Impero di Akkad

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Impero accadico
Dati amministrativi
Nome completo Impero di Akkad
Lingue ufficiali accadico
Lingue parlate accadico, sumerico
Capitale Akkad
Politica
Forma di Stato Impero
Forma di governo Monarchia assoluta
Organi deliberativi corte cerimoniale
Nascita 2350 a.C. con Sargon di Akkad
Causa Sottomissione della Mesopotamia
Fine 2200 a.C. ca con Shu-Turul
Causa Invasione dei Gutei
Territorio e popolazione
Bacino geografico Mesopotamia
Territorio originale città di Kish
Economia
Valuta bullae di terracotta
Risorse grano, argilla, ortaggi
Produzioni derrate alimentari, ceramiche, gioielli
Commerci con Elam, Antico Egitto
Esportazioni derrate alimentati, utensili, suppellettili
Importazioni armi, gioielli, beni di lusso, granito
Religione e società
Religioni preminenti religione sumerica
Religione di Stato religione sumerica
Classi sociali nobiltà guerriera, commercianti, contadini
Impero accadico - Mappa
Estensione approssimativa dell'impero accadico ai tempi di Naram-Sin (2254 al 2218 a.C.)
Evoluzione storica
Preceduto da Elam
Succeduto da Impero babilonese, Impero assiro

L'impero di Akkad (o impero accadico) è stato un regno mesopotamico, esistito nella seconda metà del III millennio a.C. Ebbe vita per circa 150 anni (dal 2350 al 2200 a.C. circa[1]). Fondato dall'imporsi di una figura di homo novus, Sargon di Akkad, rappresentante dell'elemento semitico ormai sempre più preponderante in Mesopotamia, e dalle sue iniziali conquiste, diede origine ad una dinastia, detta "accadica", dal nome di una capitale, Akkad, non si sa se di nuova fondazione. Dal nome della capitale prendono il nome anche i cosiddetti "Accadi" (pronuncia: akkàdi[2]), nome con cui si indica la popolazione di origine semitica che abitava Akkad (in questo caso, si intende la parte settentrionale della Bassa Mesopotamia, in opposizione a Sumer, la parte meridionale).[3]

La città di Akkad era probabilmente posta sulla riva sinistra dell'Eufrate (ma il sito, al 2013, non è stato ancora rintracciato, anche se è probabile che possa trattarsi di Tell Mizyad[4]) e, dopo Kish, fu capitale dell'omonimo regno.

L'origine degli Accadi è incerta: la tradizione vuole che provenissero dal deserto arabico, da dove sarebbero giunti in Mesopotamia. Di fatto, la visione di un'"invasione" semitica, con magari Sargon a capeggiarla, è insostenibile: popolazioni semite abitavano la Mesopotamia già nel Proto-Dinastico e non vi giunsero attraverso migrazioni di massa.[5]

L'impero accadico è stato talora definito il primo impero della storia.

La dinastia di Akkad[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elam#La dinastia di Awan e il rapporto con Akkad.

Ecco, schematicamente, i membri della dinastia di Akkad[6] (gli anni sono da intendersi avanti Cristo):

Sono attestati i seguenti sincronismi[6]:

  • Sargon con il re di Umma Lugalzaggesi; con Lukh-ishan e Khishep-ratep II della dinastia di Awan (Elam)
  • Rimush con Kakug di Ur; con Kibaid di Lagash; Zimpa ed Epir-mupi della dinastia di Awan
  • Manishtusu con Eshpum della dinastia di Awan

Storia[modifica | modifica sorgente]

Fondatore del regno fu Sargon (Sharru-Kīn, 2335-2279 a.C.[6]). Egli assoggettò gran parte della Mesopotamia, abbattendo il regno di Lugalzagesi e conquistando le città sumeriche che questi aveva unificato; sconfisse l'Elam e impose le proprie linee commerciali fino alla Siria, all'Anatolia, a Dilmun e Magan, dando vita ad un regno di grande estensione, con una caratteristica struttura "per capisaldi", che evitava pesanti occupazioni territoriali[7]; il nucleo dell'impero era rappresentato dalle regioni di Akkad e Sumer, con confini a nord nei pressi della città di Akkad - posta probabilmente nei pressi di Kish - e a sud sulla costa del Mare Inferiore, cioè il Golfo Persico. Le città venivano governate da ensi ("re", "governatori") locali, vincolati al gradimento regio ma in parte autonomi: tali ensi, a differenza di quelli della Terza dinastia di Ur, non vanno intesi come governatori; si tratta, piuttosto, di veri e propri dinasti, comunque sottomessi alla dirigenza della capitale (che sarà, in una prima fase, subito dopo le conquiste sargonidi, Kish, poi Akkad, forse città di nuova fondazione).[8]

