Storia della Thailandia

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La storia della Thailandia è riferita ai territori dove si trova l'odierno Regno di Thailandia, ai popoli che li hanno abitati e agli Stati che hanno esercitato su di essi il proprio dominio. In un'accezione più ristretta, la storia di Thailandia si riferisce allo Stato unitario che ha unificato tali territori, noto fino al 1939 come Siam e che in seguito ha assunto la denominazione di Regno di Thailandia, nonché agli eventi che condussero alla sua formazione. Tali eventi si possono ricondurre alla progressiva affermazione nella regione dei vari Stati formati a partire dal XIII secolo dal popolo thai, che comprendono in ordine cronologico i regni di Sukhothai, Ayutthaya, Thonburi e Rattanakosin.

Preistoria[modifica | modifica sorgente]

Scavi archeologici in Thailandia del Nord, del Nordest e Centrale hanno portato alla luce manufatti in pietra che sono stati fatti risalire al 500.000 a.C. Questi referti del paleolitico inferiore testimoniano l'esistenza nella zona di alcuni tra i più antichi esseri umani di cui vi sia traccia. Lo stanziamento più antico rinvenuto nel Paese, risalente a 37.000/40.000 anni, è quello della grotta Lang Rong Rian nella provincia di Krabi, nella Thailandia peninsulare, dove sono stati trovati scheletri umani, vasellame ecc.[1][2]

Fin dall'antichità, le maggiori migrazioni verso il sudest asiatico furono quelle provenienti dalla Cina meridionale, che diedero luogo a partire da circa 20.000 anni fa alle prime fiorenti comunità della regione. Lo sviluppo culturale fu condizionato principalmente da fattori ambientali. Le fitte foreste nella valle del Chao Phraya e nella zona cha fa oggi parte della penisola malese assicuravano una tale quantità di cibo con la caccia e raccolta che per lungo tempo gli abitanti di quelle zone non ebbero bisogno di coltivare. Al contrario, gli abitanti delle zone montane si dedicarono all'agricoltura e furono i primi a darsi una struttura sociale.[3]

Gli archeologi hanno stabilito che le Grotte degli Spiriti, una rete di caverne nella provincia di Mae Hong Son, nell'estremo nord-ovest del Paese, ospitarono stanziamenti umani datati tra l'11.000 a.C. ed il 5.500 a.C e contengono le prime tracce di coltivazioni ritrovate in Thailandia.[4] Stanziamenti risalenti al neolitico sono stati ritrovati in diverse località fluviali.

Ban Chiang[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ban Chiang.

Uno dei siti archeologici più interessanti è quello di Ban Chiang, in provincia di Udon Thani, nella parte nordorientale del Paese, in una zona ricca di acqua dove una fiorente comunità agricola si stanziò tra il 3.600 a.C. e il 200 a.C., dedicandosi alla coltivazione del riso e alla lavorazione del bronzo. Si tratta dello stanziamento più antico scoperto nel mondo per quanto riguarda la lavorazione del bronzo e uno dei primi per la coltivazione del riso. La metallurgia che avevano sviluppato gli abitanti di Ban Chiang raggiunse un livello sconosciuto a quel tempo sia ai cinesi che in Mesopotamia.[1]

È stato ipotizzato che non avessero un re, non conoscessero le guerre e che il bronzo venisse usato per fabbricare le armi con cui andare a caccia, oltre che le decorazioni, gli attrezzi da lavoro e gli utensili domestici. Secondo i reperti venuti alla luce, a Ban Chiang veniva addomesticato e usato nell'agricoltura il bufalo d'acqua, il riso era la principale fonte di sostentamento, erano attivi l'artigianato tessile e quelli artistici della terracotta dipinta e della bigiotteria in vetro e in pietra. Gli oggetti ritrovati all'interno delle tombe hanno spinto gli archeologi a ritenere che la comunità avesse anche credenze sulla vita ultraterrena e riti fenubri evoluti. La cultura di Ban Chiang ebbe fine quando i suoi ultimi abitanti migrarono altrove attorno al 200 a.C., dopo che la terra si era impoverita per la deforestazione e l'erosione.[1]

