Fonologia

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La fonologia (anche fonematica o fonemica) è una branca della linguistica che studia come i suoni linguistici (foni) siano organizzati, all'interno delle singole lingue, in un sistema di unità distintive (fonemi) che permettono di trasmettere e distinguere parole (e significati) diversi. Questo sistema di unità distintive (ossia di fonemi) è chiamato "sistema fonologico".[1]

In genere il termine "fonologia" è anche usato in riferimento al sistema fonologico stesso di una determinata lingua, intendendo con fonologia una delle parti della grammatica di quella lingua. Si può quindi parlare della fonologia dell'italiano, della fonologia dell'inglese, della fonologia del ceco e così via, intendendo i sistemi fonologici delle suddette lingue.

Definizione[modifica | modifica wikitesto]

La parola "fonologia" deriva dal greco φωνή (phōnḗ, "voce", "suono") e il suffisso -logia (dal greco λόγος, lógos, "parola", "discorso"). A questo termine sono state date varie definizioni, più o meno concordi. Nikolaj Trubeckoj in Principi di fonologia (1939) definisce la fonologia come "lo studio dei suoni appartenenti al sistema del linguaggio", come opposto alla fonetica, che è "lo studio dei suoni appartenenti all'atto dell'enunciato" (la distinzione tra linguaggio e atto linguistico è parallela a quella saussuriana di langue e parole). Più recentemente, è stato scritto che la fonologia si riferisce principalmente alla branca della linguistica che riguarda i suoni delle lingue, mentre, in senso più stretto, "la fonologia propria riguarda la funzione, il comportamento e l'organizzazione dei suoni come unità linguistiche".[2] Secondo altri significa l'uso sistematico dei suoni per codificare significati in qualunque lingua umana o la branca della linguistica che studia questo uso.[3]

Sistemi fonologici[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fonema.

Come detto sopra, la fonologia si occupa di studiare i sistemi fonologici delle lingue del mondo. Un sistema fonologico di una lingua è composto principalmente da: 1) un insieme di fonemi (consonanti e vocali, con i loro allofoni, detto anche "inventario fonemico"), 2) da regole che determinano la struttura delle sillabe ammesse e le combinazioni di fonemi consentite nelle sillabe (fonotassi) e 3) da regole di accentazione. Le varie regole presenti nelle fonologie delle lingue prendono il nome di regole o processi fonologici.[4]

In genere, si divide l'analisi dell'insieme di fonemi consonantici e vocalici (fonologia segmentale) da quella delle regole sillabiche, fonotattiche e accentuali (fonologia sovrasegmentale). La descrizione della fonologia di una lingua consiste nella descrizione di queste due parti.

Inventario fonemico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Coppia minima.

Parte dello studio fonologico di una lingua si basa sulla individuazione dell'inventario fonemico di una lingua: questo consiste di tutti i fonemi della lingua, ossia di quei foni che hanno proprietà distintiva (che possono distinguere significati). Uno dei metodi principali nello studio dell'inventario fonemico di una lingua è la ricerca delle coppie minime.

Una coppia minima è una coppia di parole della stessa lingua, tale che queste due parole si distinguono per un solo suono: per esempio, le parole italiane [dɛtto] e [tɛtto] si distinguono per il primo suono, che è [d] nel primo caso e [t] nel secondo. I due suoni (foni) diversi nelle due parole che formano la coppia minima costituiscono due fonemi separati (nell'esempio, i due fonemi sono /d/ e /t/). Per poter individuare i fonemi è necessario quindi osservare il lessico della lingua, sfruttando le trascrizioni del parlato naturale. Anche se i parlanti usano un numero assai grande di foni, una lingua opera le sue distinzioni con un numero abbastanza ridotto di fonemi. Infatti un fonema di una lingua può essere realizzato foneticamente dai parlanti in molti modi. Queste diverse realizzazioni fonetiche di un fonema si chiamano allofoni quando la loro distribuzione è governata da un preciso contesto fonetico in cui possono trovarsi, o varianti libere quando l'uso di una o l'altra realizzazione non è decisa da un particolare contesto fonetico ma dalle caratteristiche particolari del parlante o di altri fattori extralinguistici.

