Storia della Cina

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Storia della Cina
Storia della Cina
Tre Augusti e Cinque Imperatori
Dinastia Xia
Dinastia Shang
Dinastia Zhou
Periodo delle primavere e degli autunni Dinastia Zhou orientale
Periodo dei regni combattenti
Dinastia Qin
Dinastia Han occidentale Dinastia Han
Dinastia Xin
Dinastia Tang
(interrotta dall'Imperatrice Wu)
Repubblica di Cina (Taiwan)
Storia della Cina

Questo articolo tratta la storia della Cina dal Paleolitico ai giorni nostri.

Indice

[modifica] Preistoria

[modifica] Paleolitico

[modifica] Paleolitico Inferiore

Più di un milione di anni fa, probabilmente la Cina era abitata dall' Homo erectus, gli scavi a Yuanmou (元謀) e più tardi a Lantian (藍田) lo dimostrano. Forse però la specie più famosa di Homo erectus ritrovata in Cina è quella del cosiddetto Uomo di Pechino (北京人) ritrovato nel 1923. L' Homo sapiens potrebbe aver raggiunto la Cina circa 65.000 anni fa dall'Africa.

[modifica] Paleolitico Superiore

Risalenti al Paleolitico Medio e Superiore sono i siti trovati nella regione dell’Ordos, nella Cina settentrionale, comprendenti focolari, grandi quantità di pietra lavorata e di ossa di fossili animali – mammuth, rinoceronti, bufali, gazzelle e frammenti di uova di struzzo. Nella Caverna Superiore di Zhoukoudian si sono trovati resti di tre scheletri umani che sono stati datati intorno al 16.922 a.C.

[modifica] Neolitico

Per approfondire, vedi la voce Civiltà neolitiche in Cina.

Testimonianze di un'antica agricoltura cinese basata sulle risaie sono state datate al 6.000 a.C., e associate alla cultura di Peiligang (裴李崗文化) della contea di Xinzheng (新鄭縣), Henan (河南省).

Con l'agricoltura aumentò la popolazione, l'abilità nell'immagazzinare le risorse e comparvero le prime figure di amministratori ed artigiani. Nel tardo Neolitico, la valle del Fiume Giallo (Huáng Hé 黃河) divenne il centro della cultura di Yangshao, sviluppatasi fra il 5000 e il 3000 a.C. Fra gli insediamenti di questo periodo, il più significativo dal punto di vista archeologico è quello ritrovato a Banpo (半坡), Xi'an (西安).

In una fase più tarda del Neolitico, fra il 3000 e il 2000 a.C., si diffuse la cultura di Longshan, basata nel basso e medio Fiume Giallo. Durante il periodo della cultura Lóngshān iniziò la costruzione di città, con mura di terra compattata e fossati. Il sito di Taosi è il più grande insediamento fortificato della cultura di Longshan. Gli artigiani di questa cultura conoscevano l'uso del tornio e produssero vasellame di fattura molto pregiata. La coltura del riso era già diffusa, e veniva già praticata la coltura del baco e la produzione di seta.

[modifica] La fase mitica

[modifica] I Tre Augusti e i Cinque Imperatori

Per approfondire, vedi la voce Tre Augusti e Cinque Imperatori.

La storia primitiva della Cina è complicata da studiare per via della mancanza di una lingua scritta e per l'inaffidabilità dei primi documenti nel descrivere fatti accaduti in tempi molto più antichi. In un certo senso un problema può essere rappresentato dalla confusione che in antichità si era creata nel popolo tra fatti e leggende riguardo alle proprie origini. Siti archeologici come quelli di Sanxingdui (三星堆) ed Erlitou (二里頭) mostrano prove di una civiltà dell'età del bronzo in Cina. Comunque, la prima esauriente trattazione sulla storia della Cina, le Memorie di uno storico (史記) di Sima Qian (司馬遷), un rinomato storiografo del II secolo a.C., comincia circa 1300 anni prima, con un racconto dei Tre Augusti e Cinque Imperatori (三皇五帝). Questi governanti erano re semi-mitici ed esempi morali, e uno di loro, l'Imperatore Giallo (黃帝), è definito come l'antenato di tutti i cinesi.

