Porcellana

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Porcellana (disambigua).
Porcellana
Porcellana di Capodimonte
Porcellana di Capodimonte
Caratteristiche generali
Composizione caolino, feldspato

La porcellana è un particolare tipo di ceramica, che si ottiene a partire da impasti con presenza di caolino, feldspato e per cottura a temperature tra i 1300 e i 1400 °C.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Le origini in Estremo Oriente[modifica | modifica wikitesto]

Vaso tripode in céladon, epoca Sung, Musée Guimet

Cina[modifica | modifica wikitesto]

La porcellana è stata prodotta per la prima volta in Cina, si suppone durante la dinastia Tang, che durò dal 618 al 907. In effetti durante la precedente dinastia Han già si produceva una porcellana dura di colore grigiastro, che oggi viene definita "protoporcellana". La produzione di epoca Tang consisteva soprattutto in vasetti monocromi[1].

Durante l' epoca Song (960-1279) si ottenne porcellana di ottima qualità e conseguentemente l'imperatore decise di istituire fabbriche imperiali per la realizzazione dei pezzi destinati alla corte. La porcellana di quest'epoca era tipicamente smaltata in céladon, smalto vetroso che va dal verdazzurro della giada al grigioverde[2].

Con l'avvento della dinastia Ming (1368-1644) la produzione di porcellana dura in Cina raggiunse il maggior splendore. In quest'epoca si distinse la città di Jingdezhen, dove venne prodotta la maggior parte delle opere di quel periodo. La smaltatura più tipica del periodo è quella bianca e blu[2].

Durante il periodo Qing (1644-1912) si affermarono varie "famiglie" di porcellana colorata, come la "famiglia rosa" e la "famiglia verde"[2].

Corea[modifica | modifica wikitesto]

Verso il 1100 la produzione si diffuse con apprezzati risultati artistici anche in Corea. Gli oggetti più conosciuti realizzati in questo paese sono le ceramiche celadon del periodo Goryeo (o Koryŏ) (918-1392). Caratteristiche di essi sono le forme lobate e scanalate, spesso a tripode[1].

Giappone[modifica | modifica wikitesto]

Zuppiera Kakiemon, 1640 circa

Nel 1510 l'arte della porcellana raggiunse il Giappone[2]. Dopo che l'argilla da porcellana (caolino) fu scoperta nelle sue vicinanze nel 1616 il maggiore centro di produzione di porcellana giapponese divenne la città di Arita[1]nel feudo di Saga, nel nordovest dell'isola di Kyūshū. In questa città si svilupparono due distinti stili, conosciuti come Imari e Kakiemon.

Le porcellane di Imari generalmente sono dipinte con una decorazione in blu cobalto e rosso ossido di ferro su sfondo bianco. Le decorazioni rappresentano piante e temi floreali. Nelle porcellane Kakiemon, invece, vengono impiegati anche colori a smalto diversi dal blu e dal rosso, come il verde e il rosa, mentre il fondo è sempre bianco. I disegni sono asimmetrici e coprono poco il fondo bianco[1].

Anche altri daimyo aprirono proprie manifatture di porcellana, come quella di Hirado della famiglia Matsura, quella di Kutani nel feudo di Kaga o Kanazawa, o come quella di Satsuma, nel sud di Kyūshū[1].

L'arrivo della porcellana in Europa[modifica | modifica wikitesto]

La prima testimonianza scritta in Europa relativa alla porcellana risale al Milione di Marco Polo, nel XIII secolo, che descrivendo la città di Tiungu o Tinuguise[3] dice che vi si "producono le più belle scodelle di porcellana del mondo".

A partire dalla stessa epoca arrivarono in Europa i primi oggetti di porcellana attraverso la Persia, l'Egitto, Costantinopoli e Venezia[2] per entrare a far parte dei tesori dei sovrani e delle cattedrali. Tuttavia la sua composizione rimase a lungo un mistero. Veniva definita oro bianco e divenne un prodotto di altissimo lusso.

Nel Cinquecento la Compagnia olandese delle Indie Orientali riuscì a stabilire accordi commerciali per importare la porcellana cinese e in seguito ne detenne il monopolio, stabilendone il commercio nella città di Delft[2]. Successivamente fu commerciata anche dalle altre Compagnie delle Indie. A partire da tale momento la porcellana si diffuse nelle classi agiate e divenne oggetto di uso quotidiano. In proposito, una delle principali cause della diffusione della porcellana in Europa fu l'estendersi dell'uso di bevande in tazza: , caffè, cioccolata.