A volte il metodo delle coppie minime non è sufficiente per trovare tutti i fonemi e si ricorre ad altri metodi.

Fonologia e fonetica[modifica | modifica wikitesto]

Per ogni fonema sono possibili differenti foni ("fono" è ciascuno dei segmenti acustici di durata tipica e caratteristiche comuni tra i suoni linguistici in sequenza). A partire dai foni, la fonologia distingue classi di suoni in relazione alla loro funzione.

Così, in trascrizione fonetica:

  • [pare]
  • [pa:re]
  • [pære]
  • [pæ:re][5]

sono quattro pronunce differenti di una parola italiana. Lo scambio (commutazione) tra [a], [a:], [æ], [æ:] non comporta nessuna differenza in termini di significato, per cui è possibile categorizzare questi foni nell'unico fonema /a/.[5]

Schematizzando:

[a] [a:] [æ] [æ:]

──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────── /a/

Come si può vedere, la trascrizione fonetica prevede l'uso di parentesi quadre, mentre quella fonematica l'uso di barre oblique.

Nell'esempio sopra riportato, si è visto che i diversi foni [a], [a:], [æ], [æ:] sono diversi dal punto di vista articolatorio, acustico e percettivo: essi vengono insomma articolati in modi diversi dal parlante, hanno caratteristiche fisiche differenti, vengono percepiti diversamente da chi ascolta (anche se, in certi casi, distinti a stento). D'altra parte, da un punto di vista che si potrebbe definire "psicologico" o "mentale", essi possono essere pensati come lo stesso suono, proprio in quanto le differenze tra l'uno e l'altro non rilevano sul piano semantico (non determinano, cioè, diversi significati, ma sono solo diverse pronunce della stessa parola, ossia espressioni dello stesso contenuto).

Diversa è la situazione per le parole inglesi sinner ("peccatore") e singer ("cantante"): alla diversa pronuncia della n nell'uno e nell'altro caso (rispettivamente [sɪnə] e [sɪŋə], nasale alveolare nel primo caso, velare nel secondo) corrisponde una differenza di significato.[6]

Se, da un lato, non a tutte le differenze fisiche (competenza della fonetica) corrisponde una realtà "psicologica" (cioè una differenza percepita come rilevante sul piano del significato), dall'altro è invece vero il contrario: tutte le distinzioni fonologiche hanno per definizione una realtà fisica.[7]

La fonologia si distingue dunque dalla fonetica, che è lo studio generale dei foni da un punto di vista fisico-acustico (la formazione dei suoni che la voce umana è in grado di generare). Uno stretto rapporto tra le due discipline esiste soprattutto in relazione alla teoria dei tratti distintivi: è il fatto che i foni [a], [a:], [æ], [æ:] abbiano dei tratti fonetici in comune che suggerisce un apparentamento fonologico.[7]

Fonemi e allofoni[modifica | modifica wikitesto]

Per fare un esempio di opposizione fonemica, attraverso una coppia minima valida per l'italiano, /lana/ vs /rana/, si può affermare che nella nostra lingua (come in molte altre lingue occidentali) i suoni «l» ed «r» rappresentano fonemi separati (e si rappresentano graficamente tra barre oblique: /l/ e /r/). Invece in molte lingue orientali essi non sono fonemi, ma sono allofoni, cioè varianti di uno stesso fonema (e si rappresentano tra parentesi quadre: [l] e [r]). Il coreano può essere preso come esempio: si dice Seoul ma Korea e reimon ("limone"). La regola generale è che [r] compare davanti a vocale, [l] no. Il fonema dominante è /r/, che verrà scelto nella descrizione del linguaggio, e tuttavia in posizione finale di parola, e comunque se non precede una vocale, esso si presenta con l'allofono [l]. Un parlante coreano dirà, quindi, che la «l» di «Seoul» e la «r» di «Korea» sono la stessa cosa. E questo perché egli usa un unico fonema /r/, che in dipendenza dal contesto linguistico, verrà espresso con due foni, [r] o [l]. Ugualmente, un coreano che senta i due suoni, li interpreterà come due realizzazioni dell'unico fonema /r/, e penserà quindi che siano lo «stesso suono».

