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Bashar al-Assad

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Baššār Ḥāfiẓ al-Asad
بشار حافظ الأسد
Bashar al-Assad (cropped).jpg

Siria Presidente della Siria
In carica
Inizio mandato 17 luglio 2000
Predecessore ʿAbd al-Ḥalīm Khaddām (ad interim)

Segretario del Partito Ba'th (Filo-siriano)
In carica
Inizio mandato 24 giugno 2000
Predecessore Ḥāfiẓ al-Asad

Dati generali
Partito politico Baʿth (sezione siriana)
Alma mater Università di Damasco

Baššar Hafiz al-Asad, in arabo: بشار حافظ الأسد, Baššār Ḥāfiẓ al-Asad, pronuncia /baʃˈʃaːɾ ˈħɑːfɪzˁ alˈʔasad/[1] ascolta[?·info], (Damasco, 11 settembre 1965), è un politico siriano, leader assoluto della Siria dal 2000 e successore del padre Hafiz al-Asad.

Di fede alawita (un gruppo religioso musulmano sciita relativamente diffuso tra Libano e Siria costiera), controlla tuttavia un paese in larga maggioranza sunnita.

Gioventù e studi[modifica | modifica wikitesto]

Baššār al-Asad è nato a Damasco, l'11 settembre 1965, figlio di Anīsa Makhlūf e Ḥāfiẓ al-Asad. Il padre, nato in una famiglia povera all'interno del gruppo religioso minoritario alauita, scalò i ranghi del Partito Baʿth fino a prendere il controllo del ramo siriano del partito nella cosiddetta "rivoluzione correttiva" del 1970, che si concluse con la sua ascesa alla presidenza siriana. Il suo cognome in arabo significa "leone".

A differenza dei suoi fratelli, Bāsil e Māher, e la sorella, Bushra, Baššār era tranquillo e riservato e si dice che lui non avesse interesse per la politica o per la carriera militare; ha ricevuto la sua istruzione primaria e secondaria nella scuola Arabo-Francese al-Hūrriyya a Damasco. Nel 1982, si è diplomato alla scuola superiore e ha continuato a studiare medicina presso l'Università di Damasco. Nel 1988, Asad si è laureato in medicina e quattro anni più tardi si trasferì nel Regno Unito per iniziare la formazione post-laurea in oculistica presso il Western Eye Hospital di Londra. Baššār all'epoca aveva poche aspirazioni politiche. Il padre destinò a succedergli l'altro figlio, fratello maggiore di Baššār, Bāsil al-Asad. Quando Bāsil però morì in un incidente d'auto nel 1994, Baššār fu richiamato in patria per servire nelle fila dell'Esercito Siriano.

Ascesa al potere[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di parte della famiglia Asad. (Da sinistra a destra), in basso Ḥāfiẓ al-Asad con sua moglie Anīsa Makhlūf. In alto Māher, Baššār, Bāsil, Majid e sua figlia Bushra Asad.

Senza tenere in alcun conto gli ideali del partito Baʿth al quale teoricamente apparteneva, Ḥāfiẓ al-Asad programmò attentamente la sua successione alla carica presidenziale ricercandola all'interno della sua famiglia e del suo gruppo religioso alauita. Poco dopo la morte di Bāsil, Ḥāfiẓ al-Asad prese la decisione di designare Baššār come nuovo erede. Nel corso dei successivi sei anni e mezzo, fino alla sua morte nel 2000, Ḥāfiẓ sottopose Baššār a un intenso addestramento militare e politico.

Per stabilire le sue credenziali in campo militare, Baššār entrò nel 1994 all'accademia militare di Homs, a nord di Damasco, dove scalò i ranghi militari fino a diventare colonnello nel gennaio 1999.[2][3] Parallelamente, venne impegnato negli affari pubblici e divenne consigliere politico di suo padre, conducendo anche una campagna contro la corruzione.

