Bashar al-Asad

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Bashār al-Asad
بشار الأسد
Ritratto presidenziale ufficiale

Ritratto presidenziale ufficiale


Presidente della Siria
In carica
Inizio mandato 17 luglio 2000
Predecessore Abd al-Halim Khaddam (ad interim)

Dati generali
Partito politico Ba'th

Bashar al-Asad (arabo: بشار الأسد, Bashār al-Asad; Damasco, 11 settembre 1965) è un politico siriano, attuale presidente della Siria e successore del padre Hafiz al-Asad.

Indice

[modifica] Ascesa al potere

Senza tenere in alcun conto gli ideali del partito Ba'th al quale teoricamente apparteneva, Hafiz al-Asad attentamente programmò la sua successione alla carica presidenziale ricercandola all'interno della sua famiglia e del suo gruppo religioso alauita. Dal momento che il figlio Bashār studiava oftalmologia a Londra e che sembrava mostrare scarso interesse per la vita politica, il padre destinò a succedergli l'altro figlio, fratello maggiore di Bashār, Bāsil al-Asad.

Quando Bāsil però morì in un incidente d'auto nel 1994, Bashār si ritrovò ad essere il nuovo successore designato da parte di suo padre e, quando l'anziano genitore morì nel 2000, Bashār ereditò la presidenza anche se la legge stabiliva un'età minima di 35 anni per assumere la carica.

Diventato presidente senza avere alcuna esperienza politica, secondo alcuni osservatori sarebbe manovrato da appartenenti alla vecchia cerchia di collaboratori del padre, anche se Bashār al-Asad ha promesso riforme economiche e politiche sin dalla sua ascesa al potere.

Ciò non ha evitato alla Siria di essere inclusa dagli USA tra i cosiddetti "Stati canaglia", paesi cioè considerati pregiudizialmente anti-occidentali e anti-sionisti, assolutamente decisi nel contrastare le strategie degli USA e d'Israele per quanto riguarda la politica vicino-orientale, e sovente complici, o addirittura mandanti, di operazioni terroristiche organizzate contro quei due paesi.

Nonostante le relazioni tese con Israele, Bashār al-Asad ha invitato lo Stato ebraico a una ripresa delle conferenze di pace sulla questione delle Alture del Golan occupate ma l'aver anche appoggiato Saddam Hussein prima dell'invasione dell'Iraq nel 2003 lo ha fatto bollare come personaggio ambiguo (al pari del padre) nel panorama politico arabo.

La medesima ambiguità sembra caratterizzare anche la vicenda che ha portato il 14 febbraio del 2005 all'assassinio dell'ex-Primo Ministro libanese Rafiq Hariri a Beirut, a seguito di un attentato dinamitardo che distrusse l'autovettura su cui viaggiava.

L'avvio dell'inchiesta ha messo in luce un intreccio d'interessi politici nel quale è stato coinvolto un parente stretto dello stesso Presidente siriano. Le pressioni di una parte dei libanesi e le minacce degli USA hanno indotto dal 24 aprile 2005 la Siria a far rientrare in patria le proprie forze armate che stazionavano nella valle libanese della Beqāʿ fin dall'ottobre 1976, anno in cui, sotto il nome di FAD (Forza Araba di Dissuasione) e su esplicito invito dalla Lega Araba riunita a Riyād, alla Siria fu chiesto di intervenire militarmente in Libano per metter fine a una lunga e irrefrenabile guerra civile.

[modifica] Condotta politica

Sia in politica estera che interna ha attuato provvedimenti controversi, a causa dell'appartenenza al gruppo religioso siriano, assolutamente minoritario, degli Alauiti, innalzati al potere e a varie forme di privilegio da Ḥāfiẓ al-Asad. Bashār è quindi malvisto dalla maggioranza sunnita del paese che già s'era ribellata nella cittadina di Hama nel settembre del 1982, e in misura non meglio chiaribile è senza dubbio giudicato negativamente dagli ambienti legati ai Fratelli musulmani, tanto che, nell'incendio della rappresentanza consolare a Damasco della Danimarca a seguito della pubblicazione nel 2005 di alcune vignette satiriche nel quale era talora tratteggiata la figura del profeta Muhammad, qualcuno ha immaginato vi fosse una responsabilità non tanto governativa quanto della Fratellanza, desiderosa ancora una volta di mettere in difficoltà il regime agli occhi degli Stati Uniti e dell'Unione Europea.

