Organizzazioni e gruppi armati nella guerra civile siriana

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1leftarrow.pngVoce principale: Guerra civile siriana.

La presente voce contiene informazioni sulle organizzazioni e gruppi armati nella guerra civile siriana iniziata nel 2011.

Forze filogovernative[modifica | modifica sorgente]

Syrian Armed Forces Flag.svg Forze armate siriane[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Forze armate siriane.

All'inizio della rivolta, le forze armate siriane contavano 325.000 truppe regolari, di cui 220.000 membri dell'esercito e la restante parte nella marina e nell'aviazione. I riservisti ammontavano a 280.000-300.000[1].

A partire dal giugno 2011 le forze armate sono soggette ad un numero crescente di defezioni. Al 1 ottobre 2011 si contano 10.000 disertori, inclusi ufficiali di alto rango[2]. A marzo 2012 il numero dei disertori sale a 60.000[3].

Uno studio dell'International Institute for Strategic Studies di Londra dell'agosto 2013 valuta il peso delle forze armate in 178.000 truppe, di cui 110.000 nell'esercito, 36.000 nell'aviazione e 5.000 nella marina[1].

Sebbene le defezioni abbiano assottigliato notevolmente le forze armate e abbiano colpito anche vertici militari, l'efficacia delle forze armate siriane non è stata intaccata in quanto i disertori sono in maggioranza sunniti, mentre i ruoli strategici chiave sono controllati da ufficiali alawiti[4].

Verso la fine del 2013 si sono verificati casi di ritorno di soldati disertori nelle file dell'esercito regolare[5], anche a seguito dell'amnistia concessa dal presidente[6].

Flag of the National Defense Force.svg Forza Nazionale di Difesa[modifica | modifica sorgente]

La Forza Nazionale di Difesa (FND) è l'istituzionalizzazione da parte del governo siriano dei "Comitati Popolari" nati spontaneamente in molte città con scopo di autodifesa in particolare nei confronti delle milizie ribelli islamiste.

Viene creata verso la fine del 2012 e i suoi membri vengono equipaggiati, addestrati e stipendiati dal governo[7]. La Forza Nazionale di Difesa è un organismo parallelo all'esercito regolare, pur operando insieme ad esso come complemento di fanteria, ed ha una forte capacità attrattiva nei confronti della popolazione in quanto viene impiegata a scopi difensivi nelle aree di reclutamento. La creazione della FND e la sua popolarità giocheranno un ruolo fondamentale nel ribaltamento delle sorti del conflitto a partire dalla metà del 2013[8].

Sebbene la FND sia considerata una milizia laica, la maggior parte dei suoi membri provengono dalle minoranze religiose siriane, che più hanno sofferto la presenza dei ribelli jihadisti. Principalmente i miliziani sono alawiti, cristiani e drusi[9].

Il numero di miliziani della FND è salito dai 60.000[10] del giugno 2013 ai 100.000 dell'agosto 2013[11].

Esiste una divisione composta da sole donne chiamata "Leonesse della Difesa Nazionale" di circa 500 elementi[12].

Shabiha[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Shabiha.

Le shabiha sono milizie filogovernative non ufficiali composte principalmente da siriani di religione alawita[13]. La maggior parte dei suoi membri proviene dalla fascia costiera siriana[14]. Vengono tuttavia riportate testimonianze di miliziani shabiha anche di religione sunnita nell'area di Aleppo[15].

Sebbene organizzati in gruppi, non rispondono ad alcuna leadership. Fanno la loro comparsa in maniera significativa al comparire delle prime manifestazioni antigovernative del 2011 e operano in sostituzione della polizia nella repressione dei dimostranti. Con l'acuirsi della crisi l'esercito regolare usa le shabiha per ingaggiare battaglie urbane ed eseguire operazioni contro i civili solidali con i ribelli.