Nel 1998, Baššār ha diretto gli interessi siriani in Libano, che fin dal 1970 erano gestiti dal vice presidente ʿAbd al-Ḥalīm Khaddām, uno dei pochi funzionari sunniti al governo di Asad, che costituiva fino ad allora un potenziale concorrente per la presidenza. Assumendosi l'incarico della supervisione degli affari siriani in Libano, Baššār poté spingere Khaddām da parte e stabilire la propria base di potere in Libano. In quello stesso anno, previa consultazione minore con politici libanesi, Baššār installò Émile Lahoud, suo fedelissimo, come Presidente del Libano spingendo così da parte il Primo Ministro Rafīq Ḥarīrī.

Presidenza: 2000-oggi[modifica | modifica wikitesto]

Quando l'anziano Ḥāfiẓ al-Asad, gravemente malato di cuore, morì nel 2000, Baššār, appena trentaquattrenne, ereditò la presidenza violando di circa due mesi la legge che stabiliva un'età minima di 35 anni per assumere la carica. Diventato presidente senza avere alcuna esperienza politica, secondo alcuni osservatori sarebbe manovrato da appartenenti alla vecchia cerchia di collaboratori del padre, anche se Baššār al-Asad ha promesso riforme economiche e politiche sin dalla sua ascesa al potere.

Politica interna[modifica | modifica wikitesto]

In politica interna ha attuato provvedimenti controversi, a causa dell'appartenenza al gruppo etnico-religioso, assolutamente minoritario in Siria, degli Alawiti, innalzati al potere e a varie forme di privilegio da suo padre Ḥāfiẓ al-Asad. Baššār è quindi malvisto dalla maggioranza sunnita del Paese, che già nel settembre del 1982 si era ribellata nella cittadina di Hama. In termini più difficili da definire, Baššār al-Asad è malvisto anche dagli ambienti legati ai Fratelli musulmani, tanto che, nell'incendio della rappresentanza consolare a Damasco della Danimarca a seguito della pubblicazione nel 2005 di alcune vignette satiriche nel quale era talora tratteggiata la figura di Maometto, qualcuno ha immaginato vi fosse una responsabilità non tanto del governo siriano, quanto dei Fratelli Musulmani, desiderosi di mettere in difficoltà il regime agli occhi degli Stati Uniti d'America e dell'Unione europea.

Cartellone con il ritratto di Asad e la scritta 'Dio protegga la Siria' nella città vecchia di Damasco nel 2006

Pur proclamandosi fedele ai dogmi del socialismo panarabo (non mettendo mai in discussione il ruolo egemone del Baʿth e le leggi di emergenza), Baššār avviò all'inizio del suo mandato un cauto processo di riforme politiche. Tuttavia, forse consapevole del rischio della perdita del sostegno dei gangli vitali del sistema fondato dal padre, già nel 2001 lanciò una rapida campagna di repressione, migliaia vennero arrestati o finirono in esilio, mettendo bruscamente fine a quella che era stata battezzata la “Primavera di Damasco”.[4][5]

La prima sfida per il nuovo presidente fu l'indipendentismo curdo. Infatti nel 2004 scoppiarono una serie di rivolte nel nord della Siria. La più grave nella cittadina di Kamichlié, quando durante una partita di calcio, alcune persone cominciano a sventolare bandiere curde. La protesta dilagò al di fuori dello stadio sfociando in scontri anche con la comunità araba, per i quali la polizia reagì causando almeno 30 morti tra i Curdi e riprendendo così il controllo della città.[6] L'evento divenne noto come il "massacro di Kamichlié".

Nel 2007 un referendum, che chiedeva la riconferma di Baššār al-Asad come leader dello Stato siriano, ottenne il 97.62% di voti favorevoli. D'altra parte, Asad era l'unico candidato e il voto era obbligatorio.[7]

Relazioni con l'estero[modifica | modifica wikitesto]

Asad con il Primo ministro della Russia (allora presidente) Dmitry Medvedev nel 2010.

