Matteo Ricci

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Miniatura raffigurante Matteo Ricci con indosso tradizionali vesti cinesi

Padre Matteo Ricci (Macerata, 6 ottobre 1552Pechino, 11 maggio 1610) è stato un gesuita, matematico, cartografo e sinologo italiano. È stato proclamato Servo di Dio il 19 aprile 1984.

La sua azione missionaria nel territorio cinese negli anni che vanno dal 1582 fino alla sua morte (nel 1610), ha segnato la ripresa del cattolicesimo cinese in concomitanza con tanti altri missionari non solo gesuiti ma anche francescani e domenicani, dopo un lungo silenzio che durava dal XIII secolo. L'ultima presenza cattolica in Cina può essere considerata la missione del francescano Giovanni da Montecorvino[1].

Vissuto al tempo della Dinastia Ming, padre Matteo Ricci ha impresso un forte impulso all'azione evangelizzatrice ed è riconosciuto come uno dei più grandi missionari della Cina. Il suo nome in mandarino era Lì Mǎdòu (利瑪竇), dalla traslitterazione delle proprie iniziali nei suoni cinesi mentre nella cerchia dei mandarini ricevette il titolo onorifico[senza fonte] di Studioso confuciano del grande Occidente (泰西儒士, Tàixī Rúshì).

La vita[modifica | modifica sorgente]

Dalla nascita al 1582[modifica | modifica sorgente]

Nacque in una famiglia nobile di Macerata, in una regione in cui in quegli anni vissero persone capaci di coniugare fede e umanesimo. Iniziò gli studi nel 1561 nel Collegio dei Gesuiti della città natale. Nel 1568 fu inviato dal padre a Roma per studiare giurisprudenza al Collegio Romano. Attratto dagli ideali e dalle attività dei Gesuiti, entrò nella Compagnia di Gesù nel 1571 a Sant'Andrea al Quirinale. Si dedicò poi a studi scientifici ed in particolare ad astronomia, matematica, geografia e cosmologia sotto la guida di diversi maestri, tra i quali il tedesco padre Cristoforo Clavio e padre Alessandro Valignano da Chieti. Sotto l'influsso di quest'ultimo maturò la decisione di dedicarsi ad attività missionarie. Nel 1573 padre Alessandro Valignano venne nominato "Visitatore" delle missioni delle Indie Orientali. Poco prima, nel 1571 Ricci era stato testimone della cruenta battaglia di Lepanto. Nel 1577 si trasferì a Coimbra, in Portogallo, per prepararsi all'apostolato in Asia; nel marzo 1578, in ottemperanza delle strategie del Visitatore, salpò da Lisbona per l'India con 14 confratelli. Il 13 settembre giunse a Goa, avamposto portoghese sulla costa indiana. Qui trascorre alcuni anni, insegnando materie umanistiche nelle scuole della Compagnia. Nel 1580 fu ordinato sacerdote a Kochi (India), dove celebrò la prima messa il 26 luglio. Nel 1582, su espressa richiesta di padre Alessandro Valignano, Visitatore delle missioni gesuite in Asia e come tale diretta emanazione del Superiore Generale, lasciò l'India e partì per la Cina, paese nel quale i Gesuiti, fin dalla fondazione dell'ordine nel 1534, desideravano recarsi. Il piano per le Missioni gesuite in Cina era stato preparato dal Valignano nel 1578 con apposite istruzioni scritte al padre provinciale di Macao. Nel 1582 padre Alessandro Valignano scrisse il saggio "Il cerimoniale per i missionari del Giappone", sostituito dieci anni dopo dal "Libro delle Regole" dello stesso Valignano, che furono le basi teoriche del metodo dell'inculturazione e dell'adattamento utilizzato e sviluppato da tutti i missionari dell'epoca in Asia, a partire da Matteo Ricci.

La missione in Cina[modifica | modifica sorgente]

Il 7 agosto 1582, dopo due mesi di viaggio, Ricci sbarcò a Macao con il confratello Michele Ruggieri e visse inizialmente nella Cina meridionale, essendo il resto del paese proibito agli stranieri. Qui, indossati gli abiti di bonzo, si dedicò all'apprendimento della lingua e dei costumi cinesi e produsse la prima edizione della sua opera cartografica, intitolata Grande mappa dei diecimila Paesi, che univa le conoscenze geografiche dei cinesi a quelle degli occidentali.

