Salah Jadid

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Ṣalāḥ Jadīd

Ṣalāḥ Jadīd (in arabo: صلاح جديد; 19261993) è stato un generale e politico siriano e un importante esponente del partito Ba'th. È stato capo del governo siriano dal 1966 al 1970.

Una volta giunto al potere, Jadīd espulse dalla Siria i fondatori del partito BaʿthMichel Aflaq e Salah al-Din al-Bitar – e allineò la politica estera siriana a quella del blocco sovietico. Jadīd s'impegnò nell'attuazione di una politica socialista e attuò diverse riforme, tra cui quella agraria, ma la sua popolarità precipitò bruscamente a seguito della disfatta siriana nella guerra dei Sei Giorni e la perdita deglui altopiani del Golan da parte delle forze israeliane.

Nel 1970, in occasione delle repressione attuata dalle forze armate giordane nel cosiddetto "Settembre Nero" contro l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), Jadid aiutò una parte dei membri dell'OLP a rifugiarsi in Siria ma non fu sostenuto dal suo ministro della Difesa, il generale alauita ba'thista Hafiz al-Asad, che assunse i pieni poteri con un colpo di Stato militare e fece arrestare Jadid e il presidente della Repubblica, Nur al-Din al-Atassi.

Salah Jadid trascorse ventitré anni in prigione, senza aver subito alcun processo e senza essere stato riconosciuto colpevole di alcun reato e morì il 19 agosto del 1993 per un attacco cardiaco in un ospedale di Damasco, dove era stato trasferito appena il giorno prima dal famigerato carcere di Mezzeh;[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Salah Jadid, 63, Leader of Syria Deposed and Imprisoned by Assad", su The New York Times, 24 agosto 1993. Salah Jadid, 63, Leader of Syria Deposed and Imprisoned by Assad - New York Times