Storia della Corea del Nord

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Korea unified vertical.svgStoria della Corea

Preistoria

Periodo Jeulmun
Periodo Mumun

Gojoseon ?-108 a.C.

Stato di Jin

Proto-Tre Regni: 108-57 a.C.

Buyeo, Okjeo, Dongye
Samhan: Ma, Byeon, Jin

Tre Regni: 57 a.C. - 668 d.C.

Goguryeo 37 a.C. - 668 d.C.
Baekje 18 a.C. - 660 d.C.
Silla 57 a.C. - 935 d.C.
Gaya 42-562

Stati del Nord e del Sud: 698-935

Unificazione Silla 668-935
Balhae 698-926

Tre Regni Posteriori 892-935

Goguryeo Posteriore, Baekje Posteriore, Silla

Goryeo 918-1392
Joseon 1392-1897
Impero coreano 1897–1910
Dominio giapponese 1910–1945

Governo provvisorio 1919-1948

Divisione della Corea 1945–1948
Corea del Nord, Corea del Sud 1948–oggi

Insurrezione di Jeju 1948-1949
Guerra di Corea 1950–1953

All'indomani della capitolazione giapponese il 15 agosto 1945, Kim Il-sung, che aveva guidato l'Esercito rivoluzionario popolare coreano (ERPC) nella resistenza comunista coreana all'occupazione giapponese, s'impose come il principale dirigente del paese in qualità di segretario generale del Partito dei Lavoratori di Corea, nato dalla fusione del Partito comunista e del Partito neo-democratico di Corea.

Dalla spartizione alla guerra di Corea[modifica | modifica sorgente]

Il comitato popolare provvisorio della Corea del Nord esercitava le funzioni di governo provvisorio. La legge sulla riforma agraria del 5 marzo 1946 abolì la proprietà fondiaria feudale. La legge del 10 agosto 1946 nazionalizzò a sua volta le grandi industrie, le banche, i trasporti e le poste e telecomunicazioni. La prima regolamentazione del lavoro fu stabilita dalla legge del 24 giugno 1946 e la legge del 30 luglio 1946 proclamò l'eguaglianza dei sessi. Una campagna d'alfabetizzazione fu condotta a partire dalla fine del 1945, essendo allora quasi un quarto della popolazione nord-coreana analfabeta.

La spartizione di fatto della Corea, in cui dopo la capitolazione giapponese nel 1945 i soldati sovietici ed americani erano presenti da una parte e dall'altra del trentottesimo parallelo, fu ratificata alla fine del 1948. Al Sud, gli Stati Uniti istituirono un'amministrazione militare diretta, prima dell'organizzazione di elezioni il 10 maggio 1948 che condussero alla proclamazione della Repubblica di Corea il 15 agosto 1948. Dopo la tenuta a Pyongyang di una conferenza che riuniva organizzazioni del Nord e del Sud nell'aprile 1948, elezioni legislative (organizzate clandestinamente al Sud) si tennero il 25 agosto 1948. Il 9 settembre 1948, l'Assemblea popolare suprema proclamò la Repubblica popolare democratica di Corea a Pyongyang.

A partire dal 1947, numerosissimi abitanti della provincia di Hwanghae, vasta zona agricola situata proprio a nord del 38º parallelo sulla costa ovest della penisola, aveva protestato contro il sistema di coscrizione istituito da Kim Il-sung. I loro legami familiari e culturali con il Sud erano così forti che certi fuggirono sulle colline, alcuni presero le armi ed altri attraversarono la frontiera (vedi UNPIK).

Le fantasie della guerra di Corea, dal 25 giugno 1950 al 27 luglio 1953, danno luogo ancora oggi ad interpretazioni divergenti al Nord e al Sud. Per Seul, la guerra fu scatenata da un'aggressione nord-coreana secondo un piano stabilito in precedenza in collegamento con Mosca. Per Pyongyang, l'attraversamento da parte delle sue truppe del trentottesimo parallelo fu la risposta ad un attacco a sorpresa dell'esercito sud-coreano sotto il comando di consiglieri americani. Di fatto, la moltiplicazione degli incidenti di frontiera testimoniava un aggravamento delle tensioni militari alla vigilia del conflitto.

