne nominato direttore dell'Istituto di addestramento dei contadini del Kuomintang (il Partito nazionalista), e all'inizio del 1927 venne inviato nella Provincia di Hunan per relazionare sulle recenti sollevazioni contadine avvenute alla luce della "spedizione settentrionale". La relazione che Mao produsse da questa indagine è considerata il primo importante lavoro della teoria maoista: "Rapporto sull'inchiesta condotta nello Hunan a proposito del movimento contadino". Fu anche la prima di tre analisi dettagliate delle condizioni economiche e della distribuzione delle ricchezze nelle campagne.

Idee politiche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Maoismo.

Durante questo periodo, Mao sviluppò molte delle sue teorie politiche. In campo filosofico, le sue idee erano considerate più importanti dal punto di vista culturale che originali; eppure, hanno avuto un enorme impatto su generazioni di cinesi, ed hanno influenzato significativamente il resto del mondo. Un concetto molto importante era la sua visione dei contadini come sorgente della rivoluzione. La teoria marxista-leninista tradizionale aveva considerato i lavoratori dei nuclei urbani come forza motrice della rivoluzione.

Mao invece sosteneva che nel caso della Cina era la classe contadina quella dalla quale si sarebbe sviluppata la rivoluzione. Poiché la Cina non aveva una significativa classe proletaria, in particolare scarseggiava di operai, contava invece molti contadini insoddisfatti, condizione necessaria per applicare il comunismo alla realtà cinese. Mao divise le campagne in 4 classi: proprietari terrieri (non lavoravano le loro terre ma le affittavano ai lavoratori), contadini ricchi (lavoravano una parte delle loro terre e affittavano l'altra), contadini medi (possedevano solo le terre che lavoravano e non lavoravano altre terre) e contadini poveri (possedevano terre in quantità nulla o insufficiente e lavoravano le terre di altri).

Mao arricchì le teorie di Hegel e Marx, per creare una nuova teoria del materialismo dialettico. Inizialmente applicando la teoria della dialettica ai conflitti del mondo reale, e successivamente asserendo che solo la realtà empirica del conflitto aveva importanza, Mao sviluppò un tipo di teoria dialettica che venne studiata per decenni. Comunque è difficile determinare la reale validità di questa teoria, poiché molte delle analisi fatte su di essa sono state influenzate dall'appartenenza politica. In questo periodo, Mao sviluppò anche delle idee più pratiche, come una teoria a tre stadi della guerriglia e il concetto di "dittatura democratica del popolo".

Guerra e rivoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Mao nel 1927.

Mao riuscì a sfuggire al terrore bianco nella primavera/estate del 1927 e guidò in autunno, a Changsha, la sfortunata rivolta del raccolto autunnale. Mao sopravvisse a malapena a questo rovescio (sfuggì alle sue guardie mentre veniva condotto all'esecuzione) ed assieme alla sua malandata banda di leali guerriglieri trovò rifugio nelle Montagne dello Jinggang, nella Cina sud-orientale. Lì, dal 1931 al 1934, Mao aiutò a fondare la Repubblica Sovietica Cinese della quale venne eletto presidente.

Fu in questo periodo che Mao sposò He Zizhen, dopo che Yang Kaihui era stata uccisa da forze del Kuomintang. Mao, con l'aiuto di Zhu De, costruì un modesto ma efficace esercito guerrigliero, intraprese esperimenti nella riforma rurale e nel governo, e fornì rifugio ai comunisti che sfuggivano alle purghe effettuate dalla destra nelle città. Sotto la crescente stretta delle campagne di accerchiamento del Kuomintang, ci fu una lotta di potere all'interno della dirigenza comunista.

Mao venne rimosso dalla sua posizione e sostituito da individui (fra cui Zhou Enlai) fedeli alla linea ortodossa sostenuta da Mosca e rappresentata all'interno del PCC da un gruppo noto come i 28 bolscevichi. Chiang Kai-shek, che aveva in precedenza assunto il controllo nominale della Cina, in parte grazie alla "spedizione settentrionale", era determinato ad eliminare i comunisti. Per sfuggire alle forze del Kuomintang, i comunisti si impegnarono nella "Lunga Marcia", una ritirata dalla provincia dello Jiangxi nel sud-est, verso quella dello Shaanxi nel nord della Cina.

Fu durante questo viaggio, lungo 9.600 km, e durato un anno dall'ottobre 1934 all'ottobre 1935, che Mao emerse come capo dei comunisti cinesi, aiutato dalla Conferenza di Zunyi e dalla defezione di Zhou Enlai, alleatosi con lui. Dalla sua base a Yan'an, Mao guidò la resistenza comunista contro gli invasori nella Guerra sino-giapponese (1937-1945). Consolidò ulteriormente il potere sul Partito Comunista nel 1942, lanciando la "Cheng Feng", o campagna di "Rettifica", contro i rivali interni, come Wang Ming, Wang Shiwei, e Ding Ling.

Sempre a Yan'an, Mao divorziò da He Zizhen, in cura a Mosca per ferite di guerra, e sposò l'attrice Lan Ping, che sarebbe divenuta nota con il nome di Jiang Qing. Durante la Guerra sino-giapponese (1937-1945), le strategie di Mao Tse-tung venivano avversate, da Chiang Kai-shek, dagli Stati Uniti, e da Mosca, la quale vedeva in Chiang Kai-shek il garante dei propri interessi in Cina. Gli USA consideravano lo stesso Chiang Kai-shek come un importante alleato, in grado di aiutarli ad abbreviare la guerra impegnando i giapponesi in Cina.

