Storia della Thailandia

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1leftarrow.pngVoce principale: Thailandia.

La storia della Thailandia è riferita ai territori dove si trova l'odierno Regno di Thailandia, ai popoli che li hanno abitati e agli Stati che hanno esercitato su di essi il proprio dominio. In un'accezione più ristretta, la storia di Thailandia si riferisce allo Stato unitario che ha unificato tali territori, noto fino al 1939 come Siam e che in seguito ha assunto la denominazione di Regno di Thailandia, nonché agli eventi che portarono alla sua formazione. Tali eventi si possono ricondurre alla progressiva affermazione nella regione dei vari Stati costituiti a partire dal XIII secolo dal popolo thai, che comprendono in ordine cronologico i regni di Sukhothai, Ayutthaya, Thonburi e Rattanakosin.

Preistoria[modifica | modifica wikitesto]

Scavi archeologici in Thailandia del Nord, del Nordest e Centrale hanno portato alla luce manufatti in pietra risalenti al 500.000 a.C. Questi reperti del paleolitico inferiore testimoniano l'esistenza nella zona di alcuni tra i primi esseri umani di cui vi sia traccia al mondo. Lo stanziamento più antico rinvenuto nel Paese, risalente a 37.000/40.000 anni fa, è quello della grotta Lang Rong Rian nella provincia di Krabi, nella Thailandia peninsulare, dove sono stati trovati scheletri umani, vasellame ecc.[1][2]

Fin dai tempi remoti, le maggiori migrazioni verso il sudest asiatico furono quelle provenienti dalla Cina meridionale, che diedero luogo a partire da circa 20.000 anni fa alle prime fiorenti comunità della regione. Lo sviluppo culturale fu condizionato principalmente da fattori ambientali. Le fitte foreste nella valle del Chao Phraya e nella zona della penisola malese assicuravano una tale quantità di cibo con la caccia e raccolta che per lungo tempo gli abitanti di quelle aree non ebbero bisogno di coltivare. Gli abitanti delle zone montane si dedicarono invece all'agricoltura e furono i primi della regione a darsi una struttura sociale.[3]

Gli archeologi hanno stabilito che le Grotte degli Spiriti, una rete di caverne nella provincia di Mae Hong Son, nell'estremo nord-ovest del Paese, ospitarono stanziamenti umani datati tra l'11.000 a.C. ed il 5.500 a.C. e conservano le prime tracce di coltivazioni ritrovate in Thailandia.[4] Stanziamenti risalenti al neolitico sono stati ritrovati in diverse località fluviali.

Ban Chiang[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ban Chiang.
Vasellame rinvenuto nel sito di Ban Chiang, conservato nel locale museo archeologico

Uno dei siti archeologici più interessanti è quello di Ban Chiang, in provincia di Udon Thani, nella parte nordorientale del Paese, in una zona ricca di acqua dove una fiorente comunità agricola si stabilì tra il 2100 a.C. e il 200 a.C. (un errore di datazione aveva posto oltre il 3000 a.C. l'origine di tale sito, che in tal modo risultava inspiegabilmente troppo evoluto[1][5]), dedicandosi alla coltivazione del riso e alla lavorazione del bronzo. Si tratta dello stanziamento più antico scoperto nel mondo per quanto riguarda la lavorazione del bronzo e uno dei primi per la coltivazione del riso. Gli abitanti di Ban Chiang svilupparono un maggiore livello di perfezione nella metallurgia rispetto a quella prodotta in Cina a quei tempi.

È stato ipotizzato che non avessero un re, non conoscessero le guerre e che il bronzo venisse usato per fabbricare armi con cui andare a caccia, decorazioni, attrezzi da lavoro ed utensili domestici. I reperti venuti alla luce hanno messo in evidenza che a Ban Chiang veniva usato nell'agricoltura il bufalo d'acqua e che il riso era la principale fonte di sostentamento. Erano attivi l'artigianato tessile, la produzione di terracotta dipinta e di bigiotteria in vetro e in pietra. Gli oggetti ritrovati all'interno delle tombe hanno spinto gli archeologi a ritenere che la comunità avesse anche credenze sulla vita ultraterrena e riti funebri evoluti. La cultura di Ban Chiang ebbe fine quando i suoi ultimi abitanti migrarono altrove attorno al 200 a.C., dopo che la terra si era impoverita per la deforestazione e l'erosione.[1]

Altri insediamenti[modifica | modifica wikitesto]

Nei vasi rinvenuti nel sito archeologico di Non Nok Tha, in provincia di Khon Kaen, sono stati trovati resti di riso (oryza sativa) risalenti al 5.000 a.C., che fanno di Non Nok Tha la località più antica in cui esistano tracce di tale cereale, dato che in quel periodo in Cina si coltivava ancora il miglio.[3] Nello stesso sito sono stati trovati diversi reperti in bronzo e in ferro risalenti a periodi compresi tra il 3000 a.C. ed i primi secoli d.C.[1] Scavi eseguiti a Khok Phanom Di, località che si trova oggi a circa 20 km dal Golfo del Siam, in Thailandia dell'Est, hanno portato alla luce tombe di un periodo compreso tra il 2000 a.C. e il 1500 a.C., in cui sono stati trovati molti vasi e scheletri di esseri umani.[6]

Un altro insediamento particolarmente evoluto fu quello di Non Mueang Kao (tumulo della città antica), situato nella odierna provincia di Ubon Ratchathani, lungo il fiume Mun. Abitato a partire dal 500 a.C., il notevole vasellame ritrovato risale però al VII secolo. Questo e altri siti archeologici disseminati lungo il Mun presentano pavimentazioni intonacate, pali in legno e tombe ricche di fine oggettistica, contenenti anche tracce di riso e resti di animali.[1] Altri insediamenti sono stati trovati vicino a Lopburi (con reperti che vanno dal 1225 a.C. al 700 a.C.), nella grotta Ong Ba (dal 310 a.C. al 150 a.C.) e nel sito di Ban Don Ta Phet, entrambi in provincia di Kanchanaburi. Quest'ultimo ha dei reperti ritrovati in un cimitero del IV secolo, che testimoniano antichi scambi commerciali con India, Vietnam e Filippine.

Primi abitanti della regione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Mon (etnia) e Khmer (popolo).

Sulle origini dei primi popoli che si stanziarono nel Sudest asiatico sono state avanzate varie ipotesi, spesso in conflitto tra loro. Le prime forme di scrittura apparirono nella regione nel I millennio d.C., non vi sono quindi testimonianze scritte in precedenza sulla storia del suo popolamento e le ipotesi sono basate su studi delle lingue, della genetica e delle tradizioni etniche.[7] Esistono evidenze che tra le prime popolazioni ad affermarsi in quella che è oggi la Thailandia vi furono quelle che parlano gli idiomi mon khmer, parte della famiglia linguistica austroasiatica, in particolare l'etnia mon e quella khmer. Si presume che tali popoli siano arrivati nella regione tra il 2500 a.C. ed il 500 a.C., portando con sé culture ed organizzazioni evolute.[8]

I mon sono originari della Cina occidentale e si stanziarono nelle valli del basso Irrawaddy (l'odierna Bassa Birmania) e del Chao Phraya (oggi nella Thailandia Centrale).[9] I khmer si affermarono nella valle del basso Mekong a partire dalla valle dell'affluente Mun, che si trova oggi nella Thailandia del Nordest.[10] Attorno al I secolo, le popolazioni insediatesi nelle valli del Mekong e del Chao Phraya iniziarono a commerciare con l'India, importando tecnologie, nuove idee e modelli di aggregazione urbana che erano già sviluppati tra gli indiani.[8]

Tra i primi abitanti della penisola malese di cui siano state trovate tracce figurano i negritos,[11] un'etnia di incerte origini che fu sopravanzata già tra il III ed il II millennio a.C. da popoli austronesiani, in particolare dai Proto-malesi, gli antenati degli odierni malesi.[12]

Di questi popoli, che gradualmente avrebbero lasciato il posto ai siamesi, sono rimasti nel XXI secolo nel Paese alcuni mon, soprattutto lungo le frontiere con la Birmania, la maggior parte dei quali vi si sono rifugiati per sfuggire alle persecuzioni dei birmani, nonché alcuni rari nyahkur, discendenti degli antichi mon di Dvaravati. Molti khmer sono stanziati a ridosso della frontiera con la Cambogia, mentre i malesi, convertitisi prima all'Induismo e poi all'Islam grazie ai contatti con la cultura indiana,[13] sono rimasti l'etnia maggioritaria nelle province malesi e thailandesi a cavallo della frontiera tra i due Paesi, anche se in tali zone hanno assorbito in larga parte la cultura thai.[14]

I popoli tai, di cui i thailandesi fanno parte, sarebbero arrivati gradatamente dalla Cina meridionale dopo i suddetti gruppi etnici, ed avrebbero assunto un ruolo di primo piano solo a partire dal XIII secolo. Tra i primi tai a penetrare verso sud vi furono gli yuan, che secondo le antiche cronache di Chiang Mai[15] fondarono il primo nucleo della città di Chiang Saen nel 545 d.C., nella zona dell'odierno triangolo d'oro ai confini tra Birmania, Thailandia e Laos. Fu una delle prime municipalità (mueang) che i popoli tai formarono nel Sudest asiatico.[16]

Prime civilizzazioni[modifica | modifica wikitesto]

Funan[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Regno del Funan.

Verso la fine del I millennio a.C., varie tribù stanziatesi in Indocina cominciarono a coalizzarsi per formare i primi regni, i nomi dei quali compaiono negli annali delle dinastie cinesi di quel tempo. Si ritiene che il primo grande Stato affermatosi nella regione sia il Regno del Funan, fondato nel I secolo d.C. nella zona a nord del delta del Mekong,[17] che dovette la sua prosperità soprattutto al commercio marittimo instauratosi nel III secolo tra India e Cina.[18] l'instabilità della quale aveva reso meno sicura la Via della Seta e le altre vie di comunicazione sulla terraferma. Notizie su questo regno provengono dagli annali cinesi, che riportano resoconti di viaggiatori cinesi in Funan, e dai ritrovamenti archeologici di Óc Eo, antico grande porto, e di Angkor Borei, probabilmente capitale per un periodo.

