Himalaya

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Coordinate: 28°00′N 82°00′E / 28°N 82°E28; 82

« Non si possono nutrire pensieri cattivi al di sopra di una certa altitudine »
(François Mauriac)
Himalaya
Himalaya
Foto satellitare presa sopra l'altopiano del Tibet
Continente Asia
Stati Bhutan Bhutan
Cina Cina
India India
Nepal Nepal
Pakistan Pakistan
Cima più elevata Everest (8.848 m s.l.m)
Lunghezza 2400 km
Larghezza da 250 a 400 km
Superficie 600000 km2
Età della catena 55 milioni di anni
Tipi di rocce rocce sedimentarie, rocce intrusive e ofioliti

L'Himalaya o Himalaia, detta anche Tetto del Mondo, è una catena montuosa dell'Asia, che separa India, Pakistan, Nepal e Bhutan dalla Cina. È lunga circa 2.400 km per una larghezza di circa 100–200 km; è connessa verso occidente con la catena dell'Hindu Kush afgano.

Vi sono comprese le più alte vette del mondo, tra cui i quattordici Ottomila, come il Monte Everest (8848 m), il K2 (8611 m) ed il Kanchenjunga (8589 m). In lingua sanscrita, Himalaya significa la Dimora delle Nevi Eterne.

Origine geologica[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tettonica a placche, la catena dell'Himalaya è il prodotto del confine convergente tra placca indo-australiana e placca euroasiatica. Il continuo movimento relativo di queste placche indica che la catena dell'Himalaya sta ancora aumentando di dimensioni.

Geologicamente, si ritiene che l'Himalaya crescerebbe ad una velocità di circa 8-10 millimetri l'anno, se la dinamica delle placche fosse l'unico fattore incidente. Sono comunque attive le normali forze erosive, che ne riducono le dimensioni; la crescita netta delle montagne della catena è quindi stimabile in circa 2,5–5 cm/secolo.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Clima dell'Himalaya.

Il clima varia a seconda dell'altitudine, da sub-tropicale alle pendici meridionali fino ad alpino estremo nelle vette più elevate. Si possono distinguere tre macro-stagioni: da ottobre a febbraio, con basse temperature; da maggio a giugno con temperature più elevate; da giugno a settembre, l'umida stagione monsonica, caratterizzata da violente piogge limitate però al settore meridionale della catena, oltre cui i venti monsonici non possono spostarsi per via degli alti picchi.

Suddivisione[modifica | modifica wikitesto]

Carta topografica dell'Himalaya.

La catena montuosa dell'Himalaya, oltre all'Himalaya considerato in senso stretto, comprende anche:

Vette[modifica | modifica wikitesto]

Faccia nord del Monte Everest vista dal sentiero per il campo base in Tibet.

Principali vette, tra le altre:

Toponomastica[modifica | modifica wikitesto]

Foto satellitare dell'Himalaya.

I toponimi usati per individuare i monti himalayani sono in genere formati da radici nepalesi, tibetane, turchestane e sanscrite, combinate talvolta in modo ibrido tra loro, e possiedono una capacità espressiva ed una condensazione di significati ai quali gli occidentali non sono avvezzi.

Alcuni nomi di monti hanno carattere eminentemente descrittivo, come ad esempio:

In altri casi il toponimo ha un preciso riferimento religioso, come ad esempio:

Esistono poi alcuni monti il cui nome deriva dalla loro posizione rispetto ad altre cime, come:

C'imbattiamo infine in nomi come:

Mistica[modifica | modifica wikitesto]

La vista dei monti himalayani, di questi pilastri del cielo che s'innalzano limpidi e poderosi dalle brume e dalle imperfezioni del mondo, evoca alla memoria il fiore di loto, simbolo della fede buddhista. Anche il fiore di loto affonda le sue radici nel fango che è simile al Saṃsāra, l'eterno ciclo delle nascite e delle morti; ma quando sboccia, la sua corolla, ergendosi alta sullo stelo, si apre bianca ed immacolata per rappresentare la salvezza della coscienza e l'eterna serenità del nirvana.

Non è certamente un caso se antichi popoli, su entrambi i versanti della catena himalayana, hanno sempre identificato le più alte montagne del mondo come la sede dei loro dei. Ancora oggi, seguendo un'antica tradizione, vige talvolta l'usanza nelle spedizioni alpinistiche di fermarsi un metro sotto la vetta per un senso di mistico rispetto e di deferente omaggio verso la casa di Dio.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Augusto Gansser, Andreas Gruschke, Blanche C. Olschak: La regione del Himalaya. Cultura, storia, popoli, edizione italiana per Touring Club Italiano, Milano 1991.
  • Valerio Sestini: Himalaya. Architettura e ambiente nelle Valli del Nepal, Editore: Alinea Editrice s.r.l. 2006. ISBN 88-6055-086-6.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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