Sima Qian riferisce che il successivo sistema di governo per ereditarietà venne stabilito solo nel periodo successivo, quello della Dinastia Xia (夏朝), e questo modello venne portato avanti nelle successive dinastie Shang e Zhou (周朝). È da questo periodo delle tre dinastie (cinese: 三代; pinyin: sāndài) che si riesce a delineare con chiarezza la storia della Cina.

[modifica] Dinastia Xia

Per approfondire, vedi la voce dinastia Xia.

La dinastia Xia (cinese: 夏; Pinyin: xià). 2100-1800 a.C.. È la prima dinastia ereditaria cinese, sviluppatasi quando sul territorio appaiono le prime forme statali all’interno di una società fortemente stratificata e in cui l’agricoltura, la tecnica, l'artigianato, l’arte vedono un forte impulso. Regnò su una vasta area tagliata dal Fiume Azzuro comprendente le attuali regioni dell’Henan e Shandong a est, Shanxi a ovest, l’Hubei a nord, l’Hebei a sud. A lungo oggetto della tradizione orale, la reale esistenza e storicità di questa dinastia fu a lungo messa in dubbio, e fu ipotizzato fosse solo stata creata dal mito. A fine degli anni cinquanta gli importanti ritrovamenti archeologici nel sito di Erlitou (città di Yanshi, nello Henan) chiarificarono di molto le cose. Durante la dinastia vide la luce una propria cultura collocabile tra la cultura di Longshan e quella Shang antica. Il primo sovrano fu , ricordato soprattutto per le grandi opere di regolazione delle acque e i sovrani furono in tutto 17.
L’esistenza di una organizzazione statale sembra dimostrata delle fondamenta di enormi palazzi a Erlitou. Tali opere non sarebbero state possibili senza mezzi coercitivi e l’utilizzo di abbondante manodopera. La società era fortemente gerarchizzata e questo è riscontrabile nella differenza delle tombe e delle abitazioni. Economicamente la cultura Xia era basata sull’agricoltura. Erano prodotti attrezzi agricoli, vasellame in terracotta e in bronzo; venivano praticati i sacrifici umani. Non sono note le cause della fine della dinastia e della cultura Xia.

[modifica] Storia antica

[modifica] Dinastia Shang

Per approfondire, vedi la voce dinastia Shang.

La dinastia Shang (商朝) o Dinastia Yīn (殷代) (ca. 1600 a.C - ca. 1027 a.C.) è la seconda dinastia cinese, ma solo la prima di cui si abbiano conferme storiche, che regnò sulla parte nordorientale della Cina, nella valle del Fiume Giallo. La dinastia Shang seguì la semi-mitica dinastia Xià e precedette la dinastia Zhōu.

La dinastia Shang sarebbe stata fondata da un comandante che si ribellò all'ultimo sovrano della dinastia Xià. La civiltà Shang era basata sull'agricoltura, e praticava la caccia e l'allevamento di animali. La dinastia Shang aveva sviluppato un complesso sistema di scrittura. Anche la fusione del bronzo e la produzione di vasellame era molto avanzata nel periodo della cultura Shang.

Le Memorie di uno storico di Sima Qian affermano che la capitale della dinastia Shang cambiò sei volte. L'ultimo e il più importante trasferimento fu quello nella città di Yin, nel 1350 a.C., che segnò l'età d'oro della dinastia. La denominazione di dinastia Yin è divantato un popolare sinonimo di dinastia Shang.

A quanto risulta dalle ultime scoperte archeologiche cinesi, la dinastia Shang fu costituita nel 1766 a.C. quando Cheng Tang rovesciò l'ultimo sovrano della Dinastia Xia, ristabilendo la pace e istituendo un governo più umano.
Durante questo periodo dinastico la città più importante fu Yin che divenne capitale e centro sociale-economico della Cina settentrionale.

La forma di governo era teocratica con a capo una successione di re le cui principali funzioni erano forse rituali più che politiche. Il trono, ereditario, venne trasmesso di padre in figlio per trenta generazioni e i nomi dei sovrani vennero registrati da Sima Qian.

Alla dinastia Shang successe la dinastia Zhou (1122-256 a.C.).

[modifica] Dinastia Zhou

Per approfondire, vedi la voce dinastia Zhou.

