Lingua cinese

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Mandarino (Cinese) (中文 Zhōngwén)
Parlato in Repubblica Popolare Cinese (Cina continentale, Hong Kong, Macao), Repubblica di Cina (Taiwan e altre isole), Singapore, Indonesia, Malaysia, parti del Giappone, Corea del Nord, Corea del Sud, Filippine e altre comunità cinesi in tutto il mondo
Regioni (maggioranze): Asia orientale e parti dell'Asia meridionale
(minoranze): Comunità cinesi nell'Asia occidentale, nelle Americhe, in Africa, Europa e nel Pacifico
Persone 1,4 miliardi
Classifica 1 (se considerata lingua singola)
Tipo SVO tonale
Filogenesi Lingue sinotibetane
 Cinese
Statuto ufficiale
Nazioni Flag of the United Nations.svg ONU

Cina Cina

Taiwan Taiwan
Singapore Singapore

Riconosciuta come lingua regionale in:
Malesia Malesia
Mauritius Mauritius
Flag of Vancouver (Canada).svg Vancouver (Canada)

Regolato da nella RPC: varie agenzie nella RC: CPM
Codici di classificazione
ISO 639-1 zh
ISO 639-2 (B)chi, (T)zho
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, art. 1
人人生而自由,在尊严和权利上一律平等。他们赋有理性和良心,并应以兄弟关系的精神相对待。

Traslitterazione: Rénrén shēng ér zìyóu, zài zūnyán hé quánlì shàng yīlǜ píngděng. Tāmen fù yǒulǐ xìng hé liángxīn, bìng yīng yǐ xiōngdì guānxì de jīngshén xiāngduì dāi.

Map-Chinese World.png
Distribuzione geografica del cinese

Con il termine lingua cinese si intende, dal punto di vista strettamente linguistico, un sottoinsieme della famiglia delle lingue sino-tibetane che raccoglie un ampio numero di varianti linguistiche regionali e di relativi dialetti diffusi nell'area geografica corrispondente alla odierna Cina: si tratta di una collezione di varietà linguistiche di ampiezza e diversità paragonabili a quelle delle lingue romanze in Europa.

Più comunemente, con l'espressione "lingua cinese", in cinese zhongwen (中文sempl., zhōngwénpinyin, letteralmente "lingua cinese scritta") o hanyu (漢語trad., 汉语sempl., hànyǔpinyin, letteralmente "lingua cinese parlata"), ci si riferisce al cosiddetto cinese mandarino o putonghua (普通话sempl., pǔtōnghuàpinyin), che è la lingua ufficiale della Repubblica popolare cinese. Si tratta di una lingua tonale, isolante, con un grande numero di parole omofone e di parole composte. Gli utilizzatori delle diverse varietà linguistiche del cinese sono tutti accomunati dal fatto di servirsi di un'unica lingua scritta comune, basata sui caratteri.

Le varianti linguistiche principali del cinese sono otto, che a tratti appaiono anche molto diverse tra loro. La principale variante è il cinese mandarino, che è la lingua madre con il maggior numero di parlanti al mondo: più di un miliardo.

Lingua cinese (scritta), in caratteri cinesi

Circa un quinto della popolazione mondiale parla una forma di cinese come lingua madre. La lingua cinese, parlata sotto forma di mandarino standard, è la lingua ufficiale della Repubblica popolare cinese e della Repubblica di Cina sotto Taiwan, nonché una delle quattro lingue ufficiali di Singapore ed una delle sei lingue ufficiali delle Nazioni Unite. Parlato sotto forma di cantonese standard, il cinese è una delle lingue ufficiali di Hong Kong (insieme all'inglese) e di Macao (insieme al portoghese). I termini ed i concetti usati da un cinese per pensare alla lingua sono differenti da quelli usati in Occidente, in parte a causa degli effetti di unificazione dei caratteri cinesi usati nella scrittura ed in parte a causa delle differenze nell'evoluzione politica e sociale della Cina in confronto all'Europa. Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, l'Europa fu spezzettata in piccole nazioni le cui identità sono state definite spesso dalla lingua; la Cina cercò invece di conservare l'unità culturale e politica e possedeva una lingua scritta comune durante la sua intera storia, malgrado le diversità reali nella lingua parlata, paragonabili a quelle delle lingue europee. Di conseguenza, i cinesi fanno una distinzione netta fra scritto (文 wén) e parlato (语/語 ). Il concetto di combinazione distinta ed unificata delle forme scritte e parlate della lingua è molto meno forte in Cina che in Occidente. Un linguaggio scritto uniforme continua ad essere usato (con poche eccezioni) al posto di versioni scritte di linguaggi parlati.

