Bashar al-Assad

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Baššār al-Asad
بشار الأسد
Baššar al-Asad ritratto nel 2003

Baššar al-Asad ritratto nel 2003


Siria Presidente della Siria
In carica
Inizio mandato 17 luglio 2000
Predecessore ʿAbd al-Ḥalīm Khaddām (ad interim)

Segretario del Partito Ba'th (Filo-siriano)
In carica
Inizio mandato 24 giugno 2000
Predecessore Ḥāfiẓ al-Asad

Dati generali
Partito politico Baʿth (sezione siriana)
Tendenza politica socialismo arabo nazionalismo

Baššar Hafiz al-Asad, in arabo: بشار حافظ الأسد, Baššār Ḥāfiẓ al-Asad, pronuncia /baʃˈʃaːɾ ˈħɑːfɪzˁ alˈʔasad/[1] ascolta[?·info], (Damasco, 11 settembre 1965), è un politico siriano, attuale presidente della Siria e successore del padre Hafiz al-Asad.

Di fede alawita (un gruppo religioso musulmano sciita relativamente diffuso tra Libano e Siria costiera), controlla tuttavia un paese in larga maggioranza sunnita.

Ascesa al potere[modifica | modifica sorgente]

Senza tenere in alcun conto gli ideali del partito Baʿth al quale teoricamente apparteneva, Ḥāfiẓ al-Asad programmò attentamente la sua successione alla carica presidenziale ricercandola all'interno della sua famiglia e del suo gruppo religioso alauita. Dal momento che il figlio Baššār studiava oftalmologia a Londra e che sembrava mostrare scarso interesse per la vita politica, il padre destinò a succedergli l'altro figlio, fratello maggiore di Baššār, Bāsil al-Asad.

Quando Bāsil però morì in un incidente d'auto nel 1994, Baššār si ritrovò ad essere il nuovo successore designato da parte di suo padre e, quando l'anziano genitore morì nel 2000, Baššār ereditò la presidenza violando di circa due mesi la legge che stabiliva un'età minima di 35 anni per assumere la carica. Diventato presidente senza avere alcuna esperienza politica, secondo alcuni osservatori sarebbe manovrato da appartenenti alla vecchia cerchia di collaboratori del padre, anche se Baššār al-Asad ha promesso riforme economiche e politiche sin dalla sua ascesa al potere.

Ciò non ha evitato alla Siria di essere inclusa dagli USA tra i cosiddetti "Stati canaglia": una definizione assai controversa con la quale gli USA indicavano quei paesi - come la Corea del Nord, Cuba, l'Iraq di Saddam Husayn, l'Iran degli Ayatollah e la Libia di Mu'ammar Gheddafi[2] - considerati una minaccia per la pace mondiale, distintisi per una forma di governo autoritaria che violava gravemente i diritti umani, che in qualche modo sponsorizzavano il terrorismo e che addirittura organizzavano operazioni terroristiche, in particolare contro gli Stati Uniti e Israele.

Cartellone con il ritratto di Asad e la scritta 'Dio protegga la Siria' nella città vecchia di Damasco nel 2006

Nonostante le relazioni tese con Israele, Baššār al-Asad ha dichiarato di auspicare una ripresa delle trattative con lo Stato ebraico sulla questione delle Alture del Golan occupate; tuttavia, il suo appoggio a Ṣaddām Ḥusayn prima dell'invasione americana dell'Iraq nel 2003 lo ha fatto bollare come personaggio ambiguo (al pari del padre) nel panorama politico arabo.

La medesima ambiguità sembra caratterizzare anche la vicenda che ha portato il 14 febbraio del 2005 all'assassinio dell'ex-Primo Ministro libanese Rafīq Ḥarīrī a Beirut, a seguito di un attentato dinamitardo che distrusse l'autovettura su cui viaggiava. L'avvio dell'inchiesta ha messo in luce un intreccio d'interessi politici nel quale è stato coinvolto un parente stretto dello stesso Presidente siriano. Le pressioni di una parte dei libanesi e le minacce degli USA hanno indotto dal 24 aprile 2005 la Siria a far rientrare in patria le proprie forze armate che stazionavano nella valle libanese della Beqāʿ fin dall'ottobre 1976, anno in cui, sotto il nome di FAD (Forza Araba di Dissuasione) e su esplicito invito dalla Lega Araba riunita a Riyāḍ, alla Siria era stato chiesto di intervenire militarmente in Libano per metter fine a una lunga e irrefrenabile guerra civile.

