Sistema di scrittura giapponese

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Sistema di scrittura giapponese
Scrittura giapponese

Kanji

Kana

Utilizzato nel

Braille

Rōmaji

Punteggiatura

Il moderno sistema di scrittura giapponese utilizza tre principali tipi di caratteri:

  1. un insieme di logogrammi: i kanji
  2. due sillabari: hiragana e katakana,
  3. e l'uso dell'alfabeto latino rōmaji in certi casi più ristretti.

I kanji, di origine cinese, sono 2997 (quelli più comuni, noti come jōyō e jinmeiyō kanji), e vengono utilizzati soprattutto per sostantivi, verbi, aggettivi e nomi propri di persona; i due sillabari (kana) contengono ciascuno 46 caratteri di base (71 compresi i segni diacritici), ognuno dei quali corrisponde ad un suono nella lingua giapponese, vengono utilizzati nella flessione linguistica dei verbi e degli aggettivi e nelle particelle grammaticali. Quasi tutte le frasi giapponesi contengono sia kanji che hiragana, mentre più raramente viene utilizzato il katakana. Quest'ultimo viene utilizzato per la traslitterazione delle parole e dei nomi stranieri, per la trascrizione di nomi scientifici di animali e piante e per i versi degli animali. A causa di questa miscela di caratteri, oltre a un grande inventario di caratteri kanji, il sistema di scrittura giapponese è spesso considerato come uno dei più complicati in uso in tutto il mondo.[1][2]

Storia della scrittura giapponese[modifica | modifica wikitesto]

La scrittura giapponese è giunta dalla Cina nel IV secolo. Non c'è un sistema definitivo di scrittura specificamente giapponese utilizzato in Giappone prima degli altri. La lingua giapponese, durante i secoli, si è adatta ai sinogrammi cinesi per creare una scrittura composta, oggigiorno, da quattro sistemi grafici; kanji (sinogrammi), hiragana e katakana (due scritture sillabiche) e rōmaji (l'alfabeto latino). La sorte ha fatto sì che la Cina sia il vicino del Giappone, ma se avesse avuto come vicino un paese con un sistema di scrittura alfabetico, la lingua giapponese ne avrebbe beneficato. Contrariamente alla lingua cinese che possiede i toni, la lingua giapponese è atona, e la compilazione dei kanji da luogo a numerosi omofoni. Solo la scrittura è autentica. Per questo fatto - e per altre considerazioni d'ordine storico e culturale - non si potrebbe considerare, al giorno d'oggi, di abolire i kanji per instaurare una scrittura puramente fonetica. Ma la lingua resta evolutiva, ed i mezzi contemporanei di comunicazione non sono ostacolati in Giappone. Però i kanji hanno anche dei vantaggi: sono dei "condensati" di informazioni.

Esistono parecchie forme di scritture primitive chiamate jindai moji, ma anche, kamiyo moji (神代文字?), letteralmente « scrittura dell'era degli dei », che fu scoperta recentemente e che incorpora qualche carattere vagamente pittografico, qualche carattere runico ed altri in apparenza molto vicini agli Hangul coreani. Essi sono ora considerati dei falsi creati negli anni trenta ed utilizzati per promuovere il nazionalismo giapponese. L'arrivo ufficiale delle « lettere cinesi » o kanji avrebbe avuto luogo nel 522 secondo il Nihonshoki dell'anno 720. Si trattò della spedizione di sūtra e di una statua di Buddha dal re Syöng-Myöngdel del reame coreano di Paekje all'imperatore del Giappone Kimmei. Un'altra fonte, il Gankōji engi, cita la data 538.

Inizialmente, i sinogrammi non erano utilizzati per scrivere il giapponese; ma essere un letterato significava possedere l'abilità di leggere e scrivere il cinese classico. Esisteva una volta un sistema chiamato kanbun (漢文?), che utilizzava nello stesso momento i caratteri cinesi (kanji) e "qualcosa" di molto simile alla grammatica cinese, dei segni diacritici erano messi a fianco dei caratteri cinesi per contribuire a far comprendere l'equivalente giapponese. La prima cronaca storica del Giappone, il Kojiki (古事記?), compilata prima del 712, sarebbe stata scritta in kanbun. Oggi, le università giapponesi e qualche liceo insegnano sempre il kanbun nei loro corsi letterari.

Non non c'è stato sistema di scrittura della lingua giapponese orale fino allo svolgimento dei man'yōgana (万葉仮名?), che utilizzavano dei caratteri cinesi per le loro proprietà fonetiche (derivate della loro lettura cinese) piuttosto che per il loro valore semantico. I man'yōgana sono inizialmente stati utilizzati per scrivere delle poesie, come per il Man'yōshū (万葉集?), che fu compilato prima del 759 e che darà il suo nome al sistema di scrittura derivato.

Gestione della scrittura giapponese[modifica | modifica wikitesto]

Tradizionalmente, il giapponese si scrive in forma tategaki (縦書き?), cioè senza spazi tra le parole, dall'alto al basso e da destra a sinistra:

 p   r   u   i   s   e
 o   m   r   s   e   c
 n   a   a   c   m   c
 e   g   i   r   p   o
 s   i   n   i   i   u
 e   a   f   t   o   n
     p   o   t   d   e

Ma vi è un aumento di libri scritti nella forma yokogaki (横書き?), cioè da sinistra a destra e dall'alto al basso, come in italiano. È specialmente il caso dei lavori scientifici. La forma tategaki non è, come può sembrare al primo approccio, così differente dalla forma yokogaki , che consiste in una semplice rotazione di un quarto di giro della direzione di scrittura.

