Aiuto:Giapponese

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Presentazione[modifica | modifica sorgente]

Per i nomi giapponesi e altri termini, la grafia giapponese e la pronuncia sono scritte tra parentesi, per esempio:

Tokyo (東京 Tōkyō?)

"Tokyo" è il termine così com'è usato nella voce (o in italiano in generale), "東京" è la scrittura in kanji, e "Tōkyō" è il nome traslitterato secondo il sistema Hepburn.

(Per visualizzare i caratteri giapponesi correttamente potresti aver bisogno di installare il supporto per la lingua giapponese sul tuo computer, e assicurarti che il tuo browser utilizzi la codifica Unicode UTF-8 per Wikipedia.)

Nomi propri[modifica | modifica sorgente]

La convenzione adottata in Giappone secondo la quale il cognome precede sempre il nome non viene rispettata su Wikipedia, nella quale si è stabilita una certa uniformità nell'indicare sempre prima il nome e poi il cognome. A ogni modo il nome intero viene scritto seguendo l'ordine giapponese tra parentesi, dopo la scrittura con i caratteri originali.

Ortografia giapponese[modifica | modifica sorgente]

I testi giapponesi sono scritti con i kanji e con i due sillabari kana. Quasi tutti i kanji hanno avuto origine in Cina, e tutti hanno uno o più significati e pronunce. Il significato di una parola composta da più kanji si rifà generalmente ai significati dei kanji che la compongono. Per esempio, Tokyo (東京) viene scritto con due kanji: "est" (東) + "capitale" (京). Il nome fu scelto perché Tokyo doveva essere la capitale del Giappone a est della capitale già esistente, Kyoto. (Ci sono alcuni composti di kanji, chiamati "ateji", in cui gli ideogrammi sono scelti principalmente per il suono e non per il significato, come nel caso del nome del monte Fuji o di sushi).

Secoli fa, i kanahiragana e katakana – assunsero la loro forma da particolari kanji pronunciati nello stesso modo. A differenza dei kanji, i kana non hanno significato, e sono usati soltanto per rappresentare suoni. L'hiragana è usato per scrivere parole di origine giapponese. Per esempio, la traduzione giapponese della parola "fare" (する suru) è scritta con due sillabe in hiragana: す (su) + る (ru). Il katakana è usato in genere per scrivere i forestierismi. Per esempio, terebi deriva dall'inglese "television", ed è scritto con tre sillabe in katakana: テ (te) + レ (re) + ビ (bi).

Recentemente la traslitterazione rōmaji (letteralmente caratteri romani) in alfabeto latino è diventata fondamentale nel giapponese per scrivere con il computer ed i messaggi con i telefonini, ma il suo uso è ancora limitato in altre circostanze.

Pronuncia[modifica | modifica sorgente]

In Wikipedia, viene usata la traslitterazione Hepburn per rappresentare i foni giapponesi con l'alfabeto latino. Qui di seguito sono elencate alcune regole basilari per usare l'Hepburn, al fine di pronunciare correttamente le parole giapponesi.

Japanese (standard) vowels.svg

Vocali[modifica | modifica sorgente]

Le parole giapponesi vengono pronunciate senza accento, tutte le vocali che compongono una parola sono piatte, senza inflessioni particolari. Ad esempio la parola kimono in italiano viene spesso erroneamente pronunciata kimòno con l'accento sulla prima o, mentre i giapponesi la pronunciano senza alcun accento.

