Storia della Thailandia

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La storia della Thailandia è riferita ai territori dove si trova l'odierno Regno di Thailandia, ai popoli che li hanno abitati e agli Stati che hanno esercitato su di essi il proprio dominio. In un'accezione più ristretta, la storia di Thailandia si riferisce allo Stato unitario che ha unificato tali territori, noto fino al 1939 come Siam e che in seguito ha assunto la denominazione di Regno di Thailandia, nonché agli eventi che condussero alla sua formazione. Tali eventi si possono ricondurre alla progressiva affermazione nella regione dei vari Stati formati a partire dal XIII secolo dal popolo thai, che comprendono in ordine cronologico i regni di Sukhothai, Ayutthaya, Thonburi e Rattanakosin.

Preistoria[modifica | modifica sorgente]

Scavi archeologici in Thailandia del Nord, del Nordest e Centrale hanno portato alla luce manufatti in pietra che sono stati fatti risalire al 500.000 a.C. Questi referti del paleolitico inferiore testimoniano l'esistenza nella zona di alcuni tra i più antichi esseri umani di cui vi sia traccia. Lo stanziamento più antico rinvenuto nel Paese, risalente a 37.000/40.000 anni, è quello della grotta Lang Rong Rian nella provincia di Krabi, nella Thailandia peninsulare, dove sono stati trovati scheletri umani, vasellame ecc.[1][2]

Fin dall'antichità, le maggiori migrazioni verso il sudest asiatico furono quelle provenienti dalla Cina meridionale, che diedero luogo a partire da circa 20.000 anni fa alle prime fiorenti comunità della regione. Lo sviluppo culturale fu condizionato principalmente da fattori ambientali. Le fitte foreste nella valle del Chao Phraya e nella zona cha fa oggi parte della penisola malese assicuravano una tale quantità di cibo con la caccia e raccolta che per lungo tempo gli abitanti di quelle zone non ebbero bisogno di coltivare. Al contrario, gli abitanti delle zone montane si dedicarono all'agricoltura e furono i primi a darsi una struttura sociale.[3]

Gli archeologi hanno stabilito che le Grotte degli Spiriti, una rete di caverne nella provincia di Mae Hong Son, nell'estremo nord-ovest del Paese, ospitarono stanziamenti umani datati tra l'11.000 a.C. ed il 5.500 a.C e contengono le prime tracce di coltivazioni ritrovate in Thailandia.[4] Stanziamenti risalenti al neolitico sono stati ritrovati in diverse località fluviali.

Ban Chiang[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ban Chiang.
Vasellame rinvenuto nel sito di Ban Chiang, conservato nel locale museo archeologico

Uno dei siti archeologici più interessanti è quello di Ban Chiang, in provincia di Udon Thani, nella parte nordorientale del Paese, in una zona ricca di acqua dove una fiorente comunità agricola si stanziò tra il 3.600 a.C. e il 200 a.C., dedicandosi alla coltivazione del riso e alla lavorazione del bronzo. Si tratta dello stanziamento più antico scoperto nel mondo per quanto riguarda la lavorazione del bronzo e uno dei primi per la coltivazione del riso. La metallurgia che avevano sviluppato gli abitanti di Ban Chiang raggiunse un livello sconosciuto a quel tempo sia ai cinesi che in Mesopotamia.[1]

È stato ipotizzato che non avessero un re, non conoscessero le guerre e che il bronzo venisse usato per fabbricare le armi con cui andare a caccia, oltre che le decorazioni, gli attrezzi da lavoro e gli utensili domestici. Secondo i reperti venuti alla luce, a Ban Chiang veniva addomesticato e usato nell'agricoltura il bufalo d'acqua e il riso era la principale fonte di sostentamento. Erano attivi l'artigianato tessile e quelli artistici della terracotta dipinta e della bigiotteria in vetro e in pietra. Gli oggetti ritrovati all'interno delle tombe hanno spinto gli archeologi a ritenere che la comunità avesse anche credenze sulla vita ultraterrena e riti funebri evoluti. La cultura di Ban Chiang ebbe fine quando i suoi ultimi abitanti migrarono altrove attorno al 200 a.C., dopo che la terra si era impoverita per la deforestazione e l'erosione.[1]

Altri insediamenti[modifica | modifica sorgente]