Cinese parlato[modifica | modifica sorgente]

Le sette varietà linguistiche principali del cinese sono:

  • cinese mandarino (è il cinese tradizionale, comunemente conosciuto come "lingua cinese");
  • wu 吳 (include lo shanghainese);
  • xiang 湘;
  • gan 贛;
  • hakka 客家;
  • cantonese standard 粵 (o yue);
  • min 閩 (che alcuni linguisti dividono ulteriormente in 5-7 suddivisioni, tutte reciprocamente incomprensibili).

I linguisti che distinguono dieci anziché sette gruppi importanti separano anche il jin dal mandarino, il pinghua dal cantonese e lo hui dal wu. Ci sono inoltre molti gruppi più piccoli che ancora non sono classificati, come: il dialetto di Danzhou, parlato a Danzhou, sull'isola di Hainan; lo xianghua 乡话 (da non confondere con lo xiang 湘, parlato a occidente nello Hunan); e lo shaozhou tuhua, parlato a nord nel Guangdong. (Vedi la lista dei dialetti cinesi per un elenco completo di diversi dialetti all'interno di questi grandi, vasti raggruppamenti). C'è inoltre il mandarino standard, ufficialmente usato dalla Repubblica popolare cinese, Repubblica di Cina (Taiwan), e Singapore. Il mandarino standard è basato sul dialetto di Pechino, ovvero il mandarino come è parlato a Pechino, e il governo cerca di imporlo a tutta la nazione come linguaggio nella comunicazione. Quindi è usato dal governo, dai mezzi di comunicazione e nell'istruzione nelle scuole, eppure non è la lingua parlata dalla gente.

C'è polemica intorno alla terminologia usata per descrivere le suddivisioni del cinese, tra chi preferisce denominare il cinese una lingua e le relative suddivisioni dialetti, ed altri che preferiscono denominare il cinese una famiglia linguistica e le relative suddivisioni idiomi. Ciò anima più di un dibattito. D'altra parte, anche se il dungano è collegato strettamente al mandarino, non molta gente lo considera "cinese", perché è scritto in cirillico ed è parlato dal popolo dungano al di fuori dalla Cina, che non è considerato di etnia cinese.

È comune per chi parla cinese poter parlare parecchie varietà della lingua. Tipicamente, nella Cina meridionale, una persona potrà parlare col funzionario il mandarino standard, il dialetto locale ed occasionalmente un altro dialetto regionale, come il cantonese. Tali poliglotti giocano frequentemente fra il mandarino standard ed il dialetto locale, secondo la situazione, cosicché il bilinguismo è un tratto molto comune sia nella Cina continentale che a Taiwan. A volte, i vari dialetti sono mescolati ad altri, secondo l'influenza geografica. Una persona che vive a Taiwan, per esempio, mescolerà comunemente le pronunce, le frasi e le parole da mandarino standard a taiwanese e questa mescolanza è considerata socialmente appropriata in molte circostanze.

Lingua o famiglia di lingue?[modifica | modifica sorgente]

Il cinese parlato contiene molte varianti regionali spesso reciprocamente incomprensibili. In Occidente, molta gente è a conoscenza del fatto che le lingue romanze derivano dal latino e ciò offre aspetti comuni da un lato mentre sono reciprocamente incomprese dall'altro. Lo sviluppo linguistico del cinese è simile, mentre il contesto sociopolitico è abbastanza differente. In Europa, la frammentazione politica ha generato stati indipendenti di dimensioni approssimativamente simili a quelle delle province cinesi: ciò ha provocato un desiderio politico di generare modelli culturali e letterari separati fra le nazioni e di standardizzare la lingua all'interno di ogni nazione. In Cina, un campione culturale e letterario unico (il cinese classico e, successivamente, il cinese vernacolare) ha continuato ad esistere mentre, allo stesso tempo, la lingua parlata fra le città e le province ha continuato a divergere, un po' come in Europa, come risultato delle dimensioni del paese, della mancanza di comunicazioni, delle montagne e della geografia.