L'anarchia, l'odio settario e l'impunità garantita dal governo permettono alle milizie shabiha di rendersi protagonisti di azioni sanguinose, massacri, saccheggi[16] e violazioni dei diritti umani[17].

Nel dicembre 2012 le shabiha sono inserite nell'elenco delle organizzazioni terroristiche da parte degli Stati Uniti[18].

Nel giugno 2012 il numero di miliziani ammonterebbe a 10.000, ma il loro reale numero è di difficile stima[19].

Flag of Hezbollah.svg Hezbollah[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Hezbollah.

Il movimento libanese sciita Hezbollah è uno storico alleato del governo siriano di Bashar al-Assad. Insieme a Siria ed Iran sono infatti parte dell'”Asse della Resistenza” e della “Mezzaluna crescente sciita”.

Tuttavia fino ad aprile 2013 la presenza di Hezbollah in Siria è estremamente limitata e si concentra nel controllo delle cittadine di confine con il Libano[20] o nella difesa dei santuari sciiti in Siria, come quello di Sayda Zeinab a Damasco[21].

Su spinta dell'Iran, Hezbollah entra pesantemente nella guerra civile siriana in appoggio all'esercito regolare nell'aprile 2013, quando contribuisce in maniera decisiva alla conquista di al-Qusayr[22]. Da allora Hezbollah si affianca all'esercito nelle principali operazioni militari in corso nel paese modificando a favore del governo le sorti del conflitto.

La partecipazione di Hezbollah al conflitto siriano ha alterato gli equilibri mediorientali, accelerando anche la deriva settaria della guerra. Prima della guerra civile siriana infatti Hezbollah godeva dell'appoggio trasversale della popolazione araba, anche sunnita, come baluardo contro Israele. Ora viene invece identificata come una milizia prettamente sciita[23].

L'intervento di Hezbollah in Siria ha anche generato uno sconfinamento del conflitto in territorio libanese, dove gruppi armati sunniti solidali con i ribelli siriani hanno iniziato una campagna di attentati e assalti alle basi Hezbollah e alla popolazione di fede sciita.

Oltre all'impegno attivo sul campo, Hezbollah in collaborazione con elementi dei Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno creato, finanziato e armato la milizia al-Jaysh al-Sha'bi su modello dei Basij iraniani[24]. Scopo della milizia è quello di "preservare gli interessi iraniani in Siria" nel caso di collasso del regime[25].

Il numero di miliziani Hezbollah presenti in Siria è sconosciuto, come il numero di morti totali. Alcune stime parlano di almeno 5.000 uomini[26] e circa 500 morti[27].

Altri gruppi filogovernativi[modifica | modifica sorgente]

Il fronte filogovernativo annovera una serie di gruppi armati minori che partecipano in maniera difensiva o offensiva alla guerra civile.

E' forte la presenza di gruppi di ispirazione confessionale sciita. Tra questi la Brigata Al-Abbas annovera più di 10.000 miliziani siriani[28]. L'attività principale del gruppo è la difesa e il presidio dei santuari sciiti sul territorio siriano[29].

Altre milizie sciite, con il consenso del governo, sono confluite in Siria soprattutto dal confinante Iraq. Queste milizie, coordinate tra loro, sono attive soprattutto sul fronte di Damasco ed hanno avuto un ruolo importante nella riconquista dei sobborghi meridionali nell'ottobre 2013[30]. Tra queste vi sono Kata'ib Hezbollah[31], le Brigate Badr, le Brigate Haidar al-Karar[32] e le Brigate del Giorno Promesso, che sono anche le più numerose[33].

Miliziani sciiti sono giunti in Siria anche dallo Yemen, grazie al gruppo armato Houthis, che fa riferimento alla corrente zaydista dello sciismo. I miliziani Houthis sono qualche centinaio e partecipano alla guerra civile affiancando le milizie Hezbollah[34].

