Asma al-Assad

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Asmāʾ al-Asad

Asmā ʾ Akhras, meglio nota col nome da sposata, come Asmāʾ al-Asad (in arabo: أسماء الأخرس; Londra, 11 agosto 1975), è la first lady siriana, moglie del presidente Bashar al-Asad.

Asmāʾ al-Asad è nata ad Acton, distretto del borough londinese di Ealing, figlia di un noto cardiologo siriano, Fawaz Akhras.

Laureata (in informatica e letteratura francese), ha lavorato, nel 1997 presso la sede londinese della Deutsche Bank come analista nel ramo vendita ed acquisto degli hedge fund, occupandosi dei clienti nell'Estremo Oriente e in Europa. È poi passata, un anno dopo, alla J.P. Morgan (che dal 2000 è divenuta JPMorgan Chase), dove è rimasta per tre anni, fino al matrimonio.

A differenza delle precedenti first ladies siriane, Asmāʾ al-Asad ha mantenuto un alto profilo, occupandosi in prima persona di eventi caritativi, ma anche politici e diplomatici. Ha dato vita a progetti per lo sviluppo economico della Siria, tra cui la prima ONG siriana per lo sviluppo rurale, il Fondo per lo sviluppo rurale integrato della Siria (Fund for Integrated Rural Development of Syria o F.I.R.D.O.S.[1]) che si occupa di sviluppo rurale sostenibile.

Si è occupata anche di educazione femminile nel mondo arabo e del ruolo delle donne imprenditrici, della diffusione dei libri per bambini, dello sviluppo dell'informatica.

La sua attività nell'appoggiare eventi culturali, e in particolare storici ed artistici, le è valso il conferimento, da parte dell'Università La Sapienza di Roma, di una laurea honoris causa in archeologia.

Asmāʾ e Bashar al-Asad hanno tre figli.

First Lady[modifica | modifica wikitesto]

Asma al-Assad è stata descritta dagli analisti e dai media come una figura importante nelle relazioni pubbliche del governo siriano.[2][3] È stato dato risalto alle sue posizioni progressiste sui diritti e l'educazione delle donne.[3][2] Il suo stile glamour nel vestire ha conquistato l'attenzione dei media.[2] Con la Guerra civile siriana, tuttavia, la sua immagine pubblica ha subito un duro colpo[2], a causa di numerose cronache sulle sue spese ostentate e stravaganti, dalle quali è emersa la nuova immagine di "una donna più vicina in spirito ad Imelda Marcos, e non più quella di consigliere moderato agli eccessi del marito, come era invece vista fino a prima della rivolta."[4][5]

Alcuni commentatori hanno criticato la First Lady siriana per essere rimasta silenziosa durante la rivolta Siriana,[6][7][2] spingendola ad effettuare attraverso un rappresentante, nel febbraio 2012, la sua prima dichiarazione ai media internazionali dopo oltre un anno dall'inizio delle prime proteste. Il suo rappresentante ha spedito una e-mail al giornale The Times di Londra, in cui si dichiarava a nome della First Lady: "Il Presidente è il Presidente della Siria, non di una fazione dei Siriani, e la first lady lo supporta in questo ruolo."[8]

Nel marzo 2011, la rivista Vogue ha pubblicato un articolo positivo sulla first lady, ma questo è stato rimosso dal sito di Vogue senza commenti nella primavera stessa.[9] In risposta alle domande poste dai media rispetto alla rimozione del profilo della first lady siriana, l'editore di Vogue ha affermato che "In seguito alla nostra intervista, man mano che i terribili eventi dello scorso anno e mezzo si sono verificati in Siria, è diventato chiaro che le sue priorità ed i suoi valori [in Siria] erano completamente agli antipodi rispetto a quelli di Vogue".[10] Secondo la testata giornalistica The New York Times, l'articolo era parte di una campagna del governo siriano, che aveva pagato la compagnia di pubbliche relazioni Brown Lloyd James per intavolare un legame con la rivista Vogue.[10]

Il 23 marzo 2012, i ministri dell'Unione Europea hanno congelato i suoi beni e messo in atto delle limitazioni ai viaggi in Europa per la first lady ed altri membri della sua famiglia.[11][12] Tuttavia ad Asma al-Assad è ancora permesso di viaggiare nel Regno Unito a causa della sua nazionalità Britannica.[13]

Il 16 aprile 2012 Huberta von Voss Wittig e Sheila Lyall Grant, rispettivamente le mogli dell'ambasciatore tedesco ed inglese alle Nazioni Unite, hanno pubblicato un video di quattro minuti chiedendo ad Asma al-Assad di schierarsi apertamente per la pace e di imporre al marito di porre fine allo spargimento di sangue nel suo Paese.[14][15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'acronimo richiama chiaramente la parola persianizzata - ma d'origine greca ed entrata poi nel lessico arabo - Firdaws, pronunciata appunto Firdos, che significa paradiso.
  2. ^ a b c d e Agence France-Presse, Syria's First Lady Asma al-Assad Falling from Grace, Vancouversun.com, 14 gennaio 2012. URL consultato il 14 febbraio 2012. (mirror)
  3. ^ a b Will Asma al-Assad take a stand or stand by her man?, Edition.cnn.com, 25 dicembre 2011. URL consultato il 14 febbraio 2012.
  4. ^ "Syrian first lady's caring image unlikely to recover", The Independent, 16 March 2012
  5. ^ http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/syrian-first-ladys-caring-image-unlikely-to-recover-7574585.html
  6. ^ Asma al-Assad, the glamorous face of Syria's dictatorship, Fullcomment.nationalpost.com, 13 gennaio 2012. URL consultato il 14 febbraio 2012.
  7. ^ Martin Fletcher, Has Syria's Princess Diana become its Marie Antoinette? in The Australian, The Times, 30 gennaio 2012.
  8. ^ Agence France-Presse, First lady breaks silence to support President Assad, The Age, 8 febbraio 2012.
  9. ^ John Cook, Memory Hole: Vogue Disappears Adoring Profile of Syrian Butcher's Wife in Gawker, 20 maggio 2011. URL consultato il 18 giugno 2012.
  10. ^ a b Nick Allen, Syria: Vogue's Anna Wintour disowns Asma al-Assad in The Telegraph, 11 giugno 2012. URL consultato il 13 giugno 2012.
  11. ^ Syria crisis: EU to put sanctions on Asma al-Assad, BBC News, 23 marzo 2012. URL consultato il 23 marzo 2012.[1]
  12. ^ EUR-Lex - - EN
  13. ^ Assad's relatives face asset freeze and travel ban as EU steps up sanctions in The Guardian, 23 marzo 2012. URL consultato il 23 marzo 2012.
  14. ^ UN ambassador wives in peace plea to Syria's Asma Assad, BBC News, 16 aprile 2012. URL consultato il 18 aprile 2012.
  15. ^ International letter and petition to Asma al-Assad (Youtube video by Huberta von Voss Wittig and Sheila Lyall Grant, 16 April 2012)

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