Ad esempio, la Cina del sud montagnosa mostra diversità linguistica più accentuata della Cina pianeggiante del nord. C'è persino un detto in cinese: "le barche nel sud e i cavalli nel nord" (南船北馬 pinyin: nánchuán-běimǎ). Le pianure della Cina del nord permettono di essere attraversate con facilità usando un cavallo, ma la vegetazione densa e le montagne ed i fiumi numerosi del sud impediscono lunghi viaggi. Nella Cina meridionale, il mezzo di trasporto più efficiente era la barca. Per esempio, Wuzhou è una città sita a circa 120 miglia a nord da Canton, capitale del Guangdong della provincia nel sud. D'altra parte, Taishan è soltanto 60 miglia a sud-ovest di Canton, ma parecchi fiumi devono essere attraversati per arrivarci. A causa di questo, il dialetto parlato a Taishan, rispetto al dialetto parlato a Wuzhou, è molto diverso dal cantonese standard parlato nei dintorni di Canton (Ramsey, 1987).

Questa diversità delle forme parlate e la comunanza della forma scritta ha generato un contesto linguistico che è molto differente da quello europeo. In Europa, la lingua di ogni nazione è stata standardizzata solitamente per essere simile a quella della capitale, rendendo facile, per esempio, classificare una lingua come francese o spagnola. Ciò ha avuto l'effetto di accentuare le differenze linguistiche lungo le divisioni amministrative degli stati. Inoltre, la lingua scritta viene modellata su quella della capitale e l'uso del dialetto locale o di forme ibride viene percepito come socialmente inferiore quando non completamente errato. In Cina, questa normalizzazione non è accaduta. Più simile alla situazione della Cina è quella dell'India. Benché l'India non sia stata storicamente unificata come la Cina, molte delle lingue multiple, parlate da molto tempo, sono state unificate in vari stati e molte standardizzate solo da qualche decennio. Il sanscrito ha svolto un ruolo di lingua scritta comune per secoli. In India, tuttavia, la classificazione delle lingue discendenti del sanscrito come lingue separate non è in discussione; 18 sono le lingue ufficiali.

Pochi linguisti sostengono seriamente che cantonese e mandarino siano la stessa lingua nel senso letterale del termine, ma per la percezione popolare di una lingua o di un dialetto, le considerazioni linguistiche spesso non sono importanti tanto quanto quelle culturali o nazionalistiche. Nel descrivere la loro lingua, i cinesi considerano il cinese come una singola lingua, in parte a causa della lingua scritta comune. Per descrivere i dialetti, la gente cinese usa tipicamente l'espressione "il dialetto del posto", per esempio "dialetto di Pechino" (北京話/北京话) per la parlata di Pechino o "dialetto di Shang-Hai" (上海話/上海话) per la parlata di Shang-Hai. Spesso non c'è neppure alcuna consapevolezza fra la gente che questi vari "dialetti" sono categorizzati in "lingue" basate su chiarezza reciproca, comunque nelle zone di grande diversità (quale il sud-est) si pensa ai dialetti come raggruppati nelle categorie wu e hakka. Così, anche se in molte zone della Cina del nord le lingue sono abbastanza omogenee, nelle zone della Cina del sud, le città importanti possono avere dialetti che sono soltanto marginalmente comprensibili persino ai più vicini. Ciononostante, c'è la tendenza a considerare tutti questi idiomi come variazioni di una unica lingua cinese.

Nel concetto di lingua cinese in sé, le divisioni fra i differenti "dialetti" sono principalmente geografiche piuttosto che basate sulla distanza linguistica. Per esempio, il dialetto del Sichuan è considerato tanto distinto dal dialetto di Pechino quanto il cantonese, malgrado il fatto che linguisticamente sia il dialetto di Sichuan che il dialetto di Pechino siano entrambi dialetti del mandarino per i linguisti ma non per i cantonesi. A causa di questa percezione di unicità della lingua cinese da parte della maggioranza di coloro che la parlano, alcuni linguisti rispettano questa terminologia ed usano la parola "lingua" per il cinese e "dialetto" per il cantonese, ma i più seguono il requisito di chiarezza e considerano il cinese essere un gruppo di lingue, poiché queste lingue appaiono reciprocamente incomprensibili e mostrano una variazione paragonabile alle lingue romanze. Poiché molte zone sono rimaste a lungo linguisticamente distinte, non è sempre chiaro se il parlato di una regione particolare della Cina dovrebbe essere considerato di diritto una lingua o un dialetto di un'altra lingua e molte delle lingue non hanno confini precisi fra loro. Il loro numero varia fra sette e diciassette secondo quanto è rigoroso il criterio di chiarezza.