Chiang, per contro, cercava di costruire l'esercito della Repubblica di Cina, in funzione di futuro conflitto con i comunisti di Mao, dopo la fine della seconda guerra mondiale. Questo fatto non venne ben compreso dagli USA che continuarono a fornire preziosi armamenti al Kuomintang. Secondo una diversa interpretazione, Chiang Kai-shek fu fedele alla tradizione cinese di unificare militarmente e politicamente la Cina prima di combattere gli invasori esterni, che avversava non meno di Mao. Dopo la seconda guerra mondiale, gli USA continuarono ad appoggiare Chiang Kai-shek, ora apertamente schierato contro l'Esercito di Liberazione Popolare guidato da Mao Tse-tung nella guerra civile per il controllo della Cina, come parte della loro politica di contenimento e sconfitta del "comunismo mondiale".

L'appoggio dell'Unione Sovietica è dubbio: da un lato continuò a mantenere ambasciatori e agenti presso il Kuomintang, dall'altro aiutò Mao ad impadronirsi degli armamenti giapponesi in Manciuria. Il 21 gennaio 1949, le forze del Kuomintang soffrirono enormi perdite contro l'"Armata Rossa" di Mao. All'alba del 10 dicembre 1949, l'esercito comunista aveva cinto d'assedio Chengdu, l'ultima città controllata dal Kuomintang nella Cina continentale, e Chiang Kai-shek, quello stesso giorno, fu costretto a trovare rifugio a Taiwan.

Alla guida della Cina[modifica | modifica wikitesto]

Mao proclama la nascita della Repubblica Popolare Cinese il 1º ottobre 1949

Dopo aver sconfitto, durante la guerra civile, i nazionalisti del Kuomintang, i comunisti, il 1º ottobre 1949 fondarono la Repubblica Popolare Cinese. Fu il culmine di oltre due decenni di lotta popolare diretta dal Partito Comunista. Dal 1954 al 1959, Mao fu Presidente della RPC e del PCC. Prese residenza a Zhongnanhai, un complesso vicino alla Città Proibita di Pechino, nel quale decise la costruzione di una piscina al coperto e di altri edifici. Secondo testimonianze del dottor Li Zhisui, suo medico personale, Mao lavorava alacremente mentre era a letto o dal bordo di una piscina. (Il libro di Li, The Life of Chairman Mao, ha suscitato molte polemiche)

In occasione del settantesimo compleanno di Stalin, il 21 dicembre 1949, Mao si recò a Mosca, nel primo viaggio all'estero della sua vita. L'accoglienza fu negativa. Stalin vedeva in Mao un antagonista nella guida dei regimi comunisti e non accolse nessuna delle richieste di restituzione dei territori cinesi occupati dagli zar. Ottenne solo un modesto prestito di 300 milioni di dollari in cinque anni e un accordo di collaborazione economica e militare.

Riforma agraria e primo piano quinquennale[modifica | modifica wikitesto]

A seguito del consolidamento del potere, Mao avviò una fase di collettivizzazione rapida e forzata, che durò all'incirca fino al 1958. Il PCC (Partito Comunista Cinese) introdusse un controllo dei prezzi riuscendo, con ampio successo, a spezzare la spirale inflativa della precedente Repubblica di Cina, e realizzando una semplificazione della scrittura cinese che mirava ad aumentare l'alfabetizzazione. Le terre vennero espropriate a grandi e piccoli proprietari terrieri, e collettivizzate a favore delle masse di contadini nullatenenti. Vennero inoltre intrapresi progetti di industrializzazione su grande scala, che contribuirono alla costruzione di una moderna infrastruttura nazionale.

Tra il 1950 ed il 1952 un numero elevatissimo di proprietari terrieri venne di fatto sterminato; si trattava di grandi possidenti, ma anche e soprattutto di piccoli contadini proprietari; ancora oggi il numero delle vittime è contestato: Mao, autore della politica di sterminio, li quantificava in almeno 800.000, secondo gli storici esso va da alcuni milioni a diverse decine di milioni[3]. Durante questo periodo la Cina sostenne incrementi annui del PIL (Prodotto Interno Lordo) dal 4 al 9%, oltre a un drastico miglioramento degli indicatori della qualità della vita, quali aspettativa di vita e alfabetizzazione. Tuttavia, considerando l'incremento demografico superiore al 2%, l'effettivo tasso di crescita non è affatto eccezionale[4]. Il PCC adottò inoltre delle politiche intese a promuovere la scienza, i diritti delle donne e delle minoranze, combattendo al tempo stesso l'uso di droghe e la prostituzione.

In questo periodo vennero portati avanti programmi quali la "Campagna dei cento fiori", nel quale Mao indicò la sua volontà di prendere in considerazione opinioni differenti su come doveva essere governata la Cina. Data loro la possibilità di esprimersi, molti cinesi iniziarono ad opporsi al Partito Comunista e a metterne in discussione la leadership. Questo venne inizialmente tollerato e addirittura incoraggiato, poiché si pensava che la critica costruttiva sarebbe stata di beneficio al Partito. Comunque, dopo pochi mesi, il governo di Mao ribaltò la sua politica: fece bloccare la campagna ed iniziò una battaglia contro il nazionalismo. L'incarico di questa offensiva venne affidato a quello che venne successivamente chiamato Movimento Anti-Destra, ferocemente repressivo non solo delle idee nazionalistiche, ma anche di quelle liberali e socialdemocratiche.

Grande balzo in avanti[modifica | modifica wikitesto]

Mao a Mosca nel dicembre del 1949 per la celebrazione del 70º compleanno di Stalin

Nel 1958, Mao lancia il "grande balzo in avanti", un piano inteso come modello alternativo per la crescita economica, il quale contraddiceva il modello sovietico basato sull'industria pesante che veniva sostenuto da altri all'interno del Partito. In base a questo programma economico l'agricoltura cinese sarebbe stata collettivizzata e sarebbe stata incentivata la piccola industria rurale a base collettivista; l'intenzione era cioè di compiere una rapidissima industrializzazione del paese, convertendo i contadini in operai. Nel mezzo del grande balzo, Khrushchev ritirò il supporto tecnico sovietico, non condividendo le idee economiche di Mao.