Il Funan è considerato il primo tra i "regni indianizzati" del Sudest asiatico, avendo subito l'influenza della civilizzazione affermatasi nell'India settentrionale nel millennio precedente.[3] Il processo di diffusione della cultura indiana e dell'Induismo nel Sudest asiatico ebbe luogo grazie ai navigatori-commercianti-missionari provenienti dall'India, e fu privo di qualsiasi forma di dominio diretto da parte dei regni indiani.[18]. La lingua di corte fu il sanscrito, furono adottate le leggi di Manu e un alfabeto basato sulla scrittura indiana.[17] L'origine del popolo del Funan è controversa, alcuni sostengono che appartenesse al ceppo austronesiano e altri a quello mon khmer.[19]. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che fosse di origine austronesiana e che nel corso dei secoli si fosse innestata una componente di estrazione mon khmer.[20]

Il regno di Funan

Si ritiene che il Funan non fosse uno Stato centralizzato, ma una federazione di città-Stato e feudi spesso in guerra tra loro. Nel II secolo d.C., il Funan occupò i territori dove si trovano oggi la Cambogia ed il centro della Thailandia. Al III secolo risalgono le prime tracce del Buddhismo nella regione, che fu tollerato nell'ambito del dominante Shivaismo.[21] Al tempo della massima espansione, nel V secolo, Funan aveva esteso la propria influenza sui territori delle odierne Cambogia, Vietnam del Sud, Laos del Sud, parti della Thailandia, della Birmania e della penisola malese.[22] La ricchezza del regno si fondò anche sul fatto che la navigazione avveniva al tempo sottocosta, rendendo necessario fare scalo nei suoi porti. Con il progredire delle tecniche nautiche, le navi potevano risparmiare tempo seguendo rotte in mare aperto e i porti del Funan declinarono a vantaggio di altri porti, soprattutto quelli controllati dal Regno di Srivijaya.

L'ultimo periodo di splendore corrispose al regno di Jayavarman, dal 480 al 514, durante il quale si diffuse e fiorì nel Funan il Buddhismo.[21] Anche la fine del regno è oggetto di controversia, alcune fonti sostengono che fu sottomesso con una guerra dal settentrionale Regno di Chenla,[18] altre sostengono che si integrò pacificamente nell'emergente Chenla.[23] Il periodo di declino del Funan portò alla disgregazione del regno, le cui regioni occidentali si resero indipendenti.[24]

Chenla[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Regno di Chenla.

Il declino del Regno del Funan coincise con l'affermazione di nuove realtà nella regione. Il Regno di Chenla, il cui popolo viene considerato di etnia khmer, si era formato nella zona dei Monti Dangrek,[25] era diventato vassallo del Funan e si era garantito un buon grado di autonomia.[17] La conquista del Funan fu compiuta progressivamente in un arco di tempo che va dal 550 al 630, quando il re Isanavarman di Chenla unificò definitivamente i due regni e portò la capitale a Isanapura, nella zona centrale dell'odierna Cambogia. La supremazia di Chenla coincise con il ritorno dello Shivaismo come religione di Stato a spese del Buddhismo.[24]

I sovrani di Chenla recuperarono buona parte dei domini che erano stati del Funan, ma lotte interne decretarono nell'VIII secolo la divisione dello Stato in una zona settentrionale, chiamata Chenla di terra, e una meridionale, chiamata Chenla d'acqua. L'indebolimento avrebbe portato all'inizio del secolo successivo alla conquista di Chenla d'acqua da parte del Regno Sailendra di Giava, mentre i khmer si sarebbero riorganizzati sotto la guida di Jayavarman II, fondatore nell'802 di quello che sarebbe diventato l'Impero Khmer.[26]

Dvaravati[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Dvaravati.
Una fase dell'espansione di Dvaravati e, in giallo, i confini odierni della Thailandia

Il periodo Dvaravati (in lingua thai: ทวารวดี, RTGS: Thawaarawadii) caratterizzò la storia del Sudest asiatico dalla prima metà del I millennio fino al XIV secolo ed avrebbe avuto grande importanza nella formazione della cultura siamese. Il termine Dvaravati viene usato per definire, oltre al periodo storico, anche l'insieme di città-Stato e la cultura che tali municipalità espressero nei territori delle odierne zone centro-settentrionali della Thailandia e del Laos. Fu una delle prime civilizzazioni che nacquero nella regione, ed in particolare fu quella che introdusse il Buddhismo. Il principale idioma parlato fu una forma antica della lingua mon, e si presume quindi che la popolazione fosse composta principalmente dall'etnia mon,[27] affermatasi in quel periodo nel vicino territorio dell'odierna Bassa Birmania con il Regno di Thaton.[28] Le varie ipotesi avanzate sul tipo di struttura politico-amministrativa che i principati Dvaravati si diedero, non hanno chiarito se fossero parte di un regno centralizzato, una confederazione o semplicemente un gruppo di città-Stato con una comune matrice etno-culturale.

I ritrovamenti archeologici del primo periodo Dvaravati dimostrano l'influenza artistica della Dinastia Gupta, instauratasi a quel tempo nell'India del Nord.[29] Tra i primi centri Dvaravati formatisi nella valle del Chao Phraya di cui esistano evidenze storiche, vi sono il Regno di Nakhon Pathom e il Regno di Lavo, fondato a metà del V secolo nell'odierna Lopburi.[30] Nel periodo di transizione tra il declino di Funan e l'ascesa di Chenla, grazie a Dvaravati cominciò nel VI secolo a fiorire in tutta la regione l'arte buddhista, che manteneva comunque molti dei connotati induisti del periodo precedente. Si diffusero il Buddhismo Mahāyāna e quello Theravada, che in seguito avrebbe preso il sopravvento.[31]

Sia il Buddhismo che l'Induismo si svilupparono nella regione mischiandosi con le credenze ancestrali più antiche, delle quali conservarono i connotati principali.[32] Sempre nel VI secolo si diffusero le prime forme di scrittura nel sudest asiatico, quella dei mon e quella dei khmer, entrambe derivate dall'alfabeto Pallava dell'India meridionale.[8]

L'espansione a nord di Dvaravati ebbe inizio tra il VII e l'VIII secolo, quando la regina Jamadevi, figlia del sovrano di Lavo, fondò il Regno di Hariphunchai. Il periodo d'oro dei regni mon nella valle del Chao Phraya durò fino al IX secolo, quando l'Impero Khmer iniziò ad espandersi e a diffondere l'Induismo. Secondo una leggenda, Lavo fu sottomessa nell'XI secolo dal Regno di Tambralinga, il cui re pose sul trono locale un proprio figlio. Questi sposò una principessa khmer fuggita a Lavo durante una lotta dinastica ed il loro figlio sarebbe diventato il nuovo sovrano dei khmer con il nome regale Suryavarman I, fondando una nuova dinastia.[29] Riacquistata l'indipendenza, il Regno di Lavo fu definitivamente sottomesso nella prima metà del XII secolo dal re khmer Suryavarman II,[31] che pose il proprio figlio sul trono e fece di Lavo l'avamposto nord-occidentale dell'Impero Khmer, pur mantenendo la struttura gerarchica Dvaravati ed un discreto margine di autonomia.

Tutte le altre municipalità ad est del fiume Chao Phraya caddero sotto il dominio khmer.[29] Quanto restava della cultura Dvaravati sarebbe stato assorbito in seguito dagli emergenti popoli tai, che migrarono dalla Cina meridionale e gradualmente fondarono o conquistarono le città-Stato ribattezzandole mueang. L'ultimo dei regni indipendenti di Dvaravati fu quello di Hariphunchai, l'odierna Lamphun, che seppe resistere ai tentativi di invasione dei khmer ma fu conquistato verso la fine del XIII secolo dall'esercito del Regno di Ngoenyang dei tai yuan, il cui re Mangrai avrebbe fondato il Regno Lanna. Haripunchai, che aveva diffuso la cultura mon e il Buddhismo Theravada nel nord, divenne la capitale spirituale e culturale del Regno Lanna.[33]

Impero Khmer[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Impero Khmer.

L'Impero Khmer si affermò nel sudest asiatico a partire dal IX secolo e gradualmente divenne lo Stato più importante della regione. Si presume sia stato fondato nell'802 da un principe khmer che era stato prigioniero dei Sailendra a Giava. Quando ritornò in patria si fece proclamare cakravartin, sovrano universale, assunse il nome regale Jayavarman II e instaurò il culto induista devaraja (re divino) come religione di Stato, chiedendo al dio Shiva di proteggerlo nella lotta per l'indipendenza dai Sailendra.[34] Cacciati i giavanesi, riunificò sotto il suo potere i due regni di Chenla e guidò il popolo khmer dalla nuova capitale che fece costruire nella zona diventata famosa come Angkor.

Fu l'inizio di una grande civilizzazione testimoniata oggi dalle rovine dei templi e dei palazzi di Angkor, che divenne un modello per lo sviluppo delle città di quel tempo nelle valli del Mekong e del Chao Phraya.[8] L'impero raggiunse immenso potere e una grande estensione, sviluppando un solido apparato governativo e giudiziario, fiorenti commerci con l'estero, nuove forme di architettura e di altre arti, avanzati sistemi di agricoltura, specialmente per quanto riguarda l'irrigazione, una varietà di fedi religiose che si alternarono nei secoli e un imponente organizzazione militare. I khmer si specializzarono nell'immagazzinare acqua per la popolazione in evoluti impianti come i baray.[8]

La penetrazione più significativa dei khmer in quello che è oggi il territorio thailandese avvenne con Suryavarman II, che regnò dal 1113 al 1150 e fece costruire il tempio di Angkor Wat.[35] L'esercito cambogiano entrò nella pianura del Chao Phraya e conquistò diversi territori dei mon di Dvaravati. Dopo aver definitivamente preso il controllo del Regno di Lavo, che era già stato sottomesso dai khmer il secolo prima,[29] attaccò invano l'altro regno mon di Haripunjaya.[36] Tra le varie annessioni verificatesi durante il regno di Suryavarman II vi furono altri territori ad ovest, verso il confine con i birmani del Regno di Pagan, a sud fu invasa la penisola malese fino al regno di Grahi (nella zona dell'odierna provincia di Nakhon Si Thammarat), mentre a nord i khmer si espansero fino ai confini meridionali dell'odierno Laos e nell'altopiano di Korat.

L'Impero Khmer, in rosso, in uno dei suoi periodi di massima espansione. Nella parte bassa, in verde, l'Impero Srivijaya, la cui espansione verso nord fu fermata dai khmer

I regni mon conquistati furono inglobati all'impero come Stati vassalli e poterono mantenere propri regnanti e una certa autonomia. Buona parte della cultura e dell'organizzazione statale siamese sarebbe stata importata dall'Impero Khmer, grazie anche alle deportazioni che il Regno di Ayutthaya operò dopo aver ripetutamente espugnato Angkor a partire dalla seconda metà del XIV secolo, costringendo la Cambogia ad essere uno Stato cuscinetto tra il Siam e gli Stati che portarono alla formazione del Vietnam.

I primi Stati nella penisola malese[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Langkasuka e Srivijaya.