Guerra di Corea[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra di Corea.

Dopo una rapida avanzata delle truppe nord-coreane comandate da Kim Il Sung che occuparono ben presto quasi tutta la penisola, ad eccezione di una testa di ponte a Pusan, le forze americane e di altri paesi occidentali (tra cui soldati francesi, guidati dal generale Monclar) sbarcarono sotto la bandiera delle Nazioni Unite il 7 luglio 1950: il boicottaggio da parte dell'URSS del Consiglio di sicurezza dell'ONU (al fine di protestare contro il rifiuto di riconoscere la Repubblica Popolare Cinese come membro permanente del Consiglio di sicurezza) permise agli Stati Uniti di condannare la Corea del Nord come aggressore e di far votare un intervento delle Nazioni Unite.

La controffensiva americana penetrò largamente nel Nord e raggiunse la frontiera cinese il 26 ottobre 1950. Mezzo milione di soldati cinesi vennero allora ad appoggiare i soldati nord-coreani che ripresero brevemente Seul nel gennaio 1951, prima che il fronte si stabilizzasse da una parte e dall'altra al trentottesimo parallelo. L'armistizio firmato a Panmunjeom il 27 luglio 1953 è sempre in vigore, in assenza di trattati di pace. Il mantenimento di più di 30.000 soldati statunitensi in Corea del Sud dal 1953 fu denunciato in modo costante da Pyongyang come il principale ostacolo alla riunificazione, a partire dal ritiro delle truppe cinesi al Nord nel 1958.

Fra il 1953 ed il 1993[modifica | modifica sorgente]

Dopo il pesantissimo costo umano e materiale della guerra, celebrata in Corea del Nord come una vittoria sugli Stati Uniti, il Paese ricostruì la sua economia e s'industrializzò rapidamente alla velocità di Chollima, mitico cavallo alato che percorreva 1.000 al giorno, seguendo le idee del Juche elaborate dal presidente Kim Il Sung. La Corea del Nord fu allora uno dei Paesi la cui economia progrediva più rapidamente al mondo, con tassi di crescita annuali ufficiali superiori al 10%.

Dal 1962 al 1968 il regime nord-coreano credette che il sud si sarebbe sollevato da sé. Per affrettare l'apparizione del "momento decisivo", aveva inviato nel sud agenti sovversivi e squadre di guerriglieri che furono subito neutralizzati[1] con a volte perdite pesanti nei due campi. Molteplici attentati furono commessi contro membri dei governi della Corea del Sud fino agli anni 1980, di cui due contro il presidente Park Chung-hee.

Gli anni record di infiltrazioni furono il 1967 ed il 1968 con 743 agenti armati recensiti sui 3.693 infiltrati conosciuti tra il 1954 ed il 1992[2]. Il 21 gennaio 1968, un commando delle forze speciali della Corea del Nord di 31 uomini attaccò la residenza presidenziale a Seul; 28 sarebbero stati uccisi ed uno sarebbe stato fatto prigioniero; 68 Sud-Coreani civili e militari sarebbero stati uccisi e 66 feriti; 3 soldati americani sarebbero stati uccisi e altri 3 feriti[3].

Il 23 gennaio 1968, la Corea del Nord fermò in alto mare per ispezionarla la nave spia americana Pueblo che era secondo lei penetrata nelle sue acque territoriali. L'equipaggio, in cui un membro fu ucciso, fu liberato solo dopo scuse ufficiali del governo americano. Nell'ottobre 1968, furono 130 commando nord-coreani venuti dal mare che tentarono un raid sulla costa est della Corea del Sud: 110 sarebbero stati uccisi e altri 7 catturati.

Il 15 aprile 1969, un EC-121 di ricognizione elettronica americano fu abbattuto sul Mare del Giappone, a più di 160 km dalle coste coreane, da MiG-21 dell'esercito dell'aria nord-coreano. Il suo equipaggio di 31 persone fu ucciso[4]. La società nord-coreana è senza dubbio una delle più gerarchizzate al mondo. Anche una delle più poliziesche: i suoi membri formano oggetto di una sorveglianza costante e di dossier individuali costantemente aggiornati.