Condotta politica[modifica | modifica sorgente]

Baššar al-Asad incontra il presidente del Brasile Lula da Silva nel 2003.
Asad con il primo ministro russo (allora presidente) Dmitry Medvedev nel 2010.

Sia in politica estera che interna ha attuato provvedimenti controversi, a causa dell'appartenenza al gruppo etnico-religioso, assolutamente minoritario in Siria, degli Alawiti, innalzati al potere e a varie forme di privilegio da suo padre Ḥāfiẓ al-Asad. Baššār è quindi malvisto dalla maggioranza sunnita del Paese, che già nel settembre del 1982 si era ribellata nella cittadina di Hama. In termini più difficili da definire, Baššār al-Asad è malvisto anche dagli ambienti legati ai Fratelli musulmani, tanto che, nell'incendio della rappresentanza consolare a Damasco della Danimarca a seguito della pubblicazione nel 2005 di alcune vignette satiriche nel quale era talora tratteggiata la figura di Maometto, qualcuno ha immaginato vi fosse una responsabilità non tanto del governo siriano, quanto dei Fratelli Musulmani, desiderosi di mettere in difficoltà il regime agli occhi degli Stati Uniti d'America e dell'Unione europea.

La Siria, paese povero di petrolio e con un'economia non particolarmente forte, rappresenta però la punta più avanzata della politica anti-israeliana nel Vicino Oriente (soprattutto dopo che Egitto e Giordania hanno avviato un processo di normalizzazione delle loro relazioni con lo Stato ebraico), e da sempre reclama la restituzione dei territori occupati da Israele in seguito alla sconfitta araba nella Guerra dei sei giorni. È per questo che la Siria da sempre offre ospitalità ai movimenti più violentemente anti-israeliani, dall'ormai non più esistente organizzazione palestinese di resistenza al-Sāʾiqa (La folgore), alla più recente organizzazione Ḥamās, qualificata come terrorista sia dagli Stati Uniti sia dall'Unione europea.

Asad durante una visita alla tomba del Milite Ignoto nel 2012

Baššār al-Asad si ritrova quindi in rotta di collisione con gli Stati filo-americani e filo-israeliani, in particolare sui seguenti punti:

  • il sostegno politico ed economico, come pure di armamenti, al partito libanese dello Ḥezbollāh;
  • la protezione e il sostegno del movimento palestinese Ḥamās, il cui maggior rappresentante vive in Siria;
  • l'inflessibile ostilità mostrata verso Israele, Stato col quale la Siria non ha mai voluto concludere alcuna pace fin dal 1948, reclamando la preventiva restituzione di quanto delle alture siriane del Golan e della città fantasma di Quneyṭra è ancora in mano israeliana dopo la guerra del 1967, oltre a una soluzione del problema palestinese che comporti anche il ritorno in Israele dei discendenti dei profughi fuggiti o espulsi durante i vari conflitti intercorsi.

Questa condotta politica ha procurato ad al-Asad, almeno fino al 2011, una grandissima popolarità tra le popolazioni del mondo arabo (che generalmente non gli hanno mai obiettato nulla a proposito della sistematica violazione dei diritti della popolazione siriana), oltre a creare una forte sintonia con il regime dell'Iran, Paese la cui influenza in Vicino Oriente è cresciuta dopo il crollo del regime iracheno e la perdurante instabilità del Libano.

Guerra civile siriana[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra civile siriana.
Murale di Asad a Latakia

Nella prima metà del 2011, a seguito della cosiddetta Primavera Araba, anche la Siria viene coinvolta in manifestazioni contro il governo di al-Asad. Le proteste, iniziate nel Sud, al confine con Israele, si sono espanse lentamente in tutto il Paese, fino alla capitale. A giugno 2011 le proteste sembrano attenuarsi in seguito a scontri cruenti con lo Stato siriano, e diversi esponenti riparano in Turchia, con grande preoccupazione del premier turco Erdoğan. I gruppi per i diritti umani parlano di 1.300 vittime tra i manifestanti e 300 tra le forze dello Stato Siriano[3]. Attualmente il bilancio è salito a circa 5800 morti di cui 3800 civili e 2000 militari. Due risoluzioni di condanna del Consiglio di Sicurezza dell'ONU sono state bloccate dal veto di Russia e Cina nell'ottobre 2011 e nel febbraio 2012.