Il grande balzo finì nel 1960, dopo che la scarsità di generi alimentari afflisse sia la città natale del presidente che la stessa Shaoshan. Sia in Cina che fuori, il grande balzo in avanti è unanimemente riconosciuto come una politica disastrosa che causò la morte di milioni di persone, falciate non solo dalla fame, ma anche dalle operazioni militari poste in essere dell'esercito per controllare le ribellioni dei piccoli proprietari terrieri.

Secondo il governo cinese, morirono 14 milioni di persone nei due anni del Grande Balzo in Avanti[5], ma al di fuori della Cina tale numero è considerato una sottostima, e si tende a credere che il totale delle vittime sia di 30 milioni di persone[6], un numero doppio rispetto alle vittime causate dalla seconda guerra sino-giapponese. Il ritiro del supporto sovietico, le dispute sui confini e sulla gestione del blocco marxista, nonché altre questioni riguardanti la politica estera, contribuirono alla crisi sino-sovietica negli anni sessanta.

A seguito di questi fallimenti, altri membri del Partito Comunista Cinese, compresi Liu Shaoqi e Deng Xiaoping, decisero che Mao doveva essere privato del potere reale e rivestire soltanto un ruolo simbolico e cerimoniale. Essi cercarono di emarginare il leader cinese e nel 1959 Liu Shaoqi divenne Presidente dello stato, mentre Mao lasciò la carica, mantenendo quella di Presidente del Partito Comunista. Jung Chang e Jon Halliday (Mao. La storia sconosciuta) danno però un'interpretazione diversa dei fatti.

Il Grande Balzo in Avanti aveva l'unico scopo di produrre più generi alimentari per poterli scambiare con l'URSS in cambio di tecnologia e know-how, in funzione della costruzione della bomba atomica (fatta scoppiare in Cina per la prima volta nel 1964). Non fu fatto nulla per favorire un'effettiva maggiore produzione agricola, e vennero invece incentivate le espropriazioni e i sequestri, tanto che i contadini che sopravvissero lo fecero mangiando le foglie degli alberi e addirittura le cortecce. Un visitatore sovietico affermò che "era evidente che in Cina c'era la carestia, bastava guardare gli alberi".

Rivoluzione Culturale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grande rivoluzione culturale.

Come reazione alla perdita di potere politico, Mao rispose a Liu e Deng lanciando nel 1966 la Rivoluzione Culturale, nella quale la gerarchia comunista venne scavalcata, affidando il potere direttamente alle Guardie Rosse, gruppi di giovani, spesso adolescenti, autorizzati a formare propri tribunali. La rivoluzione portò alla distruzione di molto del patrimonio culturale cinese, ivi compresi migliaia di antichi monumenti, ritenuti (a torto) retaggio della "borghesia" e all'imprigionamento di un gran numero di dissidenti, oltre ad altri sconvolgimenti sociali. Fu durante questo periodo che Mao scelse Lin Biao come suo successore, ma questi tuttavia tentò un colpo di stato militare nel 1971, fallito anche a causa della sua morte in un incidente aereo. Da quel momento in poi, Mao perse fiducia in molti dei vertici del PCC.

Mao saluta il Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon durante una sua visita in Cina nel 1972

La Rivoluzione Culturale ebbe un grande impatto sulla Cina, ma Mao, che temeva la degenerazione del movimento, definì chiusa questa stagione nell'aprile del 1969, durante il IX congresso del PCC (anche se la storia ufficiale della Repubblica Popolare Cinese ne indica la fine nel 1976, alla morte di Mao).

Ultimi anni e successione[modifica | modifica wikitesto]

Negli ultimi anni della sua vita, Mao dovette affrontare una salute in declino, a causa della malattia di Parkinson o, secondo Li Zhisui, di un'altra malattia neuro-motoria (probabilmente una malattia del motoneurone, come la sclerosi laterale amiotrofica[7]), oltre ai danni polmonari causati dal fumo e ai problemi cardiaci, e rimase passivo rispetto alla politica, mentre diverse fazioni del Partito Comunista si mobilitavano nella lotta per il potere in previsione della sua morte.

Quando Mao non poté più nuotare, la piscina coperta che aveva a Zhongnanhai venne convertita, sempre secondo Li Zhisui, in un grande salone d'accoglienza. Durante questo decennio, venne creato attorno a Mao un culto della personalità nel quale la sua immagine veniva mostrata ovunque e le sue citazioni venivano inserite in grassetto o in caratteri rossi anche nelle pubblicazioni più mondane. Ormai stanco e malato, il "grande timoniere" iniziò una politica di avvicinamento all'Occidente che ebbe come risultati l'ingresso della Cina nell'ONU (1971) e la visita ufficiale nel 1972 del presidente Richard Nixon a Pechino.

In seguito agli accordi SALT I dello stesso anno, iniziò anche un disgelo tra Mao e Leonid Brežnev: anche se non risolta definitivamente, la questione dei confini russo-cinesi non fu più un motivo di scontro tra le due superpotenze.

Il 2 settembre 1976, Mao Zedong si sentì male per una crisi respiratoria e venne trasferito all'ospedale 202 di Pechino. Il 5 settembre, le sue condizioni erano critiche e il primo ministro Hua Guofeng richiamò Jiang Qing a Pechino per assistere suo marito. Jiang assistette lungamente Mao, apparentemente arrivando quasi a impazzire di dolore. La mattina dell'8 settembre, notando che egli dormiva sempre sul fianco sinistro, chiese ai medici di spostarlo di schiena; essi obiettarono che egli poteva respirare solo stando sul fianco sinistro, ma Jiang volle spostarlo ugualmente. La respirazione di Mao si arrestò ed i medici dovettero ricorrere ad un respiratore. Per il giorno successivo, il presidente del Partito Comunista Cinese era già cerebralmente morto e il governo decise di rimuovere il sistema di supporto vitale. Mao morì il 9 settembre 1976: dopo i funerali (con la partecipazione di circa un milione di persone) la salma venne esposta per otto giorni in Piazza Tienanmen[8]. Dopo la morte di Mao si svolse una lotta per il controllo del potere in Cina. Da una parte c'era la sinistra della Banda dei quattro, tra cui la vedova del presidente, che voleva proseguire la politica di mobilitazione delle masse rivoluzionarie; dall'altra la destra, che consisteva di due gruppi: i restaurazionisti guidati da Hua Guofeng, che sostenevano il ritorno ad una pianificazione centralizzata in stile sovietico, e i riformatori, guidati da Deng Xiaoping, che volevano una revisione dell'economia cinese, basata su politiche pragmatiche, e la de-enfatizzazione del ruolo dell'ideologia nel determinare le regole politiche ed economiche. Dopo l'arresto della "Banda dei quattro" e l'iniziale dominio di Hua (che fino al 1980 sarebbe stato capo del governo e fino al 1981 guidò il PCC), questa lotta fu vinta da Deng Xiaoping, il quale introdusse riforme economiche in stile capitalista che si sono rivelate di ampio successo, aiutando la Cina a sostenere il più alto tasso di crescita economica del mondo negli ultimi due decenni.

