Ibn Battuta

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Abū ‘Abd Allāh Muḥammad Ibn ‘Abd Allāh al-Lawātī al-Tanjī Ibn Baṭṭūṭa

Abū ‘Abd Allāh Muḥammad Ibn ‘Abd Allāh al-Lawātī al-Tanjī Ibn Baṭṭūṭa, noto semplicemente come Ibn Baṭṭūṭa (in arabo: ابن بطوطة, Ibn Baṭṭūṭa; Tangeri, 24 febbraio 1304Fez, 1368-69), è stato un esploratore e viaggiatore marocchino. Nato a Tangeri in Marocco da una famiglia di etnia berbera, per quasi trent'anni si avventurò tra Africa, India, Sud-est asiatico e Cina, è considerato uno dei più grandi viaggiatori ed esploratori della storia.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Iniziò le sue peregrinazioni nel 1325, a ventuno anni, partendo da Tangeri alla volta della Mecca, dove studiò legge.

In seguito si recò ad Aden, in Yemen, e in Kenya, per poi dirigersi verso l'India, attraversando Siria, Russia meridionale e Afghanistan, fino a giungere a Delhi.
Nella città indiana fu nominato giudice dal sultano, il quale successivamente lo imprigionò per sospetta cospirazione.

Il sultano cambiò nuovamente idea e inviò Ibn Battuta in Cina come ambasciatore, ma la spedizione fallì a causa di un assalto alla sua carovana; in un secondo tentativo il viaggiatore fece naufragio presso Calcutta.

Durante il successivo soggiorno alle Maldive, poi ripartì verso Ceylon (l'odierno Sri Lanka), Malesia, Giava, Sumatra, e riuscì infine a raggiungere Pechino.

Nel 1349 ritornò in patria, ma subito dopo si recò in Mali. Rimase sette mesi a Timbuctu e, nel viaggio di ritorno, visse con i Tuareg del Sahara, fino a far rientro, nel 1354, in Marocco, presso Sigilmassa. Secondo fonti arabe trascorse gli ultimi anni della sua vita svolgendo servizio come giudice nei dintorni di Fez. Impiegò due anni per scrivere le sue memorie di viaggio, con l'ausilio del poeta andaluso Ibn Juzayy.

Il titolo per cui è nota la sua opera sui viaggi effettuati è Riḥla (in arabo: ﺭﺣﻠـة), che significa "Viaggio", ma in realtà esso è in in arabo: تحفة النظار في غرائب الأمصار وعجائب الأسفار, Tuḥfat al-naẓār fī gharāʾib al-amṣār wa ʿajāʾib al-asfār, che è traducibile come "Un dono di gran pregio per chi vuol gettar lo sguardo su città inconsuete e peripli d'incanto". L'opera fu commissionata dal sultano merinide del Marocco Abu Inan Faris.

Per l'importanza e vastità delle sue esplorazioni geografiche è considerato il Marco Polo del mondo islamico[1].

Il suo viaggio è anche un resoconto della realtà sociale e religiosa dell'Islam nella sua epoca. Il testo della Riḥla ha anche un aspetto agiografico in quanto sono trattate numerose vicende di santi e maestri sufi.

Elenco dei posti visitati da Ibn Battuta[modifica | modifica sorgente]

In tutta la sua vita Ibn Battuta viaggiò per oltre 117.500 km e visitò l'equivalente di 44 paesi attuali[2].


Maghreb

Mashrek

Spagna

Impero bizantino e Europa orientale


Asia Centrale

Asia meridionale

Cina

  • Quanzhou -
  • Hangzhou — Racconta fosse la città più grande del mondo, e si impiegavano 3 giorni per attraversarla tutta
  • Pechino

Asia meridionale

Somalia

Costa Swahili

Impero del Mali e Africa occidentale

Mauritania

Itinerario 1325–1332[modifica | modifica sorgente]

Itinerario dei viaggi di Ibn Battuta dal 1325 al 1332.

Itinerario 1332–1346[modifica | modifica sorgente]

Itinerario dei viaggi di Ibn Battuta dal 1332 al 1346.

Itinerario 1349–1354[modifica | modifica sorgente]

Itinrario dei viaggi di Ibn Battuta dal 1349 al 1354.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Marco Polo e Ibn Battuta sulle rotte della Cina. URL consultato il 24 febbraio 2008.
  2. ^ Jerry Bently, Old World Encounters: Cross-Cultural Contacts and Exchanges in Pre-Modern Times (New York: Oxford University Press, 1993),114.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Garzanti, 2005.

P. Manduchi, Da Tangeri a La Mecca passando per la Cina. Per una storia del viaggio nel mondo musulmano sulle orme di Ibn Battuta, Cuec, Cagliari 2000, pagine 190

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 90635782 LCCN: n50082288