Fonemi soggiacenti[modifica | modifica wikitesto]

Il caso più noto di fonema soggiacente è probabilmente l'[ŋ] delle lingue germaniche odierne. In passato il suffisso ing/ung si pronunciava [ing], poi col tempo la [n] e la [g] si sono fuse in un unico suono nasale velare (nei dialetti rustici si è raggiunto il passo successivo, ovvero la pronuncia [in], scritto in' con il comune fono nasale alveolare). Molti studiosi hanno ravvisato in questo un cambiamento fonologico rilevante, tale da giustificare la creazione di un nuovo fonema /ŋ/. Eppure questo «fonema» compare solo ed esclusivamente in finale di sillaba: se in una trascrizione si usa il segno di divisione sillabica [.], diventa inutile considerare [N] come fonema e porlo tra //. Si dirà piuttosto che è la realizzazione di una sequenza di fonemi soggiacenti /ng/ che in finale di sillaba si pronunciano con il fono [ŋ]. Nessun problema anche per l'analisi degli attuali dialetti rustici germanici:

/-ing$/ [-ing] -> /-ing$/ [-iŋ] -> /in$/ [in].

dove /$/ è il confine di sillaba.

Fonologia e sintassi[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei più rilevanti problemi pratici della fonologia consiste nello stabilire cosa viene interpretato[8]. Si prenda ad esempio la frase

  • La vecchia maschera la stampa.[9]

La frase è costituita da una sequenza di parole: la pronuncia di ciascuna in isolamento non è differente da quella che occorre per pronunciare l'intera frase, eppure il significato della frase rimane oscuro finché non viene attuata una interpretazione sonora: a seconda di dove va rintracciato il confine di sintagma, il significato sarà "La vecchia signora camuffa la stampa" o "Il vecchio dipendente del teatro stampa qualcosa". Non tutto è dunque interpretabile fonologicamente: l'ambiguità può essere morfologica ("vicino" è aggettivo o preposizione?) o sintattica ("Ho visto il postino col cannocchiale": il cannocchiale l'ha chi parla o il postino?).[10]

Nell'esempio indicato

  • Ho visto il postino col cannocchiale.

abbiamo diverse possibilità di incassamento ma una sola interpretazione fonologica[11].

Fonemi e ortografia[modifica | modifica wikitesto]

La distinzione tra fonema e grafema ("lettera") è molto importante, in quanto a seconda della lingua possono essere presenti importanti discrepanze tra i due concetti. L'italiano e lo spagnolo hanno un sistema di scrittura che si avvicina abbastanza bene alla realtà fonologica, così come molte lingue slave e baltiche. Tra i sistemi che presentano il più alto grado di corrispondenza biunivoca tra fonemi e grafemi sono quelli dell'esperanto e del coreano con l'alfabeto hangul. Invece il francese, l'inglese e il danese hanno un'ortografia che rispecchia condizioni fonologiche arcaiche e, spesso, non esenti da false etimologie e lettere pleonastiche.

Fonologia generativa[modifica | modifica wikitesto]

Il libro The sound pattern of English (pubblicato nel 1968 da Noam Chomsky e Morris Halle) ha rappresentato una svolta nella fonologia, fino ad allora dominata dal modello dello strutturalismo. Esso ha presentato la fonologia dove una rappresentazione fonologica (forma sintattica superficiale) è una struttura la cui parte fonetica è una sequenza di unità che hanno caratteristiche peculiari. Sebbene la fonologia generativa non abbia il concetto di fonema, queste unità sono spesso chiamate, con un leggero abuso di terminologia, «fonemi». Le caratteristiche descrivono aspetti dell'articolazione e percezione, sono prese da un insieme fissato universalmente e hanno i valori + o - (come nei tratti). Le regole fonologiche governano come questa rappresentazione venga trasformata nella pronuncia corrente, in altre parole come si passi dalla forma sottostante alla forma di superficie.