Nel 1970, Kim Il-sung presentò, al V Congresso del Partito dei Lavoratori, un sistema di classificazione che strutturava la società in tre classi — il nucleo, i "tiepidi" e gli ostili — e cinquantuno categorie. Da allora il sistema si è evoluto al ritmo delle operazioni regolari di riclassifcazione, ma lo stato di ciascuno continua ad essere determinato dalla lealtà politica e dai precedenti familiari. Questa complessa gerarchia governa tutti gli aspetti della vita sociale: essa è, beninteso, determinante per le possibilità d'accesso a posti d'inquadramento in seno al partito e all'esercito, ma influisce ugualmente sull'accesso ai beni materiali. L'appartenenza di classe apre o chiude un accesso discriminatorio all'istruzione, alle promozioni e ai posti di responsabilità, ma anche ai privilegi che vi sono annessi: automobili, negozi speciali, appartamenti riscaldati, cure sanitarie, ecc.[5].

Le prime discussioni fra i governi delle due Coree in vista di un trattato di pace e di riunificazione si tennero nel 1972. In questo quadro, la Corea del Nord propose nel 1980 la costituzione di una repubblica federale democratica di Koryo sulla base di un'autonomia regionale[6].

La Corea del Sud accusò la Corea del Nord d'aver organizzato nel 1983 un attentato con una bomba a Rangoon (attualmente Yangon, in Birmania), che uccise 17 Sud-Coreani in visita ufficiale, di cui quattro membri di gabinetti ministeriali, nonché un altro attentato che causò la morte di centocinque passeggeri di un volo della Korean Airlines. Mancano gli elementi di prova a sostegno ed il governo nord-coreano ha sempre negato ogni implicazione nell'attentato di Rangoon. Un agente nord-coreano avrebbe al contrario riconosciuto di aver piazzato una bomba nell'attentato al volo della Korean Airlines.

Nel settembre 1984, la Corea del Nord versò un aiuto di 12 milioni di dollari alle vittime di inondazioni in Corea del Sud. Il lancio, nel 1991, in pieno periodo di opulenza statistica, della campagna "mangiamo solo due pasti al giorno", permetteva di dubitare, a partire dagli anni 1990, del successo annunciato nei discorsi ufficiali.

Carestia ed aiuto umanitario internazionale[modifica | modifica sorgente]

Fra il 1994 ed il 1998, una grave carestia colpì la Corea del Nord. Le stime del numero delle vittime sono molto variabili, da 220.000 (secondo i dati ufficiali) a più di tre milioni di morti secondo certe ONG. L'emergenza fu tale che per la prima volta nella sua storia il paese uscì dal suo isolazionismo e chiese un aiuto umanitario ai paesi esteri nel giugno 1995.

Le ragioni di questa crisi sanitaria sono molteplici secondo le fonti. Le autorità nord-coreane sottolineano l'impatto negativo delle inondazioni del 1995 e del 1996, oltre che della siccità del 1997 che ne fu la causa principale. Per gli osservatori internazionali, come Amnesty International o ancora Medici Senza Frontiere (MSF), il sistema economico ne sarebbe ugualmente responsabile[7], come pure la rottura dei legami economici e strategici dopo la scomparsa dell'Unione Sovietica e la normalizzazione delle relazioni tra la Cina e la Corea del Sud[8].

Nel 1995 e nel 1998, Pyongyang beneficiò di volumi sempre crescenti di aiuti alimentari (più di un miliardo di dollari in quattro anni) e l'appello lanciato nel 1999 dalle Nazioni Unite, per un importo di 376 milioni di dollari, rappresenta il secondo programma di assistenza internazionale dopo l'ex-Iugoslavia, essenzialmente per ragioni politiche e per evitare il crollo potenzialmente catastrofico del regime[9].

L'aiuto straniero di origine pubblica e privato continuò dopo questa epoca. Gli Stati Uniti sbloccarono ad esempio, nell'ottobre 1998, 300.000 tonnellate di aiuti alimentari, ma la Corea del Sud era di gran lunga il primo fornitore[10]. La Corea del Nord, però, non accetta più aiuti umanitari dalla fine del 2006 ed aspetta un sostegno sotto forma di cooperazione allo sviluppo.