La distinzione fra una singola lingua e una famiglia di lingue ha tratti politici importanti, se non decisivi. Per qualcuno, descrivere il cinese come un insieme di lingue differenti implica che la Cina dovrebbe realmente essere considerata un insieme di nazioni e sfida la nozione dell'unica etnia cinese Han. Qualche cinese trova scomoda l'idea che il cinese non sia una sola lingua, poiché questa percezione potrebbe alimentare secessionismi. I sostenitori dell'indipendenza taiwanese si sono fatti promotori di una formazione con lingua hakka. Per altri descrivere il cinese come lingua multipla porta alla nozione che singola lingua cinese e implicitamente un solo stato cinese è antica, oppressiva, artificiale e fuor di realtà. Tuttavia, i collegamenti fra origine etnica, politica e lingua possono essere complessi. Per esempio, molti Wu, Min, Hakka e Cantonesi considerano le loro lingue come lingue parlate separate e la etnia cinese di Han come una singola entità, senza considerare queste due posizioni come contraddittorie; invece considerano la etnia di Han come un'entità caratterizzata da un'enorme diversità interna. Inoltre, il governo della Repubblica popolare cinese dichiara ufficialmente che la Cina è una nazione multietnica e che il termine stesso "cinese" si riferisce ad un più vasto concetto chiamato Zhonghua minzu comprendente gruppi che non parlano affatto cinese, come Tibetani, Uiguri e Mongoli (quelli che parlano cinese e sono considerati "cinesi" dal punto di vista dello straniero sono denominati "cinesi Han", concetto inteso in senso etnico e culturale, non politico). Similmente, in Taiwan si possono trovare i sostenitori dell'unificazione cinese, interessati a promuovere la lingua locale, ed i sostenitori dell'indipendenza di Taiwan che hanno poco interesse per l'argomento. E, in analogia con l'idea cinese del Zhonghua minzu, l'identità taiwanese incorpora aborigeni di Taiwan, per niente considerati cinesi Han perché parlano lingue austronesiane, perché migrati prima dei Cinesi Han a Taiwan e perché geneticamente e culturalmente collegati agli Austronesiani della Polinesia.

Cinese scritto[modifica | modifica sorgente]

Il rapporto fra le lingue parlate e scritte cinesi è complesso. Questa complessità è dovuta al fatto che le numerose varietà del cinese parlato hanno attraversato secoli di sviluppo almeno a partire dalla Dinastia Han. Tuttavia lo scritto è cambiato molto meno. Fino al XX secolo, la maggior parte della scrittura cinese convenzionale è stata fatta in wényán (文言), tradotto come "cinese classico" o "cinese letterario", molto differente dalle varietà parlate di cinese, un po' come il latino classico lo è dalle moderne lingue romanze. Dal movimento del 4 maggio del 1919, il modello convenzionale per il cinese scritto è stato cambiato in báihuà, (白話/白话), o cinese vernacolare, non completamente identico alla grammatica ed al vocabolario del mandarino parlato moderno, anche se basato principalmente su di esso. Il termine "cinese scritto standard" si riferisce ora al cinese vernacolare.

I caratteri cinesi sono intesi come morfemi che sono indipendenti dal cambiamento fonetico. Quindi, anche se "uno" è in mandarino, yat in cantonese e tsit in hokkien, questi termini derivano tutti da una parola cinese antica comune e condividono un carattere identico: 一. Tuttavia, le ortografie dei dialetti cinesi non sono identiche. I vocabolari usati nei vari dialetti divergono. In più, mentre il vocabolario letterario è condiviso fra tutti i dialetti (almeno nell'ortografia; le letture sono differenti), i lessici quotidiani sono spesso differenti. Il cinese colloquiale scritto coinvolge solitamente l'uso di caratteri dialettali che non possono essere capiti in altri dialetti o caratteri che sono considerati arcaici in báihuà.

Il cantonese è l'unico fra i linguaggi regionali non mandarini ad avere un modello colloquiale scritto ampiamente usato. In opposizione, le altre lingue regionali non hanno queste forme alternative così diffuse. Il cantonese colloquiale scritto è diventato abbastanza popolare nelle chat rooms e nelle instant messaging. I Cantonesi, comunque, useranno il cinese scritto standard nella maggior parte delle comunicazioni scritte convenzionali.

I caratteri cinesi[modifica | modifica sorgente]

Vari stili di calligrafia cinese
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Carattere cinese.