Matteo Ricci impiegò 18 anni prima di riuscire a stabilirsi nella capitale imperiale Pechino. In questo periodo fondò cinque residenze in Cina.

Il 10 settembre 1583 Ricci ed il confratello Michele Ruggieri ottennero dalle autorità cinesi il permesso di stabilirsi a Shao-ch'ing (Zhaoqing), ad ovest di Canton, sede del viceré del Kwantung e Kwansi, dove operò vestito da bonzo. Seguendo la via teorica tracciata dal suo maestro e superiore padre Alessandro Valignano, «Farsi cinese con i cinesi» diventò presto il suo motto. Ottenne il permesso di costruire una chiesa, che venne edificata in due anni.

Nel 1588 Valignano inviò Ruggieri dal Papa per sollecitare la predisposizione di una ambasceria in Cina. Ricevette esito negativo. Ruggieri si ritirò in Italia fino alla morte.

Nel 1589 Matteo Ricci si trasferì a Shao-Chou, dove entrò in stretta amicizia con lo studioso confuciano Chu T'ai‑su; gli insegnò le nozioni basilari della matematica e gli mostrò un'invenzione tipicamente occidentale come l'orologio; questo gli valse la possibilità di entrare nei circoli dei mandarini, gli alti funzionari imperiali. In questo periodo egli perfezionò la lingua e riuscì a conoscere in profondità le culture del mondo cinese. Qui costruì la sua seconda chiesa, in stile locale.

Nel 1593 padre Alessandro Valignano approvò le metodologie d'apostolato di Ricci, mutuate ed adattate dalle sue proprie teorie già applicate in Giappone, e lo spronò a recarsi a Pechino.

Nel 1594 Valignano fondò a Macao il "Collegio", centro per tutti i missionari di stanza in Cina ed in Giappone. Fu la prima Università dell'Asia orientale.

Nel 1595 Ricci progettò di recarsi a Nanchino e Pechino, partì il 18 aprile al seguito di un gran Mandarino che si recava a queste due città, ma fu fermato poco dopo l'inizio del viaggio. Il 28 giugno si stabilì a Nanchang (circa 1.460 km da Pechino), capoluogo del Jiangxi, fondandovi la terza residenza. A Nanchang, su richiesta del Principe di Kienan, raccolse e tradusse in cinese i Detti dei nostri filosofi e dei nostri santi sull'amicizia: fu la prima opera scritta in cinese da Ricci, primo sinologo europeo. Compose inoltre il Palazzo della memoria, un trattato di mnemotecnica che riscosse un grande successo.

Nel 1597 Ricci fu nominato Superiore della Missione di Cina.

Al seguito del Ministro dei Riti, che intendeva fargli riformare il calendario cinese, il 25 giugno 1598 Ricci lasciò Nanchang alla volta di Nanchino (circa 1.000 km da Pechino). Ritornato a Nanchino il 6 febbraio 1599, decise di fondare in quella città un'altra residenza. Ricci perfezionò il dizionarietto portoghese-cinese su cui lavorava da anni (fu il primo lavoro sinologico del genere) annotando toni e consonanti aspirate. Completò anche una parafrasi latina dei "Quattro libri" confuciani (四书) e tracciò tre carte geografiche del mondo in lingua cinese: la prima suscitò stupore e indignazione nei suoi interlocutori cinesi, perché Ricci - seguendo la tradizione cartografica occidentale - aveva posizionato l'Europa al centro del planisfero lasciando la Cina vicino al margine destro, il che appariva inaccettabile perché il nome stesso dell'Impero significa «Regno di Mezzo»; per evitare incomprensioni, nelle carte successive Ricci si sforzò di porre sempre la Cina al centro del planisfero. Egli introdusse inoltre nella cultura cinese i primi elementi di geometria euclidea. Il mandarino Wan Pan fu incuriosito dall'opera di Ricci, in particolare dagli orologi, e lo invitò alla sua corte, a Nanchino.