Eredità[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Mao situato sull'entrata di Tienanmen

Mao si considerava un nemico dei proprietari terrieri, degli uomini d'affari, dell'imperialismo occidentale e statunitense, e un alleato dei contadini impoveriti, dei coltivatori e dei lavoratori[senza fonte]. Le sue teorie militari e le sue idee filosofiche sono riassunte nelle Citazioni del Presidente Mao Tse-tung (note in occidente come il Libretto rosso) e nelle Opere scelte di Mao Tse-tung. Numerosi manifesti e componimenti musicali dell'epoca citavano Mao come "Un sole rosso al centro dei nostri cuori" (我们心中的红太阳) e un "Salvatore del popolo" (人民的大救星).

L'eredità di Mao ha prodotto un grande quantitativo di controversie, incentrati in particolar modo sui fallimenti del "grande balzo" e sui disastri della Rivoluzione Culturale. Il punto di vista ufficiale della Repubblica Popolare Cinese è che Mao Tse-tung fu un grande leader rivoluzionario, anche se commise gravi errori nell'ultima parte della sua vita. Secondo Deng Xiaoping, Mao fu "70% buono e 30% cattivo", e i suoi "contributi sono importanti e i suoi errori secondari"[9].

I sostenitori di Mao[senza fonte] evidenziano, ad esempio,che prima del 1949 il tasso di analfabetismo in Cina era dell'80%, e l'aspettativa di vita arrivava a soli 35 anni. Alla sua morte, essi sostengono che l'analfabetismo era calato a meno del sette percento e che l'aspettativa media di vita aveva oltrepassato i 70 anni[senza fonte] (statistiche alternative citano miglioramenti, anche se non così impressionanti)[senza fonte]. In aggiunta a questi miglioramenti, la popolazione totale della Cina aumentò del 57% a 700 milioni[senza fonte], dalla cifra costante di 400 milioni del periodo che va dalla guerra dell'oppio alla guerra civile cinese.

I maoisti affermano che sotto il suo regime la Cina chiuse il suo "secolo di umiliazioni" e tornò allo status di grande potenza mondiale[senza fonte], e che Mao industrializzò la nazione in modo considerevole e assicurò la sovranità della Cina durante il suo governo.[senza fonte] Gli scettici osservano che {{cn|simili miglioramenti nell'aspettativa di vita si sono avute anche nelle Tigri del Sud-Est Asiatico, soprattutto a Taiwan, governata dai Cinesi anti-maoisti, il Kuomintang}.

Alcuni dei miglioramenti potrebbero semplicemente essere conseguenza di una nazione non più in guerra, cioè della fine delle intrusioni europee e giapponesi in Cina, e in tal senso Mao sarebbe debitore dell'operato degli Alleati durante la seconda guerra mondiale. Tuttavia, i politici filo-statunitensi, di nazioni asiatiche principalmente rurali, non ottennero tali miglioramenti - si vedano Filippine, Thailandia, e l'Indonesia di Suharto[senza fonte]. Le esperienze delle Tigri asiatiche e delle riforme di Deng Xiaoping suggeriscono che la politica economica di Mao portò a risultati economici molto più poveri rispetto a quelli basati sul mercato.

Comunque, Mao stesso credeva che il "socialismo è l'unica via d'uscita per la Cina", poiché gli Stati Uniti e altre nazioni imperialiste non volevano permetterle di entrare nel circolo dei paesi del capitalismo avanzato. Come a supportare questa teoria[senza fonte], gli USA posero un embargo commerciale sulla Cina che durò fino a quando Richard Nixon decise che Mao aveva reso sé e la Cina una forza con cui collaborare contro l'URSS.[senza fonte] Mentre gli Stati Uniti concessero alle Tigri asiatiche delle condizioni commerciali favorevoli, gran parte delle nazioni capitaliste del terzo mondo non godettero dello stesso trattamento,[senza fonte] e queste non videro niente di simile ai miglioramenti sociali della Cina o alla crescita economica delle Tigri.[senza fonte]

Statua di Mao a Lijiang

Quindi, si ripropone la questione dell'uovo e della gallina: fu il successo comunista a spingere gli USA a fare concessioni commerciali ai paesi anti-comunisti circostanti, o fu il comunismo cinese che fece sorgere gli ostacoli al commercio posti nei suoi confronti?[senza fonte] Molti, compreso il Partito Comunista Cinese, ritengono Mao largamente responsabile per il "grande balzo in avanti" e per la "Rivoluzione culturale", entrambe ampiamente ritenute un disastro economico e politico. Altri critici di Mao lo incolpano per non aver incoraggiato il controllo delle nascite e per aver creato il balzo demografico cui i successivi leader cinesi risposero adottando la politica del figlio unico.

Le stime del numero di vittime totali del periodo 1949-1976 sono molto discordanti fra loro[senza fonte] e variano da 20 a 80 milioni: comprendono da 2 a 5 milioni di contadini durante il terrore della riforma agraria nel 1951-1952, da 20 a 40 milioni per la carestia del 1959, alcuni milioni per i laogai e da 1 a 3 milioni per la Rivoluzione Culturale.