La lingua scritta cinese impiega caratteri cinesi (漢字/汉字; pinyin: hànzì), basati su logogrammi, dove ogni simbolo rappresenta un morfema (un'unità espressiva della lingua). Inizialmente, i caratteri erano immagini dei loro significati, ma col tempo divennero stilizzazioni e misure sempre più complicate furono adottate per esprimere i concetti più astratti. Oggi, la maggior parte dei caratteri contiene un elemento (il fonetico) che dà (o dava una volta) un'indicazione ragionevolmente buona della pronuncia e un altro componente (il radicale) che dà un'indicazione del significato. La somiglianza pittorica con gli oggetti è stata persa con la stilizzazione. Molti stili di scrittura calligrafica cinese si sono sviluppati durante i secoli, come 篆書 zhuànshū, "stile dei sigilli", 草書 cǎoshū, "stile corsivo", 隸書 lìshū, "stile amministrativo (o dei cancellieri)", e 楷書 kǎishū, "stile esemplare".

In Giappone e Corea, i caratteri degli Han sono stati adottati ed integrati nelle lingue e sono diventati, rispettivamente, kanji e hanja. Il Giappone ancora usa il kanji come parte integrante del proprio sistema di scrittura; invece l'uso in Corea degli hanja è diminuito (fino alla totale scomparsa in Corea del nord). Ci sono attualmente due modelli per lo stampato in cinese. Uno è il sistema tradizionale, usato a Taiwan. In Cina continentale e a Singapore è usato il sistema semplificato (sviluppato dal governo della RPC negli anni cinquanta), che usa appunto forme semplificate per molti dei caratteri più complessi. Hong Kong e Macao usano principalmente il sistema tradizionale, ma per alcuni caratteri hanno adottato la forma semplificata. La maggior parte delle versioni semplificate sono state derivate, benché in modo talvolta oscuro, da semplificazioni stabilite. A Taiwan, si usano molte semplificazioni quando i caratteri sono scritti a mano, ma nella stampa i caratteri tradizionali sono la norma. In più, molti Cinesi usano alcune semplificazioni personali.

La scrittura[modifica | modifica sorgente]

Il cinese è una delle poche lingue al mondo ad avere una scrittura basata prevalentemente su caratteri. Questi caratteri in cinese sono detti hànzì 汉字 (tradizionale: 漢字, semplificato: 汉字), e sono utilizzati in quello che attualmente viene chiamato "cinese mandarino". Durante la seconda metà del secolo scorso si è affermato l'utilizzo di una trascrizione fonetica in caratteri latini: il pinyin. Questo metodo fa sì che ogni sillaba nel parlato (alla quale corrisponde un carattere nello scritto) rechi un segno grafico (simile ad un accento) che ne definisce il tono. Ad es. la parola "Cina" in cinese semplificato è composta di due caratteri, 中国, nello scritto, e di due sillabe, zhōng guó, nel parlato, ciascuna recante un tono. (Per maggiori informazioni sui toni, si veda più avanti la sezione Fonologia.) Gli ideogrammi rappresentano i morfemi e sono tutti portatori di significato. Tuttavia alcune parole di origine straniera sono trascritte con caratteri che, pur essendo portatori di significato, vengono utilizzati in maniera puramente fonetica. Il dizionario Zhongua Zihai elenca 85.568 caratteri, ma, nonostante l'enorme mole, ne ignora 1.500. Tuttavia quelli utilizzati di fatto sono molti di meno: per leggere un quotidiano ne bastano 3.000, mentre le persone con una buona cultura superano spesso i 5.000.

Le prime testimonianze scritte della lingua cinese risalgono ad alcune incisioni su gusci di tartaruga del 1400 a.C. Da allora i caratteri hanno subito molti cambiamenti l'ultimo dei quali, nel 1956, ha ridotto il numero di tratti di quelli più complessi (cinese tradizionale) e ha introdotto la scrittura in orizzontale. Questa riforma non è stata accettata a Taiwan dove sono ancora diffusi i caratteri tradizionali. Ad ogni carattere corrisponde una sillaba ed ogni parola può essere mono o plurisillabica.

Solo una piccola parte di questi caratteri sono pittogrammi, ovvero la rappresentazione grafica pura di un oggetto (come fossero dei geroglifici), ed il passaggio alla scrittura semplificata li ha resi meno intelleggibili; gli altri sono ideogrammi o in alternativa ideofonogrammi.

Gli ideogrammi sono la rappresentazione in immagini di un concetto. In questo modo ad esempio l'ideogramma che esprime il verbo "riposarsi" contiene l'elemento grafico dell'"uomo" associato all'elemento grafico dell'"albero".