Nei vasi rinvenuti nel sito archeologico di Non Nok Tha, in provincia di Khon Kaen, sono stati trovati resti di riso (oryza sativa) risalenti al 5.000 a.C., che fanno di Non Nok Tha la località più antica in cui esistano tracce di tale cereale, dato che in quel periodo in Cina si coltivava ancora il miglio.[3] Nello stesso sito sono stati trovati diversi reperti in bronzo e in ferro datati a periodi compresi tra il 3000 a.C. ed i primi secoli d.C.[1] Scavi eseguiti a Khok Phanom Di, località che si trova oggi a circa 20 km dal Golfo del Siam, in Thailandia dell'Est, hanno portato alla luce tombe datate a un periodo compreso tra il 2000 a.C. e il 1500 a.C., in cui sono stati trovati molti vasi e scheletri di esseri umani.[5]

Un altro insediamento particolarmente evoluto fu quello di Non Mueang Kao (tumulo della città antica), situato nella odierna provincia di Ubon Ratchathani, lungo il fiume Mun. Abitato a partire dal 500 a.C., il notevole vasellame ritrovato risale però al VII secolo. Questo e altri siti archeologici disseminati lungo il Mun presentano pavimentazioni intonacate, pali in legno e tombe ricche di fine oggettistica, contenenti anche tracce di riso e resti di animali.[1] Altri insediamenti sono stati trovati vicino a Lopburi (con reperti che vanno dal 1225 a.C. al 700 a.C.), nella grotta Ong Ba (dal 310 a.C. al 150 a.C.) e nel sito di Ban Don Ta Phet, entrambi in provincia di Kanchanaburi. Quest'ultimo ha dei reperti ritrovati in un cimitero del IV secolo, che testimoniano antichi scambi commerciali con India, Vietnam e Filippine.

Primi abitanti della regione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mon (etnia) e Khmer (popolo).

Sulle origini dei primi popoli che si stanziarono nel sudest asiatico sono state avanzate varie ipotesi, spesso in conflitto tra loro. Le prime forme di scrittura apparirono nella regione nel I millennio d.C., non vi sono quindi testimonianza scritte dirette sulla storia del suo popolamento e le ipotesi sono basate su studi delle lingue, della genetica e delle tradizioni etniche.[6] Esistono evidenze che tra le prime popolazioni ad affermarsi in quella che è oggi la Thailandia vi furono quelle che parlano gli idiomi mon khmer, parte della famiglia linguistica austroasiatica, in particolare l'etnia mon e quella khmer.

I mon sono originari della Cina occidentale e si stanziarono nei territori delimitati dalla valle del basso Irrawaddy (l'odierna Bassa Birmania) e dalla valle del Chao Phraya (oggi nella Thailandia Centrale).[7] I khmer si affermarono nella valle del basso Mekong a partire dalla valle dell'affluente Mun, che si trova oggi nella Thailandia del Nordest.[8] Tra i primi abitanti stanziatisi nella penisola malese di cui siano state trovate tracce figurano i negritos,[9] un'etnia di incerte origini che fu sopravanzata già tra il III ed il II millennio a.C. da popoli austronesiani, in particolare dai Proto-malesi, gli antenati degli odierni malesi.[10]

Di questi popoli, che gradualmente avrebbero lasciato il posto ai siamesi, sono rimasti nel XXI secolo nel Paese alcuni mon lungo le frontiere con la Birmania, la maggior parte dei quali vi si sono rifugiati per sfuggire alle persecuzioni dei birmani, nonché alcuni rari nyahkur, discendenti degli antichi mon di Dvaravati. Molti khmer sono stanziati a ridosso della frontiera con la Cambogia, mentre i malesi, convertitisi prima all'Induismo e poi all'Islam grazie ai contatti con la cultura indiana,[11] sono rimasti l'etnia maggioritaria nelle province malesi e thailandesi a cavallo della frontiera tra i due Paesi, anche se in tali zone hanno assorbito in larga parte la cultura thai.[12]

I popoli tai, di cui i thailandesi fanno parte, sarebbero arrivati dalla Cina meridionale dopo i suddetti gruppi etnici, ed avrebbero assunto un ruolo di primo piano solo nella prima metà del II millennio. Tra i primi tai a penetrare verso sud vi furono gli yuan, che secondo le antiche cronache di Chiang Mai[13] fondarono il primo nucleo della città di Chiang Saen nel 545 d.C., nella zona dell'odierno triangolo d'oro ai confini tra Birmania, Thailandia e Laos. Fu una delle prime municipalità (mueang) che i popoli tai formarono nel sudest asiatico.[14]

Prime civilizzazioni[modifica | modifica sorgente]

Funan[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regno del Funan.