Secondo fonti cinesi, alcuni piccoli regni primitivi di protomalesi formatisi nella penisola malese furono tributari del Funan nel II secolo. A partire dal VI secolo si affermarono i primi regni di una certa consistenza, Kanduli che aveva il suo centro nella moderna provincia di Surat Thani e Langkasuka con la capitale nell'odierna provincia di Pattani. Situata lungo la via marittima della seta, nella regione peninsulare si diffuse a quel tempo la cultura indiana e si svilupparono l'Induismo e il Buddhismo Mahayana. Il monaco cinese Yijing studiò grammatica Pali e Buddhismo Mahayana a Langkasuka verso la fine del VII secolo.[29]

In quello stesso periodo, il potente Impero Srivijaya dell'isola di Sumatra estese la propria influenza sulla penisola malese, dove l'emergente Regno di Tambralinga, l'odierna Nakhon Si Thammarat, divenne il vassallo e referente per Srivijaya nel continente. L'espansionismo verso nord di Srivijaya fu fermato nell'XI secolo dall'alleanza tra il sovrano khmer Suryavarman I e il re Rajendra I della dinastia Chola dell'India meridionale, che inflissero una grande sconfitta a Srivijaya e Tambralinga. La disfatta fu per Srivijaya l'inizio di un progressivo declino, molti dei commerci internazionali evitarono la rotta di Sumatra e la via che attraversava l'istmo di Kra fu rilanciata. I khmer occuparono per un periodo Tambralinga ma dovettero liberarla per richiamare le truppe ad oriente, dove problemi interni e alla frontiera con il Champa avevano determinato una situazione di pericolo.[37]

Popoli tai[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: popoli tai.

La leggenda[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la leggenda di Khun Borom, mitologico fondatore delle stirpi tai nella tradizione dei lao e dei thai, i primi membri dell'etnia comparvero sulla terra nella zona di Muong Theng (la città degli Spiriti celesti), l'odierna Dien Bien Phu nel Vietnam settentrionale.[38] Il Dio del Cielo Phya Theng mandò tra loro il figlio Khun Borom per civilizzarli. Stabilito un regno, questi intraprese una vittoriosa e dura guerra contro gli esseri ritenuti inferiori e chiamati kha (schiavi, servi), che nel frattempo si erano stanziati a Meuang Sua, detta anche Meuang Xieng Thong, l'odierna Luang Prabang. Questo evento determinò la supremazia dei tai sulle fertili pianure e la relegazione dei kha nelle aree montane.[39]

Quando il popolo raggiunse un buon grado di maturità, Khun Borom radunò i suoi sette figli, assegnò ad ognuno una moglie, una corte, parte dei territori e della popolazione, impartì loro nozioni sull'arte di governo e fece loro stringere un patto di collaborazione reciproca. Dopo la sua morte, i figli partirono con il loro seguito per prendere possesso delle terre assegnate. Il Regno di Meuang Sua rimase nelle mani del primogenito Khun Lo, fondatore della dinastia laotiana. Agli altri sei figli toccarono rispettivamente i territori corrispondenti agli odierni Sipsongpanna, Tonchino, Thailandia del Nord, Ayutthaya, Stato Shan e provincia di Xiangkhoang, in Laos.[39]

Le origini nella storiografia moderna[modifica | modifica wikitesto]

La progressiva espansione degli han cinesi nei territori a sud del Fiume Azzurro a partire dal VI secolo a.C. ebbe luogo in un lungo arco di tempo e costrinse le popolazioni autoctone a emigrare.[8] Buona parte di tali popolazioni era formata da varie tribù appartenenti alla grande famiglia delle etnie tai (delle quali la maggiore è oggi quella dei thai), aventi tra loro affinità linguistiche, culturali e religiose. I popoli tai si spostarono sia per fuggire alla dominazione han che per cercare nuovi terreni agricoli.[40] Molti storiografi sostengono che la terra di provenienza dei popoli tai corrisponda all'odierno Sichuan,[41] mentre altri ritengono che le loro origini fossero più ad est.[42]

Gli han completarono la conquista delle coste meridionali nei primi secoli dell'era cristiana e vi fu un'ulteriore emigrazione verso ovest dei popoli tai, che si sarebbero stanziati in un ampio arco di territori che vanno dall'odierno Guangxi alla valle del Brahmaputra. Si arricchirono nelle nuove terre in virtù delle avanzate tecniche di coltura del riso e di irrigazione che possedevano.[8] Furono subalterni negli Stati in cui emigrarono e dovettero attendere a lungo prima di affermarsi a livello politico nelle zone più civilizzate. Tra i primi tai a penetrare nel sudest asiatico vi furono gli yuan, che nel I millennio si stabilirono nelle colline oggi all'estremo nord della Thailandia, e i lao, che si distribuirono nell'alta valle del Mekong, nelle zone di confine dell'Impero Khmer, dove il fiume si incunea tra le ultime colline prima di entrare nella pianura.

I principali degli altri popoli tai migrarono in un ampio territorio che comprende le odierne India nord-orientale (dove si stanziarono gli ahom), Alta Birmania (gli shan), la Thailandia del centro-nord (yuan e thai), il Laos (yuan e lao), il Vietnam settentrionale (tai dam e tai khao) e diverse province della Cina meridionale (i tai lü formarono nell'XI secolo il Regno di Chiang Hung in Yunnan e gli zhuang sono tuttora stabiliti nel Guangxi). I thai migrarono nella zona settentrionale della valle del Chao Phraya, ma si sarebbero messi in evidenza solo a partire dal XII secolo.[8]

Prime forme di organizzazione sociale[modifica | modifica wikitesto]

I popoli tai fecero gradualmente valere le proprie doti di guerrieri, costringendo spesso i membri delle preesistenti tribù mon-khmer minori a lasciare loro i migliori terreni coltivabili lungo i fiumi e a spostarsi nelle zone montane o a integrarsi nelle comunità tai perdendo la propria identità culturale. I villaggi dei tai si diedero quindi una struttura regionale consorziandosi nelle cosiddette mueang,[43] piccoli principati dove veniva eletto un sovrano (chao) con il capoluogo nel villaggio principale a cui facevano riferimento una cerchia di villaggi minori della stessa zona.[8] Queste prime forme di organizzazione ebbero luogo nelle zone periferiche dell'Impero Khmer, a nord delle grandi pianure.

I regni di Nanzhao e di Dali[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Nanzhao e Regno di Dali.

Anche lo spostamento delle tribù tai ebbe luogo nell'arco di diversi secoli e le mete iniziali furono il territorio dell'odierna Cina meridionale e quello dello Yunnan, nel quale buona parte delle tribù furono assorbite nel Regno di Nanzhao, la cui classe dominante era però di etnia bai. Nanzhao fu fondato nel 737 nel territorio dell'odierno Yunnan e fu tollerato dai cinesi come Stato cuscinetto tra l'impero ed il belligerante Tibet. Disciolto nel 907 dopo un colpo di Stato che rovesciò la dinastia al potere, fu rifondato nel 937 come Regno di Dali. Nell'orbita culturale della Cina, i popoli tai di Nanzhao acquisirono un alto livello di conoscenze ed entrarono in contatto con la cultura indiana e buddhista, trovandosi nell'antica strada che congiungeva l'India e la Cina.[44]

Il Regno di Nanzhao/Dali riveste particolare importanza nella storia delle etnie tai non solo per il fatto che buona parte della popolazione apparteneva a tali etnie, ma anche perché consentì lo sviluppo del sudest asiatico con una moderata influenza dell'Impero Cinese, di cui era uno Stato tributario.[43] Fu conquistato nel 1253 dai mongoli di Kublai Khan, che nei decenni successivi avrebbe fondato la dinastia Yuan e si sarebbe impadronito del trono imperiale cinese. È stato ipotizzato che se la Cina avesse conquistato Nanzhao qualche secolo prima, avrebbe esteso maggiormente la propria influenza nel sudest asiatico a scapito dei thai e degli altri popoli affermatisi nella regione in quel periodo.[43]

Quando i mongoli sottomisero Dali, si erano ormai affermati a sud i popoli lao, tai yuan e thai, ormai evoluti anche da un punto di vista militare, e l'ambizione dei mongoli non riuscì a impedire la fondazione e lo sviluppo dei primi grandi Stati che tali popoli formarono. Inoltre, la conquista del Regno di Dali da parte dei mongoli spinse molti dei suoi abitanti ad emigrare verso sud, rafforzando la presenza dei tai nel sudest asiatico.[43]

I thai[modifica | modifica wikitesto]

Tra le prime fonti che confermano l'esistenza dei thai nella regione è la menzione di prigionieri di guerra Syāṃ, assieme ad altri cinesi, khmer e vietnamiti, nell'epigrafia dei Chăm dell'XI secolo. In un'inscrizione del XII secolo in un tempio khmer nel complesso di Angkor Wat, vi è un riferimento a guerrieri syam (pronuncia IPA: /saˈjaːm/) nell'esercito del monarca khmer, identificati come thai.[44] Tra le varie interpretazioni date al termine syam, o siam, che divenne sinonimo di thai, una lo considera una traduzione del sanscrito bruno scuro,[45] forse riferito al colore della pelle. Un'altra versione sostiene che Siam derivi dal termine Sien, come i cinesi chiamarono il Regno di Sukhothai.[46]

Il termine Siam, riferito allo Stato dei thai, sarebbe rimasto in uso presso gli stranieri per diversi secoli, anche se i thai lo hanno sempre chiamato Mueang Thai (Paese dei Thai).[46] Un bassorilievo di Angkor Wat raffigurante l'esercito di Lavo al servizio dell'Impero Khmer, mette in evidenza quella parte di tale esercito composta da soldati thai, un secolo prima della fondazione del Regno di Sukhothai.[29]

I thai si erano stabiliti nella valle del Chao Phraya dove era fiorita la cultura Dvaravati, assorbita all'interno dell'Impero Khmer, e la loro civilizzazione fu fortemente influenzata dal contatto con le culture dei mon e dei khmer, che portò allo sviluppo di idee religiose, sociali e politiche e al nascere delle istituzioni che più tardi avrebbero caratterizzato lo sviluppo della cultura e dell'identità nazionale dei thai.

Regno di Sukhothai[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Regno di Sukhothai.

Già nel 1180, il governatore thai delle province di Sukhothai e di Sri Satchanalai si era emancipato dal dominio che il Regno di Lavo esercitava sulla zona per conto dei khmer, ma subito Lavo aveva ripreso il controllo della situazione.

I governatori delle province di Sukhothai e della vicina Rad, rispettivamente Pho Khun Bangklanghao e Pho Khun Phameung, guidarono una nuova ribellione contro Lavo e dichiararono i loro territori indipendenti nel 1238. Bangklanghao si proclamò sovrano del neonato Regno di Sukhothai con il nome regale Pho Khun Sri Indraditya, dando inizio alla dinastia Phra Ruang. Approfittando della crisi in cui si trovava l'Impero Khmer, riuscì ad espandere i territori di Sukhothai conquistando tutto l'alto bacino del fiume Chao Phraya.