Le prime produzioni di porcellana in Europa: la pasta tenera[modifica | modifica wikitesto]

Gli europei tentarono svariate volte di raggiungere la perfezione della porcellana dura cinese, senza tuttavia riuscirci. Risultati di qualche valore furono conseguiti solo nella Firenze del Cinquecento, dove i laboratori di alchimia di Francesco I de' Medici, già intorno al 1575, riuscirono ad ottenere un tipo di porcellana a pasta tenera nota appunto come Porcellana Medicea; imperfetta sul piano tecnico (bollicine, screpolature, ecc.), veniva decorata a motivi blu cobalto, vagamente ispirati alla contemporanea produzione cinese. Se ne conoscono in tutto una cinquantina di pezzi. Non sembra, tuttavia, che la produzione sia sopravvissuta alla morte di Francesco[4], né che tali esperimenti abbiano avuto conseguenze per la successiva storia della porcellana europea.

La produzione si affinò in seguito e sorsero importanti centri di produzione in Italia, in Inghilterra e in Francia, ritenuto il centro più importante. La prima fabbrica di porcellana a pasta tenera in Francia fu aperta a Rouen, nel 1673[5][6] Si trattava di una pasta "fritta" inventata dal vasaio Louis Poterat[5]. I disegni erano bianchi e blu come sulle ceramiche dell'epoca[5]. La manifattura di Rouen fu chiusa nel 1696[7].

Altre fabbriche di porcellana aprirono in Francia, sotto la protezione dell'alta nobiltà: il duca di Orléans concesse lettere patenti alla manifattura di Saint-Cloud; il principe di Condé fondò la manifattura di Chantilly; infine, il duca di Villeroy pose sotto il proprio patronato la manifattura di Mennecy[1].

Le prime fabbriche di porcellana tenera in Inghilterra furono quelle di Chelsea e Bow[1].

La porcellana dura europea[modifica | modifica wikitesto]

vaso "Apollo" di J.J.Kaendler, 1745

Meissen[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine del 1707 alla corte dell'elettore di Sassonia Augusto il Forte il barone Ehrenfried Walther von Tschirnhaus, aiutato dall'alchimista Johann Friedrich Böttger, trovò una formula per produrre la porcellana dura, ovvero l'aggiunta del caolino. E nel 1710 fu fondata la Königlich-Polnische und Kurfürstlich-Sächsische Porzellan-Manufaktur (Manifattura di porcellane regia polacca ed elettorale sassone)[8].

Lo stile si ispirò inizialmente ai modelli orientali per forme e decorazioni; successivamente si evolvette seguendo gli stili dell'arte europea (barocco, rococò, neocalssico). Fra i maggiori artisti che lavorarono a Meissen si possono ricordare il pittore Johann Gregorius Höroldt ed il modellatore Johann Joachim Kändler[1].

Inizialmente la Manifattura di Meissen godette di un monopolio di fatto nella produzione di porcellana dura. Successivamente, attraverso una serie di defezioni di collaboratori, i segreti della produzione della porcellana dura si diffusero negli altri stati del Sacro Romano Impero e poi nel resto dell'Europa.

Fra le manifatture dell'area tedesca sono famose la Manifattura imperiale di porcellane di Vienna, la Regia manifattura di porcellane di Berlino e la manifattura di Nymphenburg.

La manifattura Ginori di Doccia e Richard-Ginori[modifica | modifica wikitesto]

In Italia la prima fabbrica di porcellana dura fu quella di Vezzi a Venezia, fondata nel 1720[1], ma ebbe vita breve.

Nel 1735 fu fondata, a Sesto Fiorentino, la Manifattura di Doccia, ad opera del marchese Carlo Ginori[1]. L'intento era di fornire ad un paese soprattutto dedito all'agricoltura nuovi orizzonti commerciali che lo aiutassero a uscire da una forte crisi politica segnata dalla successione dei Medici verso i Lorena. Nel 1741 la manifattura ottenne la privativa dal granduca di Toscana Francesco III di Lorena.

