Sargon di Akkad

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Stele della vittoria di Sargon, da Susa, diorite, 50 cm, Parigi, Louvre.

Sargon di Akkad (accadico Sharru-kin, "il re vero, legittimo"), altresì noto come Sargon il Grande, (... – ...) fu re dell'Impero accadico dal 2335 a.C. al 2279 a.C. (secondo la cronologia media)[1] e fondatore della dinastia di Akkad (Accadia). È stato il terzo sovrano ad aver unificato i territori dei Sumeri dopo Lugalannemundu e Lugalzaggesi. Il vasto impero di Sargon si estendeva dall'Elam fino al mar Mediterraneo, includendo la Mesopotamia e parti dell'Anatolia. Governò dalla sua nuova capitale, Akkad, il cui sito, al 2013, non è stato ancora individuato.

Sebbene non sia direttamente provato (ma così riportano fonti successive, non a lui contemporanee), Sargon avrebbe a un certo punto assunto il titolo di "re delle quattro parti", cioè re dell'intero mondo conosciuto, il che, nel giudizio di Henri Frankfort, comportò un deciso cambio di strategia pubblicitaria, con la cosciente assunzione di implicazioni religiose, attestate, come sottolinea Lorenzo Nigro, anche sul piano dell'arte figurativa "di Stato". Tale titolo, infatti, fino ad allora era stato attribuito solo a divinità come Anu, Enlil e Shamash.[2]

A Sargon succedettero i figli Rimush e Manishtushu.

La figura di Sargon il Grande[modifica | modifica wikitesto]

La storia della dinastia di Akkad si impresse con molta forza nell'immaginario collettivo dell'epoca e la figura di Sargon, così come quella del nipote Naram-Sin, è stata oggetto di numerosissime composizioni letterarie mesopotamiche[3]: Sargon diventerà un modello per i successivi re mesopotamici[4]. La storia delle sue origini umili, di sapore semita, diverrà archetipica (pur se confortata da documentazione tarda e di dubbia consistenza[5]): forti sono le somiglianze con le vicende di Romolo[6], di Mosè[7], del patriarca biblico Giuseppe, di Ciro di Persia[8]. Un insieme di notizie abbastanza controverse denotano, comunque, alcune caratteristiche in parte in armonia con tendenze di lungo periodo: Sargon è un homo novus, è soprattutto di origini settentrionali, fonda il concetto della regalità che detiene non più sulla spersonalizzata gestione amministrativa tipica di Sumer, con la sua valenza cultuale, ma su un ideale eroico e il valore militare.[9]

Per quanto riguarda le fonti, ci sono giunte pochissime iscrizioni reali originali: più spesso si tratta di copie paleobabilonesi (in particolare da Nippur e da Ur), copie che sono il frutto di una attenzione paleografica e "storiografica" verso i monumenti accadici esposti nell'Ekur (il santuario del dio Enlil a Nippur) ancora centinaia di anni dopo.[10] Nessuno dei monumenti dell'Ekur che fanno riferimento a Sargon parla della presa del potere: in tutti egli è già "re di Kish" (in continuità con le "istituzioni" che sbaragliò: non dunque "re di Akkad"[11])[12].

Il testo conosciuto come Epopea del Re della Battaglia dipinge Sargon che avanza profondamente nel cuore dell'Asia Minore per proteggere i mercanti dalle esazioni del re di Burushanda (Purshahanda). Viene anche scritto che Sargon attraversò il Mare dell'Ovest (Mar Mediterraneo) e finì a Cipro. In un frammento si fa dire a Sargon:

« Ora, ogni re che vuole chiamarsi mio eguale, dovunque io andai, che ci vada. »
(Nougayrol, 169)

Origini e ascesa al potere[modifica | modifica wikitesto]

Tavoletta di argilla conservata al Louvre con la Leggenda della nascita di Sargon, testo di età paleo-babilonese (inizi del II millennio a.C.)

La cosiddetta Leggenda sumerica di Sargon, pervenutaci in copie probabilmente paleo-babilonesi, racconta di come Sargon sia giunto al potere. Si tratta di due frammenti distinti (AO7673 e 3N T296), collazionati dai curatori: in AO7673 viene menzionato il padre di Sargon, La'ibum, e anche la madre (di cui però non è giunto il nome, per via di una lacuna). Il testo menziona anche Ur-Zababa, re di Kish. In 3N T296, riga 6, Ur-Zababa fa di Sargon il suo coppiere. Nella riga 14, Sargon sogna che la dea Inanna annega Ur-Zababa nel sangue: Sargon rivela il contenuto del sogno al proprio re e questi decide di farlo uccidere da Belištikal, capo dei fabbri, ma Inanna interviene in favore di Sargon. Tornato Sargon da Ur-Zababa, il re decide di inviarlo dal re Lugalzaggesi di Uruk, con una tavoletta d'argilla che decretava la morte di Sargon. Il testo si interrompe a questo punto.[13]

Nella Lista reale sumerica sta invece scritto: "In Agade [Akkad], Sargon, il cui padre era un giardiniere, il coppiere di Ur-Zababa, divenne re, il re di Agade, colui che costituì Agade; governò per 56 anni"[14]. Curiosamente, Ur-Zababa e Lugalzaggesi sono posti in sequenza, ad una certa distanza di anni l'uno dall'altro.