Sono controversi i giudizi di colpa, negligenza e responsabilità rispetto alla terribile carestia del 1959-1961: alcuni autori (Jung Chang, John Halliday Mao. La Storia Sconosciuta, 2005) sostengono che sia stata causata volontariamente da Mao vendendo una quantità di derrate alimentari insostenibile per il paese all'Unione Sovietica in cambio di tecnologia militare nucleare.

La maggior parte degli storici e lo stesso governo cinese sostengono comunque che la principale causa non furono i disastri naturali, ma la politica del Grande balzo in avanti (vedi cause della carestia). L'intellettuale statunitense Noam Chomsky ha sottolineato, facendo sua una riflessione del premio Nobel Amartya Sen, come il conteggio dei morti provocati non intenzionalmente a fine di valutazioni politiche sia fuorviante.[senza fonte] Tralasciando le discussioni sulle stime delle vittime, i due hanno proposto una comparazione tra le condizioni dei due giganti asiatici Cina ed India dal 1950 al 1979.

Sebbene la democratica India sotto la spinta dell'opinione pubblica abbia risposto in modo relativamente efficiente alle carestie evitando tragedie di portata paragonabile a quelle cinesi (causate da errori diretti o indiretti del regime), non ha saputo ridurre il tasso di mortalità come invece ha fatto la Cina nello stesso periodo. Gli autori immaginano una situazione del tutto ipotetica in cui l'India fosse stata in grado di attuare le stesse riforme, ottenendo la stessa riduzione di mortalità: in tal caso, stimano che in India sarebbero morte circa 100 milioni di persone in meno[10]. Tuttavia, un ragionamento analogo può portare a considerare che la politica maoista che favorì le nascite ha portato la popolazione cinese a raddoppiare dal 1949 al 1982, causando pesanti ripercussioni anche a lungo termine.

Esiste un relativo consenso sul ruolo di Mao come stratega e tattico militare durante la guerra civile cinese e la guerra di Corea. Anche alcuni che trovano l'ideologia di Mao impraticabile o abominevole riconoscono che Mao fu un brillante stratega militare, e gli scritti militari di Mao continuano in buona misura a influenzare quelli che cercano di creare un'insurrezione e quelli che cercano di reprimerla.[senza fonte] Restano, tuttavia, delle ombre circa alcune sue decisioni di strategia militare prese durante la guerra contro i nazionalisti.

L'ideologia del Maoismo ha influenzato molti comunisti in tutto il mondo, compresi i movimenti rivoluzionari del terzo mondo, come i Khmer Rossi in Cambogia, Sendero Luminoso in Perù, il movimento rivoluzionario del Nepal e persino il Partito Comunista Rivoluzionario degli Stati Uniti. Ironicamente, la Cina si è distanziata nettamente dal Maoismo fin dalla morte di Mao, e molte delle persone al di fuori della Cina che si descrivono come Maoiste, considerano le riforme di Deng Xiaoping come un tradimento dell'eredità di Mao.

Nella Cina continentale molte persone considerano ancora Mao come un eroe nella prima metà della sua vita, ma sostengono che divenne un mostro dopo aver ottenuto il potere. In particolare Mao viene criticato per aver creato un culto della personalità. Comunque, in un'epoca dove la crescita economica ha provocato l'aumento della corruzione in Cina, c'è chi guarda a Mao come a un simbolo di incorruttibilità morale e di auto-sacrificio, in contrasto con l'attuale leadership.[senza fonte] A metà degli anni novanta, il ritratto di Mao iniziò a comparire su tutti i nuovi renminbi, la valuta della Repubblica Popolare Cinese. La scelta era concepita principalmente come misura anti-contraffazione, poiché il volto di Mao è ampiamente conosciuto, al contrario delle figure generiche che comparivano sulle vecchie banconote.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Poche fonti accademiche discutono della vita privata di Mao, che era mantenuta nel totale segreto al tempo del suo regime. Comunque, dopo la sua morte, il suo medico personale Li Zhisui pubblicò le sue memorie col titolo La vita privata del presidente Mao, nel quale afferma che Mao fumava moltissime sigarette, si faceva molto raramente il bagno e non si lavava mai i denti, passava molto tempo a letto, era dipendente dai barbiturici e aveva un folto gruppo di partner sessuali da cui aveva contratto malattie veneree[11].

Il suo nome cinese di cortesia era originariamente Yǒngzhī 詠芝[senza fonte], ma quello pubblicamente noto fu Rùnzhī 潤芝 (in cinese semplificato 润芝).

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Mogli:

  1. Yang Kaihui (杨开慧, 1901-1930) da Changsha: moglie dal 1921 al 1927, giustiziata dal Kuomintang nel 1930.
  2. He Zizhen (贺子珍, 1909-1984) dallo Jiangxi: moglie dal maggio 1928 al 1939.
  3. Jiang Qing (李淑蒙, 1914-1991) moglie dal 1939 alla morte di Mao.

Parenti:

Fratelli e sorelle:

I genitori di Mao Tse-tung ebbero complessivamente cinque figli e due figlie. Due dei figli ed una figlia morirono giovani. Come le tre mogli di Mao, Mao Zemin e Mao Zetan erano comunisti. Come Yang Kaihui, sia Zemin che Zetan vennero uccisi in guerra mentre Mao Tse-tung era in vita.

Si noti che il carattere ze (泽) appare nei nomi di tutti i figli, una comune convenzione cinese.