Oltre alle milizie di stampo confessionale sciita, il governo siriano può contare su combattenti appartenenti alle altre fedi religiose minoritarie in Siria e minacciate dai movimenti islamisti. Oltre ai combattenti inquadrati nella Forza Nazionale di Difesa, è presente una milizia armata composta solo da drusi: Jaysh al-Muwahhideen. La loro azione è limitata nel Gebel Druso a sud del paese dove difendono la popolazione locale dagli attacchi dei ribelli[35].

Il governo siriano è sostenuto anche da fazioni armate che fanno riferimento all'ideologia del partito Baath o al socialismo arabo. Tra questi gruppi il più importante è il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, alleato della Siria fin dai tempi della guerra in Libano. La sua area di operazione è il campo profughi palestinese di Yarmuk, a sud di Damasco e teatro di duri scontri con i ribelli. La posizione del movimento è estremamente delicata in quanto altre organizzazioni palestinesi hanno apertamente appoggiato i ribelli siriani[36]. Anche l'Esercito di Liberazione della Palestina mantiene dei miliziani in Siria, che sono stati integrati con l'esercito regolare siriano[37].

Tra gli altri gruppi armati laici vi sono la Resistenza Siriana, una milizia di stampo marxista-leninista che opera principalmente nell'area di Aleppo e conta 2.000 uomini[38], e le Brigate Baath, composte da membri del partito volontari che hanno come obiettivo principale il presidio degli uffici statali[39].

In Siria, dall'aprile 2013, sono presenti i miliziani, suddivisi in 50 battaglioni, della Guardia Nazionalista Araba. Questa milizia, composta da giovani provenienti da tutto il mondo arabo (tra cui Egitto e Iraq), hanno come ideologia il socialismo arabo, il panarabismo e il nasserismo. Questa milizia opera a contatto con la Forza Nazionale di Difesa soprattutto a Damasco ed è attiva nella battaglia di Qalamoun[40].

È stata provata la presenza di alcune decine di mercenari provenienti dall'Europa Orientale dal gennaio 2014 che sono entrati in Siria grazie all'appoggio di Hezbollah. Si tratta spesso di veterani di guerra russi con esperienza in Cecenia[41].

Forze ribelli[modifica | modifica sorgente]

SyrianNationalCoalitionOfficialLogo.svg Coalizione Nazionale Siriana[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Coalizione nazionale siriana delle forze dell'opposizione e della rivoluzione e Consiglio Nazionale Siriano.

La Coalizione nazionale siriana delle forze dell'opposizione e della rivoluzione è il principale organo politico dell'opposizione siriana al governo di Bashar al-Assad.

Nasce a Doha l'11 novembre 2012[42] e incorpora i membri del Consiglio Nazionale Siriano, nato a Istanbul il 23 agosto 2011[43] con l'intenzione di amalgamare le diverse anime della rivolta, creare un interlocutore politico per l'Esercito siriano libero e cercare sostegno sul piano internazionale.

I membri della Coalizione Nazionale Siriana a Doha.

La struttura estremamente eterogenea delle opposizioni che compongono la Coalizione, che spaziano dai partiti laici a quelli legati alla Fratellanza Musulmana, ha causato una serie di problemi politici sin dai primi mesi di formazione. Il presidente Moaz al-Khatib si dimette dopo soli 4 mesi denunciando le divisioni interne e le interferenze subite da paesi stranieri, tra cui Qatar e Arabia Saudita[44].

Tuttavia la Coalizione rimane il principale interlocutore dell'Esercito Siriano Libero, ha creato un governo provvisorio in esilio[45] ed è stato riconosciuto come legittimo rappresentante del popolo siriano dai membri del Consiglio di cooperazione del Golfo[46], dalla Lega araba[47], dagli Stati Uniti[48], dalla Turchia[49], dalla Francia[50]. L'Unione Europea ha invece riconosciuto la Coalizione nazionale siriana come "legittimo rappresentante delle aspirazioni del popolo siriano"[51].

