Storia del Giappone

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Storia del Giappone

Glossario - Linea del tempo

Vaso del periodo Jōmon (dal 3000 a.C. al 2000 a.C. circa)

Questa voce tratta la storia del Giappone dalla preistoria fino all'epoca moderna.

Preistoria[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Periodo paleolitico del Giappone e Periodo Jōmon.

Nel periodo da circa il 10.000 a.C. fino al 300 a.C. si sviluppa la cultura Jōmon, che prende i nomi dalle tipiche decorazioni del vasellame dell'epoca. È una società che si basa principalmente sulla raccolta, caccia e pesca, ma pone le basi per lo sviluppo agricolo che avverrà nel periodo successivo.

Periodo Jōmon[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Periodo Jōmon.

Da 14.000 anni fa al 300 a.C.

Il periodo Yayoi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Periodo Yayoi.

Il periodo Yayoi (弥生時代 Yayoi-jidai?) è un'era nella storia del Giappone che va dal 300 a.C. al 250 d.C. Il suo nome deriva dal distretto di Tokyo dove furono per la prima volta ritrovati resti archeologici di quell'era. A seconda della fonte che si prende in considerazione il periodo Yayoi viene fatto cominciare con l'inizio della coltivazione del riso nelle risaie oppure con nuovi tipi di terraglie. La cultura Yayoi fiorì prevalentemente nella zona meridionale di Kyūshū e nella zona dell'Honshū settentrionale.

Recenti scoperte tuttavia fanno pensare che il periodo Yayoi sia iniziato verso il 400 a.C.

Storia antica: dal mito alla storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Imperatori del Giappone.

Il periodo Kofun[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo Kofun, conosciuto anche come "Cultura delle Tombe", fiorì in seguito al periodo Yayoi, a partire dal primo-secondo secolo d.C., e si estese fino all'inizio del periodo Nara, durante il quale le testimonianze si fanno più ricche e attendibili.

In questa fase storica il paese, diviso in diverse comunità tribali (uji) vide il crescere della potenza del clan di Yamato, che gradualmente affermò la propria supremazia sulle isole di Honshu, Kyūshū e Shikoku.
Opere storiche giapponesi come il Kojiki e il Nihonshoki e documenti cinesi come il Wei chih ci aiutano nel dare un quadro più definito del periodo, anche se le informazioni in nostro possesso non sono complete.

Lentamente, lo Stato di Yamato costituì un governo centralizzato sul modello dell'impero cinese T'ang: questo avvenne soprattutto nel periodo di supremazia del principe Shotoku e del regno dell'imperatore Tenchi.
Tenji, nel 645, diede vita alle Riforme del Taika ("Grande Mutamento"), che diedero al paese un governo unificato con leggi simili ai modelli cinesi.

Il periodo Nara (710 - 784)[modifica | modifica wikitesto]

L'influenza politica del clan Fujiwara cominciò durante il periodo Asuka. Nakatomi no Kamatari, appartenente al clan Nakatomi, condusse un colpo di stato contro il clan Soga nel 645 e diede inizio insieme all'imperatore Kotoku a una serie di riforme di governo note come "editti di riforma di Taika". Nel 668 l'Imperatore Tenji, salito al trono in quell'anno, concesse a Kamatari il kabane Fujiwara no Ason; il nuovo cognome fu ereditato dall'erede di Kamatari, il suo secondo figlio Fujiwara no Fuhito (659720), influente presso la corte di diversi imperatori e imperatrici all'inizio del periodo Nara. La figlia di questi, Miyako, divenne una concubina dell'imperatore Mommu, e il figlio dei due, il principe Obito, divenne l'imperatore Shomu. Un'altra figlia di Fuhito, Kōmyōshi, divenne l'imperatrice consorte di Shōmu, la prima nella storia del Giappone a non essere figlia della famiglia imperiale. I quattro figli maschi di Fuhito fondarono invece quattro rami della famiglia, e tra di essi la famiglia del Nord, gli Hokke, vennero considerati capi del clan.

Nara fu la capitale del Giappone dal 710 al 784 e nel periodo Nara il Giappone sperimentò il massimo sviluppo dell'amministrazione modellata sull'esempio cinese.

Il periodo Heian (784 - 1185)[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo Heian viene solitamente datato dal 794 al 1185 d.C., perché per un breve decennio (784-794) la capitale fu spostata dopo Nara a Nagaoka, poi nel 794 a Kyōto (dove rimarrà fino al 1868). Quest'ultima prese il nome di "Heian-Kyō" (capitale della pace e della tranquillità), di qui il nome dell'epoca. Nel periodo Heian l'autorità centrale si indebolì, a vantaggio delle grandi famiglie proprietarie di ampi possedimenti nelle zone periferiche, che godettero di crescente autonomia.

La corte fu dominata dalla potente famiglia Fujiwara, che riuscì ad accentrare il potere nelle sue mani fino alla questione di successione tra Sutoku, l'ex imperatore, e Go Shirakawa, l'imperatore in carica. Entrambi chiamarono a sostenerli i clan militari fedeli e Go Shirakawa vinse il contrasto. I Taira, uno dei clan militari che l'avevano appoggiato, facendo forza sulla propria disponibilità di armi si arrogò diritti e privilegi finché Taira no Kiyomori detenne il vero controllo del paese. Egli fece un uso violento della sua autorità e finì per essere odiato dal popolo. Tra gli altri, uccise Minamoto no Yoshitomo che, prevedendo l'atto brutale, affidò i suoi due (di nove) figli a persone fidate. Yoshitsune e Yoritomo, divenuti grandi, fecero leva sullo scontento popolare per acquisire l'appoggio di molte persone e vendicare il padre. Lo scontro si risolse con la battaglia navale di Dan no Ura del 25 aprile 1185, con il trionfo dei fratelli Minamoto. Yoritomo, invidioso del fratello Yoshitsune, lo costrinse al suicidio, dopo averlo inseguito fino alla zona nord del paese, dopo di che assunse il titolo di Shogun ("Generalissimo") instaurando a Kamakura una dittatura militare nota con il nome di Bakufu ("Governo della Tenda").