Fu il primo grande Stato dei thai e i cinesi lo chiamarono Sien, termine menzionato già nella Storia degli Yuan a proposito di un'ambasciata mandata in Cina nel 1282[44]. I suoi sovrani regnarono secondo la filosofia buddhista del dharmaraja, instaurando un rapporto paternalistico e rendendosi sempre disponibili con i sudditi, sforzandosi di governare con giustizia secondo le leggi del dharma buddhista. Tale sistema si contrappose a quello dei sovrani khmer, che si facevano venerare come una divinità secondo il culto del devaraja, introdotto nell'802 alla fondazione dell'impero da Jayavarman II.

Sukhothai raggiunse il massimo splendore con Ramkhamhaeng il Grande, il terzo sovrano, che regnò dal 1279 el 1298. Fu conquistato nelle vicinanze il potente Regno di Suphannaphum, l'odierna Suphanburi, e a sud buona parte della penisola malese. A nord-est venne sottomesso il regno laotiano di Mueang Sua, l'odierna Luang Prabang, e a nord fu sottratta al Regno di Hariphunchai l'importante municipalità di Phrae. In Birmania, il regno estese la sua influenza ponendo il principe thai Wareru sul trono di Martaban, in quello che sarebbe diventato il Regno di Hanthawaddy, siglando così un'alleanza con i mon birmani.

Ramkhamhaeng fece predisporre nel 1283 il nuovo alfabeto siamese, che è tuttora in uso in Thailandia. Il più antico testo in lingua thai noto, scritto con un alfabeto adattato dalla scrittura khmer, è la cosiddetta iscrizione nella stele di Ramkhamhaeng, risalente al 1292 e scoperta nel 1834, la cui originalità è però messa in dubbio da alcuni storici.[47] Durante il suo regno, il Buddhismo Theravada divenne la religione di Stato e Sukhothai raggiunse il massimo splendore anche nel campo dell'economia e delle arti.[48]

Alla morte di Ramkhanhaeng, diversi territori conquistati da Sukhothai si resero indipendenti ed iniziò un irreversibile declino. Il Regno di Ayutthaya, fondato nel 1350, entrò subito in conflitto con Sukhothai conquistando diversi dei suoi territori e si espanse enormemente. Nel 1378, le armate di Ayutthaya invasero Sukhothai facendone uno Stato vassallo. L'ultimo re di Sukhothai morì nel 1438 senza lasciare eredi e Ayutthaya unificò i due regni. Negli anni successivi, il titolo di re di Sukhothai fu assegnato, salvo alcuni casi, al principe ereditario del trono di Ayutthaya, unitamente al titolo di Maha Uparat (viceré).

Regno Lanna[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lanna e Ngoenyang.

Il Regno Lanna fu fondato alla fine del XIII secolo nei territori dell'odierna Thailandia del Nord. Fu preceduto dai Regni di Hiran e di Ngoenyang, fondati dai tai yuan, un'etnia che fa parte dei popoli tai. Attorno all'anno 850, il settimo re di Hiran Laokiang fece costruire la nuova capitale nell'attuale sito di Chiang Saen, che prese il nome di Ngoenyang. Da quel momento il Regno di Hiran fu chiamato Regno di Ngoenyang e si espanse sensibilmente, arrivando ad occupare territori nel Laos odierno. In seguito l'influenza del vicino e potente Regno di Hariphunchai introdusse tra la popolazione di Ngoenyang il Buddhismo Theravada.

Nel 1250, Ngoenyang fu conquistata dai tai lü del Regno di Chiang Hung, l'odierna Jinghong della prefettura cinese del Xishuangbanna, ai confini tra Yunnan e Laos. Il breve dominio tai lü venne interrotto dall'affermazione delle orde mongole di Kublai Khan, che non occuparono la zona e lasciarono un vuoto di potere di cui approfittò il re di Ngoenyang Mengrai, che nel 1262 spostò la capitale a Chiang Rai, da lui fatta costruire. [49] Approfittò del vuoto di potere creatosi dopo la conquista nel 1253 del Regno di Dali da parte dei mongoli, i cui tentativi di penetrare nel territorio di Ngoenyang furono frustrati dalla strategia di Mangrai, che spostò la propria capitale ad ogni offensiva del potente nemico.[49] Quando i mongoli arrivavano nell'obiettivo che si erano prefissi trovavano una città deserta ed erano costretti a ritirarsi. Fu probabilmente grazie a Mangrai che buona parte del sudest asiatico poté evitare l'invasione degli Yuan mongoli/cinesi.[50]

Nel 1292, con la conquista del potente Regno di Haripunchai, Mengrai ampliò sensibilmente il proprio regno che ribattezzò Lanna e che avrebbe dominato la regione per molti anni. Nel 1296 avrebbe nuovamente spostato la capitale, fondando Chiang Mai (lett. città nuova). Strinse una solida alleanza con i sovrani Ngam Mueng di Payao e Ramkhamhaeng di Sukhothai nel 1276 e nel 1277. Durante il suo regno conquistò molti territori delle odierne province della Thailandia del Nord, rese vassalli i Regni di Chiang Hung e di Mueang Sua (l'odierna Luang Prabang), arrivando a sottomettere alcune municipalità dell'odierno Vietnam del Nord e dello Stato Shan.

Dopo la sua morte, avvenuta nel 1317, iniziò un periodo di instabilità del regno. Nel 1350 fu fondato il Regno di Ayutthaya, contro cui Lanna fu impegnato in diverse guerre. L'ultimo sovrano in grado di respingere gli attacchi di Ayutthaya e far prosperare il regno fu Tilokaraj, che aiutò gli alleati laotiani di Lan Xang a respingere un attacco dei vietnamiti, conquistò territori birmani nello Stato Shan e promosse importanti attività religiose.

Con l'indebolimento provocato dalle continue guerre con Ayutthaya, il Regno Lanna fu conquistato nel 1558 dai birmani dei quali divenne uno Stato vassallo e si scatenò una lunga lotta tra gli stessi birmani ed i siamesi di Ayutthaya per la supremazia sui suoi territori. Dopo che nel 1767 Ayutthaya venne distrutta dai birmani, re Taksin del nuovo regno siamese di Thonburi avrebbe rifondato il Siam e finalmente sottratto ai birmani nel 1775 il vassallaggio di Lanna, che divenne parte del Siam dal 1892. Tuttora i tai yuan sono parte integrante della società thailandese, hanno conservato la propria lingua e, parzialmente, la propria scrittura, malgrado siano stati assimilati dalla cultura thai.

Regno di Lan Xang[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lan Xang.

Tra il IV e l'VIII secolo, si formarono nella valle del medio Mekong le prime mueang dei laotiani; crebbero sotto l'influenza dei regni indocinesi e dell'Impero Cinese,[51] ma mantennero un buon margine di autonomia conservando i propri regnanti. All'inizio del XIII secolo, la mueang di Sua (o Sawa), l'odierna Luang Prabang, riuscì a rendersi indipendente dai potenti Stati vicini ed a costituirsi a regno.[52] La dinastia di Meuang Sua unificò il popolo laotiano grazie a Fa Ngum, un principe lao esiliato che ottenne aiuto dall'Impero Khmer. Nel 1349, l'imperatore khmer fornì a Fa Ngum un esercito di 10.000 uomini perché si impadronisse del trono di Mueang Sua e per farlo diventare un alleato contro i siamesi del Regno di Sukhothai, che avevano conquistato diversi territori khmer.[53]

Dopo una trionfale marcia, nel 1353 Fa Ngum conquistò Mueang Sua e l'anno successivo Vientiane, dove nel giugno del 1354 si fece incoronare monarca del nuovo Regno di Lan Xang.[54] La capitale fu insediata a Mueang Sua ed il Buddhismo Theravada fu dichiarato religione di Stato. I confini del regno si estendevano dalle frontiere meridionali dell'Impero Cinese fino all'odierna frontiera tra Cambogia e Laos, dalle creste della catena Annamita fino all'altopiano di Korat. La storica alleanza con i khmer portò Fa Ngum a minacciare l'emergente Regno di Ayutthaya, il cui re Ramathibodi gli offrì in segno di pace alcuni territori e la propria figlia Nang Keo Lot Fa in sposa.[55] Gli intrighi della moglie siamese portarono alla destituzione di Fa Ngum nel 1372. L'isolamento geografico e l'alleanza con i khmer a sud garantirono a Lan Xang un periodo di stabilità nei due regni successivi.[56]

L'unificazione aveva comportato una spaccatura in due fazioni dell'aristocrazia di corte; quella legata all'Impero Khmer mise in secondo piano quella formata dai vecchi aristocratici del Regno di Mueang Sua, che reagirono legandosi al Regno di Ayutthaya. Il conflitto tra le due fazioni si sarebbe trascinato per alcuni decenni e contribuì alla prima grande crisi di Lan Xang che, indebolito anche dal declino degli alleati khmer, dovette subire nel 1478 un'invasione dei vietnamiti da cui si liberò con l'aiuto del Regno Lanna. La crisi comportò il relativo distacco delle municipalità più lontane dalla capitale, che rimasero comunque confederate a Lan Xang. Nel 1500, con l'ascesa al trono di Visunarat, Lan Xang tornò a prosperare e si consolidò ulteriormente durante il regno dei successori Phothisarat I e Setthathirat, che divenne un eroe nazionale per aver respinto tre invasioni birmane e per i traguardi raggiunti in politica interna ed estera.[57]

La nuova crisi ebbe inizio alla sua morte, quando nel 1575 avvenne l'invasione dei birmani del re Bayinnaung della dinastia Taungù, che espugnarono Vientiane e sottomisero il regno per 28 anni.[58] Riacquisita l'indipendenza, le successive lotte interne fra le varie fazioni nobiliari del regno conobbero un periodo di tregua nel 1638 con l'ascesa al trono di Surigna Vongsa, un re illuminato e magnanimo che promosse le arti e strinse alleanza con re Narai il Grande di Ayutthaya. Fu questo il periodo di massimo splendore per il regno, durante il quale arrivarono a corte i primi inviati europei, che definirono Vientiane la più magnificente città del sudest asiatico.[51]

Alla morte del re riaffiorarono gli antichi conflitti dell'aristocrazia del paese, che i sovrani successivi non seppero controllare. Nel 1707 vi fu lo smembramento dello Stato nei due nuovi regni di Lan Xang Luang Prabang e di Lan Xang Vientiane.[59][60] L'aristocrazia dei principati del sud approfittò dell'instabilità creatasi ed istituì il Regno di Champasak, che si staccò da quello di Vientiane nel 1713.[60] I tre regni, spesso in conflitto tra loro ed indeboliti, vennero assoggettati tra il 1777 ed il 1779 dal Siam, ricostruito da re Taksin nel Regno di Thonburi dopo la distruzione di Ayutthaya per mano dei birmani. Il territorio ad ovest del Mekong, l'odierno Isan, venne annesso al Siam nel 1779, mentre i tre regni divennero vassalli. La ribellione del re di Vientiane Anuvong, iniziata nel 1826, si concluse nel dicembre del 1828 con la distruzione della capitale, la deportazione di diverse centinaia di migliaia di laotiani nelle zone disabitate dell'Isan e l'annessione al Siam del Regno di Vientiane.[61] Anche i discendenti di questi laotiani, che costituiscono oggi una grande parte della popolazione thai, hanno mantenuto buona parte dell'identità culturale originale e tuttora parlano la lingua isan, molto simile a quella laotiana.