Altri insediamenti[modifica | modifica sorgente]

Nei vasi rinvenuti nel sito archeologico di Non Nok Tha, in provincia di Khon Kaen, sono stati trovati resti di riso (oryza sativa) risalenti al 5.000 a.C., che fanno di Non Nok Tha la località più antica in cui esistano tracce di tale cereale, dato che in quel periodo in Cina si coltivava ancora il miglio.[3] Nello stesso sito sono stati trovati diversi reperti in bronzo e in ferro datati a periodi compresi tra il 3000 a.C. ed i primi secoli d.C.[1] Scavi eseguiti a Khok Phanom Di, località che si trova oggi a circa 20 km dal Golfo del Siam, in Thailandia dell'Est, hanno portato alla luce tombe datate a un periodo compreso tra il 2000 a.C. e il 1500 a.C., in cui sono stati trovati molti vasi e scheletri di esseri umani.[5]

Un altro insediamento particolarmente evoluto fu quello di Non Mueang Kao (tumulo della città antica), situato nella odierna provincia di Ubon Ratchathani, lungo il fiume Mun. Abitato a partire dal 500 a.C., il notevole vasellame ritrovato risale però al VII secolo. Questo e altri siti archeologici disseminati lungo il Mun presentano pavimentazioni intonacate, pali in legno e tombe ricche di fine oggettistica, contenenti anche tracce di riso e resti di animali.[1] Altri insediamenti sono stati trovati vicino a Lopburi (con reperti che vanno dal 1225 a.C. al 700 a.C.), nella grotta Ong Ba (dal 310 a.C. al 150 a.C.) e nel sito di Ban Don Ta Phet, entrambi in provincia di Kanchanaburi. Quest'ultimo ha dei reperti ritrovati in un cimitero del IV secolo, che testimoniano antichi scambi commerciali con India, Vietnam e Filippine.

Nella parte peninsulare esistevano stirpi negroidi, i semang, che sono sopravvissuti fino a tempi moderni. Come in genere tutta l'Indocina, anticamente la Thailandia era popolata da stirpi del gruppo europide imparentati con i Vedda. Successivamente si è registrato l'arrivo di popolazioni complessivamente raggruppate nella denominazione di paleomongolidi finché, molto tempo dopo, da nord sono iniziate consistenti immigrazioni di gruppi di carattere cinese (mongolide), i popoli tai.

Prime civilizzazioni[modifica | modifica sorgente]

Funan[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regno del Funan.

Verso la fine del I millennio a.C., i territori controllati da varie tribù consolidatesi nel sudest asiatico cominciarono a coalizzarsi per formare i primi regni, i nomi dei quali compaiono negli annali delle dinastie cinesi di quel tempo. Si ritiene che il primo grande Stato affermatosi nella regione sia il Regno del Funan, fondato nel I secolo d.C. sul delta del Mekong, un'area che permetteva la pesca e la coltivazione del riso. Il Funan dovette tuttavia la sua prosperità soprattutto al commercio marittimo stabilitosi tra India e Cina nel III secolo,[6] in un periodo in cui le turbolenze politiche e dinastiche di quest'ultima avevano reso meno sicura la Via della Seta e le altre vie di comunicazione sulla terraferma.