  • Le vocali a e i sono abitualmente pronunciate come in italiano o in spagnolo.
    • La vocale i talvolta non viene pronunciata quando si trova tra un sh ed una t non doppia, come in tabemashita (mangiato).
  • La vocale e è pronunciata senza accento, un ibrido tra la é chiusa e la è aperta.
  • La vocale o è pronunciata senza accento, un ibrido tra la ó chiusa e la ò aperta.
  • La vocale u è simile alla oo nella parola inglese moon, ma senza arrotondamento labiale.
    • Quando la u è compresa tra due consonanti è spesso quasi impercettibile nei forestierismi, e può esserlo anche nelle parole di origine giapponese, come in sukiyaki, e come nel caso in cui sia alla fine della parola e sia preceduta da una s come in imasu (verbo stare).
  • Le vocali giapponesi possono essere lunghe (bimoraiche) o corte (monomoraiche). Il carattere ˉ (macron) denota la lunghezza.
    • Le vocali o e u lunghe sono scritte di solito con il macron come ō e ū, ma anche come oo, oh, ou e uu, e talvolta anche la a (ā), che però compare spesso anche come aa.
    • La e e la i lunghe invece sono scritte come ei e ii, ma per le parole di origine straniera vengono traslitterate come ē e ī.

N moraica[modifica | modifica sorgente]

  • Una n prima di una consonante è a sé moraica.
  • Una n moraica seguita da una vocale o da y è pronunciata [n], come la n italiana in notte.
  • La n ha varie realizzazioni fonetiche:
    • Davanti a n, t, d o r, è pronunciata [n].
    • Davanti a k o g, è pronunciata come in italiano con la nasale velare [ŋ], come in banca.
    • Davanti a m, b o p, è pronunciata [m]. Viene scritta m in alcune versioni dell'Hepburn, ma in Wikipedia viene adottata la versione più comune secondo la quale si mantiene la n come in konbanwa (buonasera).
    • Se è l'ultima lettera della parola si pronuncia la nasale uvulare [ɴ].

Consonanti[modifica | modifica sorgente]

Le consonanti d, m, p, s senza h e t nel sistema Hepburn vengono pronunciate come in italiano, le altre sottostanno alle seguenti regole:

  • La consonante f è la fricativa bilabiale sorda [ɸ]: non si usano i denti, il suono si produce con un leggero soffio ed è più debole rispetto a quello della f italiana. È simile alla wh inglese in what.
  • La consonante r è simile alla retroflessa [ɽ] dell'IPA, alla r coreana e vagamente a quella del dialetto veneziano, con la vibrazione della r ridotta al minimo. È un suono che non esiste nella lingua italiana, si può paragonare alla pronuncia spagnola della "r" nella parola caro. Assomiglia per certi versi ad un ibrido tra la l, la d e la r italiane.
  • Le consonanti doppie vengono pronunciate in modo simile all'italiano.
  • Il suono sh è la fricativa alveolopalatale sorda [ɕ], abbastanza simile alla sc italiana in scena.
  • Il suono ch è l'affricata alveolo-palatale sorda [tɕ], abbastanza simile alla c italiana in Cina.
  • A differenza dell'italiano, dove non ha un valore fonico autonomo, in giapponese la h seguìta da i e j diventa la fricativa glottidale sorda [ç] come nella lingua inglese human. Le eccezioni riguardano i casi sopra descritti dei suoni oh (talvolta usata per la o (bimoraica), sh e ch.
  • Il suono ts è l'affricata alveolare sorda [ts], che corrisponde circa alla z italiana in azione.
  • Il suono z è la fricativa alveolare sonora [z], che corrisponde circa alla s italiana in mese.
  • Il suono ge e gi è l'occlusiva velare sonora [ɡ], che corrisponde circa ai ghe e ghi italiani in ghepardo e ghisa.
  • Il suono b è un ibrido fra la b e la v italiane, che si avvicina di più alla b.
  • Il suono w è un ibrido fra la v e la u italiane, che si avvicina di più alla v, ma senza usare i denti.
  • Il suono k è la occlusiva velare sorda [k], che corrisponde circa alla c italiana in casa e alla ch in chioma.
  • Il suono y è la approssimante palatale [j], che corrisponde circa alla consonante sonora j italiana in jella o alla y di yak.
  • Il suono j è la affricata postalveolare sonora [d͡ʒ], che corrisponde circa alla g italiana in gelo.

Pagine correlate[modifica | modifica sorgente]