Il 24 gennaio 1601 Ricci fece il suo ingresso a Pechino. Tre giorni dopo, ammesso a corte, Ricci offrì alcuni quadri religiosi raffiguranti il Salvatore, la Madonna e San Giovanni, assieme ad altri doni di vario genere.

Ricci e Xu Guangqi in una illustrazione del 1670

Gli studi condussero Matteo Ricci ad approfondire i concetti di inculturazione e adattamento, già teorizzati, ed applicati in India e Giappone, ed in maniera ben diversa tra i due posti, dal Valignano. Analogamente, alle prese con il problema di creare un ponte tra due culture lontane, Ricci ritenne che la filosofia greca fosse quella più vicina al confucianesimo e perciò in grado di aprire le porte del continente asiatico al cristianesimo. Valignano si rese conto che l'approccio "ponte" del buddismo, adottato da padre Ruggieri nel presentarsi e nel redigere il catechismo in cinese, non avrebbe avuto buoni risultati sia per la scarsa autorevolezza dei bonzi in quel periodo storico, sia perché ricordava l'analogo fallimento di padre Francesco Saverio in Giappone, scambiato per l'esponente di una nuova setta buddista indiana. Valignano esonerò di fatto Ruggieri ed ordinò a Matteo Ricci di rifarsi al Confucianesimo cinese e di redigere un nuovo catechismo. Ricci e i suoi confratelli nel 1594 lasciarono gli abiti da bonzi buddisti, ed iniziarono a prendere nomi cinesi (Li Ma Tou, dove Li sta per l'iniziale del cognome Ri, e Ma Tou come suono più vicino al nome Matteo) ed a vestirsi come tali, con le tuniche al posto della veste. Scelsero così di apparire come "letterati" confuciani, si lasciarono crescere barba e capelli e si fecero portare in portantina da tre servi. In questo contesto Ricci ebbe la grande intuizione di identificare il cristianesimo come il naturale sviluppo del confucianesimo iniziale, da un lato facendo intendere che il cristianesimo era una pianta già seminata in oriente e non trapiantata da stranieri, dall'altro lato spazzando via in tal modo le sovrastrutture "filosofico-teologiche" confuciane più recenti che sarebbero andate in contrasto col catechismo. Queste innovazioni ricevettero il consenso del padre generale della Compagnia, Claudio Acquaviva, e di papa Clemente VIII. In un dibattito con i letterati confuciani, l'opinione di Ricci, secondo cui il culto dei cinesi verso gli antenati poteva essere accolto e integrato nella pratica religiosa cristiana, fu apprezzata dai mandarini e dagli eruditi cinesi. Ma nel mondo cristiano, nei decenni seguenti, esponenti di altri ordini religiosi (soprattutto gli ortodossi francescani e domenicani, peraltro molto legati, dal punto di vista politico, alla avversaria potenza spagnola), ritennero che alcuni aspetti di quei culti fossero contrari ai dettami della religione cristiana fino a sfociare, dopo la morte di Ricci, in aperto, e vincente, contrasto teologico.

Alla corte dell'imperatore[modifica | modifica sorgente]

Nel 1600 Ricci ritentò la strada per Pechino rivolgendosi direttamente all'imperatore Wan Li (万历, niánhào dell'imperatore Shénzōng 神宗, regnante 1572-1620). In una missiva il gesuita menzionava l'amicizia con la Cina ed esprimeva ammirazione per la sua straordinaria cultura. L'imperatore rispose con un editto che ordinava al gesuita di salire a Pechino e di presentarsi con dei doni. Risalì per oltre 600 chilometri il Canale Imperiale, ma appena arrivato fu fatto prigioniero da Ma Tang, uno dei più potenti eunuchi di corte; dopo sei mesi, nel gennaio 1601, aiutato da Mandarini amici, venne ospitato nel Palazzo degli Stranieri.
Ricci fu ricevuto a Corte (anche se non fu presentato all'imperatore) ed ottenne il permesso di trasferirsi nella capitale. Nel 1602 fu inaugurata la prima missione cristiana a Pechino.
In poco tempo Ricci divenne amico delle élite del Paese ed ebbe licenza di celebrare la messa in pubblico. Altri 40 padri gesuiti si unirono a lui.