Dal 1993: crisi nucleare e presidenza di Kim Jong Il[modifica | modifica sorgente]

Nel maggio 1993, la Corea del Nord lanciò un missile Rodong che terminò la sua corsa nel Mar del Giappone (chiamato Mare orientale dai Coreani). Nel 2003, la Corea del Nord si ritirò dal trattato di non proliferazione nucleare (TNP), in un contesto di crisi diplomatica sulle armi nucleari in suo possesso[11]. In mancanza di soluzione della questione nucleare nella penisola coreana, la Corea del Nord non ha reintegrato il TNP.

Dopo la morte del presidente Kim Il Sung l'8 luglio 1994, in questo contesto di crisi nucleare (vedere l'articolo dettagliato sulle armi nucleari in Corea del Nord), la Corea del Nord osservò un lutto nazionale di tre anni, fino al 1997, corrispondente alla durata del padre nella società coreana tradizionale. Kim Jong-il è succeduto a suo padre Kim Il-sung come principale dirigente della Corea del Nord. Egli ha esercitato fino alla sua morte, avvenuta il 17 dicembre 2011 le funzioni di presidente del Comitato della difesa nazionale della Repubblica Popolare Democratica di Corea. Dopo la sua morte gli è succeduto il terzogenito Kim Jong Un

Il 31 agosto 1998 la Corea del Nord procedette ad un tentativo di lancio di un satellite artificiale, il "Kwangmyongsong 1", da un missile balistico Taepodong che aveva sorvolato Honshu, la principale isola del Giappone, che non era stato però informato di questo tiro. Non essendo stata trovata alcuna traccia del satellite malgrado l'annuncio ufficiale del successo di questo volo, gli specialisti ritengono che lo stadio superiore sarebbe caduto in panne prima della messa in orbita. Il 15 giugno 2000, su iniziativa del presidente della Corea del Sud Kim Dae-jung (che gli sarebbe valsa il Premio Nobel per la pace nel 2000), fu firmata a Pyongyang la dichiarazione comune Nord-Sud tra i due dirigenti coreani in vista di una riunificazione della Corea in uno Stato indipendente e pacifico[12].

Il 23 aprile 2004, una grave catastrofe ferroviaria fece almeno 161 morti ed una zona di 800 metri di raggio fu rasa al suolo dall'esplosione nella città di Ryongchon[13]. Nell'ottobre 2005, il governo ritornò su alcune delle sue riforme economiche, il che fece temere un deterioramento della situazione alimentare[14].

Il 4 luglio 2006 la Corea del Nord lanciò sette missili balistici, scatenando con ciò una situazione di tensione internazionale, che si aggravò con il primo test nucleare sotterraneo nord-coreano il 9 ottobre 2006 e determinò una condanna da parte dell'intera comunità internazionale (compresa la Repubblica Popolare Cinese, principale alleato della Corea del Nord), con la conseguente adozione di sanzioni economiche[15].

Un progresso si ebbe finalmente nel febbraio 2007, quando la Corea del Nord accettò di smantellare i suoi impianti nucleari e di consentire agli ispettori internazionali dell'AIEA di entrare nel paese, in cambio di circa 400 milioni di dollari in petrolio e aiuti. Nei mesi successivi, il paese asiatico rispettò l'accordo, chiudendo il reattore nucleare per la fabbricazione delle armi di Yongbyon e annunciando che avrebbe disattivato i propri impianti nucleari e sottoposto alle verifiche internazionali un resoconto di tutti i suoi programmi nucleari entro la fine del 2007[16][17]. Il governo nord-coreano, tuttavia, non procedette alla rivelazione.

Il riavvicinamento con la Corea del Sud[modifica | modifica sorgente]

Nell'aprile 2007, il parlamento nord-coreano destituì il primo ministro Hong Song Nam, nominando l'ex ministro dell'esercito e della marina Kim Yong-Il come suo successore.