Verso la fine del I millennio a.C., varie tribù stanziatesi nel sudest asiatico cominciarono a coalizzarsi per formare i primi regni, i nomi dei quali compaiono negli annali delle dinastie cinesi di quel tempo. Si ritiene che il primo grande Stato affermatosi nella regione sia il Regno del Funan, fondato nel I secolo d.C. nella zona a nord del delta del Mekong,[15] che dovette la sua prosperità soprattutto al commercio marittimo stabilitosi nel III secolo tra India e Cina,[16] l'instabilità della quale aveva reso meno sicura la Via della Seta e le altre vie di comunicazione sulla terraferma. Notizie su questo regno provengono dagli annali cinesi, che riportano resoconti di viaggiatori cinesi in Funan, e dai ritrovamenti archeologici di Óc Eo, antico grande porto, e di Angkor Borei, probabilmente capitale per un periodo.

Il Funan è considerato il primo tra i "regni indianizzati" del Sudest asiatico, avendo subito l'influenza della civilizzazione affermatasi nell'India settentrionale nel millennio precedente.[3] Il processo di diffusione della cultura indiana e dell'Induismo nel Sudest asiatico ebbe luogo grazie ai navigatori-commercianti-missionari provenienti dall'India, e fu privo di qualsiasi forma di dominio diretto da parte dei regni indiani.[16]. La lingua di corte fu il sanscrito, furono adottate le leggi di Manu e un alfabeto basato sulla scrittura indiana.[15] L'origine del popolo del Funan è controversa, alcuni sostengono che appartenesse al ceppo austronesiano e altri a quello mon khmer.[17]. Altri studiosi hanno ipotizzato che fosse di origine austronesiana e che nel corso dei secoli si fosse innestata una componente di estrazione mon khmer.[18]

Il regno di Funan

Si ritiene che il Funan non fosse uno Stato centralizzato, ma una federazione di città-stato e feudi spesso in guerra tra loro. Nel II secolo d.C., il Funan occupò i territori dove si trovano oggi la Cambogia ed il centro della Thailandia. Al tempo della massima espansione, nel V secolo, aveva esteso la propria influenza su un territorio che comprendeva le moderne Cambogia, Vietnam del Sud, Laos del Sud, parti della Thailandia, della Birmania e della penisola malese.[19] La ricchezza del regno si fondò anche sul fatto che la navigazione avveniva al tempo sottocosta, rendendo necessario fare scalo nei suoi porti. Con il progredire delle tecniche nautiche, le navi potevano risparmiare tempo seguendo rotte in mare aperto e i porti del Funan declinarono a vantaggio di altri porti, soprattutto quelli controllati dal Regno di Srivijaya. Anche la fine del regno è oggetto di controversia, alcune fonti sostengono che fu sottomesso con una guerra dal settentrionale Regno di Chenla,[16] altre sostengono che si integrò pacificamente nell'emergente Chenla.[20]

Chenla[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regno di Chenla.

Il declino del Regno del Funan coincise con l'affermazione di nuove realtà nella regione. Il Regno di Chenla, il cui popolo viene considerato di etnia khmer, si era formato nella zona dei Monti Dangrek,[21] aveva mantenuto un buon grado di autonomia dal Funan e finì per assoggettarlo nel VII secolo.[15] I sovrani di Chenla recuperarono inizialmente i domini che erano stati del Funan, ma lotte interne decretarono nell'VIII secolo la disgregazione dello Stato, che si divise in una zona settentrionale, chiamata Chenla di terra, e una meridionale, chiamata Chenla d'acqua. L'indebolimento avrebbe portato all'inizio del secolo successivo alla conquista di Chenla d'acqua da parte del Regno Sailendra di Giava, mentre i khmer si sarebbero riorganizzati sotto la guida di Jayavarman II, fondatore nell'802 di quello che sarebbe diventato l'Impero Khmer.[22]

Dvaravati[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dvaravati.
Una fase dell'espansione di Dvaravati e, in giallo, i confini odierni della Thailandia