Il fatto che Asad avesse varato alcune riforme economiche nel segno di una progressiva, seppur cauta, liberalizzazione dell'economia nazionale, non ha evitato alla Siria di essere inclusa dagli USA tra i cosiddetti "Stati canaglia": una definizione assai controversa con la quale gli USA indicavano quei paesi - come la Corea del Nord, Cuba, l'Iraq di Saddam Husayn, l'Iran degli Ayatollah e la Libia di Mu'ammar Gheddafi[8] - considerati una minaccia per la pace mondiale, distintisi per una forma di governo autoritaria che violava gravemente i diritti umani, che in qualche modo sponsorizzavano il terrorismo e che addirittura organizzavano operazioni terroristiche, in particolare contro gli Stati Uniti e Israele.

Nonostante le relazioni tese con Israele, Baššār al-Asad ha dichiarato di auspicare una ripresa delle trattative con lo Stato ebraico sulla questione delle Alture del Golan occupate; tuttavia, il suo appoggio a Ṣaddām Ḥusayn prima dell'invasione americana dell'Iraq nel 2003 lo ha fatto bollare come personaggio ambiguo (al pari del padre) nel panorama politico arabo.[9]

La medesima ambiguità sembra caratterizzare anche la vicenda che ha portato il 14 febbraio del 2005 all'assassinio di Rafīq Ḥarīrī a Beirut, a seguito di un attentato dinamitardo che distrusse l'autovettura su cui viaggiava. L'avvio dell'inchiesta ha messo in luce un intreccio d'interessi politici nel quale è stato coinvolto un parente stretto dello stesso Presidente siriano. Le pressioni di una parte dei libanesi e le minacce degli USA hanno indotto dal 24 aprile 2005 la Siria a far rientrare in patria le proprie forze armate che stazionavano nella valle libanese della Beqāʿ fin dall'ottobre 1976, anno in cui, sotto il nome di FAD (Forza Araba di Dissuasione) e su esplicito invito dalla Lega Araba riunita a Riyāḍ, alla Siria era stato chiesto di intervenire militarmente in Libano per metter fine a una lunga e irrefrenabile guerra civile.[10][11]

Baššār al-Asad indossa il Gran Collare dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud, conferitogli dall'allora presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva (a destra), 30 giugno 2010.

La Siria, paese non precisamente petrolifero e con un'economia non particolarmente forte, rappresenta la punta più avanzata della politica anti-israeliana nel Vicino Oriente (soprattutto dopo che Egitto e Giordania hanno avviato un processo di normalizzazione delle loro relazioni con lo Stato ebraico), e da sempre reclama la restituzione dei territori occupati da Israele in seguito alla sconfitta araba nella Guerra dei sei giorni.[12] È per questo che la Siria da sempre offre ospitalità ai movimenti più violentemente anti-israeliani, dall'ormai non più esistente organizzazione palestinese di resistenza al-Sāʾiqa (La folgore), alla più recente organizzazione Ḥamās, qualificata come terrorista sia dagli Stati Uniti sia dall'Unione europea.

Baššār al-Asad si ritrova quindi in rotta di collisione con gli Stati filo-americani e filo-israeliani, in particolare sui seguenti punti:

  • il sostegno politico ed economico, come pure di armamenti, al partito libanese dello Ḥezbollāh;
  • la protezione e il sostegno del movimento palestinese Ḥamās, il cui maggior rappresentante vive in Siria;
  • l'inflessibile ostilità mostrata verso Israele, Stato col quale la Siria non ha mai voluto concludere alcuna pace fin dal 1948, reclamando la preventiva restituzione di quanto delle alture siriane del Golan e della città fantasma di Quneyṭra è ancora in mano israeliana dopo la guerra del 1967, oltre a una soluzione del problema palestinese che comporti anche il ritorno in Israele dei discendenti dei profughi fuggiti o espulsi durante i vari conflitti intercorsi.