Regno di Ayutthaya[modifica | modifica wikitesto]

Il Regno di Ayutthaya, il secondo grande Stato dei siamesi, avrebbe dominato la regione per quattro secoli ed è all'origine dell'odierna Thailandia. Fu fondato nel 1350 da Ramathibodi, un principe che secondo alcune fonti proveniva dal territorio Lanna a nord.[62] Anche ad Ayutthaya la religione di Stato divenne il Buddhismo Theravāda, che in seguito avrebbe continuato ad essere un fattore dominante nella vita sociale, culturale e politica della nazione. Durante i secoli l'identità nazionale siamese si sarebbe sviluppata intorno alla propria monarchia, alla lingua thai e al Buddhismo Theravada. La monarchia siamese, sostenuta ideologicamente dalla mitologia indù e buddhista, fu sostenuta anche dalla lealtà popolare per più di sette secoli, rimanendo fondamentale per la conservazione dell'unità nazionale.

Fondazione[modifica | modifica wikitesto]

Trasferitosi nel Regno di U Thong,[63] una città-Stato situata nell'odierna zona di Suphanburi, Ramathibodi nel 1331 sposò la figlia del sovrano locale e divenne il principe Uthong.[64][65] Tale città, che viene identificata con la capitale del Regno di Suphannaphum, aveva in quegli anni notevolmente espanso il suo territorio verso sud grazie al suocero di Ramathibodi, che aveva strappato al controllo del declinante Regno di Sukhothai buona parte della penisola malese, arrivando fino alle zone di Nakhon Si Thammarat, Tenasserim e Tavoy.[62]

Qualche anno dopo, Ramathibodi sposò anche la figlia del sovrano del Regno di Lavo,[65] l'odierna Lopburi, che rientrava nella sfera d'influenza khmer e controllava la parte meridionale della valle del fiume Chao Phraya. Succedette al re di Uthong quando questi morì nel 1347. Dopo che probabilmente un'epidemia di vaiolo aveva colpito la città,[62] Ramathibodi diede ordine di costruire una nuova capitale alla confluenza tra i fiumi Chao Phraya, Pa Sak e Lopburi. La particolare forma di tale confluenza aveva generato un'isola difficilmente attaccabile dal punto di vista militare. La nuova capitale fu pronta nel 1350 e fu chiamata Ayutthaya, il cui nome deriva da un pre-esistente insediamento induista khmer della zona, che aveva preso il nome di Ayodhya,[62][66] l'antica città santa dell'India. Fu in tale città che secondo la leggenda nacque Rama, avatar di Vishnu ed eroe del poema Ramayana, divinità cruciale nella tradizione induista e buddhista, dal quale Ramathibodi avrebbe preso il nome.[67]

Secondo le antiche cronache di Ayutthaya, la fondazione della città corrisponde all'inizio del regno.[68] Il re di Uthong si fece incoronare sovrano del nuovo Regno di Ayutthaya il 4 marzo 1351,[63] e fu allora che assunse il nome reale Ramathibodi.[62] Sotto il suo controllo vi erano i regni vassalli di Uthong, che lasciò al cognato Khun Luang Pa Ngua con il titolo di Borommaracha Chao, e di Lavo, alla cui guida pose il figlio Ramesuan.[69]

Al contrario del Regno di Sukhothai, dove il sovrano (raja) era una figura paterna che trattava il popolo bonariamente secondo gli insegnamenti di Gautama Buddha (chiamati Dhamma) e veniva quindi considerato un Dhammaraja,[70] Ramathibodi adottò la tradizione in uso in India e nell'Impero Khmer, secondo le quali il sovrano ha prerogative divine (Devaraja) e va venerato come tale.[71] Prese quindi il nome di Rama, divinità guerriera e regale manifestatasi per risollevare le sorti della morale degli uomini. Questo rapporto tra re e popolo sarebbe stato mantenuto nella successiva storia del Paese, tanto che anche Rama IX, l'attuale re di Thailandia, viene da molti dei suoi sudditi venerato come una divinità.[72]

Politica estera e prima espansione[modifica | modifica wikitesto]

Re Ramathibodi I fu un grande conquistatore. La campagna più significativa del suo regno, quella contro il declinante Impero Khmer, fu la prima intrapresa come re di Ayutthaya. I sovrani khmer avevano perso il carisma che li aveva caratterizzati nel periodo di massimo splendore, gli ultimi re erano usurpatori ed i piani di espansionismo avevano lasciato il posto a sanguinose guerre fratricide. Ramathibodi approfittò di tale indebolimento ed il suo esercito pose sotto assedio Angkor, che resistette un anno prima di capitolare.[73][74][71] I siamesi depredarono Angkor degli immensi tesori che custodiva e deportarono in schiavitù buona parte della popolazione. In questo modo il glorioso Impero Khmer divenne uno stato vassallo di Ayutthaya. La conquista di Angkor portò all'annessione di diversi territori khmer nelle odierne zone dell'altopiano di Korat. Tra i deportati khmer vi furono anche burocrati, artigiani e bramini che avrebbero esercitato grande influenza sulla società siamese.[71]

L'anno seguente, i principati laotiani vassalli dei khmer furono unificati da Fa Ngum, che divenne così il fondatore del Regno Lan Xang. Era stato finanziato nell'impresa dal sovrano khmer, che siglò in tal modo un'alleanza con i laotiani in funzione anti-siamese. Nel corso dei successivi tre secoli, Lan Xang avrebbe costituito un severo ostacolo per le ambizioni espansionistiche di Ayutthaya verso oriente. Il nuovo sovrano khmer tornò ad Angkor nel 1357 al comando di un esercito organizzato con l'aiuto di re Fa Ngum, e si riprese il trono cacciando i siamesi.[75]

In seguito Ramathibodi rivolse le sue attenzioni al declinante Regno di Sukhothai, un'armata ne invase il territorio e il re di Sukhothai negoziò la pace. Ramathibodi accettò le proposte che gli vennero fatte ma negli anni successivi indebolì ulteriormente Sukhothai, sottraendone al controllo diversi territori nella penisola malese, proseguendo l'opera del suocero sovrano di Uthong. Assoggettò diversi principati, tra cui Singora,[76] l'odierna Songkhla, e Phattalung.[77] Estese l'influenza di Ayutthaya fino a Malacca,[76] nell'estremo sud della penisola.

Re Fa Ngum di Lan Xang intraprese una campagna militare che gli garantì nel 1357 la conquista dell'altopiano di Korat. La crescente minaccia di Lan Xang fu scongiurata da Ramathibodi concedendo in sposa la figlia Keo Lot Fa a Fa Ngum.[55] L'arrivo della principessa siamese fu accolto con gioia dalla vecchia aristocrazia laotiana, che poté da quel momento contare sull'appoggio di Ayutthaya nel conflitto interno contro la fazione filo-khmer. Il caos a corte provocò nel 1372 la forzata destituzione e l'esilio di Fa Ngum,[54] aprendo la prima grave crisi di Lan Xang che sarebbe durata fino alla metà del XV secolo.[55]

Durante il regno di Ramathibodi si acutizzò l'instabilita dell'Impero Cinese, la cui dinastia Yuan aveva da diversi anni dato segni di cedimento ed aveva dovuto allentare il controllo sulla periferia dello Stato per affrontare diverse catastrofi naturali e dure rivolte interne.[55] La più grave fu quella dei Turbanti Rossi, che iniziò attorno al 1352 e si concluse nel 1368 con il crollo degli Yuan e la presa del potere da parte della dinastia Ming (1368-1644). Alla morte di Ramathibodi, gli imperatori Ming riconobbero l'enorme crescita di Ayutthaya, che divenne il principale interlocutore per il sudest asiatico sostituendo il declinante Regno di Sukhothai.[67]

Governo e leggi[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il tradizionale sistema di governo chiamato mandala che fu in vigore per molti secoli nel sudest asiatico, anche Ayutthaya non fu uno Stato centralizzato. Ramathibodi concesse un ampio margine di autonomia alle mueang conquistate, a capo delle quali lasciò sovrani locali su cui esercitava un controllo relativo. Nominò dei ministri per aiutarlo ad amministrare il paese, il khun klahng addetto alle finanze, il khun mueang per le municipalità ed il khun nah per l'agricoltura.

Ramathibodi divenne famoso anche per l'insieme delle leggi che emanò, basate sul codice in vigore nel defunto Regno di Nanzhao[63] (737 d.C.-902), considerato una delle culle della civiltà tai, e sui concetti relativi alle leggi affermatisi nell'India antica.[71] Salvo piccole modifiche, il suo sistema sarebbe rimasto in vigore fino alla fine del XIX secolo, quando Re Rama V promulgò una consistente serie di nuove e rivoluzionarie norme.[63]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Ramathibodi fu un sovrano profondamente religioso, professava il Buddhismo Theravada e ne fece la religione di stato nel 1360.[71] Conferì una sorta di ingiunzione divina al suo codice delle leggi facendolo compilare in pali, la lingua liturgica di tale religione.[67] Ne promosse la diffusione invitando monaci della sangha dell'odierno Sri Lanka,[71] il paese più importante della tradizione Theravada. Con il loro aiuto, vennero formati nuovi monaci e creati nuovi ordini monastici.[67] Durante il suo regno, furono costruiti importanti templi in tutto il paese.