La novità più importante però si ebbe nel successivo mese di maggio: per la prima volta in 56 anni, infatti, furono ripristinati i collegamenti ferroviari tra la Corea del Nord e la Corea del Sud. Anche se l'effettiva realizzazione di una linea ferroviaria efficiente tra i due paesi richiederà molti anni per essere completata (soprattutto a causa delle gravi carenze infrastrutturali della Corea del Nord), nondimeno l'evento ebbe un forte valore simbolico e fu considerato un importante passo verso la riconciliazione.

Nell'ottobre 2007, Kim Jong Il ed il presidente sud-coreano Roh Moo-hyun si incontrarono per il secondo vertice inter-coreano. I leader stipularono un accordo per collaborare su vari progetti economici e concordarono altresì di avviare un confronto per giungere alla firma di un trattato che avrebbe formalmente posto fine alla Guerra di Corea[18][19].

Oltre che una speranza per la pace e la stabilità politica della regione, il riavvicinamento tra le due Coree era un elemento indispensabile per aiutare la Corea del Nord a risolvere alcuni dei suoi cronici problemi, primo fra tutti quello della fame, che proprio nel 2007, secondo l'ONU, minacciava 2 milioni di Nord-Coreani su una popolazione di 23[20], e quello delle più generali condizioni di arretratezza del paese, anche in quell'anno alle prese con i danni causati dalle ricorrenti inondazioni[21].

Dopo il 2007: la perdurante sfida intorno al programma nucleare[modifica | modifica sorgente]

Il processo di distensione dei rapporti con la Corea del Sud e con il resto della comunità internazionale era ed è ancora oggi strettamente legato all'effettivo rispetto, da parte della Corea del Nord, degli impegni assunti riguardo all'abbandono del programma nucleare, sul quale permangono forti incertezze, determinate proprio dal comportamento ambiguo ed ondivago del paese asiatico.

All'inizio del 2008, alcune tensioni segnarono nuovamente i rapporti tra Pyongyang e Seul a causa dell'epulsione dalla Corea del Nord di alcuni funzionari sud-coreani e del successivo lancio di missili nel Mar Giallo "a scopo dimostrativo"[22][23].

Ciononostante, le speranze per una Corea del Nord finalmente denuclearizzata si materializzarono di nuovo nei mesi successivi, quando il governo nord-coreano fornì agli Stati Uniti a maggio e poi alla Cina a giugno gran parte (anche se non tutte) delle informazioni richieste sul programma nucleare condotto negli ultimi anni (soprattutto riguardo al plutonio riprocessato o arricchito per le armi nucleari), distruggendo inoltre una torre di raffreddamento nel suo reattore principale di Yongbyon. Gli Stati Uniti a loro volta promisero di depennare la Corea del Nord dalla lista degli "stati canaglia" (i paesi che favoriscono il terrorismo) e revocarono alcune sanzioni contro il paese[24]. A luglio, Stati Uniti, Cina, Corea del Nord, Corea del Sud, Russia e Giappone annunciarono un altro accordo che consentiva agli ispettori internazionali di visitare le installazioni nucleari della Corea del Nord per confermare che aveva chiuso il principale impianto di trattamento a Yongbyon. In cambio, la Corea del Nord avrebbe ricevuto assistenza finanziaria ed energetica.

Mentre la crisi alimentare della Corea del Nord continuava ad aggravarsi[25], i progressi fatti in estate sulla via del disarmo nucleare sembrarono subire una brusca battuta d'arresto a settembre, quando le autorità nord-coreane minacciarono di riaprire l'impianto per l'arricchimento del plutonio di Yongbyon e ne allontanarono gli ispettori delle Nazioni Unite. La mossa seguiva le proteste dei Nord-Coreani per il mancato rispetto della promessa degli Stati Uniti di togliere il paese dalla loro lista delle nazioni che sponsorizzano il terrorismo e le notizie, poi smentite, che il presidente Kim avesse subito un grave ictus, facendo nascere dubbi su chi stesse realmente guidando il paese asiatico[26][27]. La partita a scacchi diplomatica proseguì con il suo imprevedibile andamento nell'ottobre 2008, quando il Dipartimento di Stato americano tolse la Corea del Nord dalla sua lista degli stati che sponsorizzano il terrorismo, dopo che il paese aveva accettato di consentire agli ispettori internazionali l'accesso al suo impianto nucleare di Yongbyon e di continuare lo smantellamento della sua infrastruttura per il trattamento del plutonio[28].