La Siria, paese non precisamente petrolifero e con un'economia non particolarmente forte, rappresenta la punta più avanzata anti-israeliana nell'area della cosiddetta "Mezzaluna Fertile" (Palestina, Giordania, Libano, Siria) e da sempre reclama la restituzione dei suoi territori occupati da Israele in seguito alla guerra del giugno 1967. È per questo che la Siria da sempre ospita i movimenti più accesamente anti-israeliani, dall'ormai non più esistente organizzazione palestinese di resistenza al-Sāʾiqa (La folgore) alla più recente organizzazione palestinese Ḥamās, qualificata come terrorista sia dagli Stati Uniti sia dall'Unione Europea.

Bashār al-Asad è in rotta di collisione con le leadership dei paesi filo-americani e filo-israeliani sui seguenti punti:

  • il sostegno politico ed economico, come pure di armamenti, al partito libanese degli Hezbollah;
  • la protezione e il sostegno del movimento palestinese Ḥamās, il cui maggior rappresentante vive in Siria;
  • l'inflessibile ostilità mostrata verso Israele, Stato col quale la Siria non ha mai voluto concludere alcuna pace fin dal 1948, reclamando la preventiva restituzione di quanto delle alture siriane del Golan e della cittadina di Qunaytra è ancora in mano israeliana dopo la guerra del 1967, oltre a un'adeguata soluzione del problema palestinese, ivi compreso il ritorno dei suoi profughi nelle loro proprietà, inglobate senza alcuna indennità da Israele a seguito dei vari conflitti arabo-israeliani intercorsi.

Tutti questi punti, tuttavia, gli hanno donato fino al 2011 una grandissima popolarità presso le opinioni pubbliche di quegli stessi governi che si comportano diversamente, oltre ad averlo messo in sintonia con le posizioni dell'Iran, paese la cui influenza regionale sta crescendo vertiginosamente grazie agli sviluppi politici in Iraq e Libano.

[modifica] Rivolte del 2011

Nella prima metà del 2011, a seguito della cosiddetta Primavera Araba, anche la Siria viene coinvolta in manifestazioni contro il governo di al-Asad. Le proteste, iniziate nel Sud, al confine con Israele, si sono espanse lentamente in tutto il Paese, fino alla capitale. A giugno 2011 le proteste sembrano attenuarsi in seguito a scontri cruenti con lo Stato siriano, e diversi esponenti riparano in Turchia, con grande preoccupazione del premier turco Erdoğan. I gruppi per i diritti umani parlano di 1.300 vittime tra i manifestanti e 300 tra le forze dello Stato Siriano[1].Attualmente le vittime sono salite a circa 4500 morti di cui 3800 civili e 2000 militari.

[modifica] Vita privata

Il leader siriano è sempre stato piuttosto schivo e della sua vita privata si hanno poche notizie. È alto 1,89 m, parla fluentemente inglese e francese e ama praticare il nuoto, navigare in internet e ascoltare musica. È sposato con una donna di fede sunnita, Asmāʾ al-Akhras ed ha tre figli.

[modifica] Onorificenze

[modifica] Onorificenze siriane

Gran Maestro dell'Ordine al Merito Civile - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine al Merito Civile

[modifica] Onorificenze straniere

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica.»
— 11 marzo 2010[1]
Gran Collare dell'Ordine del Liberatore - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine del Liberatore

[modifica] Note

  1. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

[modifica] Bibliografia

  • Volker Perthes, Syria under Bashar Al-Asad: Modernisation and the Limits of Change, Oxford University Press, 2004. ISBN 0-19-856750-2 (Adelphi Papers no 366).
  • David W. Lesch, The New Lion of Damascus: Bashar al-Asad and Modern Syria, Yale University Press, 2005, ISBN 978-0-300-10991-7.

[modifica] Altri progetti

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