Questa condotta politica ha procurato ad al-Asad, almeno fino al 2011, una grandissima popolarità tra le popolazioni del mondo arabo (che generalmente non gli hanno mai obiettato nulla a proposito della sistematica violazione dei diritti della popolazione siriana), oltre a creare una forte sintonia con il regime dell'Iran, Paese la cui influenza in Vicino Oriente è cresciuta dopo il crollo del regime iracheno e la perdurante instabilità del Libano.

Guerra civile[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra civile siriana.
Manifestazione pro-Asad a Latakia

Nella prima metà del 2011, a seguito della cosiddetta Primavera Araba, anche la Siria venne coinvolta in manifestazioni contro il governo di Baššār al-Asad, con l'obiettivo di spingerlo alle dimissioni. Le proteste, iniziate il 15 marzo 2011 con le prime dimostrazioni pubbliche, si sono sviluppate in rivolte su scala nazionale, per poi divenire guerra civile nel 2012.

A causa della posizione strategica della Siria, i suoi legami internazionali e del perdurare della guerra civile, la crisi ha coinvolto i paesi confinanti e l'intera comunità internazionale. Per via dell'appartenenza degli organi dirigenti del Partito Ba'th e dello stesso presidente alla comunità religiosa alawita, una branca dello sciismo, l'Iran e l'Hezbollah libanese sono intervenuti a protezione del governo siriano, inviando combattenti al fianco dell'esercito regolare.[13] Il fronte dei ribelli è invece sostenuto dalla Turchia e soprattutto dai Paesi sunniti del Golfo, che mirano a contrastare la presenza sciita in Medio Oriente.[14][15][16] In ambito ONU si è verificata una profonda spaccatura tra Stati Uniti, Francia e Regno Unito che hanno espresso sostegno ai ribelli e Cina e Russia che invece sostengono Baššār al-Asad sia in ambito diplomatico che militare.[17][18] Il 3 giugno 2012, in occasione dell'insediamento del nuovo Parlamento siriano, il ra'is pronunciò un discorso in cui accusava i rivoltosi di essere dei terroristi, asserendo inoltre che la guerra civile era stata orchestrata da un complotto straniero.[19]

Asad durante una visita alla tomba del Milite Ignoto nel 2012

Il 23 agosto 2013, a seguito dell'uso di armi chimiche avvenuto a Damasco ("Attacco chimico di Ghūṭa"), Stati Uniti e Unione europea accusarono le forze governative di Asad di aver condotto l'operazione, mentre la Russia e l'Iran invece difesero il governo e accusarono i ribelli.[20][21]

Si aprì così concretamente la possibilità di un intervento militare contro il regime, quando Barack Obama annunciò la possibilità di uno strike punitivo con il lancio di missili verso le postazioni militari siriane in 48 ore[22]; tuttavia, la diplomazia prese il sopravvento e grazie alla proposta avanzata dal presidente della Russia Vladimir Putin, il 14 settembre venne raggiunto un accordo che eliminava la possibilità di intervento armato in cambio della distruzione dell'arsenale chimico siriano.[23][24]

La rielezione nel 2014[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 giugno 2014, a fronte di una rinvigorita offensiva delle truppe lealiste, si sono svolte in Siria le elezioni presidenziali, per la prima volta con la presenza di più candidati. Le votazioni, fortemente contestate dalla maggior parte dei Paesi occidentali e del mondo arabo sunnita e riconosciute invece come legittime da Russia, Iran e Venezuela, si sono svolte solo nelle aree controllate dal governo e hanno visto Baššār al-Asad riconfermato presidente per la terza volta con l'88.7% dei voti.[25]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Baššār e Asmāʾ al-Asad, 2003

Il presidente siriano è sempre stato piuttosto schivo e della sua vita privata si hanno poche notizie. È alto 1,89 m, oltre l'arabo parla fluentemente inglese e francese dopo aver studiato alla scuola franco-araba al-Hūrriyya a Damasco e ama praticare il nuoto, navigare in internet e ascoltare musica.