Cambiamento di un fonema nel tempo[modifica | modifica wikitesto]

I particolari suoni che in una lingua si trovano ad essere distintivi (nella prospettiva dello strutturalismo sono invece i tratti che rendono distintivi i fonemi) possono cambiare nel tempo. Per esempio, in inglese i foni [f] e [v] erano allofoni e hanno assunto carattere di fonema solo più tardi, quando con prestiti dal francese e dai dialetti inglesi meridionali (parole come vat e vixen) il fono [v] è comparso non più solo in posizione intervocalica, ma anche iniziale, e viceversa il fono [f] è comparso anche in posizione interna intervocalica, rendendo impossibile stabilire se una labiodentale dovesse essere sonora o non-sonora solo a partire dalla sua posizione nella parola.

Altre caratteristiche delle lingue studiate dalla fonologia[modifica | modifica wikitesto]

L'accento d'intensità e l'intonazione fanno anch’essi parte dello studio della fonologia. In alcune lingue l'accento non rileva dal punto di vista del significato della parola, come nel finlandese o nell'ungherese. Nelle lingue romanze l'accento d'intensità è invece sempre distintivo, con l'eccezione del francese, dove si trova sempre a fine parola. Nelle lingue germaniche l'accento riveste un'importanza minore: è distintivo (con poche coppie minime) in inglese e tedesco ma non, per esempio, in islandese, lingua che rispecchia meglio il carattere originario delle lingue germaniche. Anche in latino, ad esempio, si ritiene che nel periodo arcaico l'accento d'intensità non fosse distintivo, e posto sempre sulla prima sillaba.

Sviluppi recenti della fonologia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1976 John Goldsmith introdusse la "fonologia autosegmentale e metrica". In questa cornice teorica, le unità minime non sono i fonemi intesi come insieme di tratti, ma i tratti stessi che assumono un valore "autonomo" in quanto possono essere essi stessi segmenti (da ciò il nome "autosegmentale).

John McCarthy, Alan Prince e Paul Smolensky hanno creato la teoria dell'ottimalità dove si dice che una lingua sceglie la pronuncia di una parola che si adatta meglio a una lista di condizioni, ordinata per importanza: è meglio non soddisfare una condizione meno importante che una più importante. Questo è il campo su cui si concentra gran parte della ricerca fonologica attuale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nespor, p. 17.
  2. ^ Lass
  3. ^ Clarck
  4. ^ De Dominicis
  5. ^ a b L'esempio è tratto da Simone, p. 102.
  6. ^ Nespor, p. 18.
  7. ^ a b Nespor, p. 20.
  8. ^ Nespor, p. 22.
  9. ^ L'esempio è tratto da Nespor, p. 23.
  10. ^ Altri esempi da Nespor, p. 23.
  11. ^ Nespor, p. 24.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • John Clarck, Colin Yallop e Janet Fletcher, An Introduction to Phonetics and Phonology, Massachusetts, USA; Oxford, UK; Victoria, Australia, Blackwell Publishing, 2007.
  • Amedeo De Dominicis, Fonologia. Modelli e tecniche di rappresentazione, Roma, Carocci, 2003.
  • Roger Lass, Phonology: An Introduction to Basic Concepts, Cambridge, UK; New York; Melbourne, Australia, Cambridge University Press, 1998.
  • Marina Nespor, Le strutture del linguaggio. Fonologia, Bologna, Il Mulino, 1993, ISBN 88-15-03808-6.
  • Raffaele Simone, Fondamenti di linguistica, Roma-Bari, Laterza, 2008, ISBN 978-88-420-3499-5.

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