Il periodo Dvaravati (in lingua thai: ทวารวดี, RTGS: Thawaarawadii) caratterizzò la storia del sudest asiatico dalla prima metà del I millennio fino al XIV secolo ed avrebbe avuto grande importanza nella formazione della cultura siamese. Il termine Dvaravati viene usato per definire, oltre al periodo storico, anche l'insieme di città-stato e la cultura che tali municipalità espressero nei territori delle odierne zone centro-settentrionali della Thailandia e del Laos. Fu una delle prime civilizzazioni che nacquero nella regione, ed in particolare fu quella che introdusse il Buddhismo. Il principale idioma parlato fu una forma antica della lingua mon, e si presume quindi che la popolazione fosse composta principalmente dall'etnia mon,[23] affermatasi in quel periodo nel vicino territorio dell'odierna Bassa Birmania con il Regno di Thaton.[24] Le varie ipotesi avanzate sul tipo di struttura politico-amministrativa che i principati Dvaravati si diedero, non hanno chiarito se fossero parte di un regno centralizzato, una confederazione o semplicemente un gruppo di città-Stato con una comune matrice etno-culturale.

I ritrovamenti archeologici del primo periodo Dvaravati dimostrano l'influenza artistica della Dinastia Gupta, instauratasi a quel tempo nell'India del Nord.[25] Tra i primi centri Dvaravati formatisi nella valle del Chao Phraya di cui esistano evidenze storiche, vi sono il Regno di Nakhon Pathom e il Regno di Lavo, fondato a metà del V secolo nell'odierna Lopburi.[26] Nel periodo di transizione tra il declino di Funan e l'ascesa di Chenla, grazie a Dvaravati cominciò nel VI secolo a fiorire in tutta la regione l'arte buddhista, che manteneva comunque molti dei connotati induisti del periodo precedente. Si diffusero il Buddhismo Mahāyāna e quello Theravada, che in seguito avrebbe preso il sopravvento.[27] L'espansione a nord ebbe inizio tra il VII e l'VIII secolo, quando la regina Jamadevi, figlia del sovrano di Lavo, fondò il Regno di Hariphunchai.

Il periodo d'oro di Dvaravati durò fino al IX secolo, quando l'Impero Khmer iniziò ad espandersi e a diffondere l'Induismo. Il Regno di Lavo fu conquistato nella prima metà del XII secolo dal re khmer Suryavarman II,[27] che pose il proprio figlio sul trono, e divenne l'avamposto occidentale dell'Impero Khmer, pur mantenendo la struttura gerarchica Dvaravati ed un discreto margine di autonomia. Tutte le altre municipalità ad est del fiume Chao Phraya caddero sotto il dominio khmer.[25] Quanto restava della cultura Dvaravati fu assorbito dagli emergenti popoli tai, che migrarono dalla Cina meridionale e gradualmente conquistarono le città-stato ribattezzandole mueang. L'ultimo dei regni indipendenti di Dvaravati fu quello di Hariphunchai, che seppe resistere ai tentativi di invasione dei khmer ma fu conquistato verso la fine del XIII secolo dall'esercito del Regno di Ngoenyang dei tai yuan, il cui re Mangrai avrebbe fondato il Regno Lanna, salvaguardando Haripunchai che divenne la capitale spirituale e culturale dello Stato.[28]

Impero Khmer[modifica | modifica sorgente]

L'Impero Khmer si affermò nel sudest asiatico a partire dal IX secolo e gradualmente divenne lo Stato più importante della regione. Il contatto tra la cultura khmer e quella Dvaravati portò allo sviluppo di idee religiose, sociali, politiche e culturali e al nascere di istituzioni che più tardi avrebbero influenzato lo sviluppo della cultura e dell'identità nazionale thailandese.

Gli inizi della civiltà siamese[modifica | modifica sorgente]

I popoli tai, un insieme di gruppi etnici che hanno le proprie origini nella Cina sudoccidentale[29][30], emigrarono nel sudest asiatico lungo un periodo che durò vari secoli. La prima fonte che parla della loro esistenza nella regione è un'iscrizione del XII secolo d.C. in un tempio Khmer nel complesso di Angkor Wat in Cambogia che si riferisce ai syam come vassalli del monarca Khmer.