Le forze ribelli di ispirazione islamista, inclusi il Fronte al-Nusra, lo Stato Islamico dell'Iraq e Levante e i ribelli curdi non riconoscono l'autorità della Coalizione[52][53].

Le difficoltà politiche della Coalizione si sono aggravate a seguito del mancato intervento internazionale in Siria nel Settembre 2013. La Coalizione pur avendo caldeggiato l'intervento, non ha avuto nessun ruolo politico nella soluzione della crisi[54].

L'attuale presidente della Coalizione è Ahmad Jarba.

Flag of Syria 2011, observed.svg Esercito Siriano Libero[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Esercito Siriano Libero.

L'Esercito siriano libero (ESL) è la forza di opposizione armata al governo siriano più numerosa e meglio equipaggiata. L'ossatura e la linea di comando è composta da soldati e ufficiali disertori delle Forze armate siriane[55].

L'ESL viene fondato ufficialmente il 29 luglio 2011 da un gruppo di ex ufficiali siriani che nomina proprio comandante il colonnello Riad al-Asaad[56].

Scopo primario dell'ESL era quello di proteggere i dimostranti pacifici dalle violenze perpetrate da polizia, esercito e Shabiha. Tuttavia, con il perdurare della crisi e a seguito della sua graduale militarizzazione, l'ESL si è trasformato in una milizia combattente strutturata, suddivisa in brigate con centri di comando nelle principali città siriane.

L'ESL si arricchisce di numerosi disertori, per lo più sunniti, e attiva centri di addestramento per i civili che si vogliono unire alla ribellione armata. I primi mesi del 2012 registrano un continuo flusso di soldati regolari verso l'ESL[57] e anche alcuni ufficiali di alto rango[58].

Il numero complessivo di disertori e, più in generale, di miliziani legati all'ESL è sconosciuto[59]. Le stime più ottimistiche contano 50.000 effettivi[60].

La sede centrale dell'ESL è in Turchia, da cui riceve finanziamenti e sostegno.

La strategia di combattimento privilegiata dall'ESL è quella della guerriglia urbana con armi leggere, anche se i miliziani hanno partecipato a battaglie a più ampio raggio con l'ausilio di carri armati sottratti alle forze regolari in combattimento o a seguito della diserzione di carristi[61].

Brigate legate all'ESL hanno partecipato alle principali battaglie contro l'esercito regolare. Tra le più significative quelle di Damasco e Aleppo, che nel luglio 2012 viene conquistata in larga parte.

L'ESL viene considerata come la forza di opposizione più laica al governo siriano, sebbene alcune frange (come le brigate al-Farouq) siano di chiara impronta islamista[62].

L'ESL ha come interlocutore politico la Coalizione nazionale siriana e viene sostenuto e finanziato dalle nazioni che la hanno riconosciuta come rappresentante del popolo siriano.

Il ruolo dell'ESL nella guerra civile siriana ha subito un lento declino a partire dal 2013, quando le formazioni jihadiste e integraliste hanno cominciato ad assumere un ruolo sempre più importante, causando anche il travaso di miliziani da alcune brigate[63].

Da luglio 2013 l'ESL apre un "terzo fronte" combattendo contemporaneamente l'esercito governativo e i gruppi fondamentalisti islamici[64].

L'attuale comandante in capo dell'ESL è il generale Salim Idris[65].

Flag of Jabhat al-Nusra.jpg Fronte al-Nusra[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fronte al-Nusra.

Il Fronte al-Nusra è il più numeroso e organizzato gruppo jihadista salafita che, tra le file dell'opposizione armata, combatte il governo siriano[66].

Il Fronte è considerato il ramo siriano della rete terroristica di al-Qaeda ed ha ricevuto pubblicamente il riconoscimento di Ayman al-Zawahiri[67]. Alcuni suoi membri utilizzano apertamente il nome "al-Qaeda in Siria"[68].

