Carattere cinese

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Un carattere cinese (漢字trad., 汉字sempl., hànzìpinyin) è un carattere usato nel sistema di scrittura del cinese, giapponese, a volte nel coreano, e in passato anche nel vietnamita. Un sistema di scrittura completo in caratteri cinesi apparve già 3200 anni fa, e questo lo rende forse il più antico sistema di scrittura tra quelli ancora utilizzati. Diversi segni risalenti all'epoca neolitica, datati fino al 7000 a.C., sono stati rinvenuti nell'attuale Cina e sono considerati possibili precursori dei caratteri oggi usati, anche se fino ad oggi non è stato ancora stabilito un collegamento diretto tra i due sistemi.

Le caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Il 4% circa dei caratteri cinesi deriva direttamente da singoli pittogrammi (象形字, xiàngxíngzì) e molto spesso al lettore odierno la relazione tra i due non appare necessariamente chiara. Il restante 96% è costituito dagli aggregati logici (会意,字, huìyìzì), caratteri combinati da più elementi che ne indicano il significato, e dai composti fonetici (形声字, xíng-shēngzì), caratteri composti da due elementi uno dei quali indica l'area semantica di appartenenza e l'altro la sua pronuncia, anche se questa è spesso solo simile a quella odierna a causa dei cambiamenti susseguitisi nel tempo e dalla differenza tra le lingue d'origine. I caratteri cinesi contenuti nel Dizionario Kangxi sono circa 47.035, anche se un gran numero di questi sono varianti di raro utilizzo accumulatesi nel corso dei secoli. In Cina la conoscenza di 2000 caratteri costituisce la soglia dell'alfabetizzazione.

Tradizionalmente in Cina ad ogni carattere corrisponde un'unica sillaba. Molte parole in tutte le moderne varietà della lingua cinese sono polisillabiche e richiedono quindi la scrittura di due o più caratteri. Parole con una radice etimologica comune appartenenti a diverse lingue o dialetti cinesi con lo stesso (o simile) significato ma diversa pronuncia vengono scritte con lo stesso carattere. Inoltre, molti caratteri sono stati adottati in cinese con il significato che hanno assunto in giapponese o coreano per esprimere concetti propri di quelle civiltà, trascurandone totalmente la pronuncia. L'assenza di una stretta relazione tra pronuncia e scrittura dei caratteri ha così reso possibile il loro utilizzo in lingue tra loro molto diverse e senza altri punti di contatto.

Proprio come le lettere dell'alfabeto latino hanno forme caratteristiche (con le minuscole che occupano un'area tondeggiante con tratti ascendenti e discendenti in alcune di esse), i caratteri cinesi occupano più o meno un'area quadrata. I caratteri costituiti da più elementi schiacciano queste parti tra loro in modo da mantenere una forma e una dimensione omogenee; questo è il caso soprattutto di caratteri scritti in stile Song (宋体, sòngtǐ). Per questo motivo i principianti spesso si esercitano in fogli con celle quadrate e i cinesi usano a volte il termine "caratteri quadrati" (方塊字, fāngkuàizì).

La forma attuale di molti caratteri cinesi cambia in alcune culture. Nella Repubblica Popolare Cinese nel 1956 sono stati adottati i caratteri cinesi semplificati, ma i caratteri cinesi tradizionali sono ancora usati a Taiwan e Hong Kong. Il Giappone usa un insieme di caratteri meno drasticamente semplificati dal 1946, mentre la Corea ne ha limitato l'uso e il Vietnam li ha completamente aboliti a favore della scrittura con l'alfabeto latino.