Ginori investì molto sul progetto, sia per aiutare le maestranze a superare i problemi tecnici e di approvvigionamento delle materie prime, sia per fornire agli artisti riferimenti culturali di pregio. Acquistò varie opere tardo barocche di valore, pubblicazioni di arte e di architettura, calchi di opere d'arte, cammei, terrecotte, sculture, cere[9].

I primi due decenni di attività furono pionieristici, e produssero soprattutto gruppi di statue, servizi da tavola e bassorilievi istoriati per decorarli. Capo pittore della manifattura era Johann Carl Wendelin Anreiter von Zirnfeld. Tuttavia l'impegno ripagò dello sforzo, Nello spazio di pochi decenni la manifattura divenne un'azienda di notevoli dimensioni; nel 1774 occupava già oltre 100 operai e fabbricava maioliche e porcellane da arredamento e da tavola di grande gusto artistico, per le quali era conosciuta in tutta Europa. Tipiche di questa produzione sono i decori del tulipano e del galletto, tanto apprezzati da venire prodotti per tutto il secolo.

La produzione ha grande successo e dà un tocco squisitamente italiano alle sue opere. Nel 1850 e 1851 viene prodotto il Vaso dei Medici o Vaso Mediceo un modello destinato ad avere una considerevole fortuna: un vaso di ampie dimensioni dalla forma a campana rovesciata che poggia su un unico piede, spesso di forma quadrata, e presenta due piccole anse in basso. Venne detto così poiché si ispirava alla forma dei grandi vasi marmorei della Villa Medici a Roma. Ne vengono tutt'oggi prodotti diversi esemplari.

Nel 1896, a causa di problemi finanziari, i marchesi Ginori furono costretti a vendere la Manifattura di Doccia al produttore di ceramiche milanese Richard. Nacque così la Richard-Ginori, fallita il 7 gennaio del 2013.

Capodimonte e Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1738 Carlo di Borbone sposò Maria Amalia di Sassonia, nipote di Augusto il Forte, che aveva patrocinato la prima fabbrica di porcellana dura europea. Carlo volle avviare una produzione che fosse alla pari di quella, ormai famosissima, di Meissen e fece avviare i lavori per la prima fabbrica[1].

Questa sorse nel 1743 poco distante dal suo palazzo, sulla collina di Capodimonte e venne quindi detta Real Fabbrica di Porcellana di Capodimonte. Furono addetti alla fabbrica pochi artigiani specializzati: Livio Vittorio Schepers e Giovanni Caselli furono incaricati dell'impasto; lo scultore fiorentino Giuseppe Gricci venne ingaggiato come modellatore; il pittore era Giuseppe Della Torre[1].

Nel 1759, tuttavia, Carlo successe a Filippo V come Re di Spagna e diede ordine che tutta la produzione, artisti e operai inclusi, venissero in blocco trasferiti presso il Palazzo Reale del Buen Retiro, a Madrid. Qui la fabbricazione cessò nel 1808[1].

Carlo di Borbone aveva un figlio, Ferdinando. Questi successe al trono di suo padre in Napoli come Ferdinando IV Re di Napoli (1759-1816) e, successivamente, con il nome di Ferdinando I Re delle due Sicilie (1816-1825). Volle avviare una nuova produzione di porcellane, cosa che fece nel 1771 nella Reggia di Portici, e dal 1773 nel Palazzo Reale di Napoli[1]. Nacque così la Real Fabbrica Ferdinandea le cui opere furono contrassegnate da una lettera N coronata, in colore azzurro[1]. Il periodo di maggior splendore si ebbe a partire dal 1780, quando divenne modellatore Filippo Tagliolini.

Nel 1806 Napoli venne conquistata dai francesi. Questi non avevano alcun interesse a mantenere una produzione in concorrenza con la loro e vendettero le attrezzature ad imprenditori locali, tra cui Giovanni Poulard-Prad. Questo permise alla zona di mantenere viva la sua tradizione artistica, fiorente ancora oggi e famosa per i suoi fiori in porcellana.

Fra le altre manifatture italiane del Settecento si segnalano quella di Giovanni Volpato a Roma e quella di Vinovo diretta da Vittorio Amedeo Gioanetti.