Il periodo Kamakura (1185 - 1333)[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1185 al 1333 la famiglia Minamoto e la famiglia della moglie di Yoritomo, gli Hojo, mantennero il controllo del paese attraverso la figura dello Shogun e del Reggente Shogunale, lo Shikken. Gradualmente, i signori locali (i futuri "daimyo") acquistarono autonomia e il potere del governo di Kamakura si ridusse. Gli Hojo dovettero fronteggiare, nel 1274 e nel 1281, l'invasione mongola nella Baia di Hakata, che riuscirono a respingere anche grazie al provvidenziale intervento di tempeste marine (Kamikaze = venti divini). La guerra, anche se vittoriosa, creò un diffuso malcontento perché i vassalli dello Shogun non furono adeguatamente ricompensati.

L'imperatore Go Daigo cercò a questo punto di riprendere il potere appoggiandosi ai clan militari fedeli alla sua causa. Vinse, ma Ashikaga Takauji, uno tra quelli che l'avevano appoggiato, si ribellò. Ne conseguì una lotta civile che portò a uno scisma dinastico. Risultarono così due imperatori: uno legittimo ed esule a Yoshino, sui monti del Giappone centrale, e Takauji, illegittimo a Kyōto, dove istituì un governo proprio dalla residenza della famiglia nel quartiere Muromachi.

Il periodo Ashikaga o Muromachi (1333 - 1573)[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante Ashikaga Yoshimitsu fece cessare lo scisma nel 1393 proclamandosi Shōgun e dando al paese un periodo di pace, il secondo Shogunato giapponese non mantenne mai l'effettivo governo sul paese e subì un lento declino, segnato dal crescente potere dei daimyo, i signori locali.

Dal 1467 al 1568 il caos politico del paese diede vita a infinite battaglie, che costituiscono l'era Sengoku (Stati combattenti). Nel 1573 l'ultimo Shogun Ashikaga fu deposto da Oda Nobunaga.

L'Arrivo degli europei[modifica | modifica wikitesto]

La scoperta del Giappone si deve ad alcuni portoghesi che attorno al 1542-43, giunsero sulle sue coste a bordo di un bastimento cinese, spinto verso l'isola di Kyushu a causa di una tempesta. La "scoperta" fu puramente casuale, anche se di scoperta propriamente non si deve parlare, dato che i giapponesi avevano già un qualche tipo di rapporto con la Cina e la Corea da svariati secoli.

I portoghesi vi introdussero la prima arma da fuoco, l'archibugio che venne venduto a circa 1000 tael d'argento, approssimativamente 40 kg del prezioso metallo. L'introduzione delle armi da fuoco da parte degli europei piuttosto che dai cinesi (legittimi inventori) può sembrare strana, ma del resto i rapporti con la Cina non andavano oltre il commercio. Si trattò naturalmente di una rivoluzione che cambiò la concezione militare fino a quel tempo in vigore in Giappone, nonostante i primi pezzi prodotti nel paese negli anni a venire fossero perlopiù copie imperfette e difettose rispetto alle loro controparti europee: ora anche un contadino poteva dotarsi di un'arma che potesse uccidere un samurai, senza sottoporsi all'addestramento necessario per maneggiare un arco.

Le impressioni tra giapponesi e portoghesi furono positive e questi ultimi, al loro ritorno in India, spinsero i compatrioti verso l'apertura di nuovi mercati commerciali, ai quali naturalmente seguirono i missionari cristiani. I Gesuiti disponevano di un certo vantaggio al fare proselitismo, contribuendo con le nozioni nel campo della medicina e dell'astronomia, di molto superiori a quelle Cinesi e Giapponesi, e naturalmente con i remunerativi commerci tra il paese e le altre colonie portoghesi, quali Macao, Malacca, Ternate, Goa solo per citarne alcune.

Nel 1571 venne fondata la prima stazione commerciale a Nagasaki e grazie alle lettere dei Gesuiti e i rapporti dei mercanti portoghesi, erano nel frattempo aumentate considerevolmente le conoscenze occidentali relative al Giappone.

Il periodo Azuchi-Momoyama (1573 - 1600)[modifica | modifica wikitesto]

La riunificazione politica del Giappone fu dovuta a tre grandi personalità: Oda Nobunaga, Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu. Il terzo fu il fondatore dello Shogunato Tokugawa, dopo la battaglia di Sekigahara del 1600. Oda Nobunaga, e il suo successore Hideyoshi ridussero all'obbedienza i vari daimyo. Nei primi anni del XVI secolo era giunto in Giappone il Cristianesimo, al seguito dei portoghesi, ma alla fine del secolo il kanpaku regnante Hideyoshi Toyotomi si preoccupò della crescente popolarità della nuova religione e scacciò i missionari, uccidendo 26 cristiani come monito. Hideyoshi morì nel 1598 lasciando come erede il piccolo Ideyori, ma le rivalità fra i grandi daimyo sfociarono subito in una guerra civile che vide la vittoria finale di Ieyasu.