Esempio[modifica | modifica wikitesto]

Una dimostrazione è l'estratto della prima pagina del giornale Asahi Shinbun del 19 aprile 2004, che utilizza simultaneamente le quattro forme di scrittura (kanji in rosso, hiragana in blu, katakana in verde, rōmaji e cifre arabe in nero):

  • ラドクリフマラソン五輪代表、1出場にも
  • in trascrizione Hepburn: Radokurifu, marason gorin, daihyō ni ichi-man mētoru shutsujō ni mo fukumi.
  • « Radcliffe, partecipante alla maratona olimpica, concorrerà anche per i diecimila metri. »

Qualche esempio di scrittura giapponese:

Kanji Hiragana Katakana Rōmaji Traduzione
わたし ワタシ watashi io
金魚 きんぎょ キンギョ kingyo pesce rosso
煙草 たばこ タバコ tabako tabacco, sigaretta

Kanji[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Kanji.
Alcuni kanji

I kanji (caratteri Han) sono dei caratteri derivati da quelli cinesi e simili alla lingua giapponese, che hanno più tardi semplificato, modificato ed addirittura creato (kokuji). Quando furono adottati, i Giapponesi adottarono ugualmente le loro pronunce che sono dovute essere adattate al sistema fonetico giapponese molto più povero in quanto a varietà di suoni. Risultano quindi un grande numero di omofoni. I kanji hanno talvolta un senso diverso tra il giapponese ed il cinese, poiché i prestiti, fatti nel corso del tempo, non sono stati uniformi, a volte per il senso, a volte per la pronuncia: si scriverebbero allora certe parole giapponesi con un ideogramma cinese, la cui pronuncia però sarebbe più simile a quella giapponese.

I kanji giapponesi hanno per conseguenza parecchie letture, comunemente chiamate 音読み (onyomi, lettura ON) corrispondente alla od alle letture d'origine cinese e 訓読み (kunyomi, lettura KUN) corrispondente alla lettura giapponese. Ad esempio:

  • 音, おと. Oto, il rumore (in lettura KUN)
  • 音, オン. On, il rumore (in lettura ON).

Il sistema di educazione giapponese insegna 1945 kanji riconosciuti ufficialmente dal ministero dell'istruzione del Giappone. Questo apprendimento è sviluppato in gran parte dalla scuola dei ragazzi giapponesi. Tuttavia, in pratica, pressappoco 1000 sono usati comunemente. L'unica eccezione è il kanji "unico", utilizzato solamente per i cognomi od in pochi luoghi.

Hiragana e katakana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Hiragana e Katakana.
Origine degli hiragana dai sinogrammi

Questi due sillabari permettono di notare l'integralità dei suoni esistenti della lingua giapponese (che si potrebbe scrivere unicamente con questi sillabari), tuttavia i numerosi omonimi presenti nel giapponese difficilmente permettono di comprendere i sensi di certe parole (per cui la convenienza dei kanji).

Il primo serve principalmente alla scrittura dei morfemi grammaticali, a quella di qualche parola ed alla notazione fonetica dei kanji. Il secondo è utilizzato per la notazione dei prestiti linguistici delle lingue straniere (ad eccezione del cinese e del coreano, da cui i vocaboli imprestati sono presenti nel giapponese fin dall'antichità) e serve a mettere in rilievo (come il nostre corsivo).

Storicamente, è alle donne che si deve l'esistenza dei kana. Non avendo accesso all'istruzione, esse hanno preso, per la loro pronuncia, dei kanji dalla lingua cinese, e semplificato il loro tracciato. Hanno creato un sillabario, dandosi così accesso alla scrittura che l'uomo rifiutava loro. Le donne hanno adottato gli hiragana da cui la forma corsiva e più dolce dei loro corrispondenti; quanto agli officiali della corte (dunque degli uomini), essi fecero evolvere gli hiragana in katakana, che li rappresentano con un conseguente miglioramento.[senza fonte]

Si colloca l'apparizione dei kana verso il XII secolo, in alcuni scritti epistolari.

Piccoli kana situati vicino o sopra i kanji sono chiamati furigana ed indicano la pronuncia di un ideogramma. Tali furigana sono assai presenti, per esempio, nei manga e nei lavori destinati ai giovani; l'apprendimento dei kanji è molto lungo, essere pratici della pronuncia è cruciale per un giovane pubblico che dovrà usare queste conoscenze nella propria scuola.

Rōmaji[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rōmaji.

Esistono diverse romanizzazioni tra cui il sistema Hepburn è il più utilizzato. Ci sono anche i metodi nippon-shiki o Kunrei. I Giapponesi li utilizzano poco, tranne che per scrivere delle parole (sovente tecniche) impossibili da scrivere con i caratteri giapponesi come per esempio CD, DVD o NTT.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Kazuko Nakajima, Learning Japanese in the Network Society, University of Calgary Press, 2002, p. xii.
  2. ^ (EN) What Is The Hardest Language To Learn?, zidbits.com, 30 aprile 2011. URL consultato il 2 luglio 2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]