Consolidamento[modifica | modifica wikitesto]

Alla morte di Ramathibodi, ebbe luogo una lotta per il trono tra i suoi discendenti, membri della Dinastia Uthong, e quelli della Dinastia Suphannaphum, il cui capostipite fu il cognato di Ramathibodi, Khun Luang Pa Ngua, che usurpò il trono e prese il nome Borommaracha I. Questi fu a sua volta un grande conquistatore e nel 1378 costrinse Sukhothai al vassallaggio. La capitale del regno assoggettato fu spostata da Sukhothai a Phitsanulok, dove sarebbe rimasta fino all'annessione ad Ayutthaya nel 1448. La lotta per il trono tra le due dinastie continuò fino agli inizi del XV secolo ma non indebolì Ayutthaya. Ramesuan, figlio di Ramathibodi, riprese dapprima il trono e poi il controllo dell'Impero Khmer riconquistando Angkor nel 1394. Durante il suo regno vi fu anche la prima delle numerose guerre tra Ayutthaya ed il Regno Lanna. Ma i conflitti più importanti furono quelli con i Khmer e con Sukhothai.

Annessione di Sukhothai[modifica | modifica wikitesto]

Sukhothai si era resa indipendente ma fu costretta di nuovo al vassallaggio durante il regno di Intharacha (1429-1424), che pose anche fine alla Dinastia di Uthong. L'ultimo sovrano del Regno di Sukhothai morì senza avere avuto figli nel 1438 e da allora il titolo di Re di Sukhothai fu assegnato, salvo alcuni casi, al principe ereditario del trono di Ayutthaya, unitamente al titolo di Maha Uparat, che mantenne la propria sede a Phitsanulok. Il regno fu definitivamente unificato ad Ayutthaya nel 1448 con l'ascesa al trono di Re Trailokanat, la cui madre era figlia dell'ultimo re di Sukhothai. Trailokanat promosse grandi riforme in campo amministrativo che sarebbero rimaste in vigore fino al XIX secolo. Fu il primo passo importante in Siam verso la creazione di uno Stato centralizzato. Il sovrano fu anche un fervente buddhista, introducendo riforme anche a livello clericale, promuovendo la fede Theravada e facendo costruire molti templi. Non poté coltivare come voleva la sua natura religiosa, avendo dovuto fronteggiare diversi conflitti con il Regno Lanna che si rinnovarono frequentemente nei 40 anni in cui fu re.[73]

Caduta di Angkor e ridimensionamento dei Khmer[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1431, durante il regno di Borommaracha II, l'esercito di Ayutthaya espugnò Angkor Thom dopo un lungo assedio. I Khmer spostarono la capitale a Basan, l'odierna Srey Santhor, situata sul Mekong a pochi chilometri dall'attuale Phnom Penh.[78] La caduta di Angkor pose fine all'Impero Khmer, il trasferimento della capitale ad est segna l'inizio del cosiddetto periodo buio della Cambogia; il nuovo regno sarebbe rimasto fino al XIX secolo quasi sempre vassallo del Siam o del Vietnam, che in tale periodo si scontrarono in numerose guerre per la supremazia sull'odierna Cambogia. Dopo il sacco di Angkor Thom, i khmer si riorganizzarono e cacciarono i siamesi ma mantennero la capitale a Basan che, essendo molto più lontana di Angkor dal confine, garantiva maggiore protezione contro eventuali nuovi attacchi di Ayutthaya.[76]

Primi contatti con l'Occidente[modifica | modifica wikitesto]

Salito al trono nel 1491, Ramathibodi II è passato alla storia per essere stato il primo monarca siamese a stabilire scambi commerciali con l'occidente. Si distinse anche in campo militare infliggendo, probabilmente con l'aiuto delle armi introdotte in Siam dai portoghesi, la prima grande sconfitta al Regno Lanna.[76] I portoghesi giunsero per fini commerciali nel 1509 a Malacca, a quel tempo tributaria di Ayutthaya, e la conquistarono nel 1511 al comando del famoso Afonso de Albuquerque, viceré dell'India portoghese.[76] L'ambasciata portoghese nella capitale siamese fu ricevuta cordialmente da Ramathibodi II, che temeva un eventuale conflitto con gli europei.

Furono i membri di questa ambasciata i primi europei a giungere ad Ayutthaya, e nel 1516 fu stipulato un trattato che consentiva ai portoghesi di aprire uffici commerciali ad Ayutthaya, Mergui, Tenasserim, Pattani e Nakhon Si Thammarat.[76] Il Siam fu in quel periodo di esempio a molti Paesi occidentali, dove in nome di Dio furono commesse stragi di grandi proporzioni contro i membri di altre religioni, chiamati infedeli. Venne stipulato un trattato con cui i portoghesi si impegnarono a rifornire Ayutthaya di armi e munizioni. In breve si formò nella capitale una colonia di 300 residenti portoghesi, che sarebbero aumentati negli anni successivi.[79] In questo periodo i portoghesi introdussero in Siam l'archibugio.

Crisi dinastica e resa ai birmani[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1533 al 1548, quattro sovrani di Ayutthaya furono assassinati da altri membri della casa reale. In quel periodo era salito al trono del Regno di Toungoo Tabinshwehti, il quale iniziò l'espansione che nel 1545 avrebbe riunificato la Birmania, trasformandola in una delle maggiori potenze militari del sudest asiatico.[80] Durante il regno di Chairacha (1534-1546), vi erano stati i primi scontri tra siamesi e birmani, che approfittarono della crisi di Ayutthaya e ne invasero i territori per la prima volta nel 1549. Furono respinti alle porte della capitale grazie anche alla Regina Suriyothai, famosa per aver sacrificato la propria vita per salvare il marito Maha Chakkraphat.[81]

Tabinshwehti morì nel 1550, i birmani si riorganizzarono e guidati dal nuovo Re Bayinnaung, definito il Napoleone della Birmania,[80] divennero un'invincibile macchina da guerra. Conquistarono prima il Regno Lanna, che perse per sempre l'indipendenza a 265 anni dalla fondazione,[81] e nel 1563 iniziarono la nuova campagna contro Ayutthaya. Nel gennaio del 1564, il governatore di Phitsanulok Maha Thammaracha si arrese ai birmani, diventandone un fedele vassallo, e ingrossò l'esercito di Bayinnaung mettendogli a disposizione 70.000 uomini.[81] Vistosi perduto, anche Re Maha Chakkraphat di Ayutthaya si arrese, scongiurando il sacco della capitale, e divenne a sua volta vassallo della Birmania. Si impegnò a versare tributi annuali e cedette Mergui, a quel tempo il maggiore porto della regione per volume di scambi commerciali. Negli anni successivi, il Regno laotiano di Lan Xang si alleò con Ayutthaya in funzione anti-birmana e, nell'aprile del 1568, l'esercito siamese provò a impadronirsi di Phitsanulok. La reazione birmana fu durissima, Bayinnaung tornò con un esercito e nell'agosto del 1569 Ayutthaya fu espugnata per la prima volta nella sua storia. L'intera famiglia reale siamese fu deportata nella capitale birmana Pegu e il nuovo Re siamese morì durante il trasferimento.[81]

Dominio birmano[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alla famiglia reale, fu deportata anche la maggior parte della cittadinanza e nella capitale rimasero 10.000 abitanti,[82] contro i 150.000 del 1544.[81] Anche i birmani lasciavano autonomia ai regnanti locali del Paesi conquistati. Bayinnaung premiò Maha Thammaracha affidandogli il trono di Ayutthaya e se ne era assicurato la fedeltà deportandone in Birmania i figli Naresuan e Ekathotsarot al termine dell'invasione del 1564.[81] Maha Thammaracha era discendente dei reali di Sukhothai e fu quindi il capostipite della dinastia di Sukhothai. Furono introdotti in Siam il calendario birmano e molte delle leggi in vigore a Pegu, basate sull'antico codice di comportamento delle leggi di Manu, da lungo tempo obsoleto in Siam.[64] Il sovrano della Cambogia cercò di approfittare della crisi di Ayutthaya, attaccandola diverse volte a partire dal 1570. I siamesi respinsero gli eserciti Khmer subendo gravi perdite. Maha Thammaracha ordinò la ricostituzione delle difese della città con il consenso di Bayinnaung, che in tal modo affidava ai siamesi la protezione dell'Impero birmano. Furono ricostruite le mura, scavati nuovi fossati ed acquistati cannoni dagli europei.[82]

Naresuan e la rinascita del Siam[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Naresuan.

I due figli del nuovo re siamese vissero diversi anni a Pegu e furono personalmente educati come dei figli da Bayinnaung. Si distinse in particolare Naresuan, a cui il re birmano insegnò la strategia militare descritta dal cinese Sun Tzu nel trattato L'arte della guerra.[83][83] Si mise in luce per le sue doti di guerriero, di stratega militare[84] e per i suoi studi in scienze politiche.

Maha Thammaracha propose a Bayinnaung la liberazione dei due principi in cambio della figlia Supankanlaya, che divenne la concubina del re birmano e i fratelli tornarono in patria nel 1571. Il primogenito Naresuan fu subito nominato viceré ed erede al trono con la carica di Uparat e, come da tradizione, gli fu assegnato il trono di Phitsanulok. A seguito di ulteriori invasioni Khmer, Maha Thammaracha iniziò a delegare ai figli, in particolar modo al coraggioso e ormai esperto Naresuan, le incombenze militari. Le invasioni dei cambogiani e dei birmani, nonché i pesanti tributi che i siamesi dovevano pagare a questi ultimi, furono un disastro per l'economia del regno, anche per le deportazioni fatte dagli invasori che avevano lasciato Ayutthaya con pochissima forza lavoro.[82]

Morte di Bayinnaung, indipendenza siamese e vittorie contro i birmani[modifica | modifica wikitesto]

Nel novembre del 1581, Re Bayinnaung morì ed il Regno di Toungoo fu affidato al figlio Nanda Bayin il quale, privo dell'abilità e del carisma del padre, vide in pochi anni disgregarsi l'immenso impero. Nel 1584 Nanda Bayin ordì un complotto per assassinare Naresuan ma questi scoprì i sicari e convocò tutti gli ufficiali siamesi e birmani presenti nella zona annunciando la rottura dell'alleanza tra Ayutthaya e Pegu nel maggio di quello stesso anno. Subito radunò un esercito e lo guidò nella marcia su Pegu, ma fu costretto a ritirarsi. Le truppe che Nandabayin mandò ad inseguirlo subirono una grande sconfitta lungo il fiume Sittaung. Negli anni successivi, i tentativi birmani di riprendere il controllo di Ayutthaya furono respinti dai siamesi.