Alla fine del II millennio a.C., la dinastia Zhou cominciò ad affermarsi nella valle del Fiume Giallo, sconfiggendo la dinastia Shang. Originariamente, era un popolo che viveva nella regione ad ovest del regno degli Shang, e il sovrano dei Zhou, il re Wu, era stato nominato protettore occidentale dal re Shang. Sconfitti gli Shang nella battaglia di Muye, il re Wu invocò il mandato divino per legittimare la sua presa di potere, concetto che fu fondamentale per legittimare il regno di tutte le dinastie seguenti. Durante la dinastia Zhou maturò la filosofia cinese, con personalità come Confucio e Laozi, fondatori del confucianesimo e del taoismo, che influenzarono il pensiero cinese fino ai giorni nostri.

[modifica] Periodo delle Primavere e degli Autunni

Per approfondire, vedi la voce periodo delle primavere e degli autunni.

[modifica] Periodo degli Stati Combattenti

Per approfondire, vedi la voce periodo degli stati combattenti.

[modifica] Il primo Imperatore cinese e la dinastia Qin

Per approfondire, vedi la voce dinastia Qin.

Nel 246 a.C. Ying Zheng divenne re dello stato di Qin e ben presto, grazie alle sue grandi doti strategiche, a un forte esercito e spesso ricorrendo all'inganno e all'assassinio degli avversari, sconfisse gli altri 6 regni che occupavano il territorio cinese: Zhao, Han, Wei, Yan, Qi e Chu. Con la sconfitta di Qi, nel 221 a.C. Ying Zheng realizzò infine l'unificazione della Cina e assunse il titolo di Qin Shi Huangdi (Primo Imperatore della Dinastia Qin). Questo atto fu una sfida alla tradizione perché fino ad allora i termini Huang e Di erano stati utilizzati esclusivamente per indicare i grandi imperatori della più remota antichità, che avevano dato origine alla civiltà. Ying Zheng si poneva così sul loro stesso piano, sottolineando il fatto che non aveva bisogno della tradizione per legittimare il proprio potere. Si accinse quindi a realizzare una serie di riforme, sotto il consiglio del primo ministro legista Li Si, che avrebbero lasciato un'impronta indelebile nella storia cinese. L'antica aristocrazia venne esautorata, le famiglie nobili furono costrette a trasferirsi nella capitale Xianyang, l'intero territorio venne diviso in distretti raccolti in governatorati, tutte le unità di misura vennero unificate così come la moneta e la scrittura. Per favorire la comunicazione tra le diverse regioni venne imposto un unico scartamento assiale per i carri e fu costruita un'ampia rete stradale per un totale di circa 6.000 km. Shi Huang Di produsse un rinforzamento delle difese settentrionali del paese innalzate per proteggere il paese dalla incursioni dei cosiddetti barbari Hsiungnu. L'opera, secondo lo storico cinese Sima Qian, venne affidata al generale Meng Tian e al suo esercito di 300.000 uomini. L'obiettivo imperiale doveva essere quello di collegare i vari pezzi di muraglia già esistenti ottenendo, come risultato, la Grande muraglia. Affinché nessuno potesse dubitare della sua autorità invocando la tradizione, accolse la proposta di Li Si e nel 213 a.C. decretò che tutti i testi antichi fossero bruciati per cancellare il ricordo del passato, fatta eccezione per quelli di argomento scientifico e tecnico.

I fattori che determinarono la caduta della dinastia furono numerosi, innanzitutto la frenesia con cui Shi Huang Di aveva attuato la sua politica e la spietatezza dei metodi punitivi da lui adottati, come il principio della responsabilità collettiva (se una persona commette un reato, tutto il suo clan d'appartenenza ne sarà colpevole). Migliaia di contadini erano stati costretti ad abbandonare i campi per andare a combattere o per partecipare ai lavori di costruzione della Muraglia, delle strade, dei canali e dei palazzi imperiali. Le realtà locali furono sconvolte anche a causa dell'unificazione della moneta e del sistema di scrittura.

