Fonologia

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La fonologia[1] (anche fonematica o fonemica) è quel ramo della grammatica che studia, all'interno d'una certa lingua, i suoni linguistici dal punto di vista della loro funzione (trasmettere significati) e della loro organizzazione in parole, a partire dalle unità distinte di suono, i fonemi.[2]

La fonologia studia insomma la competenza che normalmente i parlanti nativi hanno di quel sistema, appreso nei primi anni di vita, che serve a individuare e separare i suoni che distinguono significati da quelli che non distinguono significati[2].

Indice

Fonologia e fonetica [modifica]

Per ogni fonema sono possibili differenti foni ("fono" è ciascuno dei segmenti acustici di durata tipica e caratteristiche comuni tra i suoni linguistici in sequenza). A partire dai foni, la fonologia distingue classi di suoni in relazione alla loro funzione.

Così, in trascrizione fonetica:

  • [pare]
  • [pa:re]
  • [pære]
  • [pæ:re][3]

sono quattro pronunce differenti di una parola italiana. Lo scambio (commutazione) tra [a], [a:], [æ], [æ:] non comporta nessuna differenza in termini di significato, per cui è possibile categorizzare questi foni nell'unico fonema /a/.[3]

Schematizzando:

[a] [a:] [æ] [æ:]

──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────── /a/

Come si può vedere, la trascrizione fonetica prevede l'uso di parentesi quadre, mentre quella fonematica l'uso di barre oblique.

Nell'esempio sopra riportato, si è visto che i diversi foni [a], [a:], [æ], [æ:] sono diversi dal punto di vista articolatorio, acustico e percettivo: essi vengono insomma articolati in modi diversi dal parlante, hanno caratteristiche fisiche differenti, vengono percepiti diversamente da chi ascolta (anche se, in certi casi, distinti a stento). D'altra parte, da un punto di vista che si potrebbe definire "psicologico" o "mentale", essi possono essere pensati come lo stesso suono, proprio in quanto le differenze tra l'uno e l'altro non rilevano sul piano semantico (non determinano, cioè, diversi significati, ma sono solo diverse pronunce della stessa parola, ossia espressioni dello stesso contenuto).

Diversa è la situazione per le parole inglesi sinner ("peccatore") e singer ("cantante"): alla diversa pronuncia della n nell'uno e nell'altro caso (rispettivamente [sinə] e [siŋə], nasale alveolare nel primo caso, velare nel secondo) corrisponde una differenza di significato.[4]

Se, da un lato, non a tutte le differenze fisiche (competenza della fonetica) corrisponde una realtà "psicologica" (cioè una differenza percepita come rilevante sul piano del significato), dall'altro è invece vero il contrario: tutte le distinzioni fonologiche hanno per definizione una realtà fisica.[5]

La fonologia si distingue dunque dalla fonetica, che è lo studio generale dei foni da un punto di vista fisico-acustico (la formazione dei suoni che la voce umana è in grado di generare). Uno stretto rapporto tra le due discipline esiste soprattutto in relazione alla teoria dei tratti distintivi: è il fatto che i foni [a], [a:], [æ], [æ:] abbiano dei tratti fonetici in comune che suggerisce un apparentamento fonologico.[5]

Compilazione dell'inventario fonemico [modifica]

Parte dello studio fonologico di una lingua si basa sull'osservazione di trascrizioni del parlato naturale per cercare di dedurre quali sono i suoi fonemi (eventualmente anche quelli sottostanti) e quindi di compilare l'inventario fonemico della lingua stessa.

Anche se i parlanti usano un numero assai grande di foni, una lingua opera le sue distinzioni tra un numero abbastanza ridotto di fonemi. Infatti si può affermare con certezza che un fonema unico viene pronunciato dai parlanti in molti modi.

Uno dei sistemi più importanti nello studio dell'inventario fonemico di una lingua è la ricerca delle coppie minime. Una coppia minima è una coppia di parole della stessa lingua, tali che la presenza di un solo suono differente in ciascuna delle due parole è sufficiente ad individuare significati diversi. I due suoni diversi nelle due parole che formano la coppia minima costituiscono fonemi separati. Se i due suoni sono invece diversi, ma non abbastanza da far sì che i parlanti di quella lingua individuino nelle due parole significati diversi, allora sono chiamati allofoni d'uno stesso fonema. Se si trovano dei fonemi che possono essere tolti dall'inventario fonemico e considerati allofoni di un fonema «nascosto», si può parlare di fonema sottostante. Tuttavia con il sistema delle coppie minime spesso non è possibile trovare tutti i fonemi, così si usano anche altri metodi.

