Lingue isolanti

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Sono chiamate lingue isolanti quelle lingue che non possiedono declinazioni o flessioni, in cui quindi la morfologia sia poca o nulla. Indicando il morfema come la minima unità che definisca un significato (come prefissi e desinenze), ne consegue che nelle lingue isolanti le parole non sono scomponibili in unità morfologiche più piccole. Queste lingue non si esprimono tramite modificazione delle parole, ma attraverso la posizione che esse occupano all'interno della frase.

Prendiamo ad esempio l'inglese, lingua diventata, nel tempo, principalmente isolante: nei tempi verbali è indispensabile assegnare la persona a cui detti tempi si riferiscono, per indicare precisamente di cosa si sta parlando: I talk, I will talk (parlo, parlerò). In italiano, lingua flessiva, non è necessario, poiché le desinenze (modificazioni terminali delle parole) definiscono senz'altro il significato del verbo stesso. Per questo motivo (per la mancanza o la carenza di morfemi), generalmente le lingue isolanti presentano un gran numero di parole monosillabiche.
Oltre all'inglese, una diffusa lingua isolante è il cinese.


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