La dinastia non sopravvisse alla morte del suo primo imperatore nel 210 a.C., il governo non fu in grado di gestire la situazione e l'azione della corte fu pressoché paralizzata da intrighi a corte e lotte per il potere. A seguito di un complotto attuato dal primo ministro Li Si e dall'eunuco Zhao Gao, l'erede al trono fu costretto a suicidarsi. Zhao Gao si sbarazzò anche di Li Si, che fu imprigionato e messo a morte. Al trono fu posto Er HuangDi (Secondo Imperatore), secondogenito di Shi HuangDi, che venne anch'egli presto ucciso. Il potere passò a Zi Ying, nipote del primo Imperatore, il quale non osò assumere il titolo di Terzo Imperatore. Mentre il governo era dilaniato da lotte intestine, nel 209 a.C. scoppiò una grande rivolta popolare che si espanse per tutto l'Impero. Le forze principali dei ribelli erano comandate da Xiang Yu, che nel 206 ottenne la resa di Qin, mise a sacco la capitale e fece uccidere l'Imperatore Zi Ying, e da Liu Bang, che trasferì la capitale a Chang'An e, nel 206 a.C., si proclamò Imperatore della nuova dinastia Han, assumendo in seguito il nome di GaoZu.

[modifica] Dinastia Han

Per approfondire, vedi la voce dinastia Han.

[modifica] Tre Regni

Per approfondire, vedi la voce periodo dei tre regni.

[modifica] Dinastia Jin e Periodo dei Sedici Regni

Per approfondire, vedi le voci dinastia Jìn e Sedici regni.

Dopo il periodo dei tre regni, la riunificazione avvenne sotto la dinastia Jìn, che può essere divisa in due fasi: la dinastia Jìn occidentale (265 - 316), che fu in grado di unificare la Cina, e la dinastia Jìn orientale (317 - 420), che continuarono a governare il sud della Cina

Nell'anno 263, le truppe del Regno Wei conquistavano lo stato di Shu, cosicché i tre regni divennero due. Nel 265, Sima Yan, della prestigiosa famiglia Sima, discendente di Sima Qian, sconfisse l'imperatore Wei, togliendo così il potere alla famiglia Cao, e instaurando la dinastía Jin. Nell'anno 280, i Jin conquistarono il regno di Wu, di modo che riuscirono a riunificare sotto la nuova dinastia l'antico impero Han.

Comunque non durò molto tempo. La corte Jin in Luoyang fu sempre più minacciata dai popoli nomadi del nord che avevano formato vari stati ed avevano una grande tradizione militare difatti riuscirono a conquistare le capitali della dinastia Jin; Luoyang nel 311, e Chang'an nel 316. Così lo stato Jin scomparì dal nord della Cina, che rimase diviso in ben sedici regni. La conquista del nord da parte dei popoli nomadi o seminomadi provocò un importante esodo della popolazione verso il sud. La corte Jin si ricostituì nella città di Jiankang, molto più a meridione, vicino alla attuale Nanjing, dove continuarono a governare fino al 420. Gli storici cinesi hanno così dato il nome di "periodo dei Sedici regni" all'epoca compresa fra il 304 e il 439, durante la quale il nord della Cina attraversò una fase di frammentazione politica e di caos. Questi sedici regni inoltre erano retti da popoli di etnia non cinese.

[modifica] Periodo delle Dinastie del Nord e del Sud

Per approfondire, vedi la voce dinastie del nord e del sud.

Sarà un altro popolo di etnia non cinese, i tuoba, coloro che riuscirono ad unificare il nord della Cina sconfiggendo tutti questi piccoli stati e proclamando la dinastia Wei del Nord nel 440. Con il settentrione unificato, la Cina rimase divisa in due stati: quello nordico, nel quale si succederanno le cosiddette dinastie settentrionali: Wei del Nord, Wei del Est, Wei del Ovest, Qi del Nord y Zhou del Nord; e un altro al sud, nel quale, essendo sconfitto l'ultimo imperatore Jin nel 420, si succederanno quattro dinastie nella corte di Jiankang: i Song, Qi, Liang e Chen.

[modifica] Dinastia Sui

Per approfondire, vedi la voce dinastia Sui.

[modifica] Dinastia Tang

Per approfondire, vedi la voce dinastia Tang.

[modifica] Periodo delle Cinque dinastie e dieci regni

Per approfondire, vedi la voce cinque dinastie e dieci regni.