Il periodo Tokugawa (1600 - 1868)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Periodo Edo.
Mappa del Giappone che compare nel Cihannuma

Il periodo Edo o Tokugawa vide un periodo di centralizzazione del potere nelle mani di uno shōgunato ereditario che prese il controllo della religione, regolò l'intera economia, subordinò la nobiltà e instaurò un sistema di tassazione, gestione della spesa del governo e una burocrazia. Evitò coinvolgimenti internazionali, stabilì un sistema giudiziario nazionale e soppresse proteste e critiche. L'era Tokugawa portò la pace e con questa la prosperità a una nazione di 31 milioni di persone.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Circa l'80% della popolazione era composta coltivatori di riso[1] La produzione di riso aumentò costantemente, ma la popolazione rimase costante, quindi aumentò la sua prosperità. L'estensione delle coltivazioni di riso aumentarono da 1,6 milioni di ciò nel 1600 a 3 milioni per il 1720[2] I miglioramenti nella tecnologia aiutarono i contadini a controllare il flusso di irrigazione delle risaie. I daimyō controllavano diverse centinaia di città castello che divennero centri di commercio domestico. A Osaka ed Edo si svilupparono grandi mercati del riso.[3] Nelle città e nei paesi gilde di artigiani e mercanti soddisfacevano la crescente richiesta di beni e servizi. Nonostante il loro livello sociale basso i mercanti prosperarono, soprattutto quelli con un patrono ufficiale. I mercanti inventarono strumenti di credito per trasferire il denaro, la moneta divenne di uso corrente e il mercato rinforzato economicamente incoraggiava e la nascita di nuove imprese.[4]

I samurai, a cui era vietato entrare in affari o in agricoltura si indebitarono. Uno studioso osservò che l'intera classe militare viveva "come in una locanda, cioè, consumando ora e pagando poi".[5] Il bakufu e i daimyō aumentarono le tasse sui contadini, ma non tassarono il commercio, così anch'essi si indebitarono. Per il 1750 il continuo aumento delle tasse fomentò proteste e anche rivolte tra i contadini. La nazione doveva in qualche modo risolvere il problema dell'indebitamento dei samurai e del deficit del tesoro. I problemi finanziari dei samurai faceva vacillare la loro fedeltà al sistema e la diminuzione del tesoro minacciava tutto il sistema di governo. Una soluzione fu reazionaria — il divieto di spendere per beni di lusso. Altre soluzioni furono la modernizzazione, con l'obbiettivo di aumentare la produttività agraria. L'ottavo shōgun Tokugava, Tokugawa Yoshimune (in carica dal 1716 al 1745) ebbe un successo considerevole, sebbene molto del suo lavoro dovette essere ripetuto tra il 1787 e il 1793 dal consigliere capo dello shōgun, Matsudaira Sadanobu (1759–1829). Altri shōgun svalutarono la moneta per pagare i debiti, causando un aumento dell'inflazione.[6]

Per il 1800 il commercio era cresciuto rapidamente incorporando sempre di più anche i villaggi più remoti nell'economia nazionale. Alcuni coltivatori si arricchirono passando dalla coltivazione del riso a quella di raccolti di maggior profitto e vennero coinvolti nel prestito su base locale e in produzioni su piccola scala. Alcuni ricchi mercanti cercarono di elevare il proprio status sociale usando il denaro per concludere matrimoni nella classe dei samurai.

Alcuni domini, tra cui il Chōshū e di Satsuma, usarono metodi innovativi per restaurare le loro finanze, ma la maggior parte affondarono nei debiti. La crisi finanziaria provocò una soluzione reazionaria verso la fine delle "Riforme Tenpō" (1830–1843) promulgate dal consigliere capo Mizuno Tadakuni. Questi aumentò le tasse, denunciò i lussi e tentò di impedire la crescita del commercio. Il fallimento di queste riforme evidenziò a molti che l'esistenza del sistema Tokugawa era in dubbio.[7]

Struttura sociale[modifica | modifica wikitesto]

La società giapponese era organizzata in un'elaborata struttura sociale in cui ognuno conosceva il suo posto e il livello di prestigio. In cima c'erano l'imperatore e la nobiltà di corte (Kuge, 公家) insuperabile in prestigio ma priva di poteri concreti. Quindi venivano i bushi dello shōgun, daimyō e strati di signori feudali il cui rango era indicato dalla loro vicinanza ai Tokugawa. Questi detenevano il potere. I daimyō comprendevano circa 250 signori locali di feudi (han) con una produzione annuale di circa 10.000 o più koku di riso (1.800 t). Lo strato superiore della società era impegnato in rituali elaborati e costosi, tra cui opere di architettura, giardini, spettacoli teatrali (), patronato delle arti e cerimonia del tè.[8]

Samurai[modifica | modifica wikitesto]

Immediatamente al di sotto nella struttura sociale c'erano 400.000 guerrieri, detti "samurai" divisi in numerosi ranghi. Alcuni di grado superiore erano eleggibili ad alti uffici, la maggior parte erano fanti (ashigaru) con doveri minori. I samurai erano affiliati ai loro signori in una ben stabilita catena di comando. Lo shōgun disponeva di 17.000 samurai, ogni daimyō ne aveva qualche migliaio. La maggior parte viveva in case modeste vicino al quartier generale del loro signore e si manteneva con rendite e stipendi ereditari. Insieme con i gruppi superiori della scala sociale costituivano circa il 6% del totale della popolazione.[9]

Ordini sociali inferiori[modifica | modifica wikitesto]

Gli ordini sociali inferiori erano divisi in due segmenti principali: i contadini che costituivano circa l'80% della popolazione, il cui alto prestigio come produttori contrastava con il loro fardello di principali fonti delle tasse. Erano illetterati e vivevano in villaggi controllati da un ufficiale incaricato che manteneva la pace e raccoglieva le tasse. Erano spesso coinvolti in proteste illegali, specialmente dopo il 1780.[10]

Mercanti e artigiani[modifica | modifica wikitesto]

