Storia della Siria

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.

1leftarrow.pngVoce principale: Siria.

Donne siriane in un dipinto del 1683 di Alain Manesson Mallet

L'articolo tratta della storia dei territori che attualmente fanno parte della Siria.

Si tratta di un territorio di transizione, all'incrocio tra il mondo mediterraneo, l'Egitto, la Persia, l'Asia Minore, e il Caucaso, traversato dalle vie commerciali verso la Cina (via della seta) e l'India.

Storia antica[modifica | modifica sorgente]

Il territorio siriano fu interessato dalla cultura mesolitica dei Natufiani, sviluppatasi intorno al X millennio a.C. e che vide forse gli inizi dell'agricoltura.

Il III millennio a.C.[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ebla.

La città di Ebla, scoperta nel 1975 nella Siria settentrionale, fondata intorno al 3000 a.C., fu a capo alla metà del III millennio a.C. (2500-2400 a.C.) di un vasto impero che si estendeva tra il mar Rosso, l'Anatolia e la Mesopotamia, che intratteneva relazioni commerciali con i Sumeri e con l'impero di Akkad. La città venne conquistata da Sargon di Akkad intorno al 2260 a.C. Agli inizi del II millennio a.C. fiorì nuovamente come centro degli Amorriti fino alla conquista da parte degli Ittiti.

Nel territorio dell'attuale Siria, sulla riva occidentale del fiume Eufrate, si trova l'antica città-stato sumera di Mari, fiorita nel III millennio (2900-2350 a.C.) e contemporanea di Ebla.

La Siria nell'antichità[modifica | modifica sorgente]

Nel II millennio a.C. i territori siriani videro gli stanziamenti di popolazioni cananee, ed aramaiche e furono probabilmente interessati dalle migrazioni dei popoli del mare. La regione siriana fu a lungo contesa tra Egizi (XVI secolo a.C.), Assiri e Ittiti (XIV secolo a.C.).

Gli Ebrei si stabilirono nella attuale Palestina (XII-X secolo a.C.) e i Fenici lungo la costa. Gli Assiri dominarono in seguito la regione (VIII secolo a.C.-VII secolo a.C.). A partire dal 539 a.C.la Siria fece parte dell'Impero persiano e, dopo le conquiste di Alessandro Magno, dello stato seleucide. In questo periodo la Siria fu sottoposta ad un intenso processo di ellenizzazione che tuttavia non riuscì a sradicare gli idiomi autoctoni di origine semitica (fra cui il siriaco, dialetto dell'aramaico) che sopravvissero nelle zone rurali e, in minor misura, nelle città.

Dopo le conquiste di Pompeo (64 a.C.) entrò a far parte della provincia romana di Siria, con capoluogo Antiochia, che fu una delle maggiori metropoli dell'impero. In Siria (comprendente all'epoca anche l'attuale Libano, in parte inserito nella Celesiria) si sviluppò anche uno dei massimi centri di studio del diritto romano, Beritho, che contribuì alla diffusione della lingua latina fra le classi dirigenti siriache. Nel III secolo fu imperatore romano Eliogabalo, che apparteneva alla famiglia sacerdotale del santuario di Emesa.

Tra il 266 e il 272 si stabilì un regno indipendente presso la città di Palmira, la cui regina Zenobia venne infine sconfitta dall'imperatore Aureliano. Dopo la divisione dell'impero fra i figli di Teodosio I, nel 395 fece parte dell'Impero Romano d'Oriente e quindi dell'Impero bizantino fino alla conquista islamica (VII secolo). In epoca romana la regione diede i natali a molti illustri letterati, storici e filosofi, sia di espressione greca (Numenio di Apamea, Luciano di Samosata, Libanio, Giovanni Crisostomo, ecc.)che latina (Ulpiano ed Ammiano Marcellino) e siriaca (Sant'Efrem il Siro).

La Siria cristiana e islamica[modifica | modifica sorgente]

La Siria ebbe un ruolo significativo nella storia del Cristianesimo: l'episodio della conversione di san Paolo è riportato come avvenuto "sulla via di Damasco" e lo stesso apostolo fondò la chiesa di Antiochia. Nel 639 la regione venne conquistata dagli Arabi e Damasco fu il centro del califfato degli Omayyadi, e divenne uno dei più importanti centri culturali e religiosi dell'intero mondo islamico. A partire dal 750 passò sotto gli Abbasidi di Baghdad.

Nel XII secolo alcuni territori furono governati dai cavalieri crociati (Antiochia, Tripoli, Edessa) mentre i domini arabi erano suddivisi tra i Selgiuchidi nel nord e i Fatimidi a sud, e numerose città si amministravano autonomamente (come Damasco sotto i Buridi). Tra il 1174 e il 1250 fu sotto il dominio della dinastia degli Ayyubidi, sotto la quale agli inizi del XIII secolo subì l'invasione dei Mongoli. I Mamelucchi sostituirono al potere gli Ayyubidi e governarono la regione fino alla conquista ottomana.