Fonemi e allofoni [modifica]

Per fare un esempio di opposizione fonemica, attraverso una coppia minima valida per l'italiano, /lana/ vs /rana/, si può affermare che nella nostra lingua (come in molte altre lingue occidentali) i suoni «l» ed «r» rappresentano fonemi separati (e si rappresentano graficamente tra barre oblique: /l/ e /r/). Invece in molte lingue orientali essi non sono fonemi, ma sono allofoni, cioè varianti di uno stesso fonema (e si rappresentano tra parentesi quadre: [l] e [r]). Il coreano può essere preso come esempio: si dice Seoul ma Korea e reimon ("limone"). La regola generale è che [r] compare davanti a vocale, [l] no. Il fonema dominante è /r/, che verrà scelto nella descrizione del linguaggio, e tuttavia in posizione finale di parola, e comunque se non precede una vocale, esso si presenta con l'allofono [l]. Un parlante coreano dirà, quindi, che la «l» di «Seoul» e la «r» di «Korea» sono la stessa cosa. E questo perché egli usa un unico fonema /r/, che in dipendenza dal contesto linguistico, verrà espresso con due foni, [r] o [l]. Ugualmente, un coreano che senta i due suoni, li interpreterà come due realizzazioni dell'unico fonema /r/, e penserà quindi che siano lo «stesso suono».

Fonemi soggiacenti [modifica]

Il caso più noto di fonema soggiacente è probabilmente l'[ŋ] delle lingue germaniche odierne. In passato il suffisso ing/ung si pronunciava [ing], poi col tempo la [n] e la [g] si sono fuse in un unico suono nasale velare (nei dialetti rustici si è raggiunto il passo successivo, ovvero la pronuncia [in], scritto in' con il comune fono nasale alveolare). Molti studiosi hanno ravvisato in questo un cambiamento fonologico rilevante, tale da giustificare la creazione di un nuovo fonema /ŋ/. Eppure questo «fonema» compare solo ed esclusivamente in finale di sillaba: se in una trascrizione si usa il segno di divisione sillabica [.], diventa inutile considerare [N] come fonema e porlo tra //. Si dirà piuttosto che è la realizzazione di una sequenza di fonemi soggiacenti /ng/ che in finale di sillaba si pronunciano con il fono [ŋ]. Nessun problema anche per l'analisi degli attuali dialetti rustici germanici:

/-ing$/ [-ing] -> /-ing$/ [-iŋ] -> /in$/ [in].

dove /$/ è il confine di sillaba.

Fonologia e sintassi [modifica]

Uno dei più rilevanti problemi pratici della fonologia consiste nello stabilire cosa viene interpretato[6]. Si prenda ad esempio la frase

  • La vecchia maschera la stampa.[7]

La frase è costituita da una sequenza di parole: la pronuncia di ciascuna in isolamento non è differente da quella che occorre per pronunciare l'intera frase, eppure il significato della frase rimane oscuro finché non viene attuata una interpretazione sonora: se si rende più preponderante il ruolo della parola vecchia, il significato sarà "La vecchia signora camuffa la stampa" (invece che "Il vecchio dipendente del teatro stampa qualcosa"). Non tutto è dunque interpretabile fonologicamente: l'ambiguità può essere morfologica ("vicino" è aggettivo o preposizione?) o sintattica ("Ho visto il postino col cannocchiale": il cannocchiale l'ha chi parla o il postino?).[8]

Nell'esempio indicato

  • Ho visto il postino col cannocchiale.

abbiamo diverse possibilità di incassamento ma una sola interpretazione fonologica[9].