La lenta chiusura del programma nucleare della Corea del Nord è giunta ad una fase di stallo nell'aprile 2009. Il 4 aprile, la Corea del Nord ha lanciato quello che ha detto essere un satellite, ma che altri governi hanno sostenuto fosse un test per un missile a lunga gittata. Sebbene, secondo tutti i resoconti affidabili, il lancio sia stato un fallimento e la testata del missile sia precipitata nell'oceano, la comunità internazionale ha duramente condannato il gesto della Corea del Nord[29]. Come risposta, il paese asiatico ha abbandonato i colloqui per il disarmo e, dopo aver espulso gli ispettori dell'ONU, ha annunciato la ripresa del programma nucleare[30][31].

Le proteste del 2011[modifica | modifica sorgente]

All'inizio del 2011, la carenza di cibo e di servizi primari per i cittadini ha determinato alcuni episodi di protesta dei cittadini nei confronti del regime: il 14 febbraio nelle città di Jongju, Yongchon e Sonchon, nella provincia del Nord Pyongan presso il confine con la Cina, numerosi cittadini hanno reclamato elettricità e riso, usando come megafoni improvvisati dei fogli di carta. I tentativi del dipartimento per la Sicurezza di Stato di individuare i responsabili delle manifestazioni si sono rivelati inefficaci per l'inusuale riluttanza dei cittadini a fornire informazioni.[32]

Durante la festa del 16 febbraio il tentativo della polizia di reprimere le proteste con la forza ha scatenato una reazione generale. Il 24 febbraio si sono registrati molti feriti e alcuni morti nei violenti scontri tra dimostranti e forze dell'ordine a Sinuiji, città confinante con la Cina.[33]

La morte di Kim jong Il e la successione[modifica | modifica sorgente]

Il 17 dicembre 2011, Kim Jong-il morì per un infarto e venne subito acclamato successore il suo terzogenito ventottenne Kim Jong-un. Il nuovo leader ha cercato di mettersi in mostra sin dall'inizio e il 15 aprile 2012, per il centenario della nascita del presidente eterno Kim il sung, il suo paese fece un test missilistico, che però non andò a buon fine. Le reazioni dei paesi vicini non tardarono ad arrivare, specialmente dalla Corea del Sud. Il giorno seguente, alla parata militare organizzata per la celebrazione del centenario dalla nascita, Kim Jong-un parlò alla folla riunita, evento più che raro visto che Kim Jong-il l'aveva fatto solo due volte negli ultimi diciassette anni. Durante l'estate ci furono grosse epurazioni di generali a Pyongyang, specialmente Ri yong-ho, capo di stato maggiore dell'esercito. Allo stesso tempo Jong-un si fece nominare maresciallo. Il 12 dicembre 2012, a quasi un anno dalla morte di Kim Jong-il, la Corea del Nord ha fatto un test missilistico riuscendo a lanciare un satellite in orbita, provocando anche questa volta le proteste internazionali.

Nuovi conflitti nel 2013[modifica | modifica sorgente]