Le porcellane dure francesi: Sèvres e Limoges[modifica | modifica wikitesto]

Stoviglie in porcellana di Sèvres (1784) creata per la regina Maria Antonietta

Nel 1740 artigiani provenienti da Chantilly, impiantarono una manifattura di porcellana presso lo Chateau de Vincennes. Nel 1752, in seguito ad una crisi finanziaria, il re Luigi XV acquisì una quota della società, che ottenne il nome di Manifattura Reale di Vincennes[1].

Nel 1756 la manifattura fu trasferita a Sèvres. La produzione si dedicò a pezzi finemente decorati e smaltati in oro, che si rivolgevano alle classi privilegiate. La famiglia reale stessa garantì un contratto di esclusiva per la produzione di porcellana in Francia, insieme con il titolo di Manifattura reale di Sèvres. Il re possedeva una quota della manifattura, e rilevò quanto restava nel 1759. Il Re accordò alla Manifattura il monopolio della porcellana in Francia, permettendo alle manifattura già esistenti solo la produzione di servizi da tavola monocromi e senza dorature[1].

Luigi XV riteneva di essere il miglior ambasciatore della qualità delle porcellane francesi, che regalava ai sovrani stranieri al posto degli abituali oggetti di oro o argento[1]. Sèvres era famosa per i suoi colori intensi e brillanti e per la finezza dei suoi smalti.

La produzione conobbe un salto di qualità quando, nel 1767, si rinvennero depositi di caolino a Saint-Yrieix-la-Perche, nel Limosino, e si passò a produrre porcellana dura. In quella zona sorsero anche piccole manifatture di porcellana indipendenti, con produzioni più limitate. In tal senso il termine "porcellana di Limoges" indica la provenienza da un'area geografica e non da un singola manifattura.

Royal Copenhagen e Bing & Grøndahl[modifica | modifica wikitesto]

Anche la Danimarca avviò una produzione di porcellana. Nel 1775 venne fondata la Regia Fabbrica di Porcellana di Copenhagen, sotto la protezione della Regina Giuliana Maria di Brunswick-Lüneburg. Dopo i consueti tentativi falliti, tipici dell'avvio di tutte le Manifatture di questo tipo, ottenne i primi successi. Le porcellane di questa manifattura hanno come marchio di fabbrica tre linee ondulate sovrapposte che simboleggiano i tre stretti di mare della Danimarca: Øresund, Grande Belt e Piccolo Belt[1].

Con il successivo patrocinio del Re Cristiano VII la sviluppa il suo stile peculiare, che predilige l'uso del solo blu cobalto come nel famoso stile Musselmalet o Blue Fluted.

Sebbene la porcellana danese fosse caratterizzata dall'intensivo uso del blu cobalto, questa non fu una scelta esclusiva. Una delle opere più famose di quel primo periodo era, infatti, in smalti policromi e oro: si tratta del monumentale servizio Flora Danica, commissionato nel 1790 dalla famiglia reale danese come dono per l'imperatrice Caterina II di Russia. E' decorato con i disegni di tutte le piante che vivono in Danimarca. L'impresa non venne mai terminata né i pezzi consegnati in Russia[1]. Flora Danica è oggi uno stile ben preciso, ancora oggi modellato e decorato a mano nella fabbrica della Royal Copenhagen.

Abolita la monarchia assoluta nel 1849 si aprirono prospettive di mercato libero. Nel 1853 lo scultore della Manifattura Royal Frederik Vilhelm Grøndahl decise di fondare una fabbrica di porcellana propria e si associò con i fratelli Meier Herman e Jacob Herman Bing, commercianti in Copenaghen. La produzione si focalizzò su quanto il mercato richiedeva: figure in bisquit dell'emergente artista Bertel Thorvaldsen. Nacque così Bing & Grøndahl.

Nel 1895 iniziò una serie che ebbe una enorme fortuna: Hallin, artista di punta della Bing & Grøndahl, realizzò il primo piatto di Natale. I piatti di questa serie, che variano soggetto ogni anno, sono tuttora in produzione.

La Bing & Grøndahl si è, infine, unita alla Royal Copehagen nel 1987.

La Bone China e Wedgwood[modifica | modifica wikitesto]

Come gli altri paesi l'Inghilterra non mancò di avviare la sua produzione di porcellana. A differenza di quanto avvenne in molti altri paesi d'Europa, tuttavia, in Inghilterra le manifatture furono del tutto private e prive di protezioni e privilegi da parte della casa regnante.