Nel dicembre del 2000, Asad ha sposato una donna di fede sunnita, Asmāʾ al-Akhras, un cittadina britannica di origine siriana proveniente da Acton, Londra, figlia del famoso cardiologo siriano Fawaz al-Akhras.[26] A differenza delle precedenti first ladies siriane, Asmāʾ al-Asad ha mantenuto un alto profilo, ed è stata descritta dagli analisti e dai media come una figura importante nelle relazioni pubbliche del governo siriano, dando spesso risalto alle sue posizioni progressiste sui diritti e l'educazione delle donne.[27][28]

Il 3 dicembre 2001, sono diventati genitori del loro primo figlio, Ḥāfiẓ. Zein è nata il 5 novembre 2003, e Karīm il 16 dicembre 2004.[29]

Asad risiede nel Palazzo presidenziale Tishrīn a Damasco.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze siriane[modifica | modifica wikitesto]

Gran maestro dell'Ordine al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'Ordine al merito civile

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce del Real Ordine di Francesco I (Casa di Borbone-Due Sicilie) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce del Real Ordine di Francesco I (Casa di Borbone-Due Sicilie)
— Damasco, 21 marzo 2004[30][31][32]
Medaglia d'Oro di Benemerenza del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (Casa di Borbone Due-Sicilie) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Oro di Benemerenza del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (Casa di Borbone Due-Sicilie)
— Damasco, 21 marzo 2004[30]
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia)
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica.»
— Damasco, 11 marzo 2010[33], revocata per indegnità il 28 settembre 2012[34][35][36]
Gran Collare dell'Ordine del liberatore (Venezuela) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine del liberatore (Venezuela)
— Caracas, 28 giugno 2010
Gran Collare dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile)
— Brasilia, 30 giugno 2010[37]
Gran Cordone dell'Ordine Nazionale del Cedro (Libano) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine Nazionale del Cedro (Libano)
— Beirut, 31 luglio 2010[38]
immagine del nastrino non ancora presente Alta Medaglia d'Onore della Repubblica Islamica dell'Iran (Iran)
— Tehran, 2 ottobre 2010[39][40]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nonostante l'uso diffuso in Italia e altri Paesi, soprattutto francofoni, la corretta pronuncia del cognome prevede l'accento sulla prima vocale, àsad; la S è sorda e non doppia. Il sostantivo "Asad" (in arabo: أسد) significa "leone".
  2. ^ http://ladno.ru/person/asad/bio/
  3. ^ http://transcripts.cnn.com/TRANSCRIPTS/0006/10/bn.01.html
  4. ^ http://www.meforum.org/683/syrian-reform-what-lies-beneath
  5. ^ http://www.medarabnews.com/2009/02/23/la-dimenticata-primavera-di-damasco/
  6. ^ James Brandon, The PKK and Syria's Kurds (Washington, DC 20036, USA), Terrorism Monitor, The Jamestown Foundation, 15 febbraio 2007, p. Volume 5, Issue 3.
  7. ^ Syria, United States Department of State, 26 gennaio 2012. URL consultato il 4 marzo 2012.
  8. ^ Post–cold War Policy - Isolating and punishing "rogue" states su: Encyclopedia of the New American Nation.
  9. ^ Iraq war illegal, says Annan in BBC News, British Broadcasting Corporation, 16 settembre 2004. URL consultato il 26 aprile 2010.
  10. ^ http://archivio.panorama.it/archivio/Omicidio-Hariri-Assad-e-assediato
  11. ^ http://archiviostorico.corriere.it/2005/marzo/02/Assad_annuncia_ritiro_siriano_dal_co_9_050302020.shtml
  12. ^ Peter Walker e News Agencies, Olmert confirms peace talks with Syria in The Guardian (London), 21 maggio 2008. URL consultato il 21 maggio 2008 (archiviato il 21 May 2008).
    «Israel and Syria are holding indirect peace talks, with Turkey acting as a mediator...».
  13. ^ Ecco come l'Iran sostiene il regime di Assad
  14. ^ Tensioni in Turchia: riflessi (im)previsti del conflitto siriano
  15. ^ Siria, secondo una fonte Arabia saudita ha fornito missili a ribelli | Prima Pagina | Reuters
  16. ^ Ghuta/Siria, testimonianze: ribelli riforniti dall’Arabia Saudita all’origine dell’attacco chimico | Infopal
  17. ^ http://www.corriere.it/esteri/13_giugno_26/siria-stati-uniti-armi-ribelli-entro-mese_b86d2c08-dea1-11e2-a52f-c37b24c469f9.shtml
  18. ^ Siria: Assad ringrazia Cina, Russia e Iran per il sostegno - Adnkronos Esteri
  19. ^ Assad: "Vittime di complotto straniero. Il massacro di Hula è opera di mostri", La Stampa, 3 giugno 2012
  20. ^ http://www.cbsnews.com/news/us-detected-activity-at-syria-chemical-weapons-sites-before-attack/