Il Funan è considerato il primo tra i "regni indianizzati" del Sudest asiatico, avendo subito l'influenza della civilizzazione affermatasi nell'India settentrionale nel millennio precedente. Il processo di assimilazione culturale del Sudest Asiatico, privo di qualsiasi forma di dominio diretto da parte dei regni indiani, rese lenta la penetrazione di religione, pensiero politico e arte indiana, che divennero parte integrante dell'educazione autoctona.[6]. La lingua di corte fu il sanscrito, furono adottate le Leggi di Manu e fu introdotto un alfabeto basato sulla scrittura indiana.[7] Dall'India furono inoltre importate tecniche avanzate di trattamento delle acque.[6]

Il regno di Funan

Nel II secolo d.C., il Funan occupò i territori dove si trovano oggi la Cambogia ed il centro della Thailandia. L'economia fiorì grazie agli scambi commerciali con i navigatori-missionari provenienti dall'India, che diffusero nel regno l'Induismo.[3] Le principali notizie riguardanti il regno provengono dalla Cina, in particolare dal Sānguó zhì, annali redatti nel 289 d.C. da Chèn Shòu (233-297), e dal Liáng shū, scritto da Yáo Chá e Yáo Sīlián attorno al 636, nel quale si riporta come gli inviati cinesi Kāng Tài e Zhū Yīng visitarono nel III secolo d.C. una terra da loro battezzata Funan, della quale descrissero le località, i cantieri navali, la struttura sociale e l'arte. Altre notizie e ritrovamenti sono giunti con gli scavi archeologici nei siti di Óc Eo, antico porto del regno, e di Angkor Borei, probabilmente capitale per un periodo.

Si ritiene il Funan che non fosse uno Stato centralizzato, ma una federazione di città-stato e feudi spesso in guerra tra loro. Al tempo della massima espansione, si estendeva in un territorio che comprendeva le moderne Cambogia, Vietnam del Sud, parti del Laos, della Thailandia, della Birmania e della penisola malese.[8] L'origine dei sovrani del Funan è controversa, alcuni sostengono che appartenessero al ceppo austronesiano e altri a quello mon khmer.[9]. Altri studiosi hanno ipotizzato che fossero di origine austronesiana e che nel corso dei secoli si fosse innestata una componente di estrazione mon khmer[10].

La ricchezza del regno si fondò anche sul fatto che la navigazione avveniva al tempo sottocosta, rendendo normale lo scalo nei porti del Funan. Con il progredire delle tecniche nautiche, le navi potevano risparmiare tempo seguendo rotte in mare aperto. Fu questa una delle cause del declino, avvenuta con lo sviluppo di altri porti, soprattutto quelli controllati dal Regno di Srivijaya. Anche la fine del regno è oggetto di controversia, alcune fonti sostengono che fu sottomesso con una guerra dal settentrionale Regno di Chenla,[6] altre sostengono che si integrò pacificamente nell'emergente Chenla.[11]

I regni Khmer e Dvaravati[modifica | modifica sorgente]

I mon[12] e le genti Khmer erano gli originali abitanti della regione, occupandone sin dai tempi più antichi la valle del Chao Phraya con la parte bassa dei suoi tributari e la parte meridionale fino ai due terzi della penisola malese[13]. I principali centri della vita culturale e politica mon erano Lavo, l'odierna Lopburi,[14] e Nakhon Pathom, parte della federazione di Dvaravati nella bassa valle del Chao Phraya[15]. Testimonianze archeologiche permettono di far risalire il primo fiorire della civiltà della valle del Chao Phraya al VI-VII secolo a.C.[16], mentre nella seconda metà del VII secolo d.C. nel nord della Thailandia fu fondato il Regno di Hariphunchai[17], destinato ad avere un ruolo importante nella storia del Paese. I pellegrini cinesi Xuánzàng e Yìjìng, insieme a diversi altri autori, chiamano il regno Dvaravati T'o-lo-po-ti, situato tra la bassa Birmania e la regione di Icānapura nel regno Khmer[18]. Anche per questo regno le testimonianze archeologiche ne fanno risalire il fiorire tra il VI e il VII secolo a.C.[19]. Fu il successivo contatto con le genti dell'Asia meridionale che portò allo sviluppo di idee religiose, sociali, politiche e culturali e al nascere di istituzioni che più tardi avrebbero influenzato lo sviluppo della cultura thailandese e dell'identità nazionale.