Figli:

  • Mao Anying (毛岸英): avuto da Yang, sposatosi con Liu Siqi (刘思齐), che nacque come Liu Songlin (刘松林)
  • Mao Anqing (毛岸青): avuto da Yang, sposatosi con Zhao Hua (邵华), ebbe un figlio, Mao Xinyu (毛新宇)
  • Li Min (李敏): avuta da He, sposatasi con Kong Linghua (孔令华), ebbe un figlio, Kong Ji'ning (孔继宁), e una figlia Kong Dongmei (孔冬梅)
  • Li Na (李讷): avuta da Jiang (il cui nome di nascita era Li), sposatasi con Wang Jingqing (王景清), ebbe un figlio, Wang Xiaozhi (王效芝)
Alcune fonti suggeriscono che Mao ebbe altri figli durante i giorni della rivoluzione; in molti casi i figli vennero affidati a famiglie di contadini perché era difficile prendersene cura e al contempo concentrarsi sulla rivoluzione.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Mao è accreditato come autore delle Citazioni del Presidente Mao Tse-tung, note ad occidente come "Il libretto rosso": si tratta di una collezione di estratti dai suoi discorsi e articoli. Mao scrisse diversi altri trattati filosofici, sia prima che dopo aver assunto il potere. Questi comprendono:

  • Sulla pratica; 1937
  • Sulla contraddizione; 1937
  • Sulla nuova democrazia; 1940
  • Sulla letteratura e l'arte; 1942
  • Sulla corretta gestione delle contraddizioni tra il popolo. 1957

Mao scrisse poesie, principalmente in forma ci. I suoi meriti letterari sono difficili da valutare alla luce del controverso status politico dell'autore, e sono più tenuti in considerazione in Cina che all'estero.

Sostenitori[modifica | modifica wikitesto]

Molti tra gli intellettuali di sinistra, soprattutto nel periodo della Rivoluzione Culturale (apice del culto della personalità di Mao e coevo al movimento del '68), sostennero con convinzione l'ideologia maoista.

Detrattori[modifica | modifica wikitesto]

Tra i detrattori del pensiero e dell'operato di Mao si annoverano Jasper Becker, Jung Chang, Harry Wu e Zhang Xianliang.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Da Citazioni dalle opere del Presidente Mao-Tse-Tung (meglio nota come Libretto rosso), pp. 12-13; citato in Saverio Di Bella, Caino Barocco. Messina e la Spagna 1672-1678, p. 56.
  2. ^ Le stime variano a seconda degli autori: 13 milioni secondo il Governo Cinese (vedi Marie-Claire Bergère in La Cina dal 1949 ai giorni nostri), da 20 a 30 secondo John King Fairbank (Storia della Cina contemporanea), 30 secondo Judith Banister e Jasper Becker (La rivoluzione della fame), da 20 a 40 secondo Daniel Chirot, da 43 a 46 secondo Chen Yizi
  3. ^ Il libro nero del comunismo; Jung Chang & Jon Halliday, Mao, la storia sconosciuta, Longanesi, 2006; Marie Claire Bergére, La Cina dal 1949 ai giorni nostri, il Mulino, 2003
  4. ^ Marie Claire Bergére, La Cina dal 1949 ai giorni nostri, 2003; Alain Peyrefitte, Quando la Cina si sveglierà, 1974
  5. ^ What Was the Great Leap Forward?
  6. ^ Book Review - Hungry Ghosts: Mao's Secret Famine
  7. ^ Mao Tse-tung (1893 - 1976) – his habits and his health South African Medical Journal
  8. ^ Funerale di Mao
  9. ^ Questa tesi è stata fatta propria da Rossana Rossanda, in un suo articolo su il manifesto del 9 settembre 2001 intitolato Trent'anni dopo, onore a Mao
  10. ^ Liberare la mente dalle ortodossie, traduzione in italiano dell'intervista Liberating the Mind from Orthodoxies di David Barsamian a Noam Chomsky
  11. ^ Zhisui Li, The Private Life of Chairman Mao: The Memoirs of Mao's Personal Physician, Random House., 1994, ISBN 0-7011-4018-6.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., Mao Tse-Tung il libro della sua vita, ed. EDI import, 1965
  • Michael Barlow, Mao Tse-Tung, l'artefice della nuova Cina, ed. Mursia, 1975
  • Antonio Bozzo, Mao Tse-Tung , ed. Peruzzo,
  • Jung Chang, Jon Halliday, Mao, la storia sconosciuta, ed. Longanesi, 2006
  • Jerome Chen, Mao Tse-Tung e la rivoluzione cinese , ed. Sansoni, 1965
  • Yves Chevrier, Mao Zedong e la rivoluzione cinese , ed. Giunti, 1993
  • Donatella Guarnotta, Mao Tsetung , ed. Accademia - Sansoni, 1970
  • MacGregor-Hastie, Mao Tse-Tung , ed. della Volpe, 1961
  • E. Krieg, Mao Tse-Tung l'imperatore rosso di Pechino , ed. Crémille, 1969
  • P. Nouaille, P. Lagron, J. Delamotte, F. Fejto, Mao Tse-Tung e la storia del popolo cinese , ed. Ferni, 1976
  • Roger Howard, "Mao Tse-Tung", ed. dall'Oglio editore, 1978
  • Robert Payne, Mao Tse-Tung , ed. Garzanti, 1952
  • Stuart R. Schram, Mao Tse-Tung e la Cina moderna , ed. Il saggiatore, 1966
  • Philip Short, Mao L'uomo, il rivoluzionario, il tiranno, ed. Rizzoli, 1999
  • Jonathan Spence, Mao Zedong , ed. Fazi, 1999
  • Han Suyin, Il vento nella torre , ed. Bompiani, 1977, Mao Tse-Tung Una vita per la rivoluzione, ed. Bompiani, 1972
  • Quan Yanchi, Mao Zedong man, not god, ed. Foreign Languages Press Beijing, 1992

Edizioni italiane delle Opere di Mao Tse-tung[modifica | modifica wikitesto]