Padre Matteo Ricci introdusse nella cultura cinese i primi elementi di geometria euclidea, di geografia e di astronomia con l'uso del sestante. Nel 1603 avviò la polemica antibuddhista pubblicando il Tiānzhǔ shíyì (天主實義, «Il vero significato del Signore del cielo») dove accusava di "arroganza" il Buddha Shakyamuni fondatore del Buddhismo[2]. Questa pubblicazione provocò la reazione di intellettuali e monaci buddhisti, come Yúnqī Zhū Hóng (雲棲祩宏, 1535-1615) e Ŏuyì Zhìxù (蕅益智旭, 1599–1655), che a loro volta pubblicarono studi critici e polemici nei confronti del Cristianesimo.

Nel 1606 i tempi erano maturi per l'arrivo del Visitatore padre Alessandro Valignano nelle missioni cinesi fino a Pechino ma pochi giorni prima della partenza da Macao, Valignano morì. Matteo Ricci ne ebbe a scrivere in una missiva al Superiore Generale: "Quest'anno, oltre agli altri travagli che mai ce ne mancano, avessimo questo molto grande della morte del padre Valignano padre di questa missione, con la perdita del quale restassimo come orfani, e non so con che Vostra Paternità ce la possa ristorare" e ne scrisse anche "fu notato da tutti aver Iddio permesso che questo regno non potesse godere dell'aiuto di due grandi servi di Iddio, il Beato padre Francesco Saverio et il padre Alessandro Valignano, che desiderarono tanto entrare in questo regno per il bene di tante anime, et ambedue morirono alla porta di esso senza potere porre in opera il loro desiderio". Matteo Ricci diventa la più elevata personalità gesuita in Asia.

Nel 1609 fondò la Confraternita della Madre di Dio e dette inizio ai lavori della prima chiesa pubblica di Pechino.
L'11 maggio 1610, prima che la costruzione fosse terminata, padre Matteo Ricci morì a cinquantotto anni e fu sepolto nel giardino di Shal a Pechino, ove si trova tuttora. Se eccettuiamo Padre Alessandro Valignano, sepolto a Macao, all'epoca territorio cinese sotto sovranità portoghese, Matteo Ricci fu il primo straniero europeo, non diplomatico, ad essere sepolto in Cina. Nella sua vita aveva convertito, direttamente o indirettamente, tremila persone.

Dopo la sua morte i suoi contributi vennero pienamente riconosciuti dall'imperatore Wanli e le sue spoglie vennero sepolte nel cimitero di Zhalan, in un terreno che oggi costituisce il parco della Scuola di Amministrazione di Pechino.

L'opera culturale e scientifica[modifica | modifica sorgente]

Matteo Ricci si adoperò per introdurre presso i cinesi la scienza occidentale. Per dimostrare lo stato avanzato raggiunto dalla tecnologia europea, mostrò nei suoi incontri con i letterati confuciani e le personalità importanti un orologio automatico e la carta geografica del globo. Avendo trovato delle somiglianze tra la cultura confuciana ed alcuni aspetti della filosofia greca e latina, Ricci fece conoscere ai cinesi alcune opere fondamentali del pensiero occidentale. Tradusse in cinese il Manuale di Epitteto, intitolandolo "Il libro dei 25 paragrafi" e parafrasandone in senso cristiano molti passi.

Tomba di Ricci nel cortile posteriore del Collegio Amministrativo di Pechino

Nel 1607 Ricci, insieme con il matematico cinese convertito Xu Guangqi, tradusse i primi libri degli Elementi di Euclide in cinese. Inoltre Ricci si dedicò alla realizzazione di un atlante mondiale in cinese, curando personalmente la traduzione dei nomi europei nella lingua locale. Molte dei nomi da lui coniati sono usati tutt'oggi in Cina. Ricci, inoltre, introdusse in Europa molti aspetti della civiltà cinese, presentandoli in genere sotto una luce favorevole. In ciò ebbe un ruolo importante l'opera del gesuita fiammingo Nicolas Trigault, che tradusse in latino i suoi diari di viaggio, fornendo una versione ancora più idealizzata della classe dirigente cinese.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Gli è stato dedicato un cratere lunare di 71 km di diametro[3].