Vicino al fondo della scala sociale, ma molto più in alto in termini di guadagni e stile di vita c'erano i mercanti e gli artigiani. Non possedevano potere politico e anche i più ricchi mercanti trovavano difficile sollevarsi in una società in cui il loro posto e valore sociale era fissato dalla nascita.[11] Infine c'erano gli intrattenitori, prostitute, lavoratori e servi, ladri, mendicanti e fuoricasta. Questi erano strettamente controllati dagli ufficiali locali e non era permesso loro di mischiarsi a persone di ceto sociale superiore.[12]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

La capacità di leggere/scrivere era tenuta in alta considerazione, sebbene resa difficile dal sistema di scrittura. La stampa con blocchi di legno mobili era già standard da secoli, dopo il 1500 gli stampatori giapponesi iniziarono a sperimentare l'uso dei caratteri mobili, ma ritornarono all'uso dei blocchi di legno. Per gli anni ottanta del XVIII secolo in Giappone venivano pubblicati 3000 libri all'anno (per confronto in Russia ne venivano pubblicati 400). Negli gli anni cinquanta del XIX secolo la nuova tendenza era la traduzione di testi geografici e scientifici occidentali, che raggiunsero un vasto pubblico, nel decennio successivo circa il tasso di alfabetizzazione nelle zone rurali era del 40% per gli uomini e il 10% per le donne, con un tasso ancora maggiore nelle città, come l'80% a Edo (Tokyo).[13] L'istruzione universale obbligatoria venne istituita nel 1871.[14]

Governo[modifica | modifica wikitesto]

Tokugawa Yoshimune shōgun tra il 1716 e il 1745

Nel Periodo Edo, detto anche periodo Tokugawa, l'amministrazione del paese venne condivisa da oltre duecento daimyō in una federazione governata dallo shōgunato Tokugawa. Il clan Tokugawa, leader del vittorioso esercito orientale nella battaglia di Sekigahara fu il più potente di essi e per quindici generazioni monopolizzò il titolo di Sei-i Taishōgun (spesso abbreviato in shōgun). Dal loro quartier generale in Edo (la Tokyo odierna), i Tokugawa comandavano l'alleanza degli altri daimyō, che a loro volta governavano i loro domini con ampio margine di autonomia.

Lo shōgunato Tokugawa implementò molte politiche significative. Elevarono la classe dei samurai al di sopra dei comuni: contadini, artigiani e mercanti. Instaurarono leggi che controllavano le spese di lusso, limitando lo stile delle capigliature, gli abiti e gli accessori. Organizzarono i comuni in gruppi di cinque ritenendo ognuno responsabile per gli atti degli altri membri del gruppo. Per prevenire ribellioni da parte dei daimyō gli shōgun imposero loro di mantenere residenze lussuose in Edo, di risiedere periodicamente in esse, eseguendo costose processioni da e verso i loro domini, di contribuire al mantenimento di santuari, templi e strade e di chiedere il permesso prima di riparare i loro castelli.

Questo periodo di 265 anni venne detto "Uno stato pacifico". Ci furono molti sviluppi culturai e artistici, tra i più significativi gli ukiyo-e, una forma di stampa con blocchi di legno e le forme di teatro del kabuki e del bunraku. Inoltre molte delle composizioni più famose per il koto e lo shakuhachi risalgono a questo periodo.

Il regime feudale ripartì l'arcipelago in 10 regioni (do):

  • Gokinai (cinque province interne)
  • To-kai-do (paese del mare orientale)
  • To-san-do (paese dei monti orientali)
  • Foku-roku-do (paese del territorio settentrionale)
  • San-in-do (paese del versante montuoso settentrionale)
  • San-yo-do (paese del versante montuoso meridionale)
  • Nan-kai-do (paese del mare meridionale) con la potente signoria di Satsuma
  • Sai-kai-do (paese del mare occidentale)
  • isola Iki
  • isola Tsushima
  • governo militare di Yezo (isola di Hokkaido)

Sakoku — isolamento dal mondo esterno[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sakoku.
Un esempio di rangaku, il primo trattato giapponese di anatomia occidentale, pubblicato nel 1774.

Dopo aver eliminato i ribelli a Shimabara lo shōgunato iniziò a imporre restrizioni sempre più strette sugli stranieri. Monopolizzò la politica estera ed espulse commercianti, missionari e stranieri in generale, ad eccezione dei mercanti olandesi e cinesi che vennero limitati ad operare dall'isola artificiale nella baia di Nagasaki e in altri simili piccoli centri commerciali esterni alla nazione. Comunque in questo periodo di isolamento (sakoku) iniziato nel 1635, il Giappone fu meno isolato dal mondo di quanto non viene generalmente assunto e alcune tecnologie occidentali vennero acquisite sotto il sistema rangaku. La creazione di insediamenti russi nel nord portò lo shōgunato a estendere nel 1807 il controllo diretto all'Hokkaidō, Sakhalin e delle altre isole delle Curili, ma mantenne la politica di isolamento.

Il cristianesimo venne messo fuori legge. La punizione per chi seguiva il cristianesimo era la morte. Migliaia di cristiani giapponesi vennero uccisi per aver mantenuto la loro fede nonostante il divieto. Rimase solo una sostanziosa comunità di cristiani a Nagasaki, oltre a gruppi più piccoli sparsi in tutto il Giappone.

Tra il 1830 e il 1840 una serie di carestie si abbatté sul paese tanto da far temere una violenta rivolta popolare. Si diede quindi inizio a una serie di riforme che furono affidate a Tokugawa Nariaki, del ramo cadetto della dinastia shōgun. Nel frattempo nel nome della fedeltà all'imperatore si andò a formare una corrente di daimyō che accusava lo shōgunato di non essere in grado di resistere alle pressioni occidentali per l'apertura di relazioni diplomatiche e commerciali.