Dopo la fine della dinastia Tang, con la fondazione della dinastia Liang nel nord della Cina, inizia una fase di instabilità in cui, in un breve periodo, si succederanno cinque dinastie nel settentrione della Cina (dinastia Liang Posteriore, dinastia Tang Posteriore, dinastia Jin Posteriore, dinastia Han Posteriore e dinastia Zhou Posteriore), frattanto, nel sud apparirono dieci regni indipendenti. Questa epoca, dal 907 al 960, gli storici cinesi la conoscono come il "periodo delle Cinque Dinastie e Dieci Regni", o semplicemente "delle Cinque Dinastie".

[modifica] Dinastia Song

Per approfondire, vedi la voce dinastia Song.

[modifica] Dinastia Yuan

Per approfondire, vedi la voce dinastia Yuan.

[modifica] Dinastia Ming

Per approfondire, vedi la voce dinastia Ming.

[modifica] Dinastia Qing

Per approfondire, vedi la voce dinastia Qing.

[modifica] La rivoluzione cinese

Per approfondire, vedi la voce Rivoluzione cinese.

Con Rivoluzione e Repubblica Cinese si intende il periodo compreso tra il 1911 (rivolta di Wuchang) ed il 1949 (proclamazione della Repubblica popolare cinese).

[modifica] La Repubblica popolare cinese

Nel 1950 furono introdotte una serie di riforme, fra cui quella agraria (ripartizione delle terre) e quella sul matrimonio (divorzio e libertà della donna). Circa 5.000 missionari cristiani furono espulsi e nel periodo di terrore della riforma agraria (1950-1952) furono sterminati milioni di contadini e proprietari terrieri.

Nelle campagne dei Tre contro (Sanfan) e Cinque contro (Wufan) l’obiettivo fu costituito dalla “corruzione” degli industriali e dei capitalisti cinesi, cosa che costituì un pretesto per la nazionalizzazione di numerose imprese.

Il primo piano quinquennale (1953-1957, attuato a partire dal 1955) denotò una forte impronta sovietica nel privilegiare l’industria pesante a scapito della tradizionale risorsa economica cinese, l’agricoltura.

Nel 1956 col discorso Sui dieci grandi rapporti, Mao Zedong volle esporre la nuova visione socialista dei rapporti sociali, lanciando contemporaneamente la campagna dei Cento fiori. Quest’ultimo movimento era aperto agli intellettuali, che furono incoraggiati a partecipare al dibattito sull’evoluzione dello stato socialista; ben presto però questi iniziarono a criticare aspramente il governo, per cui si rese necessaria una campagna correttiva denominata Campagna contro la destra in cui mezzo milione di funzionari e intellettuali furono destituiti o mandati ai lavori forzati.

Pur essendo stato predisposto un secondo piano quinquennale, esso perse importanza di fronte al grande balzo in avanti (1958-1960), nel quale si avvertì un significativo distacco dalla linea dell’Unione Sovietica: venne avviata la collettivizzazione delle terre ed incoraggiato ogni sforzo per la produzione di materiali industriali come l’acciaio. Il Grande balzo in avanti ebbe esiti fallimentari, causando una carestia nella quale si stima siano morte decine di milioni di persone.

Nel 1959, in seguito alla repressione della rivolta di Lhasa, il Dalai Lama fuggì in esilio in India, ove costituì il Governo tibetano in esilio. Quello stesso anno il maresciallo Peng Dehuai criticò Mao Zedong definendo il Grande Balzo “espressione di un fanatismo piccolo borghese”, e venne destituito immediatamente dopo. Come reazione la destra del Partito, nella persona del sindaco di Pechino Peng Zhen e del suo vice, lo scrittore Wu Han, iniziarono a diffondere ed a rappresentare il dramma teatrale La destituzione di Hai Rui. Questo si rifaceva all’episodio storico dell’ingiusta destituzione dell’integerrimo funzionario imperiale Hai Rui, celandosi dietro la figura di costui quella dello stesso Peng Dehuai.

Nel 1962 vi fu la breve guerra di frontiera Cino-indiana, che si concluse a favore della Cina.