Autonominatosi "ensi di Enlil", volendo dimostrare il suo rispetto per le tradizioni sumeriche, creò il primo organismo multietnico della Storia, in quanto il suo dominio teneva insieme le città-stato sumeriche del sud e l'elemento semita, ora politicamente (e soprattutto quantitativamente) predominante: anche se l'impero si estendeva effettivamente solo sulla Mesopotamia, aveva importanti relazioni commerciali verso la periferia. Non solo: l'elemento sumerico era linguisticamente isolato, mentre gli Accadi erano imparentati con l'elemento semita. Ciò significò, nel lungo periodo, l'isolamento e la progressiva scomparsa del primo, con gli Accadi maggiormente in grado di assorbire nuovi inserimenti.

Successore di Sargon fu il figlio Rimush (o Rimuš), che regnò dal 2278 al 2270 a.C.[6] e dovette affrontare numerose ribellioni[9]. Fu infine assassinato, probabilmente dai sostenitori di suo fratello maggiore[senza fonte], Manishtushu, che assunse poco dopo il potere e regnò dal 2269 al 2255 a.C.[6]

Manishtushu (il cui nome significa "Chi è con lui?") era un altro figlio di Sargon e fu padre del successivo re, Naram-Sin. Succedette al fratello, probabilmente gemello[senza fonte], Rimush (il cui nome significa "Suo dono", "Suo amato"), a seguito di una congiura di palazzo. Con una spedizione attraverso il Mare Inferiore, battagliò contro Anshan e Shirikhum (sud-est dell'Elam), evidentemente a difesa di interessi commerciali nell'altopiano iranico. Quest'ultima spedizione è stata confermata dal ritrovamento di "tombe" di circa 180 uomini che sono stati uccisi in modo violento e poi però sepolti in modo ordinato.[senza fonte] Egli abbandonò il titolo di "Re di Akkad" e di lugal-kalam-ma, "Re del paese" (Sumer), e prese il nome di lugal-kiš, da interpretare come "re della totalità" e non re della città di Kiš.[senza fonte]

Trattato di alleanza tra Naram-Sin e Khita (?), un principe di Awan (lingua elamita trascritta in cuneiforme; argilla; 2250 a.C. ca.; Museo del Louvre)

Naram-Sin, figlio di Manishtushu, fu il quarto re di Akkad: regnò dal 2254 al 2218 a.C.[6]. È, dopo Sargon, l'altra figura di grande rilievo della dinastia accadica[9]: accentuò fortemente il carattere divino del proprio potere, e infatti si fece proclamare "dio della sua terra"[10]. Sotto Naram-Sin, il regno accadico appare al suo apogeo[9]. In una prima fase, la linea di espansione è quella di nord-ovest (Subartu); successivamente deve aver distrutto Ebla e Armanum[11]. Naram-Sin poté quindi, a quanto sembra, realizzare il sogno di un regno che davvero si estendesse dal Mediterraneo al Golfo Persico[9]. Costruì un centro amministrativo a Nagar e Ninive[senza fonte].

Shar-Kali-Sharri, figlio di Naram-Sin, fu il quinto re di Akkad: regnò per 25 anni, dal 2217 al 2193 a.C. circa[6]. Fu l'ultimo discendente di Sargon sul trono di Akkad. Al regno di Shar-Kali-Sharri seguì un periodo di anarchia (2192-2190[6]), durante il quale governarono contemporaneamente quattro sovrani: Nanum (o Nanium), Igigi, Imi ed Elulu. Dopo questo periodo di anarchia, il re Dudu ascese al potere e regnò dal 2189 al 2169 a.C. circa[6].

Ultimo re di Akkad dal 2168 al 2154 fu Shu-Turul (o Šu-Turul)[6]. A causa della vastità del suo territorio, Shu-Turul dovette affrontare numerose ribellioni e verso la fine del suo regno, nel 2172, subì l'invasione dei Gutei, popolazione proveniente dall'Iran Occidentale, che provocò il definitivo tramonto della dinastia accadica.

Nonostante il crollo del regno, l'accadico - la lingua semitica degli Accadi - sopravvisse, accanto al sumerico, come lingua scritta e notarile, nonché lingua liturgica.

