Bashar al-Asad

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Bashar al-Asad foto ufficiale

Bashar al-Asad (arabo:بشار الأسد, Bashār al-Asad ; Damasco11 settembre 1965) è un politico siriano, è l'attuale presidente della Siria e successore del padre Hafiz al-Asad.


Senza tenere in alcun conto gli ideali del partito Ba'th al quale teoricamente apparteneva, Hafiz al-Asad attentamente programmò la sua successione alla carica presidenziale ricercandola all'interno della sua famiglia e del suo gruppo religioso Alawita. Dal momento che il figlio Bashar studiava oftalmologia a Londra e che sembrava mostrare scarso interesse per la vita politica, il padre destinò senz'altro a succedergli l'altro figlio, fratello maggiore di Bashar, Basil al-Asad.

Quando Basil però morì in un incidente d'auto nel 1994, Bashar si ritrovò ad essere il nuovo successore di suo padre e, quando l'anziano genitore morì nel 2000, Bashar ereditò la presidenza anche se la legge stabiliva un'età minima di 35 anni per la carica.

È considerato un presidente con poca esperienza politica e alcuni osservatori lo accusano di essere manovrato da appartenenti alla vecchia cerchia di collaboratori del padre, anche se Bashar al-Asad ha promesso riforme economiche e politiche sin dalla sua ascesa al potere.

Ciò non ha evitato alla Siria di essere inclusa dagli USA tra i cosiddetti "Stati canaglia" che sono visti come alleati dei movimenti anti-occidentali e anti-sionisti per il fatto di mettere in discussione e contrastare le strategia teoriche e pratiche degli USA e d'Israele per quanto riguarda la politica mediorientale. Nonostante le relazioni tese con Israele, Bashar al-Asad ha invitato lo Stato ebraico a una ripresa delle conferenze di pace sulla questione delle Alture del Golan occupato ma l'aver anche appoggiato Saddam Hussein prima dell'invasione dell'Iraq nel 2003 lo ha bollato come personaggio ambiguo (al pari del padre) nel panorama politico arabo.

La medesima ambiguità sembra caratterizzare anche la vicenda che ha portato il 14 febbraio del 2005 all'assassinio dell'ex-Primo Ministro libanese Rafiq Hariri a Beirut, a seguito di un attentato dinamitardo che distrusse l'autovettura su cui viaggiava.

L'avvio dell'inchiesta ha messo in luce un intreccio d'interessi politici nel quale è stato coinvolto un parente stretto dello stesso Presidente siriano. Le pressioni di una parte dei libanesi e le minacce degli USA hanno indotto dal 24 aprile 2005 la Siria a far rientrare in patria le proprie forze armate che stazionavano nella valle libanese della Beqā‘ fin dall'ottobre 1976, anno in cui, sotto il nome di FAD (Forza Araba di Dissuasione) e su esplicito invito dalla Lega degli Stati Arabi riunita a Riyād, alla Siria fu chiesto di intervenire militarmente in Libano per metter fine a una lunga e irrefrenabile guerra civile.

[modifica] Politica

Ha attuato delle politiche, sia interne sia estere, molto controverse, a causa dell'appartenenza al gruppo religioso siriano, assolutamente minoritario, degli Alawiti, innalzati al potere e a varie forme di privilegio da Hafiz al-Asad. Bashar è quindi malvisto dalla maggioranza sunnita del paese che già s'era ribellata nella cittadina di Hama nel settembre del 1982, e in misura non meglio chiaribile è senza dubbio giudicato negativamente dagli ambienti legati ai Fratelli Musulmani, tanto che nell'incendio della rappresentanza consolare a Damasco della Danimarca a seguito della pubblicazione nel 2005 di alcune vignette satiriche nel quale era talora tratteggiata la figura del profeta Muhammad qualcuno ha immaginato vi fosse una responsabilità non tanto governativa quanto della Fratellanza, desiderosa ancora una volta di mettere in difficoltà il regime agli occhi degli Stati Uniti e dell'Unione Europea.

La Siria, paese non precisamente petrolifero e con un'economia non particolarmente forte, rappresenta la punta più avanzata anti-israeliana nell'area della cosiddetta "Mezzaluna Fertile" (Palestina, Giordania, Libano, Siria) e da sempre reclama la restituzione dei suoi territori occupati da Israele in seguito alla guerra del giugno 1967. È per questo che la Siria da sempre ospita i movimenti più accesamente anti-israeliani, dall'ormai non più esistente organizzazione palestinese di resistenza al-Sā'iqa (La folgore) alla più recente organizzazione palestinese Ḥamās, qualificata come terrorista sia dagli USA sia dall'Unione Europea.

La Siria è in rotta di collisione con i paesi filo-americani e filo-israeliani (al cui interno si può peraltro includere la maggioranza dei paesi arabi) sui seguenti punti:

  • il sostegno politico ed economico, come pure di armamenti, al partito libanese degli Hezbollah;
  • la protezione e il sostegno del movimento palestinese Ḥamās, il cui maggior rappresentante vive in Siria;
  • l'inflessibile ostilità mostrata verso Israele, Stato col quale la Siria non ha mai voluto concludere alcuna pace fin dal 1948, reclamando la preventiva restituzione di quanto delle alture siriane del Golan e della cittadina di Qunaytra è ancora in mano israeliana dopo la guerra del 1967, oltre a un'adeguata soluzione del problema palestinese, ivi compreso il ritorno dei suoi profughi nelle loro proprietà, inglobate senza alcuna indennità dallo Stato di Israele a seguito dei vari conflitti arabo-israeliani intercorsi.
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