La prima produzione fu di porcellana tenera, ma ben presto la produzione si affinò. Una svolta si ebbe nell'anno 1800, quando Josiah Spode prende ad aggiungere all'impasto cenere di ossa di animali. L'additivo conferisce una traslucenza, bianchezza e resistenza notevole a questo nuovo tipo di porcellana, che venne detto Bone China[1]. Questo nuova ricetta divenne, con il tempo, lo standard della produzione inglese. Tutt'oggi marchi prestigiosi quali Royal Worcester, Coalport e Royal Crown Derby usano porcellana Bone China.

In questo periodo le porcellane inglesi a contatto con liquidi bollenti erano ancora soggette a creparsi. È tipico dei servizi da tè dell'epoca avere un piattino profondo, a coppetta: si versava il latte freddo nella tazzina, si aggiungeva il tè e si versava prontamente nel piattino a coppa, da cui veniva bevuto. Tutto questo allo scopo di evitare che la porcellana si rompesse per il calore.

Nel 1750 il francese André Planché fondò la manifattura di Derby e nel 1756 ne divenne socio l'abile uomo d'affari William Duesbury, che portò la manifattura ad essere una delle più importanti d'Inghilterra[1].

Nel 1751 venne fondata la manifattura di Worcester da un gruppo di imprenditori. La manifattura ebbe una notevole fortuna poiché le sue porcellane avevano un'alta resistenza al calore e non rischiavano di rompersi a contatto con bevande bollenti, come era frequente per quelle di Chelsea. Ciò diede impulso alla produzione di servizi da tè, anziché a quella della porcellana decorativa. Fu presso la Worcester che venne inventata la tecnica della stampa a trasferibile o decalcomania, che diede un enorme impulso alla produzione di grandi volumi.

Nel 1759 nacque un'altra produzione destinata ad avere grande seguito e fortuna. Josiah Wedgwood fondò l'omonima azienda e con un temperamento votato all'innovazione affinò la tecnica mettendo a punto i suoi materiali peculiari, che tuttavia non sono considerati porcellana[1]: il Queen's Ware, il Basalto Nero, e il Jasper. Nel 1812 la Wedgwood cominciò a produrre la Bone China[1], sviluppandone una qualità superiore, la Fine Bone China, che presto troverà posto sulle tavole dei potenti di mezzo mondo: uno dei più noti esempi è il servizio da tavola Wedgwood che Theodore Roosevelt volle per la Casa Bianca.

Altre produzioni del panorama inglese furono quelle di Bristol, Lowestoft, Liverpool, Plymouth, Caughley, Royal Doulton e Pinxton.

Produzioni di porcellana in Europa e colonie nel XVIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Stati italiani[modifica | modifica wikitesto]

Francia[modifica | modifica wikitesto]

Sacro Romano Impero[modifica | modifica wikitesto]

Gran Bretagna[modifica | modifica wikitesto]

Russia[modifica | modifica wikitesto]

Scandinavia[modifica | modifica wikitesto]

Spagna[modifica | modifica wikitesto]

Paesi Bassi[modifica | modifica wikitesto]

Svizzera[modifica | modifica wikitesto]

Virginia[modifica | modifica wikitesto]

Ungheria[modifica | modifica wikitesto]

Polonia[modifica | modifica wikitesto]

Produzioni di porcellana in Italia nel XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

In Italia la sola grande fabbrica che riesce ad arrivare al 1900 è la Richard-Ginori. Nel 1902 alla prima esposizione internazionale di arti decorative di Torino nella sezione porcellane l'Italia è rappresentata solo da questa azienda. Anche le manifatture di terraglia e maiolica sono in crisi.

Manifattura Italiana Porcellane Artistiche Fabris[modifica | modifica wikitesto]

Viene creata dallo scultore Luigi Fabris di Bassano del Grappa che dopo aver rilevato la fabbrica di terraglia di Raffaele Passarin a Bassano realizza la facciata in ceramica dell'Hotel Hungaria al Lido di Venezia, completata nel 1916.