Gli ideofonogrammi sono invece composti da due elementi, dove il primo avvicina al senso mentre il secondo è fonetico, ovvero fa intendere la pronuncia della sillaba. Così ad esempio la sillaba corrispondente alla parola "anguilla" (鳝 shàn) è formata dall'elemento concettuale del "pesce" insieme all'elemento fonetico shàn, che indica appunto la pronuncia. Questo primo elemento è come una chiave e può ricorrere in più sillabe. Le chiavi sono state classificate e numerate e nel cinese moderno sono ben 214.

Inoltre in Cina non sono presenti indicazioni in inglese o in qualunque altra lingua.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La maggior parte dei linguisti classifica tutte le variazioni del cinese come parti della famiglia sino-tibetana e crede che ci sia stata una lingua originale, denominata proto-sino-tibetano, simile al proto-indoeuropeo, da cui si sono avute le lingue sinitiche e tibeto-birmane. I rapporti fra il cinese e le altre lingue del sino-tibetano sono ancora poco chiari e rappresentano ancora una zona di ricerca attiva, come il tentativo di ricostruire il proto-sino-tibetano. La difficoltà principale in questo sforzo è che, mentre c'è una documentazione sufficiente per permettere di ricostruire i suoni antichi del cinese, non c'è una documentazione scritta che attesti la divisione fra proto-sino-tibetano e antico cinese. In più, molte delle lingue che permetterebbero di ricostruire il proto-sino-tibetano sono molto poco comprese. La categorizzazione dello sviluppo del cinese è argomento di dibattito tra gli studiosi. Uno dei primi sistemi è stato inventato dal linguista svedese Bernhard Karlgren; ciò che segue è una revisione moderna del suo sistema.

Il cinese antico (上古漢語), a volte conosciuto come "cinese arcaico" (secondo la definizione di Bernard Karlgren), era la lingua comune durante la prima e media Dinastia Zhou (XI-VII secolo a.C.), i cui testi includono iscrizioni su manufatti bronzei, la poesia dello Shijing, la storia dello Shūjīng e parti dello Yijing (I Ching). Il lavoro di ricostruzione del cinese antico iniziò con i filologi della Dinastia Qing. Gli elementi fonetici trovati nella maggior parte dei caratteri cinesi forniscono indizi sulle loro pronunce nel cinese antico. Anche la pronuncia dei caratteri cinesi presi a prestito in giapponese, vietnamita e coreano offre indicazioni preziose. Il cinese antico non era interamente privo di flessione verbale. Ha posseduto un sistema di suoni ricco in cui aspirazione o la respirazione hanno differenziato le consonanti.

Il cinese medio (中古漢語) (chiamato anche "cinese medievale") era la lingua usata sotto la Dinastia Sui, la Dinastia Tang e la Dinastia Song (VII-X secolo d.C.). Può essere diviso in un primo periodo, a cui si riferisce il dizionario 切韻 Qieyun (601 d.C.), ed un periodo tardo nel X secolo, ben rappresentato dal dizionario 廣韻 Guangyun. Bernhard Karlgren denomina questa fase "cinese antico". I linguisti sono sicuri di avere una buona ricostruzione di come suonasse il cinese medievale. La prova della pronuncia ricostruita viene da parecchie fonti: moderne variazioni dialettali, dizionari e trascrizioni straniere. Proprio come il proto-indoeuropeo poté essere ricostruito dalle lingue indoeuropee moderne, così il cinese medievale è ricostruito sulla base dei moderni dialetti cinesi. In più, i filologi cinesi antichi hanno dedicato una quantità grande di sforzi alla riepilogazione del sistema fonetico cinese in "tavole di rima", che servono da base per il lavoro dei linguisti moderni. Infine, anche le traduzioni fonetiche cinesi delle parole straniere forniscono abbondanza di indizi circa la natura della fonetica del cinese medievale. Tuttavia, tutta la ricostruzione è sperimentale; gli studiosi hanno indicato, per esempio, che provare a ricostruire il cantonese odierno dalle rime del moderno Cantopop darebbe un'immagine molto inesatta della lingua.

Lo sviluppo delle lingue cinesi parlate dai primi periodi storici al presente è stato complesso. L'albero linguistico qui indicato mostra come le divisioni principali attuali della lingua cinese si siano sviluppate da un linguaggio comune iniziale. Il confronto con la mappa riportata sopra darà una certa idea delle complessità che sono rimaste fuori. Per esempio, la lingua min, che è concentrata nella provincia di Fujian, contiene cinque suddivisioni ed il cosiddetto linguaggio nordico bei yu (che è denominato mandarino), inoltre contiene le suddivisioni chiamate yunnan hua e sichuan hua.