Gli inizi della civiltà siamese[modifica | modifica sorgente]

I popoli tai, un insieme di gruppi etnici che hanno le proprie origini nella Cina sudoccidentale[20][21], emigrarono nel sudest asiatico lungo un periodo che durò vari secoli. La prima fonte che parla della loro esistenza nella regione è un'iscrizione del XII secolo d.C. in un tempio Khmer nel complesso di Angkor Wat in Cambogia che si riferisce ai syam come vassalli del monarca Khmer.

Stando alla tradizione thailandese, i siamesi adottarono il nome thai, che vorrebbe dire liberi, quando riuscirono a liberarsi dell'influenza dei khmer (cambogiani)[22]. Il termine siam, o le sue varianti syam e syama, è stato da alcuni studiosi accostato al sanscrito syama, scuro o bruno[23]. È possibile che i nomi shan e a-hem siano varianti dello stesso nome mentre si direbbe che syama non ne sia il termine originale, mentre è molto probabile che sia una distorsione artificiale[24]. I lao erano un altro ramo della stessa etnia che si stabilì nel Laos prima di giungere in Thailandia[25].

I siamesi si stabilirono gradualmente in piccoli principati nella regione di Lamphun, nella valle del Chao Phraya e sulla riva destra del fiume Mekong[26]. Da lì si diffusero nei regni di Svankalok, Sukhothai (Sukodaya) e Lavo (Lopburi), stati vassalli dell'impero Khmer[27].

Regno di Sukhothai[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regno di Sukhothai.

Nel 1238 Khun Bang Klang Thao, il capo di una tribù siamese, dichiarò l'indipendenza dall'Impero Khmer e stabilì un regno a Sukhothai, nell'ampia valle del Menam (il fiume Chao Phraya) al centro dell'attuale Thailandia, prendendo il nome di Sri Indraditya; il regno gettò le fondamenta di quello che sarà in seguito definito Impero Siamese. Nello stesso anno tre capi tai combatterono vittoriosamente contro i khmer e si spartirono le regioni conquistate[28]. Fra loro vi era Mangrai, sovrano dei tai yuan e del Regno Lanna, che si insediò nei territori dell'odierna Thailandia del Nord, e Ramkhamhaeng, che era il terzo figlio di Khun Bang Klang Thao[29]. Il primo testo thai noto, scritto con un alfabeto adattato dalla scrittura khmer, di origine indiana, è l'iscrizione di Ramkhamhaeng, re di Sukhothai, che risale al 1292, e fu scoperta nel 1834 dal re Mongkut.

Regno di Ayutthaya[modifica | modifica sorgente]

Il Regno di Sukhothai fu conquistato nel XIV secolo dal Regno di Ayutthaya, l'altro grande Stato dei siamesi, che avrebbe dominato la regione per quattro secoli. Fu fondato da Ramathibodi, che fece del Buddhismo Theravāda la religione ufficiale del suo regno; il Buddhismo avrebbe continuato ad essere anche nel XXI secolo un fattore dominante nella vita sociale, culturale, e politica della nazione. Durante i secoli l'identità nazionale siamese si sviluppò intorno ad una lingua ed una religione comune ed intorno allo sviluppo della monarchia. Anche se gli abitanti della Thailandia sono di diversa origine etnica, la maggior parte parla una delle lingue tai-kadai.

La monarchia siamese, sostenuta ideologicamente dalla mitologia indù e buddhista, fu sostenuta anche dalla lealtà popolare per più di sette secoli, rimanendo fondamentale per la conservazione dell'unità nazionale. I birmani invasero Ayutthaya nel 1767 e la distrussero, ma i due eroi nazionali Taksin e Chao Phaya Chakri cacciarono gli invasori e riunificarono il Paese. Il primo fu l'unico monarca del Regno di Thonburi, il secondo fu il fondatore della dinastia Chakri, che tuttora guida il Paese, e del Regno di Rattanakosin.