Conquistata dal sultano Selim I, nel 1517 entrò a far parte dell'Impero ottomano e venne amministrata dai "neo Mamelucchi per conto dei sultani di Costantinopoli. La regione iniziò una lenta decadenza, a cui contribuì la diminuita importanza delle rotte commerciali orientali in seguito alla recente scoperta dell'America. Dopo la dissoluzione dell'Impero ottomano nel 1922, il Regno Unito ottenne il Mandato della Palestina e la Francia quello sul Libano e sulla Siria.

Storia contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Il Mandato francese[modifica | modifica sorgente]

Nel 1920 era stato stabilito un regno arabo indipendente di Siria, sotto il re Faysal della famiglia hashemita, che in seguito divenne re dell'Iraq. Il 23 luglio, tuttavia, le sue forze furono sconfitte dall'esercito francese nella battaglia di Maysalun. La Lega delle Nazioni pose la Siria sotto il mandato francese e le truppe francesi la occuparono.[1]

Il 17 aprile 1936 fu firmato un trattato franco-siriano che riconosceva l'indipendenza della Repubblica della Siria, il cui primo presidente fu Hashim al-Atassi, già primo ministro con re Faysal. Il trattato tuttavia non venne ratificato e la Siria era ancora sotto il controllo francese quando scoppiò la seconda guerra mondiale in cui fu teatro di combattimenti tra le truppe del governo di Vichy e l'esercito britannico, che ne prese il controllo nel 1941. La Siria proclamò nuovamente la propria indipendenza, che venne riconosciuta a partire dal 1º gennaio 1944 e le truppe francesi si ritirarono nell'aprile del 1946. Nel 1945 la giovane repubblica si era schierata con gli Alleati, dichiarando guerra alla Germania e al Giappone.

Dall'indipendenza al 1970[modifica | modifica sorgente]

Nonostante il rapido sviluppo economico che seguì alla dichiarazione di indipendenza, la politica siriana fu particolarmente instabile: tra il 1946 e il 1956 si ebbero ben 20 diversi governi e si discusse di quattro versioni differenti della costituzione. Nel 1951 prese il potere il colonnello dell'esercito Adib Shishakli, che venne tuttavia rovesciato nel 1954. Nel 1948 la Siria partecipò alla guerra arabo-israeliana: l'esercito siriano fu respinto dal territorio israeliano, ma mantenne i precedenti confini, fortificandosi sulle alture del Golan.

Durante la crisi di Suez del 1956 fu proclamata la legge marziale e truppe siriane e irachene si schierarono in Giordania per prevenire una invasione israeliana. A novembre dello stesso anno la Siria firmò un trattato con l'Unione Sovietica, ottenendo ampi rifornimenti militari e causando la preoccupazione della Turchia.

Il 1º febbraio del 1958 il presidente siriano, Shukri al-Kuwatli, e quello egiziano, Jamāl ‘Abd al-Nāsir, proclamarono la fusione dei due paesi nella Repubblica Araba Unita. L'unione non ebbe tuttavia successo e il 28 settembre 1961 la Siria si divise dall'Egitto in seguito ad un colpo di Stato militare. Vari rivolgimenti si succedettero nei successivi mesi, fino alla presa di potere l'8 marzo 1963 degli ufficiali dell'esercito siriano che facevano parte del "Consiglio Nazionale del Comando Rivoluzionario" ("Majlis Qiyāda al-Thawra", abbreviato in "CNCR"). Il controllo fu assunto dal Partito della Resurrezione Socialista Araba (partito Ba'th), attivo in Siria dalla fine degli anni quaranta, che dominava il nuovo governo.

Anche l'Iraq era controllato dal medesimo partito, in seguito ad un colpo di Stato del mese precedente e in aprile fu firmato al Cairo un accordo per l'istituzione di una federazione tra Iraq, Siria ed Egitto, che tuttavia non si concretizzò mai per i disaccordi sorti tra i membri. Nel maggio del 1964 il presidente Amīn Hāfiz che apparteneva al CNCR, promulgò una costituzione provvisoria, che prevedeva un "Consiglio Nazionale della Rivoluzione" (""Majlis al-Thawra al-Watani" o "CNR"), assemblea legislativa costituita dai rappresentanti delle organizzazioni di massa dei lavoratori, un consiglio presidenziale, al quale spettava il potere esecutivo e un gabinetto.

Il 23 febbraio del 1966 un gruppo di ufficiali dell'esercito imprigionò con un colpo di Stato interno al partito il presidente Hāfiz, abrogò la costituzione e designò un governo regionale del partito. Nel giugno del 1967 Israele occupò nell'ambito della guerra dei Sei giorni le alture del Golan e la sconfitta militare indebolì il regime uscito dal colpo di stato dell'anno precedente. Si ebbero contrasti tra un'ala militare moderata e un'ala civile più estremista all'interno del partito Ba'th. Il 13 novembre del 1970 il ministro della Difesa Hāfiz al-Asad, con un colpo di stato militare incruento, rovesciò la dirigenza civile del partito e assunse il ruolo di primo ministro.