Il 29 marzo 2013 il regime nordcoreano ha annunciato la proclamazione dello stato di guerra con la Corea del Sud[34]. Il 3 aprile lo stato maggiore dell'esercito ha ufficialmente annunciato il via libera ad un attacco nucleare contro gli Stati Uniti d'America[35].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (FR) "La 4e dimension de la stratégie militaire de P'yongyang", Georges Tan Eng Bok, Statisc.Org
  2. ^ Vantage Point, Seul, novembre 1995, p. 17.
  3. ^ (EN) CRS report for Congress: North Korean Provocative Actions, 1950 - 2007
  4. ^ (EN) Pearson, David E. "Chapter 5 Three WWMCCS Failures". The World Wide Military Command and Control System. AU Press
  5. ^ Asia Watch, Human Rights in the Democratic People’s Republic of Korea, 1988.
  6. ^ Vedere il testo di questa proposta al seguente indirizzo
  7. ^ (FR) Corée du Nord : Un régime de famine, di Medici Senza Frontiere (MSF)
  8. ^ (EN) Starved of Rights: Human Rights and the Food Crisis in the Democratic People's Republic of Korea (North Korea), rapporto di Amnesty International
  9. ^ (FR) Corée du Nord : Un régime de famine, François Jean, articolo pubblicato nella rivista Esprit, febbraio 1999
  10. ^ (FR) Serie di vari articoli sull'aiuto umanitario
  11. ^ Notizie passate
  12. ^ (FR) Déclaration commune Nord-Sud
  13. ^ (FR) Accident ferroviaire en Corée du Nord, Charte internationale « Espace et catastrophes majeures »
  14. ^ (FR) Corée du Nord: La nouvelle orientation politique pourrait provoquer une famine, Human Right Watch, 4 maggio 2006
  15. ^ Corea del Nord, accordo all'Onu sulle sanzioni senza uso della forza, Il Sole 24 ORE, 13 ottobre 2006
  16. ^ La Corea del Nord smantellerà gli impianti nucleari entro fine anno, Il Sole 24 ORE, 3 ottobre 2007
  17. ^ Nucleare, la resa di Pyongyang. Chiuderemo tutti gli impianti, Repubblica, 3 settembre 2007
  18. ^ Storica stretta di mano tra i leader delle due Coree, Il Sole 24 ORE, 2 ottobre 2007
  19. ^ Segni di distensione tra le due Coree, Il Corriere della Sera, 3 ottobre 2007
  20. ^ Fame in Corea del Nord, video di Repubblica TV, 23 aprile 2007
  21. ^ Inondazioni in Corea del Nord: almeno 600 morti, Il Sole 24 ORE, 25 agosto 2007
  22. ^ Kim Jong-il riapre la sfida con Seul, Il sole 24 ORE, 28 marzo 2008
  23. ^ Coree, Pyongyang espelle funzionari sudcoreani e lancia missili nel Mar Giallo, Il Sole 24 ORE, 28 marzo 2008
  24. ^ Corea del Nord, distrutta torre di una centrale nucleare, Il Sole 24 ORE, 27 giugno 2008
  25. ^ Corea del Nord, crisi alimentare più grave da dieci anni, Il Sole 24 ORE, 1º agosto 2008
  26. ^ La Corea del nord: Ripartiamo con il nucleare, Repubblica, 27 agosto 2008
  27. ^ Nord Corea: Kim Jong-il non è stato colpito da ictus, Il Corriere della Sera, 9 settembre 2008
  28. ^ Accordo sul nucleare: gli Usa tolgono la Corea del Nord dalla lista nera, Il Sole 24 ORE, 11 ottobre 2008
  29. ^ Nord Corea, il missile parte e fallisce. Obama: «Provocazione inaccettabile», Il Sole 24 ORE, 5 aprile 2009
  30. ^ La Corea del Nord annuncia la riapertura di impianti nucleari, Il Sole 24 ORE, 14 aprile 2008
  31. ^ La sfida di Pyongyang. «Rilanciamo il nucleare», Repubblica, 15 aprile 2008
  32. ^ La protesta contagia la Corea del Nord in Affaritaliani, 23 gennaio 2011. URL consultato il 25-02-2011.
  33. ^ N.Corea,proteste in piazza:scontri in TGCOM, 24 gennaio 2011. URL consultato il 25-02-2011.
  34. ^ Nord Corea in «stato di guerra» con il Sud in Corriere.it, 29 marzo 2013. URL consultato il 10 luglio 2013.
  35. ^ Corea del Nord: “Via libera a un attacco nucleare contro gli Stati Uniti” in Il Fatto quotidiano, 3 aprile 2013. URL consultato il 10 luglio 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Claudia Astarita, Stefano Felician Beccari, Nunziante Mastrolia, L'Atomica di Kim: Il regime nordcoreano e la sicurezza internazionale, Rubbettino, 2013, ISBN 9788849838275

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