Il Fronte al-Nusra si forma il 23 gennaio 2012[69] e la sua struttura iniziale è composta da miliziani siriani e iracheni provenienti dallo Stato Islamico dell'Iraq, branca irachena di al-Qaeda[70].

Nell'aprile 2013 il leader dell' Stato Islamico dell'Iraq, Abu Bakr al-Baghdadi, cerca di fondere le due organizzazioni, creando lo Stato Islamico dell'Iraq e Levante. Tuttavia Ayman al-Zawahiri, interviene annullando la fusione[71]. Si crea dunque una scissione interna al Fronte al-Nusra tra i militanti fedeli alla linea ufficiale di al-Qaeda e quelli che confluiscono nel nuovo gruppo[72].

Obiettivo del Fronte al-Nusra è la creazione di un emirato islamico in Siria, governato secondo i dettami della sharia.

Oltre alle tattiche di guerra tradizionale, il Fronte si rende protagonista di un'ondata di attentati suicidi (almeno 50) in cui spesso rimane vittima anche la popolazione civile. Nel dicembre 2012 il Fronte al-Nusra viene annoverato tra le organizzazioni terroristiche dagli Stati Uniti[73].

Il Fronte al-Nusra collabora con l'ESL su tutti i principali fronti della guerra civile, in particolar modo ad Aleppo[74]. Tuttavia i rapporti tra le due milizie, soprattutto nell'amministrazione dei territori conquistati, è piuttosto tesa fino a sfociare in conflitto nel luglio 2013. A partire dalla metà del 2013 il Fronte al-Nusra assume la leadership di numerose battaglie e, grazie alla determinazione dei soi miliziani, ad aumentare notevolmente il proprio peso nel fronte ribelle, fino ad egemonizzarlo soprattutto nel governatorato di Raqqa, che diventa "la più grande città mai controllata da al-Qaeda"[75].

Il Fronte non riconosce l'autorità della Coalizione Nazionale Siriana e si è opposta a qualunque intervento internazionale per la soluzione della crisi siriana[66].

I miliziani del gruppo si sono resi responsabili di numerosi atti di violenza settaria contro le minoranze religiose siriane[76].

Si stima che il numero di miliziani del Fronte al-Nusra si aggiri intorno ai 20.000[77], inclusi molti combattenti non siriani[78].

Flag of Islamic State of Iraq.svg Stato Islamico dell'Iraq e Levante (ISIL)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stato Islamico dell'Iraq e del Levante.

Lo Stato Islamico dell'Iraq e Levante è il gruppo ribelle jihadista più violento presente in Siria. Il fondamentalismo islamico che lo caratterizza, la sua natura transnazionale e i ripetuti atti di violenza verso la popolazione civile, i prigionieri di guerra e gli altri gruppi di opposizione hanno causato la rottura del fronte ribelle nel luglio 2013[79] e scontri aperti con le altre milizie islamiste nel gennaio 2014[80].

L'ISIL viene creato nell'aprile 2013 dal leader dello Stato Islamico dell'Iraq, Abu Bakr al-Baghdadi, che intende fondere in un'unica entità il suo gruppo con il "distaccamento" siriano, il Fronte al-Nusra. L'operazione viene bloccata dal leader di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, che vuole mantenere distinte le due entità[81]. Tuttavia al-Baghdadi ignora il comando ed esegue la fusione[82]. Si crea quindi una scissione nel Fronte al-Nusra e una parte di miliziani confluisce nella nuova formazione.

La principale differenza tra il Fronte al-Nusra e l'ISIL è che il primo combatte per la formazione di un emirato islamico in Siria, mentre il secondo mira alla creazione di un califfato transnazionale tra Siria e Iraq. Tuttavia fino a gennaio 2014 le due formazioni collaborano strettamente e conducono operazioni militari congiunte. In alcuni casi condividono anche i centri di comando[83].

L'area dove l'ISIL è più attiva è il nord del paese, nei governatorati di Aleppo, Idlib e Raqqa, dove lentamente riesce a indebolire anche la presenza del Fronte al-Nusra[84].