Il governo di Hāfiz al-Asad (1970-2000)[modifica | modifica sorgente]

Il nuovo primo ministro si mosse rapidamente per creare una struttura organizzativa per il suo governo e per consolidare il suo controllo. Fu nominata un'assemblea legislativa di 173 membri ("Concilio del Popolo" o "Majlis al-Shaʿb") nel quale 87 seggi (la stretta maggioranza) erano del partito Baʿth, mentre gli altri furono divisi tra le "organizzazioni popolari" e altri partiti minori. Nel marzo del 1971 il partito tenne il suo congresso ed elesse un nuovo Comitato Regionale ("Regional Command") di 21 membri, guidato dallo stesso Asad. Nello stesso mese un referendum nazionale confermò la presidenza di Asad per un periodo di 7 anni.

Nel 1972, allo scopo di ampliare la base del suo governo, Asad costituì il Fronte Nazionale Progressista ("Jabha al-Taqaddumī al-Watanī"), una coalizione di partiti guidata dal partito Baʿth. Si tennero inoltre elezioni per i concili locali dei 14 governatorati della Siria. Nel marzo del 1973 fu promulgata una nuova costituzione, presto seguita da regolari elezioni parlamentari per il Consiglio del Popolo, le prime dal 1962.

Il 6 ottobre del 1973 la Siria e l'Egitto iniziarono la guerra del Kippur con un attacco a sorpresa delle forze israeliane, ma vennero contrastati efficacemente dopo una prima fase negativa per Tel Aviv e Israele mantenne l'occupazione delle alture del Golan (territori occupati). Nel 1976 la Siria intervenne nella guerra civile libanese, inviando 40.000 uomini a protezione dei cristiani maroniti, sotto il nome di Forza Araba di Dissuasione (FAD) e continuò tale presenza allo scopo di acquisire il controllo sul Libano e di destabilizzare i confini settentrionali di Israele con le fazioni libanesi sue alleate. Nel 1990 la guerra civile cessò con gli Accordi di Ta'if, organizzato dall'Arabia Saudita ma voluto dalla stessa Siria che, tuttavia, vi mantenne il proprio esercito fino al 2005 con quella che fu vista da molti come una vera e propria occupazione militare, influenzando fortemente la politica libanese.

Inoltre dopo la fine della guerra civile, circa un milione di lavoratori siriani emigrò in Libano per trovare impiego nelle opere di ricostruzione del paese e secondo alcuni l'incoraggiamento da parte della Siria a questa emigrazione potrebbe essere interpretato come un tentativo di colonizzazione. Le economie dei due paesi sono fortemente interdipendenti e nel 1994 su pressione del governo siriano circa 200.000 siriani immigrati ottennero la cittadinanza libanese. Tra il 1976 e la soppressione nel 1982, i Fratelli Musulmani condussero una rivolta armata contro il regime laico del partito Ba'th, che fu annientata con il bombardamento della città di Hama, centro dell'opposizione fondamentalista. L'azione causò decine di migliaia di morti e feriti.

La partecipazione della Siria alla prima guerra del Golfo nel 1991 al fianco della coalizione multinazionale contro l'invasione del Kuwait da parte dell'Iraq di Saddam Hussein comportò un netto cambiamento nelle relazioni internazionali con gli altri Stati arabi e con il mondo occidentale. La Siria partecipò nel 1991 alla Conferenza multilaterale di pace per il Medio Oriente tenutasi a Madrid e negli anni novanta intavolò trattative di pace con Israele, che tuttavia non giunsero mai a conclusione.

XXI secolo[modifica | modifica sorgente]

Dopo la morte di Hāfiz al-Asad il 10 giugno del 2000, il parlamento modificò la costituzione in merito all'età minima per la carica presidenziale, permettendo al figlio di Asad, Bashār, di partecipare alle elezioni per la massima carica del partito e di venire eletto con il 97,29% dei voti secondo le statistiche ufficiali. Il 5 ottobre del 2003 Israele bombardò una località non lontana da Damasco, sede di terroristi della Jihad islamica (gruppo estremista islamico il cui obiettivo è instaurare regimi fondati sull'applicazione violenta e fondamentalista dell'Islam, dapprima nei paesi arabi, quindi in tutto il mondo, tramite la cosiddetta jihad, i.e. guerra "santa". Spesso coinvolti in gruppi terroristici, hanno in odio tutte le forme di governo all'infuori di questo tipo di regime, ed ovviamente Israele), colpevoli di un attacco alla città di Haifa che aveva fatto 19 morti.

La Jihad islamica sostenne che il campo non era in uso e che era stata invece bombardata un'area civile. Nel 2004 i Curdi siriani protestarono per una serie di violenze subite nel nord-est della Siria a partire dal 12 marzo, sostenendo il coinvolgimento del governo negli attacchi. I disordini riguardarono le città di Qameshli e Hassakeh.

Guerra civile siriana[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra civile siriana.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Report of the Commission Entrusted by the Council with the Study of the Frontier between Syria and Iraq in World Digital Library, 1932. URL consultato l'8 luglio 2013.

Libri[modifica | modifica sorgente]

  • Mirella Galletti, Storia della Siria contemporanea. Popoli, istituzioni e cultura, Bompiani, 2006

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

storia Portale Storia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di storia