Il periodo di Rattanakosin[modifica | modifica sorgente]

Durante il XIX secolo, l'espansionismo europeo, piuttosto che i nemici tradizionali del Siam, fu la più grande minaccia per la sopravvivenza del regno. Il successo thailandese nel preservare l'indipendenza del paese (era l'unico paese del sudest asiatico che era rimasto indipendente) era in parte un risultato del desiderio di Gran Bretagna e Francia di uno stabile stato cuscinetto che mantenesse distaccati i loro domini in Birmania (oggi Myanmar), Malesia, ed in Indocina. Comunque, il fattore più importante fu la buona volontà dei re della Thailandia, Mongkut (Rama IV, 1851-68) e Chulalongkorn (Rama V, 1868-1910), di negoziare apertamente con i centri di potere europei ed adottare riforme sullo stile europeo che modernizzarono il paese e gli valsero lo status di stato sovrano tra le nazioni.

La Thailandia (il cui nome era allora Siam) pagò un alto prezzo per la sua indipendenza: perdita di influenza sulla Cambogia e sul Laos a favore della Francia e cessione degli stati settentrionali della Penisola Malese alla Gran Bretagna. Nel 1910, l'area sotto il controllo dei siamesi era una piccola parte rispetto all'estensione controllata durante il secolo precedente. Nelle prime decadi del XX secolo, il sistema politico thailandese, le forze armate, le scuole, e l'economia subirono drastici cambiamenti. Molti thailandesi studiarono all'estero, ed emerse una piccola élite istruita in occidente con idee tradizionali.

Il Siam diventa Thailandia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1932 un colpo di stato (senza spargimenti di sangue) organizzato da ufficiali militari e civili portò alla fine della monarchia assoluta e inaugurò l'era costituzionale thailandese. Ad ogni modo, dopo una parentesi terminata con l'ascesa al trono di Rama IX nell'immediato dopo-guerra, la monarchia thailandese deterrà sempre enormi poteri e il reato di "lesa maestà" rimarrà un importante strumento di censura. Inoltre, dal 1932 ai giorni nostri la politica di questo paese è stata dominata da un gruppo militare-burocratico capeggiato da potenti generali. L'instabilità del sistema ha avuto come conseguenza diversi colpi di stato e prolungati periodi di legge marziale. Il sistema parlamentare, come definito dalle quindici costituzioni thailandesi tra il 1932 ed il 2008, è stato indebolito e modificato dai diversi regimi che si sono succeduti.

Storia contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Il colpo di stato del 1991 ha portato al potere il generale Suchinda Kraprayoon, che ha abrogato la costituzione e creato un Consiglio Nazionale per il mantenimento dell'ordine. Nel 1992, dopo lunghe e dure manifestazioni, il regime fu costretto a indire libere elezioni in seguito al quale si è insediato un governo civile di coalizione democratica guidato da Chuan Leekpai, uscito di scena nel 1995. Nello stesso anno, a seguito delle elezioni tenutesi in luglio è tornato al governo Chart Thai, che aveva guidato il paese dal 1988 al 1991 fino alla venuta dei militari. Nuove elezioni anticipate hanno portato al governo l'ex generale Chavalait che ha introdotto una serie di riforme con l'obiettivo del risanamento economico del paese.

La famiglia Shinawatra[modifica | modifica sorgente]

A partire dagli inizi del XXI secolo, ha avuto un grande ruolo nella politica nazionale il magnate delle telecomunicazioni Thaksin Shinawatra. Eletto nel 2001 e successivamente rieletto nel 2005 e 2006 con un margine amplissimo di voti, l'imprenditore di Chiang Mai è diventato l'idolo delle classi più disagiate ma ha causato il nascere di una sempre più agguerrita opposizione a causa della sua gestione privatistica del potere. La situazione precipita il 19 settembre 2006, quando un colpo di stato guidato dal generale Prapart Sakuntanak mette fine al governo di Thaksin Shinawatra, sospendendo tutte le cariche governative oltre al Parlamento e alla Corte Costituzionale. Il primo ministro Shinawatra da New York annuncia che è costretto a dare le proprie dimissioni e a rimanere in esilio: si viene così ad aprire una situazione di forte instabilità.