L'ISIL amministra le aree conquistate con estrema violenza, applicando la forma più rigida di sharia, creando prigioni segrete e organizzando esecuzioni sommarie e torture[85].

Le milizie ISIL si sono rese protagoniste anche di violenze e rapimenti nei confronti di giornalisti, personale medico e minoranze religiose siriane[86].

A partire da gennaio 2014 l'ISIL entra in aperto conflitto con le altre forze ribelli abbandonando molte cittadine ma conservando alcune roccaforti tra cui Raqqa[87]. Nello stesso periodo scatena un'offensiva nella regione di al-Anbar in Iraq, causando il primo importante sconfinamento della guerra civile siriana[88].

Il numero di miliziani è intorno ai 5.000[89] ed è la formazione che annovera la maggior parte di combattenti jihadisti non siriani[90].

Logo of the Islamic Front (Syria).svg Fronte Islamico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fronte Islamico.

Il Fronte Islamico è una coalizione di 7 gruppi armati di ispirazione salafita che si oppongono militarmente al governo siriano.

Il Fronte nasce il 22 novembre 2013[91] con l'intenzione di unire le forze di tutti i gruppi islamisti siriani finora rimasti isolati o appartenenti alle due principali coalizioni (il Fronte Islamico Siriano e il Fronte Islamico Siriano di Liberazione) che vengono sciolte.

Confluiscono nel Fronte anche due tra i più importanti gruppi islamisti: Jaysh al-Islam e Ahrar al-Sham.

L'unione delle forze permette al Fronte Islamico di essere, secondo alcune fonti, la milizia di opposizione più numerosa in Siria, con 60.000 uomini[92].

I rapporti con l'Esercito siriano libero sono tesi e sono sfociati in conflitto in diverse occasioni[93]. Nel dicembre 2013 il Fronte Islamico conquista il valico di frontiera con la Turchia di Bab al Hawa a scapito dell'ESL. Tale avvenimento provoca l'interruzione degli aiuti ai ribelli in tutta la fascia settentrionale della Siria da parte di Stati Uniti e Gran Bretagna[94].

ESL e Fronte Islamico si sono alleati nel gennaio 2014[95] contro lo Stato Islamico dell'Iraq e Levante a seguito dell'esecuzione di un membro di spicco del Fronte[96].

Il Fronte Islamico e il Fronte al-Nusra hanno solide relazioni e hanno condotto operazioni militari congiunte[97].

Il Fronte Islamico e in particolare alcuni gruppi che lo compongono sono pesantemente finanziati e armati dall'Arabia Saudita che, secondo alcune fonti, riesce anche a influenzare le decisioni sul campo[98].

L'obiettivo del Fronte Islamico è la creazione di un emirato islamico in Siria, governato secondo i dettami della sharia[99].

Il Fronte Islamico non riconosce l'autorità della Coalizione Nazionale Siriana e contrasta ogni forma di accordo politico con il governo siriano.

Tra le file del Fronte Islamico militano molti combattenti non siriani[100].

Altri gruppi ribelli[modifica | modifica sorgente]

Il fronte ribelle è caratterizzato da un grado di atomizzazione superiore rispetto a quello filogovernativo. Inoltre, escluse le formazioni più grosse precedentemente descritte, nel corso della guerra civile si è assistito alla nascita e al declino di molte milizie che si sono riorganizzate, fuse con altri gruppi o che semplicemente hanno cambiato nome. Alcune milizie autonome sono composte da poche decine di combattenti. È presente anche un forte interscambio di miliziani che combattono sotto varie bandiere contemporaneamente. Creare quindi una lista delle formazioni ribelli minori e indicare il loro peso in numero di uomini è complesso e necessariamente parziale.

La quasi totalità delle milizie minori sul campo sono di ispirazione islamista.

