Mozi

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Mozi  (墨子sempl., Mòzǐpinyin) latinizzato in Micius (470 a.C. circa – 390 a.C.) è stato un filosofo cinese.

Pensatore cinese, visse a cavallo tra il Periodo delle primavere e degli autunni e quello degli stati combattenti. Fu uomo dotato di grande spirito di carità. Il suo insegnamento, in rapporto a quello di Confucio, era diretto alle parti più umili e più popolari della società. Sembra non abbia scritto nulla, il suo pensiero, infatti, ci è noto attraverso le testimonianze dei discepoli, raccolte nel libro omonimo: Mozi.

Filosofia[modifica | modifica sorgente]

È considerato il filosofo cinese più vicino al Cristianesimo e in una certa misura precursore del socialismo cinese[senza fonte]. Egli ritiene che l'ente supremo, il Cielo, sia ben disposto e compassionevole con tutti. I tratti principali sono la solidarietà e la giustizia. Anche l'uomo singolo ed i governanti devono conformarsi a tali precetti ed il cielo di conseguenza concederà loro i propri favori. L'etica si basa quindi sul presupposto che l'uomo si autogoverni e si crei il proprio destino. Secondo Mozi infatti il saggio prende in mano il proprio destino. Sono comunque riscontrabili aspetti utilitaristici (è necessario amare gli altri per essere amati)[1].

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Anche Bertolt Brecht scrisse un libretto di regole di comportamento che faceva risalire a Mozi, dal titolo Me-ti. Libro delle svolte, in italiano tradotto da Cesare Cases per l'Einaudi editore nel 1970[2]. Pur dicendo nell'introduzione che si tratta della traduzione della traduzione inglese di Charles Stephen, in realtà il libro di Brecht si svolge in parallelo con personaggi contemporanei, dandone anche una chiave. Per esempio Eh-fu è Engels, Mi-en-leh è Marx, Hü-jeh è Hegel, Sa è Rosa Luxemburg, Ni-en è Stalin, To-tsi è Trotsky, Hi-jeh è Hitler e Kin-jeh è Brecht stesso.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Leonardo Vittorio Arena, L'innocenza del Tao, Oscar Mondadori, pp. 60-66.
  2. ^ L'ed. tedesca, Me-ti. Buch der Wendungen è uscita nel 1965, ma per la grande parte è stato scritto dal 1934 al 1937, durante l'esilio danese.

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