Stando alla tradizione thailandese, i siamesi adottarono il nome thai, che vorrebbe dire liberi, quando riuscirono a liberarsi dell'influenza dei khmer (cambogiani)[31]. Il termine siam, o le sue varianti syam e syama, è stato da alcuni studiosi accostato al sanscrito syama, scuro o bruno[32]. È possibile che i nomi shan e a-hem siano varianti dello stesso nome mentre si direbbe che syama non ne sia il termine originale, mentre è molto probabile che sia una distorsione artificiale[33]. I lao erano un altro ramo della stessa etnia che si stabilì nel Laos prima di giungere in Thailandia[34].

I siamesi si stabilirono gradualmente in piccoli principati nella regione di Lamphun, nella valle del Chao Phraya e sulla riva destra del fiume Mekong[35]. Da lì si diffusero nei regni di Svankalok, Sukhothai (Sukodaya) e Lavo (Lopburi), stati vassalli dell'impero Khmer[36].

Regno di Sukhothai[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regno di Sukhothai.

Nel 1238 Khun Bang Klang Thao, il capo di una tribù siamese, dichiarò l'indipendenza dall'Impero Khmer e stabilì un regno a Sukhothai, nell'ampia valle del Menam (il fiume Chao Phraya) al centro dell'attuale Thailandia, prendendo il nome di Sri Indraditya; il regno gettò le fondamenta di quello che sarà in seguito definito Impero Siamese. Nello stesso anno tre capi tai combatterono vittoriosamente contro i khmer e si spartirono le regioni conquistate[37]. Fra loro vi era Mangrai, sovrano dei tai yuan e del Regno Lanna, che si insediò nei territori dell'odierna Thailandia del Nord, e Ramkhamhaeng, che era il terzo figlio di Khun Bang Klang Thao[38]. Il primo testo thai noto, scritto con un alfabeto adattato dalla scrittura khmer, di origine indiana, è l'iscrizione di Ramkhamhaeng, re di Sukhothai, che risale al 1292, e fu scoperta nel 1834 dal re Mongkut.

Regno di Ayutthaya[modifica | modifica sorgente]

Il Regno di Sukhothai fu conquistato nel XIV secolo dal Regno di Ayutthaya, l'altro grande Stato dei siamesi, che avrebbe dominato la regione per quattro secoli. Fu fondato da Ramathibodi, che fece del Buddhismo Theravāda la religione ufficiale del suo regno; il Buddhismo avrebbe continuato ad essere anche nel XXI secolo un fattore dominante nella vita sociale, culturale, e politica della nazione. Durante i secoli l'identità nazionale siamese si sviluppò intorno ad una lingua ed una religione comune ed intorno allo sviluppo della monarchia. Anche se gli abitanti della Thailandia sono di diversa origine etnica, la maggior parte parla una delle lingue tai-kadai.

La monarchia siamese, sostenuta ideologicamente dalla mitologia indù e buddhista, fu sostenuta anche dalla lealtà popolare per più di sette secoli, rimanendo fondamentale per la conservazione dell'unità nazionale. I birmani invasero Ayutthaya nel 1767 e la distrussero, ma i due eroi nazionali Taksin e Chao Phaya Chakri cacciarono gli invasori e riunificarono il Paese. Il primo fu l'unico monarca del Regno di Thonburi, il secondo fu il fondatore della dinastia Chakri, che tuttora guida il Paese, e del Regno di Rattanakosin.

Il periodo di Rattanakosin[modifica | modifica sorgente]

Durante il XIX secolo, l'espansionismo europeo, piuttosto che i nemici tradizionali del Siam, fu la più grande minaccia per la sopravvivenza del regno. Il successo thailandese nel preservare l'indipendenza del paese (era l'unico paese del sudest asiatico che era rimasto indipendente) era in parte un risultato del desiderio di Gran Bretagna e Francia di uno stabile stato cuscinetto che mantenesse distaccati i loro domini in Birmania (oggi Myanmar), Malesia, ed in Indocina. Comunque, il fattore più importante fu la buona volontà dei re della Thailandia, Mongkut (Rama IV, 1851-68) e Chulalongkorn (Rama V, 1868-1910), di negoziare apertamente con i centri di potere europei ed adottare riforme sullo stile europeo che modernizzarono il paese e gli valsero lo status di stato sovrano tra le nazioni.