Fine dell'isolamento[modifica | modifica wikitesto]

Sbarco del commodoro Perry e dei suoi uomini per incontrare i commissari imperiali a Yokohama, 14 luglio 1853. Litografia della Sarony & Co., 1855, da W. Heine
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bakumatsu.

La politica di isolamento durò per più di 200 anni. Nel 1844 Guglielmo II dei Paesi Bassi inviò un messaggio per chiedere al Giappone di aprire le sue porte, che venne respinto.[15] L'isolamento durerà fino al 1853, quando il Giappone sarà costretto a firmare i Trattati ineguali dopo la minaccia del commodoro Matthew Perry con le "navi nere". In questo anno inizia il periodo detto bakumatsu.

L'anno seguente alla Convenzione di Kanagawa (31 marzo 1854) Perry tornò con sette navi e richiese allo shōgun di firmare il trattato di Kanagawa, stabilendo formali relazioni diplomatiche tra il Giappone e gli Stati Uniti. Nel giro di cinque anni il Giappone firmò trattai simili con altre potenze occidentali. Il 29 luglio 1858 venne firmato il Trattato d'amicizia e commercio. Questi furono considerati trattati ineguali essendo stati imposti mediante la diplomazia delle cannoniere e furono visti dai giapponesi come un segno dell'imperialismo occidentale che stava prendendo piede nel resto del continente asiatico. Tra le altre misure, questi concedevano alle nazioni occidentali il controllo univoco delle tariffe di importazione e diritti di extraterritorialità a tutti i loro cittadini in visita. Questi trattati rimarranno un punto dolente nelle relazioni del Giappone con l'Occidente fino alla fine del secolo

Impero giapponese (1868 - 1945)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Impero giapponese.

A cominciare dal 1868 il Giappone intraprese trasformazioni politiche, economiche e culturali emergendo come uno Stato unificato e centralizzato, l'Impero giapponese governato dal tennō. Questo fu un periodo di rapida crescita economica che durò fino al 1945. Il Giappone diede il via alla propria espansione conquistando la Corea e Taiwan. A partire dal 1931 iniziò l'espansione nella Manciuria e la penetrazione in Cina, sfidando la Società delle Nazioni e gli Stati Uniti d'America. Le tensioni crescenti con gli Stati Uniti e il controllo occidentale sulle forniture di petrolio — vitali per il Giappone — lo condussero ad entrare nella seconda guerra mondiale. Il Giappone lanciò attacchi navali multipli contro i territori controllati dagli Stati Uniti, il Regno Unito e i Paesi Bassi nel 1941 e 1942. Dopo una serie di grandi battaglie navali gli Stati Uniti affondarono la flotta giapponese e devastarono con raid aerei cinquanta delle sue principali città, incluse Hiroshima e Nagasaki su cui furono sganciati ordigni nucleari. Il Giappone si arrese alla fine del dell'estate del 1945, rinunciando ai suoi possedimenti d'oltremare in Corea, Cina, Taiwan e in altre zone e venne occupato e trasformato in una nazione democratica demilitarizzata dagli Stati Uniti.

Rinnovamento Meiji[modifica | modifica wikitesto]

Samurai del clan Satsuma, nel periodo della guerra Boshin. Fotografia colorata di Felice Beato.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rinnovamento Meiji.

Il Rinnovamento Meiji segnò il ritorno al potere dell'imperatore e la modernizzazione del Giappone.

Di fatto il cristianesimo era ancora una religione illegale in Giappone e restava punibile con la morte. Con le nuove riforme Nagasaki si aprì ai commerci, ma rimase in vigore sia la proibizione del cristianesimo che la persecuzione da parte del governo.

I rinnovati contatti con l'Occidente scatenarono un profondo mutamento della società giapponese. La firma dei trattati è di particolare importanza nel contesto del successivo militarismo aggressivo del Giappone, in quanto furono considerati profondamente umilianti e una vergogna per la nazione. Lo shōgun Tokugawa fu costretto a dimettersi e subito dopo la guerra Boshin del 1868 l'imperatore fu rimesso al potere, iniziando un periodo di feroce nazionalismo e di intensa ristrutturazione socioeconomica detta Restaurazione Meiji. Il sistema Tokugawa venne abolito, l'esercito modernizzato e furono adottate numerose istituzioni Occidentali, come un sistema legale e una costituzione quasi parlamentare, modellata sull'esempio di quella tedesca, come delineata nella Costituzione Meiji. Mentre molti aspetti della Restaurazione Meiji furono modellati direttamente su quelli di istituzioni Occidentali, altri, come la dissoluzione del sistema feudale e la rimozione dello shogunato furono processi che erano iniziati molto prima dell'arrivo di Perry. In ogni caso l'intervento di Perry viene generalmente considerato come un momento cardine della storia giapponese.

L'imperatore Meiji, 122º imperatore del Giappone.

Modernizzazione economica[modifica | modifica wikitesto]

La rivoluzione industriale giapponese iniziò all'incirca nel 1870 quando i leader nazionali decisero di mettersi in pari con le potenze Occidentali. Il governo costruì ferrovie, migliorò le strade e inaugurò un programma di riforme terriere per preparare il paese a ulteriori sviluppi. Le prime industrie moderne a comparire furono quelle tessili, incluso soprattutto quella del cotone e della seta, che era basata in opifici nelle zone rurali.[16] Il governo inaugurò un nuovo sistema educativo in stile giapponese per tutti i giovani, inviando migliaia di studenti negli Stati Uniti e in Europa e assunse più di 3000 occidentali per insegnare scienze moderne, matematica, tecnologie e linguaggi stranieri in Giappone (Oyatoi gaikokujin).