Tra le formazioni indipendenti più numerose vi è la Brigata Ahfad al-Rasul, che conta 15.000 miliziani ed è finanziata direttamente dal Qatar[101][102].

Il 2 gennaio 2014 viene annunciata la formazione dell'Esercito dei Mujahedeen che raggruppa diverse formazioni islamiste minori e una divisione uscita dall'Esercito siriano libero. Principale obiettivo della nuova formazione è la lotta contro i miliziani dello Stato Islamico dell'Iraq e Levante[103]. Stime ottimistiche attribuiscono 12.000 combattenti tra le fila del gruppo[104].

Tra le formazioni jihadiste ispirate ad al-Qaeda e alleate dell'ISIL e del Fronte al-Nusra vi è Jaish al-Muhajireen wal-Ansar, composta quasi esclusivamente da fondamentalisti islamici non siriani tra cui ceceni, francesi e turchi[78]. Hanno avuto un ruolo importante durante la battaglia di Aleppo nel settembre 2012[105]. Il gruppo conta circa 1.000 miliziani[106]. Altra formazione composta da fondamentalisti islamici è Fath al-Islam, i cui membri sono palestinesi ed è attiva principalmente in Libano (soprattutto a Tripoli). La presenza in Siria è documentata in diverse zone del paese[107], anche se il numero di miliziani coinvolti è sconosciuto. Altra formazione jihadista è Jund al-Sham, composta da libanesi provenienti da Tripoli. È attiva quasi esclusivamente nel governatorato di Homs, dove ha creato un emirato nella cittadina di Qalaat al Hosn[108].

La milizia Ghuraba al-Sham, di ispirazione jihadista e alleata del Fronte al-Nusra, è attiva ad Aleppo ed è stata coinvolta in alcuni scontri con i miliziani curdi[109]. È formata prevalentemente da cittadini provenienti dall'Europa orientale[110].

La milizia jihadista Sham al-Islam è attiva principalmente nel governatorato di Lattakia ed è composta da miliziani provenienti dai paesi del Maghreb. Il loro leader è Ibrahim Bin Shaqrun (Abu Ahmad al-Maghrebi), già affiliato ad al-Qaeda ed ex detenuto del carcere di Guantánamo[111]

Forze curde[modifica | modifica sorgente]

Ala kurdên rojava.svg Comitato Supremo Curdo[modifica | modifica sorgente]

Il Comitato Supremo Curdo è la principale formazione politica curda in Siria. Viene fondato il 12 luglio 2012 a Erbil, nel Kurdistan iracheno, grazie all'accordo di programma condiviso dai due principali partiti politici curdi in Siria: il Partito dell'Unione Democratica e il Consiglio Nazionale Curdo[112]. Il Comitato è anche il referente politico delle milizie curde, inquadrate nelle Unità di Protezione Popolare.

Scopo principale del Comitato è organizzare l'amministrazione dei territori conquistati dalle milizie curde, con l'obiettivo di realizzare una forte autonomia del Kurdistan siriano[113].

Ideologicamente il i partiti curdi non hanno alcun riferimento religioso e si definiscono laici

Il Comitato ha rapporti tesi con la principale formazione politica ribelle, la Coalizione Nazionale Siriana, in quanto nel programma di governo non è previsto alcuna concessione di autonomie locali[114]. Inoltre il sostegno politico e militare della Turchia ai ribelli viene visto come un pericolo per causa curda, anche perché il Partito dell'Unione Democratica è l'emanazione del PKK in Siria[115].

Il Comitato ha raggiunto una serie di accordi con il governo siriano, tra cui la liberazione di prigionieri e la gestione congiunta di alcune città, tra cui Qamishli[116].

Il Comitato Supremo Curdo gode dell'appoggio politico e materiale della regione autonoma del Kurdistan iracheno[117].

People's Protection Units Flag.svg Unità di Protezione Popolare (YPG)[modifica | modifica sorgente]

Le Unità di Protezione Popolare sono la più numerosa e organizzata milizia curda che opera durante la guerra civile siriana. Ha come referente politico il Comitato Supremo Curdo.