  • Politica e strategia nella Guerra Rivoluzionaria Cinese, Le edizioni sociali, Milano 1949.
  • La mia vita, Edizioni di cultura sociale, Roma 1951.
  • La nuova democrazia, Le edizioni sociali, Milano 1951.
  • Politica e cultura, Edizioni di cultura sociale, Roma 1951.
  • La Costituzione cinese, Edizioni di cultura sociale, Roma 1954.
  • Scritti scelti
1921-1936, Edizioni Rinascita, Roma 1954.
1937-1938, Edizioni Rinascita, Roma 1955.
1939-1941, Edizioni Rinascita, Roma 1955.
1941-1945, Edizioni Rinascita, Roma 1956.
1945-1949, Editori Riuniti, Roma 1964.
  • La cooperazione agricola in Cina, Editori Riuniti, Roma 1956.
  • Sulla nuova democrazia, Edizioni Rinascita, Roma 1956.
  • Sulle contraddizioni nel popolo, Editori Riuniti, Roma 1957.
  • Delle contraddizioni tra il popolo. Traduzione, Einaudi, Torino 1957.
  • Diecimila fiumi e mille montagne, Editori Riuniti, Roma 1958.
  • Le poesie, Ediz. "Avanti!", Milano-Roma 1959.
  • Tigri di carta. Scritti sull'imperialismo, Editori Riuniti, Roma 1959.
  • La rivoluzione cinese e il Partito comunista cinese, Editori Riuniti, Roma 1961.
  • La rivoluzione fino in fondo. Dieci articoli dal quarto volume dell'edizione cinese delle opere scelte, Edizioni Oriente, Milano 1963.
  • La guerra rivoluzionaria, Dall'Oglio, Milano 1964.
  • Scritti filosofici, Edizioni Oriente, Milano 1964.
  • Analisi delle classi della società cinese, Edizioni Oriente, Milano 1965; poi Casa editrice in lingue estere, Pechino 1967.
  • Condanna della aggressione americana nel Congo, Edizioni Oriente, Milano 1965.
  • Sulla letteratura e l'arte, Edizioni Oriente, Milano 1965.
  • Scritti militari, 2 voll., Edizioni Oriente, Milano 1966-1967.
  • Al servizio del popolo; In memoria di Norman Bethune; Come Yu Kung rimosse le montagne, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1967.
  • Citazioni dalle opere del presidente Mao Tse-tung, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1967.
  • Citazioni del presidente Mao Tse-tung. Il libro delle guardie rosse, Feltrinelli, Milano 1967.
  • Citazioni. Il breviario delle Guardie Rosse, Longanesi, Milano 1967.
  • Confidenze, Ortles, Milano 1967.
  • Da dove provengono le idee giuste?, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1967.
  • Intervista con la giornalista americana Anna Louise Strong, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1967.
  • Il pensiero di Mao Tse Tung, Il quadrato, Milano 1967.
  • Il presidente Mao Tse-tung sulla guerra di popolo, Edizioni Oriente, Milano 1967.
  • Sulla giusta soluzione della contraddizioni in seno al popolo, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1967.
  • Al servizio del popolo; In memoria di Norman Bethune; Come Yu Kung rimosse le montagne, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1968.
  • Antologia, Edizioni Oriente, Milano 1968.
  • Citazioni. Il manuale delle guardie rosse, Lara, Roma 1968.
  • Come correggere le idee errate nel partito, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1968.
  • I compiti del partito comunista cinese nel periodo della resistenza al Giappone, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1968.
  • Contro il liberalismo, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1968.
  • Da dove provengono le idee giuste?, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1968.
  • Dichiarazione del compagno Mao Tse-Tung, presidente del comitato centrale del Partito comunista cinese, in appoggio alla lotta degli afroamericani contro la repressione violenta. 16 aprile 1968, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1968.
  • Discorsi alla conferenza di Yenan sulla letteratura e l'arte, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1968.
  • Discorso alla conferenza nazionale del Partito comunista cinese sul lavoro di propaganda, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1968.
  • Poesie, Allemano, Torino 1968.
  • Preoccuparsi delle condizioni di vita delle masse, fare attenzione ai metodi di lavoro, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1968.
  • Il presidente Mao Tse-Tung sulla guerra popolare, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1968.
  • Problemi della guerra e della strategia, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1968.
  • Problemi strategici della guerra rivoluzionaria in Cina, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1968.
  • Rapporto alla seconda sessione plenaria del settimo Comitato centrale del Partito comunista cinese, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1968.
  • Rapporto d'inchiesta sul movimento contadino nello Hunan, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1968.
  • Una scintilla può dar fuoco a tutta la prateria, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1968.
  • Scritti filosofici, politici e militari. 1926-1964, Feltrinelli, Milano 1968.
  • Sulla contraddizione, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1968.
  • Sulla nuova democrazia, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1968.
  • Sulla pratica. Sul rapporto fra la conoscenza e la pratica, fra il sapere e il fare, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1968.
  • Sulla tattica contro l'imperialismo giapponese, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1968.
  • Sulle contraddizioni del popolo, Samonà e Savelli, Roma 1968.
  • con Lin Piao, Kiang Tsing, Il lavoro letterario e artistico, Libreria Feltrinelli, Milano 1969.
  • Opere scelte, 4 voll., Casa editrice in lingue estere, Pechino 1969-1975.
  • Conquistare a milioni le masse nel fronte unito nazionale antigiapponese. 7 maggio 1937, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1969.
  • Dichiarazione su una dichiarazione di Chiang Kai-Shek. 28 dicembre 1936, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1969.