Un testo neoassiro (VII secolo a.C.) descrive la sua nascita e l'infanzia:[senza fonte]

« Mia madre fu scambiata alla nascita, mio padre non lo conobbi. I fratelli di mio padre amarono le colline. La mia città è Azupiranu, che è collocata sulle rive dell'Eufrate. La mia madre 'scambiata' mi concepì, in segreto mi partorì. Mi mise in un cesto di giunchi, col bitume ella sigillò il coperchio. Mi gettò nel fiume che si levò su di me. Il fiume mi trasportò e mi portò ad Akki, l'estrattore d'acqua. Akki, l'estrattore d'acqua, mi prese come figlio e mi allevò. Akki, l'estrattore d'acqua, mi nominò suo giardiniere. Mentre ero giardiniere, Ishtar mi garantì il suo amore e per quattro e […] anni esercitai la sovranità. »
(Re 1907, 87-96)

La vittoria su Lugalzaggesi[modifica | modifica wikitesto]

Testa in bronzo di dignitario accadico (forse Sargon o Naram-Sin), conservata al Museo nazionale di Baghdad

Dalle iscrizioni reali risulta che il regno di Sargon conosce una prima fase espansiva in direzione sud, con una spedizione che giunse fino al Mare Inferiore (il Golfo Persico): sconfigge Lugalzaggesi, re di Uruk, e altri re meridionali (a Ur, a E-ninmar, a Umma). Sargon afferma di aver vinto trentaquattro battaglie e sconfitto cinquanta ensi, per poi "lavare" le spade nel Mare Inferiore.[12] Già in questa fase egli si proclama padrone della Mesopotamia, dal Mare Inferiore al Mare Superiore, pur dichiarando l'indipendenza di Mari e dell'Elam. Kish e Nippur ricevono un trattamento speciale: la prima diviene il centro dell'impero, mentre la seconda aveva il compito tradizionale di convalidare l'esercizio della regalità.[12]

Le antiche istituzioni religiose del Sumer, già ben note e emulate dai semiti, furono rispettate; sua figlia Enkheduanna, l'autrice di parecchi inni accadici, fu nominata sacerdotessa di Nanna, la dea della luna di Ur. Egli stesso si fece chiamare "il sacerdote unto di Anu" e "grande ensi di Enlil".

Assestamento del regno[modifica | modifica wikitesto]

In una seconda fase, il regno così costituito cerca di organizzare le proprie relazioni commerciali: la città di Akkad, sull'Eufrate, è dotata di un porto, verso cui affluiscono merci da Dilmun (attuale Bahrein), Magan (attuale Oman) e Melukhkha (nella valle dell'Indo). Al nord i confini del regno non vanno oltre Tuttul, ma le relazioni commerciali giungono fino al Mare Superiore (le foreste di cedri del Libano) e all'Anatolia (le "montagne d'argento", cioè il Tauro e il monte Amano, in Cilicia), passandro per Mari, Ebla e Yarmuta: l'estensione del regno, che la tradizione aveva interpretato nel senso vantato dallo stesso Sargon (dal Mediterraneo al Golfo Persico), è quindi più contenuta.[12]

In Oriente[modifica | modifica wikitesto]

Le fonti antiche riportano di vittorie contro la confederazione elamica (posta nel sudovest dell'altopiano iranico ed egemonizzata da Awan) e contro Barakhshi, che però non comportano conquista. In ogni caso, si pongono le basi per una rivalità con l'Elam che sarà poi tradizionale per regni e imperi mesopotamici per tutta la storia preclassica del Vicino Oriente, una rivalità che è in questa fase sia militare (Bassa Mesopotamia), sia commerciale (Mare Inferiore).[15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Liverani, op. cit., 2009, p. 235.
  2. ^ Lorenzo Nigro, «Legittimazione e consenso: iconologia, religione e politica nelle stele di Sargon di Akkad», in Contributi e materiali di archeologia orientale, VII (1997) - Studi in memoria di Henri Frankfort (1897-1954), a cura di Paolo Matthiae, Università degli studi di Roma "La Sapienza", pp. 351-352.
  3. ^ Pettinato, I Sumeri, 2005/2007, ed. cit., p. 259.
  4. ^ Liverani, op. cit., 2009, pp. 256-257.
  5. ^ Ascalone, Mesopotamia, 2005, p. 26.
  6. ^ Livia Profeti, L'identità umana, L'Asino d'oro edizioni, 2010, p. 89.
  7. ^ Alberto Spadoni, E l'analisi va... Scritti psicoanalitici e memorie, Guaraldi, 2011.
  8. ^ Arnaldo Momigliano, Quarto contributo alla storia degli studi classici e del mondo antico, Ed. di Storia e Letteratura, 1969, p. 196.
  9. ^ Liverani, op. cit., 2009, p. 232.
  10. ^ Liverani, op. cit., 2009, pp. 233-234.
  11. ^ Liverani, op. cit., 2009, p. 217.
  12. ^ a b c d Liverani, op. cit., 2009, p. 234.
  13. ^ Paolo Gentili, Sargon, re senza rivali, Servizio Editoriale Universitario di Pisa, p. 66sgg.
  14. ^ Scheda e traduzione della Lista reale sumerica, da livius.org.
  15. ^ Liverani, op. cit., 2009, pp. 235-236.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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