Prestito linguistico

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Si definisce prestito linguistico o semplicemente prestito una parola, una struttura sintattica o un fonema stranieri che entrano a far parte del patrimonio di una determinata lingua e provengono da una comunità di lingua diversa, in seguito al contatto tra culture diverse. Con la stessa parola si intende anche il fenomeno stesso di adozione della parola straniera. Secondo Vinay e Darbelnet, spesso i prestiti linguistici diventano di uso comune grazie a una traduzione[1]. Inizialmente, suonano “strani” , quindi sono considerati parole straniere. Queste parole diventano convenzionali quando si inizia ad usarle normalmente, nonostante si conosca poco o per nulla quella cultura. A questo punto possono essere chiamate prestiti. Non tutte le parole straniere diventano prestiti: se escono dall’uso comune prima che si diffondano, non raggiungono lo stadio di prestito.

È corrente anche il termine di forestierismo: anche in questo caso si indica una parola, un modo di dire, una frase o altra costruzione linguistica importata da altra lingua. Deriva dal basso latino foristarius[2], persona che sta o viene da fuori, che parla quindi una lingua straniera.

Indice

[modifica] Tipologie

Si distinguono per esigenza o meno:

  • prestiti di necessità: parole introdotte quando ad esempio viene scoperto un nuovo oggetto o comunque entra un nuovo referente (patata, caffè, juke-box...), riempiendo un vuoto lessicale o semantico;[3]
  • prestiti di lusso (o di prestigio): teoricamente superflui, in quanto esiste già nella lingua un termine col medesimo significato; si usano per la particolare sfumatura espressiva che hanno e per aumentare il prestigio di ciò che si designa (show, boom, click, manager, baby-sitter).

Nella lingua scritta le parole, locuzioni o in generale le costruzioni linguistiche straniere, eventualmente trascritte se non appartenenti allo stesso sistema di scrittura, possono avere effetti direttamente sul lessico oppure sulla morfologia della lingua ospite. Le prime possono entrare nella lingua ospite in varie forme:

  • integrale, pura, ossia tale e quale all'originale (ad esempio il giapponese kamikaze);
  • modificata parzialmente, in modo da adattarle alla lingua, per esempio con tipiche desinenze (ad es. la toeletta dal francese toilette);
  • alterante, modificando parole della lingua ospite, anche nomi propri (ad es. l'italiano Bankitalia per Banca d'Italia oppure nomenklatura che ha scansato nella sua accezione l'italiano nomenclatura, esportato con l'identico termine latino in Europa settentrionale e reimportato dal russo.[4]

[modifica] Le ragioni del prestito

[modifica] Prestito lessicale

Il fenomeno del prestito nasce dall'esigenza di nominare un concetto o un oggetto che nella lingua di destinazione non ha un nome proprio. Il prestito ha dunque la funzione di colmare una lacuna lessicale presente nella lingua che accoglie il termine.

Il vocabolo viene generalmente adeguato al sistema fonologico (e talvolta ortografico) della lingua che lo riceve. Ad esempio, quando gli spagnoli giunsero nel Nuovo Mondo, gli europei dovettero dare il nome a piante, animali e frutti fino ad allora sconosciuti nel Vecchio Mondo; in italiano:

  • avocado viene dal nahuatl auacatl, attraverso lo spagnolo aguacate, poiché i primi esportatori di tale frutto furono gli Spagnoli;[5]
  • puma, in modo simile, risale al quechua, (sempre attraverso lo spagnolo);
  • caffè, invece, viene dall'arabo qahwaʰ, attraverso il turco qahve.

Nida afferma che “il prestito linguistico di parole straniere è spesso considerato una pratica più sicura della creazione di parole usando componenti lessicali indigene”, ma quando si diffondono nella cultura ricevente “sono sempre soggette a cambiamenti di significato e spesso modificano il proprio orientamento semantico”. Per esempio, la parola spagnola rio (fiume) è presa in prestito dal triqui, una lingua che veniva parlata nell’attuale Messico, in cui significava “barca”.[6]

Talvolta il vocabolo viene acquisito senza che la lingua di adozione introduca una nuova parola per sostituire il prestito. Questo può essere determinato dalla supremazia di una lingua in un determinato settore. Un esempio di quanto appena affermato è il linguaggio informatico inglese, da cui l'italiano ha attinto molti vocaboli quali scanner, mouse o webcam.

Numerosi sono altresì gli italianismi, ossia i prestiti ad altre lingue di termini italiani.

Per ragioni storiche i prestiti dall'italiano si concentrano soprattutto in singoli settori, soprattutto quelli i cui inizi sono stati in buona parte nell'Italia rinascimentale ovvero vi si sono sviluppati in modo assolutamente significativo. Si trovano quindi prestiti linguistici in campo finanziario: ad esempio, in inglese bank da "banca" (o "banco", con lo stesso significato) e bankrupt da "bancarotta"; in tedesco Konto, Risiko e Kredit, rispettivamente da "conto", "rischio" e "credito".[7] Vi sono numerosi prestiti nel campo semantico delle arti: per la musica, molto simili nelle diverse lingue europee, si hanno viola, piano, crescendo e così via, pressoché identici anche nella morfologia (non però nella pronuncia); per le arti figurative si ricordano, in francese, italianismi come aquarelle, graffiti e fresco (dall'italiano rinascimentale "al fresco", moderno "affresco"), ed i paralleli in altre lingue.