Nel luglio del 1590 morì il re Maha Thammaracha e gli succedette Naresuan, che nominò il fratello Ekathotsarot Uparat ma non gli assegnò il trono di Phitsanulok, come era da lunga tradizione dei sovrani precedenti. Phitsanulok, al pari di altre città del nord, fu fatta evacuare e rimase deserta diversi anni per scoraggiare nuovi attacchi di Pegu. Ebbe così fine il titolo di re di Sukhothai, che spettava all'erede al trono di Ayutthaya e al governatore di Phitsanulok.[82] Nel conflitto contro Toungoo, decisiva fu la battaglia di Nong Sarai del 1592, quando Naresuan uccise in un duello in groppa agli elefanti il principe Minchit Sra, figlio di Nanda Bayin, costringendo l'esercito rivale a ritirarsi. Dopo questo evento, i birmani sarebbero rimasti lontani dal Siam per diversi anni.[82]

In quegli anni Naresuan guidò la rinascita di Ayutthaya, respinse diverse invasioni birmane ed espanse notevolmente il territorio del regno. Durante le varie campagne militari, fece deportare ad Ayutthaya molti prigionieri e ripopolò le città del regno. Favorì lo sviluppo dei rapporti commerciali con portoghesi e spagnoli. [85] A tutto il 1604, il Siam aveva costretto al vassallaggio la Cambogia ed il Regno Lanna, conquistato tutti i territori dell'odierna Bassa Birmania situati nella penisola malese e quelli tradizionalmente dei mon, compresa Pegu. Aveva inoltre assoggettato 3 dei 19 principati degli shan, mentre gli altri avevano proclamato la propria indipendenza dalla Birmania. Il nuovo re birmano Nyaungyan Min rifondò la Dinastia Toungoo ed iniziò in quel periodo una serie di campagne che gli avrebbero permesso di riconquistare buona parte dei territori perduti da Nanda Bayin. Spedì le sue truppe a riconquistare i Principati Shan e Naresuan giunse a nord alla testa di un grosso esercito per affrontarle, ma cadde malato e morì il 25 aprile 1605.[85] Grazie alle sue eroiche gesta, Naresuan è tuttora uno dei sovrani più amati dai thailandesi.

Nuove dinastie e massimo splendore[modifica | modifica wikitesto]

Il regno del successore e fratello Ekathotsarot fu all'insegna della pace e il sovrano si impegnò a consolidare le finanze di Ayutthaya, imponendo un nuovo pesante regime di tassazione ai sudditi. Nuovi rapporti commerciali furono allacciati, in particolare con la Compagnia olandese delle Indie orientali e con i giapponesi; questi ultimi formarono una nutrita colonia nella capitale Ayutthaya e raggiunsero incarichi di prestigio a corte.[62] La dinastia di Sukhothai ebbe vita breve e venne spodestata nel 1629 da quella di Prasat Thong, il capostipite, che fece assassinare gli ultimi due sovrani di quella precedente. Anche la nuova dinastia ebbe vita breve, ma durante il regno del suo ultimo sovrano, Narai, il Siam raggiunse il massimo splendore, quando gli scambi commerciali e diplomatici con persiani e francesi contribuirono ad arricchire il regno.

Ultima dinastia[modifica | modifica wikitesto]

Furono le concessioni agli stranieri e la presenza di militari francesi, voluta da Narai, ad attirare sul sovrano il malumore della vecchia aristocrazia siamese. Alla morte di Narai, nel 1688 il cortigiano Phetracha usurpò il trono e fu il capostipite della dinastia Ban Phlu Luang. Furono allontanati dal Siam tutti gli stranieri ad eccezione dei missionari, e tale chiusura sarebbe rimasta effettiva fino alla metà dell'Ottocento, quando Re Mongkut ri rese promotore dell'ammodernamento del Paese con le innovazioni provenienti dall'Europa. L'ultimo periodo di splendore per Ayutthaya corrispose al regno di Borommakot (1732-1758), in cui fiorirono le arti e l'economia.

Caduta di Ayutthaya[modifica | modifica wikitesto]

Alla prosperità socio economica non si accompagnò l'ammodernamento delle forze armate, i cui comandanti erano stati decimati nel corso di una guerra civile all'inizio del regno di Boromakot, e mai più adeguatamente rimpiazzati. Il fatto che il Paese non combattesse alcuna guerra dal 1717 ed i fasti in cui la corte si era adagiata portarono all'assopimento del tradizionale spirito guerriero dei siamesi. Ne approfittarono i birmani della nuova dinastia Konbaung, il cui Re Alaungpaya invase il Siam e pose sotto assedio la capitale nel 1760. L'attacco fu respinto grazie anche alla morte accidentale del sovrano birmano, a cui fece seguito il ritiro degli assedianti.

Gli aristocratici siamesi in quel periodo avevano assunto un potere che si poneva fuori dal controllo dell'inetto Re Ekathat, agirono sempre di più per interesse personale e crearono fazioni spesso in lotta fra di loro. Venne a mancare così quel sentimento unitario che sarebbe stato necessario per affrontare i birmani, che tra il 1763 ed il 1764 ripresero il controllo del Regno Lanna a nord, del Regno di Luang Prabang a est e del Tenasserim a sud. Il nuovo attacco, condotto su quattro fronti dal nuovo Re Hsinbyushin, fu fatale ai siamesi. Le armate birmane si riunirono ad Ayutthaya nel gennaio del 1766 ed iniziarono un assedio che si concluse con la caduta della capitale il 7 aprile del 1767. I birmani entrarono in città si lasciarono andare ad ogni sorta di barbarie. Gli annali di Ayutthaya, i manoscritti contenenti le antiche leggi ed i testi sacri furono portati via o dati alle fiamme. Furono incendiati e distrutti tutti gli edifici e deportati ad Ava come schiavi un numero di siamesi che viene stimato tra i 30.000 e i 200.000, di cui circa 2.000 appartenenti alla famiglia reale. Re Ekathat trovò la morte mentre tentava la fuga. Ayutthaya fu abbandonata ed invasa dalla giungla, solo molti anni dopo sarebbe stata ripulita e al suo posto sarebbe stata fondata una cittadina che nel 2006 ospitava circa 55.000 abitanti.

Regno di Thonburi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Taksin.

Cacciata dei birmani[modifica | modifica wikitesto]

Con la distruzione di Ayutthaya, i birmani non poterono occupare il Siam ma dovettero rientrare in patria per fronteggiare un'invasione cinese a nord, lasciando una guarnigione nei pressi di Ayutthaya e un incaricato siamese a Thonburi per riscuotere le tasse. Il Siam era allo sbando si spaccò in sei parti controllate da locali signori della guerra. Uno di questi era Taksin, un valente generale siamese di origine cinese che aveva rotto l'assedio di Ayutthaya con la propria guardia cinese armata e si era rifugiato nella zona costiera ad est dell'odierna Bangkok. Nel giro di qualche mese radunò un considerevole numero di combattenti siamesi con i quali sottomise i governatori locali. Mise quindi assieme una flotta con cui risalì il Chao Phraya e giunse a Thonburi, dove ebbe la meglio sulle difese dei birmani e fece giustiziare il governatore siamese che riscuoteva le tasse per gli stessi birmani. Riprese il fiume e sbaragliò la guarnigione che presidiava la zona di Ayutthaya, cacciando i birmani dopo soli sette mesi dalla caduta della capitale. Fu acclamato Re del Siam dai suoi uomini e stabilì la capitale a Thonburi, dopo aver constatato le difficoltà di ricostruire la devastata Ayutthaya.

Riunificazione del Paese[modifica | modifica wikitesto]

Subito dopo la riconquista di Ayutthaya, Taksin si dedicò a riunificare il Paese e a respingere i nuovi attacchi birmani. Guidò un esercito contro Phitsanulok, dove il governatore locale rifiutava di sottomettersi, ma durante la battaglia Taksin fu ferito e costretto alla ritirata. Phraya Phitsanulok preso dall'euforia si proclamò re, ma morì qualche giorno dopo ed il suo posto fu preso dal fratello minore. L'esercito di Phitsanulok si era indebolito e ne approfittò Ruan, un ambizioso monaco che si era proclamato re a Sawangkhaburi nella zona di Fang nel nord del paese, che occupò con i propri seguaci la città, fece uccidere il nuovo re e si annesse i suoi territori. Intanto Taksin mosse all'attacco di Phimai a nord est, dove un membro della casa reale di Ayutthaya aveva preso il controllo della vasta regione circostante e reclamava i propri diritti al trono del Siam in virtù della propria appartenenza alla casa reale di Ayutthaya. Taksin inviò un esercito agli ordini dei generali Thong Duang e Bunma, che sottomisero e deportarono Thepphiphit a Thonburi, dove fu giustiziato.

Al termine di questa campagna Taksin si fece incoronare re all'età di 34 anni nel nuovo Palazzo Reale a Thonburi il 28 dicembre 1768 con il nome di Boromaraja IV, ma fu sempre ed è tuttora conosciuto dai thailandesi come re Taksin. Con la sua ascesa al trono nacque il breve Regno di Thonburi di cui fu l'unico monarca. Non ebbe mai il tempo di ingrandire la città, impegnato come fu nelle guerre interne al Siam e in quelle espansionistiche.[86] Fu poi sottomesso il governatore di Nakhon Si Thammarat Palat Nu, che aveva dichiarato l'indipendenza del sud del Siam, e la riunificazione fu completata espugnando Fang nel 1769.

Massima espansione del Regno di Thonburi

Espansione e riorganizzazione del regno[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni successivi, gli eserciti di Taksin respinsero diverse invasioni birmane e si garantirono il controllo sul Regno Lanna, che accantonò le ambizioni di indipendenza e accettò il vassallaggio al Siam fino alla ufficiale annessione, che sarebbe avvenuta nel 1892. A sud furono annessi i sultanati malesi di Syburi (l'odierna Kedah) e Terengganu. Ad est furono sottomessi il regno laosiano di Champasak e la Cambogia. Fu attaccato il Vietnam e le armate siamesi conquistarono territori nella zona dell'odierna Hà Tiên, sul delta del Mekong. Nel nord-est furono assoggettati e resi vassalli i regni laosiani di Vientiane e di Luang Prabang, nati dallo smembramento di Lan Xang all'inizio del XVIII secolo. Con la sottomissione di tutti i regni laotiani, nel 1779 i territori conosciuti oggi come Isan furono definitivamente annessi al Siam. Tra i tesori depredati ai laotiani vi fu il Buddha di Smeraldo, che è diventato simbolo della monarchia thai e del suo popolo. Furono annessi anche territori nelle zone di Phuan (l'odierna Provincia di Xiangkhoang) e di Hua Phan Ha Thang Hok. Ad sud-ovest, furono strappate ai birmani Mergui e il Tenasserim sul Mare delle Andamane.

Furono ripopolate le città che erano state abbandonate durante le guerre con i birmani e lentamente la provata economia del Paese si risollevò. Grandi sforzi furono compiuti per estirpare la corruzione e gli abusi amministrativi che avevano caratterizzato gli ultimi anni di Ayutthaya. Nel 1772 il Regno di Thonburi fu riconosciuto dall'Impero Cinese[87]. Taksin favorì l'immigrazione cinese per ravvivare la stagnante economia, ma la crescente influenza della comunità cinese gli attirò le antipatie della vecchia aristocrazia di Ayutthaya. Furono instaurati nuovi scambi commerciali con l'estero; furono stretti buoni rapporti diplomatici con l'Impero britannico, che esercitava un'influenza sempre maggiore nel Sudest asiatico, e con gli olandesi, che avevano colonizzato l'Indonesia.

