Quanzhou

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Quanzhou
città-prefettura
Quanzhou – Veduta
Localizzazione
Stato Cina Cina
Provincia Fujian
Territorio
Coordinate 24°55′00″N 118°35′00″E / 24.916667°N 118.583333°E24.916667; 118.583333 (Quanzhou)Coordinate: 24°55′00″N 118°35′00″E / 24.916667°N 118.583333°E24.916667; 118.583333 (Quanzhou)
Superficie 11 015 km²
Abitanti 7 860 000 (2009)
Densità 713,57 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 362000
Prefisso 0595
Fuso orario UTC+8
Cartografia
Mappa di localizzazione: Cina
Quanzhou
Quanzhou – Mappa
Sito istituzionale

Quanzhou (in cinese 泉州; in pinyin Quánzhōu) è una città con status di prefettura della provincia di Fujian, in Cina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Era un porto già molto frequentato, anche da navi provenienti dalla Malesia fin dal VI secolo, sotto la dinastia Tang (VII-X secolo) divenne, unitamente a Canton e Yangzhou, uno dei maggiori porti cinesi per il commercio estero. Raggiunse la massima prosperità durante le dinastie successive, tra il X e il XIV secolo. A quell'epoca il raso locale era commercializzato fino in Europa.

Con il nome di Zaiton la città è citata da Marco Polo nel suo Milione:

« Zaiton è il più grande porto del mondo. »

Da lì nel 1292 partì a bordo di una nave per il suo viaggio di ritorno a Venezia.

Nel corso del XIV secolo la città fu sede di una diocesi di rito latino, amministrata da missionari francescani (ca. 1308-1370).

Nel 1342, il viaggiatore marocchino Ibn Battuta disse di aver visto nel porto di Quanzhou migliaia di grandi navi e un numero immenso di barche.

In quell'epoca, infatti, la città era meta di moltissimi mercanti, missionari e viaggiatori stranieri e alcuni di essi vi si stabilirono permanentemente, sposandosi con donne cinesi.

Divisione amministrativa[modifica | modifica wikitesto]

La prefettura di Quanzhou è a sua volta divisa in 3 distretti e 1 contea.

Luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Moschea della Pace e della Purezza (Qingjing Si)[modifica | modifica wikitesto]

Moschea della Pace e della Purezza

Si trova in Tuman Jie, nella parte sudorientale della città.

Costruita nel 1009 in modo simile alla sala di preghiera della Grande Moschea di Damasco, venne restaurata nel 1310 da un certo Ahamed di Gerusalemme. All'interno vi sono conservati alcuni brani del Corano incisi su pietra in arabo antico, testimonianza dei fitti traffici e contatti della città con paesi lontani.

Dato che si tratta di una delle più antiche moschee della Cina, è sempre stata trattata con rispetto e protette dalle autorità, sia locali che centrali. Su una lastra in pietra conservata all'interno è riportata una ordinanza dell'imperatore Ming Chengzu, datata 1407, in cui si impone la protezione dell'edificio e il rispetto dell'islamismo.

Monastero dell'Inizio della Nuova Era (Kaiyuan Si)[modifica | modifica wikitesto]

Situato nella parte nordoccidentale della città, risale al 686 d.C. e occupa una vasta superficie di oltre 3 ettari. Il principale edificio (Daxiong Baodiam) fu ricostruito durante il periodo Ming (1368-1644) sulla precedente costruzione del 686. È alto circa 20 m e sulle travi si trovano 24 statue rappresentanti musici buddisti. Il piedistallo di una colonna è ornato con una sfinge, traccia che collega la costruzione al mondo Mediterraneo.

Nella parte posteriore del tempio, su un altare, si può ammirare la statua della Dea della Misericordia dalle Mille Braccia, dove ogni braccio è diverso dagli altri.

Davanti al tempio sorgono due pagode di pietra del XIII secolo: la Pagoda Zhenguo (Domare il Paese) è alta 48,24 m con 5 piani a pianta ottagonale, mentre la Pagoda Renshou (Benevolenza e Longevità) è alta 44,06 m ed ha una struttura simile alla precedente.

Ponte Luoyang Qiao[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte, che fu costruito tra il 1053 e il 1059, si trova a circa 10 km a nord-est della città. Il ponte è lungo 843 m e largo 7m; a metà del ponte vi è un padiglione, ricoperto di mattonelle, alcune con iscrizioni di oltre 1000 anni. I 46 piloni fanno parte della struttura originale del ponte, che fu seriamente danneggiato dal terremoto del 1607.

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