L'albero delle lingue cinesi

Le varietà di lingue nella Cina orientale

Molti Cinesi che vivono nel nord della Cina, nel Sichuan e in un vasto arco dal nord-est (Manciuria) al sud-ovest (Yunnan), usano vari dialetti del mandarino come loro lingua (vedere le tre regioni colorate gialle e marroni nella cartina laterale). La prevalenza del mandarino nella Cina del nord è in gran parte il risultato della geografia, vale a dire le pianure della Cina settentrionale che hanno favorito un'ampia diffusione della lingua. Al contrario, le montagne ed i fiumi della Cina del sud hanno promosso la diversità linguistica. La presenza del mandarino nel Sichuan è invece in gran parte dovuta ad una epidemia peste del XII secolo. Questa epidemia, che può essere collegata con la morte nera, spopolò la zona, portando a stanziamenti successivi nella Cina del nord.

Fino alla metà del XX secolo, la maggior parte dei Cinesi residenti nella Cina del sud non avevano mai parlato mandarino ed usavano solo la loro varietà nativa locale di cinese. Essendo Nanchino la capitale dell'Impero durante la prima Dinastia Ming, il mandarino di Nanchino divenne dominante almeno fino agli ultimi anni dell'Impero Qing, che rese il manciù la lingua ufficiale. Dal XVII secolo, l'Impero aveva fondato accademie di ortoepia (正音書院/正音书院 zhèngyīn shūyuàn) nel tentativo di conformare la pronuncia al modello di Pechino (Pechino era capitale dei Qing), ma questi tentativi ebbero poco successo. Il mandarino di Nanchino, infine, venne sostituito nella corte imperiale con il mandarino di Pechino durante gli ultimi 50 anni della dinastia Qing, verso la fine del XIX secolo. Per la popolazione in generale, anche se le varietà del mandarino erano già ampiamente parlate in Cina, non c'era però uno standard di questa lingua. I non Mandarini della Cina del sud, inoltre, continuavano a parlare i loro dialetti regionali in ogni aspetto della vita quotidiana. Il nuovo modello di mandarino della corte di Pechino era usato solo dai funzionari e dagli impiegati dello stato ed aveva quindi una diffusione piuttosto limitata.

Questa situazione cambiò a partire dalla metà del XX secolo con la creazione (sia nella Repubblica Popolare Cinese che nella Repubblica di Cina, ma non ad Hong Kong) di un sistema educativo obbligatorio che prevedeva l'insegnamento del mandarino standard. Di conseguenza, il mandarino ora è parlato fluentemente dalla maggior parte dei cittadini giovani e di mezza età nella Cina continentale e a Taiwan. A Hong Kong, durante il periodo coloniale britannico si parlava il cantonese standard, che rimane la lingua ufficiale dell'istruzione, dei discorsi formali e della vita quotidiana, ma dopo il passaggio alla Cina del 1997 il mandarino sta diventando sempre più influente.

Influenza sulle altre lingue[modifica | modifica sorgente]

Come già detto, il cinese fa parte della famiglia delle lingue sino-tibetane, ed è così collegato con il tibetano e il burmese, ma è geneticamente indipendente dal coreano, dal vietnamita e dal giapponese. Tuttavia, queste lingue (e le culture ad esse collegate) sono state influenzate fortemente dal cinese nel corso della storia. Si è già accennato, ad esempio, al fatto che coreano e giapponese hanno sistemi di scrittura che impiegano caratteri cinesi, denominati rispettivamente hanja e kanji. In Corea del sud è usato generalmente l'hangul, ma l'hanja è usato come una specie di neretto (non in Corea del nord, dove invece non è più usato). Il Giappone ha pensato di abbandonare l'uso dei caratteri cinesi dal XX secolo, ma essendo profondamente radicati nella cultura giapponese non sono stati aboliti. Il vietnamita inoltre ha abbandonato l'uso dei caratteri cinesi ma questi possono ancora essere visti facilmente nel moderno alfabeto fonetico vietnamita.

Fonologia[modifica | modifica sorgente]

Quasi tutte le varietà di cinese parlato sono lingue tonali, dove una parola è distinta non soltanto da consonanti e vocali, ma anche dall'intonazione con cui è pronunciata. Nel mandarino standard i toni sono quattro: uno piano, uno ascendente, uno discendente-ascendente e uno discendente. Vengono chiamati comunemente: primo, secondo, terzo e quarto tono. Esiste anche un tono neutro, classificato spesso come quinto tono. Alcuni dialetti della Cina del nord possono avere soltanto tre toni, mentre altri dialetti nella Cina del sud hanno fino a 6 o 10 toni, a seconda di come vengono distinti. Un'eccezione è il dialetto di Shanghai, in cui si è evoluto un sistema a due toni.