Le elezioni tenutesi nel dicembre del 2007 hanno portato al potere il Partito del Potere Popolare (PPP), alleato di Thaksin, ma dopo un anno di proteste di piazza delle camicie gialle anti-thaksiniane e dopo che il primo ministro è stato costretto a dimettersi per aver partecipato a un programma culinario, nel dicembre 2008 una parte dei parlamentari del PPP hanno cambiato alleanza, permettendo a Abhisit Vejjajiva, segretario del conservatore Partito Democratico, di riportare al governo la classe politica vicina alle forze armate, rappresentata da una coalizione di vari partiti.

Nel febbraio del 2009, la Corte Suprema di Bangkok ha espropriato una buona parte delle fortune del ricchissimo Thaksin Shinawatra. Precedentemente gli erano stati “congelati” circa 76 miliardi di baht (circa 1,8 milkiardi di euro) per punire Thaksin, accusato di conflitto di interessi durante il mandato di primo ministro, quando il patrimonio della famiglia Thaksin passò da 15 a 75 miliardi di baht. Era anche stato accusato di corruzione, autoritarismo, tradimento, lesa maestà, di aver messo il bavaglio alla stampa e di aver svenduto beni nazionali a investitori stranieri. Inoltre, Amnesty International critico’ aspramente Thaksin per la sua “guerra alla droga”, nella quale vennero uccise migliaia di persone.

Nell'aprile e maggio del 2010, le manifestazioni ad oltranza nelle strade di Bangkok che chiedevano le dimissioni del primo ministro Abhisit Vejjajiva e del governo sono state disperse nel sangue. Il bilancio degli scontri ha riportato 91 vittime. Abhisit Vejjajiva, da sempre fortemente criticato dai thaksiniani dalle "camicie rosse", negli ultimi mesi viene osteggiato anche dagli ultra-nazionalisti delle "camicie gialle", che pure prima l'avevano appoggiato.

Le elezioni si tennero il 3 luglio del 2011, e videro il largo successo del partito di opposizione Pheu Thai, guidato da Yingluck Shinawatra, sorella minore di Thaksin, che è divenuta il nuovo primo ministro in un governo di coalizione. Dopo alcuni mesi di dure proteste anti-governative, che ne chiedevano le dimissioni perché rappresentava gli interessi del deposto fratello, nel maggio del 2014 Yingluck è stata destituita dalla Corte Costituzionale, accusata di "abuso del potere politico a fini personali". Il governo fu affidato ad interim a un altro membro del Partito Pheu Thai e le proteste antigovernative proseguirono.[30]

Con l'acutizzarsi della tensione, il 20 maggio 2014 l'esercito ha proclamato una legge marziale e due giorni dopo ha effettuato un colpo di Stato. La costituzione è stata soppressa, il governo ad interim è stato sciolto, è entrato in vigore il coprifuoco sul territorio nazionale dalle 22 alle 5 e i dimostranti di entrambi gli schieramenti sono stati invitati a disperdersi. L'intervento militare è avvenuto dopo che, a partire dall'inizio delle proteste in novembre, 28 persone hanno perso la vita e 700 sono state ferite in scontri e attentati collegati alle proteste. Si tratta del 19º tentativo di colpo di Stato nel Paese dopo l'istituzione della monarchia costituzionale nel 1932.[31]