La milizia viene fondata nel 2004 come braccio armato del Partito dell'Unione Democratica, ma non partecipa a nessuna azione violenta fino allo scoppio della guerra civile siriana[118].

Scopo della milizia è occupare tutte le città a maggioranza curda della Siria e mantenere una posizione difensiva entrando in conflitto con qualunque forza armata ostile[119]. Per questo motivo hanno condotto battaglie sia contro le forze governative[120], che contro i ribelli, in particolare contro le formazioni di ispirazione islamista[121].

Tra i ranghi della milizia YPG vi è un alto numero di donne[122]. Inoltre, a causa del forte sostegno popolare curdo che garantisce una relativa pace nei territori conquistati, si è verificato un moderato flusso di combattenti arabi dell'opposizione verso la milizia[123].

Il numero di combattenti dell'YPG si aggira intorno ai 50.000[124].

Altri gruppi curdi[modifica | modifica sorgente]

A causa della stabile organizzazione politica e militare curda, vi sono poche altre formazioni che operano a sostegno del Comitato Supremo Curdo. Tra queste vi è Jabhat al-Akrad, una brigata dell'Esercito siriano libero composta da curdi e arabi provenienti dalle aree a maggioranza etnica curda. Il gruppo abbandona l'ESL e si allea con lo YPG. Sfruttando la componente etnica mista del gruppo, i miliziani vengono impiegati nel controllo delle cittadine conquistate con popolazione curda e araba, soprattutto nel governatorato di Aleppo e Raqqa. Conta circa 7.000 combattenti[125].

Alle milizie curde se ne sono affiancate anche alcune nate per tutelare la minoranza etnica assira. In particolare il Partito dell'Unione Siriaca ha stipulato un'alleanza con il Comitato Supremo Curdo[126] ed ha affiancato il suo braccio armato Sutoro allo YPG[127][128]. La formazione conta circa 1.000 uomini.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5gtkInEzwWbqoAc5rB8YjKot8Or-A?docId=CNG.d5f1d6f398b0170d098b3ce0afb1ae34.4a1&hl=en
  2. ^ Over 10,000 soldiers have deserted Syria army, says high-ranking defector Israel News | Haaretz
  3. ^ Syrian Armed Forces Desertion Said to Surge to 60,000 - Bloomberg
  4. ^ Syria defections ‘hurt army morale’ - World News | IOL News | IOL.co.za
  5. ^ http://edition.cnn.com/2013/12/03/world/meast/syria-civil-war-defectors/
  6. ^ Siria, Assad concede una proroga per l'amnistia - Notizie - Attualita' - La Voce della Russia
  7. ^ https://now.mmedia.me/lb/en/commentaryanalysis/rise-of-the-militias
  8. ^ http://online.wsj.com/news/articles/SB10001424127887323997004578639903412487708
  9. ^ http://www.reuters.com/article/2013/04/21/us-syria-crisis-paramilitary-insight-idUSBRE93K02R20130421
  10. ^ Pro-regime militias may outlast Assad, threaten future state: report | News , Middle East | THE DAILY STAR
  11. ^ http://www.economist.com/news/middle-east-and-africa/21579494-president-bashar-assad-and-his-forces-have-won-new-lease-life-regime-digs
  12. ^ Using Women to Win in Syria - Al-Monitor: the Pulse of the Middle East
  13. ^ www.guardian.co.uk/world/2012/may/31/ghosts-syria-regime-shabiha-militias
  14. ^ Syrian Thugs Are Assad’s Tool in Protest Crackdown, Groups Say - Businessweek
  15. ^ Uprising finally hits Syria's Silk Road city | Reuters
  16. ^ http://www.lb.boell.org/downloads/Yassin_al-Haj_Saleh-The_Syrian_Shabiha_and_Their_State.pdf
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