Le informazioni su come pronunciare il cinese scritto in caratteri latini si possono trovare nell'articolo Pinyin, che è il metodo dominante di scrittura del mandarino standard nell'alfabeto latino. Le informazioni su come pronunciare altri sistemi di romanizzazione o altri dialetti sono fornite nei rispettivi articoli.

Grammatica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grammatica cinese.

Il cinese moderno è stato spesso erroneamente classificato come una lingua "monosillabica". In realtà, sebbene la maggior parte dei morfemi siano sillabe uniche, rispetto al passato oggi il cinese moderno ha una struttura assai meno monosillabica, in quanto sostantivi, aggettivi e verbi sono in gran parte bisillabici. La tendenza a creare parole bisillabiche nelle moderne lingue cinesi, in particolare in mandarino, è stata notevolmente accentuata quando si confronti con il cinese classico. Questo è una lingua fortemente isolante, in cui ogni idea (morfema) corrisponde generalmente ad una singola sillaba e ad un singolo carattere; il cinese moderno, invece, ha la tendenza a formare le nuove parole attraverso parole bisillabiche, trisillabiche e quadrisillabiche (agglutinazione). In realtà, alcuni linguisti sostengono che la classificazione del cinese moderno come lingua isolante sia, per questa sola ragione, fuorviante. La morfologia cinese è strettamente legata ad un numero prefissato di sillabe con una costruzione abbastanza rigida che sono i morfemi, le più piccole unità della lingua. Sebbene molti di questi morfemi monosillabici (字 , in cinese) possano stare da soli come parole individuali, essi di solito formano composti polisillabici (noti come 词/詞 ), che assomigliano più da vicino alla tradizionale nozione occidentale di parola. Un ("parola") può consistere di uno o più morfemi-caratteri, di solito due, ma ce ne possono essere anche tre o più. Ad esempio:

  • Yun 云 "nuvola"
  • Hanbaobao 汉堡包 "hamburger"
  • Wo 我 "io, me"
  • Renmin 人民 "popolo"
  • Diqiu 地球 "globosità (terra)"
  • Shandian 闪电 "lampo"
  • Meng 梦 "sogno".

In generale, tutte le varietà di cinese moderno sono lingue isolanti (o analitiche), in quanto dipendono dalla sintassi (struttura di frase e ordine delle parole) piuttosto che dalla morfologia (cambiamenti nella forma della parola, come la coniugazione) per indicare la funzione della parola stessa all'interno di una frase. In altri termini, il cinese ha poche forme flesse – non possiede nessun tempo, nessuna diatesi (ad es. attivo, passivo, riflessivo), nessun numero (singolare, plurale; anche se ci sono marche plurali, ad esempio per i pronomi personali), solo pochi articoli e nessun genere. Fa notevole uso di particelle grammaticali per indicare l'aspetto ed il modo. Nel cinese mandarino, questo implica l'uso di particelle come 了 le, 还 hai, 已经 yijing, ecc. In cinese il determinante precede sempre il determinato. Determinante e determinato sono legati dalla particella de, a meno che tra i due non sussista un rapporto di parentela, amicizia o possesso inalienabile. Ad esempio:

  • la matita di Marco: Make de bi
  • il computer di Anna: Anna de diannao
  • il padre di Franco: Fulanke baba.

Nella frase, il cinese segue l'ordine Soggetto Verbo Oggetto e, come molte altre lingue dell'Asia orientale, fa un uso frequente della costruzione tema-rema per formare le frasi. Inoltre ha un esteso sistema di numerali, un altro tratto in comune con lingue vicine come il giapponese ed il coreano. Altre caratteristiche grammaticali salienti comuni a tutte le varietà parlate del cinese comprendono l'uso della costruzione verbale seriale, l'omissione dei pronomi e la connessa omissione del soggetto. Anche se le grammatiche delle varietà parlate del cinese condividono molti aspetti, esse possiedono anche significative differenze. Si veda l'articolo Grammatica cinese per la grammatica del mandarino standard (la lingua parlata cinese standardizzata) e gli articoli su altre varietà di cinese per le loro rispettive grammatiche.

Premi Nobel per la letteratura di lingua cinese[modifica | modifica sorgente]

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