Il 3 giugno 2012, in occasione dell'insediamento del nuovo Parlamento siriano, il raʾīs pronuncia un discorso in cui accusa i rivoltosi di essere dei terroristi, asserendo inoltre che la guerra civile è orchestrata da un complotto straniero[4].

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Il presidente siriano è sempre stato piuttosto schivo e della sua vita privata si hanno poche notizie. È alto 1,89 m, parla fluentemente inglese e francese e ama praticare il nuoto, navigare in internet e ascoltare musica. È sposato con una donna di fede sunnita, Asmāʾ al-Akhras ed ha tre figli.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze siriane[modifica | modifica sorgente]

Gran maestro dell'Ordine al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'Ordine al merito civile

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di Gran Croce del Real Ordine di Francesco I (Casa di Borbone-Due Sicilie) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce del Real Ordine di Francesco I (Casa di Borbone-Due Sicilie)
— Damasco, 21 marzo 2004[5][6][7]
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia)
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica.»
— Damasco, 11 marzo 2010[8], revocata per indegnità il 28 settembre 2012[9][10][11]
Gran Collare dell'Ordine del liberatore (Venezuela) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine del liberatore (Venezuela)
— Caracas, 28 giugno 2010
Gran Collare dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Collare dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile)
— Brasilia, 30 giugno 2010[12]
Gran Cordone dell'Ordine Nazionale del Cedro (Libano) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine Nazionale del Cedro (Libano)
— Beirut, 31 luglio 2010[13]
immagine del nastrino non ancora presente Alta Medaglia d'Onore della Repubblica Islamica dell'Iran (Iran)
— Tehran, 2 ottobre 2010[14][15]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Nonostante l'uso diffuso in Italia e altri Paesi, soprattutto francofoni, la corretta pronuncia del cognome prevede l'accento sulla prima vocale, àsad; la S è sorda e non doppia. Il sostantivo "Asad" (in arabo: أسد) significa "leone".
  2. ^ Post–cold War Policy - Isolating and punishing "rogue" states su: Encyclopedia of the New American Nation.
  3. ^ Siria, Baššār annuncia nuovo discorso alla nazione e promette riforme - Corriere della Sera
  4. ^ Assad: "Vittime di complotto straniero. Il massacro di Hula è opera di mostri", La Stampa, 3 giugno 2012
  5. ^ President al-Assad- Duke and Duchess of Calabria, Arabicnews.com, 22 marzo 2004. URL consultato il 22 giugno 2013.
  6. ^ President Bashar al-Assad of Syria becomes first Muslim Head of State to be invested into the Order of Francesco I. Duke of Calabria receives highest Syrian decoration on behalf of the Constantinian Order. Damascus – March 2004. Constantinian.com
  7. ^ SYRIA-ASSAD-BOURBON Mediafaxfoto.ro, 21 March 2004
  8. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  9. ^ Comunicato del Segretariato generale della Presidenza della Repubblica.
  10. ^ Camera dei deputati: interrogazione a risposta scritta 4/17085.
  11. ^ Foto
  12. ^ Foto
  13. ^ President Michel Suleiman hosts Syrian President Bashar al-Assad and Saudi King Abdullah bin Abdel Aziz Marada-news.org, July 31, 2010
  14. ^ Iran Awards Syrian Leader Highest Medal of Honor, Voice of America, 1º ottobre 2010. URL consultato l'11 giugno 2013.
  15. ^ Syrian President Awarded Iran's Medal of Honor, CBN News, 4 ottobre 2010. URL consultato l'11 giugno 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Volker Perthes, Syria under Bashar Al-Asad: Modernisation and the Limits of Change, Oxford University Press, 2004. ISBN 0-19-856750-2 (Adelphi Papers no 366).
  • David W. Lesch, The New Lion of Damascus: Bashar al-Asad and Modern Syria, Yale University Press, 2005, ISBN 978-0-300-10991-7.
  • Mirella Galletti, Storia della Siria contemporanea. Popoli, istituzioni e cultura, Milano, Bompiani, 2006.

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Controllo di autorità VIAF: 10926769 LCCN: no2003021487