Nel 1871 venne inviata una missione diplomatica, detta Missione Iwakura, in Europa e negli Stati Uniti per apprendere gli usi occidentali. Il risultato fu una deliberata politica di industrializzazione guidata dal governo per permettere al Giappone di modernizzarsi. La nuova Banca del Giappone fondata nel 1877 usò le tasse per finanziare moderne industrie acciaierie e tessile. L'educazione venne espansa e studenti giapponesi fuorono inviati in occidente a studiare[17]

Guerre con la Cina e la Russia[modifica | modifica wikitesto]

Gli intellettuali giapponesi del tardo periodo Meiji sostennero il concetto di una "linea di vantaggio", un'idea che aiutò a giustificare la politica esterna giapponese alla fine del secolo. Secondo questo principio, incorporato nello slogan Fukoku kyōhei (富国強兵? "Arricchischi il Paese, rinforza l'esercito"), il Giappone sarebbe rimasto vulnerabile a un aggressivo imperialismo Occidentale a meno che non avesse estesa una linea di vantaggio oltre i suoi confini che l'avrebbe aiutato a respingere aggressioni estere e a rinforzare l'economia giapponese. L'enfasi era specialmente piazzata sugli "interessi preminenti" del Giappone sulla penisola coreana, definita "un pugnale puntato al cuore del Giappone" dal consigliere militare prussiano Klemens Meckel.[18] Furono le tensioni riguardo alla Corea e alla Manciuria a coinvolgere il Giappone nella prima guerra sino-giapponese (1894-1895) con la Cina e nella guerra russo-giapponese (1904-1905) con la Russia.

La vittoriosa guerra contro la Cina rese il Giappone il primo moderno potere imperiale orientale. In seguito a questa guerra il Giappone ottenne con il Trattato di Shimonoseki il riconoscimento dell'indipendenza della Corea la Penisola di Liaodong, l'isola di Taiwan, le isole Pescadores e privilegi economici e commerciali come quelli già accordati dalla Cina alle potenze occidentali. Il Giappone venne però forzato dall'"umiliante" Triplice Intervento di Germania, Francia e Russia a restituire la penisola di Liaodong.[19]

Nel decennio successivo il Giappone vantò la sua crescente potenza partecipando tra l'altro in modo significativo all'Alleanza delle otto nazioni per stroncare la ribellione dei Boxer cinese del 1900. Molti giapponesi comunque pensavano ancora che il loro nuovo impero veniva visto come inferiore dalle potenze Occidentali e cercarono di rinforzare la loro posizione internazionale. Questo li portò a stringere nel 1902 l'alleanza anglo-giapponese, il primo patto militare paritario tra una potenza Occidentale e Orientale, in modo da garantirsi l'appoggio della potenza britannica contro altre potenze Occidentali.[20]

Le continue tensioni con la Russia, che aveva anch'essa interessi coloniali nella Manciuria, Corea e che aveva affittato dalla Cina la base militare di Port Arthur nella penisola di Liaodong, portarono infine alla guerra russo-giapponese. Nonostante sulla carta la Russia disponesse di una maggiore potenza militare, questa venne ripetutamente sconfitta e nel 1905 con la mediazione del presidente statunitense Roosevelt firmò con il Giappone il Trattato di Portsmouth con il quale riconosceva le conquiste territoriali del Giappone.[21] Libero dalle interferenze di Cina e Russia il Giappone si annesse la Corea nel 1910.[21]

Nel giro di poche decadi con la riforma e la modernizzazione dei sistemi sociali, educativi, economici, militari, politici e industriali la "rivoluzione controllata" dell'imperatore Meiji aveva trasformato un regno feudale e isolato in una potenza mondiale. Significativo per questo cambiamento fu la convinzione che il Giappone doveva competere con le potenze Occidentali sia industrialmente, che militarmente per poter raggiungere l'eguaglianza.

Periodo Taishō (1912 - 1926)[modifica | modifica wikitesto]

All'imperatore Mutsuhito succedette nel 1912 Taisho, il cui precario stato di salute favorì il consolidarsi del ruolo politico dei militari. Nell'agosto del 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, il Giappone inviò un ultimatum alla Germania, con cui si richiedeva l'evacuazione del territorio di Jiaozhou (Kiaochow), nella Cina nordorientale. Al rifiuto da parte dei tedeschi, il Giappone entrò in guerra a fianco degli Alleati, occupando le isole tedesche nel Pacifico. Nel 1915 il Giappone presentò alla Cina le “ventuno richieste”, in merito alla concessione di privilegi industriali, ferroviari e minerari, che rappresentarono la prima affermazione della politica giapponese di dominio in Cina e in Estremo Oriente. Nel 1916 la Cina cedette al Giappone i diritti commerciali nella Mongolia interna e nella Manciuria meridionale.

Il trattato di pace che concluse la prima guerra mondiale assegnò al Giappone le isole che aveva occupato nel Pacifico, a titolo di mandato della Società delle Nazioni, della quale il paese divenne membro statutario. Il Giappone ottenne anche la concessione di Jiaozhou, che tuttavia dovette restituire alla Cina nel 1922 in base al trattato di Shandong, stipulato durante la conferenza di Washington dello stesso anno.

Periodo Showa (1927 - 1945)[modifica | modifica wikitesto]

Prima della seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Incidente del 15 maggio.

Intanto in patria, definita (comunemente ma impropriamente) "incidente", il 15 maggio 1932 si scatenò una rivolta di alcuni militari e contadini, che portò all'occupazione di alcune sedi del potere, tra cui la banca principale del paese e la casa del primo ministro. Sui fatti si allestì un processo contro undici ufficiali, ma durante il dibattimento la loro figura venne assumendo toni eroici e un'ondata di rinascente nazionalismo colpì il Giappone; a supporto degli imputati si mobilitò gran parte dell'opinione pubblica.