La Thailandia (il cui nome era allora Siam) pagò un alto prezzo per la sua indipendenza: perdita di influenza sulla Cambogia e sul Laos a favore della Francia e cessione degli stati settentrionali della Penisola Malese alla Gran Bretagna. Nel 1910, l'area sotto il controllo dei siamesi era una piccola parte rispetto all'estensione controllata durante il secolo precedente. Nelle prime decadi del XX secolo, il sistema politico thailandese, le forze armate, le scuole, e l'economia subirono drastici cambiamenti. Molti thailandesi studiarono all'estero, ed emerse una piccola élite istruita in occidente con idee tradizionali.

Il Siam diventa Thailandia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1932 un colpo di stato (senza spargimenti di sangue) organizzato da ufficiali militari e civili portò alla fine della monarchia assoluta e inaugurò l'era costituzionale thailandese. Ad ogni modo, dopo una parentesi terminata con l'ascesa al trono di Rama IX nell'immediato dopo-guerra, la monarchia thailandese deterrà sempre enormi poteri e il reato di "lesa maestà" rimarrà un importante strumento di censura. Inoltre, dal 1932 ai giorni nostri la politica di questo paese è stata dominata da un gruppo militare-burocratico capeggiato da potenti generali. L'instabilità del sistema ha avuto come conseguenza diversi colpi di stato e prolungati periodi di legge marziale. Il sistema parlamentare, come definito dalle quindici costituzioni thailandesi tra il 1932 ed il 2008, è stato indebolito e modificato dai diversi regimi che si sono succeduti.

Storia contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Il colpo di stato del 1991 ha portato al potere il generale Suchinda Kraprayoon, che ha abrogato la costituzione e creato un Consiglio Nazionale per il mantenimento dell'ordine. Nel 1992, dopo lunghe e dure manifestazioni, il regime fu costretto a indire libere elezioni in seguito al quale si è insediato un governo civile di coalizione democratica guidato da Chuan Leekpai, uscito di scena nel 1995. Nello stesso anno, a seguito delle elezioni tenutesi in luglio è tornato al governo Chart Thai, che aveva guidato il paese dal 1988 al 1991 fino alla venuta dei militari. Nuove elezioni anticipate hanno portato al governo l'ex generale Chavalait che ha introdotto una serie di riforme con l'obiettivo del risanamento economico del paese.

La famiglia Shinawatra[modifica | modifica sorgente]

A partire dagli inizi del XXI secolo, ha avuto un grande ruolo nella politica nazionale il magnate delle telecomunicazioni Thaksin Shinawatra. Eletto nel 2001 e successivamente rieletto nel 2005 e 2006 con un margine amplissimo di voti, l'imprenditore di Chiang Mai è diventato l'idolo delle classi più disagiate ma ha causato il nascere di una sempre più agguerrita opposizione a causa della sua gestione privatistica del potere. La situazione precipita il 19 settembre 2006, quando un colpo di stato guidato dal generale Prapart Sakuntanak mette fine al governo di Thaksin Shinawatra, sospendendo tutte le cariche governative oltre al Parlamento e alla Corte Costituzionale. Il primo ministro Shinawatra da New York annuncia che è costretto a dare le proprie dimissioni e a rimanere in esilio: si viene così ad aprire una situazione di forte instabilità.

Le elezioni tenutesi nel dicembre del 2007 hanno portato al potere il Partito del Potere Popolare (PPP), alleato di Thaksin, ma dopo un anno di proteste di piazza delle camicie gialle anti-thaksiniane e dopo che il primo ministro è stato costretto a dimettersi per aver partecipato a un programma culinario, nel dicembre 2008 una parte dei parlamentari del PPP hanno cambiato alleanza, permettendo a Abhisit Vejjajiva, segretario del conservatore Partito Democratico, di riportare al governo la classe politica vicina alle forze armate, rappresentata da una coalizione di vari partiti.

Nel febbraio del 2009, la Corte Suprema di Bangkok ha espropriato una buona parte delle fortune del ricchissimo Thaksin Shinawatra. Precedentemente gli erano stati “congelati” circa 76 miliardi di baht (circa 1,8 milkiardi di euro) per punire Thaksin, accusato di conflitto di interessi durante il mandato di primo ministro, quando il patrimonio della famiglia Thaksin passò da 15 a 75 miliardi di baht. Era anche stato accusato di corruzione, autoritarismo, tradimento, lesa maestà, di aver messo il bavaglio alla stampa e di aver svenduto beni nazionali a investitori stranieri. Inoltre, Amnesty International critico’ aspramente Thaksin per la sua “guerra alla droga”, nella quale vennero uccise migliaia di persone.