  • La lotta sui monti Chingkang, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1969.
  • Orientamento del movimento giovanile, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1969.
  • I pensieri. Il libro delle guardie rosse , Avanzini e Torraca, Roma 1969.
  • Pensieri di Mao, Oltrecortina, Roma-Milano 1969.
  • Perché può esistere in Cina il potere rosso? : 5 ottobre 1928, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1969.
  • Poesie, Samonà e Savelli, Roma 1969.
  • Politica e cultura, Samonà e Savelli, Roma 1969.
  • Presentazione della rivista Il comunista, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1969.
  • La rivoluzione cinese e il partito comunista cinese. Dicembre 1939, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1969.
  • Sul rafforzamento del sistema dei comitati di partito, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1969.
  • Popoli di tutto il mondo, unitevi per sconfiggere gli aggressori americani e tutti i loro lacchè. (Dichiarazione del 20 maggio 1970), Casa editrice in lingue estere, Pechino 1970.
  • Sul rapporto avanguardia-masse, Samonà e Savelli, Roma 1970.
  • Intervista con il giornalista inglese James Bertram. 25 ottobre 1937, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1971.
  • Problemi strategici della guerra partigiana antigiapponese. (maggio 1938), Casa editrice in lingue estere, Pechino 1971.
  • Quattro poesie, Milano 1971.
  • La questione dell'indipendenza e dell'autonomia nel fronte unito. (5 novembre 1938), Casa editrice in lingue estere, Pechino 1971.
  • Il ruolo del partito comunista cinese nella guerra nazionale: (Ottobre 1938), Casa editrice in lingue estere, Pechino 1971.
  • Uno studio sull'educazione fisica; Tutte le poesie, Sansoni, Firenze 1971.
  • Sul partito, Edizioni Oriente, Milano 1971.
  • Sulla guerra di lunga durata. (maggio 1938), Casa editrice in lingue estere, Pechino 1971.
  • Sulla politica. 25 dicembre 1940, Casa editrice in lingue estere, Pechino 1971.
  • 37 poesie, Mondadori, Milano 1972.
  • Scritti filosofici, Edizioni Servire il Popolo, Milano 1972.
  • Sullo stile di lavoro, Edizioni Servire il Popolo, Milano 1972.
  • Tutte le poesie, Newton Compton, Roma 1972.
  • Il socialismo nelle campagne cinesi. Testi sulla collettivizzazione agraria, Feltrinelli, Milano 1973.
  • La lunga vita di Mao Tzetung, Mazzotta, Milano 1973.
  • Sul fronte unito, Edizioni Servire il Popolo, Milano 1973.
  • Sulla cultura, Edizioni Servire il Popolo, Milano 1973.
  • Il pensiero politico di Mao Tse-tung, A. Mondadori, Milano 1974.
  • Per la rivoluzione culturale. Scritti e discorsi inediti 1917-1969, Einaudi, Torino 1974.
  • La rivoluzione cinese, Newton compton italiana, Roma 1974.
  • Sulla lotta contro il revisionismo moderno, Il bolscevico, Firenze 1974.
  • Sulla marea montante, Edizioni Servire il Popolo, Milano 1974.
  • Note su Stalin e il socialismo sovietico, Laterza, Bari 1975.
  • La costruzione del socialismo, Newton compton, Roma 1975.
  • Discorsi inediti dal 1956 al 1971, A. Mondadori, Milano 1975.
  • Mao inedito. Scritti, discorsi, lettere, colloqui, 1949-1971, A. Armando, Roma 1975.
  • Su Stalin e sull'URSS. Scritti sulla costruzione del socialismo. 1958-1961, Einaudi, Torino 1975.
  • La mia vita, con prefazione di Roberto Gremmo, Cooperativa Editrice Nuova Cultura, Bergamo 1976.
  • Opere scelte, Sarmi, Roma 1976.
  • Senza contraddizione non c'è vita. Inediti sulla dialettica, Bertani, Verona 1976.
  • I dieci grandi rapporti, Napoleone, Roma 1977.
  • Opere. Teoria della rivoluzione e costruzione del socialismo, Newton Compton editori, Roma 1977.
  • Trentasei poemi e trentasei fiori di carta, Franco Maria Ricci, Milano 1978.
  • Rivoluzione e costruzione. Scritti e discorsi, 1949-1957, Einaudi, Torino 1979.
  • Pensieri del fiume Xiang. Prima edizione mondiale della "Rivista del fiume Xiang", Editori riuniti, Roma 1981.
  • Ribellarsi è giusto, libretti rossi ES, Bologna 1991.
  • Opere di Mao Tse-tung, 26 voll., Rapporti Sociali, Milano 1991-1994.
  • Ribellarsi è giusto. "Una scintilla può dar fuoco a tutta la prateria", Synergon, Bologna 1993, Gwynplaine, Camerano, 2013.
  • I centofiori, Datanews, Roma 1994.
  • Citazioni. Il libretto rosso, Newton Compton, Roma 1994.
  • Sulla pratica. Sul rapporto fra la conoscenza e la pratica, fra il sapere e il fare. (luglio 1937), Laboratorio politico, Napoli 1995.
  • Inventare una scuola. Scritti giovanili sull'educazione, Manifestolibri, Roma 1996.
  • 36 fiori di carta, A. Mondadori, Milano 1998.
  • Sulla nuova democrazia. Documenti, Noctua, Torino 2001.
  • Sull'esperienza storica del socialismo. Scritti 1956, Nuova editrice oriente, Taranto 2002.
  • I pensieri di Mao, Fermento, Roma 2005.
  • Un sole rosso al centro dei nostri cuori. Pensieri dal Libretto rosso, BUR, Milano 2007.
  • Il libretto rosso, Newton Compton, Roma 2008.

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Predecessore Leader della Cina Successore
Carica creata 1949–1976 Hua Guofeng
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Zhang Wentian
(Segretario Generale)
1943–1976 Hua Guofeng
Predecessore Presidente della Commissione Militare Centrale Successore Flag of the Chinese Communist Party.svg
Zhou Enlai 1943–1976 Hua Guofeng
Predecessore Presidente della Conferenza Consultiva Politica Popolare Successore Flag of the Chinese Communist Party.svg
Carica creata 1949–1954 Zhou Enlai
Predecessore Presidente del Governo Popolare Centrale Successore Flag of the Chinese Communist Party.svg
Carica creata 1949–1954 Carica abolita
Predecessore Presidente della Repubblica Popolare Cinese Successore Flag of the People's Republic of China.svg
Carica creata 1954–1959 Liu Shaoqi

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