Fonemi e ortografia [modifica]

La distinzione tra fonema e grafema ("lettera") è molto importante, in quanto a seconda della lingua possono essere presenti importanti discrepanze tra i due concetti. L'italiano e lo spagnolo hanno un sistema di scrittura che si avvicina abbastanza bene alla realtà fonologica, così come molte lingue slave e baltiche. Tra i sistemi che presentano il più alto grado di corrispondenza biunivoca tra fonemi e grafemi sono quelli dell'esperanto e del coreano con l'alfabeto hangul. Invece il francese, l'inglese e il danese hanno un'ortografia che rispecchia condizioni fonologiche arcaiche e, spesso, non esenti da false etimologie e lettere pleonastiche.

Fonologia generativa [modifica]

Il libro The sound pattern of English (pubblicato nel 1968 da Noam Chomsky e Morris Halle) ha rappresentato una svolta nella fonologia, fino ad allora dominata dal modello dello strutturalismo. Esso ha presentato la fonologia dove una rappresentazione fonologica (forma sintattica superficiale) è una struttura la cui parte fonetica è una sequenza di unità che hanno caratteristiche peculiari. Sebbene la fonologia generativa non abbia il concetto di fonema, queste unità sono spesso chiamate, con un leggero abuso di terminologia, «fonemi». Le caratteristiche descrivono aspetti dell'articolazione e percezione, sono prese da un insieme fissato universalmente e hanno i valori + o - (come nei tratti). Le regole fonologiche governano come questa rappresentazione venga trasformata nella pronuncia corrente, in altre parole come si passi dalla forma sottostante alla forma di superficie.

Cambiamento di un fonema nel tempo [modifica]

I particolari suoni che in una lingua si trovano ad essere distintivi (nella prospettiva dello strutturalismo sono invece i tratti che rendono distintivi i fonemi) possono cambiare nel tempo. Per esempio, in inglese i foni [f] e [v] erano allofoni e hanno assunto carattere di fonema solo più tardi, quando con prestiti dal francese e dai dialetti inglesi meridionali (parole come vat e vixen) il fono [v] è comparso non più solo in posizione intervocalica, ma anche iniziale, e viceversa il fono [f] è comparso anche in posizione interna intervocalica, rendendo impossibile stabilire se una labiodentale dovesse essere sonora o non-sonora solo a partire dalla sua posizione nella parola.

Altre caratteristiche delle lingue studiate dalla fonologia [modifica]

L'accento d'intensità e l'intonazione fanno anch’essi parte dello studio della fonologia. In alcune lingue l'accento non rileva dal punto di vista del significato della parola, come nel finlandese o nell'ungherese. Nelle lingue romanze l'accento d'intensità è invece sempre distintivo, con l'eccezione del francese, dove si trova sempre a fine parola. Nelle lingue germaniche l'accento riveste un'importanza minore: è distintivo (con poche coppie minime) in inglese e tedesco ma non, per esempio, in islandese, lingua che rispecchia meglio il carattere originario delle lingue germaniche. Anche in latino, ad esempio, si ritiene che nel periodo arcaico l'accento d'intensità non fosse distintivo, e posto sempre sulla prima sillaba.

Sviluppi recenti della fonologia [modifica]

Nel 1976 John Goldsmith introdusse la "fonologia autosegmentale e metrica". In questa cornice teorica, le unità minime non sono i fonemi intesi come insieme di tratti, ma i tratti stessi che assumono un valore "autonomo" in quanto possono essere essi stessi segmenti (da ciò il nome "autosegmentale).

John McCarthy, Alan Prince e Paul Smolensky hanno creato la teoria dell'ottimalità dove si dice che una lingua sceglie la pronuncia di una parola che si adatta meglio a una lista di condizioni, ordinata per importanza: è meglio non soddisfare una condizione meno importante che una più importante. Questo è il campo su cui si concentra gran parte della ricerca fonologica attuale.

Note [modifica]

  1. ^ Il termine "fonologia" deriva dal greco e significa letteralmente "scienza (discorso) dei suoni".
  2. ^ a b Nespor, op. cit., p. 17.
  3. ^ a b L'esempio è tratto da Simone, op. cit., p. 102.
  4. ^ Nespor, op. cit., p. 18.
  5. ^ a b Nespor, op. cit., p. 20.
  6. ^ Nespor, op. cit., p. 22.
  7. ^ L'esempio è tratto da Nespor, op. cit., p. 23.
  8. ^ Altri esempi da Nespor, op. cit., p. 23.
  9. ^ Nespor, op. cit., p. 24.

Bibliografia [modifica]

Voci correlate [modifica]

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