Nell'aprile e maggio del 2010, le manifestazioni ad oltranza nelle strade di Bangkok che chiedevano le dimissioni del primo ministro Abhisit Vejjajiva e del governo sono state disperse nel sangue. Il bilancio degli scontri ha riportato 91 vittime. Abhisit Vejjajiva, da sempre fortemente criticato dai thaksiniani dalle "camicie rosse", negli ultimi mesi viene osteggiato anche dagli ultra-nazionalisti delle "camicie gialle", che pure prima l'avevano appoggiato.

Le elezioni si tennero il 3 luglio del 2011, e videro il largo successo del partito di opposizione Pheu Thai, guidato da Yingluck Shinawatra, sorella minore di Thaksin, che è divenuta il nuovo primo ministro in un governo di coalizione. Dopo alcuni mesi di dure proteste anti-governative, che ne chiedevano le dimissioni perché rappresentava gli interessi del deposto fratello, nel maggio del 2014 Yingluck è stata destituita dalla Corte Costituzionale, accusata di "abuso del potere politico a fini personali". Il governo fu affidato ad interim a un altro membro del Partito Pheu Thai e le proteste antigovernative proseguirono.[39]

Con l'acutizzarsi della tensione, il 20 maggio 2014 l'esercito ha proclamato una legge marziale e due giorni dopo ha effettuato un colpo di Stato. La costituzione è stata soppressa, il governo ad interim è stato sciolto, è entrato in vigore il coprifuoco sul territorio nazionale dalle 22 alle 5 e i dimostranti di entrambi gli schieramenti sono stati invitati a disperdersi. L'intervento militare è avvenuto dopo che, a partire dall'inizio delle proteste in novembre, 28 persone hanno perso la vita e 700 sono state ferite in scontri e attentati collegati alle proteste. Si tratta del 19º tentativo di colpo di Stato nel Paese dopo l'istituzione della monarchia costituzionale nel 1932.[40]