Celebrazioni di Matteo Ricci dal XX secolo ad oggi[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • È generalmente indicata in Matteo Ricci l'origine della citazione Gesuiti euclidei, vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori, della dinastia dei Ming, scritta da Franco Battiato nella canzone Centro di gravità permanente (La voce del padrone). L'errore storico sarebbe l'aver usato "bonzi" al posto di "mandarini": il gesuita smise infatti i panni di Bonzo, monaco buddista di poca considerazione nella Cina dell'epoca, e ricevette quelli di Mandarino, maestro e letterato, alto funzionario statale a cui era permesso vivere nella Città Proibita.
  • Uno dei palazzi che ad Ancona ospitano gli uffici della Giunta regionale delle Marche è chiamato "Palazzo Li Madou", il nome cinese di padre Matteo Ricci.
  • Il presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, nel suo discorso alla Camera dei deputati del 24 giugno 2014 in vista del semestre di presidenza italiana della Commissione Europea, parlando a braccio, ha erroneamente sostenuto che Matteo Ricci e Marco Polo sono nati in Cina.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Matteo Ricci compose in cinese più di 20 opere di matematica, astronomia e religione. Le principali sono:

  • Matteo Ricci, Mappamondo cinese,
  • Matteo Ricci, Genuina nozione del Signore del Cielo,
  • Matteo Ricci, Commentari
  • Matteo Ricci, Dell'amicizia, Nanchang, 1595[5]
  • Matteo Ricci, Trattato dei quattro elementi, 1599-1600
  • Matteo Ricci, Trattato sulle costellazioni[6]
  • Matteo Ricci, Sommario della dottrina christiana, 1605
  • Matteo Ricci, Dieci capitoli di un uomo strano, Pechino, 1608
  • Matteo Ricci, Della entrata della compagnia di Giesù e Christianità nella Cina, Pechino, 1609

(a cura di P. Pietro Tacchi Venturi,) Opere storiche del P. Matteo Ricci S. I., Comitato per le Onoranze Nazionali, 2 voll., Macerata, 1911-13.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (1247-1328), Frate Minore, primo vescovo di Khanbalik, l'odierna Pechino, inviato alla corte del Gran Khan del Cathay dal Papa Nicolò IV nel 1288. Cfr. Giuseppe Buffon, Khanbaliq. Profili storiografici intorno al cristianesimo in Cina dal medioevo all’età contemporanea (XIII-XIX sec.), Ed. Antonianum, Roma 2014
  2. ^ Beverley Foulks (Harvard University, Ph.D. Candidate). "Duplicitous Thieves: Ouyi Zhixu’s Criticism of Jesuit Missionaries in Late Imperial China", Chung-Hwa Buddhist Journal, 2008, 21, pp. 55-75)
  3. ^ (EN) Moon: Riccius
  4. ^ Padre Ricci, inaugurata la mostra a Pechino. "Nuovi amici per le Marche"., Il Resto del Carlino, 8 febbraio 2010. URL consultato il 9 febbraio 2010.
  5. ^ Feng Yingjing fece stampare una nuova edizione a Pechino nel 1601, con prefazione di Feng Yingjing.
  6. ^ Tradotto in cinese nel 1601 da un letterato, discepolo del Ricci, di nome Li Zhicao.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Filippo Mignini, Matteo Ricci. Il chiosco delle fenici, Ancona, Il Lavoro editoriale 2005
  • Filippo Mignini, "Matteo Ricci. Alle radici dei moderni rapporti culturali tra Italia e Cina", in Il Veltro, Roma, a. LIV, n. 1-2, gennaio-aprile 2010, pp. 11–31.
  • Margherita Redaelli, Il Mappamondo con la Cina al Centro. Fonti Antiche e Mediazione Culturale nell'Opera di Matteo Ricci sj, Pisa, Ets, 2007
  • Michela Fontana, Matteo Ricci. Un gesuita alla corte dei Ming, Milano, Mondadori, 2005
  • Giulio Andreotti, Un Gesuita in Cina, Milano, Rizzoli, 2001
  • Gianni Criveller, Matteo Ricci, Missione e Ragione, Milano, Pimedit 2010

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