Trasferitosi a Milano a causa della prima guerra mondiale che aveva colpito Bassano, Fabris, oltre alla realizzazione di sculture in bronzo, sperimenta nuovi modi di fabbricare la porcellana a 1300 gradi nei laboratori della Magneti Marelli che la utilizza per le candele dei motori di automobili. Ottenuti i risultati desiderati Fabris sforna in pochi anni un'ampia varietà di modelli, anche di grandi dimensioni, fatto rischioso per la porcellana. La Manifattura, con sede in corso Indipendenza 7 a Milano, è presente alla Prima Fiera Campionaria di Milano del 1923. Il laboratorio viene visitato da personalità di spicco della cultura, del teatro, del cinema e della politica come d'Annunzio, Petrolini e Baseggio. Nel 1927 la Manifattura Fabris e la Richard-Ginori sono le uniche produttrici di porcellane a comparire con foto di numerosi pezzi nella Enciclopedia delle Moderne Arti Decorative Italiane nel terzo volume dedicato alle arti del fuoco.[13]

Il campionario che arriva a 530 modelli nel 1942, è costituito da scene galanti, scenette di vita quotidiana, maschere, caricature, macchiette popolari, musici, ballerine, personaggi storici, personaggi della commedia dell'arte, gruppi allegorici e pastorali, soggetti sacri, animali, vasi ornamentali, tutte create da Fabris. Vengono effettuate sperimentazioni nell'uso di colori che resistono alle alte temperature, oltre al blu di uso comune e nuove modalità decorative.[14]

Nel 1942 il laboratorio viene incendiato e distrutto in un bombardamento aereo, Fabris si trasferisce a Bassano del Grappa dove nel 1943 ricostruisce la stamperia delle porcellane in cui lavora fino alla sua morte nel 1952. Il figlio Augusto prosegue l'attività del padre fino al 1979 quando la cede alla società Elite che acquista anche i diritti alla riproduzione dei pezzi storici.[15]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1975 la Danimarca ha dedicato al suo famoso decoro Blue Fluted un francobollo, noto con il nome di Danish China.

Karen Blixen è stata un'appassionata collezionista di porcellane Blue Fluted, che usava come servizio da tavola nella sua fattoria africana, in Kenia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al am an ao ap aq ar as at au av aw ax ay az ba bb bc bd be bf bg bh bi bj bk bl bm bn bo bp bq br bs bt bu bv bw bx by bz ca cb cc cd ce cf cg ch ci cj ck cl Eileen Aldridge, Porcelain, Londra, The Hamlyn Publishing Group, 1970 (trad. it. La porcellana, Milano, Mondadori, 1970
  2. ^ a b c d e f Enciclopedia Italiana voce Porcellana
  3. ^ cap. CLVIII dell'edizione a cura di L.F. Benedetto, 1928; cap. 153 dell'edizione a cura di V. Pizzorusso Bertolucci
  4. ^ Ulrich Middeldorf: Porcellana Medicea, in Palazzo Vecchio: committenza e collezionismo medicei (Catalogo della Mostra), Firenze 1980, pp.181-186
  5. ^ a b c Artificial Soft Paste Porcelain - France, Italy, Spain and England Edwin Atlee Barber p.5-6
  6. ^ Porcelain Edward Dillon p.239
  7. ^ Antiques a to Z - a Pocket Handbook for Collectors and Dealers Edward Wenham p.105
  8. ^ voce Ehrenfried Walther von Tschirnhaus su de.wikipedia
  9. ^ Alessandro Biancalana (a cura di), Quando la manifattura diventa arte. Le porcellane e le maioliche di Doccia, ETS, Pisa, 2005
  10. ^ Miller's Field Guide: Porcelain
  11. ^ la fabbrica è stata fondata nel 1726 ma prima del 1770 produceva solo ceramiche
  12. ^ voce Manufaktura porcelany w Korcu su pl.wiki
  13. ^ G. Marangoni, Le arti del fuoco: ceramica, vetri, vetrate, Milano 1927
  14. ^ Mario Guderzo, Nadir Stringa, Luigi Fabris, 1883/1952, Plasmare l'Armonia, Sculture, Dipinti, Porcellane, Comune di Bassano del Grappa 2006, p. 15
  15. ^ Mario Guderzo, Nadir Stringa, Luigi Fabris, 1883/1952, Plasmare l'Armonia, Sculture, Dipinti, Porcellane, Comune di Bassano del Grappa 2006, p. 96

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]