Fonema

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Un fonema è un elemento sonoro considerato sotto l'aspetto fisiologico e acustico, dotato di valore distintivo, ossia può produrre variazioni di significato se scambiato con un altro fonema: ad esempio, la differenza di significato tra l'italiano tetto e detto è il risultato dello scambio tra il fonema /t/ e il fonema /d/. Secondo lo strutturalismo i fonemi rappresentano le unità minime di seconda articolazione, ossia le unità linguistiche più piccole e senza significato proprio, ma che combinate possono produrre unità aventi significato (unità di prima articolazione).[1] La disciplina che individua e studia i fonemi si chiama fonologia.[2]

La realizzazione fisica di un fonema è chiamata fono.

Criterio delle coppie minime[modifica | modifica sorgente]

Per individuare i vari fonemi di una data lingua, si usa generalmente il criterio della ricerca di coppie minime, ossia di due parole che si differenziano per un solo fonema (come nell'esempio sopra tetto e detto).

Per esempio, in italiano i "tipi fonici" p e b sono fonemi perché è possibile trovare almeno una coppia minima di parole che differiscono solo per un tratto distintivo (per esempio: 'pelle' - 'belle'). Quando una coppia minima è sospettata di essere distintiva si utilizza il simbolo "~" per esempio /p/ ~ /b/.[3] [senza fonte]

Non sempre è facile trovare fonemi sulla base delle coppie minime. Questo è vero soprattutto nel caso dei fonemi soggiacenti, fonemi che hanno un effetto sugli altri fonemi e sulle sillabe circostanti ma sembrano non esistere. Per esempio certe analisi fonologiche dell'inglese non considerano [ŋ] come un fonema di questa lingua. Esso sarebbe solo la realizzazione di /nɡ/ finale di sillaba. Quindi si dovrebbe scrivere /ˈsinɡ.inɡ/ e /ˈin.ɡliʃ/. Nel secondo caso la /n/ è realizzata foneticamente come [ŋ] perché precedente a una consonante velare.

Gli inventari fonemici possono variare tantissimo da lingua a lingua: i vari sistemi possono contenere da 2 vocali (abcaso, almeno secondo alcune analisi fonologiche) a 55 (sedang) e da 6 consonanti (rotokas) a quasi 120 (!kung). Il numero totale di fonemi può variare da 10 nel pirahã, 11 nel rotokas (parlato in Papua-Nuova Guinea), 12 in hawaiano e 30 in serbo e italiano fino a 141 nello !Xũ (parlato in Africa meridionale, nel deserto del Kalahari) che rappresenta il primato mondiale attuale.

I fonemi /l/ e /r/ che a noi sembrano così "distinti", non lo sono affatto per i cinesi (che hanno solo /l/[senza fonte] e con r in pinyin scrivono un particolare tipo di [ʒ] (simile a [ɻ]) e per i giapponesi che hanno solo /r/ (talvolta pronunciata simile a [l]). Ancora più strana sembra la situazione del coreano che ha un solo fonema "liquido" e usa [r] come allofono iniziale e [l] finale (cfr reimon, "limone" e Seoul) per non parlare di alcune lingue australasiane che non distinguono tra /l/, /n/ e /r/.

L'italiano ha 7 vocali e 23 consonanti (una delle quali, /z/, in corso di neutralizzazione), ma ha anche molti allofoni, specialmente per la nasale /n/ che è sempre omorganica (ovvero ha lo stesso punto d'articolazione) alla consonante successiva: [m], [ɱ], [n̪], [n], [nʲ], [ɲ], [ŋ].

Criterio dei tratti distintivi[modifica | modifica sorgente]

Nell'esempio italiano precedente, /ˈpɛl.le/ e /ˈbɛl.le/ si differenziavano per due fonemi. Più precisamente si sarebbe potuto dire che si differenziavano per un solo tratto distintivo: la sonorità (= vibrazione delle pliche vocali) del primo segmento, assente in /p/ e presente in /b/. I tratti distintivi sono stati usati dalla Scuola di Praga, d'impostazione strutturalista, che ha dominato la linguistica per molti decenni.

Non sempre i tratti di un "tipo fonico" sono usati a livello distintivo: in banca e panca per esempio la /n/ ha un tratto "velare +" mentre la /n/ in "pane" ha "velare -" (è una consonante alveolare). Non esistendo parole italiane che utilizzano la coppia di tratti "nasale + velare +" vs "nasale + velare -" (a differenza di inglese e tedesco, almeno secondo parecchie analisi fonologiche) si dice che [n] (alveolare) e [ŋ] (velare) sono due allofoni dello stesso fonema: /n/ appunto.

Difficilmente due studiosi sono d'accordo sul numero e la qualità di tratti distintivi di un certo sistema linguistico. Questo perché è oggettivamente difficile stabilire che cosa in realtà faccia distinguere all'interno di una certa lingua un fonema da un altro: in particolare questo avviene quando si considerano le consonanti disposte sull'asse orizzontale. Infatti spesso si hanno tre o quattro serie a seconda del punto di articolazione, mentre i tratti sono necessariamente binari (hanno solo due possibilità: + o -). Quindi si escogitano delle soluzioni che non sono mai completamente definitive perché spesso non tengono conto di come un fonema venga effettivamente percepito dai parlanti di una certa lingua.

Il fonema nella grammatica generativa[modifica | modifica sorgente]

Recentemente, la grammatica generativa, fondata dal linguista Chomsky, ha offerto una teoria che permetterebbe di semplificare gli inventari fonemici delle lingue, in particolare con il libro The Sound Pattern of English. Essa non ha ancora raggiunto un grado di completezza e di semplicità espositiva tale da essere confrontabile con le teorie tradizionali: tuttavia sembra importante il fatto che non trascuri l'interazione profonda che esiste tra fonologia e prosodia. Elementi fondamentali dell'analisi generativa della fonologia sono la sillaba, il piede e la parola fonologica. Studiosi che seguono questo metodo affermano di aver risolto alcuni enigmi linguistici come i tre gradi di lunghezza delle vocali estoni, che, tuttavia, potrebbero semplicemente esser descritti come /C/, /Cː/, /CːC/, con C consonante generica.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Nespor, op. cit., p. 44.
  2. ^ Simone, op. cit., p. 93
  3. ^ I fonemi si segnano tra barre oblique /.../ secondo le convenzione della trascrizione fonemica.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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