Re Taksin promosse la cultura, fece costruire nuove strade e canali di irrigazione, riformò la congrega dei monaci buddhisti, detta Sangha, secondo il modello già in uso ad Ayutthaya, la cui caduta aveva generato sbandamento, lassismo e corruzione anche nel clero; esortò i maggiori dignitari ecclesiastici a richiamare i monaci ad una più stretta osservanza degli insegnamenti del Buddha. Permise ai missionari cattolici francesi di entrare in Siam e li aiutó ad edificare una chiesa a Thonburi. Il suo regno fu comunque talmente breve e denso di guerre che riuscì a raggiungere solo una parte degli scopi che si era prefisso.

Fine del Regno di Thonburi[modifica | modifica wikitesto]

Le condizioni di miseria che avevano fatto seguito alle guerre avevano causato un aumento dei crimini e della corruzione tra le file dell'amministrazione e dell'esercito. Taksin represse duramente questi fenomeni generando nei vertici dell'esercito un crescente malcontento. Fu accusato di fanatismo religioso e di demenza, l'atmosfera a Thonburi era talmente tesa da sfociare nel colpo di Stato del 1782 che costrinse il Re a rifugiarsi in un monastero.[88]. Quando il generale Thong Duang venne a sapere del colpo di Stato, si trovava a combattere in Cambogia. Lasciò il comando dell'esercito al fratello Bunma, si precipitò a Thonburi alla testa di un'armata e restaurò la pace, eseguendo arresti e punendo gli autori del colpo di Stato. Secondo le fonti locali, il generale fece decapitare Taksin il 6 aprile del 1782 e si fece incoronare Re, dando inizio alla dinastia Chakri che tuttora regna in Thailandia.[89] Avrebbe in seguito preso i nomi regali Buddha Yodfa Chulaloke e Rama I.

Secondo le fonti delle Cronache Ufficiali Annamite, il nuovo sovrano avrebbe invece ordinato che Taksin fosse messo in un sacco e bastonato a morte.[90] Altre fonti che danno credito a questa seconda ipotesi ritengono possibile che Taksin sia stato segretamente risparmiato e mandato in una remota località del sud, dove visse fino al 1825, e che al suo posto sia stato bastonato a morte un sostituto.[91]. Tale eventuale messinscena sarebbe stata architettata da Taksin e Thong Duang per evitare di restituire gli ingenti debiti che il Regno di Thonburi aveva accumulato con la Cina.[92]

Il periodo di Rattanakosin[modifica | modifica wikitesto]

Rama I spostò la capitale sulla riva opposta del fiume, fece scavare un fossato difensivo e creò l'isola di Rattanakosin, il nucleo attorno al quale si sarebbe poi sviluppata l'odierna Bangkok[93] e che diede il nome al nuovo Regno di Rattanakosin. Durante il XIX secolo, l'espansionismo europeo, piuttosto che i nemici tradizionali del Siam, fu la più grande minaccia per la sopravvivenza del regno. Il Paese fu l'unico del sudest asiatico ad essere rimasto indipendente, e ciò era in parte un risultato del desiderio di Gran Bretagna e Francia di uno stabile stato cuscinetto che mantenesse distaccati i loro domini in Birmania (oggi Myanmar), Malesia, ed in Indocina. Comunque, il fattore più importante fu la buona volontà dei re della Thailandia, Mongkut (Rama IV, 1851-68) e Chulalongkorn (Rama V, 1868-1910), di negoziare apertamente con i centri di potere europei ed adottare riforme sullo stile europeo che modernizzarono il paese e gli valsero lo status di stato sovrano tra le nazioni.

La Thailandia (il cui nome era allora Siam) pagò un alto prezzo per la sua indipendenza: perdita di influenza sulla Cambogia e sul Laos a favore della Francia e cessione degli stati settentrionali della Penisola Malese alla Gran Bretagna. Nel 1910, l'area sotto il controllo dei siamesi era una piccola parte rispetto all'estensione controllata durante il secolo precedente. Nelle prime decadi del XX secolo, il sistema politico thailandese, le forze armate, le scuole, e l'economia subirono drastici cambiamenti. Molti thailandesi studiarono all'estero, ed emerse una piccola élite istruita in occidente con idee tradizionali.

Il Siam diventa Thailandia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1932 un colpo di Stato (senza spargimenti di sangue) organizzato da ufficiali militari e civili portò alla fine della monarchia assoluta e inaugurò l'era costituzionale thailandese. Ad ogni modo, dopo una parentesi terminata con l'ascesa al trono di Rama IX nell'immediato dopo-guerra, la monarchia thailandese deterrà sempre enormi poteri e il reato di "lesa maestà" rimarrà un importante strumento di censura. Inoltre, dal 1932 ai giorni nostri la politica di questo paese è stata dominata da un gruppo militare-burocratico capeggiato da potenti generali. L'instabilità del sistema ha avuto come conseguenza diversi colpi di stato e prolungati periodi di legge marziale. Il sistema parlamentare, come definito dalle quindici costituzioni thailandesi tra il 1932 ed il 2008, è stato indebolito e modificato dai diversi regimi che si sono succeduti.

Storia contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Il colpo di Stato del 1991 ha portato al potere il generale Suchinda Kraprayoon, che ha abrogato la costituzione e creato un Consiglio Nazionale per il mantenimento dell'ordine. Nel 1992, dopo lunghe e dure manifestazioni, il regime fu costretto a indire libere elezioni in seguito al quale si è insediato un governo civile di coalizione democratica guidato da Chuan Leekpai, uscito di scena nel 1995. Nello stesso anno, a seguito delle elezioni tenutesi in luglio è tornato al governo Chart Thai, che aveva guidato il paese dal 1988 al 1991 fino alla venuta dei militari. Nuove elezioni anticipate hanno portato al governo l'ex generale Chavalait che ha introdotto una serie di riforme con l'obiettivo del risanamento economico del paese.

La famiglia Shinawatra[modifica | modifica wikitesto]

A partire dagli inizi del XXI secolo, ha avuto un grande ruolo nella politica nazionale il magnate delle telecomunicazioni Thaksin Shinawatra. Eletto nel 2001 e successivamente rieletto nel 2005 e 2006 con un margine amplissimo di voti, l'imprenditore di Chiang Mai è diventato l'idolo delle classi più disagiate ma ha causato il nascere di una sempre più agguerrita opposizione a causa della sua gestione privatistica del potere. La situazione precipita il 19 settembre 2006, quando un colpo di Stato guidato dal generale Prapart Sakuntanak mette fine al governo di Thaksin Shinawatra, sospendendo tutte le cariche governative oltre al Parlamento e alla Corte Costituzionale. Il primo ministro Shinawatra da New York annuncia che è costretto a dare le proprie dimissioni e a rimanere in esilio: si viene così ad aprire una situazione di forte instabilità.

Le elezioni tenutesi nel dicembre del 2007 hanno portato al potere il Partito del Potere Popolare (PPP), alleato di Thaksin, ma dopo un anno di proteste di piazza delle camicie gialle anti-thaksiniane e dopo che il primo ministro è stato costretto a dimettersi per aver partecipato a un programma culinario, nel dicembre 2008 una parte dei parlamentari del PPP hanno cambiato alleanza, permettendo a Abhisit Vejjajiva, segretario del conservatore Partito Democratico, di riportare al governo la classe politica vicina alle forze armate, rappresentata da una coalizione di vari partiti.

Nel febbraio del 2009, la Corte Suprema di Bangkok ha espropriato una buona parte delle fortune del ricchissimo Thaksin Shinawatra. Precedentemente gli erano stati “congelati” circa 76 miliardi di baht (circa 1,8 milkiardi di euro) per punire Thaksin, accusato di conflitto di interessi durante il mandato di primo ministro, quando il patrimonio della famiglia Thaksin passò da 15 a 75 miliardi di baht. Era anche stato accusato di corruzione, autoritarismo, tradimento, lesa maestà, di aver messo il bavaglio alla stampa e di aver svenduto beni nazionali a investitori stranieri. Inoltre, Amnesty International critico’ aspramente Thaksin per la sua “guerra alla droga”, nella quale vennero uccise migliaia di persone.

Nell'aprile e maggio del 2010, le manifestazioni ad oltranza nelle strade di Bangkok che chiedevano le dimissioni del primo ministro Abhisit Vejjajiva e del governo sono state disperse nel sangue. Il bilancio degli scontri ha riportato 91 vittime. Abhisit Vejjajiva, da sempre fortemente criticato dai thaksiniani dalle "camicie rosse", negli ultimi mesi viene osteggiato anche dagli ultra-nazionalisti delle "camicie gialle", che pure prima l'avevano appoggiato.

Le elezioni si tennero il 3 luglio del 2011, e videro il largo successo del partito di opposizione Pheu Thai, guidato da Yingluck Shinawatra, sorella minore di Thaksin, che è divenuta il nuovo primo ministro in un governo di coalizione. Dopo alcuni mesi di dure proteste anti-governative, che ne chiedevano le dimissioni perché rappresentava gli interessi del deposto fratello, nel maggio del 2014 Yingluck è stata destituita dalla Corte Costituzionale, accusata di "abuso del potere politico a fini personali". Il governo fu affidato ad interim a un altro membro del Partito Pheu Thai e le proteste antigovernative proseguirono.[94]

Con l'acutizzarsi della tensione, il 20 maggio 2014 l'esercito ha proclamato una legge marziale e due giorni dopo ha effettuato un colpo di Stato. La costituzione è stata soppressa, il governo ad interim è stato sciolto, è entrato in vigore il coprifuoco sul territorio nazionale dalle 22 alle 5 e i dimostranti di entrambi gli schieramenti sono stati invitati a disperdersi. L'intervento militare è avvenuto dopo che, a partire dall'inizio delle proteste in novembre, 28 persone hanno perso la vita e 700 sono state ferite in scontri e attentati collegati alle proteste. Si tratta del 19º tentativo di colpo di Stato nel Paese dopo l'istituzione della monarchia costituzionale nel 1932.[95]

La mattina del 23 maggio, il comandante in capo dell'esercito Prayuth Chan-ocha, guida del colpo di Stato, si è auto-proclamato primo ministro ad interim della Thailandia ed ha convocato diversi leader politici ed esponenti delle dimostrazioni dei mesi precedenti, molti dei quali sono stati tratti in arresto.[96]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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