Negli anni successivi si assistette ad una radicalizzazione della lotta tra la destra e la sinistra del partito, quest’ultima sotto la guida di Mao Zedong e Lin Biao, che si proponevano una maggiore politicizzazione della società. Fu creato a questo scopo il movimento di educazione socialista, che trovò però scarso consenso; la destra cercò infatti di delimitare questo movimento in ambito puramente intellettuale e culturale (tesi di febbraio), ed ebbe così inizio la rivoluzione culturale (1965-1969). La sinistra istituì un “gruppo per la rivoluzione culturale”, presieduto da Chen Boda e guidato dalla cosiddetta “banda dei quattro”, e volle coinvolgere gli studenti delle scuole secondarie, i quali furono invitati a lasciare gli studi per organizzare ovunque delle sedute di indottrinamento politico e di distruzione della “vecchia cultura”, culminando in episodi di fanatismo quali la Comune di Shanghai. Il movimento, oltrepassando le intenzioni degli ideatori ebbe l’effetto di minare seriamente le basi dell’organizzazione statale, e per estinguerlo si dovette ricorrere alla forza militare.

Nel 1971 morì Lin Biao in un incidente aereo. Nello stesso anno il segretario di stato americano Henry Kissinger visitò segretamente la Cina, che pochi mesi dopo venne ammessa all’ONU occupando il posto di Taiwan. Nel 1972 seguì la visita del presidente americano Nixon.

Nel 1973 iniziò un nuovo contrasto tra la sinistra e la destra del partito, prima sotto l’insegna della campagna contro Confucio (ove per Confucio si intendeva attaccare Zhou Enlai), che suscitò come risposta da parte di quest’ultimo la critica a Lin Biao, critica a Confucio. Nello stesso periodo Deng Xiaoping ricomparve sulla scena pubblica.

Nel 1975 Zhou Enlai avanzò il piano delle quattro modernizzazioni (industria, agricoltura, difesa, scienza).

L’8 gennaio 1976 moriva Zhou Enlai, e il 9 settembre scomparve anche Mao Zedong. Ad ottobre venne arrestata la “banda dei quattro” mediante un’azione di polizia. Nell’aprile era stato designato Hua Guofeng come primo ministro, un funzionario che si schierò con l’ala radicale estromettendo il “moderato” Deng Xiaoping, la cui linea trionfò a partire da un paio d’anni dopo.

Nei primi anni ’80 iniziarono le riforme economiche che portarono al ritorno di una limitata proprietà agricola, alla liberalizzazione di alcuni settori del mercato ed all’istituzione delle “zone economiche speciali”, sottratte alla legislazione economica nazionale ed aperte agli investimenti stranieri ed infine alla revisione del sistema abitativo urbano. Nel 1984 furono abolite le comuni popolari.

Nel 1986 la corrente riformista guidata da Hu Yaobang lanciò il movimento del doppio cento richiamandosi a quello dei cento fiori (1956), secondo cui si proponeva una maggiore separazione tra le funzioni del Partito e quelle dello Stato. Seguirono manifestazioni studentesche di sostegno a Hu Yaobang. Quest’ultimo morì il 15 aprile 1989, e nelle commemorazioni gli studenti invocarono la democrazia. Gli organi di stampa replicarono che si trattava solo di pochi gruppi di “controrivoluzionari”, allora gli studenti iniziarono le manifestazioni che continuarono con gli scioperi della fame e gli applausi a Gorbachëv, in quel momento in visita ufficiale in Cina e considerato il campione delle riforme in Unione Sovietica. Le proteste culminarono nelle giornate del 16 e 17 maggio 1989 presso piazza Tiananmen a Pechino, quando l’esercito disperse i manifestanti sparando sulla folla. Probabilmente l’ordine di aprire il fuoco arrivò dalla stessa dirigenza, preoccupata che il movimento democratico potesse pregiudicare le riforme economiche.

Negli anni ’90 l’economia cinese, con la nuova formula economia socialista di mercato (1992) ha registrato una crescita significativa ed a tratti eccessiva, tanto da rendersi necessarie talvolta manovre di freno alla stessa.

Deng Xiaoping si ritirò dalla vita politica attiva nel 1992 e morì il 19 febbraio 1997. Nel luglio 1997 Hong Kong ritornò alla Cina, e la seguì Macao nel 1999.

Nel novembre 2002 Hu Jintao successe a Jiang Zemin alla segreteria generale del Partito Comunista Cinese.

Nel 2003 Hu Jintao fu designato presidente della Repubblica popolare cinese.

Nel 2007 il parlamento cinese ha votato una legge che consente la proprietà privata ai suoi cittadini. Un passo storico per una nazione ufficialmente comunista[1].

[modifica] Altri progetti

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ Torna la proprietà privata in Cina da Repubblica.it
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