Ortoepia

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In linguistica, l'ortoepia è la corretta pronuncia delle parole di un lingua. L'ortoepia prende in considerazione sia l'aspetto etimologico che l'evoluzione della lingua in una prospettiva storica. Non fa parte di questa disciplina l'ortofonia cioè la corretta pronuncia senza difetti di fonazione o di articolazione verbale.

Indice

[modifica] Italiano

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Ortoepia italiana.

Nella lingua italiana la pronuncia corretta di una parola è desumibile da ogni dizionario che ne riporti la trascrizione IPA. Nel territorio nazionale italiano e nelle regioni italofone europee sono tuttavia molto frequenti parlate locali caratterizzate foneticamente, e non tutti i parlanti imparano normalmente una pronuncia ortoepica dell'italiano. La pronuncia ortoepica dell'italiano è tradizionalmente associata al dialetto fiorentino, con il quale tuttavia sussistono differenze notevoli. In alcuni casi, la pronuncia corretta può presentare somiglianze con le regole di pronuncia del dialetto romanesco. Le principali discrepanze che possono esserci tra le parlate locali e la pronuncia ortoepica possono riguardare:

  • la posizione dell'accento tonico: sono frequenti spostamenti d'accento rùbrica per rubrìca, ma sono presenti anche parole con una doppia accentazione còrreo e corrèo, entrambe legittime.
  • lo statuto vocalico o semiconsonantico della I (/i/ o /j/) e della U (/u/ o /w/)
  • il grado di apertura della E (/e/ o /ɛ/) e della O (/o/ o /ɔ/), dette "chiuse" o "aperte"
  • la sonorità della S (/s/ o /z/) e della Z (/ʦ/ o /ʣ/)

La RAI stessa promosse la stesura del Dizionario d'ortografia e di pronunzia per formare i propri giornalisti impegnati nelle prime trasmissioni, diffuse in una nazione costituitasi solo dal 1861 ed in cui la forte frammentazione dei volgari locali aveva portato a numerosi dialetti. L'ortoepia oggi è materia di studio, accanto alla dizione, nei corsi e recitazione e nella formazione giornalistica radiotelevisiva.

La maggior parte delle regole ortoepiche riguardano le vocali toniche [e] / [o], la cui pronuncia aperta o chiusa può talvolta determinare una differenza di significato, e alcune consonanti quali la [s] e la [z]. Sono in genere le origini latine del vocabolo a determinare il grado di apertura o di chiusura. Come ogni parola che termina in -endo, -ente, -enso (derivata dalle terminazioni latine -aendo, -aente, -aens) presenta una vocale aperta, così le vocali derivanti da una vocale chiusa (come "legno", da lignum o "messa" da missa) ereditano la medesima caratteristica. Come in latino, inoltre, le parole che terminano in consonante hanno in genere una vocale tonica aperta.

Principi eufonici univoci regolano la maggior parte delle parole della lingua, con un numero di eccezioni e casi controversi nell'ordine di poche centinaia, sugli oltre 150.000 vocaboli che compongono la lingua italiana. In alcuni casi l'apertura o chiusura della vocale distingue due termini, determinandone il significato, come per i due omografi, ma non omofoni, pèsca (il frutto) e pésca (l'azione).

[modifica] Voci correlate

  • Dizione
  • DOP (Dizionario d'ortografia e di pronunzia)

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