Struttura e ideologia imperiale[modifica | modifica sorgente]

L'impero accadico rappresenta un tentativo certamente inedito di controllare un territorio vasto ed ecologicamente diversificato, ma soprattutto ricco di lingue, di strutture politiche, di popoli diversi. Fu proprio questa caratteristica eterogeneità dell'impero a significarne, in ultima analisi, la debolezza di fondo.[7]

L'impero si formò innanzitutto per iniziativa militare.[7] Il re stesso, rispetto alla tipica regalità sumera, puntata sulla figura del sapiente amministratore, acquista una nuova tipica caratteristica, quella della forza, del valore.[10] I contrasti fra le città sumere erano ricompresi come contrasti tra le diverse divinità cittadine, mentre qui è l'eroismo che diventa il filo conduttore delle dinamiche politiche. È possibile che questa nuova ideologia della forza sia di ambiente settentrionale: quel che è certo è che produsse un certo imbarazzo al sud, con le città sumere tese a ravvisarvi elementi di un'empia sfrontatezza. Ciò deve essere stato particolarmente vero in occasione della decisione di Naram-Sin di proclamarsi "dio della sua terra", con la quale il dinasta accadico si affianca alle divinità del pantheon mesopotamico pur senza ambire a sostituirli.[10] In questa autodivinizzazione fu forse preceduto da Sargon[12]. L'opzione di Naram-Sin avrà probabilmente avuto un ruolo significativo nella successiva caratterizzazione di questo re in senso negativo, come "re empio", mentre il ciclo epico di Gilgamesh affronterà direttamente la questione del rapporto tra umanità (mortalità) e divinità del re. Pur rinunciando all'elemento eroico, la scelta di una propaganda del culto del monarca verrà ripresa anche nel meridione sumerico.[10]

La gestione dell'impero vede un nucleo ridotto a conduzione diretta (dalla zona immediatamente a nord della capitale al Golfo Persico) e una periferia. In particolare, le città-stato vengono governate da ensi locali, che non sono personalità amministrative diretta emanazione del centro (come sarà poi per Ur III), ma membri di dinastie cittadine, anche se ensi di nomina regia non saranno probabilmente mancati.[10] L'opera di conquista militare si completa con un'opera di colonizzazione agricola: la conduzione templare di tradizione sumerica viene erosa nel meridione nel segno della centralizzazione, anche attraverso l'utilizzo dei prigionieri di guerra[13].

Società[modifica | modifica sorgente]

L'unificazione territoriale portò ad un significativo sviluppo dei traffici e all’apertura di nuove rotte commerciali terrestri e marittime

Con Sargon e i suoi successori si diffuse una nuova concezione della regalità, adesso ispirata divinamente: il sovrano viene descritto per la prima volta come l'incarnazione di un dio, venuto sulla Terra per guidare il suo popolo alla grandezza. Si credeva inoltre che il sovrano fosse affiancato in questo suo compito dalle altre antiche divinità accadiche.

Religione[modifica | modifica sorgente]

La religione accadica appartiene al ceppo delle religioni semitiche dell'Asia Minore. Essa era infatti la religione della più antica popolazione semitica della Bassa Mesopotamia, stabilitasi a nord dei Sumeri.

Fra le divinità accadiche la più importante era Ishtar (Inanna in lingua sumera), dea della terra e delle fecondità, dell'amore e della guerra, come pure della stella della sera, cioè del pianeta Venere. Il racconto della discesa di Ishtar agli inferi, nel "regno senza ritorno", che ci è giunto in molte varianti, è una celebrazione cosmologica ed escatologica di questa divinità.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Liverani, op. cit., 2009, p. 24.
  2. ^ DOP.
  3. ^ Scheda sugli Accadi, in treccani.it.
  4. ^ Liverani, op. cit., 2009, p. 244.
  5. ^ Liverani, op. cit., 2009, p. 246.
  6. ^ a b c d e f g h i j Liverani, op. cit., 2009, p. 235.
  7. ^ a b c Liverani, op. cit., 2009, p. 241.
  8. ^ Liverani, op. cit., 2009, p. 242.
  9. ^ a b c d Liverani, op. cit., 2009, p. 236.
  10. ^ a b c d e Liverani, op. cit., 2009, p. 242.
  11. ^ Liverani, op. cit., 2009, p. 240.
  12. ^ Sebbene non sia direttamente provato (ma così riportano fonti successive, non a lui contemporanee), Sargon avrebbe a un certo punto assunto il titolo di "re delle quattro parti", cioè re dell'intero mondo conosciuto, il che, nel giudizio di Henri Frankfort, comportò un deciso cambio di strategia propagandistica, con la cosciente assunzione di implicazioni religiose, attestate, come sottolinea Lorenzo Nigro, anche sul piano dell'arte figurativa "di Stato". Tale titolo, infatti, fino ad allora era stato attribuito solo a divinità come Anu, Enlil e Shamash. Cfr. Lorenzo Nigro, «Legittimazione e consenso: iconologia, religione e politica nelle stele di Sargon di Akkad», in Contributi e materiali di archeologia orientale, VII (1997) - Studi in memoria di Henri Frankfort (1897-1954), a cura di Paolo Matthiae, Università degli studi di Roma "La Sapienza", pp. 351-352.
  13. ^ Liverani, op. cit., 2009, p. 243.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]