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra del Pacifico (1941-1945).

Forse poco importante dal punto di vista storico, ma interessante per capire l'ostinazione di alcuni giapponesi nel non volersi arrendere agli Alleati, fu un tentativo di colpo di stato sventato fortunosamente organizzato da alcuni ufficiali dell'esercito che tentarono di rapire l'imperatore, al fine di impedirgli di annunciare la resa alla radio.

Dopo la seconda guerra mondiale (1945 - oggi)[modifica | modifica wikitesto]

Con la sconfitta della seconda guerra mondiale, l'Impero giapponese è stato sciolto e nuova entità politica è stata istituita. Questo periodo del dopoguerra è caratterizzato dall'alleanza USA-Giappone e la costituzione del dopoguerra.

Durante la guerra fredda (1945 - 1989)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra Fredda.

Dopo il 1945, come parte delle condizioni di resa, il Giappone fu obbligato a dichiarare la libertà di culto e la fine delle persecuzioni religiose. Dopo che il Giappone riottenne la propria sovranità la libertà di culto rimase come parte integrante della nuova costituzione.

Tra il maggio del 1946 e il novembre 1948 si svolse il processo di Tokyo, nel quale il tribunale militare per l'Estremo Oriente giudicò e condannò a morte i principali responsabili dei crimini di guerra.

Gli obiettivi dichiarati dell'occupazione statunitense del Giappone erano la democratizzazione dell'ordinamento dello Stato giapponese e il ristabilimento di un'economia industriale di pace. Un programma di riforma agraria, inteso a promuovere la proprietà contadina della terra, fu avviato nel 1947. Alle donne fu concesso il diritto di voto nelle prime elezioni generali del dopoguerra, nell'aprile 1946, che portarono 38 donne alla Dieta giapponese. Una nuova Costituzione, voluta dagli Stati Uniti, entrò in vigore nel maggio del 1947.

Durante il 1950, i negoziati concernenti il trattato di pace giapponese furono segnati da importanti divergenze tra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica. In maggio a John Foster Dulles, consigliere del segretario di stato statunitense, venne conferito l'incarico di redigere il trattato, che fu pronto il 12 luglio del 1951. Ai primi di settembre si aprì a San Francisco la conferenza di pace, a cui gli Stati Uniti invitarono 55 paesi, escluse la Cina nazionalista (Taiwan) e la Repubblica popolare cinese. Il trattato fu sottoscritto da 49 paesi, tra cui il Giappone, mentre non venne approvato dall'URSS, dalla Cecoslovacchia e dalla Polonia. In base al trattato di pace, il Giappone rinunciava a ogni pretesa sulla Corea, Taiwan, le isole Curili, Sahalin e le isole in amministrazione mandataria. Nel contempo, Stati Uniti e Giappone firmarono un accordo bilaterale, in base al quale gli Stati Uniti mantenevano basi militari e forze armate in Giappone e nei territori circostanti a titolo di difesa del paese.

Il 28 aprile 1952 il trattato di pace entrò in vigore e il Giappone riacquistò piena sovranità. Nel corso dell'anno il governo giapponese concluse trattati di pace o riaprì le relazioni diplomatiche con Taiwan, la Birmania, l'India e la Iugoslavia. Nel corso del 1953 gli Stati Uniti spinsero quindi attivamente il Giappone al riarmo, come misura di tutela contro un eventuale attacco sovietico. In agosto i due paesi firmarono un trattato di aiuto inerente alla produzione giapponese di armamenti e nel marzo del 1954 fu sottoscritto un patto di reciproca difesa. La risoluzione delle controversie internazionali fu definita nel 1956 con l'ingresso del Giappone nell'ONU.

Gli anni sessanta, che furono suggellati da due manifestazioni di grande richiamo internazionale (le Olimpiadi di Tokyo, nel 1964, e l'Esposizione universale di Osaka, nel 1970), videro il Giappone salire ai vertici della produzione mondiale. Sul piano politico fu cruciale la riapertura di relazioni diplomatiche con la Cina (1972). In politica interna, in seguito a un grave scandalo (in cui sembra fossero coinvolti diversi uomini politici e industriali e una società aerospaziale statunitense, la Lockheed), per la prima volta il Partito liberal-democratico (Jiyu Minshu-to o Jiminto) perse, in occasione delle elezioni del dicembre 1976, la maggioranza alla Camera bassa: da allora vari rappresentanti del partito si avvicendarono alla carica di primo ministro fino al novembre del 1982, quando venne nominato Nakasone Yasuhiro.

Dopo un calo di consensi nel 1983, i liberaldemocratici riportarono una schiacciante vittoria elettorale nel 1986, e Noboru Takeshita sostituì Nakasone nel novembre del 1987. Intorno alla metà degli anni ottanta la crescita dell'economia giapponese cominciò a rallentare, anche a causa della debolezza del dollaro rispetto allo yen, che provocò un calo delle esportazioni.

Dopo la guerra fredda (1989 - oggi)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Periodo Heisei.

Il 1989 segnò una delle più rapide crescite economiche nella storia giapponese. Con uno yen forte e un tasso di cambio con il dollaro favorevole, la Banca del Giappone mantenne bassi i tassi di interesse, dando vita a un boom degli investimenti che fece salire il valore delle proprietà immobiliari a Tokyo di oltre il 60% in un anno. Poco dopo Capodanno il Nikkei 225 raggiunse il suo valore massimo di 39.000. Nel 1991 era ricaduto a 15.000 segnando la fine della "bolla economica" giapponese.

