Kanji

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Sistema di scrittura giapponese
Scrittura giapponese

Kanji

Kana

Utilizzato nel

Braille

Rōmaji

Punteggiatura

I kanji (漢字? "caratteri Han", cioè "caratteri cinesi") sono i caratteri di origine cinese usati nella scrittura giapponese in congiunzione con i sillabari hiragana e katakana.

Generalità[modifica | modifica sorgente]

I kanji derivano dalla scrittura cinese, che una volta introdotta in Giappone apportò mutamenti sostanziali alla lingua giapponese. In generale i caratteri si usano per rappresentare le parti morfologicamente invariabili delle espressioni giapponesi (come i semantemi). Un kanji può quindi rappresentare la radice dei verbi, degli aggettivi o, integralmente, una buona parte dei sostantivi della lingua giapponese.

Poiché un sistema di scrittura straniero venne associato alla lingua parlata giapponese, a tutt'oggi un kanji presenta di norma (almeno) due pronunce.

La lettura detta on (on'yomi) di un kanji deriva a livello fonetico dalla sua pronuncia cinese. La kun'yomi è invece la lettura d'origine giapponese attribuita al kanji al momento della sua "importazione" in Giappone.

Per esempio, il kanji 旅 vuol dire "viaggio". La pronuncia kun (kun'yomi) (generalmente utilizzata quando il kanji è isolato) è tabi, mentre la lettura on (di solito utilizzata quando il kanji è accompagnato da altri ideogrammi) è ryo. Dunque un albergo giapponese, cioè un edificio 館 (yakata) dove ci si ferma quando si è in viaggio 旅 (tabi), è detto 旅館 ryokan.

I kanji possono avere più letture on in quanto gli stessi caratteri furono importati dalla Cina in epoche diverse (e da diverse aree geografiche), in cui dunque la pronuncia era mutata. Ad esempio, il kanji 生 può essere letto, tra gli altri modi, sia sei sia shō, a seconda dei vocaboli in cui si trova. Dunque un kanji può avere da zero a addirittura quattro pronunce on.

L'on'yomi può non essere presente se il kanji è nato in Giappone, cioè se è un 国字 kokuji, kanji nazionale, (ciò non è vero per tutti i kokuji poiché ad alcuni è stata attribuita una lettura on, come al verbo "lavorare", 働く hatara.ku, il cui kanji 働 ha anche l'on'yomi dō).

Le letture on sono normalmente classificate in quattro gruppi:

  • Le letture Go-on (呉音? "suono Wu") hanno origine dalla pronuncia cinese del periodo delle Dinastie del Nord e del Sud tra V e VI secolo. Poiché il kanji è lo stesso sembra probabile che Go si riferisca alla regione Wu (nelle vicinanze della moderna Shanghai), dove la lingua wu la variante della lingua cinese che lì viene parlata, presenta delle somiglianze con la lingua giapponese moderna.
  • Le letture Kan-on (漢音? "suono Han") hanno origine dalla pronuncia cinese del periodo della Dinastia Tang nel VII e IX secolo, essenzialmente dalla lingua parlata standard della capitale, Chang'an (長安 o 长安, la moderna Sian). Il carattere 漢 Kan è usato con il significato generico di Cina, non in riferimento alla Dinastia Han, sebbene il kanji sia comune.
  • Le letture Tō-on (唐音? "suono Tang") hanno origine dalla pronuncia cinese durante dinastie successive, come la Dinastia Song (宋) e la Dinastia Ming (明). Includono le letture adottate tra il Periodo Heian (平安) e il Periodo Edo (江戸). A volte si parla di Tōsō-on (唐宋音).
  • Le letture Kan'yō-on (慣用音? "suono idiomatico") sono pronunce confuse o scambiate tra due kanji che però sono entrate nell'uso comune e sono state accettate come ufficiali.

La pronuncia on più comune è la kan-on. Le letture go-on sono particolarmente comune nella terminologia Buddista (Es. gokuraku 極楽 "paradiso"), nonché per alcuni dei kanji importati in tempi più antichi, come quelli dei numeri. Le letture tō-on si incontrano in "parole più recenti", come isu 椅子 "sedia", futon 布団 e andon 行灯, un tipo di lanterna giapponese di carta.


Kanji

Il Dizionario Kangxi, pubblicato in Cina nel 1716 presenta oltre 49 mila caratteri cinesi, è stato a lungo un riferimento chiave nello studio dei kanji, finché nel 1960 non fu completato in Giappone il 大漢和辞典 Dai kanwa jiten, di Tetsuji Morohashi, contenente circa 50 mila kanji. Tuttavia di questi solo i 2136 jōyō kanji (kanji di uso comune) e gli 861 jinmeiyō kanji per i nomi propri, possono essere utilizzati per la stampa. Nel caso si utilizzi un kanji non incluso fra questi 2997 (hyogaiji o hyougai kanji), si è soliti suggerirne la pronuncia con dei piccoli hiragana, chiamati furigana. Il furigana si usa anche nel caso in cui il kanji sia compreso nei 2997 suddetti, ma il target cui la pubblicazione è dedicata renda necessario il suggerirne la pronuncia.

Più di recente, nel 1994, è stato pubblicato in Cina il Zhonghua Zihai (caratteri cinesi semplificati: 中华字海; caratteri cinesi tradizionali: 中華字海; pinyin: Zhōnghuá Zìhǎi), il più grande dizionario di caratteri cinesi disponibili per la stampa, contenente 85 568 caratteri. Si può però tranquillamente affermare che, comprendendo tutte le varianti di tutti i kanji mai creati, il numero dei kanji esistenti sia di molto superiore.

Il fatto che in Giappone esista un numero preciso di kanji utilizzabili per la stampa (essenzialmente quella legata all'informazione) si ricollega in parte all'esigenza, sentita in passato, di cancellare gradualmente l'uso degli stessi, sostituendoli con i kana (alfabeti sillabici). Dopo la Seconda guerra mondiale, infatti, si tentò di occidentalizzare il Giappone anche sotto questo aspetto: la lista dei kanji accettati per la stampa era originariamente di soli 1850 caratteri, i tōyō kanji (approvati nel 1946). L'uso degli ideogrammi, però, resistette, probabilmente per via delle peculiarità stesse della lingua giapponese, tra le quali la ricchezza di omofoni. L'uso dei soli kana, in effetti, renderebbe la comprensione dello scritto molto più ostica rispetto a quanto lo sia con il sistema attualmente in uso.

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