La mattina del 23 maggio, il comandante in capo dell'esercito Prayuth Chan-ocha, guida del colpo di Stato, si è auto-proclamato primo ministro ad interim della Thailandia ed ha convocato diversi leader politici ed esponenti delle dimostrazioni dei mesi precedenti, molti dei quali sono stati tratti in arresto.[32]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e Patit Paban Mishra, p.21-23
  2. ^ (EN) Malama Meleisea, The Cambridge History of the Pacific Islanders, Cambridge University Press, 2004, p. 65, ISBN 0521003547.
  3. ^ a b c (EN) Thailand - Early History, countrystudies.us (libreria del Congresso). URL consultato il 14 luglio 2014.
  4. ^ (EN) Spirit Cave (Thailand), archaeology.about.com. URL consultato il 13 luglio 2014.
  5. ^ (EN) Khok Phanom Di, megalithic.co.uk. URL consultato il 14 luglio 2014.
  6. ^ a b c d Donatella Mazzeo, op. cit.
  7. ^ (EN) Early Indianized Kingdom of Funan, country-studies.com. URL consultato il 13 luglio 2009.
  8. ^ K. R. Hall, Maritime Trade and Early Development in Early Southeast Asia, pag. 38, University of Hawaii Press, 1985.
  9. ^ La questione è riassunta da Vickery, che propende per la seconda tesi, in Funan Reviewed: Deconstructing the Ancients, BEFEO, XC-XCi, 2003-2004, pp. 101 e ss.
  10. ^ Marilia Albanese, Angkor Fasto e splendore dell'impero Khmer, Cap. I re della Montagna, p. 23, White Stars, Vercelli, 2002.
  11. ^ M. Vickery, "Some remarks on Early State Formation in Cambodia", in Marr e Milner, Southeast Asia in the 9th to 11th Centuries, Singapore, 1986.
  12. ^
    « [I coloni cinesi ] arrivarono nel paese dei mon nella regione centrale della Thailandia, un paese che era marcatamente diverso dal loro »
    Ivi, pag. 2
  13. ^ Ivi, pag. 3
  14. ^ Ibid.
  15. ^ Ivi, pagg. 2-3
  16. ^ Ivi, pag. 3
  17. ^ Ivi, pag. 5
  18. ^ Ivi, pag. 4
  19. ^ Ibid.
  20. ^ Sir Charles Eliot, Hinduism and Buddhism, MI, pag. 79, cit. in K. Lal Hazra, pag. 2
  21. ^
    « Secondo gli storici i Thai hanno origine dai territori dell'odierna provincia cinese del Sichuan nordoccidentale [da cui sono giunti] diverse migliaia di anni fa. [...] Fondarono il regno di Nanzhao nella Cina meridionale nel VII sec. a.C. [...] Da qui cominciarono a migrare rifugiandosi dal Laos all'Assam, mentre il filone centrale migratorio arrivò nella valle del Menam. »
    K. Lal Hazra Ibid.
  22. ^ Ivi, pagg. 2-3
  23. ^ Ivi, pagg. 3
  24. ^ Ibid.
  25. ^ Ibid.
  26. ^ Ibid.
  27. ^ Ibid.
  28. ^ Ivi, pagg. 3
  29. ^ Ivi, pagg. 14
  30. ^ Bultrini, Raimondo, Thailandia, destituita la premier per abuso di potere, repubblica.it del 7 maggio 2014
  31. ^ (EN) Amy Sawitta Lefebvre, Thai army takes power in coup after talks between rivals fail, reuters.com del 22 maggio 2014
  32. ^ Thailandia, militari arrestano l'ex premier Yingluck Shinawatra, repubblica.it del 23 maggio 2014

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Kanai Lal Hazra, Thailand, 1ª ed., Nuova Delhi, Decent Books, 2000, pp. 340 (vol. I); 598 (vol. II), ISBN 81-86921-12-5 (i due volumi); ISBN 81-86921-13-3 (vol. I); ISBN 81-86921-14-1 (vol. II).
  • Donatella Mazzeo, et al., Le grandi civiltà dell'Asia in Atlante di Archeologia, UTET, 1996, pp. 174-175, ISBN 88-02-05021-X.
  • Elio Migliorini, Gerardo Zampaglione; Maria Vismara, La Thailandia, Milano, Messina, Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente - Casa editrice Giuseppe Principato, 1941, p. 360.
  • (EN) Patit Paban Mishra, The History of Thailand, ABC-CLIO, 2010, ISBN 0313340919. URL consultato il 2 giugno 2014.

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