Lo scandalo Recruit del 1988 aveva già eroso la fiducia pubblica nel Partito Liberale Democratico che aveva controllato il governo del paese per 38 anni. Nel 1993 venne sconfitto da una coalizione guidata da Morihiro Hosokawa. Comunque la coalizione collassò perché i partiti che la componevano si erano riuniti semplicemente per sconfiggere il Partito Liberale Democratico e mancavano di una posizione unitaria su praticamente ogni argomento sociale. Il Partito Liberale Democratico tornò al governo nel 1996, quando aiutò ad eleggere il socialdemocratico Tomiichi Murayama come Primo Ministro.

Nel 1995 un forte terremoto colpì Kobe. Il 25 marzo di quello stesso anno terroristi del gruppo Aum Shinrikyo liberarono gas sarin nella metropolitana di Tokyo, uccidendo dodici persone, tra cui due addetti della Tokyo Metro e un passeggero, e intossicando gravemente oltre trecento persone.[22]

Il periodo Heisei ha segnato anche il riemergere del Giappone come potenza militare mondiale. Nel 1991 il Giappone versò miliardi di dollari per sostenere la Guerra del Golfo, ma motivi costituzionali impedirono una partecipazione o un supporto diretto. Sminatori vennero inviati come parte dello sforzo di ricostruzione. In seguito all'invasione dell'Iraq nel 2003 il gabinetto del Primo Ministro Junichiro Koizumi approvò un piano per l'invio di circa 1.000 soldati della Forza di autodifesa giapponese per aiutare la ricostruzione dell'Iraq, il più grosso invio di truppe oltremare successivamente alla seconda guerra mondiale senza la sanzione delle Nazioni Unite.

Nel 1997 il Giappone fu duramente colpito dalla crisi finanziaria asiatica.

Dal 2005 al 2012 si sono alternati in Giappone sette primi ministri: Dopo Koizumi, sono seguiti Shinzo Abe, Yasuo Fukuda, Taro Aso, Yukio Hatoyama, Naoto Kan, Yoshihiro Noda, e di nuovo Abe.

L'11 marzo 2011 il terremoto più forte mai registrato, con epicentro a 130 km al largo Sendai, ha sconvolto il nord del paese e provocato uno tsunami che ha devastato le coste nord-orientali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Susan B. Hanley Kozo Yamamura, Economic and demographic change in preindustrial Japan, 1600–1868, editore, 1977, pp. 69–90, ISBN 0-691-10055-1.
  2. ^ Un chō, o chobu, è pari a 2,5 acri.
  3. ^ Conrad D. Totman, ch. 11 in A history of Japan, Wiley-Blackwell, 2000, ISBN 978-0-631-21447-2. URL consultato il 29 ottobre 2011.
  4. ^ Tetsuji Okazaki, The role of the merchant coalition in pre-modern Japanese economic development: an historical institutional analysis in Explorations in Economic History, vol. 42, nº 2, 2005, pp. 184–201, DOI:10.1016/j.eeh.2004.06.005.
  5. ^ John P. McKay, Bennett D. Hill e John Buckler, A History of World Societies: Since 1500, Houghton Mifflin Company, 1992, ISBN 978-0-395-47295-8. URL consultato l'8 giugno 2012.
  6. ^ Herman Ooms, Charismatic bureaucrat: a political biography of Matsudaira Sadanobu, 1758–1829, The University of Chicago Press, 1975, ISBN 978-0-226-63031-1. URL consultato il 29 ottobre 2011.
  7. ^ James L. McClain, Japan: A Modern History, 2001, pp. 128–29, ISBN 0-393-04156-5.
  8. ^ Conrad D. Totman, A history of Japan, Wiley-Blackwell, 2000, pp. 225–230, ISBN 978-0-631-21447-2. URL consultato il 29 ottobre 2011.
  9. ^ Jonathan Clements, A Brief History of the Samurai, Running Press, 2010, ISBN 0-7624-3850-9.
  10. ^ Anne Walthall, Peasant uprisings in Japan: a critical anthology of peasant histories, University of Chicago Press, 1991, ISBN 978-0-226-87234-6. URL consultato il 29 ottobre 2011.
  11. ^ Charles Sheldon, The rise of the merchant class in Tokugawa Japan, 1600–1868, città, editore, 1973, ISBN 978-0-8462-1725-1.???
  12. ^ Gerald Groemer, The Creation of the Edo Outcaste Order in Journal of Japanese Studies, vol. 27, nº 2, 2001, pp. 263–83, DOI:10.2307/3591967, JSTOR 3591967.
  13. ^ E. Black et al., The Modernization of Japan and Russia: A Comparative Study, Free Press, 1975, pp. 106-109, ISBN 0-02-906850-9.
  14. ^ Richard Rubinger, Popular literacy in early modern Japan, University of Hawaii Press, 2007, pp. 139–, ISBN 978-0-8248-3124-0. URL consultato il 29 ottobre 2011.
  15. ^ (EN) Consulate General of the Netherlands, Dutch-Japanese Relations, oranda-cg.or.jp, 2005. URL consultato l'8 giugno 2012 (archiviato dall'url originale il 21 febbraio 2008).
  16. ^ G.C. Allen, Short Economic History of Modern Japan (1972)
  17. ^ Ian Hill Nish, The Iwakura Mission in America and Europe: A New Assessment, Psychology Press, 1998.
  18. ^ Francis Pike, Empires at war: a short history of modern Asia since World War II, I.B. Tauris, 2009, p. 46, ISBN 978-1-84885-079-8. URL consultato il 27 maggio 2012.
  19. ^ Reischauer, p. 117
  20. ^ Reischauer, pp. 117-118
  21. ^ a b Reischauer, pp. 118
  22. ^ Haruki Murakami, Underground, ISBN 88-06-16521-6, pp. 16, 67.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Edwin O. Reischauer, Storia del Giappone — dalle origini ai giorni nostri, Milano, RCS Libri, 1998, ISBN 88-452-4630-2.

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