  21. ^ http://world.time.com/2013/08/27/russia-and-iran-warn-against-intervention-in-syria/

  22. ^ http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/northamerica/usa/10269591/Western-attack-to-punish-Syria-likely-to-begin-with-barrage-of-more-than-100-missiles-in-48-hour-blitz.html

  23. ^ http://www.state.gov/r/pa/prs/ps/2013/09/214247.htm

  24. ^ http://www.bloomberg.com/news/2013-09-15/china-welcomes-russia-u-s-framework-agreement-on-syria-wang.html

  25. ^ (EN) Syrian President Bashar al-Assad wins third term in BBC News, 5 giugno 2014.
  26. ^ http://www.telegraph.co.uk/news/1400296/Syria-factfile-Key-figures.html
  27. ^ Agence France-Presse, Syria's First Lady Asma al-Assad Falling from Grace, Vancouversun.com, 14 gennaio 2012. URL consultato il 14 febbraio 2012.
  28. ^ Will Asma al-Assad take a stand or stand by her man?, Edition.cnn.com, 25 dicembre 2011. URL consultato il 14 febbraio 2012.
  29. ^ http://www.nndb.com/people/089/000029999/
  30. ^ a b President al-Assad- Duke and Duchess of Calabria, Arabicnews.com, 22 marzo 2004. URL consultato il 22 giugno 2013.
  31. ^ President Bashar al-Assad of Syria becomes first Muslim Head of State to be invested into the Order of Francesco I. Duke of Calabria receives highest Syrian decoration on behalf of the Constantinian Order. Damascus – March 2004. Constantinian.com
  32. ^ SYRIA-ASSAD-BOURBON Mediafaxfoto.ro, 21 March 2004
  33. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  34. ^ Comunicato del Segretariato generale della Presidenza della Repubblica.
  35. ^ Camera dei deputati: interrogazione a risposta scritta 4/17085.
  36. ^ Foto
  37. ^ Foto
  38. ^ President Michel Suleiman hosts Syrian President Bashar al-Assad and Saudi King Abdullah bin Abdel Aziz Marada-news.org, July 31, 2010
  39. ^ Iran Awards Syrian Leader Highest Medal of Honor, Voice of America, 1º ottobre 2010. URL consultato l'11 giugno 2013.
  40. ^ Syrian President Awarded Iran's Medal of Honor, CBN News, 4 ottobre 2010. URL consultato l'11 giugno 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Volker Perthes, Syria under Bashar Al-Asad: Modernisation and the Limits of Change, Oxford University Press, 2004. ISBN 0-19-856750-2 (Adelphi Papers no 366).
  • David W. Lesch, The New Lion of Damascus: Bashar al-Asad and Modern Syria, Yale University Press, 2005, ISBN 978-0-300-10991-7.
  • Mirella Galletti, Storia della Siria contemporanea. Popoli, istituzioni e cultura, Milano, Bompiani, 2006.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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