Altri prestiti dall'italiano sono l'inglese antenna[8](o il tedesco Antenne); il tedesco ed inglese alarm (sostantivo derivato a sua volta dalla locuzione all'arme!).[9]

Infine, anche i nomi dei piatti e degli ingredienti tradizionali della gastronomia italiana sono nelle lingue straniere spesso dei prestiti (su tutti la parola "pizza" o l'inglese parmesan da "parmigiano", o "salami" da "salame").

[modifica] Prestito fonologico

Alcuni fonemi non presenti in una lingua entrano in uso assieme alla parola straniera: ad esempio la fricativa postalveolare sonora [ʒ] attraverso il prestito del francesismo garage in italiano.

[modifica] Fenomeni analoghi

Le esigenze che portano a un prestito possono portare in alternativa all'adozione di un calco linguistico, che è l'estensione del significato di un termine già presente nella lingua di adozione (ad esempio in italiano realizzare ha assunto il significato di rendersi conto come calco linguistico dell'inglese to realize).[10]

Anche alcune strutture sintattiche, formalmente scorrette, sono entrate in uso: il sintagma "la seconda città più grande" non è corretto in quanto vi è la contraddizione di un superlativo relativo, però è ammesso nella lingua inglese.

La scelta di ricorrere ad un prestito piuttosto che ad un calco è legata normalmente al prestigio di cui gode, nel particolare campo semantico di riferimento, la lingua da cui si preleva il termine; ad esempio oggigiorno il linguaggio scientifico e quello tecnologico presentano molti prestiti dall'inglese, (basti pensare a termini come internet, Hi-Fi, computer); oppure il linguaggio musicale, sviluppatosi e diffusosi quando l'italiano godeva di un notevole prestigio culturale.

[modifica] L'atteggiamento delle culture nei confronti del prestito

Ogni cultura ha un atteggiamento particolare nei confronti dei prestiti linguistici. “In alcune società si dà per scontato che è necessario usare parole straniere per le cose nuove, come in inglese”[11]. L’inglese, infatti, ha sempre preso in prestito parole straniere provenienti delle culture con cui è entrato in contatto e la loro diffusione non è mai stata limitata per via dell’assenza di un’accademia nazionale che si incaricasse di circoscriverli e di preservare la purezza della lingua nei paesi anglofoni. Altre società, invece, preferiscono creare equivalenti descrittivi, basati su propri modelli grammaticali o di formazione della frase, come in tedesco e in francese. La lingua che più ha influenzato le altre ed è stata adottata nel mondo è ovviamente l’inglese.

[modifica] Critica al prestito: il forestierismo

Il prestito linguistico è spesso visto criticamente ed assume allora spesso la denominazione di forestierismo. In alcuni stati, la legge tutela la lingua del paese con norme severe. Per contenere l'uso indiscriminato di forestierismi ritroviamo ad esempio in Francia l'Académie Française, la quale ha lo scopo di stilare una lista di termini francesi equivalenti ai forestierismi per ogni ambito della vita sociale (ha pubblicato per esempio un vocabolario di termini informatici). L'Académie Française si impegna inoltre sia attraverso il suo dizionario, pur escludendo che al giorno d'oggi si possa parlare attualmente di una invasione di anglicismi, almeno in Francia.[12]

[modifica] Note

  1. ^ Shuttleworth M., Cowie M. 1997, Dictionary of translation studies, Manchester, St. Jerome
  2. ^ Versione in linea del Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani
  3. ^ sapere.it
  4. ^ etimo.it
  5. ^ parolata.it
  6. ^ Nida, E. A., 1964. Towards a Science of Translating. Leiden: Brill
  7. ^ merriam-webster.com
  8. ^ en:Category:Italian loanwords
  9. ^ merriam-webster.com
  10. ^ paolomaccioni.it
  11. ^ Nida, E. A., 1964. Towards a Science of Translating. Leiden: Brill
  12. ^ I forestierismi secondo l'Académie Française

[modifica] Voci correlate

Formazione delle parole
Logo letteratura

Concetti generali
Elemento formativo - Radice - Affisso (Prefisso  · Infisso  · Suffisso  · Interfisso  · Circonfisso) - Apofonia - Primitivo

Processi di formazione
Flessione (Tema  · Radice del tema  · Vocale tematica  · Desinenza) - Alterazione - Derivazione (Parasintesi) - Composizione

Meccanismi di formazione
Acronimo - Affissazione (Agglutinazione) - Retroformazione - Accorciamento - Composizione (Polisintesi · Sincrasi) - Prestito (Calco) - Neologismo

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