I caratteri cinesi sono noti anche come sinogrammi e il sistema di scrittura cinese come sinografia. Le lingue non cinesi che hanno adottato la sinografia, e attraverso l'ortografia un grande numero di prestiti dalla lingua cinese, sono note come sinoxeniche, indipendentemente dal fatto che l'uso dei caratteri continui o meno ai giorni nostri. Il termine non implica nessuna parentela linguistica con il cinese. Le maggiori lingue sinoxeniche sono generalmente considerate il giapponese, il coreano, il vietnamita e la lingua zhuang; in passato fecero parte di questa categoria anche le lingue tangut e jurchen.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le più antiche iscrizioni cinesi considerabili indiscutibilmente come scrittura sono i responsi oracolari su ossa (甲骨文, jiǎgǔwén). Essi venivano realizzati con un sistema di scrittura completamente sviluppato, attestato dalla tarda Dinastia Shang (1200-1050 a.C.) nello Anyang e dal 1600 a.C. nello Zhengzhou. Inoltre ci sono i pochissimi logogrammi rinvenuti su cocci di vasellame e incisi sui bronzi, il cui sistema di scrittura (金文 jīnwén) è molto simile ma più complesso e pittorico di quello su ossa. Solo 1.400 circa dei 2.500 logogrammi su ossa conosciuti possono essere messi in corrispondenza di successivi caratteri cinesi e quindi facilmente letti. È comunque degno di nota che parecchi di questi 1.400 logogrammi includano molti dei più comunemente usati.

Secondo la leggenda, comunque, i caratteri cinesi furono inventati prima da Cangjie (c. 2650 a.C.), un funzionario del leggendario imperatore Huangdi. La leggenda narra che Cangjie stava cacciando sul Monte Yangxu (nell'odierno Shanxi) quando vide una tartaruga le cui venature sulla corazza catturarono la sua curiosità. Ispirato dalla possibilità di una logica relazione tra quelle venature egli si mise a studiare gli animali del mondo, il paesaggio della terra e le stelle del cielo, ed inventò un sistema simbolico chiamato zi, i caratteri cinesi. Si dice che nel giorno in cui nacquero i caratteri i cinesi sentirono il diavolo mettersi a lutto e videro i raccolti piovere dal cielo, in quello che era l'inizio di una civiltà, nel bene e nel male.

Segni neolitici[modifica | modifica sorgente]

I primi segni neolitici vengono da Jiahu, un sito neolitico nel bacino del Fiume Giallo nella provincia dello Henan, risalente al 6500 a.C. circa. Vi sono stati rinvenuti carapaci di tartaruga dipinti e recanti simboli incisi. In seguito alle scoperte fatte a Jiahu l'uso di segni neolitici in Cina fu retrodatato di due millenni rispetto a quanto ritenuto in precedenza. L'uso dei segni, comunque, non può essere facilmente fatto coincidere con l'origine della scrittura, della quale essi rappresentano uno stadio primitivo. Secondo le parole degli archeologi autori della scoperta:

"Qui abbiamo segni del settimo millennio a.C. che sembrano essere in relazione con i più tardi caratteri cinesi e potrebbero essere considerati parole. Non interpretiamo questi segni stessi come scrittura, ma come vestigia di un lungo periodo di tempo in cui essi furono usati, che alla fine portò a un sistema di scrittura pienamente maturo. Lo stato attuale della ricerca archeologica in Cina, che non è mai stata oggetto di intensivi studi come, per esempio, per le civiltà greca o egiziana, non ci permette di dire esattamente in quale periodo del neolitico i cinesi inventarono la loro scrittura. Ciò che effettivamente persistette attraverso questi lunghi periodi fu l'idea dell'uso dei segni. Per quanto sia impossibile a questo stato di cose tracciare una diretta connessione tra i segni di Jiahu e i caratteri Yinxu noi propendiamo proprio per questi lenti processi evolutivi legati alla cultura, adottando l'idea dell'uso dei segni in diverse realtà lungo il Fiume Giallo. Non sarebbe corretto affermare che ci fosse un unico percorso verso lo sviluppo di un sistema di scrittura."[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Xueqin Li, Garman Harbottle, Juzhong Zhang, Changsui Wang: "The earliest writing? Sign use in the seventh millennium BC at Jiahu, Henan Province, China". Antiquity 77, 295 (2003): 31-45 (31 and 41)

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