La mattina del 23 maggio, il comandante in capo dell'esercito Prayuth Chan-ocha, guida del colpo di Stato, si è auto-proclamato primo ministro ad interim della Thailandia ed ha convocato diversi leader politici ed esponenti delle dimostrazioni dei mesi precedenti, molti dei quali sono stati tratti in arresto.[41]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e Patit Paban Mishra, p.21-23
  2. ^ (EN) Malama Meleisea, The Cambridge History of the Pacific Islanders, Cambridge University Press, 2004, p. 65, ISBN 0521003547.
  3. ^ a b c (EN) Thailand - Early History, countrystudies.us (libreria del Congresso). URL consultato il 14 luglio 2014.
  4. ^ (EN) Spirit Cave (Thailand), archaeology.about.com. URL consultato il 13 luglio 2014.
  5. ^ (EN) Khok Phanom Di, megalithic.co.uk. URL consultato il 14 luglio 2014.
  6. ^ (EN) Sidwell, Paul, Classifying the Austroasiatic languages: history and state of the art (PDF), academia.edu. URL consultato il 19 luglio 2014.
  7. ^ (EN) Mon, britannica.com. URL consultato il 19 luglio 2014.
  8. ^ (EN) Higham, Charles, The Civilization of Angkor, University of California Press, 2004, ISBN 0520242181. URL consultato il 19 luglio 2014.
  9. ^ (EN) Howells, William, Getting Here: The Story of Human Evolution, Compass Press, 1993, p. 222.
  10. ^ (EN) Neil Joseph Ryan, A History of Malaysia and Singapore, Oxford University Press, 1976, pp. 4-5, ISBN 0-19-580302-7.
  11. ^ (EN) Zaki Ragman, Gateway to Malay culture, Singapore, Asiapac Books Pte Ltd, 2003, ISBN 981-229-326-4.
  12. ^ (EN) Kobkua Suwannathat-Pian, The Historical Development of Thai-Speaking Muslim Communities in Southern Thailand and Northern Malaysia, Routledge, pp. 162–175, ISBN 0-7007-1173-2.
  13. ^ (EN) The Chiang Mai Chronicle, ISBN 974-7100-62-2
  14. ^ (EN) Yonok, the birthplace of Lanna, chiangmai-chiangrai.com. URL consultato il 19 luglio 2014.
  15. ^ a b c (EN) Early Indianized Kingdom of Funan, countrystudies.us. URL consultato il 15 luglio 2014.
  16. ^ a b c Donatella Mazzeo, op. cit.
  17. ^ (EN) Michael Vickery, Funan Reviewed: Deconstructing the Ancients, BEFEO, XC-XCi, 2003-2004, pp. 101 e ss.
  18. ^ Marilia Albanese, Angkor Fasto e splendore dell'impero Khmer, Cap. I re della Montagna, p. 23, White Stars, Vercelli, 2002.
  19. ^ (EN) K. R. Hall, Maritime Trade and Early Development in Early Southeast Asia, University of Hawaii Press, 1985, p. 38.
  20. ^ (EN) M. Vickery, Some remarks on Early State Formation in Cambodia, in Marr e Milner, Southeast Asia in the 9th to 11th Centuries, Singapore, 1986.
  21. ^ (EN) Michael Vickery, Society, Economics, and Politics in pre-Angkor Cambodia: The 7th-8th centuries, da p.71. The Center for East Asian Cultural Studies for Unesco, The Toyo Bunko, Tokyo, 1998
  22. ^ (EN) The Successor State of Chenla, countrystudies.us. URL consultato il 15 luglio 2014.
  23. ^ (EN) Boeles J.J.: The king of Sri Dvaravati and his regalia, pp. 99-100. Journal of the Siam Society, 1964
  24. ^ (EN) Phayre, Arthur P., History of Burma, pp. 24-32. Londra, Susil Gupta, 1883.
  25. ^ a b (EN) Hindus in Thailand, agamahindu.com
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  27. ^ a b (EN) The Mon-Dvaravati Tradition of Early North-Central Thailand, Metropolitan Museum of Art.
  28. ^ (EN) Phaisal Lekuthai: Lanna Culture and Social Development, documento PDF pp. 27-32. gsid.nagoya-u.ac.jp
  29. ^ Sir Charles Eliot, Hinduism and Buddhism, MI, pag. 79, cit. in K. Lal Hazra, pag. 2
  30. ^
    « Secondo gli storici i Thai hanno origine dai territori dell'odierna provincia cinese del Sichuan nordoccidentale [da cui sono giunti] diverse migliaia di anni fa. [...] Fondarono il regno di Nanzhao nella Cina meridionale nel VII sec. a.C. [...] Da qui cominciarono a migrare rifugiandosi dal Laos all'Assam, mentre il filone centrale migratorio arrivò nella valle del Menam. »
    K. Lal Hazra Ibid.
  31. ^ Ivi, pagg. 2-3
  32. ^ Ivi, pagg. 3
  33. ^ Ibid.
  34. ^ Ibid.
  35. ^ Ibid.
  36. ^ Ibid.
  37. ^ Ivi, pagg. 3
  38. ^ Ivi, pagg. 14
  39. ^ Bultrini, Raimondo, Thailandia, destituita la premier per abuso di potere, repubblica.it del 7 maggio 2014
  40. ^ (EN) Amy Sawitta Lefebvre, Thai army takes power in coup after talks between rivals fail, reuters.com del 22 maggio 2014
  41. ^ Thailandia, militari arrestano l'ex premier Yingluck Shinawatra, repubblica.it del 23 maggio 2014

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Kanai Lal Hazra, Thailand, 1ª ed., Nuova Delhi, Decent Books, 2000, pp. 340 (vol. I); 598 (vol. II), ISBN 81-86921-12-5 (i due volumi); ISBN 81-86921-13-3 (vol. I); ISBN 81-86921-14-1 (vol. II).
  • Donatella Mazzeo, et al., Le grandi civiltà dell'Asia in Atlante di Archeologia, UTET, 1996, pp. 174-175, ISBN 88-02-05021-X.
  • Elio Migliorini, Gerardo Zampaglione; Maria Vismara, La Thailandia, Milano, Messina, Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente - Casa editrice Giuseppe Principato, 1941, p. 360.
  • (EN) Patit Paban Mishra, The History of Thailand, ABC-CLIO, 2010, ISBN 0313340919. URL consultato il 2 giugno 2014.

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